Edizione n.29 di mercoledì 16 settembre 2026
Prima pagina
Piazza Scala, al maestro Abbado l'ultimo saluto della Milano democratica nel Giorno della memoria
Lunedì 27 gennaio, in un tardo pomeriggio molto milanese - freddo ma non freddissimo, umido ma sopportabilmente -, molto milanese non solo per le temperature ma anche perché la popolazione - dai luoghi comuni spesso dipinta tiepida se non freddina, frettolosa, quasi distratta nel suo essere gran produttrice di lavoro - ha fatto quello che sempre ha fatto nei tempi storici della sua anima, s'è raccolta. Chi poteva, fisicamente; col sentimento, un'altra infinità. Migliaia di persone – si dice più di ottomila – sono accorse nella piazza icona di Milano, davanti al Teatro alla Scala, le strade del centro chiuse al traffico.
Milano, e con lei l'Italia, qui davano il loro saluto al maestro Claudio Abbado, scomparso il 20 gennaio. A teatro vuoto e porte aperte, come vuole la tradizione scaligera nei confronti dei suoi direttori musicali. In modo che la musica che non conosce confini ed è di tutti su tutti fluisca, senza discriminazioni.
La piazza ha indossato il suo colore d'imbrunire invernale e qualcosa di più, una rete di fili simbolici intrecciati stretti stretti in sentimento di unità e appartenenza. Perché il 27 gennaio è anche il Giorno della Memoria, in cui si ricordano le vittime della Shoah e la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. Abbado, uomo di libertà e democrazia, si è spento a Bologna, città profondamente antifascista. A dirigere la Filarmonica nella Marcia funebre dalla terza Sinfonia "Eroica" di Beethoven era quel prodigioso Daniel Barenboim, di origini ebraiche, capace di creare una orchestra-mito, la West-Eastern Divan Orchestra, interamente composta da musicisti arabi e israeliani. Al di là di confini, muri, fili spinati.
«Abbado, per sempre», ha scritto sul suo sito il Teatro alla Scala, e poi: «Claudio Abbado ci ha lasciati. Ma alla Scala resterà per sempre. Questo è il suo Teatro: il luogo in cui rimane, concreto e tangibile, il segno del direttore senza confini, del musicista senza preconcetti, dell’uomo di teatro pronto a rischiare, dell’uomo di pensiero aperto al mondo». Tangibile segno.
Nella stessa giornata, e nei giorni precedenti, ex deportati, i coraggiosi Testimoni della Memoria - si chiamano Sami Modiano, Piero Terracina, Stella Levi, Lello Di Segni, Rosa Hannan, Nedo Fiano... - hanno percorso vie, rivisitato testimonianze, incontrato scolaresche, accompagnato persone di ogni ceto ed età perché vedessero di quanto orrore si sono nutriti nazismo e fascismo. Anche loro, i Testimoni della Memoria, sono "tangibile segno". Ogni volta che ricominciano a spiegare rivivono quei lutti, la privazione, la morte, indossano il colore d'imbrunire invernale sul quale però ora non c'è più quello della solitudine.
Elena Ciuti
Maccagno, nato il nuovo Comune "Maccagno con Pino e Veddasca”
Martedì 21 gennaio è un giorno destinato a segnare la storia di una fascia dell'alto Varesotto. Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato all’unanimità la nascita del comune di “Maccagno con Pino e Veddasca”, sancendo contemporaneamente la scomparsa di Maccagno, Pino Lago Maggiore e Veddasca.
Il processo di fusione, sottoposto a referendum il 1° dicembre 2013, ha così concluso il proprio iter e ora si aspetta solo la pubblicazione della legge sul Bollettino ufficiale della Regione. Il giorno dopo, la legge sarà in vigore a tutti gli effetti e il prefetto di Varese invierà un commissario che traghetterà il nuovo ente fino alle elezioni del 25 maggio prossimo.
Il comune di Maccagno con Pino e Veddasca, con i suoi 40,6 chilometri quadrati di superficie, sarà il secondo per estensione di tutta la provincia di Varese, dietro soltanto al capoluogo. Con due confini di Stato con la Svizzera (a Zenna e Indemini) sarà contermine al comune ticinese del Gambarogno, anch’esso frutto di un analogo processo nel 2010, che ha visto fondersi ben nove centri.
Il nuovo comune dell’alto Varesotto, solo nel 1927, teneva insieme ben dieci diversi enti locali autonomi. Cinque formavano quello che sarebbe diventata Maccagno (Maccagno inferiore, Maccagno superiore, Garabiolo, Campagnano e Musignano), quattro diventarono comune di Veddasca (Cadero con Graglio, Armio, Lozzo e Biegno), mentre Pino Lago Maggiore fu sempre un’unica entità. Allora a procedere alla semplificazione ci pensò il regime fascista con un’imposizione dall’alto, oggi invece si è trattato di un processo democratico voluto direttamente dai cittadini. (Altre di Maccagno cliccando Sezione Valli Monti Laghi).
Fusione dei Comuni, via libera a Maccagno, stop in Valcuvia
A Milano, mercoledì 8 gennaio, le commissioni consiliari della Regione Lombardia Affari Istituzionali e Riordino delle Autonomie hanno espresso il loro parere sugli esiti dei referendum del 1° dicembre sulla fusione dei comuni. In provincia di Varese i casi in ballo erano due e opposto è stato l'orientamento deliberativo delle commissioni.
La proposta di fusione tra i comuni di Maccagno, Pino Lago Maggiore e Veddasca, dove la consultazione popolare era stata univoca con la vittoria ovunque del sì, anche se in due casi (Maccagno e Pino) per un solo voto di scarto, è stata approvata all’unanimità. Pollice verso da parte di tutti i gruppi politici invece per quella di Grantola, Masciago, Ferrera di Varese, Cassano Valcuvia e Mesenzana. In questa zona i sostenitori della fusione avevano vinto a Masciago Primo e Grantola, mentre i contrari avevano prevalso a Cassano Valcuvia, Mesenzana e Ferrera.
Martedì 21 gennaio ci sarà l’ultimo passaggio formale in Consiglio Regionale. Se il voto sarà confermato, nascerà il nuovo Comune di “Maccagno con Pino e Veddasca”. Bisognerà poi attendere la pubblicazione della legge sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia (Burl) e, il giorno successivo, sarà avviato il commissariamento prefettizio. A quel punto sindaci, giunte e consigli comunali attuali saranno azzerati e il 25 maggio si procederà alle elezioni amministrative.
Resta da aggiungere che il 2014 segnava comunque la scadenza naturale per le amministrazioni di Maccagno e Veddasca, mentre a Pino Lago Maggiore si era votato appena due anni fa.
Laveno Mombello, il lago Maggiore nell'incisione del '900
Paesaggi e architetture, composizioni, figure femminili e maternità. Ecco le tre sezioni della mostra di incisori del '900 “Sguardi sul lago Maggiore”, che sarà inaugurata sabato 14 dicembre (ore 11) a Palazzo Perabò a Cerro di Laveno Mombello.
Fino a domenica 12 gennaio 2014 si potranno ammirare acqueforti e acquetinte, unitamente a puntesecche e incisioni a bulino, di undici artisti che, per breve o lungo tempo, dimorarono a Laveno. Le opere, tutte originali, esprimono stile e visione dei luoghi di Luigi Arioli (1916-1998), Cornelio Bellorini (1928-2011), Mario Caprioli (1912-1968), Luciano Castiglioni (1923-2002), Marco Costantini (1915-2003), Pietro Costantini (1948-1968), Ambrogio Nicolini (1899-1990), Edmondo Passerella (1929-2005), Albino Reggiori (1933-2006), Luigi Russolo (1885-1947), Renato Venezian (1920-1994).
Il viaggio nel mondo dell'incisione del ‘900 è stato promosso dall’assessorato alla cultura di Laveno Mombello e curato dal conservatore del MIDeC (Museo Internazionale Design Ceramico) Maria Grazia Spirito. Nella sezione dedicata alla maternità sono presenti anche alcune incisioni con iconografia sacra che raffigurano la natività di Cristo.
ORARIO: martedì 10-12.30; da mercoledì a domenica 10-12.30 e 14.30-12.30; lunedì, Natale e Capodanno chiuso. Ultimo ingresso mezz'ora prima della chiusura. (Info: 0332/625551; segreteria@midec.org; www.midec.org).
Casciago, 200 alunni adottano la "Ghiacciaia" della scuola
A Casciago (Varese), il 20 novembre, i 200 alunni delle scuole S. Agostino e Villa Valerio hanno adottato la “Ghiacciaia” che si trova nel loro edificio e scoperto una targa a memoria dell’impegno assunto. A rimuovere il drappo, per conto di tutti i giovani studenti, sono stati l’alunna più piccola della scuola elementare, Laura, e l’alunno più grande delle medie, Alexander. Erano presenti anche il sindaco di Casciago Beniamino Maroni e il dirigente scolastico Antonio Antonellis.
La cerimonia ha concluso due giorni - il 19 e il 20 - dedicati dall’intera scuola alle lezioni didattiche tenute da Lucina Caramella, presidente del comitato promotore Club Unesco di Biandronno nel Seprio, sul tema: “Non solo ghiaccio... natura, ambiente e architettura: le ghiacciaie”. La speciale adozione è stata promossa nell'ambito della Settimana Unesco di Educazione allo sviluppo sostenibile (18-24 novembre 2013), sostenuta dalla Commissione nazionale italiana per l’Unesco e dedicata, quest’anno, al tema “I paesaggi della bellezza: dalla valorizzazione alla creatività”.
Le “ghiacciaie” o “nevere” sono particolari manufatti assegnabili alle forme dell’architettura spontanea e destinate, prima dell’avvento dei moderni frigoriferi, alla conservazione annuale di ghiaccio e neve sia per conservare gli alimenti sia per scopi terapeutici. Nel territorio varesino se ne contano ancora in buon numero e il loro patrimonio di “cosa” e “come” si faceva una volta merita di essere salvaguardato e riutilizzato nel rispetto delle loro peculiarità.
Il tema delle ghiacciaie è stato proposto e curato dal Club Unesco di Biandronno nel Seprio e sarà sviluppato nel corso dell’anno scolastico sotto la guida dei 20 docenti. Alla sua realizzazione parteciperanno l’Archivio di Stato di Varese, il Club Foto Click di Carbonate e le associazioni dei genitori delle due scuole con il sostegno della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus e del Centro di studi preistorici e archeologici di Varese.
Varese, in cinque anni persi 15mila posti di lavoro
Persi in cinque anni nel Varesotto quasi 15mila posti di lavoro. Le sofferenze di industria, costruzioni e artigianato sono state compensate solo parzialmente dai risultati dei servizi. I dati sono stati elaborati dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio sulla base del Sistema Monitoraggio Annuale Imprese Lavoro (SMAIL).
La crisi iniziata nel 2008 ha colpito duramente l’economia e l’occupazione varesine e, dopo il timido miglioramento nel 2010, il riaffacciarsi della recessione ha peggiorato il bilancio complessivo 2007-2012. In questo periodo, sul territorio provinciale, gli addetti sono passati da 280.757 a 265.979 con una perdita di quasi 15mila posti di lavoro (-5,3%).
Particolarmente negativo il saldo del settore industriale, passato da 111.629 a poco più di 97mila addetti (-13,1%). Le perdite più consistenti sono state registrate nei comparti maggiormente rappresentativi dell'economia locale, dal tessile, abbigliamento, cuoio-calzature (-25,3%) alle macchine e apparecchiature elettriche ed elettroniche (-15%), alla metallurgia e prodotti in metallo (-13,1%).
POSITIVI I SERVIZI
Male anche il bilancio delle costruzioni. Il settore è passato da 28.790 a 24.854 addetti (-13,7%), mentre è rimasto positivo il comparto delle public utilities (+2,7%).
Nel quinquennio il settore dei servizi ha creato oltre 3mila e 600 posti di lavoro (+2,7%), bilanciando però solo parzialmente il dato negativo dell’industria. Opportunità di lavoro si sono aperte nella sanità, assistenza sociale e istruzione private (+17,4%), nei servizi di ristorazione (+16,8%) e alloggio (+8,7%), nelle attività di consulenza e professionali (+12,1%).
Infine, il confronto tra fine dicembre 2012 e marzo 2013 (ultimo dato disponibile nella banca dati SMAIL della Camera di Commercio di Varese) indica un nuovo peggioramento, -2.500 addetti. Il valore, sebbene andrebbe depurato da effetti di stagionalità, lascia comunque presagire una situazione di crisi che non trova soluzione, generando ricadute sul fronte occupazionale ancora molto pesanti.
ARTIGIANATO IL PIÙ COLPITO
Le principali perdite di addetti si registrano nel comparto artigiano. Qui il -13,6% tra il 2007 e il 2012 è pari a 8.000 unità sulle 15.000 perdite in totale, dato ancor più preoccupante se si pensa che questo ambito rappresenta il 20% degli addetti totali. Nel quinquennio, inoltre, la diminuzione del numero delle imprese si concentra soprattutto nei primi loro due anni di vita (-22%), mentre aziende con una struttura più consolidata (oltre i 10 anni di attività) sono riuscite in questo lasso di tempo a mantenere i livelli occupazionali.
Fusione comuni nel Luinese, parere favorevole di Provincia e Comunità montana
Nuovo passo in avanti lungo l’iter che porterà al referendum consultivo sulla fusione tra i comuni di Maccagno, Pino Lago Maggiore e Veddasca. La legge regionale del 2006 che regola le circoscrizioni comunali e provinciali - all’art. 8 - prevede che i progetti di legge per l’istituzioni di nuovi comuni siano trasmessi al consiglio provinciale territorialmente competente nonché, qualora si tratti di un comune montano, all’assemblea della comunità montana nel cui ambito territoriale gli stessi hanno sede, per la formulazione del rispettivo parere di merito.
Il Commissario straordinario di Villa Recalcati Dario Galli ha dato il via libera all’accorpamento con proprio provvedimento dello scorso 5 settembre, mentre la Comunità montana “Valli del Verbano” ne ha discusso durante l’assemblea del 30 settembre. Il parere favorevole è stato pressoché unanime, giunto con le sole astensioni di Tronzano e Casalzuigno. (Altre sull'argomento in Sezione Valli Monti Laghi).
Grotte della Valceresio, trent’anni di esplorazioni e studi
Oltre un trentennio di ricerche, esplorazioni e studi condotti sulle principali aree carsiche della Valceresio, alle porte di Varese. La scoperta di oltre 70 grotte e una quarantina di risorgenze, patrimonio naturale di grande importanza per la conoscenza e gestione delle risorse idriche locali. Informazioni preziose ed esclusive raccolte dagli speleologi e donate alla collettività attraverso una pubblicazione di elevato spessore scientifico.
Sono, queste, le coordinate del volume scientifico “Le grotte e le sorgenti carsiche dei Monti Monarco, Rho, Minisfreddo e Useria (Valceresio–Va)-Meteorologia e idrologia ipogea Chimismo delle acque" recentemente realizzato da Gian Paolo Rivolta, Guglielmo Ronaghi ed Edoardo Raschellà con la collaborazione del Gruppo Speleologico Prealpino e il sostegno della Fondazione Comunitaria del Varesotto. L'opera è stata presentata il 28 settembre a Villa Recalcati a Varese e ha inaugurato la mostra "Speleologia: immagini dal mondo sotterraneo", aperta dal 29 settembre all'1 ottobre a cura di Provincia di Varese, Cersaiac (Centro Ricerche e Studi su Ambiente, Ipogei e Acque Carsiche), Gruppo speleologico prealpino, Gruppo Grotte Cai Carnago.
CATASTO DELLE GROTTE
Le grotte si formano prevalentemente sulle montagne calcaree, aree caratterizzate da roccia di colore grigiastro formatasi anticamente da fondali marini.
Un esempio di casa nostra è rappresentato dal monte Campo dei Fiori, dalla Valceresio e dalla Valganna, luoghi ove sono presenti alcune centinaia di cavità naturali scoperte dagli speleologi. La più profonda di esse si trova sul monte Campo dei Fiori. La grotta Schiaparelli, scoperta nella seconda metà degli anni ’80, è stata esplorata sino ad oltre 700 metri di profondità, superando pozzi, gallerie, sale, cunicoli e ambienti ostili e pericolosi che impegnano gli esperti per lunghe ore, a volte per giorni interi, durante le loro ispezioni sotterranee.
Grazie all’opera di questi specialisti del sottosuolo, si è potuto istituire il catasto delle grotte, importante ed esclusivo archivio dove sono riportate tutte le grotte scoperte, l’esatta ubicazione dell’ingresso, la loro lunghezza e profondità, nonché le caratteristiche idrologiche e meteorologiche della cavità.
Al coraggio e alla preparazione di questi ricercatori si deve l'esplorazione delle acque sotterranee e la conoscenza di forme di coleotteri e insetti che, in molti casi, vivono esclusivamente negli ambienti bui e umidi delle grotte, formazioni minerali spettacolari e rare, creazioni della natura che devono assolutamente essere preservate.
Intervento - PD Lombardia: «Ulteriori tagli ferroviari dei collegamenti festivi? Un tavolo coinvolga tutte le regioni del Nord»
INTERVENTO - Indire un Tavolo, promosso dal governo, per discutere sul sistema ferroviario regionale che coinvolga tutte le regioni del Nord Italia. E’ la richiesta che i due consiglieri regionali lombardi del Pd, Jacopo Scandella e Gian Antonio Girelli, e Matteo Mauri, deputato e membro della Commissione Trasporti alla Camera, lanciano per fare il punto della situazione sui collegamenti ferroviari tra la Lombardia, il Veneto, il Piemonte, la Liguria e l’ Emilia Romagna per «evitare che si verifichino episodi analoghi a quello che vede coinvolte le Regioni Lombardia e Veneto».
«La riunione tecnica convocata a Verona ieri pomeriggio tra le delegazioni delle Regione Lombardia e Veneto e i gestori del servizio Trenord e Trenitalia non ha sortito gli effetti sperati ma al contrario, ad oggi, sui giornali si ventilano ulteriori tagli dei collegamenti festivi sulla linea Milano – Venezia e il treno festivo Lecco – Bergamo – Brescia – Venezia - spiegano in una nota i tre esponenti del Pd -. Sarebbe troppo facile attaccare la maggioranza sui risultati fallimentari della macroregione, noi vorremmo andare oltre lanciando una proposta che, soprattutto in ottica Expo, superari gli steccati politici. Bisogna lavorare in maniera coordinata e programmata per migliorare il sistema ferroviario del Nord Italia, riteniamo che adesso tocchi alla politica trovare la via d’uscita e andare oltre i campanilismi tra Regioni per giunta dello stesso colore politico. Su questi presupposti il Tavolo diventa uno strumento indispensabile per compensare la mancanza di risorse e pianificare tracce orarie più funzionali alle esigenze degli utenti che per studio, lavoro o svago si spostano da una regione all’altra. L’Expo parte anche da questo».
Gruppo consiliare PD Lombardia
Fusioni tra comuni, in Lombardia referendum day
In Lombardia, presumibilmente tra fine novembre e i primi di dicembre, saranno nella stessa giornata celebrate le consultazioni popolari sulle fusioni dei piccoli comuni. L'11 giugno il Consiglio regionale ha approvato, a larghissima maggioranza, una risoluzione proposta dalla Commissione sul riordino delle autonomie. La Regione non ha alcun potere di sollecitare e imporre le procedura di unione ma – questa è l’intenzione del documento- dovrà agevolare le scelte decise e volute dai territori, «sostenendo un processo che parta dal basso e non calato dall’alto».
Al momento, al referendum day potrebbero essere interessati 62 piccoli comuni (quelli sotto 5.000 abitanti e quelli di montagna con meno di 3.000) che hanno avanzato 20 progetti di fusione pari a 130 mila cittadini coinvolti.
Per l’assessore Massimo Garavaglia, «i Comuni che decideranno di fondersi dovranno dimostrare di avere anche un progetto condiviso e non solo difficoltà economiche. Obiettivo resta sempre quello di garantire la migliore offerta di servizi ai cittadini».
«E’ uno strumento di tutela soprattutto per i Comuni sotto i 3000 abitanti e che garantisce il massimo coinvolgimento delle popolazioni interessate» ha sottolineato Carolina Toia (LN). «La risoluzione», ha detto Giuseppe Villani (PD), «favorisce e facilita decisioni che nascono dal basso. Riunire in un unico giorno i referendum serve soprattutto a dare garanzie affinché i Comuni siano pronti entro la prossima tornata elettorale».
Via libera anche a un ordine del giorno del Movimento Cinque stelle che invita la giunta, tra le altre cose, a fissare linee guida per supportare i Comuni «che manifestino l’intenzione di fondersi».




