Edizione n. 29 di mercoledì 8 agosto 2018

Comunità montane lombarde, 2 milioni di euro per misure forestali

Assegnati dalla Regione alle Comunità montane lombarde 2 milioni di euro per lavori di pronto intervento e sistemazione idraulico-forestale, per interventi di salvaguardia dei boschi e valorizzazione dell'economia della filiera forestale. Il piano di riparto per le misure forestali è stato firmato martedì 7 agosto.
A Valli del Verbano andranno 57.527,32 euro; a Piambello 37.717,02; a Valli del Lario e del Ceresio 69.748,95.
Così la ripartizione per le altre Comunità montane:
Alta Valtellina 154.232,77 euro
Alto Garda Bresciano 61.681,78 euro
Laghi Bergamaschi 62.324,24 euro
Lario Intelvese 44.208,46 euro
Lario Orientale – Valle San 42.555,60 euro
Oltrepo Pavese 101.113,19 euro
Sebino Bresciano 42.235,42 euro
Triangolo Lariano 60.367,28 euro
Valchiavenna 118.508,94 euro
Valle Brembana 115.566,41 euro
Valle Camonica 261.960,64 euro
Valle di Scalve 54.604,56 euro
Valle Imagna 31.567,74 euro
Valle Sabbia 117.885,90 euro
Valle Seriana 117.239,63 euro
Valle Trompia 81.271,27 euro
Valsassina Valvarrone Val d'Esino e Riviera 67.905,57 euro
Vaaltellina di Morbegno 96.113,03 euro
Valtellina di Sondrio 105.863,32 euro
Valtellina di Tirano 97.800,96 euro. 

Anche le api patiscono il caldo,“bruciato” il 50% del miele lombardo

Il caldo sta letteralmente bruciando la produzione di miele in Lombardia. Si stima un calo medio circa del 50% rispetto a un’annata normale, con punte, per alcune varietà, che arrivano a sfiorare l’80%. 
E’ quanto rivela Coldiretti del primo monitoraggio in territorio regionale. Qui si contano 140 mila alveari per una popolazione stimata di più di 4 miliardi di api. Dopo una primavera fredda e piovosa adesso con le alte temperature – spiega Coldiretti prealpina – le api si muovono meno, riducono la produzione di miele e negli alveari sono impegnate giorno e notte in un’incessante attività per mantenere ventilato l’ambiente. Con queste condizioni, gli insetti si affaticano di più e covano meno, mettendo a rischio anche la resistenza della stessa famiglia. 
Anche per gli apicoltori del Varesotto il raccolto è, di fatto, dimezzato. L'area prealpina è produttrice, peraltro, del Miele Varesino Dop, uno dei tre a denominazione d’origine italiani riconosciuti dall’Unione Europea insieme al miele della Lunigiana e al miele delle Dolomiti Bellunesi.
La zona geografica di produzione si estende ai piedi delle Alpi, tra i fiumi Ticino ed Olona e tra i laghi Maggiore e di Lugano. La presenza in questo ambito geografico di estese e continuative fioriture di Robinia pseudoacacia L. ha determinato, da almeno un secolo e mezzo, l'interesse per la pratica dell'apicoltura e il successo della produzione del Miele Varesino. Che deve anche possedere una percentuale di polline di Robinia pseudoacacia superiore al 25% rispetto allo spettro nettarifero, calcolato escludendo i pollini di specie non nettarifere e i pollini interpretabili come contaminanti.

Gli effetti del clima aggravano così il già pesante deficit del 2017, quando la produzione di miele made in Italy risultò pari a circa 10 milioni di chili, uno dei peggiori risultati della storia dell’apicoltura moderna. Quest’anno il caldo record alternato a violente tempeste dopo una primavera fredda e piovosa sta condizionando il lavoro delle api sia nella gestione degli alveari sia nella raccolta del nettare con problemi sulle principali varietà di miele: dal castagno al tiglio, dal girasole al millefiori, dal coriandolo all’acacia, dall’arancio alla melata.
In Italia esistono più di 50 varietà di miele, secondo il tipo di pascolo delle api: da quello di di acacia al millefiori (tra i più diffusi), da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino.
La situazione, teme Coldiretti, finisce per aprire la strada alle importazioni da altri Paesi che già nel primo quadrimestre del 2018 hanno fatto segnare un vero e proprio boom (+32%) per un totale di oltre 9,4 milioni di chili in particolare dall’Ungheria (+64%), dalla Romania (+46%), dalla Polonia (+34%) e dalla Cina (+19). Peggiora così una situazione che vede già due barattoli di miele su tre provenire dall’estero e tutto mentre gli acquisti da parte delle famiglie italiane sono aumentati del 5,1%, secondo un’analisi Coldiretti su dati Ismea relativi al 2017.
Per non cadere nell’inganno dei prodotti stranieri spacciati per nazionali, è sempre importante verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica. La parola “Italia” deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della UE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della UE”, mentre se si tratta di un mix si deve trovare scritto “miscela di mieli originari e non originari della UE”. 

Piccoli centri di Alpi e Appennini, campagna Uncem “Compra in valle” per salvare l'economia montana

Uncem "Compra in valle"

In Italia duecentosette comuni non hanno un negozio. Di questi novantuno sono in Piemonte, trantaquattro in Lombardia. Forniti da Istat, questi dati sono in continuo aumento (crescono di un punto percentuale l'anno). Sono numeri che mostrano perché salvare i negozi sotto casa, nei piccoli comuni e nei centri delle aree montane, sia addirittura una necessità. Sul tema l'Unione nazionale comuni comunità enti montani che ha avviato la campagna "Compra in valle, la montagna vivrà". L'impegno contro la desertificazione commerciale e la chiusura dei negozi sotto casa, favorire una nuova funzione delle botteghe e del commercio di prossimità che sceglie, insieme alle imprese agricole e artigiane del territorio, anche di promuovere on line i propri prodotti, può coinvolgere chiunque, singoli, comunità, turisti.
«I negozi sotto casa sono schiacciati dai supermercati e dai centri commerciali aperti dagli anni ottanta a oggi. Non è sempre vero che i prodotti hanno dei sovracosti», spiega Marco Bussone, presidente nazionale Uncem. «Nei comuni montani, il negozio è un ancoraggio della comunità. Luogo di aggregazione prima ancora che di acquisto. Punto multifunzionale dove comprare alimentari, frutta, verdura, prosciutto e formaggi, biscotti e succhi di frutta, poi sigarette e giornali. Punto dove matura la comunità. Servono scelte politiche chiare, ma anche una diversa consapevolezza della comunità che vive su un territorio. Regioni e Parlamento devono varare leggi che individuino sgravi fiscali, una fiscalità 'di vantaggio' e minor carico burocratico per chi possiede un negozio in un comune montano, per chi avvia un'attività nelle Terre Alte, per chi vuole potenziare una piccola impresa, per chi apre una partita iva. Devono poi essere incentivati i centri multifunzionali, negozi che vendono prodotti e allo stesso tempo svolgono dei servizi. Ce ne sono già alcuni. Alimentari che hanno anche il dispensario farmaceutico, edicole che sono anche cartolerie e posta, con sportello automatico per il prelievo di denaro vicino». 
Se è vero che nelle aree montane quando chiude una scuola chiude un comune, quando chiude un negozio intere fasce di popolazione sono a rischio. Sono quelle più anziane, che hanno bisogno di vedere legati gli ambiti connessi al commercio con efficaci servizi di trasporto, 'a chiamata', a metà tra car pooling e car sharing. Buone opportunità può essere favorire l'e-commerce, anche partendo dai negozi e dalle imprese agricole esistenti (si sceglie il prodotto on line, lo si riceve a casa, è ottimo, ma poi si deve andare a vedere il luogo dove viene prodotto), l'esistenza di supporti economici pubblici per la consegna dei prodotti agli anziani, anche grazie alla rete di volontariato o al servizio civile.
Uncem ha chiesto al ministero degli Affari regionali e delle autonomie di accelerare l'assegnazione dei 20 milioni di euro (del Fondo nazionale integrativo per i comuni montani) agli enti locali per i progetti scritti nel 2017 proprio per il contrasto alla desertificazione commerciale nelle aree rurali e montane di Alpi e Appennini.  
Salvare i piccoli negozi passa anche dalla consapevolezza e dalle scelte culturali di chi vive e frequenta la montagna. Chi la sceglie, dice Uncem, non si porti da casa panino, acqua, salame, formaggio. Si fermi a comprarli nel negozio della piazza del paese. Il gesto è solo apparentemente piccolo. 

Valcamonica, "Sulle orme dei giganti", congresso mondiale di Arte rupestre

Il Congresso mondiale dell'arte rupestre Ifrao si terrà nel 2018 a Darfo Boario Terme, in Valcamonica (Brescia), dal 29 agosto al 2 settembre. Tema, “Standing on the shoulders of giants/ Sulle spalle dei giganti”, a evidenziare come l'arte delle origini possa essere punto di propulsione per l'oggi, al di là delle culture.
La ventesima International Rock Art Conference IFRAO 2018 è organizzata da Centro Camuno di studi preistorici e Cooperativa archeologica Le Orme dell'Uomo con il sostegno di ministero per i Beni e le attività culturali, assessorato all'Autonomia e alla cultura di Regione Lombardia, Provincia di Brescia ed enti locali. Attese migliaia di studiosi per un confronto scientifico e storico che nell'occasione farà di Darfo la capitale internazionale degli studi paleolitici.

VALCAMONICA E ROSA CAMUNA La Valcamonica è stata scelta quale primo sito con arte rupestre a entrare nella lista del Patrimonio mondiale dell'Unesco. Il simbolo della Regione, la Rosa Camuna, deriva proprio da un'incisione camuna, che Bob Noorda ha graficamente sovrapposto all'Uomo vitruviano di Leonardo.
Le incisioni rupestri di Capo di Ponte (Brescia) sono uno degli undici siti Unesco regionali che fanno della Lombardia la prima regione italiana per siti Patrimonio dell'Umanità. «Per una buona parte di questi siti - ha precisato l'assessore all'Autonomia e cultura della Lombardia Stefano Bruno Galli - si pone però un problema giurisdizionale, perché sono gestiti dallo Stato. Quindi i comuni non hanno possibilità di intervento se non fino al perimetro del sito stesso. Ecco perchè la valorizzazione dei beni archeologici fa parte delle materie per le quali chiediamo l'autonomia».
CULTURA FATTORE DI SVILUPPO «La valorizzazione dei siti - prosegue l'assessore - è di straordinaria importanza. Investire in cultura genera sviluppo, come anche recenti studi attestano e è anche con questa consapevolezza che occorre guardare a questo importante congresso».

"Opportunità Ceneri 2020", con Nuova Trasversale Ferroviaria Alpina le FFS miglioreranno l’offerta per viaggiatori e merci

Le FFS, con alcune sfide, viaggiano a pieno regime, nonostante le alte temperature che comportano robusto carico sui clienti, sul personale, sulla rete ferroviaria e sul materiale rotabile. Con oltre 450 treni speciali, viaggiatori da tutta la Svizzera possono raggiungere i principali eventi dell’estate 2018 (Paléo Festival di Nyon, Streetparade di Zurigo...). L’orario estivo funziona bene e l'utenza, nella maggior parte dei casi, è comprensiva: mai prima d'ora le FFS avevano fatto tanta manutenzione in così breve tempo sulla rete svizzera (attualmente 30 grandi cantieri). Questo per recuperare la manutenzione secondo programma. Il test pilota di Losanna-Puidoux rappresenta un primo tentativo di introdurre migliori regole di risarcimento per i clienti. L’Opportunità Ceneri 2020, con il completamento dei cantieri della NTFA (Nuova Trasversale Ferroviaria Alpina) e delle linee d’accesso in Svizzera, permetterà alle ferrovie di migliorare le offerte nel traffico viaggiatori nazionale e internazionale e renderà più stabile ed efficiente il traffico merci, anche grazie alla crescente collaborazione tra le principali imprese ferroviarie europee.

"Opportunità Ceneri 2020"
Il completamento dei cantieri di NTFA e delle linee d’accesso in Svizzera, per un investimento complessivo di 23 mia/CHF, è la premessa per cogliere l’Opportunità Ceneri 2020. I lavori procedono secondo i piani e sono in orario; la messa in esercizio è prevista per dicembre 2020. La collaborazione tra le principali imprese ferroviarie europee (Pro Rail, Deutsche Bahn, FFS, Ferrovie dello Stato Italiane e in parte Société Nationale des Chemins de fer Français) dovrebbe permettere un maggiore coordinamento per i cantieri, gli orari e l’esercizio, anche in situazioni straordinarie (come, ad esempio, l’interruzione della tratta a Rastatt, durata diversi mesi).

La Nuova Trasversale Ferroviaria Alpina rende possibili anche offerte migliori nel traffico viaggiatori. Gli obiettivi concordati con i partner europei nel traffico a lunga percorrenza riguardano l’aumento della puntualità al 90% dei treni presso il confine di Chiasso, con un massimo di cinque minuti di ritardo, la riduzione dei tempi di percorrenza tra Zurigo e Milano a circa tre ore con il nuovo elettrotreno svizzero Giruno, l’ampliamento dell’offerta EC a dieci nuove coppie di treni e l’introduzione di nuovi collegamenti diretti verso Bologna e Genova. Nel traffico regionale il dopo Ceneri darà il via al Metrò Ticino, con trenta minuti di percorrenza tra Lugano e Locarno, così come la cadenza semioraria tra Lugano, Locarno e Bellinzona.
Il traffico merci approfitterà di maggiore capacità, stabilità ed efficienza. I treni merci potranno essere infatti allungati a 750 metri (oggi 640) e avranno una capacità di 2mila tonnellate (oggi 1600); il numero di tracce disponibili giornalmente aumenterà dalle attuali 210 fino a un massimo di 260 e, grazie a una più intensa collaborazione con i partner e a una stabilizzazione delle tracce, i tempi di attesa ai confini non saranno superiori ai sessanta minuti. Inoltre la coordinazione dei cantieri da parte delle aziende d’infrastruttura dei vari Paesi dovrebbe mettere a disposizione del traffico merci percorsi alternativi. Si prevede che la produttività del traffico merci aumenterà così fino al 30% entro il 2030.

FFS Cargo tra risanamento e innovazione
L’obiettivo di FFS Cargo di attestarsi nelle cifre nere entro il 2020, con un aumento di almeno 20 mio/CHF in ambito operativo, e di essere nuovamente concorrenziale e autosufficiente entro il 2023 è alla base del risanamento in atto.
Il trend si dimostra fin d’ora positivo soprattutto nel sistema di traffico di carri completi, con una crescita del 6.2% del fatturato, pari a +21.7 mio/CHF, nel primo semestre del 2018. Attualmente il 90% dei carri viene trasportato attraverso circa la metà dei 334 punti di servizio, centosettanta dei quali vengono analizzati in base alla loro produttività; il terminal Cargo di Cadenazzo, in quest’ottica, rappresenta una storia di successo. Partito nel 2012 con tre clienti e cinquanta trasbordi mensili, Cadenazzo oggi impiega quindici collaboratori e serve quattordici clienti, per un totale di 1700 trasbordi.
Da gennaio 2019 FFS Cargo testerà quale prima ferrovia merci in Europa in un progetto pilota l’utilizzo dell’accoppiamento automatico e della prova del freno automatica nel traffico combinato. Da luglio di quest’anno cento carri merci vengono adattati alle nuove esigenze; parallelamente, a partire dal 13 agosto 2018, presso le Officine di Bellinzona dodici locomotive Re420 saranno adattate con un accoppiamento ibrido, per un investimento complessivo di 1.5 mio/CHF.  

Milano, delegazione ticinese al Pirellone, continua il dialogo per infrastrutture, trasporti, ambiente

Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ed il presidente del Consiglio di Stato del Cantone Ticino Claudio Zali (da sinistra)

Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha ricevuto martedì 31 luglio a Milano Palazzo Pirelli il presidente del Consiglio di Stato del Cantone Ticino Claudio Zali e il capo consigliere di Stato Norman Gobbi. Al centro della discussione i contenuti della tabella di marcia elaborata nell'incontro dello scorso 25 maggio a Bellinzona. Erano presenti anche gli assessori regionali Claudia Terzi (Infrastrutture e trasporti), Massimo Sertori (Enti locali, montagna e piccoli comuni, rapporti con la Svizzera), Raffaele Cattaneo (Ambiente e clima), Lara Magoni (Turismo, marketing territoriale, moda e design), il presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi e il consigliere regionale Roberto Mura, presidente della Commissione speciale Rapporti tra Lombardia, istituzioni europee, Confederazione Svizzera e Province autonome.

PRIORITÅ INFRASTRUTTURE, TRASPORTI, AMBIENTE E CULTURA - Individuati alcuni progetti transfrontalieri di reciproco interesse in particolare nei settori infrastrutture, ambiente, cultura. Tra le iniziative al centro del confronto anche la collaborazione tra Regione Lombardia e Canton Ticino attraverso il programma Interreg Italia-Svizzera 2014-2020, di cui Regione Lombardia è Autorità di gestione.
MOBILITÅ E TRASPORTO PUBBLICO - Affrontati anche temi legati a mobilità e trasporto pubblico: sviluppo della rete ferroviaria nel triangolo Bellinzona-Lugano, Varese-Malpensa, Como-Milano; potenziamento delle linee bus transfrontaliere esistenti, attivazione di tariffe transfrontaliere e realizzazione della passerella ciclopedonale Ponte Tresa-Lavena Ponte Tresa.
AMBIENTE, ACQUE E ARIA - Ambiente, acque e qualità dell'aria non potevano mancare all'analisi. Focus sulle modalità per ridurre l'inquinamento nel Lago Maggiore e nel Lago di Lugano, in alcuni fiumi immissari e sulla possibilità di facilitare il traffico di inerti e materiale da scavo dalla Lombardia al Canton Ticino e dei rifiuti edili dal Ticino alla Lombardia. Affrontata inoltre la questione relativa all'estensione anche alla provincia di Varese dell'Accordo di partenariato tra Protezioni civili per la cooperazione nel campo della prevenzione di catastrofi naturali.
FRONTALIERI - Altro argomento della riunione la revisione dell'accordo fiscale sull'imposizione dei lavoratori frontalieri del 1974 con l'attivazione di un tavolo di confronto per superare gli ostacoli alla mancata ratifica.
CULTURA - Per la promozione culturale sono stati proposti alcuni ambiti di collaborazione in materia di valorizzazione del patrimonio Unesco transfrontaliero (trenino rosso del Bernina, siti palafitticoli dell'arco alpino, monte San Giorgio), di
collaborazione tra istituzioni e imprese culturali che verranno valutate dai corrispondenti uffici svizzeri.
«È stata individuata una serie di tematiche – ha commentato Fontana -. Dovremo ulteriormente approfondirle e proporre soluzioni per risolvere assieme i problemi delle nostre comunità».

Impianti sportivi in Lombardia, 8 milioni per realizzarli o riqualificarli

Otto milioni di euro per la realizzazione o riqualificazione degli impianti sportivi nei comuni lombardi. Questa la dotazione del bando presentato in 27 luglio in Camera di Commercio di Varese dall'assessore regionale allo Sport e giovani, Martina Cambiaghi nel primo di una serie di appuntamenti nelle province lombarde.
OCCASIONE PER LE AMMINISTRAZIONI - «Abbiamo deciso di venire incontro ai Comuni lombardi con un bando - dice Cambiaghi -, rispondendo a una precisa richiesta arrivata da tante realtà del territorio. Si tratta di un'importante occasione, un'opportunità d'oro, per tutte le amministrazioni locali». Servirà per riqualificare 16 mila impianti sportivi lombardi, per metterli a norma e in sicurezza e abbattere le barriere architettoniche, renderli più efficienti dal punto di vista energetico. Possono rientrare nel bando anche interventi su spogliatoi, tribune e spazi accessori per le aree verdi.
CONTRIBUTI FINO AL 50% - L'agevolazione consiste nella concessione di contributi a fondo perduto in conto capitale, fino al 50% delle spese ammissibili, per lavori che devono essere avviati entro il 30 ottobre dell'anno prossimo. devono andare da una soglia di almeno 100mila euro, nel caso di interventi di miglioramento e riqualificazione degli spazi per i servizi di supporto all’attività sportiva, a una di almeno 250mila euro, nel caso della realizzazione di nuovi impianti.

L'Europa della ricerca premia gli italiani

Sono quarantadue i ricercatori italiani che potranno fare ricerca di eccellenza grazie agli starting grants del Consiglio europeo della ricerca (ERC), la Champions League della scienza europea. In termini di nazionalità, gli italiani si collocano al secondo posto nell'UE per numero di ricercatori premiati dal bando, dietro ai tedeschi (73) e davanti a francesi (33), olandesi (33), britannici (22), eccetera. 
Attraverso questa formula di borse di studio, l'UE sovvenziona i migliori talenti di tutte le discipline scientifiche nelle fasi iniziali della carriera. I complessivi quattrocentotré ricercatori selezionati beneficeranno di 603 milioni di euro in totale (fino a 1,5 milioni di euro ciascuno) per creare i propri gruppi di ricerca che coinvolgeranno altri 1.500 giovani ricercatori o studenti e condurre progetti di frontiera. Le sovvenzioni fanno parte del pilastro "Scienza d'eccellenza" dell'attuale Programma UE di ricerca e innovazione Horizon 2020.
Il presidente dell'ERC, Jean-Pierre Bourguignon, rileva quanto sia vasta l'attesa. «Abbiamo ricevuto 3170 domande per gli starting grants 2018 – dice - e il processo di selezione dei quattrocentotré vincitori è stato molto competitivo. Per il secondo anno consecutivo, quasi il 40% dei beneficiari sono donne».
Come accaduto anche nell'ultimo round di finanziamento, le ricercatrici che hanno presentato domanda hanno avuto un tasso di successo leggermente superiore (13,7%) rispetto ai colleghi maschi (12,4%). In totale, quasi il 13% delle domande è stato finanziato, anche questo dato in linea con gli anni precedenti.
La ricerca finanziata dagli starting grants sarà condotta in 22 Paesi UE, con istituti di ricerca tedeschi (76), britannici (67) e dai Paesi Bassi (46) che ospiteranno la maggior parte dei progetti. L'Italia ne ospiterà 15: tre alla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, due ciascuno alle Università di Pisa, Trento e La Sapienza; uno ciascuno a Politecnico di Milano, Bocconi, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Università di Pavia, Firenze e Napoli Orientale.
 
Chi può partecipare
Gli starting grants dell'ERC vengono assegnati a ricercatori di qualsiasi nazionalità con 2-7 anni di esperienza dal completamento del dottorato di ricerca (o titolo equivalente) e un curriculum scientifico altamente promettente. La ricerca deve essere condotta in un'organizzazione di ricerca pubblica o privata con sede in uno degli Stati membri dell'UE o dei Paesi associati. Il finanziamento (fino a 1,5 milioni di euro per sovvenzione) è previsto per un massimo di cinque anni. Due terzi del bilancio di ERC sono destinati ai ricercatori a inizio carriera, attraverso gli starting grants (2-7 anni post-doc) e i consolidator grants (7-12 anni post-doc). Gli inviti a presentare proposte sono pubblicati una volta all'anno per ciascuna tipologia di sovvenzione.

L'ERC è guidato da un organo di governo indipendente, il consiglio scientifico, presieduto dal matematico francese Jean-Pierre Bourguignon e composto da ventidue scienziati tra cui tre italiani (Fabio Zwirner, Università di Padova; Paola Bovolenta, Centro per la Biologia Molecolare S. Ochoa, Madrid; Fabio Superti-Furga, Università di Vienna). A oggi ha finanziato circa 8 mila ricercatori di alto livello e oltre 50 mila dottorandi, studenti e altro personale che lavora nei relativi gruppi di ricerca. I principali organismi di finanziamento della ricerca a livello mondiale, negli Stati Uniti, in Cina, in Giappone, in Brasile e in altri Paesi, hanno concluso accordi speciali per offrire ai propri ricercatori l'opportunità di unirsi temporaneamente ai gruppi di beneficiari dell'ERC.

Informazioni per potenziali candidati
I ricercatori interessati a concorrere per uno starting grant dell'ERC avranno presto l'opportunità di presentare domanda per il prossimo round di finanziamento. L'invito a presentare proposte verrà infatti aperto a breve.
Per date e dettagli del bando erc.europa.eu/funding/starting-grants   

Unesco, due riconoscimenti ai Parchi lombardi

"Ticino, Val Grande Verbano", nasce la nuova Riserva della biodiversità

Il Consiglio internazionale di coordinamento del Programma Unesco MaB (Unesco Man and Biosphere Programme) ha approvato il 27 luglio 2018 in Indonesia, durante la sua trentesima sessione, l'ampliamento della Riserva "Ticino Val Grande Verbano" e la nascita della Riserva "Valle Camonica-Alto Sebino".
Far parte del Mab significa essere parte di un circuito mondiale di luoghi di grande pregio, esempio di sviluppo sostenibile e di rapporto equilibrato tra uomo e biosfera. A parlarne a Palazzo Pirelli di Milano, il 30 luglio, gli assessori regionali Fabio Rolfi (Agricoltura, alimentazione e sistemi verdi) e Raffaele Cattaneo (Ambiente e clima).

«L'Unesco ha dato due ulteriori riconoscimenti internazionali alla straordinarietà della Lombardia - spiega Rolfi -, l'ampliamento della riserva Valle del Ticino, che ora comprende anche Lago Maggiore, Campo dei Fiori e Val Grande, e il nuovo ingresso in questo programma della Valle Camonica-Alto Sebino. La prima riserva ora interessa una superficie di oltre 300mila ettari di territorio e abbraccia oltre 200 Comuni della Lombardia e del Piemonte; la seconda coinvolge 45 Comuni per una superficie totale di oltre 130mila ettari».
Ora si attendono nuovi scenari e prospettive. Il riconoscimento Unesco può essere un'occasione speciale per lo sviluppo di turismo e agricoltura sostenibile. Ma due Riserve della biosfera Unesco MaB in Lombardia «significano anche farsi carico di una grande responsabilità per gli amministratori pubblici, chiamati ad adottare politiche sempre più votate allo sviluppo armonico».
«La creazione di queste nuove Riserve non presuppone nuovi vincoli sul territorio- spiega Cattaneo – e permetterà un migliore dialogo e sensibilizzazione delle tematiche ambientali già avviato presso le comunità locali. Avrà anche un effetto positivo sulla rete Natura 2000, faciliterà l'avvio di progetti e attività su scala più ampia e in modo più agevole, in quanto tutti i siti sarebbero compresi in un'unica area a maggiore tutela».