Edizione n.23 di mercoledì 20 giugno 2018

Turismo, la Russia alla scoperta del Piemonte

Primo viaggio di una rete televisiva russa tra le bellezze da Superga alle Isole Borromee - Nuove riprese in programma tra ottobre e dicembre
dal backstage delle riprese
dal backstage delle riprese

Laghi del Verbano-Cusio-Ossola, Torino e provincia, Novarese sono stati al centro nei giorni scorsi di numerose riprese condotte dal network internazionale Russian Broadcasting Network. RBN sta infatti realizzando una serie di ventidue episodi, della durata di venti minuti circa ciascuna, dedicati proprio al territorio regionale.
Le riprese sono state effettuate in particolare a Novara, Ghemme, Verbania, Stresa, ai Sacri Monti di Orta e Varallo, alle isole Borromee e all'isola di San Giulio, a Torino, Avigliana, Superga e alla Sacra di San Michele.
Nuove riprese saranno effettuate nei prossimi mesi, a ottobre e dicembre, con un programma in fase di definizione che coinvolgerà altri luoghi del Piemonte.
«Senza dubbio un’occasione privilegiata per far conoscere il nostro territorio a un pubblico amplissimo all’interno di un mercato, quello russo, sul quale siamo impegnati già da alcuni anni per promuovere le nostre eccellenze culturali, naturalistiche ed enogastronomiche – commenta Antonella Parigi, assessora alla Cultura e al Turismo della Regione Piemonte –. Un modo per affiancare la promozione turistica tradizionale e quella, sempre più rilevante, offerta dalle produzioni audiovisive, come dimostra anche la collaborazione offerta dalle ATL (Agenzie di accoglienza e promozione turistica locale) del territorio e dalla nostra Film Commission».
Ad affiancare la troupe, in particolare per gli aspetti tecnici e logistici, è stata proprio Film Commission Torino Piemonte, con le Atl e realtà ed enti interessati dalle riprese.
Un territorio inedito, quello piemontese, per il network russo quanto per il suo pubblico internazionale, come ricorda Yan Volkov, direttore esecutivo di RBN. «Finora conoscevamo gli itinerari italiani più noti al pubblico russo: Roma, Firenze, Venezia, Milano. Adesso vogliamo mostrare un’Italia sconosciuta, presentando ai nostri spettatori luoghi di grande bellezza di cui non avevano mai sentito parlare prima. La nostra intenzione è quella di utilizzare questi filmati per programmi televisivi storici e di viaggio che saranno trasmessi a un pubblico di lingua russa in tutto il mondo, e sono sicuro che nessuno rimarrà indifferente».
Le trasmissioni andranno in onda dall’autunno 2018 sui canali televisivi del gruppo, in lingua russa, con diffusione in 186 Paesi.

Tendenze del design per uffici, abitazioni e aree fabbricabili

A Weil am Rhein (Germania) inaugurato il Padiglione Blockhaus e le istallazioni Ruisseau e Ring
Ruisseau e Ring, Ronan e Edwan Boroullec, 2018, e sullo sfondo Vitrahaus, Herzog e de Meuron, 2010, Vitra Campus, foto Daniele Cazzaniga
Blockhaus, Thomas Schütte, 2018, Vitra Campus, foto Daniele Cazzaniga

Mercoledì 13 giugno sono stati inaugurati al Vitra Campus di Weil am Rhein, città tedesca sul confine tra Germania, Francia e Svizzera, il Padiglione Blockhaus e le installazioni Ruisseau e Ring.
Il Campus dell’azienda svizzera Vitra, che dal 1950 produce arredo di design per uffici, abitazioni e aree pubbliche, a partire dagli anni Ottanta integra edifici per la produzione industriale -900 i dipendenti di questa sede- e sperimentazione su architettura e design contemporanei. Trecentomila persone visitano ogni anno gli edifici di Frank Gehry, Tadao Ando, Zaha Hadid, Herzog & de Meuron, Renzo Piano e altri, lungo un percorso in parte gratuito dove sono localizzate anche le ultime realizzazioni.
Blockhaus è un padiglione in legno dell’artista tedesco Thomas Shütte, commissionato dal presidente emerito di Vitra Rolf Fehkbaum dopo averne visto un modello in scala ridotta presso la Galleria Konrad Fischer di Düsseldorf. Ideato come pensatoio con fontana interna, rivendica la sua identità di “edificio artistico”, libero dai requisiti di efficienza chiesti invece agli architetti.
Ruisseau e Ring di Ronan ed Erwan Boroullec nascono dalla mostra “Rêveries Urbaines” ospitata nel 2016 presso il Vitra Campus, in cui i designer francesi affrontavano il rapporto fra spazio urbano e natura. Ruisseau è un canale stretto, ricavato in una base di marmo e dotato di acqua corrente, un abbeveratoio dove i bambini fanno navigare fili d’erba, foglie e barchette improvvisate. Ring è un anello di acciaio zincato, che sembra galleggiare sopra il terreno, circonda un ciliegio e funge da panca collettiva. Per entrambi una dimensione ludica, in coerenza con altre opere già presenti nel Campus e una serie di prodotti dell’azienda dedicati ai bambini.
Il Vitra Campus è aperto 365 giorni all’anno. Informazioni su tour, workshop, mostre ed eventi su www.vitra.com/visit.
Ibis

“La mia Africa” d'oggi vista da un africano

È il racconto del viaggio di Innocent Magambi -profugo del Burundi- per 27 anni in cinque centri di accoglienza di quattro Paesi africani – Attualmente dirige in Malawi l'organizzazione internazionale There is Hope, dedita alla formazione lavorativa e allo studio dei rifugiati di diversi stati del Continente
Refugee for life

(E.C.) Un itinerario nei paesaggi umani dell'Africa e delle guerre. Un itinerario storico. Un romanzo anche. La cronaca di una vita. Testimonianza, soprattutto. “La mia Africa” vista non da un aristocratico occidentale del '900, ma da un africano dei nostri giorni. È “Refugee for life” (sottotitolo, Il mio viaggio attraverso l'Africa per trovare un posto chiamato casa), autore Innocent Magambi con il giornalista americano David Aeilts e prefazione di Sir Eldryd Hugh Owen Parry, studioso gallese e medico, autore di “Principi di medicina in Africa”, fondatore di Tropical Health and Education Trust.
Il libro nasce dalla grande capacità di reimmergersi in ciò che è stato, di conservare occhi ben aperti senza rancore e senza scordare nulla, né le piccole gioie né le tragedie. Per il suo autore è, e rappresenta, ancora qualcosa di più. «Uno degli scopi di questo testo è quello di offrire ai lettori occidentali un mezzo per guardare oltre le mura di un campo profughi e di ottenere un quadro veritiero della gente che ci vive», scrive. E ancora: «Questo libro è anche un tentativo per raggiungere tutti coloro che hanno dato una svolta alla mia vita. Proprio perché la maggior parte di loro è oltre la mia portata per incontrarli e ringraziarli personalmente, come atto di gratitudine io mi impegno a fare del bene finché vivo».

Il viaggio di Innocent Magambi trova origine nel conflitto in Burundi, in Africa orientale, e in quel che ne conseguì per le popolazioni; è lo sconvolgimento radicale di ventisette anni passati come profugo in cinque centri di accoglienza o campi profughi e in quattro diversi Paesi africani. La storia è raccontata passo passo, non trascura i dettagli della vita quotidiana del “prima”, quando la cucina era invasa dall'aroma delizioso dei «mandazi, frittelle fatte di farina, sale e zucchero, fritte in tanto olio e simili a ciambelle occidentali ma più piccole e rotonde»; intreccia un fitto dialogo con i ricordi legati al padre con parole di consapevolezza e stima: «Papà ha dato a noi figli lezioni importanti mentre lo osservavamo trattare con le persone. Un uomo d’affari di successo, con molte persone che lavoravano per lui, egli ci ha insegnato a trattare i dipendenti alla pari. Anche se questi ricevevano una paga equa alla fine della giornata, papà permetteva loro di pranzare con noi e li aiutava anche nel loro lavoro. Ci ha insegnato a non passare davanti ad una donna o ai bambini che portavano dei pesi senza fermarci ad aiutarli; se mostravano segni di stanchezza papà insisteva perché ci fermassimo per portare i loro pesi per un tratto di strada, cosa che andava oltre il nostro dovere o le usanze sociali. A volte ci chiedeva anche di aiutare qualcuno che andava dalla parte opposta alla nostra); senza sovraccarichi emotivi o strumentale ricerca di effetti, affronta il tempo del dolore e delle sottrazioni, analizza globalmente quel che è stato con l'immediatezza dell'esperienza consentendo a chi legge una visione d'insieme. E molto fa comprendere e scoprire.

È finito per Innocent My Journey Across Africa?
Da un certo punto di vista no, viene da rispondere. Perchè se il protagonista malgrado soverchianti e alle latitudini occidentali nemmeno immaginabili vicissitudini è riuscito a terminare gli studi, creare famiglia con una giovane donna italiana e i loro figli, fermarsi in un luogo certo, concreto, con una mappa di percorsi individuabili, scelti e voluti, la possibilità di dire «domani», le porte che si erano drammaticamente spalancate inghiottendo persone, cose, affetti per lui non si sono più richiuse. Se le tiene nel palmo della mano rispettando tutto quel passato così come deve essere.
Oggi Magambi vive in Malawi e lavora per la comunità del campo profughi che accoglie ventimila persone circa provenienti da diversi Paesi africani. Dirige l'organizzazione There is Hope (C'è speranza), riconosciuta ufficialmente il 31 dicembre 2007 dal governo del Malawi, che non è mero assistenzialismo. Accompagna nella formazione lavorativa, nel percorso anche universitario con l'assegnazione di borse di studio ai rifugiati, aiuta a trovare le abilità necessarie per rendersi finanziariamente indipendenti. Le sue parole: «Quando per la prima volta mi venne in mente l’idea di dar vita a There is hope pensai: “Chi parteciperebbe ad una iniziativa voluta da un uomo come me senza status sociale e senza soldi?“ Al contrario, chi avrebbe mai immaginato che un’organizzazione fondata e diretta da un rifugiato potesse offrire oggi borse di studio, una istruzione elementare, prestiti per generare piccole attività, formazione per acquisire competenze utili a generare reddito, cibo per detenuti, protesi per disabili?
«E’ proprio quello che è successo ma non in un giorno. Mi piace citare Thomas Edison che riuscì a inventare la lampadina dopo 999 tentativi falliti. Egli disse: “La nostra più grande debolezza è quella di arrendersi. La via più certa per riuscire è riprovare ancora una volta”».
Refugee for Life: My Journey Across Africa to Find a Place Called Home (Wordsmith, 2015), in formato cartaceo e lingua inglese, può essere acquistato attraverso il link https://iteams.org.uk/book-orders.  Il ricavato va a There is hope.

"Progettare la parità in Lombardia", prorogati i termini

Prorogati i termini per presentare domanda di contributo nell'ambito di 'Progettare la parità in Lombardia”. Lo ha deciso la Giunta regionale su proposta dell'assessore alla Famiglia, genitorialità e pari opportunità. Per questa iniziativa regionale sono stanziati 300mila euro. Il contributo regionale per ciascun progetto ammonta a massimo 15mila euro e non dovrà superare il 50% del suo costo complessivo.

LE SCADENZE 11 luglio 2018 per le domande di contributo e dei progetti; 30 settembre 2018 valutazione dei progetti e approvazione della graduatoria di quelli ammessi al contributo.
Le altre scadenze prevedono entro il 31 ottobre 2018 l'erogazione della prima quota dell'eventuale contributo concesso, 31 luglio 2019 conclusione dei progetti, 30 settembre 2019 trasmissione della rendicontazione e entro 90 giorni dal suo ricevimento erogazione del saldo.
Possono partecipare gli organismi iscritti all'albo regionale delle associazioni e dei movimenti per le pari opportunità e gli enti locali aderenti al Centro risorse regionali per l'integrazione delle donne nella vita economica e sociale.
FAVORITA MAGGIORE PARTECIPAZIONE La proroga dei termini va incontro alle richieste delle associazioni considerati anche la complessità di alcune proposte in fase di elaborazione e il cambio di amministrazione di alcuni Comuni lombardi.
AREE DI INTERVENTO
Istruzione e formazione Progetti di sensibilizzazione sull'uso del linguaggio non sessista e sulla decostruzione degli stereotipi/pregiudizi di genere
Integrazione Progetti finalizzati a contrastare l'esclusione sociale delle donne straniere.
Sport Progetti che stimolino partecipazione paritaria allo sport e a decostruire gli stereotipi di genere tradizionalmente associati alle discipline sportive.
Lavoro Progetti che favoriscano l'occupabilità femminile e valorizzino le competenze per agevolare collocazione e ricollocazione nel mondo del lavoro.
Sistema socio-sanitario Progetti che promuovano e sviluppino attività di prevenzione, di diagnosi e cura definiti e orientati al genere in tutte le aree della medicina.  

Tutela della biodiversità, Bruxelles premia il Progetto Life Tib della Provincia di Varese

Premiazione

Prestigioso riconoscimento il 23 maggio 2018 a Bruxelles per il progetto di tutela della biodiversità Life “Tib” (Trans insubria bionet) realizzato negli anni scorsi da Provincia di Varese, Lipu e Regione Lombardia e sostenuto da Fondazione Cariplo e Unione europea. Il progetto è stato premiato da Karmenu Vella, commissario europeo all’Ambiente, come uno dei migliori progetti Life d’Europa del 2016. Alla cerimonia era presente una delegazione italiana composta da Massimo Soldarini, Lipu-BirdLife Italia; Sara Barbieri, Provincia di Varese; Alessandro Corrado, delegazione di Bruxelles di Regione Lombardia; Paolo Siccardi, Fondazione Cariplo.

Merito di Tib è aver creato un lungo corridoio ecologico tra il Parco del Campo dei Fiori, sulle Prealpi di Varese, e il Parco del Ticino, in Pianura padana, grazie al ripristino di piccole zone umide e alla formazione di passaggi utili alla fauna selvatica. In questo modo si è favorito lo spostamento degli abitanti a più zampe della vasta zona e si è riconnesso l'ambiente che, a causa di infrastrutture, era frammentato.
«Siamo particolarmente felici ed orgogliosi di questo successo – dichiara il presidente della Provincia di Varese, Gunnar Vincenzi – . Viene riconosciuta la grande qualità del lavoro effettuato sul campo e il valore del risultato finale. Un ottimo e concreto esempio di buona gestione dei fondi europei destinati alla conservazione della biodiversità, in questo caso nella nostra provincia che annovera alcuni dei luoghi di natura più belli e preziosi del nostro Paese».
In foto, da sinistra a destra: Angelo Salsi, responsabile Unità Life alla Commissione Europea, Sara Barbieri, Paolo Siccardi, Massimo Soldarini. 

DiscoverEU, in palio per i diciottenni dell'UE 15 mila biglietti per esplorare l'Europa

Copenhagen (DE) Opera House (Henning Larsen, 2000), foto Daniele Cazzaniga

Un'ottima opportunità di scoprire l'Europa da luglio a fine ottobre 2018 attraverso un viaggio personale che nessun libro o documentario saprebbe offrire. È DiscoverEU, iniziativa europea aperta da martedì 12 giugno. Per candidarsi occorre avere 18 anni il 1º luglio 2018, essere cittadini dell'UE ed essere disposti a viaggiare quest'estate. Termine per candidarsi, martedì 26 giugno.
Con questa nuova iniziativa dell'Unione Europea i giovani potranno viaggiare da soli o in gruppo di massimo di cinque. Come regola generale dovranno usare il treno. Tuttavia, per garantire l'accesso a tutto il continente, in alcuni casi particolari i partecipanti potranno servirsi di mezzi di trasporto alternativi, come l'autobus o il traghetto o, eccezionalmente, l'aereo. In questo modo anche chi vive in zone periferiche o sulle isole non sarà escluso. Poiché il 2018 è l'Anno europeo del patrimonio culturale, i vincitori dei biglietti avranno la possibilità di partecipare a numerosi eventi che si svolgono in tutta Europa.

Come presentare la candidatura
I candidati dovranno fornire i loro dati personali e maggiori dettagli sul viaggio che vorrebbero fare. Dovranno inoltre rispondere a un quiz composto da cinque domande riguardanti il 2018 quale Anno europeo del patrimonio culturale, le iniziative dell'UE rivolte ai giovani e le prossime elezioni europee. Infine, dovranno rispondere a una domanda di spareggio su quanti giovani parteciperanno all'iniziativa. Le risposte consentiranno alla Commissione Europea la selezione. Una volta selezionati, si dovrà iniziare il viaggio tra il 9 luglio e il 30 settembre 2018. Si potrà viaggiare fino a trenta giorni e visitare fino a quattro mete all'estero.

Con un bilancio di 12 milioni di euro nel 2018, DiscoverEU dovrebbe offrire ad almeno 20mila giovani la possibilità di viaggiare attraverso l'Europa quest'anno. A ogni stato membro è stato assegnato un numero di biglietti in base alla percentuale della sua popolazione rispetto a quella complessiva dell'Unione Europea. La prima tornata di candidature, permetterà ad almeno 15mila giovani di esplorare l'Europa. Una seconda tornata di candidature, con almeno 5mila biglietti in palio, si svolgerà nell'autunno del 2018.
La Commissione Europea intende sviluppare l'iniziativa e l'ha pertanto inclusa nella propria proposta per il prossimo programma Erasmus. Se il Parlamento europeo e il Consiglio l'approveranno, un altro milione e mezzo di diciottenni dovrebbe avere la possibilità di mettersi in viaggio tra il 2021 e il 2027, grazie a un bilancio di 700 milioni di euro.
DiscoverEU è un'iniziativa dell'UE che si basa su una proposta del Parlamento Europeo, che ne ha assicurato il finanziamento per il 2018 mediante un'azione preparatoria. L'iniziativa si concentra sui giovani che compiono 18 anni, momento che segna un importante passo verso l'età adulta. Inoltre, una volta selezionati i partecipanti faranno parte della comunità DiscoverEU e diventeranno ambasciatori dell'iniziativa. Saranno perciò invitati a raccontare le loro esperienze di viaggio, ad esempio attraverso i social media, o a fare una presentazione a scuola o nella loro comunità locale. Informazioni su: Portale europeo per i giovani.

"Da bambino a bambino", un e-book per spiegare l'adozione

Illustrato e multilingue, la pubblicazione è pensata per i bambini in attesa di una famiglia - Disponibile gratuitamente online dal 30 maggio
Benedetta Frezzotti per Arai ed. Piuma

Come spiegare a un bambino che sarà adottato? Il compito è complesso e la preparazione è fondamentale per la buona riuscita del futuro.
«Abbiamo pensato di ricorrere alle parole di quei bambini che l’hanno già vissuta sulla propria pelle», affermano gli ideatori di Da bambino a bambino, e-book illustrato che attraverso animazioni, interattività e audio multilingue permette al bambino stesso di diventare parte attiva. La storia è stata costruita attorno a Moїse, in attesa di lasciare l'Africa e andare a vivere all’estero con una famiglia.
Da progetto per bambini in attesa, l'idea si è ampliata. «Presto è stato evidente che sarebbe stata utile anche per tutti quei bimbi già adottati che devono ricostruire i pezzi della propria storia. E per i genitori, gli insegnanti e professionisti che li accompagnano», spiega Anna Maria Colella, direttore dell’Agenzia Regionale Adozioni Internazionali, il servizio pubblico per le adozioni internazionali nato in Regione Piemonte e convenzionato anche con Valle d’Aosta, Liguria, Lazio e Calabria.
L’e-book è edito da Edizioni Piuma con testo e illustrazioni di Benedetta Frezzotti. Suddiviso in dieci capitoli, segue ogni fase del percorso adottivo, da quando Moїse scopre che verrà adottato a quando è ormai ben inserito nel nuovo contesto e prova nostalgia per il suo luogo di nascita. Nella storia trovano spazio gli eventi tipici di ogni passaggio e le emozioni e gli interrogativi del protagonista. Un bambino in attesa di adozione si pone tantissime domande, persino che cosa siano una mamma e un papà. Come dirgli che andrà a vivere altrove? Che molte cose nella sua vita cambieranno? Che serve aspettare e avere pazienza? «Oltre sapere che cosa sta per accadere, il bambino deve anche essere rassicurato rispetto a ciò che pensa e a ciò che prova», sottolineano Marta Casonato e Chiara Avataneo, che hanno coordinato il progetto.
Il progetto si è svolto in collaborazione con l’Università di Torino ed è stato finanziato dalla Fondazione CRT. Da bambino a bambino è pensato per essere utilizzato anche nei Paesi di origine e per questo è disponibile in francese e morè (un dialetto africano) ed è stato rivisto da mediatori culturali. La speranza dello staff e che lo si possa estendere anche a molti altri Paesi, aggiungendo nuove lingue.
Per saperne di più è visitabile il sito dell'Agenzia Regionale Adozioni Internazionali. 

Basta consumo del suolo in Lombardia, Aree dismesse verso bonifica e recupero

Censimento e monitoraggio costante delle aree dismesse in tutto il territorio; ricognizione dei programmi regionali già operativi e loro integrazione; nuovi strumenti normativi per incentivare e semplificare il recupero e la bonifica di aree dismesse. Sono questi tre punti essenziali del provvedimento approvato l'11 giugno dalla Giunta lombarda, su proposta dell'assessore al Territorio, urbanistica e protezione civile.
Obiettivo è l'azzeramento del consumo di suolo in Lombardia nei prossimi anni. In questa ottica la delibera è stata impostata per rendere più conveniente e più facile recupero di aree dismesse, ristrutturazione e recupero di vecchi edifici rispetto al costruire ex novo. «Oggi diventiamo ufficialmente la regione apripista a livello nazionale nella rigenerazione urbana, grazie a misure che configurano per la prima volta una strategia unitaria e integrata di indirizzo», commenta l'assessore al Territorio.
RILEVAMENTO E MONITORAGGIO Un sistema di rilevamento e monitoraggio individuerà le cosiddette Aree della rigenerazione, cioè quelle dismesse, da bonificare, degradate, inutilizzate e sottoutilizzate. I comuni potranno raccogliere online le informazioni e il loro aggiornamento, così da predisporre le Carte del consumo di suolo dei Piani generali territoriali.
RICERCA DI FINANZIAMENTI Prevista una ricognizione dei principali piani e programmi regionali di settore e dei bandi di finanziamento che incoraggino la rigenerazione urbana, in modo da arrivare a una loro integrazione a livello regionale. Regione Lombardia preannuncia che aiuterà concretamente i comuni dal punto di vista formativo, di ricerca di finanziamenti (anche europei), ricerca attiva di investitori interessati alle opere di riqualificazione, incentivazione dei processi.
SEMPLIFICAZIONE E INCENTIVAZIONE Suggerimenti anche per introdurre nei PGT ulteriori misure di semplificazione e di incentivazione, come, ad esempio, localizzare uffici e funzioni di interesse pubblico nelle aree della rigenerazione perché siano volano di attrattività, privilegiare gli interventi nelle aree già con infrastrutture, incoraggiare il riuso anche temporaneo del patrimonio edilizio esistente, individuando un unico responsabile dell'amministrazione cui fare riferimento nelle fasi dei procedimenti.

Caravate e Cittiglio, laboratorio di scavi archeologici dell'Università dell'Insubria per far luce sui mondi del passato

Analizzati numerosi reperti di varie epoche - Alle indagini partecipano anche studenti del Liceo Sereni di Luino impegnati nel Progetto di alternanza scuola-lavoro
Caravate, scheletro ragazzo
Cittiglio, scheletro, reperti

Unisce le esigenze della ricerca archeologica a quelle della didattica la proposta dell'Università dell'Insubria che ha condotto una sessantina tra studenti, tesisti, dottorandi e studenti in alternanza scuola lavoro a collaborare alle indagini su resti scheletrici.
La campagna di scavo che li ha coinvolti è partita due settimane fa. Si è svolta nella piccola chiesa rurale romanica di S. Agostino a Caravate, a cura del Centro di ricerca in Osteoarcheologia e Paleopatologia dell’Università dell’Insubria, con l’Associazione Peregalli, il coordinamento della Soprintendenza archeologia Belle arti e Paesaggio, il finanziamento della Fondazione Comunitaria del Varesotto.
Lo scavo dell’area esterna a fianco della chiesa ha rivelato un’area cimiteriale medievale con sepolture strutturate e ossari comuni.
Il sito archeologico si trova a pochi chilometri dalla chiesetta di San Biagio a Cittiglio dove dal 2016 è stata ripresa analoga campagna di scavo dell’area cimiteriale. La nuova fase di indagine, che ha restituito un numero rilevante di resti scheletrici, è stata promossa dal Centro di Ricerca in Osteoarcheologia e Paleopatologia, diretto prima dal professor Giuseppe Armocida ed ora dalla dottoressa Ilaria Gorini.
Unendo gli obiettivi della ricerca archeologica a quelli della didattica, nel 2017 è stato organizzato nella chiesa di Cittiglio un laboratorio di Antropologia fisica per lo studio in situ dei reperti ossei. Le indagini avvengono quindi nello stesso luogo dei ritrovamenti. Studenti, tesisti e dottorandi di diversi corsi di laurea – una quarantina in totale -  analizzano immediatamente i reperti ossei all’interno della chiesetta, ricavando dati utili sia alla ricerca storico-archeologica sia a quella paleopatologica e antropologica. Questo modello operativo è stato esportato con successo anche a Caravate, come ricorda il rettore di Uninsubria, Alberto Coen Porisini. «La continuità tra scavo e studio sperimentato nel laboratorio di Antropologia fisica a Cittiglio è un modello che sta suscitando interesse. Abbiamo studenti, tesisti e dottorandi di varie aree disciplinari: dalla medicina alle scienze motorie, dalle biotecnologie alla biologia, alle scienze della comunicazione, ma anche da parte di altri atenei, ad esempio l’Università di Ferrara ha mandato due tirocinanti di Archeologia e la Bicocca un tesista in Medicina». Il laboratorio di Antropologia fisica accoglie gli studenti del nuovo corso di Archeologia del professor Andrea Spiriti con quelli del corso di Archeobiologia della dottoressa  Gorini e di Antropologia fisica della dottoressa Licata.
Il sito di Cittiglio - oltre il laboratorio per gli studenti Uninsubria - ospita il progetto di alternanza scuola-lavoro del Liceo Sereni di Luino. Venti studenti, accompagnati dai docenti, hanno potuto avvicinarsi a un ambito tanto affascinante quanto delicato ed effettuare indagini sui reperti archeologici, lavaggio, restauro e studio identificativo.

«A Caravate, così come a Cittiglio, archeologia e antropologia sono integrate - spiega Marta Licata (tecnico del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della vita, diretto dal professor Giovanni Bernardini) che collabora con Ilaria Gorini, docente di Storia della medicina -, il modello del laboratorio di Antropologia fisica sta funzionando. Lo studio delle ossa in loco sta dando risultati interessanti su entrambi i siti».
L’area di Caravate era stata già oggetto di indagine parziale nel 2002. «Con il nuovo scavo stiamo esaminando l’area attigua che era stata ricoperta da un terrapieno artificiale. Dallo studio dei reperti ossei sono emersi indizi interessanti. Alcuni scheletri (dell’VIII, IX secolo dopo Cristo) presentano traumi a livello cranico, due donne, due uomini e un ragazzino hanno ferite alla testa, piccoli traumi non mortali – racconta Licata -. Poiché non esistono fonti scritte, forse il dato osteo-archeologico potrebbe aiutare a capire che cosa sia successo mille e duecento anni fa. Per quanto riguarda il profilo antropologico, dallo scavo di Caravate è emerso che la popolazione non superava i 50 anni di età, la statura negli uomini arrivava a un metro e sessanta, per le donne si fermava al massimo a un metro e cinquanta. Avevano un cranio tondeggiante (brachicranio) e seguivano una dieta proteica: mangiavano molto pesce di lago?».
L’indagine dell’area cimiteriale esterna all’abside medievale della chiesa di S. Biagio a Cittiglio ha restituito, in pochi anni di scavi, numerosissimi reperti scheletrici di varie epoche storiche. Si parla di circa duecento individui, tra questi numerosi bambini da zero a tre anni. Alcuni di loro erano inumati avvolti in un sudario e messi tra due coppi, due tegole comuni. La chiesetta, fondata intorno alla seconda metà dell’VIII secolo, è stata luogo di sepolture fino all’età moderna, sia al suo interno sia all’esterno.
I docenti di Uninsubria avevano iniziato a collaborare con gli archeologi già quando furono ritrovati gli scheletri di due giovani adulti (un uomo e una donna) che recavano segni di gravi ferite violente. Da allora l’area cimiteriale è oggetto di studi che continuano anche grazie alla parrocchia di Cittiglio e ai volontari del Gruppo Amici di San Biagio, presieduto da Antonio Cellina.
Le campagne di scavo promosse dall’Università in questi ultimi quattro anni sono state finanziate su bandi della Fondazione Comunitaria del Varesotto e della Regione Lombardia.