Edizione n.12 di mercoledì 10 aprile 2024

Cultura

Patrimoni senza eredi, nel 2040 disponibili 90 miliardi di euro

Presentata a Pavia ricerca di Fondazione Cariplo - Alle comunità locali potrebbero essere lasciati più di 37 miliardi
Patrimoni senza eredi (foto Fondazione Cariplo

C’è una ricchezza che può tornare alla comunità. Sono i patrimoni di persone senza parenti o legittimi eredi e destinabili a opere e attività per il bene comune. Nel 2040 potrebbero essere disponibili 90 miliardi di euro e più di 37 miliardi potrebbero essere lasciati in eredità alle comunità locali.
Al Collegio Borromeo di Pavia, il 4 aprile 2024, è stata presentata in anteprima la terza edizione dello studio Patrimoni senza eredi, promosso da Fondazione Cariplo. Alla conferenza su “Le ragioni del dono” hanno partecipato, oltre gli autori della ricerca, anche i presidenti della Fondazione Cariplo, Giovanni Azzone, e della Fondazione Comunitaria di Pavia, Giancarlo Albini.
Tra gli ospiti anche Gian Paolo Barbetta, di Evaluation Lab di Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore, che ha guidato il gruppo di ricerca, Cinzia Di Stasio, segretario generale dell’Istituto italiano della donazione, Stefano Malfatti, esperto in lasciti testamentari, Anna Tripepi, direttrice della Fondazione della Comunità della Provincia di Pavia, Felice Scalvini, presidente onorario di Assifero, e Mario Cera, presidente della Fondazione Banca del Monte di Lombardia.
SINTESI DELLA RICERCA
In Italia, secondo la stima dell’Evaluation Lab, i patrimoni di persone senza eredi che potrebbero passare di mano sarebbero complessivamente pari a 90 miliardi, rispettivamente 20,8 nel 2030 e 88,1 miliardi nel 2040.
Se tutte queste persone decidessero di devolvere interamente il proprio patrimonio a istituzioni di beneficenza, si tratterebbe di un ammontare davvero considerevole. Dalla stima rimane esclusa la componente di quelle famiglie con eredi che potrebbero decidere comunque di devolvere una quota per il bene delle comunità.
In base poi a una nuova simulazione dei curatori del rapporto, se al momento di redigere testamento una parte della ricchezza disponibile (esclusa la quota legittima) venisse devoluta al terzo settore (50% per singoli e famiglie senza eredi, 5% per le altre), i lasciti stimati potrebbero essere di 8,4 nel 2030 e 35,7 miliardi di euro nel 2040.
La differenza fra le due stime mette in evidenza che i valori dei lasciti al terzo settore dipendono fortemente dalla propensione a fare testamento da parte delle persone.
NOVITÀ RISPETTO AL 2009 E 2016
A distanza dai precedenti lavori del 2009 e 2016, sono state aggiornate le stime sul valore potenziale dei lasciti testamentari destinati al terzo settore, a organizzazioni benefiche o ad altri enti con il fine del bene comune. L’aggiornamento riguarda sia i dati di partenza (le indagini sui bilanci e sulla ricchezza delle famiglie della Banca d’Italia e i dati sulle aspettative di vita dell’Istat), sia la metodologia utilizzata per le stime.
Nel nostro Paese si sono registrati un significativo aumento della percentuale di anziani sul totale della popolazione e l’incremento progressivo delle famiglie senza figli. Il cambiamento demografico porta con sé la crescita dei "patrimoni senza eredi”, che potrebbero rappresentare una possibile fonte di ricchezza e nuovi fondi per l’attività delle organizzazioni del terzo settore.
Rispetto alle edizioni precedenti, lo studio si arricchisce di un ulteriore elemento di concretezza. Grazie ai risultati dell’indagine “Mille Voci per Comprendere” condotta annualmente dall’Evaluation Lab per Fondazione Cariplo, è stato possibile analizzare il differenziale attualmente esistente fra il valore potenziale dei lasciti stimati secondo i differenti modelli e la effettiva capacità di attrazione di lasciti testamentari da parte del terzo settore lombardo.
Patrimoni senza eredi (foto Fondazione Cariplo) 

Castelseprio, all'occhiello il blasone Unesco

Foto FAI Monastero Torba

Il sito di Castelseprio-Torba (Varese) si è messo all'occhiello il blasone Unesco. Martedì 5 giugno l'assessore regionale Luciana Ruffinelli ha consegnato la targa attestante l'avvenuta iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco.
L'area archeologica di Castelseprio-Torba comprende il Castrum, la Chiesa di Santa Maria foris portas e la Torre di Torba e dal 25 giugno 2011 è iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco all'interno del sito "I Longobardi in Italia. I Luoghi del potere (568-774 d.C)". 

Fuga di talenti, il Piemonte tenta il rimpatrio

Solo nel 2011 hanno lasciato l'Italia 27.600 giovani, dei quali 4800 lombardi e 2200 piemontesi - Un miliardo di euro il danno per il Pil nazionale

Il Piemonte ha stanziato circa un milione di euro a sostegno di 100-150 giovani in esperienze formative e di lavoro presso imprese o università estere. Unica condizione, il ritorno in patria. Inoltre aprirà uno sportello per agevolare il rimpatrio e il reinserimento di tutti gli altri giovani emigrati. Misure e servizi fanno parte del pacchetto “Iolavoro per i talenti” presentato il 29 giugno dall'assessore regionale al Lavoro e alla Formazione professionale, Claudia Porchietto.
Indagine web
Alla sperimentazione s'accompagna un'indagine web in collaborazione con la Cattolica di Milano. «A ottobre, ha annunciato il presidente Roberto Cota, saremo in grado di  raggiungere l’intera platea dei giovani emigrati all’estero che desiderino tornare a casa ed essere reinseriti nel nostro mercato del lavoro». Se la domanda supererà le attese, sono già pronte ulteriori risorse.
In Italia, dal 2001 al 2010, l’incidenza dei cittadini laureati sul totale degli espatri è raddoppiata dall’8,3 al 15,9 per cento. Nel 2011 sono stati 27.616 i giovani tra 20 e 40 anni, che hanno lasciato il nostro Paese, 2.200 solo in Piemonte. L'emigrazione ha fatto perdere al Pil nazionale circa 1 miliardo di euro in un anno.
Emorragia impressionante
Nel 2011 se ne sono andati 4.768 lombardi, 2.568 veneti, 2.418 siciliani, 2.197 piemontesi. Secondo il "Rapporto Italiani nel mondo 2012” della Fondazione Migrantes, quasi il 60 per cento degli italiani tra 18 e 24 anni si dichiara disposto a intraprendere un progetto di vita fuori dalla penisola. A essere più sfiduciati sono i 25-34enni. Più le donne che gli uomini, più nel Nord e nel Centro che nel Sud e nelle isole.
La sfiducia aumenta quando il titolo di studio posseduto è più elevato. I principali serbatoi dei giovani talenti in fuga sono le regioni del Nord.
I 20-40enni in uscita dal Paese, la fascia di età più produttiva, rappresentano il 45,54 per cento sul totale degli espatriati. Si ipotizza un 70 per cento di laureati, con un incremento dei "dottori" pari al 40 per cento in sette anni. Al I trimestre 2012 sono 265mila i laureati e post-laureati disoccupati in Italia, di cui poco meno di 40mila quelli in discipline di ambito tecnico e scientifico. 

Laveno (Varese), la ceramica intima di un'altra epoca

Dal 13 aprile al 12 maggio mostra dei "set da toilette" al MIDeC di Cerro
Midec, Servizio igienico da camera con decoro a fiori e frutta su fondo rosato
Midec, Brocca e catino con decorazione liberty con rami di rose

Un viaggio nella vita riservata di un'altra epoca attraverso le lenti dell'arte e del design è "Un'esposizione 'intima': vasi da notte, catini e brocche", che a Cerro di Laveno Mombello (Varese) inaugura, sabato 13 aprile alle ore 16, la riapertura del Museo internazionale design ceramico dopo la conclusione di buona parte dei lavori di restauro di Palazzo Perabò.
La mostra, a cura di Anty Pansera e Giacinta Cavagna di Gualdana, mette in scena quei “servizi da camera” (così definiti nei cataloghi della SCI Società Ceramica Italiana di Laveno) immancabili in ogni abitazione fra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento: brocche, catini lavamani, pitali, portasaponi, brocche per versare l’acqua, a volte organizzati su appositi mobiletti.
Dei trenta servizi da camera in collezione, la quasi totalità proviene da un deposito della Società Ceramica Richard-Ginori del 1968, acquisito dal comune di Laveno nel 2020, e racconta un affascinante capitolo sulla storia delle arti decorative.
Il marchio della SCI compare in pochissimi esemplari (un servizio con una decorazione lungo il corpo a girali dai tratti spessi intervallata da fiori dai colori accesi; uno dalle forme sfaccettate e sui toni dell’arancione; un terzo decorato con scene orientali, proveniente da una più recente donazione) e pochissimi ma significativi sono i pezzi della Richard o della Richard-Ginori (databili pre e post 1896, anno della fusione tra la manifattura toscana e quella milanese). Sono invece ben rappresentate le manifatture di Villeroy & Boch, antesignana nella cultura del bagno, e quella alsaziana di Sarraguemines. Sul retro di alcuni pezzi non compare nessun marchio, rendendo impossibile, al momento, definirne una paternità.
«Siamo – come rilevano gli organizzatori - di fronte a una sorta di campionario di idee e suggestioni: gli artisti della SCI ne studiavano le forme, i decori, i dettagli; prendevano ispirazione per definire e approfondire le linee di produzione da mettere nel catalogo della manifattura. E il confronto è possibile proprio sfogliando le pagine del catalogo degli articoli in porcellana opaca per uso domestico pubblicato nel 1926».
Sempre sabato 13 aprile, sarà ufficialmente presentato il libro “Laveno e le sue ceramiche”, una guida ragionata alle sale permanenti del Museo. Il volume, curato da Giorgio Sarti e corredato da un ricco apparato iconografico, ripercorre i centocinquanta anni di storia della manifattura ceramica di Laveno, raccontando la storia, gli artisti e le esposizioni che hanno reso celebre la produzione lavenese nel mondo.
Info: Museo Internazionale Design Ceramico Laveno Mombello (Va), Un’esposizione “intima”: vasi da notte, catini e brocche, a cura di Anty Pansera e Giacinta Cavagna di Gualdana, affiancamento alla ricerca iconografica Giorgia Cerati.
Apertura: 13 aprile–12 maggio 2024; orari: mer-gio 10-13/ven-sab-dom 10-13/15-18. Biglietti: intero 6 euro, ridotto 3 euro. Informazioni: segreteria@midec.org; tel. +39 0332.625 551.
Immagini, Museo Internazionale Design Ceramico Laveno Mombello 

Milano, riaperta la cripta delle Cinque Giornate

Concluso il restauro di 300.000 euro

A Milano è stata riaperta al pubblico la cripta della chiesa dell'Annunciata, dove sono custoditi 141 caduti nei combattimenti del 1848. Sarà visitabile tutti i giorni, dal lunedì al giovedì, dalle ore 9 alle 17 dopo Pasqua.
A 165 anni esatti dalla fine delle Cinque Giornate di Milano e nell'attuale sede dell'Università statale, il 22 marzo il presidente della Lombardia Roberto Maroni, al fianco del presidente della Fondazione Irccs Ca' Granda Giancarlo Cesana e dell'assessore regionale alle Culture, Identità e Autonomie Cristina Cappellini, ha presentato la conclusione del restauro conservativo della cripta e delle sue camere sepolcrali. Alla cerimonia ha partecipato anche la banda dei Martinitt, l'istituzione di assistenza milanese che partecipò attivamente alle Cinque Giornate di Milano, operando come staffetta degli insorti tra le barricate.
I lavori facevano parte delle iniziative sostenute dalla Regione per celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Ai 300.000 euro di costo complessivo hanno contribuito, oltre la Regione (148mila euro), la Cariplo e due donatori privati, rispettivamente Pietro Fara Puggioni e il presidente Cesana.
Alle pareti della cripta, con volte a crociera affrescate d'azzurro, sono riportati i nomi dei 141 caduti durante le Cinque Giornate. Sono solo una piccola parte dei 500.000 pazienti accolti nel sepolcreto della Ca' Granda tra il 1473 e il 1695, che fu riaperto appunto nel 1848, perché lo stato di assedio in corso XXII Marzo impedì di raggiungere il cimitero urbano. «Cittadini inermi invidiavano il conforto del morir combattendo» recita un'iscrizione. 

Castelseprio, giovani archeologi della Cattolica scavano alla Casa Longobarda

Al progetto parteciperà successivamente il Politecnico di Milano – Il finanziamento di 356mila euro viene da Provincia di Varese e Regione Lombardia
scavi Castelseprio

A Castelseprio (Varese), dal 4 luglio, trenta giovani archeologi della Cattolica di Milano lavorano allo scavo della Casa Longobarda all’interno del sito Unesco. Sono studenti della facoltà di Scienze dei beni culturali e della Scuola di specializzazione dei beni archeologici.
L’obiettivo è studiare la stratificazione e iniziare a indagare anche le parti esterne all’abitazione, oggi ancora coperte dal mistero e dalla terra.
L’intervento rientra nel più ampio progetto denominato “Tecnologie innovative per la gestione integrate e interventi di valorizzazione”, che prevede anche una serie di azione già portate a termine. Tra queste vi sono la realizzazione di una foto leader dell’area archeologica, che ha permesso di ottenere una più approfondita mappatura dell’intero complesso e il recupero e la riqualificazione delle aree boschive di pertinenza della Provincia.
Dopo il lavoro agli scavi, entrerà in azione il Politecnico di Milano, altro partner del progetto, che creerà un sistema informativo territoriale, la rielaborazione della foto leader già eseguita e la mappatura digitalizzata dell’intera area.
Quello che sta interessando la Casa longobarda non è il primo scavo e l’ultimo risale ormai agli anni Ottanta. Ora gli studenti, sotto la direzione scientifica dei docenti Silvia Lusuardi Siena, Marco Sannazzaro e Caterina Giostra, lavoreranno sul restauro delle mura e delle pertinenze già riportate alla luce, indagheranno le aree non scavate attorno alla casa ed elaboreranno un nuovo studio stratigrafico.
Il progetto è stato avviato qualche anno fa e prevede un investimento di 252 mila euro. È stato finanziato, oltre che da Provincia di Varese con bando per siti Unesco, anche da Regione Lombardia per un importo di 104 mila euro. 

Quando Delio Tessa portò a Lugano Benedetto Croce

Gli intellettuali italiani alla Radio svizzera tra 1930 e1980 nel libro "Dietro al microfono" - Tra loro anche Sereni, Bontempelli, Bocca, Eco, Montanelli
RSI_veduta_dall'esterno

La storica presenza di intellettuali italiani ai microfoni di Radio Monteceneri e della Radiotelevisione Svizzera è al centro del volume Dietro al microfono (Edizioni Casagrande), di cui è autrice Nelly Valsangiacomo. Il libro verrà presentato mercoledì 11 maggio, alle 18.30, allo Studio 2 RSI di Lugano-Besso.
La serata, in collaborazione con la Società Cooperativa per la Radiotelevisione Svizzera di Lingua italiana, è pubblica. Interverranno, oltre l’autrice, docente di Storia all'Università di Losanna, Franco Contorbia, docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università di Genova, e Aldo Grasso, critico televisivo e docente di Storia della radio e della televisione all'Università Cattolica di Milano. Al termine prenderanno la parola anche il direttore RSI Maurizio Canetta e il presidente della Corsi Luigi Pedrazzini. Modera Maria Grazia Rabiolo.
I posti in sala sono limitati dunque occorre prenotazione a eventi@rsi.ch oppure tel. 091 803 95 84.

La Radio è uno strumento affascinante. Arriva ovunque, con discrezione, ma anche con puntualità. Trasmette informazioni, offre approfondimenti, dà spazio alla musica e alla prosa, intrattiene. Alle spalle della RSI di oggi c'è un passato ricco, intenso, meditato, di cui sono stati protagonisti a tutti gli effetti numerosi intellettuali italiani. Attorno a loro ruota “Dietro al microfono. Intellettuali italiani alla Radio svizzera (1930-1980)”. Frutto di una lunga frequentazione degli archivi radiofonici e cartacei, il volume di Valsangiacomo fa comprendere la specificità di Radio Monteceneri e della Radio svizzera di lingua italiana che fin dall'orogine hanno mantenuto saldo il legame con l'Italia. Tanti i nomi che affiorano: Delio Tessa (nel 1936 aveva portato a Lugano Benedetto Croce), Massimo Bontempelli, Giansiro Ferrata, Aldo Borlenghi nell'immediato dopoguerra; Vito Pandolfi, Vittorio Sereni, Indro Montanelli negli anni Cinquanta e Sessanta; Guido Piovene, Giorgio Bocca, Umberto Eco, nei cosiddetti anni di piombo. Se i primi sono stati chiamati a tenere conferenze, gli ultimi sono stati interpellati come opinionisti e testimoni, segno dell'evoluzione del mezzo radiofonico e quindi del loro ruolo. 

Milano, capolavoro di Piero della Francesca

Riunite al Museo Poldi Pezzoli le otto tavole del Polittico Agostiniano
locandina Poldi Pezzoli/ Piero della Francesca

Fu terminato nel 1469, smembrato dopo appena un secolo e disperso in vari angoli del mondo. Ora il “Polittico Agostiniano riunito” di Piero della Francesca è, dal 20 marzo fino al 24 giugno 2024, visitabile al Museo Poldi Pezzoli di Milano.
La mostra, ideata da Alessandro Quarto, direttore del Museo Poldi Pezzoli, e allestita in collaborazione con i grandi musei proprietari dei pannelli superstiti, è a cura di Machtelt Bruggen Israels e Nathaniel Silver.
Le otto tavole del polittico, risalenti al 1469, provengono dalla Frick Collection di New York (San Giovanni Evangelista, La Crocifissione, Santa Monica e San Leonardo), dal Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona (Sant'Agostino), dalla National Gallery di Londra (San Michele Arcangelo) e dalla National Gallery of Art di Washington (Sant'Apollonia). L'opera è stata dipinta per l'altare maggiore della chiesa degli Agostiniani a Borgo San Sepolcro (Arezzo).
La pala fu smembrata e dispersa alla fine del XVI secolo. Oggi ciò che resta dell'opera, otto pannelli (la tavola centrale e gran parte della predella non sono state finora rintracciate), si trova in alcuni musei d'Europa e degli Stati Uniti, oltre che al 'Poldi Pezzoli', proprietario del pannello raffigurante San Nicola da Tolentino, uno dei quattro santi che appartenevano alla parte centrale del polittico.
Il Museo Poldi Pezzoli si trova in via Manzoni 12 a Milano; orari da mercoledì a lunedì 10 – 18; martedì chiuso, biglietti 14/10 euro.
Info: 02 794889 | 02 796334  info@museopoldipezzoli.org www.museopoldipezzoli.it 

Varese, omaggio di Uninsubria ad Antonia Pozzi

Alla poeta milanese dedicate il 17 marzo musiche, sculture, visite guidate e documentari
Omaggio ad Antonia Pozzi

Componimenti al pianoforte del maestro Elliot Kingsley Kaye ispirati alle sue liriche. Calcografie, assemblages, sculture di Anny Ferrario raccolte nella mostra A cuore scalzo. Il film documentario Il cielo in me di Sabrina Bonaiti e Marco Ongania unitamente ad alcuni rarissimi filmati inediti della grande poeta. Visite guidate alla Biblioteca personale e all’Archivio cartaceo, fotografico e pittorico. Relazioni di Fabio Minazzi (Università degli Studi dell’Insubria), Ettore Brissa (già Università di Heidelberg), Stefania Barile, Marina Lazzari e Giulia Santi (Centro internazionale Insubrico).
Questa in breve, venerdì 17 marzo, la “Giornata studio dedicata alla poetessa Antonia Pozzi e la scuola di Milano alla luce del suo archivio”, organizzata dall’Università dell’Insubria a Varese con accesso libero e gratuito.
«La straordinaria figura di una donna, una grande poetessa, un’artista di vaglia e una grande fotografa come Antonia Pozzi consente non solo di penetrare nel cuore della “scuola di Milano” e la sua stessa funzione civile all’interno della storia italiana del Novecento, ma consente anche di avvicinare il mondo intellettuale, poetico, fotografico e filmico di una delle maggiori intellettuali del Novecento italiano» ha spiegato Minazzi.
FONDO POZZI
Il Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese ha in sette anni di attività raccolto diversi archivi concernenti la “scuola di Milano”, formatasi negli anni Trenta del Novecento attorno al magistero del filosofo Antonio Banfi (1886–1957). In considerazione di tale fatto, la Congregazione delle Suore del Preziosissimo Sangue ha donato, nel 2015, manoscritti autografi, lettere, quaderni, fotografie e libri di Antonia Pozzi (Milano 1912-1938).
Il fondo Pozzi comprende tutti i manoscritti autografi, le lettere, i quaderni, la produzione fotografica, unitamente alla Biblioteca personale della poeta. Pozzi, infatti, non fu solo una grande poeta, ma anche una raffinata fotografa che intrecciò queste due passioni con l'amore per la montagna, la natura e gli uomini e i bambini colti nella quotidianità.
BIBLIOTECHE D’AUTORE E ARCHIVI
Il Centro Internazionale Insubrico dispone attualmente di 12 Biblioteche d’Autore (per un totale di circa 15.000 volumi) e di una ventina di Archivi, la maggior parte dei quali documentano proprio la storia della “scuola di Milano” nella quale si formarono studiosi, filosofi e poeti come Giulio Preti, Daria Menicanti, Vittorio Sereni e Aurelia Monti.
Oltre l’Archivio di Carlo Cattaneo (1801-1869), dall’esilio luganese alla sua morte, il Centro Insubrico conserva una serie di archivi concernenti la “scuola di Milano”. Vi sono riunite le carte dell’Archivio segreto di Antonio Banfi (dagli anni del soggiorno berlinese d’inizio secolo fino alla sua morte), unitamente al Fondo archivistico delle carte di un filosofo di levatura europea, il pavese Giulio Preti (1911-1972).
Presenti anche alcune carte inedite di altri allievi banfiani, come il poeta Vittorio Sereni (1913-1983), la poeta Daria Menicanti (1914-1995), Guido Morpurgo-Tagliabue (1907-1997), Giovanni Vailati (1863-1909). Inoltre vi è custodito anche l’archivio di filosofi viventi di fama internazionale come Evandro Agazzi, Carlo Sini e Fulvio Papi.
----
Nella foto: da sinistra Minazzi, Lazzari, Ferrario, Kingsley Kaye, Barile e Santi e alle loro spalle l’Archivio di Antonia Pozzi. 

Castiglione Olona, “Città ideale” tra divulgazione e restauro

Al ciclo di lezioni del professore Andrea Spiriti seguirà la presentazione dei beni restaurati con donazioni di privati
Palazzo Branda, foto Musei civici Castiglione Olona

A Castiglione Olona (Varese) altro importante appuntamento per gli amanti dell’arte e dell’architettura. Dopo il ciclo di tre lezioni sul tema “Castiglione Olona–Città Ideale”, tenute da Andrea Spiriti, docente dell’Università degli studi dell’Insubria e conservatore onorario dei Musei Civici castiglionesi, il Palazzo del Cardinal Branda Castiglioni ospiterà nel pomeriggio di sabato 11 febbraio la presentazione dei beni recentemente restaurati grazie a libere donazioni dei privati.
Il sostegno dei privati è previsto dal decreto ministeriale ArtBonus e sta permettendo all’Amministrazione comunale di salvaguardare beni architettonici preziosi e particolari. Il patrimonio spazia dal Palazzo Branda Castiglioni al Museo Arte Plastica con gli affreschi del Palazzo che lo ospita, dalla Chiesa di Villa al complesso museale della Collegiata.
Le bellezze storiche e artistiche del borgo sono state al centro degli incontri del professore Spiriti. Gli operatori dei musei locali e le guide turistiche abilitate della provincia di Varese hanno avuto occasione di avere un aggiornamento globale anche alla luce delle bibliografie più recenti. Le lezioni hanno ripercorso per tappe il pensiero umanista del Cardinal Branda Castiglioni, che nel 1421 intraprese l’ambizioso percorso di trasformare un piccolo borgo nella prima “Città Ideale italiana” per concezione urbanistica, artistica e religiosa.