Edizione n.9 di mercoledì 20 marzo 2019

Cultura

Castelseprio, all'occhiello il blasone Unesco

Foto FAI Monastero Torba

Il sito di Castelseprio-Torba (Varese) si è messo all'occhiello il blasone Unesco. Martedì 5 giugno l'assessore regionale Luciana Ruffinelli ha consegnato la targa attestante l'avvenuta iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco.
L'area archeologica di Castelseprio-Torba comprende il Castrum, la Chiesa di Santa Maria foris portas e la Torre di Torba e dal 25 giugno 2011 è iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco all'interno del sito "I Longobardi in Italia. I Luoghi del potere (568-774 d.C)". 

Busto Arsizio, Mario Luzi e la letteratura latino-americana

Mostra alla Galleria Boragno fino al 24 marzo

Fu il primo a commentare «Cent’anni di solitudine» di Gabriel Garcia Marquez, fu estimatore di Jorge Luis Borges e di Varga Llosa e contribuì alla diffusione della letteratura latinoamericana in Italia. A Busto Arsizio (Varese) la Galleria Boragno ospita, dal 19 al 24 marzo 2019, la mostra «Mario Luzi e la letteratura latinoamericana», curata da Rosanna Pozzi, docente di Letteratura Italiana all’Università dell’Insubria con il patrocinio dell’Università Cattolica e dell’Istituto italiano di cultura di Lima e dell’International research center for local histories and cultural diversities dell'Insubria.
il grande poeta del Novecento italiano fu precocissimo lettore e recensore della letteratura latinoamericana sulle pagine del «Corriere della Sera» con tanti articoli che saranno esposti a Busto. «La mostra – ha affermato Rosanna Pozzi - da un punto di vista letterario permette di conoscere un aspetto meno noto della poliedrica produzione in prosa del poeta Mario Luzi, da un punto di vista culturale valorizza il dialogo interculturale tra popoli e tradizioni diverse, a partire dall’interesse e dalla conoscenza di un mondo e di una letteratura altra rispetto a quella di appartenenza».
Orari della mostra: Galleria Boragno (via Milano 4, Busto Arsizio ): lunedì ore 15-19.30; da martedì a sabato 9.30-19.30; domenica 9.30-12.30 e 15-19.30.

Politecnico di Milano, presentato il nuovo Campus

Da Regione Lombardia stanziato contributo di 5 milioni
Politecnico, presentazione

È stato ideato dall'architetto e senatore a vita Renzo Piano il laboratorio SuperLab, che sorgerà nel nuovo campus del Politecnico di Milano. I primi 5 milioni di euro sono stati stanziati da Regione Lombardia.
Il nuovo campus, che sarà il centro di eccellenza per Ricerca e Innovazione in Architettura, è stato presentato il 1° marzo 2019 dal vicepresidente della Lombardia Fabrizio Sala. Alla cerimonia hanno partecipato, oltre a Renzo Piano, il rettore del Politecnico Ferruccio Resta, l'assessore all'Urbanistica del Comune di Milano Pierfrancesco Maran, l'architetto Ottavio Di Blasi e il direttore generale della Fondazione Cariplo Sergio Urbani (nella foto).
Varie sono le collaborazioni in corso tra Regione Lombardia e Politecnico. «Abbiamo stanziato 3 milioni di euro per la riqualificazione dei gasometri dell'ex area goccia - ha precisato il vicepresidente Sala - per la creazione di uno dei più importanti incubatori di impresa a livello internazionale e 2 milioni di euro per un innovativo simulatore di guida per lo sviluppo economico e sociale del territorio lombardo. Tutti ci riconoscono il miglior capitale umano - ha concluso il vicepresidente Sala - e non vediamo l'ora di aprire al mondo le porte del nuovo campus del Politecnico, ispirato da un grande genio come Renzo Piano».

Milano, nel 2016 capitale mondiale musei

Dopo Shanghai (2010) e Rio de Janeiro (2013), sarà Milano la prossima capitale mondiale dei Musei. A Parigi il 4 giugno l'Unesco ha preferito la metropoli lombarda a Mosca e Abu Dhabi come sede dell'assemblea mondiale del Consiglio Internazionale dei Musei (Icom).
La conferenza generale è l'appuntamento più prestigioso che, con cadenza triennale, caratterizza l'attività dell'International Council of Museums. L'Icom, fondato nel 1946, raduna 28.000 professionisti museali e 2.000 musei di 130 Paesi del mondo.

Fuga di talenti, il Piemonte tenta il rimpatrio

Solo nel 2011 hanno lasciato l'Italia 27.600 giovani, dei quali 4800 lombardi e 2200 piemontesi - Un miliardo di euro il danno per il Pil nazionale

Il Piemonte ha stanziato circa un milione di euro a sostegno di 100-150 giovani in esperienze formative e di lavoro presso imprese o università estere. Unica condizione, il ritorno in patria. Inoltre aprirà uno sportello per agevolare il rimpatrio e il reinserimento di tutti gli altri giovani emigrati. Misure e servizi fanno parte del pacchetto “Iolavoro per i talenti” presentato il 29 giugno dall'assessore regionale al Lavoro e alla Formazione professionale, Claudia Porchietto.
Indagine web
Alla sperimentazione s'accompagna un'indagine web in collaborazione con la Cattolica di Milano. «A ottobre, ha annunciato il presidente Roberto Cota, saremo in grado di  raggiungere l’intera platea dei giovani emigrati all’estero che desiderino tornare a casa ed essere reinseriti nel nostro mercato del lavoro». Se la domanda supererà le attese, sono già pronte ulteriori risorse.
In Italia, dal 2001 al 2010, l’incidenza dei cittadini laureati sul totale degli espatri è raddoppiata dall’8,3 al 15,9 per cento. Nel 2011 sono stati 27.616 i giovani tra 20 e 40 anni, che hanno lasciato il nostro Paese, 2.200 solo in Piemonte. L'emigrazione ha fatto perdere al Pil nazionale circa 1 miliardo di euro in un anno.
Emorragia impressionante
Nel 2011 se ne sono andati 4.768 lombardi, 2.568 veneti, 2.418 siciliani, 2.197 piemontesi. Secondo il "Rapporto Italiani nel mondo 2012” della Fondazione Migrantes, quasi il 60 per cento degli italiani tra 18 e 24 anni si dichiara disposto a intraprendere un progetto di vita fuori dalla penisola. A essere più sfiduciati sono i 25-34enni. Più le donne che gli uomini, più nel Nord e nel Centro che nel Sud e nelle isole.
La sfiducia aumenta quando il titolo di studio posseduto è più elevato. I principali serbatoi dei giovani talenti in fuga sono le regioni del Nord.
I 20-40enni in uscita dal Paese, la fascia di età più produttiva, rappresentano il 45,54 per cento sul totale degli espatriati. Si ipotizza un 70 per cento di laureati, con un incremento dei "dottori" pari al 40 per cento in sette anni. Al I trimestre 2012 sono 265mila i laureati e post-laureati disoccupati in Italia, di cui poco meno di 40mila quelli in discipline di ambito tecnico e scientifico. 

Milano, riaperta la cripta delle Cinque Giornate

Concluso il restauro di 300.000 euro

A Milano è stata riaperta al pubblico la cripta della chiesa dell'Annunciata, dove sono custoditi 141 caduti nei combattimenti del 1848. Sarà visitabile tutti i giorni, dal lunedì al giovedì, dalle ore 9 alle 17 dopo Pasqua.
A 165 anni esatti dalla fine delle Cinque Giornate di Milano e nell'attuale sede dell'Università statale, il 22 marzo il presidente della Lombardia Roberto Maroni, al fianco del presidente della Fondazione Irccs Ca' Granda Giancarlo Cesana e dell'assessore regionale alle Culture, Identità e Autonomie Cristina Cappellini, ha presentato la conclusione del restauro conservativo della cripta e delle sue camere sepolcrali. Alla cerimonia ha partecipato anche la banda dei Martinitt, l'istituzione di assistenza milanese che partecipò attivamente alle Cinque Giornate di Milano, operando come staffetta degli insorti tra le barricate.
I lavori facevano parte delle iniziative sostenute dalla Regione per celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Ai 300.000 euro di costo complessivo hanno contribuito, oltre la Regione (148mila euro), la Cariplo e due donatori privati, rispettivamente Pietro Fara Puggioni e il presidente Cesana.
Alle pareti della cripta, con volte a crociera affrescate d'azzurro, sono riportati i nomi dei 141 caduti durante le Cinque Giornate. Sono solo una piccola parte dei 500.000 pazienti accolti nel sepolcreto della Ca' Granda tra il 1473 e il 1695, che fu riaperto appunto nel 1848, perché lo stato di assedio in corso XXII Marzo impedì di raggiungere il cimitero urbano. «Cittadini inermi invidiavano il conforto del morir combattendo» recita un'iscrizione. 

Castelseprio, giovani archeologi della Cattolica scavano alla Casa Longobarda

Al progetto parteciperà successivamente il Politecnico di Milano – Il finanziamento di 356mila euro viene da Provincia di Varese e Regione Lombardia
scavi Castelseprio

A Castelseprio (Varese), dal 4 luglio, trenta giovani archeologi della Cattolica di Milano lavorano allo scavo della Casa Longobarda all’interno del sito Unesco. Sono studenti della facoltà di Scienze dei beni culturali e della Scuola di specializzazione dei beni archeologici.
L’obiettivo è studiare la stratificazione e iniziare a indagare anche le parti esterne all’abitazione, oggi ancora coperte dal mistero e dalla terra.
L’intervento rientra nel più ampio progetto denominato “Tecnologie innovative per la gestione integrate e interventi di valorizzazione”, che prevede anche una serie di azione già portate a termine. Tra queste vi sono la realizzazione di una foto leader dell’area archeologica, che ha permesso di ottenere una più approfondita mappatura dell’intero complesso e il recupero e la riqualificazione delle aree boschive di pertinenza della Provincia.
Dopo il lavoro agli scavi, entrerà in azione il Politecnico di Milano, altro partner del progetto, che creerà un sistema informativo territoriale, la rielaborazione della foto leader già eseguita e la mappatura digitalizzata dell’intera area.
Quello che sta interessando la Casa longobarda non è il primo scavo e l’ultimo risale ormai agli anni Ottanta. Ora gli studenti, sotto la direzione scientifica dei docenti Silvia Lusuardi Siena, Marco Sannazzaro e Caterina Giostra, lavoreranno sul restauro delle mura e delle pertinenze già riportate alla luce, indagheranno le aree non scavate attorno alla casa ed elaboreranno un nuovo studio stratigrafico.
Il progetto è stato avviato qualche anno fa e prevede un investimento di 252 mila euro. È stato finanziato, oltre che da Provincia di Varese con bando per siti Unesco, anche da Regione Lombardia per un importo di 104 mila euro. 

Varese, a punto il pedegree delle piante planetarie

Uno studio internazionale ha definito un potente strumento di classificazione funzionale di un quarto della vegetazione terrestre – All’indagine ha partecipato anche il botanico dell'Università degli studi dell'Insubria Bruno Cerabolini
Cerabolini, Mozambico

Le piante sono state trasformate in numeri e così è stato possibile indagare le caratteristiche di quasi un quarto delle piante esistenti sulla Terra.
A fine dicembre 2015, la rivista americana Nature ha pubblicato online il più completo studio sui caratteri morfologici e funzionali delle piante, condotto con il coinvolgimento di 14 Paesi e la guida della scienziata argentina Sandra Diaz (Universidad Nacional de Córdoba). Alla ricerca ha, per l’Italia, partecipato il professor Bruno Cerabolini (nella foto), docente di Botanica Applicata all’Università degli Studi dell’Insubria.

DAL MINUSCOLO ORGANISMO ALLA SEQUOIA
“Lo Spettro globale di forme e funzioni delle piante (The global Spectrum of plant form and function)” ha trasformato le piante in numeri, indagando le caratteristiche (traits) di quasi un quarto delle piante esistenti sulla Terra.
Dalla minuscola Arabidopsis, utilizzata come organismo modello negli studi di genetica vegetale, alla maestosa sequoia, dal rovo al noce del Brasile, dalla canapa all’Araucaria, dalla ninfea alle acacie delle savane, sono stati presi in considerazione i seguenti parametri: altezza delle piante, superficie delle foglie, peso dei semi, azoto contenuto nelle foglie, biomassa e densità di foglie e fusti.
Quello che è emerso è che gli aspetti fondamentali della forma e della funzione della piante, come ad esempio le dimensioni delle piante intere, delle foglie e dei semi, ma anche le proprietà fisiche e chimiche dei loro tessuti, tendono a combinarsi tra di loro secondo poche modalità comuni, selezionate dall’ambiente nel corso dell’evoluzione.
«In pratica non esiste un numero di combinazioni infinito nel mondo vegetale» spiega Cerabolini. «Ad esempio, banalmente, una pianta di piccole dimensioni con dei semi enormi in natura non esiste, ci sono dei limiti biofisici che lo impediscono. Lo Spettro globale dei caratteri delle piante ci permette di vedere come ciascuna specie si colloca funzionalmente rispetto al resto del mondo vegetale, e di poter prevedere il suo comportamento all’interno degli ecosistemi».

VENT’ANNI DI DATI
Il ruolo dell’Università degli Studi dell’Insubria è stato quello di fornire dati accumulati nel corso di venti anni, in particolare quelli relativi al contenuto di azoto delle foglie, e soprattutto quello di procurare informazioni sulle piante acquatiche di laghi e fiumi. «Uno studio non semplice, quest’ultimo, proprio per le difficoltà legate alle misurazioni delle loro caratteristiche, sia in campo sia in laboratorio» ha commentato Cerabolini.
«Ora che possediamo un potente strumento di classificazione funzionale delle piante, bisogna subito rimettersi al lavoro, trasferendosi al livello degli ecosistemi. Solo così potremo avere una realistica valutazione dei servizi gratuitamente offerti dalle comunità vegetali come la capacità di produrre biomassa anche per altri organismi, uomo compreso, di depurare l’acqua e l’aria, di regolare il clima, e di offrire un ambiente esteticamente e culturalmente valido per il benessere umano».

Via al recupero di alpeggi, rifugi, case Walser

A fine anno parte il Progetto Alpe, che vede uniti Fai e Uncem
UNCEM, FAI

A fine anno il Fondo per Ambiente italiano partirà nel recupero di un alpeggio, di due case Walser, dello storico Rifugio Torino sul Monte Bianco. Questo l'obiettivo del suo “Progetto Alpe, l'Italia sopra i 1.000 metri", lanciato il 18 febbraio 2019 a Brescia dal presidente Andrea Carandini insieme con Tiziano Maffezzini e Marco Bussone, rispettivamente presidente Lombardia e presidente nazionale dell'Unione nazionale comuni comunità enti montani (Uncem).
Il Progetto Alpe muove risorse importanti e segna un punto di svolta. «Si passa – ha rilevato Carandini - dal restauro e dalla restituzione di palazzi, giardini, luoghi a un intero ambiente, che percorre tutta l’Italia da Nord a Sud». Gli hanno fatto eco Maffezzini e Bussone, che hanno definito l'iniziativa «una grande occasione di recupero del patrimonio della montagna, culturale, sociale, antropologico, architettonico».
L'Uncem ha stretto un patto con il Fai che sarà nei prossimi mesi rafforzato da specifiche azioni, regionali e nazionali. «L'Uncem - spiegano Maffezzini e Bussone - è onorata di poter condividere con Fai questo progetto Iniziamo un percorso importante insieme. Fai conta oltre 220mila soci. Sono persone che scoprono la montagna nella sua essenza, gli Appennini e le Alpi luogo dello spopolamento e dell'abbandono, ma anche luogo dove fare impresa, dove maturano la Strategia nazionale aree interne e la legge nazionale sui piccoli Comuni che ha rimesso al centro del Paese il vero suo tessuto connettivo». 

NUOVI ORIZZONTI
Oltre a muovere risorse importanti, il progetto apre nuovi orizzonti sullo sviluppo della montagna.
«La montagna non certo solo quale luogo dove fare imprese alpinistiche ed escursioni, ma luogo dove produrre, che ha diritto allo sviluppo, che affronta con lungimiranza i cambiamenti climatici, che innova e vuole vincere il digital divide» rilevano Maffezzini e Bussone. «Montagna ed enti locali, Fai e volontariato, due mondi che si incontrano per progetti concreti, come piacciono ai sindaci e ai comuni. Partiamo insieme in questa nuova avventura, oltre ogni retorica e oltre ogni demagogia. Mettendo su pietre e legno, riscoprendo tradizioni, mestieri, con le comunità locali che vanno ascoltate, supportate, rispettate, onorate, guardando al futuro e ai giovani che vogliono fare impresa e business nelle aree montane, con mille difficoltà e tanta determinazione». 

Quando Delio Tessa portò a Lugano Benedetto Croce

Gli intellettuali italiani alla Radio svizzera tra 1930 e1980 nel libro "Dietro al microfono" - Tra loro anche Sereni, Bontempelli, Bocca, Eco, Montanelli
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La storica presenza di intellettuali italiani ai microfoni di Radio Monteceneri e della Radiotelevisione Svizzera è al centro del volume Dietro al microfono (Edizioni Casagrande), di cui è autrice Nelly Valsangiacomo. Il libro verrà presentato mercoledì 11 maggio, alle 18.30, allo Studio 2 RSI di Lugano-Besso.
La serata, in collaborazione con la Società Cooperativa per la Radiotelevisione Svizzera di Lingua italiana, è pubblica. Interverranno, oltre l’autrice, docente di Storia all'Università di Losanna, Franco Contorbia, docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università di Genova, e Aldo Grasso, critico televisivo e docente di Storia della radio e della televisione all'Università Cattolica di Milano. Al termine prenderanno la parola anche il direttore RSI Maurizio Canetta e il presidente della Corsi Luigi Pedrazzini. Modera Maria Grazia Rabiolo.
I posti in sala sono limitati dunque occorre prenotazione a eventi@rsi.ch oppure tel. 091 803 95 84.

La Radio è uno strumento affascinante. Arriva ovunque, con discrezione, ma anche con puntualità. Trasmette informazioni, offre approfondimenti, dà spazio alla musica e alla prosa, intrattiene. Alle spalle della RSI di oggi c'è un passato ricco, intenso, meditato, di cui sono stati protagonisti a tutti gli effetti numerosi intellettuali italiani. Attorno a loro ruota “Dietro al microfono. Intellettuali italiani alla Radio svizzera (1930-1980)”. Frutto di una lunga frequentazione degli archivi radiofonici e cartacei, il volume di Valsangiacomo fa comprendere la specificità di Radio Monteceneri e della Radio svizzera di lingua italiana che fin dall'orogine hanno mantenuto saldo il legame con l'Italia. Tanti i nomi che affiorano: Delio Tessa (nel 1936 aveva portato a Lugano Benedetto Croce), Massimo Bontempelli, Giansiro Ferrata, Aldo Borlenghi nell'immediato dopoguerra; Vito Pandolfi, Vittorio Sereni, Indro Montanelli negli anni Cinquanta e Sessanta; Guido Piovene, Giorgio Bocca, Umberto Eco, nei cosiddetti anni di piombo. Se i primi sono stati chiamati a tenere conferenze, gli ultimi sono stati interpellati come opinionisti e testimoni, segno dell'evoluzione del mezzo radiofonico e quindi del loro ruolo.