Edizione n. 16 di mercoledì 25 aprile 2018

Salute

Varese, giocattoli del Comando Nato alla Pediatria Del Ponte

Pediatria
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E dopo l'apparecchiatura medicale da parte di mogli o partner, ecco arrivati alla Pediatria dell'Ospedale Filippo Del Ponte di Varese giocattoli donati da rappresentanti del Comando della caserma “Ugo Mara” di Solbiate Olona.
Lunedì 26 marzo 2018 una delegazione della sede del Comando del corpo d’armata di reazione rapida della Nato in Italia ha consegnato giocattoli per i piccoli degenti del reparto. Ad accoglierla c'erano il direttore della Pediatria, Alessandro Salvatoni, e la referente per la direzione medica, Anna Iadini.
Il gesto generoso si aggiunge alla donazione di una strumentazione medicale in favore dell’associazione Tincontro e del Reparto di neonatologia e terapia intensiva neonatale fatta recentemente dall'associazione benefica International Women’s Club, animata dalle mogli o partner del personale in servizio al Nrdc-Ita di Solbiate Olona. 

Defibrillatori, il salvavita entra negli impianti sportivi

In Lombardia ogni anno si registrano 1.400 arresti cardiaci

Ogni anno in Lombardia si registrano 1.400 arresti cardiaci, di cui circa la metà dovuta a patologie traumatiche o avvenute nelle strutture sanitarie. Questo dato del 118 basta da solo ad avvalorare la campagna regionale per la prevenzione degli arresti cardiaci avviata con il progetto “A prova di cuore”.
Gli obiettivi vanno dalla diffusione sempre più capillare dei dispositivi di rianimazione alla formazione di farmacisti e operatori fino alla sensibilizzazione dei giovani mediante spot e video anche su Youtube e Twitter. A regime, saranno circa 300 i defibrillatori semi-automatici sistemati sui mezzi di trasporto sanitario e circa 70 DAE quelli in prossimità di farmacie rurali.
Questi dati sono emersi il 22 maggio in Consiglio regionale dalla risposta dell'assessore Luciano Bresciani a un’interrogazione del consigliere Roberto Alboni (PdL). Attualmente sono complessivamente 461 i defibrillatori presenti in Lombardia, di cui 361 fissi e 50 mobili. Oltre 300 i defibrillatori installati su mezzi di trasporto e 70 presenti nelle farmacie. Inoltre 81 sono collocati in impianti sportivi, così ripartiti per provincia: Bergamo 6; Brescia 4; Como 11; Cremona 2; Lecco 1; Lodi 4; Mantova 0; Milano 29; Monza 11; Pavia 10; Sondrio 0; Varese 3. 

Lombardia, via a telecamere in case di riposo e strutture per disabili

Il provvedimento regionale incentiva l’installazione con uno stanziamento di 1 milione e 400mila euro nel 2017

Disco verde del Consiglio regionale della Lombardia, il 14 febbraio 2017, alle telecamere di videosorveglianza nelle case di riposo e nelle strutture per disabili per prevenire furti e maltrattamenti. Il provvedimento, prima firmataria Elisabetta Fatuzzo (Partito Pensionati), è stato approvato a maggioranza. Si sono astenuti i rappresentanti di M5Stelle, Partito Democratico e Patto Civico (perplessità sul ricorso a una legge specifica), contraria Chiara Cremonesi, SEL (precedenza ad altri aspetti, a partire dal riconoscimento vero delle competenze fino ai rischi professionali).
L’installazione delle telecamere non è obbligatoria. Le strutture che decideranno di farvi ricorso potranno contare, quest’anno, su uno stanziamento complessivo pari a 1milione e 400mila euro. Un emendamento del Partito Democratico, recepito dalla relatrice, prevede una compartecipazione della Regione pari almeno al 50% della spesa complessiva.
FURTI E MALTRATTAMENTI
In Lombardia attualmente sono presenti 678 residenze sanitarie assistenziali per complessivi 57.853 posti letto a contratto (quelli per cui la Regione compartecipa al pagamento della retta). Il costo medio regionale della retta giornaliera è pari a 56,18 euro, con un costo minimo medio di 48,93 euro nelle RSA della provincia di Brescia e un costo massimo di 65,67 euro in quelle della provincia di Monza e Brianza.
L’incidenza maggiore di denunce per furti e maltrattamenti subiti dagli ospiti delle RSA lombarde si riscontra a Milano e nella cintura metropolitana, dove al 31 dicembre 2016 risultavano ricoverate 17.043 persone.
AREE E AUTORIZZAZIONE
Telecamere e circuiti di videosorveglianza potranno essere collocati solo in corridoi, sale d’attesa e altre aree comuni e per l’installazione sarà necessaria l’autorizzazione dei sindacati interni. A tutela della privacy, le immagini raccolte saranno criptate e l’accesso alle registrazioni sarà possibile solo su autorizzazione dell’autorità giudiziaria.
L’elenco delle residenze sanitarie assistenziali che si doteranno di sistemi di videosorveglianza sarà pubblicato sul sito della giunta regionale. Non ci saranno incentivi premianti ai fini dell’accreditamento. 

Tumori epatici, vaccino sperimentale anche a Varese

Anche l’Università dell’Insubria partecipa a un progetto europeo avviato nel 2013

C'è anche il Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese nella sperimentazione clinica del vaccino IMA970A contro il carcinoma al fegato, messo a punto dal Consorzio Europeo HepaVac composto da tre istituti di ricerca tedeschi, uno spagnolo, uno francese, uno inglese, uno belga e coordinato dall’Istituto Tumori Pascale di Napoli. Alla fase operativa, iniziata il 29 gennaio 2018, partecipa il Laboratorio di patologia generale e immunologia diretto dal professor Roberto Accolla.
Il Progetto HepaVac è il primo progetto europeo che utilizzi un cocktail di antigeni tumorali specificamente isolati dai tumori epatici e non presenti né nelle cellule normali del fegato né in altri tumori. Iniziato alla fine del 2013, è arrivato alla sperimentazione clinica in poco più di tre anni. La sua filosofia è cercare di attivare le difese immunitarie dell’individuo portatore di tumore, costruendo un vaccino i cui componenti siano antigeni isolati direttamente dalle cellule tumorali.

PROCEDIMENTO
Il complesso procedimento di purificazione si basa in buona parte sulle scoperte fatte in questi anni anche dal gruppo del professor Accolla.
«Il carcinoma del fegato - spiega Accolla - è un tumore particolarmente aggressivo la cui patogenesi è molteplice. In particolare, infezioni croniche da virus dell’epatite B e dell’epatite C, cosi come l’alcolismo cronico possono portare all’insorgenza dell’epatocarcinoma. L’incidenza di questo tumore si colloca al sesto posto nel mondo tra tutti i tumori maligni, ma in maniera molto preoccupante addirittura al secondo posto come mortalità. L’alto indice di mortalità è dovuto al fatto che spesso le diagnosi vengono fatte in fase avanzata della malattia per la quale esistono insufficienti opzioni terapeutiche».
SPERIMENTAZIONE TRA VARESE E VERONA
La sperimentazione clinica di fase I/II del vaccino, per quanto riguarda l'ateneo varesino, sarà fatta in collaborazione con l’Ospedale Sacro Cuore di Negrar-Verona. Obiettivo primario sarà stabilire sicurezza e tollerabilità del vaccino e la sua capacità di indurre una risposta immunitaria in pazienti con tumori del fegato in fase precoce e intermedia, dopo che tali pazienti siano stati trattati con le procedure standard attuali di terapia e che siano in una fase di remissione clinica.
«L’obiettivo secondario – precisa Accolla - sarà quello di stabilire, e tutti lo speriamo, se il trattamento vaccinico sia in grado di rallentare la progressione di malattia e aumentare l’indice di sopravvivenza». 

Piemonte, rafforzate le cure alla fibrosi cistica

Ad oggi sono 422 i malati assistiti in due Aziende ospedaliere universitarie

È considerata una delle malattie genetiche rare più diffuse. Colpisce soprattutto il sistema respiratorio e quello gastrointestinale e può essere particolarmente invalidante per il carico di sintomi e per le terapie da affrontare. È la fibrosi cistica, che in Italia interessa circa 6.000 persone curate dai centri specializzati e genera 200 nuovi casi l’anno.
In Piemonte lo screening neonatale diagnostica dai 12 ai 15 nuovi casi di fibrosi cistica l’anno e ora la Regione punta a migliorare la rete di protezione. I malati sono, ad oggi, 422 e sono assistiti in due Aziende ospedaliere universitarie: l’ospedale Regina Margherita della Città della Salute di Torino, che si occupa dei minori, e il San Luigi Gonzaga di Orbassano, che assiste i pazienti adulti.
Il 29 agosto 2017 la giunta subalpina ha, su proposta dell’assessore Antonio Saitta, rafforzato la rete delle cure, istituendo il coordinamento regionale per la prevenzione e cura della malattia. Il “Coordinamento regionale fibrosi cistica” sarà composto dai responsabili clinici delle due sedi, dal coordinatore del centro unico, da rappresentanti delle Aziende sanitarie e delle associazioni dei pazienti, con lo scopo di predisporre le raccomandazioni regionali sui percorsi di cura, dalla diagnosi fino al trapianto d’organo.
«Proprio dal Piemonte - ricorda l’assessore Saitta - è arrivato nei mesi scorsi un importante contributo alla ricerca per combattere questa malattia attraverso sperimentazioni effettuate anche da un laboratorio della Scuola di Medicina di Novara. Mentre prosegue la ricerca, la Regione Piemonte intende potenziare la rete delle cure, rispondendo in maniera sempre più efficace alle nuove esigenze dei pazienti, che proprio grazie al miglioramento delle terapie ora possono contare su un’aspettativa di vita più lunga rispetto al passato». 

Origine del latte sulle etichette, storico via libera dell'Unione Europea

Indicazione obbligatoria forse già da gennaio 2017 – Tutelata l’attività anche degli allevatori del varesotto

«Provvedimento epocale, che riconosce ai consumatori e agli allevatori il diritto alla trasparenza sull’origine. Si apre una fase nuova». Così Fernando Fiori e Raffaello Betti, presidente e direttore di Coldiretti Varese, hanno commentato il via libera dell’Unione europea alla richiesta italiana di indicazione di origine obbligatoria per il latte e i prodotti lattiero-caseari.
Alle ore 24 del 13 ottobre scadevano i tre mesi dalla notifica previsti dal regolamento 1169/2011 quale termine per rispondere agli Stati membri che ritengono necessario adottare una nuova normativa in materia di informazioni sugli alimenti. Il termine è scaduto senza obiezioni e il provvedimento, sostenuto dalla Coldiretti e annunciato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal ministro delle politiche agricole Maurizio Martina nel maggio 2016 a Milano, è diventato definitivo.
L'entrata in vigore è fissata 60 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e quindi auspicabilmente dal 1° gennaio 2017, come è stato previsto per un testo analogo in Francia.
INDICAZIONI OBBLIGATORIE
Ora in etichetta dovrà essere riportata obbligatoriamente l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari. Queste le tre possibili diciture:
a) “paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte”;
b) “paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato”;
c) “paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato”.
Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato e trasformato nello stesso paese, l’indicazione di origine può essere assolta - precisa la Coldiretti - con la dicitura: “origine del latte: nome del paese”.
Se invece le operazioni indicate avvengono nei territori di più paesi membri dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere usate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi UE” per l’operazione di trasformazione.
Infine, se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell’Unione Europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi non UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi non UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi non UE” per l’operazione di trasformazione.
ALLEVAMENTI E POSTI DI LAVORO
Oltre la qualità dei prodotti made in Italy e le scelte del consumatore, la norma protegge il lavoro anche di 1,7 milioni di mucche da latte presenti in Italia – compresi 14.310 capi bovini della provincia di Varese (dati dell’Anagrafe Zootecnica Nazionale aggiornati al 30 settembre 2016).
La trasparenza, inoltre, salva dall’omologazione l’identità di ben 487 diversi tipi di formaggi tradizionali, 120 mila posti di lavoro e un fatturato di 28 miliardi di euro. 

Milano, inaugurato Centro Tiflotecnico

Persone non vedenti e ipovedenti possono trovare informazioni e testare anche strumenti e programmi informatici specifici

Vi si possono trovare bastoni bianchi e orologi parlanti, tattili e sonori, ma anche strumenti elettromedicali come misuratori di pressione parlanti e materiale per uso scolastico (cartine geografiche in rilievo, figure geometriche, righelli con riferimenti tattili, piani gomma per disegnare) e naturalmente strumenti per la scrittura, giochi, videoingranditori elettronici manuali, display e stampanti Braille.
È il Centro Regionale Tiflotecnico (per non vedenti) nato a Milano dalla cooperazione tra Consiglio Regionale Lombardo e Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti onlus e inaugurato il 10 novembre dal nuovo assessore alla Famiglia Carolina Pellegrini.
É situato presso lo stesso Consiglio Regionale e mette a disposizione strumenti e programmi informatici specifici per non vedenti e ipovedenti. Personale qualificato fornisce informazioni su una vastissima gamma di strumenti di varie tipologie e di diverse marche ed è possibile testare gli strumenti e avere tutte le delucidazioni del caso prima di procedere ad un'eventuale fornitura. 

Varese, progredisce la cura della sordità profonda infantile

Donato all'Audiovestibologia dell'Ospedale Del Ponte un sofisticato sistema per audiometria
audiovestibologia

All'Ospedale Filippo Del Ponte di Varese bambini a cui il destino poteva riservare un’esistenza da sordomuti, isolati per la difficoltà a comunicare, ora acquisiscono non solo udito e parola, ma un futuro sereno grazie anche a un'ennesima donazione.
La fondazione Il Ponte del Sorriso Onlus, guidata da Emanuela Crivellaro, ha il 24 marzo 2018 donato all’Audiovestibologia, riconosciuto quale prima eccellenza in Italia per la cura della sordità profonda infantile, un sofisticato sistema completo per audiometria infantile. La strumentazione, del valore di circa 11mila euro, permette di evidenziare e riconoscere eventuali problemi di sordità attraverso il gioco e la stimolazione.
L’esame audiometrico misura il livello di percezione del suono e si usa per studiare le malattie dell’orecchio e indagare sul sospetto di sordità. «Per un bimbo che ha problemi di udito – spiega Emanuela Crivellaro - tutto intorno è silenzioso e fatto di gesti e movimenti non accompagnati dai suoni. Imparare a conoscere il mondo attraverso le parole e i rumori, è un percorso lungo e faticoso, che deve partire il prima possibile, possibilmente entro il primo anno di età».
ESAME CON ORSETTI SU DISPLAY
Catturare l’attenzione di un bambino molto piccolo è, però, un’impresa piuttosto complicata e la donazione concorre a rimuovere questo ostacolo. Orsetti che si illuminano alternativamente e immagini proiettate su un display aumentano il coinvolgimento del bambino durante l’esame, suscitando il suo interesse e incrementando dunque la qualità della prognosi. I medici, infatti, valutando le reazioni del bambino, possono formulare diagnosi più puntuali e precise.
Samuele, due anni, è giunto alla Casa del Sorriso che ancora non sapeva camminare, con i genitori spaventati dal suo silenzio; oggi non sta zitto un attimo. La piccola Elisa ora parla e canta sia in italiano sia in cinese. Lorenzo ha emozionato i genitori fino alle lacrime quando ha pronunciato per la prima volta le parole mamma e papà. «Sono – commenta commossa Crivellaro - tanti piccoli guerrieri che hanno vinto la loro battaglia. Altri potranno vincerla presto, anche grazie alla nuova apparecchiatura».

Varese, la dialisi peritoneale diventa telematica e domiciliare

Avviata la sperimentazione all'Ospedale di Circolo
dialisi peritoneale
Varese, dialisi peritoneale

Per i pazienti affetti da insufficienza renale cronica niente più accessi ospedalieri continui, ma immutata assistenza sanitaria. All'Ospedale di Circolo di Varese è partita la sperimentazione della dialisi peritoneale domiciliare videoassistita.
Il nuovo servizio è stato presentato il 27 marzo 2018 dal direttore generale dell'Asst Sette Laghi Callisto Bravi, il direttore della Nefrologia e dialisi Giuseppe Rombolà e il direttore sanitario Carlo Alberto Tersalvi. La nuova procedura fa leva sui vantaggi della telematica. Il paziente può sottoporsi al trattamento autonomamente al proprio domicilio e, nello stesso tempo, il personale ospedaliero gli assicura un monitoraggio costante.
La differenza sostanziale sta nel fatto che i pazienti che scelgono la dialisi peritoneale vi si sottopongono a casa propria, dopo un'adeguata formazione, mentre l'emodialisi è una procedura che richiede continui accessi in ospedale. «Spesso però - sottolinea Rombolà - proprio il fatto di non venire in ospedale rende insicuri i pazienti che prediligono quindi sottoporsi ad emodialisi. La nuova metodica che stiamo sperimentando potrebbe permettere di ovviare proprio a questo inconveniente».
DURATA SPERIMENTAZIONE
Al paziente viene impiantato una sorta di catetere nel peritoneo. Quando deve sottoporsi alla procedura, ad intervalli di quattro ore, egli collega il catetere a una sacca colma di un liquido che permette di depurare l'organismo.
La procedura dura una ventina di minuti e si svolge in collegamento telematico diretto con la Dialisi dell'Ospedale di Circolo, dove il personale può intervenire in caso di necessità o nel caso in cui sia il paziente a chiedere un riscontro. «A questo primo paziente già arruolato – ha dichiarato il direttore generale Callisto Bravi - entro l'estate se ne aggiungeranno altri due. Ovviamente analizzeremo con attenzione questa prima fase sperimentale che durerà un anno e poi potremo portarla a regime».
IN LOMBARDIA 8500 PAZIENTI TOTALI
L’insufficienza renale cronica è in costante aumento in tutto il mondo. Nei Paesi occidentali la causa principale è soprattutto l’invecchiamento della popolazione, mentre nei Paesi in via di sviluppo è il diabete.
«In Lombardia – aggiunge Rombolà - ci sono poco meno di 1800 nuovi ingressi ogni anno e circa 8.500 pazienti totali in trattamento dialitico: di questi solo il 12 % esegue il trattamento al domicilio. Il nostro obiettivo è proprio quello di aumentare le cure a domicilio, cercando di migliorare la riabilitazione e quindi offrire una qualità di vita decisamente migliore rispetto all’ospedalizzazione della terapia». 

Varese, alla scoperta di virus che possono causare diabete, malattie del cuore e altre patologie

Ricerca dell’Università dell’Insubria mette in luce la presenza di agenti infettivi mutati capaci di produrre infezioni croniche progressive

In casi di diabete, miocardiopatia cronica e sindrome post-poliomielite ci possono essere enterovirus mutati capaci di produrre infezioni croniche progressive. La loro presenza è stata messa in luce dai microbiologi dell’Università dell’Insubria di Varese.
Lo studio, pubblicato il 10 luglio 2017 sulla rivista inglese Scientific Reports, è stato condotto su casi clinici dei reparti di pediatria, cardiologia e neurologia dell’Ospedale di Circolo con la collaborazione di un virologo della Food and Drug Administration americana e di un diabetologo dell’Università di Miami. La ricerca prosegue a Varese con il sostegno del ministero della Salute italiano e con un finanziamento americano.
CHE COSA SONO GLI ENTEROVIRUS
Gli enterovirus sono tra gli agenti infettivi più diffusi in tutto il mondo, comprendono almeno 110 tipi diversi di virus e si trasmettono nella popolazione per via fecale-orale, ma anche per via respiratoria. Se si aggiunge che alla loro vastità s’abbina anche una notevole variabilità genetica, si capisce subito perché la loro identificazione sia particolarmente complessa.
Il virologo Konstantin Chumakov della Food and Drug Administration americana ha confermato i risultati ottenuti a Varese sequenziando i genomi virali con metodi sviluppati ad hoc ed ha anche effettuato un’analisi filogenetica utilizzando un database dei genomi degli enterovirus che lui stesso ha prodotto.
NUOVE PROCEDURE DIAGNOSTICHE
«Per questa ricerca - ha spiegato il professor Antonio Toniolo, ordinario di Microbiologia medica nell’ateneo varesino - sono state messe a punto nuove procedure diagnostiche che si basano sull’integrazione di metodi per isolare i virus in colture di cellule, per sequenziare i genomi virali, per evidenziare le proteine dei virus nei campioni biologici. Questo approccio particolare ha dimostrato che infezioni croniche da enterovirus possono rappresentare un’importante causa di disturbi endocrini, cardiaci e neurologici a lenta evoluzione» 
SOGGETTI COLPITI E PERSISTENZA
I risultati ottenuti a Varese sono stati confermati dal virologo Konstantin Chumakov della Food and Drug Administration americana. Oltre a sequenziare i genomi virali con metodi sviluppati ad hoc, ha anche effettuato un’analisi filogenetica, utilizzando un database dei genomi degli enterovirus che lui stesso ha prodotto.
Nel loro insieme i risultati indicano che i poliovirus (enterovirus della specie C) possono persistere per almeno 80 anni nei soggetti colpiti da poliomielite. Altri tipi di enterovirus (delle specie A e B) sono presenti in soggetti con diabete o con miocardiopatie croniche.
Lo studio segue recenti pubblicazioni dell’équipe del professor Toniolo riguardanti il ruolo eziologico delle infezioni virali nel diabete e in altre patologie croniche. Questi lavori sono apparsi su Pediatric Diabetes, Diabetologia, Scientific Reports e sul volume di Springer “Diabetes and Viruses”.
RISULTATI CLINICI E PROSPETTIVE ANTIVIRALI
I risultati mettono a disposizione dei clinici un nuovo metodo per identificare precocemente gli individui cronicamente infettati con tipi diversi di enterovirus. «Gli individui infetti – ha aggiunto il professor Toniolo - potranno essere tenuti in osservazione per diagnosticare eventuali forme di diabete, di miocardiopatie, di patologie neurologiche e curarle il più precocemente possibile. In secondo luogo, è oggi possibile pensare all’uso di farmaci antivirali per ridurre il danno conseguente alle infezioni virali già in atto. In terzo luogo - nell’ambito di collaborazioni internazionali che l’Università dell’Insubria mantiene da tempo – si potranno identificare tipi di enterovirus con tendenza particolare a produrre danni del pancreas endocrino, del miocardio, oppure dei motoneuroni. Questi studi potranno aprire una via per la formulazione di vaccini antivirali specifici».