Edizione n.9 di mercoledì 20 marzo 2019

Salute

Defibrillatori, il salvavita entra negli impianti sportivi

In Lombardia ogni anno si registrano 1.400 arresti cardiaci

Ogni anno in Lombardia si registrano 1.400 arresti cardiaci, di cui circa la metà dovuta a patologie traumatiche o avvenute nelle strutture sanitarie. Questo dato del 118 basta da solo ad avvalorare la campagna regionale per la prevenzione degli arresti cardiaci avviata con il progetto “A prova di cuore”.
Gli obiettivi vanno dalla diffusione sempre più capillare dei dispositivi di rianimazione alla formazione di farmacisti e operatori fino alla sensibilizzazione dei giovani mediante spot e video anche su Youtube e Twitter. A regime, saranno circa 300 i defibrillatori semi-automatici sistemati sui mezzi di trasporto sanitario e circa 70 DAE quelli in prossimità di farmacie rurali.
Questi dati sono emersi il 22 maggio in Consiglio regionale dalla risposta dell'assessore Luciano Bresciani a un’interrogazione del consigliere Roberto Alboni (PdL). Attualmente sono complessivamente 461 i defibrillatori presenti in Lombardia, di cui 361 fissi e 50 mobili. Oltre 300 i defibrillatori installati su mezzi di trasporto e 70 presenti nelle farmacie. Inoltre 81 sono collocati in impianti sportivi, così ripartiti per provincia: Bergamo 6; Brescia 4; Como 11; Cremona 2; Lecco 1; Lodi 4; Mantova 0; Milano 29; Monza 11; Pavia 10; Sondrio 0; Varese 3. 

Varese, sempre attivo il volontariato sociale

Donati dal Lions Club Varese Insubria un ventilatore polmonare mobile per neonati e dall'Associazione Sulle Ali un ecografo portatile per le cure palliative
ventilatore Lions
donazione ecografo

Un ventilatore polmonare mobile di ultima generazione per neonati con difficoltà respiratorie e un ecografo portatile per le cure palliative sono le ultime - in ordine di tempo - donazioni alla sanità pubblica di Varese da parte del volontariato sociale.
All'Ospedale Del Ponte, il 26 febbraio 2019, il Lions Club Varese Insubria ha donato un ventilatore polmonare mobile. Serve ad aiutare il trasporto d'emergenza dei bambini della fascia d'età più fragile - tra zero e tre anni - affetti da gravi patologie polmonari e bisognosi di ventilazione meccanica. All'acquisto del ventilatore ha collaborato la Fondazione Comunitaria del Varesotto onlus. Il Centro di terapia intensiva neonatale dell'Ospedale Del Ponte, diretto dal professor Massimo Agosti, è attivo 24/h ed è uno dei nove Hub sanitari lombardi che fornisce un servizio di eccellenza per tutto il territorio del Varesotto.
Consente invece di praticare diagnosi e terapia in ambito sia ambulatoriale sia domiciliare l'ecografo portatile - dotato di sonde e accessori - donato il 1° marzo dall’Associazione Sulle Ali al reparto Cure palliative e terapia del dolore dell'Azienda sociosanitaria Sette Laghi dell'Ospedale di Circolo di Varese, diretta dal dottor Gianpaolo Fortini. «Il personale medico – ha dichiarato Fortini - potrà raggiungere agevolmente ogni paziente e in particolare il paziente a domicilio ed effettuare una serie di procedure diagnostico-terapeutiche in completa sicurezza al domicilio del paziente, evitando spostamenti impegnativi e faticosi per lo stesso e la sua famiglia. Questo aspetto diventa ancora più rilevante, se si pensa che nel 2018 abbiamo erogato cure domiciliari, per 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, a favore di 362 malati, per un totale di 20.448 giornate di presa in carico».
L’associazione Sulle Ali affianca e sostiene la Struttura di Cure palliative, hospice e terapia del dolore fin dalla sua nascita. «Noi siamo felici - spiega il presidente Giovanni Verga - di soddisfare i desiderata dei nostri medici perché sono i desiderata dei nostri pazienti e sentiamo di dover continuare a farlo perché lo dobbiamo al nostro ospedale. Non dimentichiamoci che ci sono due tipi di medici: il medico che guarisce e il medico che accompagna. Quando il primo finisce il suo lavoro, il secondo inizia, e a quest'ultimo si apre un mondo di possibilità in cui costruire un bel percorso. A Varese questo succede e non è cosa da poco».

Lombardia. robot in sala operatoria

robot

Da Busto Arsizio a Milano e Pavia avanza la medicina del futuro grazie a nuovi strumenti di diagnosi, analisi, registrazione e conservazione delle informazioni sanitarie e alla formazione di nuove equipe.
Viene impiegato per il trattamento del tumore alla prostata, coadiuvando il chirurgo con vantaggi da una minore necessità di trasfusioni a un'attenuazione del dolore post-operatorio fino ai tempi di degenza spesso dimezzati. In più, consente anche il trattamento di tumori al rene e, all'orizzonte, potrà essere impiegato per le patologie del colon-retto. È il robot chirurgico 'da Vinci X' - il primo sistema di questo modello in Lombardia, il secondo in Italia – che opera, letteralmente, all'Urologia dell'Istituto Humanitas Mater Domini di Castellanza (Varese), parte del gruppo Humanitas.
Tra robot chirurgici, intelligenza artificiale per le diagnosi e organi stampati in 3D, la medicina del futuro in Lombardia è già di casa, potendo contare su tecnologie all'avanguardia sia nella ricerca, sia nella pratica clinica. È quanto emerge dall'approfondimento settimanale di#LombardiaSpeciale, pubblicato sul sito www.lombardiaspeciale.regione.lombardia.it. A Pavia, altro esempio, il Policlinico San Matteo può vantare il primo laboratorio clinico in Italia di stampa 3D, a disposizione degli specialisti per pianificare in modo più preciso gli interventi chirurgici, insegnare ai giovani medici e farli esercitare.
MEDICINA PERSONALIZZATA
«In Lombardia - ha spiegato l'assessore regionale alla ricerca Fabrizio Sala - stiamo puntando molto sulla medicina personalizzata. Tramite lo sviluppo di nuovi strumenti di diagnosi, analisi, registrazione e conservazione delle informazioni sanitarie e la formazione di nuove equipe capaci di integrare professionalità aggiornate e di nuovi percorsi di cura negli ospedali saremo sempre più in grado di fornire cure ad hoc ad un costo inferiore».
A Milano l'Istituto cardiologico Monzino sta considerando l'ipotesi di creare un'unità di machine learning in cui bioingegneri possano applicare l'intelligenza artificiale all'imaging cardiaco, ovvero a tutti gli esami che si basano su immagini. I super computer sono infatti in grado di elaborare l'enorme quantità di dati clinici, di laboratori e da immagini ormai a disposizione sul cuore per produrre una diagnosi e, automaticamente, suggerire al medico le scelte terapeutiche più appropriate per il singolo paziente.
«L'innovazione è una componente strategica e fondamentale - ha commentato l'assessore al welfare, Giulio Gallera - nel percorso di presa in carico complessivo e globale del paziente che Regione Lombardia sta attuando». Sempre a Milano, l'ospedale San Raffaele ha acquisito una piattaforma di intelligenza artificiale, che analizzerà banche dati, riviste e volumi per elaborare mappe concettuali e scoprire nuovi collegamenti utili alla ricerca scientifica. 

Lombardia, via a telecamere in case di riposo e strutture per disabili

Il provvedimento regionale incentiva l’installazione con uno stanziamento di 1 milione e 400mila euro nel 2017

Disco verde del Consiglio regionale della Lombardia, il 14 febbraio 2017, alle telecamere di videosorveglianza nelle case di riposo e nelle strutture per disabili per prevenire furti e maltrattamenti. Il provvedimento, prima firmataria Elisabetta Fatuzzo (Partito Pensionati), è stato approvato a maggioranza. Si sono astenuti i rappresentanti di M5Stelle, Partito Democratico e Patto Civico (perplessità sul ricorso a una legge specifica), contraria Chiara Cremonesi, SEL (precedenza ad altri aspetti, a partire dal riconoscimento vero delle competenze fino ai rischi professionali).
L’installazione delle telecamere non è obbligatoria. Le strutture che decideranno di farvi ricorso potranno contare, quest’anno, su uno stanziamento complessivo pari a 1milione e 400mila euro. Un emendamento del Partito Democratico, recepito dalla relatrice, prevede una compartecipazione della Regione pari almeno al 50% della spesa complessiva.
FURTI E MALTRATTAMENTI
In Lombardia attualmente sono presenti 678 residenze sanitarie assistenziali per complessivi 57.853 posti letto a contratto (quelli per cui la Regione compartecipa al pagamento della retta). Il costo medio regionale della retta giornaliera è pari a 56,18 euro, con un costo minimo medio di 48,93 euro nelle RSA della provincia di Brescia e un costo massimo di 65,67 euro in quelle della provincia di Monza e Brianza.
L’incidenza maggiore di denunce per furti e maltrattamenti subiti dagli ospiti delle RSA lombarde si riscontra a Milano e nella cintura metropolitana, dove al 31 dicembre 2016 risultavano ricoverate 17.043 persone.
AREE E AUTORIZZAZIONE
Telecamere e circuiti di videosorveglianza potranno essere collocati solo in corridoi, sale d’attesa e altre aree comuni e per l’installazione sarà necessaria l’autorizzazione dei sindacati interni. A tutela della privacy, le immagini raccolte saranno criptate e l’accesso alle registrazioni sarà possibile solo su autorizzazione dell’autorità giudiziaria.
L’elenco delle residenze sanitarie assistenziali che si doteranno di sistemi di videosorveglianza sarà pubblicato sul sito della giunta regionale. Non ci saranno incentivi premianti ai fini dell’accreditamento. 

Varese, trapianto reni da pazienti sieropositivi, avanguardia dell'Ospedale di Circolo

Nel 2017 primo centro in Europa ad eseguire l'intervento
Varese,  trapianto reni da pazienti sieropositivi, avanguardia dell'Ospedale di Circolo

Correva l'anno 2017 e a Varese due donne costrette alla dialisi poterono tornare ad una vita piena grazie alla donazione di rene da paziente, anche lui, sieropositivo. Da allora altra acqua è passata sotto i ponti e, sempre all'Ospedale di Circolo, altre due analoghe operazioni hanno restituito vitalità ad altre persone dopo l'aggiornamento normativo su tale tipo di donazioni.
«Questa possibilità – spiega il professor Paolo Grossi, direttore del Dipartimento trapianti dell'Asst dei Sette Laghi oltre che della struttura di Malattie infettive dell'Ospedale di Circolo di Varese - non è solo una buona notizia per i pazienti che, grazie alla disponibilità di questi organi, possono tornare alla vita, ma lo è anche per tutti coloro che sono affetti da HIV. La possibilità di essere donatori di organi è infatti un passo in avanti importantissimo contro lo stigma».

LEGGE AGGIORNATA
In Italia, fino al febbraio 2018, le donazioni di organi da pazienti sieropositivi non erano ammesse e il caso del 2017 fu possibile solo dopo autorizzazione a procedere, in deroga alla normativa, chiesta al Ministero della salute. Ed ecco l'episodio ricordato dal professor Grossi, che in questi giorni ha pubblicato su Intensive Care Medicine un articolo scientifico sul tema "Challenges in solid organ transplantation in people living with HIV". «Avevo - racconta - due pazienti, entrambe positive all'Hiv, che necessitavano di un rene nuovo e proprio in quei giorni, in qualità di Second opinion infettivologica nazionale del Centro Nazionale Trapianti, mi viene segnalato un potenziale donatore, anche lui sieropositivo. Il discorso con l'allora ministro della Salute era già stato avviato. Non ho quindi perso tempo e ho chiesto l'autorizzazione a procedere. E così, due donne costrette alla dialisi hanno potuto tornare ad una vita piena».
Dopo l'entrata in vigore della nuova legge all'Ospedale di Circolo di Varese sono stati eseguiti con successo altri due trapianti di reni donati da pazienti sieropositivi. «Non sono molti – conclude Grossi - gli ospedali abilitati ad eseguire questo tipo di trapianti e ancora meno sono quelli che lo hanno già fatto. Varese è uno di quei pochi, grazie alla grande professionalità dei molti specialisti coinvolti, a partire dall'équipe chirurgica diretta dal professor Giulio Carcano».
Nella foto: il prof. Paolo Grossi

Cyberbullismo, parla il papà della prima vittima dei social

Venerdì 15 marzo incontro a Luino, al mattino, con gli studenti e a Germignaga, la sera, con la cittadinanza
locandina_cyberbullismo

Doppio incontro sulla prevenzione del cyberbullismo, venerdì 15 marzo 2019 (ore 20,45), tra Luino e Germignaga, organizzato dal Comune di Luino con i Comuni del Distretto in collaborazione con Fondazione Carolina e Associazione Pepita onlus.
Il dottor Paolo Picchio, padre della prima vittima di cyberbullismo, e un educatore di Pepita onlus, referente del progetto sviluppato con le scuole, interverranno, al mattino, al Cinema Teatro Sociale esclusivamente per gli studenti delle scuole secondarie superiori, e, la sera, per l’intera cittadinanza nella Colonia Elioterapica di Germignaga.

LA TRAGEDIA DI CAROLINA
«All’inizio del 2013 – ricorda l'assessora ai Servizi sociali di Luino Caterina Franzetti - la vita di Paolo Picchio cambia profondamente. Carolina, la figlia di soli 14 anni, una ragazza intelligente, sportiva e altruista, si toglie la vita. Troppo grande è l’umiliazione di vedersi in un video mentre, priva di coscienza, alcuni suoi coetanei giocavano con il suo corpo mimando atti sessuali. Troppo pesante per lei leggere il giorno dopo tutti quegli insulti postati sui social che rilanciavano quelle immagini e al centro di quelle offese migliaia di commenti di persone che nemmeno conosceva.
«Lei si trova nel centro di una attenzione morbosa virale: il peso è insostenibile da sopportare e sceglie di chiudere la propria vita lasciando un messaggio finale potente: “Le parole fanno più male delle botte. Ciò che è accaduto a me non deve più succedere a nessuno”. Parole che il papà raccoglie e fa sue, iniziando un percorso al servizio dei ragazzi perché davvero il dolore che ha provato non debba più provarlo nessuno. Da allora, il padre Paolo porta la testimonianza nelle scuole ad alunni e docenti».
PREVENZIONE DI COMUNI E SCUOLA
Che cosa a Luino si fa in tema di prevenzione contro il bullismo da parte di amministrazione civica e scuola? Ecco come lo riassume Caterina Franzetti:
«Si amplia la rete di collaborazione fra Comuni e scuola nell’ambito della legge 285/97 (diritti per infanzia e l’adolescenza), viene finanziato e rinnovato l’impegno fra le parti per dare continuità al percorso già iniziato e che ha portato i ragazzi a conoscere gli aspetti e i rischi che può comportare un uso improprio della rete.
«Sono stati coinvolti ben 33 classi e 600 ragazzi. L’indiscussa capacità dell’Associazione Pepita Onlus ha messo a disposizione esperti nella progettazione, realizzazione, valutazione di interventi educativi, quindi specializzata da oltre dieci anni nella prevenzione del bullismo in tutte le sue manifestazioni. Al percorso, iniziato due anni fa con gli istituti comprensivi di Luino e Germignaga, si aggiungono il Comprensivo di Mesenzana e l’Educandato di Roggiano. La lettura che possiamo dare è che nel territorio sia presente la consapevolezza di approfondire il problema e, allo stesso tempo, la richiesta di avere supporti e strumenti adeguati per dare ai ragazzi le conoscenze e informazioni per non finire in situazioni e incontri spiacevoli sul web.
«Il nuovo progetto vuole porre una particolare attenzione sul rischio di isolamento, dove spesso si trovano i ragazzi, troppo immersi nei social. La conseguenza è la perdita delle relazioni vere. In questo momento, prima di riprendere il nuovo ciclo educativo con le scuole, abbiamo voluto proporre una testimonianza di chi ha vissuto come padre l’esperienza della figlia, morta suicida, vittima di una “ragazzata” fatta sui social».

Piemonte, rafforzate le cure alla fibrosi cistica

Ad oggi sono 422 i malati assistiti in due Aziende ospedaliere universitarie

È considerata una delle malattie genetiche rare più diffuse. Colpisce soprattutto il sistema respiratorio e quello gastrointestinale e può essere particolarmente invalidante per il carico di sintomi e per le terapie da affrontare. È la fibrosi cistica, che in Italia interessa circa 6.000 persone curate dai centri specializzati e genera 200 nuovi casi l’anno.
In Piemonte lo screening neonatale diagnostica dai 12 ai 15 nuovi casi di fibrosi cistica l’anno e ora la Regione punta a migliorare la rete di protezione. I malati sono, ad oggi, 422 e sono assistiti in due Aziende ospedaliere universitarie: l’ospedale Regina Margherita della Città della Salute di Torino, che si occupa dei minori, e il San Luigi Gonzaga di Orbassano, che assiste i pazienti adulti.
Il 29 agosto 2017 la giunta subalpina ha, su proposta dell’assessore Antonio Saitta, rafforzato la rete delle cure, istituendo il coordinamento regionale per la prevenzione e cura della malattia. Il “Coordinamento regionale fibrosi cistica” sarà composto dai responsabili clinici delle due sedi, dal coordinatore del centro unico, da rappresentanti delle Aziende sanitarie e delle associazioni dei pazienti, con lo scopo di predisporre le raccomandazioni regionali sui percorsi di cura, dalla diagnosi fino al trapianto d’organo.
«Proprio dal Piemonte - ricorda l’assessore Saitta - è arrivato nei mesi scorsi un importante contributo alla ricerca per combattere questa malattia attraverso sperimentazioni effettuate anche da un laboratorio della Scuola di Medicina di Novara. Mentre prosegue la ricerca, la Regione Piemonte intende potenziare la rete delle cure, rispondendo in maniera sempre più efficace alle nuove esigenze dei pazienti, che proprio grazie al miglioramento delle terapie ora possono contare su un’aspettativa di vita più lunga rispetto al passato». 

Origine del latte sulle etichette, storico via libera dell'Unione Europea

Indicazione obbligatoria forse già da gennaio 2017 – Tutelata l’attività anche degli allevatori del varesotto

«Provvedimento epocale, che riconosce ai consumatori e agli allevatori il diritto alla trasparenza sull’origine. Si apre una fase nuova». Così Fernando Fiori e Raffaello Betti, presidente e direttore di Coldiretti Varese, hanno commentato il via libera dell’Unione europea alla richiesta italiana di indicazione di origine obbligatoria per il latte e i prodotti lattiero-caseari.
Alle ore 24 del 13 ottobre scadevano i tre mesi dalla notifica previsti dal regolamento 1169/2011 quale termine per rispondere agli Stati membri che ritengono necessario adottare una nuova normativa in materia di informazioni sugli alimenti. Il termine è scaduto senza obiezioni e il provvedimento, sostenuto dalla Coldiretti e annunciato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal ministro delle politiche agricole Maurizio Martina nel maggio 2016 a Milano, è diventato definitivo.
L'entrata in vigore è fissata 60 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e quindi auspicabilmente dal 1° gennaio 2017, come è stato previsto per un testo analogo in Francia.
INDICAZIONI OBBLIGATORIE
Ora in etichetta dovrà essere riportata obbligatoriamente l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari. Queste le tre possibili diciture:
a) “paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte”;
b) “paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato”;
c) “paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato”.
Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato e trasformato nello stesso paese, l’indicazione di origine può essere assolta - precisa la Coldiretti - con la dicitura: “origine del latte: nome del paese”.
Se invece le operazioni indicate avvengono nei territori di più paesi membri dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere usate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi UE” per l’operazione di trasformazione.
Infine, se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell’Unione Europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi non UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi non UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi non UE” per l’operazione di trasformazione.
ALLEVAMENTI E POSTI DI LAVORO
Oltre la qualità dei prodotti made in Italy e le scelte del consumatore, la norma protegge il lavoro anche di 1,7 milioni di mucche da latte presenti in Italia – compresi 14.310 capi bovini della provincia di Varese (dati dell’Anagrafe Zootecnica Nazionale aggiornati al 30 settembre 2016).
La trasparenza, inoltre, salva dall’omologazione l’identità di ben 487 diversi tipi di formaggi tradizionali, 120 mila posti di lavoro e un fatturato di 28 miliardi di euro. 

Milano, inaugurato Centro Tiflotecnico

Persone non vedenti e ipovedenti possono trovare informazioni e testare anche strumenti e programmi informatici specifici

Vi si possono trovare bastoni bianchi e orologi parlanti, tattili e sonori, ma anche strumenti elettromedicali come misuratori di pressione parlanti e materiale per uso scolastico (cartine geografiche in rilievo, figure geometriche, righelli con riferimenti tattili, piani gomma per disegnare) e naturalmente strumenti per la scrittura, giochi, videoingranditori elettronici manuali, display e stampanti Braille.
È il Centro Regionale Tiflotecnico (per non vedenti) nato a Milano dalla cooperazione tra Consiglio Regionale Lombardo e Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti onlus e inaugurato il 10 novembre dal nuovo assessore alla Famiglia Carolina Pellegrini.
É situato presso lo stesso Consiglio Regionale e mette a disposizione strumenti e programmi informatici specifici per non vedenti e ipovedenti. Personale qualificato fornisce informazioni su una vastissima gamma di strumenti di varie tipologie e di diverse marche ed è possibile testare gli strumenti e avere tutte le delucidazioni del caso prima di procedere ad un'eventuale fornitura. 

Varese, alla scoperta di virus che possono causare diabete, malattie del cuore e altre patologie

Ricerca dell’Università dell’Insubria mette in luce la presenza di agenti infettivi mutati capaci di produrre infezioni croniche progressive

In casi di diabete, miocardiopatia cronica e sindrome post-poliomielite ci possono essere enterovirus mutati capaci di produrre infezioni croniche progressive. La loro presenza è stata messa in luce dai microbiologi dell’Università dell’Insubria di Varese.
Lo studio, pubblicato il 10 luglio 2017 sulla rivista inglese Scientific Reports, è stato condotto su casi clinici dei reparti di pediatria, cardiologia e neurologia dell’Ospedale di Circolo con la collaborazione di un virologo della Food and Drug Administration americana e di un diabetologo dell’Università di Miami. La ricerca prosegue a Varese con il sostegno del ministero della Salute italiano e con un finanziamento americano.
CHE COSA SONO GLI ENTEROVIRUS
Gli enterovirus sono tra gli agenti infettivi più diffusi in tutto il mondo, comprendono almeno 110 tipi diversi di virus e si trasmettono nella popolazione per via fecale-orale, ma anche per via respiratoria. Se si aggiunge che alla loro vastità s’abbina anche una notevole variabilità genetica, si capisce subito perché la loro identificazione sia particolarmente complessa.
Il virologo Konstantin Chumakov della Food and Drug Administration americana ha confermato i risultati ottenuti a Varese sequenziando i genomi virali con metodi sviluppati ad hoc ed ha anche effettuato un’analisi filogenetica utilizzando un database dei genomi degli enterovirus che lui stesso ha prodotto.
NUOVE PROCEDURE DIAGNOSTICHE
«Per questa ricerca - ha spiegato il professor Antonio Toniolo, ordinario di Microbiologia medica nell’ateneo varesino - sono state messe a punto nuove procedure diagnostiche che si basano sull’integrazione di metodi per isolare i virus in colture di cellule, per sequenziare i genomi virali, per evidenziare le proteine dei virus nei campioni biologici. Questo approccio particolare ha dimostrato che infezioni croniche da enterovirus possono rappresentare un’importante causa di disturbi endocrini, cardiaci e neurologici a lenta evoluzione» 
SOGGETTI COLPITI E PERSISTENZA
I risultati ottenuti a Varese sono stati confermati dal virologo Konstantin Chumakov della Food and Drug Administration americana. Oltre a sequenziare i genomi virali con metodi sviluppati ad hoc, ha anche effettuato un’analisi filogenetica, utilizzando un database dei genomi degli enterovirus che lui stesso ha prodotto.
Nel loro insieme i risultati indicano che i poliovirus (enterovirus della specie C) possono persistere per almeno 80 anni nei soggetti colpiti da poliomielite. Altri tipi di enterovirus (delle specie A e B) sono presenti in soggetti con diabete o con miocardiopatie croniche.
Lo studio segue recenti pubblicazioni dell’équipe del professor Toniolo riguardanti il ruolo eziologico delle infezioni virali nel diabete e in altre patologie croniche. Questi lavori sono apparsi su Pediatric Diabetes, Diabetologia, Scientific Reports e sul volume di Springer “Diabetes and Viruses”.
RISULTATI CLINICI E PROSPETTIVE ANTIVIRALI
I risultati mettono a disposizione dei clinici un nuovo metodo per identificare precocemente gli individui cronicamente infettati con tipi diversi di enterovirus. «Gli individui infetti – ha aggiunto il professor Toniolo - potranno essere tenuti in osservazione per diagnosticare eventuali forme di diabete, di miocardiopatie, di patologie neurologiche e curarle il più precocemente possibile. In secondo luogo, è oggi possibile pensare all’uso di farmaci antivirali per ridurre il danno conseguente alle infezioni virali già in atto. In terzo luogo - nell’ambito di collaborazioni internazionali che l’Università dell’Insubria mantiene da tempo – si potranno identificare tipi di enterovirus con tendenza particolare a produrre danni del pancreas endocrino, del miocardio, oppure dei motoneuroni. Questi studi potranno aprire una via per la formulazione di vaccini antivirali specifici».