Edizione n.19 di mercoledì 2 giugno 2020

Salute

INTERVENTO - Piccoli ospedali, Corte dei Conti: «No allo smantellamento»

Uncem: «Finalmente il monito che aspettavamo. Da dieci anni ci opponiamo alla riduzione dei servizi e alle concentrazioni urbane»

Una sanità efficiente e a misura di paziente non passa per il taglio di personale medico e posti letto né per lo smantellamento degli ospedali, come, lustri fa, si ventilò nel Varesotto con la chiusura dell'ospedale di Cuasso al Monte o con l'ipotesi di un nuovo nosocomio a Cassano Valcuvia al posto di quelli di Luino e Cittiglio. «C’è poco da stupirsi se la Corte dei Conti dice che negli ultimi otto anni oltre 9.000 medici italiani sono andati a lavorare all’estero. Certamente questo è dovuto ai tagli nella sanità pubblica ma anche al fatto che il privato non offre contratti di lavoro stabili ai nostri medici» ha commentato il capogruppo M5S Lombardia Marco Fumagalli.
Primo baluardo della salute è «una adeguata rete di assistenza sanitaria sul territorio». È questa la parola della Corte dei Conti nell'ultimo Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica, che l'Uncem nazionale (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) commenta in una sua nota del 30 maggio 2020 di seguito integralmente riportata.

«PRIMO FRONTE DISARMATO»

«Una adeguata rete di assistenza sanitaria sul territorio non è solo una questione di civiltà a fronte delle difficoltà del singolo e delle persone con disabilità e cronicità, ma rappresenta l'unico strumento di difesa per affrontare e contenere con rapidità fenomeni come quello che stiamo combattendo». Lo scrive la Corte dei Conti in un approfondimento sulla sanità contenuto nell'ultimo Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica. Ed è quello che Uncem ripete da almeno dieci anni - evidenzia il presidente nazionale dell'Unione dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani, Marco Bussone, accogliendo positivamente quanto scritto nel report -. Viene data ragione a centinaia di Amministratori che si sono opposti alle chiusure di ospedali e alla riduzione dei servizi nelle valli alpine e appenniniche. Ricordiamo bene quanto il past president Enrico Borghi ha evidenziato in molte occasioni, provando con la Strategia nazionale Aree interne a modificare parametri non adeguati, previsti per standard ospedalieri e di altri servizi. La montagna ha bisogno di numeri peculiari, riconosciuti e riconoscibili. Lo abbiamo sempre detto che nelle valli occorre dare risposte alle esigenze delle comunità con ospedali efficienti, soccorso in emergenza efficace, piani delle cronicità che facciano leva su una fitta rete di medici di base, oggi troppo carente.
L'insufficienza delle risorse destinate al territorio ha reso più tardivo e ha fatto trovare disarmato il primo fronte che doveva potersi opporre al dilagare della malattia e che si è trovato esso stesso coinvolto nelle difficoltà della popolazione, pagando un prezzo in termini di vite molto alto. Una attenzione a questi temi - scrive ancora la Corte dei Conti - si è vista nell'ultima legge di bilancio con la previsione di fondi per l'acquisto di attrezzature per gli ambulatori di medicina generale, ma dovrà essere comunque implementata superata la crisi, così come risorse saranno necessarie per gli investimenti diretti a riportare le strutture sanitarie ad efficienza.
«CONCENTRAZIONE E IMPOVERIMENTO»
Quello della Corte è un monito che è fondamentale anche per attuare il Decreto Calabria ove afferma che si possono dare incentivi ai medici di base che restano con i loro studi sui territori - aggiunge Marco Bussone - Perché, sempre citando la Corte, la concentrazione delle cure nei grandi ospedali verificatasi negli ultimi anni e il conseguente impoverimento del sistema di assistenza sul territorio, divenuto sempre meno efficace, ha lasciato la popolazione italiana senza protezioni adeguate di fronte all'emergenza Covid.
Uncem e i Sindaci avevano, hanno ragione. Ora lavoriamo con le Istituzioni, come detto qualche giorno fa con il Ministro Boccia, per rivedere i livelli essenziali delle prestazioni sanitarie alla luce di covid e definire percorsi che facciano sentire tutti sicuri, con le adeguate cure, all'interno di opportuni piani regionali coordinati con il Ministero della Salute. Servono le reti. Perché la crisi, spiega la Corte, ha messo in luce anche, e soprattutto, i rischi insiti nel ritardo con cui ci si è mossi per rafforzare le strutture territoriali, a fronte del forte sforzo operato per il recupero di più elevati livelli di efficienza e di appropriatezza nell'utilizzo delle strutture di ricovero.
UNCEM - Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani 

Varese, riparte l'attività ambulatoriale

Dal 3 giugno nell'Asst dei Sette Laghi accoglienza dei pazienti con visite ed esami già prenotati

Da mercoledì 3 giugno 2020, gli ambulatori dell'Asst dei Sette Laghi di Varese torneranno ad accogliere i pazienti che hanno appuntamenti già prenotati, sia visite, sia esami, nel rispetto delle regole per il contenimento del contagio. Riparte così l'attività ambulatoriale che, durante i tre mesi di emergenza covid, è stata limitata all'erogazione delle prestazioni con maggiore priorità. «Progressivamente – spiega una nota aziendale - si procederà a rimodulare l'organizzazione dei singoli ambulatori, così da recuperare gradualmente le prestazioni sospese nella fase 1: saranno i rispettivi reparti o le sedi ambulatoriali a contattare i pazienti coinvolti per riprogrammare l'appuntamento che, in alcuni casi, potrà svolgersi tramite teleconsulenza».

Parallelamente, sarà di nuovo possibile prenotare. Al riguardo, l'Asst Sette Laghi invita i cittadini a rivolgersi preferibilmente ai canali di prenotazione tramite telefono (Call Center Regionale 800.638.638 da rete fissa, 02.999599 da cellulare) o online collegandosi al sito https://prenotasalute.regione.lombardia.it/sito/.
Gli accessi a cup, punti prelievo e, in generale, a tutti gli ambulatori aziendali dovranno avvenire nel pieno rispetto delle regole per la limitazione della diffusione del contagio.

ORGANIZZAZIONE E CIVISMO
La prevenzione del rischio contagio comporta necessariamente una riduzione delle prestazioni erogabili rispetto alla situazione pre-covid. «Ogni direttore di struttura – precisa l'azienda - ha dovuto stimare il numero di prestazioni che si possono offrire, distribuendole su un orario più ampio. Sarà quindi inevitabile che i tempi di attesa si dilatino e sarà probabile che alcuni appuntamenti già fissati debbano essere riprogrammati per evitare assembramenti nelle sale d'attesa».
Non poco potranno giovare il civismo e la collaborazione dei cittadini. Sarà importante non solo ridurre al minimo indispensabile gli accessi nelle strutture, in particolare per le prenotazioni, ma anche avvisare preventivamente il reparto o la sede ambulatoriale se non ci si presenterà all'appuntamento, consentendo così alla struttura di utilizzare quel posto in agenda per chiamare un altro paziente.
NUOVE SOLUZIONI ORGANIZZATIVE
L'Asst Sette Laghi rende noto che sta lavorando a nuove soluzioni tecnologiche e organizzative che permetteranno gradualmente di potenziare l'attività ambulatoriale, garantendo al contempo il pieno rispetto delle norme sulla sicurezza per operatori e utenti. In particolare, a breve sarà attivato un call center aziendale per ampliare la possibilità di prenotare per via telefonica.
«Nel medio periodo – rende noto l'azienda - verrà introdotta la possibilità per il cittadino di prenotare autonomamente le prestazioni con canali digitali (Internet, totem, app). Stiamo inoltre lavorando per rendere prenotabili i prelievi e i posti in coda al cup per limitare gli assembramenti e rendere più veloce e agevole l'accesso ai servizi». 

Defibrillatori, il salvavita entra negli impianti sportivi

In Lombardia ogni anno si registrano 1.400 arresti cardiaci

Ogni anno in Lombardia si registrano 1.400 arresti cardiaci, di cui circa la metà dovuta a patologie traumatiche o avvenute nelle strutture sanitarie. Questo dato del 118 basta da solo ad avvalorare la campagna regionale per la prevenzione degli arresti cardiaci avviata con il progetto “A prova di cuore”.
Gli obiettivi vanno dalla diffusione sempre più capillare dei dispositivi di rianimazione alla formazione di farmacisti e operatori fino alla sensibilizzazione dei giovani mediante spot e video anche su Youtube e Twitter. A regime, saranno circa 300 i defibrillatori semi-automatici sistemati sui mezzi di trasporto sanitario e circa 70 DAE quelli in prossimità di farmacie rurali.
Questi dati sono emersi il 22 maggio in Consiglio regionale dalla risposta dell'assessore Luciano Bresciani a un’interrogazione del consigliere Roberto Alboni (PdL). Attualmente sono complessivamente 461 i defibrillatori presenti in Lombardia, di cui 361 fissi e 50 mobili. Oltre 300 i defibrillatori installati su mezzi di trasporto e 70 presenti nelle farmacie. Inoltre 81 sono collocati in impianti sportivi, così ripartiti per provincia: Bergamo 6; Brescia 4; Como 11; Cremona 2; Lecco 1; Lodi 4; Mantova 0; Milano 29; Monza 11; Pavia 10; Sondrio 0; Varese 3. 

Varese, consulenza per donne e coppie sulla nascita del bimbo

È il "Percorso Nascita on line" ideato dalla Rete integrata materno-infantile dell'Asst dei Sette Laghi

«La gravidanza deve sempre e comunque rimanere un momento di gioia che va preservato da tutto: se le gravide non possono venire ai nostri incontri, portiamo noi il Percorso Nascita nelle loro case!». È questa la bandiera del "Percorso Nascita on line" (https://www.asst-settelaghi.it/percorso-nascita), una nuova iniziativa ideata dalla Rete integrata materno-infantile dell'Asst dei Sette Laghi, diretta dal professor Fabio Ghezzi, per aiutare mamme e papà ad affrontare la nascita del proprio bimbo in sicurezza e serenità.
Questo lavoro in rete, frutto di collaborazione costante tra i professionisti nelle diverse sedi territoriali e ospedaliere, offre alle donne e alle coppie informazioni specifiche sulla procreazione, dalla consulenza preconcezionale ai primi mesi di vita del bambino.
Nella sezione Videogallery sono presenti video, realizzati dal personale dell’Asst Sette Laghi a tema, con l’obiettivo di rispondere alle più frequenti domande delle mamme in gravidanza come ad esempio quando andare in ospedale, cosa succede durante il travaglio, il parto, l'importanza dell'allattamento materno e il corpo che cambia in gravidanza e in ultimo il ritorno a casa col nuovo nato.  

Lombardia, via a telecamere in case di riposo e strutture per disabili

Il provvedimento regionale incentiva l’installazione con uno stanziamento di 1 milione e 400mila euro nel 2017

Disco verde del Consiglio regionale della Lombardia, il 14 febbraio 2017, alle telecamere di videosorveglianza nelle case di riposo e nelle strutture per disabili per prevenire furti e maltrattamenti. Il provvedimento, prima firmataria Elisabetta Fatuzzo (Partito Pensionati), è stato approvato a maggioranza. Si sono astenuti i rappresentanti di M5Stelle, Partito Democratico e Patto Civico (perplessità sul ricorso a una legge specifica), contraria Chiara Cremonesi, SEL (precedenza ad altri aspetti, a partire dal riconoscimento vero delle competenze fino ai rischi professionali).
L’installazione delle telecamere non è obbligatoria. Le strutture che decideranno di farvi ricorso potranno contare, quest’anno, su uno stanziamento complessivo pari a 1milione e 400mila euro. Un emendamento del Partito Democratico, recepito dalla relatrice, prevede una compartecipazione della Regione pari almeno al 50% della spesa complessiva.
FURTI E MALTRATTAMENTI
In Lombardia attualmente sono presenti 678 residenze sanitarie assistenziali per complessivi 57.853 posti letto a contratto (quelli per cui la Regione compartecipa al pagamento della retta). Il costo medio regionale della retta giornaliera è pari a 56,18 euro, con un costo minimo medio di 48,93 euro nelle RSA della provincia di Brescia e un costo massimo di 65,67 euro in quelle della provincia di Monza e Brianza.
L’incidenza maggiore di denunce per furti e maltrattamenti subiti dagli ospiti delle RSA lombarde si riscontra a Milano e nella cintura metropolitana, dove al 31 dicembre 2016 risultavano ricoverate 17.043 persone.
AREE E AUTORIZZAZIONE
Telecamere e circuiti di videosorveglianza potranno essere collocati solo in corridoi, sale d’attesa e altre aree comuni e per l’installazione sarà necessaria l’autorizzazione dei sindacati interni. A tutela della privacy, le immagini raccolte saranno criptate e l’accesso alle registrazioni sarà possibile solo su autorizzazione dell’autorità giudiziaria.
L’elenco delle residenze sanitarie assistenziali che si doteranno di sistemi di videosorveglianza sarà pubblicato sul sito della giunta regionale. Non ci saranno incentivi premianti ai fini dell’accreditamento. 

Piemonte, rafforzate le cure alla fibrosi cistica

Ad oggi sono 422 i malati assistiti in due Aziende ospedaliere universitarie

È considerata una delle malattie genetiche rare più diffuse. Colpisce soprattutto il sistema respiratorio e quello gastrointestinale e può essere particolarmente invalidante per il carico di sintomi e per le terapie da affrontare. È la fibrosi cistica, che in Italia interessa circa 6.000 persone curate dai centri specializzati e genera 200 nuovi casi l’anno.
In Piemonte lo screening neonatale diagnostica dai 12 ai 15 nuovi casi di fibrosi cistica l’anno e ora la Regione punta a migliorare la rete di protezione. I malati sono, ad oggi, 422 e sono assistiti in due Aziende ospedaliere universitarie: l’ospedale Regina Margherita della Città della Salute di Torino, che si occupa dei minori, e il San Luigi Gonzaga di Orbassano, che assiste i pazienti adulti.
Il 29 agosto 2017 la giunta subalpina ha, su proposta dell’assessore Antonio Saitta, rafforzato la rete delle cure, istituendo il coordinamento regionale per la prevenzione e cura della malattia. Il “Coordinamento regionale fibrosi cistica” sarà composto dai responsabili clinici delle due sedi, dal coordinatore del centro unico, da rappresentanti delle Aziende sanitarie e delle associazioni dei pazienti, con lo scopo di predisporre le raccomandazioni regionali sui percorsi di cura, dalla diagnosi fino al trapianto d’organo.
«Proprio dal Piemonte - ricorda l’assessore Saitta - è arrivato nei mesi scorsi un importante contributo alla ricerca per combattere questa malattia attraverso sperimentazioni effettuate anche da un laboratorio della Scuola di Medicina di Novara. Mentre prosegue la ricerca, la Regione Piemonte intende potenziare la rete delle cure, rispondendo in maniera sempre più efficace alle nuove esigenze dei pazienti, che proprio grazie al miglioramento delle terapie ora possono contare su un’aspettativa di vita più lunga rispetto al passato». 

Origine del latte sulle etichette, storico via libera dell'Unione Europea

Indicazione obbligatoria forse già da gennaio 2017 – Tutelata l’attività anche degli allevatori del varesotto

«Provvedimento epocale, che riconosce ai consumatori e agli allevatori il diritto alla trasparenza sull’origine. Si apre una fase nuova». Così Fernando Fiori e Raffaello Betti, presidente e direttore di Coldiretti Varese, hanno commentato il via libera dell’Unione europea alla richiesta italiana di indicazione di origine obbligatoria per il latte e i prodotti lattiero-caseari.
Alle ore 24 del 13 ottobre scadevano i tre mesi dalla notifica previsti dal regolamento 1169/2011 quale termine per rispondere agli Stati membri che ritengono necessario adottare una nuova normativa in materia di informazioni sugli alimenti. Il termine è scaduto senza obiezioni e il provvedimento, sostenuto dalla Coldiretti e annunciato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal ministro delle politiche agricole Maurizio Martina nel maggio 2016 a Milano, è diventato definitivo.
L'entrata in vigore è fissata 60 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e quindi auspicabilmente dal 1° gennaio 2017, come è stato previsto per un testo analogo in Francia.
INDICAZIONI OBBLIGATORIE
Ora in etichetta dovrà essere riportata obbligatoriamente l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari. Queste le tre possibili diciture:
a) “paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte”;
b) “paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato”;
c) “paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato”.
Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato e trasformato nello stesso paese, l’indicazione di origine può essere assolta - precisa la Coldiretti - con la dicitura: “origine del latte: nome del paese”.
Se invece le operazioni indicate avvengono nei territori di più paesi membri dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere usate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi UE” per l’operazione di trasformazione.
Infine, se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell’Unione Europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi non UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi non UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi non UE” per l’operazione di trasformazione.
ALLEVAMENTI E POSTI DI LAVORO
Oltre la qualità dei prodotti made in Italy e le scelte del consumatore, la norma protegge il lavoro anche di 1,7 milioni di mucche da latte presenti in Italia – compresi 14.310 capi bovini della provincia di Varese (dati dell’Anagrafe Zootecnica Nazionale aggiornati al 30 settembre 2016).
La trasparenza, inoltre, salva dall’omologazione l’identità di ben 487 diversi tipi di formaggi tradizionali, 120 mila posti di lavoro e un fatturato di 28 miliardi di euro. 

Milano, inaugurato Centro Tiflotecnico

Persone non vedenti e ipovedenti possono trovare informazioni e testare anche strumenti e programmi informatici specifici

Vi si possono trovare bastoni bianchi e orologi parlanti, tattili e sonori, ma anche strumenti elettromedicali come misuratori di pressione parlanti e materiale per uso scolastico (cartine geografiche in rilievo, figure geometriche, righelli con riferimenti tattili, piani gomma per disegnare) e naturalmente strumenti per la scrittura, giochi, videoingranditori elettronici manuali, display e stampanti Braille.
È il Centro Regionale Tiflotecnico (per non vedenti) nato a Milano dalla cooperazione tra Consiglio Regionale Lombardo e Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti onlus e inaugurato il 10 novembre dal nuovo assessore alla Famiglia Carolina Pellegrini.
É situato presso lo stesso Consiglio Regionale e mette a disposizione strumenti e programmi informatici specifici per non vedenti e ipovedenti. Personale qualificato fornisce informazioni su una vastissima gamma di strumenti di varie tipologie e di diverse marche ed è possibile testare gli strumenti e avere tutte le delucidazioni del caso prima di procedere ad un'eventuale fornitura. 

Varese, alla scoperta di virus che possono causare diabete, malattie del cuore e altre patologie

Ricerca dell’Università dell’Insubria mette in luce la presenza di agenti infettivi mutati capaci di produrre infezioni croniche progressive

In casi di diabete, miocardiopatia cronica e sindrome post-poliomielite ci possono essere enterovirus mutati capaci di produrre infezioni croniche progressive. La loro presenza è stata messa in luce dai microbiologi dell’Università dell’Insubria di Varese.
Lo studio, pubblicato il 10 luglio 2017 sulla rivista inglese Scientific Reports, è stato condotto su casi clinici dei reparti di pediatria, cardiologia e neurologia dell’Ospedale di Circolo con la collaborazione di un virologo della Food and Drug Administration americana e di un diabetologo dell’Università di Miami. La ricerca prosegue a Varese con il sostegno del ministero della Salute italiano e con un finanziamento americano.
CHE COSA SONO GLI ENTEROVIRUS
Gli enterovirus sono tra gli agenti infettivi più diffusi in tutto il mondo, comprendono almeno 110 tipi diversi di virus e si trasmettono nella popolazione per via fecale-orale, ma anche per via respiratoria. Se si aggiunge che alla loro vastità s’abbina anche una notevole variabilità genetica, si capisce subito perché la loro identificazione sia particolarmente complessa.
Il virologo Konstantin Chumakov della Food and Drug Administration americana ha confermato i risultati ottenuti a Varese sequenziando i genomi virali con metodi sviluppati ad hoc ed ha anche effettuato un’analisi filogenetica utilizzando un database dei genomi degli enterovirus che lui stesso ha prodotto.
NUOVE PROCEDURE DIAGNOSTICHE
«Per questa ricerca - ha spiegato il professor Antonio Toniolo, ordinario di Microbiologia medica nell’ateneo varesino - sono state messe a punto nuove procedure diagnostiche che si basano sull’integrazione di metodi per isolare i virus in colture di cellule, per sequenziare i genomi virali, per evidenziare le proteine dei virus nei campioni biologici. Questo approccio particolare ha dimostrato che infezioni croniche da enterovirus possono rappresentare un’importante causa di disturbi endocrini, cardiaci e neurologici a lenta evoluzione» 
SOGGETTI COLPITI E PERSISTENZA
I risultati ottenuti a Varese sono stati confermati dal virologo Konstantin Chumakov della Food and Drug Administration americana. Oltre a sequenziare i genomi virali con metodi sviluppati ad hoc, ha anche effettuato un’analisi filogenetica, utilizzando un database dei genomi degli enterovirus che lui stesso ha prodotto.
Nel loro insieme i risultati indicano che i poliovirus (enterovirus della specie C) possono persistere per almeno 80 anni nei soggetti colpiti da poliomielite. Altri tipi di enterovirus (delle specie A e B) sono presenti in soggetti con diabete o con miocardiopatie croniche.
Lo studio segue recenti pubblicazioni dell’équipe del professor Toniolo riguardanti il ruolo eziologico delle infezioni virali nel diabete e in altre patologie croniche. Questi lavori sono apparsi su Pediatric Diabetes, Diabetologia, Scientific Reports e sul volume di Springer “Diabetes and Viruses”.
RISULTATI CLINICI E PROSPETTIVE ANTIVIRALI
I risultati mettono a disposizione dei clinici un nuovo metodo per identificare precocemente gli individui cronicamente infettati con tipi diversi di enterovirus. «Gli individui infetti – ha aggiunto il professor Toniolo - potranno essere tenuti in osservazione per diagnosticare eventuali forme di diabete, di miocardiopatie, di patologie neurologiche e curarle il più precocemente possibile. In secondo luogo, è oggi possibile pensare all’uso di farmaci antivirali per ridurre il danno conseguente alle infezioni virali già in atto. In terzo luogo - nell’ambito di collaborazioni internazionali che l’Università dell’Insubria mantiene da tempo – si potranno identificare tipi di enterovirus con tendenza particolare a produrre danni del pancreas endocrino, del miocardio, oppure dei motoneuroni. Questi studi potranno aprire una via per la formulazione di vaccini antivirali specifici». 

Varesotto, «Fattorie ostaggio dei piccioni»

L’allarme lanciato dalla Coldiretti: «Emergenza anche di carattere sanitario»

In città sporcano piazze e rovinano monumenti con il loro guano acido, ma disseminano danni in lungo e in largo planando anche su campi e stalle. A lanciare l’allarme contro i piccioni è la Coldiretti Varese.
«I piccioni puntano alle mangiatoie degli animali e ai raccolti di cereali, danneggiando le colture di riso, mais, frumento, orzo, soia e girasole» spiega il presidente Fernando Fiori. I danni da piccione, nel nostro territorio, supererebbero il 10% del totale da fauna selvatica, nonostante l’escalation numerica registrata negli ultimi anni delle devastazioni dei cinghiali.
DAL 2004 A OGGI DANNI PER 6 MILIONI
In tutta la Lombardia — secondo Coldiretti — i danni a campi e stalle, provocati dai piccioni, sono arrivati a quota 6 milioni di euro dal 2004 a oggi, e non sembrano diminuire.
«I piccioni tengono in ostaggio la mia fattoria», racconta un imprenditore agricolo di Carnago. «La stalla è lunga una cinquantina di metri e, quando metto giù il mangime per le 110 mucche che ho, arriva l’orda. Nell’ultimo periodo quattro dei nostri capi hanno avuto un aborto perché si erano ammalati, e i principali indiziati sono proprio i colombi».
A fargli eco un allevatore di Lonate Ceppino: «I piccioni ogni giorno arrivano puntuali in corsia quando diamo la miscelata agli animali, e rubano il cibo. Inoltre, assieme ai corvi, volano sui campi di mais e cereali per nutrirsi, dandoci non pochi grattacapi».
«L’emergenza – commenta Fiori - è anche di carattere sanitario, visto che il guano di tali volatili non solo è responsabile di danni da corrosione, ma i luoghi dove trovano riparo popolano di agenti patogeni e parassiti derivanti dai detriti organici. I batteri si espandono nell'aria e giungono nei luoghi pubblici e nelle aziende, contaminando oggetti e persino il cibo».