Edizione n.45 di mercoledì 22 novembre 2017

Valli, monti e laghi

Cittiglio, accesso sicuro alla prima cascata

Prossimi altri interventi sul sentiero verso la seconda e la terza
Il ponte sul fiume

Recentemente è stata ultimata dalla comunità montana Valli del Verbano la sistemazione del tratto che parte dall’area feste. I lavori sono stati molteplici (messa in sicurezza del percorso, recupero dei ponticelli, allargamento del sentiero, sostituzione delle staccionate in legno, posa di cavi metallici a bordo tracciato nei punti critici e pulizia dell’area), ma si tratta sempre di un sentiero di montagna con un fondo irregolare e sterrato. Prudenza pertanto e… scarpe sportive e legate al piede aiutano a godere la passeggiata all’aria aperta.
A questo primo intervento seguirà l’opera di difesa del suolo per prevenire eventuali smottamenti e migliorare l’accessibilità del sentiero che porta alla seconda e poi alla terza cascata. I lavori rientrano in un corposo progetto che dedica 126 mila euro agli interventi sul versante franoso del Monte Nudo, in territorio di Cittiglio, e ad altre due opere, a Duno e Castello Cabiaglio, finalizzate a ridurre il rischio di smottamenti del suolo, caduta di massi e alberi e frane. «Le frane, purtroppo protagoniste di episodi di cronaca, sono la dimostrazione che la montagna necessità di costante attenzione e manutenzione per prevenire i pericoli di dissesti del suolo in coincidenza di piogge» ha commentato il presidente dell’ente montano Marco Magrini. (Altra immagine della località in Prima pagina).

Da Locarno a Milano via acqua

Ad Arona interscambio tra battelli e motoscafi - Il progetto di recupero dell’Idrovia Locarno-Milano è stato presentato a Verbania

Riprende quota il progetto di recupero dell’Idrovia Locarno-Milano. Ad Arona sarà realizzato l’attracco che favorirà l’interscambio tra i battelli in navigazione sul lago Maggiore e le piccole imbarcazioni e i motoscafi per il trasporto passeggeri adatti alla via fluviale. Sorgerà al centro dell’area portuale, vicino al molo della Navigazione del Lago Maggiore.
Altro sogno nel cassetto? No, è un progetto a sostegno comunitario. È stato presentato a Verbania domenica 20 maggio al Lago Maggiore Boat Festival, prima fiera del Piemonte dedicata interamente alla nautica e baciata da grande successo di pubblico.
il progetto “Il recupero dell'Idrovia Locarno-Milano” traccia un percorso di circa 550 chilometri attraverso 2 nazioni, 4 regioni, 12 province e 171 comuni del Nord Italia. Suo punto di forza è l’ambito della “Priorità 2-Competitività-Misura 2.3” (Interreg Italia-Svizzera 2007/2013), che si propone di incentivare lo sviluppo di sistemi fondati sull’innovazione e sull’integrazione di risorse turistiche, reti e servizi di trasporto nelle aree transfrontaliere.
Tra i vari benefici, tutt'altro che marginale si profila la ricaduta dell'occupazione. La realizzazione dell’asse turistico fluviale connesso con lo scalo di Malpensa in vista dell’Expo 2015 mette in moto nuovi servizi per la nautica e per la valorizzazione paesaggistica e apre ulteriori sbocchi di sviluppo. Il percorso via-acqua attraverserà il parco del Ticino, l’area fluviale protetta più grande d'Europa, di notevole interesse ambientale e faunistico e con un forte richiamo turistico internazionale.
Anche dal punto di vista storico il progetto rappresenta un importante recupero. L’idrovia è stata una delle prime grandi vie di comunicazione d’Europa usata anche per il trasporto merci, ad esempio il marmo delle cave di Candoglia utilizzato per la Fabbrica del Duomo di Milano.
Il ripristino della via d’acqua si propone quale nuova realtà in grado di incentivare lo sviluppo delle aree attraversate, secondo una riscoperta modalità di trasporto efficace, efficiente e sostenibile. Un ulteriore impulso sarà dato anche al mercato turistico delle regioni coinvolte in grado di assicurare offerte di navigazione pari a quelle dei grandi fiumi europei: dal Tamigi, al Reno, al Danubio.
Ibis

Ferrera di Varese, nuovo tratto di pista ciclabile

A Ferrera di Varese sabato 22 settembre è stato inaugurato il tratto di pista ciclabile che arriva fino a Cassano-Rancio, in Valcuvia, dove fa capo la pista proveniente da Luino-Germignaga. L’opera è stata realizzata in due lotti dalla comunità montana Valli del Verbano con finanziamento interamente regionale (poco più di 800 mila euro).
Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco Gabriele Morello, l’assessore regionale Raffaele Cattaneo, il presidente della Provincia di Varese Dario Galli, i presidenti delle Valli del Verbano, Marco Magrini, e del Piambello, Maria Sole De Medio.
In prossimità della vecchia filanda, un tempo proprietà di Calcaterra, il tracciato di fondovalle si divide. Una diramazione sale con ampi tornanti da dove ammirare scorci panoramici sulla Valcuvia, Valtravaglia e sui monti che vi si affacciano: Pian Nave e San Martino. La pista incrocia e ripercorre per un tratto il sedime della tramvia, che un tempo congiungeva Luino a Varese passando da Grantola. Il tracciato passa quasi sopra le famose cascate di Ferrera, attraversa con un ponticello il torrente e incontra alcune aree verdi tra le insenature del corso d’acqua.
Al momento la pista arriva nel centro storico di Ferrera, vicino alla piazzetta dell’asilo e il sagrato della chiesa. A breve sarà terminato il tratto per congiungere la nuova pista con quella che attraversa la Valganna e la Valmarchirolo fino a Ponte Tresa, permettendo di arrivare in Canton Ticino su un percorso sicuro, protetto e nel verde.

Valli del Verbano, impianti anticollisione tra fauna selvatica e auto

Innovativi sistemi sonori saranno installati sulle strade del territorio montano
roadkill

Tra il 1995 e il 2005 ha provocato in Italia 150 vittime. Alla sola Regione Lombardia costa circa 300.000 euro l’anno. Ogni anno registra circa 15.000 animali per provincia coinvolti in incidenti. È l’impatto stradale tra animali e veicoli, fonte di infortunio o decesso dei conducenti e di morte o agonia degli animali investiti.
Le vittime principali sono gli animali in fase di spostamento verso i luoghi di riproduzione o in ambienti più favorevoli. A essere investiti sono, secondo le statistiche, nell’81% dei casi, mammiferi (cervi, cinghiali, tassi, volpi, ecc.), nel 15% uccelli e, a seguire, rettili e anfibi. Ma a pagarne le conseguenze sono la biodiversità e l’ecosistema locale nel loro complesso.
Per tutelare l’ambiente e la sicurezza dei guidatori, la comunità montana Valli del Verbano ha messo a punto il progetto “Roadkill-Interventi per la riduzione dell’impatto stradale”, realizzato in collaborazione con Istituto Oikos Onlus e finanziato da Fondazione Cariplo.
Nel corso del 2016 nel territorio dell’ente saranno installati sistemi anticollisione basati su un’innovativa tecnologia. Il meccanismo scatterà quando un animale stia per attraversare la strada e contemporaneamente una macchina non rallenti. La coincidenza di questi due fattori innescherà un segnale sonoro (urla o ululati) che spaventerà l’animale. L’attraversamento rimarrà momentaneamente bloccato e il rischio di impatto si ridurrà. I sistemi saranno piazzati da Idrogea Servizi Srl d’intesa con Istituto Oikos, che misurerà anche l’effetto dell’iniziativa sulla biodiversità del territorio montano.
Il progetto punta anche a rendere più visibili i tratti a rischio e a investire nella comunicazione. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza dei guidatori sulla necessità di diminuire la velocità nelle aree segnalate. 

Montegrino, riaprono Presepe di radici e Natività di Fermo Formentini

Nella chiesa di Bosco visite dal 25 dicembre al 6 gennaio
Natività con Magi

A Montegrino (Varese) riaprono il 24 dicembre, nella chiesa parrocchiale dell’Annunciazione a Bosco Valtravaglia, le due sale che ospitano il Presepe di radici e le Natività di Fermo Formentini, l’artista scomparso lo scorso mese di luglio, che resterà sempre presente nella comunità di Bosco attraverso la bellezza e unicità delle sue opere. Il presepe sarà benedetto dal nuovo parroco don Cristian nel corso della cerimonia che si svolgerà a partire dalle ore 17.15 prima della messa di Natale (ore 18) con la partecipazione dei bambini e del Gruppo Musicale Boschese.
I “Sostenitori del presepe” e le “Piccole guide” delle scuole primarie continueranno, come negli scorsi anni, a garantire l’apertura delle sale durante tutto il periodo natalizio, dal 25 dicembre al 6 gennaio, per illustrare ai visitatori il racconto di Fermo, che ha saputo dare nuova vita alle radici raccolte nei boschi, trasformandole in personaggi che animano la notte della Natività. Scriveva Formentini nel suo diario del presepe: «Le radici di carpino, nodose e tormentate, hanno dato vita a personaggi e animali affaticati; quelle di robinia, di castagno, di faggio, di betulla, di abete, meno contorte, a figure più lineari; quelle di edera lisce e di un bel colore chiaro a ponticelli e staccionate, il sambuco svuotato, si è trasformato in pozzi per l’acqua».

NEL 1987 IL PRIMO PICCOLO PRESEPE
Dal 1987, anno della realizzazione di un primo piccolo presepe in radici, Fermo Formentini ha fatto emozionare, con l’originalità dei pezzi da lui individuati e raccolti, migliaia di visitatori, raccontando, in forme uniche e diverse, la storia più bella del mondo.
Nel 1997 il Presepe di radici trovò stabile collocazione nel locale sottostante la sagrestia della chiesa, dove l’artista realizzò, su una superficie di circa sedici metri quadrati, il nuovo allestimento «una accurata scenografia raffigurante un angolo di Palestina di duemila anni fa, popolata da oltre centocinquanta radici simboleggianti personaggi impegnati nei quotidiani lavori di agricoltura e pastorizia o in cammino verso un maestoso ceppo, la capanna della Natività. Radici-statuine che non denotano staticità, ma hanno forme tali da sembrare in movimento o in dialogo tra loro».

LE NATIVITÀ
Nella sala adiacente al presepe sono in mostra anche le “Natività”, donate da Formentini nel 2014 alla parrocchia di Bosco. Ogni pezzo è una piccola opera d’arte creata dalla natura e valorizzata da Fermo, che racchiude nelle sporgenze di un vecchio ceppo, tutti i personaggi fondamentali del presepe tradizionale.
Un tocco di colore aggiunto dall’artista fa emergere le rugosità, che perdono l’aspetto anonimo del legno raccolto nel bosco per trasformarsi, quasi magicamente, nel bue, nell’asino, nella figura di San Giuseppe, in una Madonna seduta o con le braccia aperte verso il cielo, nel piccolo giaciglio che sorregge Gesù Bambino.
Durante il periodo di apertura, sarà proiettato un filmato che racconta per immagini e con le parole di Fermo Formentini la storia della sua “creatura”, dalla raccolta delle radici nei boschi, alla realizzazione dei primi pezzi fino alle attuali composizioni.
Sarà inoltre possibile visitare, nella bella chiesa settecentesca di Bosco, il “Museo d’arte sacra” recentemente realizzato grazie all’intervento dell’associazione culturale Amici di G. Carnovali detto il Piccio. Le tre sale espositive sono aperte dal 25 dicembre al 6 gennaio, dalle 14.30 alle 17.30 . Per visite di gruppi rivolgersi al tel. 0332 508203 - www.ilpiccio.it
Carolina De Vittori  

(altre immagini in Sezione Valli Monti Laghi)

Gavirate, una scialuppa per le “anime del lago”

Nel Chiostro di Voltorre presentazione del progetto “Lacus loci” a trent’anni dalla mostra “Vitalità e splendori del lago”

Si amplia il consenso e si rafforza la motivazione per i paladini del progetto di ricerca sulla cultura immateriale del lago di Varese “Lacus loci, uomini e paesaggi tra le anime del lago”, proposto dall’associazione Amici del Chiostro di Gavirate (Varese).
Altri enti si sono aggiunti alla Provincia di Varese, ai comuni di Varese, Gavirate, Cazzago Brabbia e Gavirate, all’associazione Distretto Due Laghi, alla Fondazione Comunitaria del Varesotto onlus e alla Cooperativa Pescatori del lago di Varese. Inoltre, come spiega Tiziana Zanetti, ideatrice e coordinatrice della ricerca insieme con Amerigo Giorgetti, «alla passione per il tema si è associata la perdita di elementi non solo immateriali ma anche fisici legati alla cultura del lago».

SEDE PESCATORI DEMOLITA
Nelle scorse settimane è stata demolita la sede storica della Cooperativa Pescatori a Calcinate «Il complesso – aggiunge Zanetti - è stato venduto negli anni passati dalla Cooperativa a privati, per problemi economici, e i nuovi proprietari l'hanno demolito. Davanti agli occhi degli ultimi pescatori, e di qualche passante sulla pista ciclabile del lago, un luogo importante, dal forte valore simbolico, della storia del nostro territorio è caduto a pezzi, letteralmente. Alla base di “Lacus loci” c'è proprio questo spirito: Non aspettiamo più perché poi è davvero troppo tardi».
Il progetto sarà presentato nel Chiostro di Voltorre, venerdì 13 febbraio (ore 21), dalla presidente Silvana Alberio insieme con il direttore artistico Piero Lotti. La Regione Lombardia ha concesso riconoscimento e sostegno, rafforzati dal patrocinio scientifico del Centro internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” dell’Università dell’Insubria, diretto dal professore Fabio Minazzi.
TESTIMONIANZE E CULTURA DI LAGO
«La ricerca - rilevano Amerigo Giorgetti e Tiziana Zanetti - si è concentrata sulla raccolta delle testimonianze orali della gente di lago, rilette e contestualizzate, attraverso un’analisi e un commento storico programmaticamente fuori campo, così da precisarne il significato e la dimensione culturale in chiave principalmente antropologica». A orientare le scelte progettuali degli enti coinvolti è stato fondamentalmente il legame particolare tra il Chiostro di Voltorre e il lago di Varese.
Già trent’anni fa, nel 1985, le sale del Chiostro ospitarono una grande mostra, in occasione della pubblicazione curata da Alba Bernard “Vitalità e splendori del lago di Varese”. Una ricorrenza, questa, che per gli organizzatori «invita, e in un certo senso obbliga, a ripensare e a programmare una nuova iniziativa di conoscenza della storia e della cultura del lago di Varese».
Nelle foto: 1) Lago Varese, mostra anni '80; 2) Pesca con retina/sassolini; 3) Lacus loci, libretto pesca. 

Alto Varesotto, l’inverno più piovoso da 40 anni

Forcora, foto Cai Luino

(Pat) Ecco un record di cui avremmo fatto volentieri a meno. Nel varesotto l’inverno a cavallo tra il 2013 e il 2014 è stato il più piovoso almeno degli ultimi quarant’anni. A registrarlo con la consueta precisione sono i dati del Centro Geofisico prealpino di Varese, nonostante alla fine del periodo più freddo manchi ancora oltre un mese.
E’ sufficiente sommare le piogge cadute a dicembre (302 mm), gennaio (234) e febbraio (195 fino a lunedì 10) e il totale arriva a 731 millimetri, quasi la metà della pioggia che normalmente cade in un anno. La stagione rigida fin qui più piovosa era stata nell’inverno del 1974, anno in cui si raggiunsero i 569 millimetri d’acqua.
L’eccezionalità di questo scorcio d’anno è data anche dalla quantità di neve caduta al suolo. Se al Campo dei Fiori ne sono stati registrati 120 centimetri, in Forcora (Valveddasca) il metro e mezzo è stato abbondantemente superato: ironia della sorte, proprio nella stagione in cui gli impianti di risalita sono fermi in attesa della loro sostituzione, che inizierà in primavera. Anche se non è diversa la pista baby con il tappeto di risalita per i bambini, costantemente chiusa nonostante non sia interessata da analoghi lavori di manutenzione.
Intanto, gli esperti consigliano di non mettere da parte sciarpe e cappelli. Nessuno si lasci attirare dalle prime giornate di bel tempo. Le temperature rigide non sono destinate a finire a breve e l’uscita dal “generale inverno” si annuncia problematica. Unica soddisfazione, per chi se lo potrà permettere, iniziare a sfogliare i cataloghi estivi all’ombra delle palme tropicali. Qui, per ora, sono solo un miraggio lontanissimo. 

Grotte della Valceresio, trent’anni di esplorazioni e studi

Scoperte dagli speleologi oltre 70 grotte e una quarantina di risorgenze
speleologia

Oltre un trentennio di ricerche, esplorazioni e studi condotti sulle principali aree carsiche della Valceresio, alle porte di Varese. La scoperta di oltre 70 grotte e una quarantina di risorgenze, patrimonio naturale di grande importanza per la conoscenza e gestione delle risorse idriche locali. Informazioni preziose ed esclusive raccolte dagli speleologi e donate alla collettività attraverso una pubblicazione di elevato spessore scientifico.
Sono, queste, le coordinate del volume scientifico “Le grotte e le sorgenti carsiche dei Monti Monarco, Rho, Minisfreddo e Useria (Valceresio–Va)-Meteorologia e idrologia ipogea Chimismo delle acque" recentemente realizzato da Gian Paolo Rivolta, Guglielmo Ronaghi ed Edoardo Raschellà con la collaborazione del Gruppo Speleologico Prealpino e il sostegno della Fondazione Comunitaria del Varesotto. L'opera è stata presentata il 28 settembre a Villa Recalcati a Varese e ha inaugurato la mostra "Speleologia: immagini dal mondo sotterraneo", aperta dal 29 settembre all'1 ottobre a cura di Provincia di Varese, Cersaiac (Centro Ricerche e Studi su Ambiente, Ipogei e Acque Carsiche), Gruppo speleologico prealpino, Gruppo Grotte Cai Carnago.

CATASTO DELLE GROTTE
Le grotte si formano prevalentemente sulle montagne calcaree, aree caratterizzate da roccia di colore grigiastro formatasi anticamente da fondali marini.
Un esempio di casa nostra è rappresentato dal monte Campo dei Fiori, dalla Valceresio e dalla Valganna, luoghi ove sono presenti alcune centinaia di cavità naturali scoperte dagli speleologi. La più profonda di esse si trova sul monte Campo dei Fiori. La grotta Schiaparelli, scoperta nella seconda metà degli anni ’80, è stata esplorata sino ad oltre 700 metri di profondità, superando pozzi, gallerie, sale, cunicoli e ambienti ostili e pericolosi che impegnano gli esperti per lunghe ore, a volte per giorni interi, durante le loro ispezioni sotterranee.
Grazie all’opera di questi specialisti del sottosuolo, si è potuto istituire il catasto delle grotte, importante ed esclusivo archivio dove sono riportate tutte le grotte scoperte, l’esatta ubicazione dell’ingresso, la loro lunghezza e profondità, nonché le caratteristiche idrologiche e meteorologiche della cavità.
Al coraggio e alla preparazione di questi ricercatori si deve l'esplorazione delle acque sotterranee e la conoscenza di forme di coleotteri e insetti che, in molti casi, vivono esclusivamente negli ambienti bui e umidi delle grotte, formazioni minerali spettacolari e rare, creazioni della natura che devono assolutamente essere preservate. 

Monteviasco, inaugurato il monumento ai Caduti

(Kit) Domenica 16 giugno una gran folla di alpini provenienti dalle sezioni del Luinese, sindaci, abitanti e una gran folla di curiosi hanno fatto da cornice alla manifestazione per il 57° anniversario di fondazione del Gruppo delle Penne Nere di Monteviasco.
Durante la cerimonia, è stato inaugurato il monumento ai Caduti, eretto nel 1961 e restaurato per l’occasione. Grandissima la soddisfazione per il capogruppo Orazio Morandi e il sindaco di Curiglia con Monteviasco Ambrogio Rossi, che hanno visto concretizzarsi il grande lavoro svolto in collaborazione con i tanti volontari che non hanno voluto far mancare il proprio aiuto.
Dopo la sfilata allietata dalle note del locale Corpo musicale, è stata celebrata la messa sul prato di San Rocco, nei pressi dell’Osservatorio astronomico. A tutti si è presentata una vista mozzafiato sui cinque paesi della Veddasca, fino a vedere uno spicchio di lago Maggiore. Il rancio alpino nell’ex asilo di Monteviasco ha chiuso una giornata da ricordare, perfettamente riuscita anche grazie alla preziosa presenza del Gruppo Amici Monteviasco. 

Palude Brabbia, un gioiello naturale alle porte di Varese

Tra i monti e i laghi del Varesotto spicca una delle zone più preziose, a livello europeo, per biodiversità. É l’oasi della Palude Brabbia, situata nella porzione meridionale del lago di Varese tra Casale Litta, Cazzago Brabbia, Inarzo, Ternate e Varano Borghi. Dal 1983 è riconosciuta "riserva naturale" dalla Regione Lombardia e affidata alla Provincia di Varese, che, da vent'anni, la gestisce in convenzione con la Lipu.
Ogni anno sono oltre 10.000 le persone che, tra visite libere e iniziative organizzate, fanno un tuffo in un ambiente straordinario custodito da una ventina di volontari sotto la direzione della responsabile Barbara Ravasio.
Il successo quasi da record di vent'anni di impegno è stato celebrato il 19 febbraio a Villa Recalcati in occasione della presentazione del progetto Trans Insubria Bionet (Tib). Oltre Barbara Ravasio e l'assessore provinciale Luca Marsico, sono intervenuti i responsabili nazionali di Oasi Lipu, Ugo Faralli, e di volontari Lipu e progetto Tib, Massimo Soldarini.

VOLONTARIATO E SPECIE CENSITE
Nel 2012 l'oasi Brabbia ha visto 3415 tra scolari e visitatori partecipare a percorsi guidati, laboratori didattici per famiglie, corsi e giornate di educazione e sensibilizzazione ambientale. A suscitare l'interesse è certamente un ambiente unico ma anche la manutenzione sistematica di strutture e sentieri.
Annualmente il personale ridipinge i capanni di osservazione, sostituisce le assi delle passerelle, rimette a nuovo le schermature, taglia l'erba d'estate e rimuove piante morte o spezzate dal vento in inverno. In suo aiuto arrivano per oltre 1500 ore l'anno i volontari, che collaborano anche alla gestione - altrimenti impossibile - degli eventi e, soprattutto, al censimento ornitologico.
Il lavoro dei volontari ha - sempre nel 2012 - consentito di censire su transetto e in punti di ascolto 144 specie di uccelli meno comuni. Il campionario spazia dai rapaci (albanella minore, nibbio reale, smeriglio) agli anatidi (moretta, fistione turco, moriglione) e dai limicoli (cavaliere d’italia e pantana) ai passeriformi (luì verde e luì bianco, forapaglie comune e forapaglie macchiettato, bigiarella e sterpazzola). Alla vista degli osservatori non sono sfuggiti alcuni gruccioni, upupe e un gruppo di otto cicogne. La loro maggiore sorpresa rimane forse l'avvistamento, soprattutto in inverno, di continuamente numerosi picchi neri, una specie assente fino a pochi anni fa.

SOSTA IDEALE PER LE MIGRAZIONI
La palude rappresenta ancora un punto ideale di sosta durante la migrazione primaverile. Tra marzo e aprile si stagliano nell'aria le sagome di germano reale, alzavole, canapiglie, mestoloni, moretta tabaccata e pure di rapaci caratteristici della zona, come nibbio bruno, falco pescatore, falco di palude, albanella reale.
Nutrita anche la popolazione dei cormorani, quasi un migliaio secondo un censimento condotto in collaborazione con l’Università dell’Insubria. Animata pure la garzaia - il luogo di nidificazione di aironi e uccelli della loro famiglia - con le sue 100 coppie tra aironi cenerini e nitticore.

DECRESCONO LE RONDINI
Nella rassegna delle meraviglie alate non mancano, purtroppo in misura decrescente, l'airone rosso e il tarabusino. Le loro nidificazioni, nel migliore dei casi, si sono, per l'airone, spostate sul lago di Varese e, per il tarabusino, presente con 15/20 coppie fino agli anni ’90, sono quest’anno addirittura scomparse.
Un altro dato che fa riflettere viene dalla stazione ornitologica, introdotta per la prima volta nel 2012. Dal 21 agosto al 20 ottobre, su 1767 catture di 54 specie diverse, è emersa la scarsissima presenza di rondini. Questi meravigliosi messaggeri della primavera erano un tempo una specie molto comune con grossi dormitori nei canneti della palude in fase postriproduttiva e oggi invece sono quasi assenti. Per fortuna molti altri passeriformi sono stati catturati con contingenti simili a quelli degli scorsi anni e questo elemento conferma l’importanza della palude come sito di sosta durante le migrazioni. 

Sotto al titolo, Garzaia, foto di Armando Bottelli; in basso, Hottonia e Palude, foto di Armando Bottelli; Ninfee e Visione aerea, foto Archivio LIPU.