Edizione n. 21 di mercoledì 26 giugno 2019

Varese

Fiat 600, tour da Varese al Centro Italia e ritorno

Fiat 600 a Cassino

Parte mercoledì 27 giugno da Villa Recalcati a Varese e vi ritornerà domenica 1° luglio dopo aver percorso circa 960 chilometri per il nord e centro Italia. È la prima “600 Miglia” organizzata dal 1° Club Nazionale Fiat 600 di Besozzo (Varese), un giro turistico non competitivo a bordo di Fiat 600 d'epoca.
Il sodalizio besozzese, guidato da Salvatore Torre, ha lanciato la nuova sfida dopo gli innumerevoli raduni organizzati su tutto il territorio nazionale e solitamente limitati a una giornata. Questa volta il tour durerà ben cinque giorni e una quindicina di equipaggi sfileranno lungo i centri storici e le piazze caratteristiche italiani.
Il 1°Club Nazionale Fiat 600 di Besozzo, fondato nel 1990 ad Angera, vanta attualmente circa 1500 soci, tutti possessori e appassionati di auto o moto d'epoca, ovvero che abbiano raggiunto almeno i 20 anni di immatricolazione. Itinerario: Lodi e poi Brescello (Reggio Emilia); Marzabotto (Bologna) e Montecatini Terme; Passo dell'Abetone e Castelvetro (Modena); Grazzano Visconti (Pc) e Varese.
Nell'immagine tratta dal sito del club www.clubnazionalefiat600.it  un momento del raduno di Cassino del 27 maggio 2012.

Turismo in Lombardia, a Varese alberghi in calo, cresce l'extralberghiero

Varese, con il suo territorio, conferma la propria vocazione internazionale piazzandosi seconda nella classifica degli arrivi stranieri. Con il 60,4 % (Como 72,8%) precede Milano (57,4%), Brescia (57,2%) e Lecco (56,5%), al di sopra della media lombarda (54,8%). Lo evidenzia la ricerca 'Il turismo in Lombardia nel 2018', realizzata sulla base di dati Istat elaborati da Polis Lombardia. Prevalenza internazionale anche nelle presenze, per Varese, che con un 58,6% (media regionale 60,8%) è quinta dietro a Como (77,5%), Brescia (72%), Lecco (62,6%) e Milano (59,3%).
Tendenza a due velocità per Varese, con una contrazione dell'offerta di alberghi (148 unita', -4,5% nel biennio 2017/2018, -7,5% nel periodo 2015/2018) e una crescita delle altre strutture (454 unita', con una crescita del 20,1% nel biennio 2017/2018, e del 31,6% nel triennio 2015/2018).
CASE E AFFITTI BREVI
È l'extralberghiero il punto forte a Varese in tema di disponibilità media di posti letto. Con 27 posti, è prima davanti a Brescia (21), Lecco (17) e Sondrio e Como (14); la media lombarda è di 15 posti letto. Terzo posto, invece, per la dimensione della ricettività alberghiera, con 86 posti letto, dietro a Milano (114) e Monza (94). La media regionale è di 69 posti letto.
Più che raddoppiata in tre anni, secondo la ricerca di Polis, la disponibilità di queste strutture. Se nel 2015 erano censite 70 unità per un totale di 1.064 posti letto, nel 2018 sono diventate 189 per un totale di 1.595 posti letto.

Varese, Ampollini nuovo presidente della Fondazione Comunitaria del Varesotto

Maurizio Ampollini

È Maurizio Ampollini, di Malnate, il nuovo presidente della Fondazione Comunitaria del Varesotto onlus. A Varese il consiglio di amministrazione lo ha eletto nella riunione del 13 luglio 2017.
Ampollini succede all’ex vicesindaco di Castellanza Luca Galli, dimessosi il 4 luglio dopo dieci anni di mandato. Attivo nel volontariato da più di trent’anni, professionalmente dirige il Centro di Servizi per il Volontariato della provincia di Varese (Cesvov). 

Univers@lità, progetto dell’Associazione Italiana Dislessia a Uninsubria

Cristiano Termine

Come affrontare i disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) in ambito accademico? Un nuovo percorso formativo e informativo per un’università inclusiva è proposto dall’Associazione Italiana Dislessia. A firmare il primo dei nove moduli di cui si compone il progetto è Cristiano Termine, docente di Neuropsichiatria infantile all’Insubria e componente del direttivo della European Dyslexia Association.
Rivolto a studenti universitari con Dsa, docenti, tutor, personale amministrativo dei servizi dedicati alla disabilità/Dsa, «Univers@lità» è disponibile su piattaforma e-learning al link https://www.aiditalia.org/it/attivita/972 ed è accessibile liberamente a tutti in forma gratuita fino al 31 luglio.
Il professor Termine, autore della sezione «Cosa sono i Dsa e la diagnosi in età adolescenziale/adulta», spiega: «La legge 170 garantisce pari opportunità lungo il percorso scolastico e universitario, tuttavia è necessario che la cittadinanza sia informata su questi temi e che gli operatori implicati - studenti, personale tecnico amministrativo e docenti - abbiano la formazione necessaria per garantire questo diritto»
Il corso, arricchito da testimonianze di studenti universitari con Dsa, spazia tra tipologie di disturbo e diagnosi, metodo di studio e strumenti compensativi, servizi forniti dall’università e linee guida per docenti, tutor e personale. La finalità del progetto è infatti la diffusione di una corretta informazione sui disturbi specifici dell’apprendimento e metodologie didattiche innovative, che permettano a tutti gli studenti di avere strumenti idonei per completare con successo il percorso universitario. Le neuroscienze hanno dimostrato da anni che ogni persona ha proprie modalità di apprendimento. Anche per gli studenti con Dsa servono quindi strategie educative adeguate, che non riguardano solo una diversa organizzazione, ma un ripensamento di modalità e strategie didattiche. È un contesto già realizzato da Uninsubria - ricorda in una sua nota l'ateneo -  dove «personale adeguatamente formato si occupa di accoglienza e orientamento, tutorato, trasporto da domicilio a università, servizi a favore di studenti con dislessia e disturbi dell’apprendimento, acquisto e prestito sussidi informatici, elaborazione e digitalizzazione di testi e materiale didattico».
Per approfondire: https://www.uninsubria.it/servizi/servizi-studenti-con-disabilit%C3%A0-e...

Missione Lapponia, Alessandro Pozzi e Rudolph ce l’hanno fatta

Consegnate a Babbo Natale le 100 letterine dei bambini del Ponte di Varese
Alessandro Pozzi a Rovaniemi con Babbo Natale .jpg

Missione compiuta. Babbo Natale ha ricevuto le quasi cento letterine scritte dai bambini ricoverati nell’ospedale Filippo Del Ponte di Varese e ha rassicurato che le leggerà tutte. «Mancano 130 giorni a Natale, bambini. Ci vedremo presto» ha garantito.
Alessandro Pozzi e “Rudolph” ce l’hanno, dunque, fatta. E nei tempi previsti. La vecchia Vespa-renna ha risentito di qualche acciacco dell’età e ha avuto alcuni problemi, ma i meccanici di Stoccolma li hanno prontamente risolti. In più, una volta saputo quale fosse il compito di Alessandro per i bambini in ospedale, non hanno voluto essere pagati.
Dopo un percorso di settemila chilometri iniziato lunedì 7 agosto, Rudolph mercoledì 16 agosto è arrivata a Rovaniemi e Alessandro Pozzi ha potuto incontrare Babbo Natale.
Alessandro ha voluto raggiungere la Lapponia con la sua vecchia vespa con lo scopo di sensibilizzare amici, conoscenti e simpatizzanti a sostenere la fondazione Il Ponte del Sorriso. «La nostra fondazione – spiega la presidente Emanuela Crivellaro - è ogni giorno accanto ai bambini ammalati per aiutarli a guarire giocando, ma anche per migliorare l’assistenza sanitaria pediatrica acquistando attrezzature e apparecchiature innovative».
Chi volesse aderire all’appello di Alessandro può effettuare una donazione IBAN IT23 H 05034 10800 000000021266 intestato a Il Ponte del Sorriso Onlus, causale Il Viaggio del Sorriso

Varese, apre nuovo luogo di culto dei Testimoni di Geova

Alla quindicesima Sala del Regno provinciale faranno capo anche le congregazioni di Barasso, Brinzio, Casciago, Castello Cabiaglio, Comerio, Induno Olona, Lozza e Luvinate
Varese,Testimoni di Geova

Crescono in territorio varesino i Testimoni di Geova e, a ruota, i loro luoghi di culto. Inizialmente i Testimoni erano una trentina e si riunivano a Varese in un piccolo locale preso in affitto in via Piave, ora si contano quasi 5 mila evangelizzatori di porta in porta e circa 4 mila simpatizzanti, raccolti in sessanta congregazioni (o comunità) che vi si riuniscono a turno in quindici Sale del regno disseminate da un capo all’altro della provincia.
L’ultimo luogo di culto è stato costruito a Varese (via Leopoldo Giampaolo n.13, traversa di via René Vanetti) e sarà inaugurato sabato 2 settembre 2017 da Marco Francioli, ministro in visita alle comunità locali dal centro organizzativo di Roma.
Il centro sarà utilizzato dalle comunità di Varese oltre che di Barasso, Brinzio, Casciago, Castello Cabiaglio, Comerio, Induno Olona, Lozza e Luvinate. In totale circa mille fra Testimoni e simpatizzanti, che vi si raduneranno a turno due volte la settimana e potranno anche celebrarvi matrimoni validi a tutti gli effetti civili. I ministri di culto sono autorizzati a questo ufficio in virtù del riconoscimento statale dei Testimoni di Geova come confessione religiosa.
AUTOFINANZIATA E AUTOCOSTRUITA
La nuova opera è stata costruita e interamente finanziata con offerte dai Testimoni. Il progetto si basava su una convenzione con l’amministrazione comunale, che prevedeva la realizzazione di alcune opere da cedere alla collettività, compreso un parcheggio a uso pubblico in via Leopoldo Giampaolo.
Per diciannove mesi oltre 1.200 volontari - uomini e donne, giovani e anziani, lavoratori specializzati e no - hanno donato il loro tempo nei fine settimana e nei periodi di ferie. In alcuni giorni si sono trovati a lavorare insieme oltre centocinquanta Testimoni d’ogni età. Il risultato finale è una struttura che si estende su tre livelli (uno interrato per l'impiantistica) e ha una capienza complessiva di circa trecento posti. Vi sono tre sale conferenze principali, ognuna utilizzabile in modo indipendente, alcune sale secondarie, il locale che ospita la biblioteca, una sala riunioni e un piccolo appartamento per dei ministri itineranti.
A livello nazionale, nel 2016 oltre 438.000 persone hanno partecipato a incontri organizzati in Sale del Regno come quella di Varese. Nel mondo i Testimoni sono oltre 8 milioni e circa 12 milioni i simpatizzanti. 

Varese e Castellanza, alleanza formativa tra Università e Fiamme gialle

Dal 2017-18 Uninsubria e Liuc, da una parte, e Comando Regionale Lombardia della Guardia di Finanza, dall’altra, realizzeranno reciproche attività didattiche
Liuc
Insubria

Sviluppare, negli studenti universitari, le capacità di affrontare le responsabilità di gestione nei sistemi pubblici complessi e, negli appartenenti alle Fiamme gialle, il patrimonio tecnico–professionale acquisito nel tempo. Questo l’obiettivo delle due intese sottoscritte, il 1° agosto 2017, dal Comandante regionale Lombardia della Guardia di finanza, generale di Divisione Piero Burla, con i due rettori dell’Università degli studi dell’Insubria di Varese, Alberto Coen Porisini, e della LIUC-Università Cattaneo di Castellanza, Federico Visconti.
Le intese si inseriscono in un più ampio quadro strategico della Guardia di finanza e mirano all’individuazione e organizzazione di iniziative didattiche a livello locale. Entreranno in vigore dall’anno accademico 2017-2018 e si applicheranno nei confronti di tutti i militari della Guardia di finanza, in servizio e in congedo e ai loro figli, residenti in Lombardia.
Attraverso lo scambio formativo, la Guardia di finanza avrà la possibilità di diffondere, tra i giovani, la cultura della legalità in campo economico-finanziario. In base alle due convenzioni, poi, le Fiamme gialle potranno partecipare ad attività di alta formazione, come la frequenza di master universitari, e, di contro, assicureranno, secondo modalità concordate di volta in volta, la partecipazione di suoi qualificati ufficiali a interventi seminariali. 

Varese, teleriscaldamento a energia solare

È il primo impianto costruito nel sud Europa
Prima ST
Dopo ST

A Varese il gruppo A2A, la più grande multiutility italiana, costruirà - attraverso la società Varese Risorse - il primo impianto solare termico per teleriscaldamento del sud Europa. Produrrà un’energia termica pari al fabbisogno di acqua calda sanitaria di 150 appartamenti (450 MWh), evitando la combustione di 43 tonnellate equivalenti di petrolio e l’emissione di 108 tonnellate di anidride carbonica nell’aria. L’investimento previsto è di 400 mila euro.
L’impianto, realizzato dalla SDH Energy srl di Verona, sarà composto di 73 collettori solari termici (ciascuno della superficie di 13,57 metri quadri) e sostituirà gli altri impianti “storici” del teleriscaldamento. La sua integrazione con la rete cittadina consentirà lo stoccaggio di acqua, prima della distribuzione, in serbatoi della capacità di 430 metri cubi.
Il teleriscaldamento solare è una tecnologia diffusa e oramai consolidata in Danimarca. Alcuni esempi si possono trovare anche in Svezia, Germania e Austria, mentre non ne esiste ancora alcuno nelle nazioni del sud Europa, quelle favorite da maggiore soleggiamento.
La struttura sorgerà in via Rossi, nell’area antistante alla sede della centrale di Varese Risorse. L’Amministrazione comunale ha deliberato il progetto unitario per la costruzione del magazzino e dell’impianto solare termico e l’Università dell’Insubria ha controfirmato i progetti.
Nelle foto: impianto prima e dopo la costruzione

Varese, un “tigre” nel motore della sanità

Compie 15 anni l'associazione Varese per l’Oncologia Onlus
Gianni Spartà

Il volontariato è come gli ottani per l'auto: mette - diceva uno spot d'antan - un “tigre” nel motore. In ogni campo, primo forse fra tutti quello della sanità. In terra varesina i suoi interventi sono ormai cronaca, mai tuttavia scontata, sempre confortante e inimmaginabile.
Nella galleria delle tante iniziative un posto tutto a sé si è ritagliata Varese per l’Oncologia Onlus, un'associazione fondata e instancabilmente timonata da Gianni Spartà. Ecco nelle sue parole il cammino di tre lustri di sfide, fatiche, traguardi ricordato nella festa di compleanno di domenica 9 giugno 2019 a Villa San Martino di Barasso.

LA LUNGA MARCIA DA VARESE A CITTIGLIO, LUINO...

Lotta ai tumori, a che punto è la notte? Se questa domanda me la fossi posta nel maggio del 2005 tra le righe della prima relazione da presidente di Varese per l’Oncologia Onlus avrei avuto difficoltà a non scuotere la testa. C’erano ferite fresche, personali e condivise con altri, l’idea di avvistare una luce nel buio, un’alba dopo le tenebre, era assai improbabile. C’erano i report della ricerca scientifica che contemplavano ancora numeri poco incoraggianti in fatto di guarigioni o di sopravvivenze. E c’era nei nostri luoghi di cura una situazione strutturale non all’altezza di un presidio con ottime professionalità ma con insufficienti risposte alle esigenze dei malati. Di quei malati.
Letti di degenza dedicati, zero o quasi. Un day hospital che faceva scrupolosamente il day hospital e che alle cinque del pomeriggio chiudeva i battenti affidando a un numero verde eventuali richieste urgenti. Necessità per i medici, nei casi gravi, di indirizzare i pazienti in altri ospedali, a Milano, a Pavia. Tutto questo sa chi ci è passato o chi è stato testimone di uno scenario che cozzava con il profilo distinto di un’azienda ospedaliera e universitaria nella quale lavoravano clinici di sicuro spessore.
Solo un gruppo di pazzi visionari poteva illudersi di cambiare qualcosa dando vita a un’associazione no profit. Ma che cosa potevamo fare se l’ospedale maggiore aveva i malati di cancro sparpagliati nei vari reparti, se l’Oncologia dava l’impressione di essere considerata una specialità sulla quale le alte sfere avevano investito poco o nulla fino a quel momento? Potevamo rattoppare non incidere. Per incidere bisognava che il Rione Sanità facesse qualche passo importante. Lo fece proprio mentre i visionari si organizzavano spinti da non frequente entusiasmo e da non scontato spirito di appartenenza. Forse lo fece proprio perché i visionari si organizzavano spinti da non frequente entusiasmo e non scontato spirito di appartenenza. E la scossa ci trovò preparati.

Arrivarono letti: un reparto di degenza a Varese, un day hospital a Cittiglio, un ambulatorio a Luino. Arrivarono le Simultaneous Home Care, dapprima finanziate dalla nostra Onlus, poi recepite da un protocollo regionale. Arrivarono i trasporti gratuiti casa-ospedale-casa per pazienti fragili, un attrezzato laboratorio di trucco e parrucco, consulenze di psicoterapia e fisioterapia a chi ne aveva bisogno. Sanità pubblica che cura, privati che l’affiancano prendendosene cura: binomio vincente.
Sotto il traguardo dei quindici anni di attività - tanti ne sono passati e ci apprestiamo a celebrarli il 9 giugno - prevale su tutto un sentimento di sincera gratitudine rivolto alle centinaia di persone alle quali abbiamo toccato il cuore con le nostre iniziative. Poi penso ai tanti pazienti che in questi quindici anni sono stati curati meglio nei nostri ospedali, più vicino alle loro case, addirittura nelle loro case. Penso alle borse di studio procurate a giovani camici bianchi che hanno imparato a fare gli oncologi a Varese. Penso ai visionari che si sono rivelati profeti. E penso, infine, al sistema sanitario nazionale che al netto di brutte pagine è qualcosa di cui il nostro Paese deve andare fiero.

Sere fa in tv c’era un ex ministro, Carlo Calenda. Ha raccontato i guai di sua moglie curata per una leucemia recidivante, sottoposta a trapianto di midollo. «Sapete quanto mi è costato questo calvario sul piano economico?», ha detto Calenda. «Non mi è costato un centesimo. In America per una terapia tanto complessa, quanto routinaria, mi avrebbero presentato un conto da un milione di dollari. Da garantire in anticipo consegnando la carta di credito all’atto del ricovero». Ecco, allora, il messaggio: uno vede i telegiornali, sente i nostri leader, non prova più rabbia, ma sgomento. E tuttavia l’Italia che i nostri padri si sono immaginati uscendo vivi dalle due guerre mondiali è un’Italia che non lascia indietro nessuno, almeno sul fronte delle cure e della salute. Oggi e così, ieri è stato così, domani? Molto dipende anche dalla responsabilità sociale che Varese per l’Oncologia, nel suo piccolo, si è assunta donando un aiuto a chi aiuta una vita. Il giudizio ragionato lo daranno quanti volessero raccontare questa storia. Noi ci accontentiamo del segno indelebile che questa avventura solidale ci lascia dentro. Quindici anni dopo.
Gianni Spartà
presidente

Varese e Como, master formatori interculturali di lingua italiana per stranieri

Iscrizioni all’Università dell’Insubria entro il 23 ottobre

Fino al 23 ottobre 2017 è possibile iscriversi al Master Formatori interculturali di lingua italiana per stranieri (Filis). Si tratta di un corso post lauream di primo livello, nato all’Università degli Studi dell’Insubria per rispondere alle richieste dettate dalla condizione di multiculturalità che caratterizza la società contemporanea.
Il master Filis, riconosciuto dal Miur come titolo di specializzazione in Italiano Lingua 2, è rivolto a tutte le persone che già lavorino o che desiderino lavorare nel campo dell’insegnamento dell’italiano come lingua straniera. Inoltre, il diploma è valido per concorsi a cattedra classe A-23 e in Italia e all’estero può essere utilizzato per l’inserimento nel settore dell’insegnamento della lingua italiana in centri linguistici, istituti di cultura, enti di formazione, enti locali, associazioni e cooperative, imprese pubbliche e private.
SCHEDA MASTER
Tipologia Master: Master di Primo Livello. Sito web: http://www4.uninsubria.it/on-line/home/articolo14053.html.
Posti disponibili: 60. Durata del corso: annuale. Periodo di svolgimento: novembre 2017-giugno 2018. Modalità didattica: lezioni videoregistrate, consegna elaborati, valutazioni settimanali. Lingua: italiana. Frequenza: nessuna; la presenza è richiesta solo all’esame finale e alla discussione della tesi.
Scadenza presentazione domande di ammissione: ore 12 del 23 ottobre 2017. Modalità di selezione: voto di laurea. Quota di partecipazione: euro 1.490. Agevolazioni/borse di studio: no. Per informazioni: filis@uninsubria.it. 

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