Edizione n.42 di mercoledì 11 dicembre 2019

Asst Sette Laghi

Varese, cabina di regia in pronto soccorso

Pazienti in entrata e in uscita seguiti da una Centrale Operativa multiprofessionale
Bonelli,Gallera,Monti

Accelerare le procedure interne, favorire il ricovero e la dimissione protetta, ridurre i tempi di permanenza dei pazienti in pronto soccorso. Questi gli obiettivi primari del Quick Door Point dell'Ospedale di Circolo di Varese, presentato l'8 novembre 2019 dal direttore generale dell'Asst Sette laghi Gianni Bonelli, alla presenza dell'assessore regionale al welfare Giulio Gallera e del presidente della commissione regionale sanità Emanuele Monti.
Il Quick Door Point è una centrale operativa di natura multiprofessionale, dedicata al governo dei percorsi dei pazienti in entrata e in uscita mediante interventi di medici e infermieri in stretta collaborazione con la direzione medica. Ispirandosi al Chronic Care Model, avvia un contatto con il paziente potenzialmente cronico già in fase di triage, favorendone il percorso più appropriato. Ne fanno parte: i medici dell’ambulatorio Codici minori; i Casemanager (seguono l’utente fino alla dimissione); i Caremanager (seguono l’utente dopo la dimissione); il Nucleo di Bed Management; infermieri professional; assistenti sociali; la Centrale dei trasporti secondari.
PROCEDURE
La cabina di regia opera innanzitutto in pronto soccorso. Tutti i pazienti a cui viene assegnato un codice minore in triage vengono indirizzati all’ambulatorio specifico, dove, accanto al medico, è possibile attivare un infermiere professional in grado di gestire con ampia autonomia problematiche legate, ad esempio, a lesioni difficili, stomie, cateteri ed accessi venosi...
Il QDP interviene anche nella fase di uscita dal pronto soccorso, sia che il paziente debba essere ricoverato nelle degenze dell’Azienda socio sanitaria territoriale, sia che debba essere dimesso dall’ospedale.
Per i pazienti individuati come possibili cronici, avviene un primo contatto con il case manager, finalizzato all’inserimento all’interno del percorso dedicato alla gestione delle cronicità e personalizzato in base alle esigenze specifiche. «In questo modo – precisa l'Asst Sette Laghi - il paziente cronico può decidere di stipulare il patto di cura con la Asst e iniziare un percorso personalizzato, nel quale non dovrà più preoccuparsi di fissare appuntamenti e visite previste per la sua patologia cronica: tutto avverrà sotto la supervisione dei medici e degli infermieri che seguiranno passo passo il percorso, condividendo l’esito degli esami e intervenendo laddove dovessero emergere necessità, riducendo così il numero di ulteriori accessi in pronto soccorso».
OPERATORI
Bed Management: Il Nucleo di Bed Management è una equipe infermieristica che dispone di un cruscotto costantemente aggiornato dei posti letto dell'Asst. Gestisce il ricovero di ogni singolo paziente di pronto soccorso sulla base delle indicazioni del medico, ottimizzando l'utilizzo dei posti letto aziendali.
Case Management: Il case manager è l'infermiere che assiste persone con complessità assistenziale e ha il ruolo di massimizzare il miglioramento e stabilizzarne la salute. L'equipe composta da case manager e assistenti sociali garantisce ai paziente in dimissione da pronto soccorso o da reparto di degenza ordinaria, la soddisfazione di bisogni sociosanitari attraverso la messa in rete dei servizi e l’educazione sanitaria.
Nelle foto: presentazione di Bonelli, Gallera e Monti (da sx a dx); Quick Door Point. 

Varese, convegno sul diabete in gravidanza

In programma il 13 ottobre 2017

Una gravidanza in paziente con diabete, in assenza di cure preventive adeguate, può rappresentare un rischio notevole sia per la madre sia il bambino. Oltre l'incremento di aborti e malformazioni congenite e di una maggiore incidenza di macrosomie, vi è una possibilità cinque volte maggiore rispetto alla norma di andare incontro a morte perinatale. Di fondamentale importanza risulta pertanto una consultazione prima del concepimento e un rigoroso controllo del diabete durante la gestazione. 
"Il diabete in gravidanza: dallo screening al follow up post partum" sarà il filo conduttore di un convegno in programma il 13 ottobre a Varese nell'aula magna dell'Università dell'Insubria in via Dunant 3. Sarà presieduto dal professor Luigi Bartalena e si svolgerà sotto la responsabilità scientifica della dottoressa Cristina Romano, rispettivamente direttore e dirigente medico dell'Uoc Endocrinologia dell'ASST dei Sette Laghi di Varese.
Moderatori e relatori saranno: Massimo Agosti, Luigi Bartalena, Barbara Lischetti, Patrizio Marnini, Giuliana Bianchi, Antonella Cromi, Eugenia Dozio, Edoardo Duratorre, Fabio Ghezzi, Ennio La Rocca, Roberto Puricelli e Cristina Romano (Varese); Alessandro Roberto Dodesini e Elena Ciriello (Bergamo); Ivano Franzetti (Gallarate); Alessandra Ciucci (Mariano Comense); Matteo Bonomo, Nadia Cerutti, Nicoletta Dozio, Basilio Pintaudi, Veronica Resi, Marina Scavini, Maria Teresa Castiglioni (Milano); Salvatore Mastrolia (Monza); Annunziata Lapolla (Padova); Elisabetta Lovati (Pavia); Stefano Balducci (Roma).

Emodialisi, trattamento domiciliare assistito

Avviata anche a Varese sperimentazione in corso in altre quattro Asst della Lombardia
Emodialisi domiciliare

«Non è più il paziente che si adatta alle esigenze del centro, ma, entro certi limiti, è il servizio che si modella sulle esigenze del paziente». Ecco, nella sintesi del dottor Ivan Mazzoleni, direttore socio-sanitario dell'Asst Sette Laghi, la sperimentazione dell'emodialisi domiciliare assistita avviata a Varese.
Il progetto, presentato il 12 novembre 2019, affianca e anticipa una analoga esperienza che, oltre l'Asst Sette Laghi, coinvolge in Lombardia altre quattro Asst: Rhodense e Ovest Milano nel Milanese, Papa Giovanni XXIII nella Bergamasca, Lodi. Nella prima fase si prevede di arruolare un solo paziente l’anno e di affidarlo all’assistenza di un infermiere professionale esperto di dialisi, che, oltre a essere compiutamente formato all’uso del macchinario domiciliare, entri in un rapporto di fiducia con l'emodializzato.
Il trattamento a domicilio inizia una volta adeguato l’impianto idraulico ed elettrico di casa e dopo le prove microbiologiche e di qualità dell’acqua e il collaudo di tutto l’impianto. E’ sempre e comunque garantito il supporto dello specialista nefrologo.
TRATTAMENTI EMODIALISI
Per una persona affetta da insufficienza renale cronica c'è l'alternativa tra trapianto di rene, se esistono le condizioni, e trattamento dialitico. L’emodialisi può essere effettuata in ospedale di norma tre volte a settimana con giorni e orario decisi dalla struttura; la scarsa disponibilità di vettori per il trasporto assistito, unita alle distanze tra ospedale e domicilio, può limitare la riabilitazione e una vita sociale dei pazienti.
A fianco della modalità ospedaliera esiste anche la possibilità di domiciliare il trattamento, utilizzando soprattutto la dialisi peritoneale. «La complessità del trattamento e il rischio di problematiche insite nello stesso – precisa il dottor Giuseppe Rombolà, direttore della S.C. Nefrologia e dialisi della Asst dei Sette Laghi – obbligano ad avere l’assistenza di un partner per tutta la durata del trattamento». L’addestramento del partner generalmente richiede mesi per poter garantire la correttezza e l’efficacia del trattamento al domicilio.
DOMICILIAZIONE ASSISTITA
«E’ accertato – continua il dottor Rombolà - che la domiciliazione garantisce al paziente un miglioramento della qualità della vita e, probabilmente, anche una sopravvivenza più lunga». In questa direzione s'inserisce la sperimentazione dell'emodialisi domiciliare assistita. «Il progetto - conclude Rombolà - nasce come sperimentazione gestionale per un anno; al termine di questo periodo verrà stilato un bilancio ed effettueremo le necessarie valutazioni. Se verranno raggiunti gli obiettivi assistenziali e riabilitativi e verrà confermata la sostenibilità, ci sarà la possibilità concreta di proporre l’emodialisi domiciliare come opzione long term per un numero maggiore di pazienti e magari esportare la nostra esperienza ad altre realtà aziendali».
L’obiettivo del progetto, come sottolinea Mazzoleni, «è anche quello di migliorare l’adesione del paziente a tutta la terapia dell’insufficienza renale cronica (dieta, farmaci, corretta assunzione della terapia stessa, abitudini di vita) e costruire un’alleanza terapeutica tra paziente, famiglia e operatori per ottenere una migliore riabilitazione e un reinserimento nella vita sociale di relazione e, dove possibile, anche lavorativa». 

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