Edizione n.40 di mercoledì 14 novembre 2018

UE

Wi-fi gratuiti in luoghi pubblici, bando europeo per i Comuni

Il 7 novembre, alle 13, la Commissione europea pubblicherà il bando WiFi4EU destinato a singoli comuni o gruppi di comuni dell'UE. Il bando resterà aperto fino alle 17 del 9 novembre. Da qui al 2020, 120 milioni di euro saranno messi a disposizione di un massimo di 8mila comuni in tutta l'UE.
Per poter gestire l'elevato numero di candidature da tutta Europa, la procedura del bando è stata resa molto semplice ed è interamente online. Con un clic, i comuni registrati sul portale WIFI4EU dedicato potranno richiedere online un buono WIFI4EU del valore di 15mila euro. Finora, più di un comune europeo su cinque si è registrato.
I comuni che intendono richiedere un buono, ma non si sono registrati, possono farlo fino alla pubblicazione del bando il 7 novembre accedendo al portale. Con il buono, i comuni potranno installare un punto di accesso wi-fi nei luoghi pubblici, compresi municipi, biblioteche, musei, parchi e piazze.
La Commissione selezionerà i progetti in base all'ordine di ricevimento delle richieste. I primi duemilaottocento comuni che parteciperanno al bando riceveranno un buono WIFI4EU e a ogni Stato membro saranno garantiti almeno quindici buoni.
Nei prossimi due anni saranno pubblicati altri tre bandi WIFI4EU, circa uno ogni sei mesi. Le reti finanziate da WIFI4EU saranno gratuite, senza pubblicità e senza raccolta di dati personali. I finanziamenti saranno destinati a reti che non duplicano offerte preesistenti, private o pubbliche, di qualità analoga. 

Corpo europeo di solidarietà, in arrivo posti di lavoro e tirocini

A sei mesi dal varo, da parte della Commissione europea, del Corpo europeo di solidarietà e dopo l'abbinamento dei collocamenti di volontariato iniziato nel marzo 2017, è ora la volta di migliaia di collocamenti di lavoro e di tirocinio. La Commissione europea sostiene infatti due progetti guidati dal Servizio pubblico per l'impiego italiano e da quello francese, che offriranno a un massimo di 6 mila giovani un lavoro o un tirocinio connessi alla solidarietà in un altro Paese dell'UE.
Due progetti guidati dal Servizio pubblico per l'impiego francese (Pôle Emploi) e dall'italiana Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) prevedono la collaborazione di servizi pubblici per l'impiego e organizzazioni di diversi stati membri dell'UE, come le organizzazioni dei datori di lavoro e gli istituti di formazione. Intento, fornire ai giovani tra i 18 e i 30 anni offerte di lavoro o tirocinio in settori connessi alla solidarietà. I partecipanti selezionati potranno impegnarsi in un'ampia gamma di attività quali l'assistenza sanitaria, l'integrazione sociale, la protezione dell'ambiente, l'assistenza a migranti e rifugiati e l'aiuto alimentare in un altro Paese dell'UE. I progetti si rivolgeranno ai datori di lavoro, garantiranno l'abbinamento tra candidati e offerte e forniranno ai partecipanti assistenza finanziaria e altre forme di sostegno, come la formazione. I progetti sono finanziati con più di 14 milioni di euro dal programma per l'occupazione e l'innovazione sociale.

Orizzonte temporale e prossime tappe
I due progetti proseguiranno fino a marzo 2019. In parallelo, il Corpo europeo di solidarietà verrà ulteriormente sviluppato e consolidato. L'obiettivo è mettere a disposizione 100  mila posti entro la fine del 2020.
L'esperienza acquisita contribuirà a preparare il terreno per l'introduzione su più ampia scala del Corpo europeo di solidarietà entro il 2020. I due progetti, in collaborazione con altri progetti in materia di collocamenti occupazionali per il corpo europeo di solidarietà,  continueranno a sostenere i giovani nella ricerca di collocamenti transfrontalieri fino alla primavera del 2019.
Per informazioni, contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 67 89 10 11 o per e-mail

UE, da marzo contro le malattie rare cooperazione transfrontaliera tra specialisti

Al via le Reti di riferimento europee - 900 squadre mediche collegate in tutta Europa opereranno a vantaggio dei pazienti

Il 1º marzo sono diventate operative le nuove Reti di riferimento europee. Piattaforme uniche e innovative di cooperazione transfrontaliera tra specialisti, sono dedicate alla diagnosi e alla cura di malattie complesse rare o poco diffuse.
Ventiquattro Reti di riferimento europee che riuniscono oltre 900 unità di assistenza sanitaria altamente specializzata di 26 Paesi hanno cominciato dunque a collaborare per risolvere una varietà di problemi, dalle malattie ossee a quelle ematologiche, dall'immunodeficienza al cancro pediatrico. L'unione delle migliori competenze dell'UE su una così ampia scala - sottolinea la Commissione Europea -  dovrebbe portare benefici ogni anno a migliaia di pazienti affetti da patologie che richiedono una particolare concentrazione di assistenza sanitaria altamente specializzata in settori medici in cui le competenze necessarie sono non frequenti.
Il problema delle malattie rare
Si definiscono rare le malattie che colpiscono non più di 5 persone su 10 mila. Complessivamente nell'UE tra le 6 mila e 8 mila malattie rare incidono sulla vita quotidiana di circa 30 milioni di persone, tra cui molti bambini.
Le malattie rare e complesse possono causare problemi di salute cronici e numerose sono potenzialmente letali. Ad esempio, esistono circa 200 tipi diversi di tumori rari e ogni anno a più di mezzo milione di persone in Europa ne viene diagnosticato uno.
L'impatto di tali malattie sui pazienti, i familiari e su chi presta assistenza è enorme. Spesso la malattia non viene diagnosticata a causa della mancanza di conoscenze scientifiche e mediche o della difficoltà ad accedere alle competenze. La frammentazione delle conoscenze sulle malattie rare e il numero ristretto di pazienti affetti da una singola malattia fanno sì che un'azione a livello di UE nel settore conferisca un particolare valore aggiunto.
Le Reti di riferimento europee
Le Reti di riferimento europee sono Reti virtuali che riuniscono i “prestatori di assistenza sanitaria” di tutta Europa per affrontare patologie complesse o rare che richiedono cure altamente specializzate e una concentrazione di conoscenze e risorse. Sono istituite nel quadro della direttiva UE sui diritti dei pazienti nell'ambito dell'assistenza sanitaria (2011/24/UE ), che facilita anche l'accesso dei pazienti stessi alle informazioni in materia di assistenza sanitaria, aumentando quindi le opzioni terapeutiche.
In pratica, le Reti di riferimento europee svilupperanno modelli di assistenza, strumenti per l'assistenza sanitaria online, soluzioni e dispositivi medici nuovi e innovativi; favoriranno la ricerca mediante ampi studi clinici e contribuiranno allo sviluppo di nuovi prodotti farmaceutici; porteranno a economie di scala e garantiranno un uso più efficiente delle risorse costose, il che prefigura effetti positivi sulla sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali e per decine di migliaia di pazienti che soffrono di malattie e patologie rare e/o complesse nell'UE.
La Reti di riferimento europee saranno finanziate mediante gli strumenti europei di telemedicina transfrontaliera e possono beneficiare di una serie di meccanismi di finanziamento dell'UE, come il programma per la salute, il meccanismo per collegare l'Europa e il programma di ricerca dell'UE "Orizzonte 2020". 

Consiglio europeo della ricerca, 605 milioni di euro a 406 ricercatori di punta in tutta Europa

Quarantatré gli italiani - La percentuale femminile raggiunge il 40%

Il Consiglio europeo della ricerca (CER) ha annunciato a inizio mese l'assegnazione di starting grants (sovvenzioni di avviamento) a quattrocentosei giovani ricercatori di tutta Europa. Il finanziamento, che ammonta a 605 milioni di euro e stanzia per ogni progetto fino a un massimo di 1,5 milioni, permetterà loro di costituire i propri team di ricerca e di perseguire le loro idee innovative. La percentuale di donne beneficiarie è la più alta mai registrata in un concorso lanciato dal CER e anche la varietà in termini di nazionalità è stata maggiore che in passato.
I ricercatori italiani si trovano il gradino più basso del podio, alle spalle dei tedeschi (65 vincitori) e dei francesi (48), con 43 vincitori (19 donne e 24 uomini). Di questi 43,17 svilupperanno il loro progetto CER in Italia e 26 all'estero.
Se si aggiungono due vincitori non italiani, sono in totale diciannove i progetti ospitati in Italia: tre ciascuno all'Università di Padova e alla Sapienza, due ciascuno all'Università di Trento e a Ca' Foscari a Venezia, e uno ciascuno all'Università di Torino, all'Università Federico II di Napoli, all'Università Bocconi, alla Fondazione Centro San Raffaele, all'Università Statale di Milano, alla Fondazione Telethon, all'Università di Verona, alla SISSA di Trieste e al CNR.

In tutta Europa i nuovi beneficiari lavoreranno in un'ampia gamma di settori, dalla ricerca sanitaria sulle infezioni croniche o l'asma alla gestione delle catastrofi, dalla sicurezza delle reti ai cambiamenti climatici. Le ricerche sovvenzionate coprono tutte le discipline. I finanziamenti sono assegnati nell'ambito del pilastro Eccellenza scientifica di Horizon 2020, il programma dell'UE per la ricerca e l'innovazione.
Il 40% dei vincitori sono donne. Le candidate hanno superato gli uomini nell'aggiudicarsi i finanziamenti (14,5% e 12,7% rispettivamente). Le sovvenzioni del CER sono assegnate ai ricercatori di qualunque nazionalità stabiliti o che vogliano trasferirsi in Europa. I beneficiari saranno ospitati in 23 Paesi europei, in particolare nel Regno Unito (79), in Germania (67) e in Francia (53).
I vincitori del concorso di quest'anno sono di 48 nazionalità diverse, il numero più alto mai registrato dalla fondazione del CER. Quarantacinque assegnatari sono cittadini non europei, molti di loro già stabiliti in Europa; fra questi anche 17 americani. Diciotto ricercatori, tra cui 13 europei, si trasferiranno in Europa per portare a termine i loro progetti. Il CER ha ricevuto 3085 proposte, circa il 13% delle quali è stato finanziato.
Gli Starting grants
Gli Starting grants sono assegnati ai ricercatori di ogni nazionalità con un'esperienza dai due ai sette anni dal completamento del dottorato di ricerca (o titolo universitario equivalente) e con una comprovata esperienza in campo scientifico che ne dimostri le potenzialità. La ricerca deve essere condotta in un istituto di ricerca pubblico o privato con sede in uno dei Paesi membri dell'Unione Europea o dei Paesi associati. Il finanziamento, fino a 1,5 milioni di euro, viene erogato per una durata massima di cinque anni. Due terzi del bilancio del CER è destinato ai ricercatori agli inizi della carriera – i programmi Starting grants e Consolidator grants – e i relativi bandi sono pubblicati una volta all'anno.
Il Consiglio europeo della ricerca, istituito dall'Unione Europea nel 2007, è il primo ente europeo di finanziamento della ricerca d'avanguardia. Ogni anno seleziona e finanzia i migliori ricercatori creativi di tutte le nazionalità e le età per sviluppare progetti basati in Europa. Tre i programmi di finanziamento principali: starting grants, consolidator grants e advanced grants. Un ulteriore programma di finanziamento, sinergy grants, è stato rilanciato nel 2017.
Ad oggi il CER ha finanziato circa 7000 ricercatori d'eccellenza in diverse fasi della carriera ed oltre 50 mila tra studenti di dottorato, post-dottorato e altro personale dei loro gruppi di ricerca.  

Unione Europea e i diritti delle donne

Dichiarazione comune in occasione della Giornata internazionale della donna 2017

Come al momento della sua fondazione, l'Unione europea è oggi al fianco delle donne in Europa e nel resto del mondo.
Sessant'anni fa, la parità tra donne e uomini è stata iscritta nel trattato di Roma diventando uno dei valori fondanti dell'Unione europea. A quel tempo solo l'Europa, in tutto il mondo, era impegnata a sostenere il principio della parità di retribuzione: da allora, l'UE ha continuato a essere all'avanguardia e a compiere progressi concreti su tutti i fronti. Lavoriamo senza sosta per difendere i diritti delle donne, sostenendole nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere.
LAVORO
Nel 2017 ci sono sempre più donne che lavorano, si laureano, sono attive in politica o raggiungono posizioni dirigenziali nelle imprese europee. All'interno della Commissione, le donne rappresentano il 55% del totale della forza lavoro. Eppure, ancora oggi, nell'Unione europea le donne, soprattutto le madri sole, troppo spesso faticano per raggiungere l'indipendenza economica. Nel 2016 il tasso di occupazione femminile nell'Unione europea ha raggiunto il livello record del 65,5%, sebbene vi sia ancora una grande differenza rispetto al 77% degli uomini.
Occorre fare molto di più - in Europa e altrove. Le donne sono spesso più vulnerabili in situazioni di conflitto, migrazione e sfollamento, oppure dove la povertà e i cambiamenti climatici colpiscono più duramente. Inoltre, nel contesto migratorio attuale, abbiamo assistito a un aumento esponenziale del numero di donne che arrivano in Europa vittime della tratta di esseri umani.
ATTACCHI IN AUMENTO
Intolleranza contro le donne e misoginia si manifestano non solo nella sfera pubblica ma anche dietro il vile anonimato di internet. Gli attacchi contro i diritti delle donne sono in aumento. Sono troppi gli Europei che ancora ritengono che un rapporto sessuale non consensuale possa essere giustificato. Inoltre, ovunque nel mondo, e soprattutto nelle zone di conflitto, le donne affrontano in prima linea la discriminazione e la violenza.
Tuttavia, spesso sono proprio le donne a cercare per prime delle soluzioni, a mostrare resilienza in tempi di difficoltà e ad avere una visione per il futuro dei loro Paesi. Per questa ragione l'UE continua a dialogare con le organizzazioni femminili in tutto il mondo, anche nelle circostanze più difficili - come in Afghanistan o Siria.
IMPEGNI UE
Continueremo ad agire sia all'interno sia all'esterno dell'UE. In particolare:
*la Commissione europea, attraverso il suo impegno strategico per la parità di genere 2016-2019, affronta le disuguaglianze in ambiti importanti quali lavoro, retribuzione, processo decisionale e violenza;
*la Commissione europea ha dedicato il 2017 all'eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze;
*la Commissione presenterà quest'anno una nuova iniziativa per l'equilibrio tra vita professionale e vita privata destinata ai genitori e a coloro che svolgono un ruolo di assistenza;
*attraverso le nostre proposte di riforma del sistema europeo comune di asilo, alle donne migranti che arrivano in Europa in cerca di protezione e che hanno subito violenze saranno fornite cure mediche, assistenza legale, consulenza post-trauma e sostegno psicosociale;
*nel corso dell'attuazione delle politiche e delle normative in materia, la Commissione continuerà a monitorare la dimensione di genere nell'ambito della prevenzione e della lotta alla tratta di esseri umani;
*nell'ambito delle relazioni esterne, attraverso il piano d'azione dell'UE sulla parità di genere 2016-2020, la Commissione si concentrerà in particolare sull'assistere, a livello mondiale, donne e ragazze escluse dall'istruzione, dalla parità di accesso ai servizi sanitari e di pianificazione familiare, dal mercato del lavoro e anche dalla vita politica - e che sono esposte a norme e leggi inique in materia di eredità, cittadinanza o proprietà fondiaria;
*nell'ambito dell'aiuto umanitario, per garantire che l'assistenza raggiunga le persone più vulnerabili ovunque nel mondo, la Commissione continuerà ad applicare sistematicamente un approccio sensibile alle specificità di genere;
*la Commissione continuerà a dare l'esempio in materia di attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, compresa la parità di genere.
Non abbiamo intenzione di smettere di combattere per la parità di genere e per la sicurezza di donne e ragazze, sostenendole nella piena realizzazione delle loro potenzialità. L'Unione europea è impegnata, come lo era sessant'anni fa, a garantire parità alle donne in tutto il mondo.

Bruxelles, 7 marzo 2017
Firmatari:
Frans Timmermans, primo Vicepresidente
Federica Mogherini, Alta rappresentante dell'Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione
Günther Oettinger, Commissario per il Bilancio e le risorse umane, Johannes Hahn, Commissario per la Politica europea di vicinato e i negoziati di allargamento, Neven Mimica, Commissario per la Cooperazione internazionale e lo sviluppo, Dimitris Avramopoulos, Commissario per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, Marianne Thyssen, Commissaria per l'Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, Christos Styliandes, Commissario per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi, Vera Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere  

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