Edizione n.23 di mercoledì 1 luglio 2020

Sesto Calende, l'impresa di Maddalena e Mattioli alla conquista del Baltico

Cent'anni fa il più lungo raid compiuto da idrovolanti

Da Malpensa a Vergiate, da Calcinate a Venegono, da Varese a Sesto Calende iI territorio prealpino vanta un'industria e una tradizione aeronautica che gli hanno non a caso meritato la definizione di “Provincia con le ali”. Dagli inizi del Novecento ai nostri giorni, una galleria di pionieri e aziende del volo - due nomi per tutti, gli ingegneri Giovanni Battista Caproni di Vizzola Ticino e Alessandro Marchetti di Sesto Calende – richiama imprese che hanno fatto la storia e industrie ancor oggi alla ribalta mondiale dell'innovazione.
A Sesto Calende, culla nel 1915 della Siai-Marchetti (oggi confluita in Leonardo Finmeccanica) e poi di celebri imprese come le Trasvolate atlantiche, ricorre quest'anno il centenario del volo Sesto Calende–Helsinki, il più lungo raid compiuto da idrovolanti. Nel 1920, ai comandi del velivolo Siai-S.16, il ten. col. Umberto Maddalena volò, assieme al giornalista Guido Mattioli, da Sesto Calende a Helsinki attraverso Svizzera, Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia e Lettonia.
Quell'avvenimento è stato ripercorso da Barbara e Davide Rocchi nell'opera di analisi storico–letteraria “Il volo più lungo: Maddalena e Mattioli alla conquista del Baltico”, suddivisa in cinque parti pubblicate in altrettanti appuntamenti tra il 1° aprile e il 15 giugno 2020. La ricostruzione è stata voluta da un comitato organizzativo per il Centenario del volo Sesto Calende–Helsinki (1920-2020), promosso dalla Società Italiana Aviazione Civile con patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Helsinki e del comune di Adria (Rovigo).
L’opera segna l’inizio di una serie di iniziative in Italia e in Finlandia, come la presentazione e la consegna del testo su pergamena alle autorità politiche, diplomatiche e militari. In Italia sono previsti anche una serie di appuntamenti a Bottrighe, frazione di Adria e luogo natale di Umberto Maddalena, non appena l’attuale situazione epidemiologica lo consentirà.
ARCHIVIO AERONAUTICO
La Società Italiana Aviazione Civile è un’istituzione di carattere storico–culturale senza fini di lucro nata il 18 novembre 2017 a Lido di Camaiore attraverso le firme di Lorenzo Virginio Teucci, Barbara Rocchi e Milvia Mori. «Suo scopo – spiega il presidente Teucci – è dare l’adeguata risonanza al processo di evoluzione storica dell’industria aeronautica d’Italia mediante una serie mirata di iniziative culturali».
La società dispone dell'archivio del gen. S.A. “A” Giuseppe Teucci considerato una delle fonti principali per lo studio dell’evoluzione dell’uso del mezzo aereo in contesto italiano e mitteleuropeo negli anni più controversi del Novecento. «L’archivio – precisa il presidente Teucci - vanta un ricco e inedito patrimonio documentario, particolarmente significativo per l’Aeronautica Militare, dalle Trasvolate Atlantiche (1930/31–1933) ai rapporti tecnico–militari con la Luftwaffe, sotto un profilo storico e industriale. L’emeroteca, totalmente composta dagli archivi personali dell’Atlantico Giuseppe Teucci, rappresenta un vero sorvolo sulla storia aviatoria dell’intero Novecento».
PARALLELO E SFORTUNATO VOLO DI TRE FINLANDESI E UN ITALIANO
Oltre la rievocazione del volo di Maddalena e Mattioli alla conquista del Baltico, la Società Italiana Aviazione Civile sostiene il progetto finlandese “Alppilentäjät–dokumenttielokuva 2020 “. Si tratta di un documentario audiovisivo sull’incidente aereo dei piloti finlandesi Väinö Mikkola, Carl–Erik Leijer, Äly Durchman e il motorista italiano Carlo Riva sulle Alpi svizzere mentre volavano, a bordo di due idrovolanti Siai S.9, da Sesto Calende a Helsinki in un percorso parallelo a quello di Maddalena.
Il destino fece incontrare i due italiani e l’equipaggio finlandese alla vigilia dei rispettivi voli, cementando in poche ore, all’insegna del coraggio e del pionierismo aviatorio, sentimenti di amicizia. «Ricorrendo, in contemporanea, anche il centenario del volo senza ritorno dei tre ufficiali finlandesi e del motorista italiano, è avviata – precisa Teucci - la sponsorizzazione del progetto Alppilentäjät per riportare alla luce questo importante avvenimento e, anche, l’immagine del nostro eroe italiano, Carlo Riva, ingiustamente dimenticati dalla storia. In Italia ci sono tantissimi amanti e cultori della storia che credono, ancora, in determinati valori e la Società Italiana Aviazione Civile vuole portarne la testimonianza per tramandarla ai posteri». 

Samarate (Varese), la corazza tessile contro batteri e virus

È il tessuto anticoronavirus ViroProtect+ della TMR Cederna Fodere SpA di Verghera
foto TMR Cederna Fodere

Il 99% dei batteri e delle materie virali perde efficacia entro pochi minuti dal contatto con la sua superficie. La corazza anticoronavirus è un tessuto prodotto dalla TMR Cederna Fodere Spa di Verghera di Samarate (Varese). La nuova rivoluzione dell'azienda, che affonda le radici nel 1800, porta il nome di ViroProtect+ ed è disponibile come finitura aggiuntiva su tutta la gamma aziendale di fibre cellulosiche e organiche, che vanno da viscosa, cupro, acetato a cotone e seta.
«La formula - sintetizza il responsabile commerciale Edoardo Giardini - coniuga insieme un trattamento antivirale certificato Iso e una finitura antibatterica testata in laboratorio per disarmare eventuali virus e batteri, tra cui il coronavirus, dopo il contatto con il tessuto. Originaria del settore medicale, è stata riprogettata per trovare applicazione nel settore dell’abbigliamento, dalle divise, alle uniformi e alla moda stessa garantendo ai tessuti le stesse caratteristiche (anche di mano e di comfort) che i clienti cercano – e trovano – nei nostri prodotti».
DAI CAMICI SANITARI AGLI ABITI COMUNI
Di tessuto antibatterico anche i non addetti ai lavori hanno già conoscenza, ma di quello che difende dal virus si ha notizia solo ora. A estrarlo dal cilindro della innovazione è un'azienda che ha vissuto, reinventandosi, tutte le fasi importanti del settore e oggi è fornitore di marchi dal prêt-à-porter all’alta moda, come Ralph Lauren, Hugo Boss, Tommy Hilfiger e Calvin Klein.
«Le applicazioni – spiega Giardini - possono essere infinite: dal settore sanitario, ad esempio per i camici, alla sfera dell’abbigliamento d’uso comune. Senza dimenticare un plus: questo trattamento ha persistenza ai cicli di lavaggio sia in acqua sia a secco perché è realizzato con un processo in assorbimento dove la fibra viene nobilitata in fase di finissaggio. Ed è certificato. Al momento stiamo conducendo dei test per garantire i massimi risultati su tutte le forme di batteri virali incapsulati e non, inclusa l’efficacia alla versione felina del coronavirus».
LA SVOLTA
La lotta al covid-19 passa, dunque, anche da quel che indossiamo e non è azzardato ipotizzare che il tessuto antivirale rivoluzionerà il nostro modo di vestirci. Sul futuro si è aperta anche la finestra di questa conversione industriale indotta dalla pandemia. «Avevamo – aggiunge Giardini - la classica possibilità di far diventare la crisi una opportunità, ripensando alla funzione del nostro settore ricerca e sviluppo e ragionando su quanto la filiera del tessile sarà tenuta a cambiare».
A segnare la svolta è, in questo percorso, l’input di un cliente tedesco con una richiesta specifica: un tessuto che fosse insieme antivirale e antibatterico. «Abbiamo avviato una ricerca – prosegue Giardini - e scoperto che tre aziende del biomedicale producevano ausiliari tessili specifici con questa tecnologia. E l’abbiamo immaginato ad ampio spettro progettando un finissaggio certificato a tutti gli effetti, riscontrando subito l’interesse dei grandi gruppi di moda».
PROSPETTIVE
La sfida all'orizzonte è grande: produrre capi che isolino efficacemente chi li indossa dai contatti con l’ambiente esterno, tenendo lontano il virus.
Prove scientifiche hanno confermato che auto-inoculazione è ancora una delle principali vie di trasmissione responsabile per il virus, dimostrando anche che il materiale infettivo può sopravvivere ore sulle superfici tra cui l’abbigliamento che indossiamo. «Immaginate invece la rivoluzione – conclude Giardini - di un tessuto che possa fornire tra le tante caratteristiche and una difesa in questo senso. Pensate al quotidiano: immaginate anche solo di infilare le chiavi in una tasca realizzata con un tessuto che lo annienta. Le potenzialità sono enormi. Per non parlare di un’altra nuova sfida per tutta la filiera tessile: quella della contaminazione tra il settore moda e quello medicale. Anche in questo caso le possibilità che abbiamo di fronte sono innumerevoli». 

Sicurezza medici e infermieri, un “codice” per strutture sanitarie e sociosanitarie, Ats, Areu

Linee guida dettate da una legge regionale bipartisan della Lombardia

Ricognizione e relazione annua sulla situazione di tutte le strutture e, soprattutto, interventi per potenziare i sistemi di sicurezza a tutela di medici, infermieri e utenti dei pronto soccorso e altri presìdi sanitari. Sono i cardini di una legge contro le aggressioni a medici, infermieri e professionisti sanitari approvata il 30 giugno 2020 all'unanimità dall'assemblea regionale della Lombardia.
Il provvedimento, «uno strumento normativo unico in Italia», è stato illustrato dai consiglieri Franco Lucente (FdI) e Carmela Rozza (PD), primi firmatari di due distinti progetti di legge, poi abbinati in un testo condiviso. Suoi cardini sono la prevenzione del rischio, interventi per la sicurezza sul posto di lavoro, linee guida e indirizzi tecnico-organizzativi e procedurali comuni al Servizio sanitario su tutto il territorio lombardo. Nello specifico, le norme si applicano alle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private accreditate, le Agenzie di tutela della salute (Ats) e l’Agenzia regionale emergenza urgenza (Areu).

Particolarmente attesi i passaggi relativi alla videosorveglianza e al controllo degli accessi in special modo nei pronto soccorso, luoghi spesso colpiti da fenomeni di grave violenza legati al nervosismo dell’utenza per le lunghe attese o per eccesso di alcol o droghe.
Le linee guida ricalcano quelle disposte dalla direzione regionale e quanto emerso da un gruppo lavoro comprendente anche la consigliera leghista Alessandra Cappellari. Prevedono, in particolare, indirizzi sull'attuazione di interventi strutturali ai varchi di accesso delle strutture sanitarie considerando anche gli strumenti tecnologici disponibili e in evoluzione, installazione di telecamere a uso interno, corsi di formazione per gli operatori. Un Tavolo tecnico, cui parteciperanno Regione, direttori degli ospedali, organizzazioni sindacali di medici, veterinari e infermieri e altre figure tecniche, sarà di supporto alla direzione generale Welfare per studiare provvedimenti in tema di sicurezza sui posti di lavoro, sulla base di dati relativi alle aggressioni al personale. 

Violenza contro operatori sanitari, in Lombardia 4887 aggressioni tra il 2016 e il primo semestre del 2019

Nello stesso periodo nella provincia di Varese sono stati registrati 660 casi

A ricapitolare i singoli episodi pare di assistere a film western. Anche in Lombardia la violenza ai danni di medici e infermieri lascia sgomenti. Tra il 2016 e il primo semestre del 2019 sono state contate 4887 aggressioni, 1142 solo nel primo semestre del 2019.
Le vittime si sono contate da un capo all'altro della regione, dalle 40 segnalazioni di insulti o aggressioni nel 2019 nella provincia di Mantova ai 660 episodi denunciati tra il 2016 e il 2019 nella provincia di Varese tra i 545 casi nell’Asst Valle Olona e 115 nell’Asst Sette Laghi, di cui 27 nei primi sei mesi del 2019. «Il fenomeno della violenze ai danni del personale sanitario nelle strutture ospedaliere e no è diffuso da tempo ma ancora poco conosciuto perché mancano procedure certe e omogenee di monitoraggio» ha dichiarato il consigliere regionale Samuele Astuti (Pd).
È stata proprio l’analisi di questa situazione a dar vita al progetto di legge regionale bipartisan sulla sicurezza del personale sanitario e socio sanitario approvato il 30 giugno 2020 in aula all’unanimità, sintesi di due progetti di legge presentati dalla consigliera regionale Carmela Rozza (Pd) e dal consigliere Franco Lucente (Fdi). «Il testo - sottolinea Astuti - obbliga tutte le aziende sanitarie pubbliche e private accreditate innanzitutto a mappare il fenomeno, di cui per l’80% fanno le spese gli infermieri». 

Due, a giudizio di Astuti, gli aspetti del provvedimento, quello relativo agli atti di violenza compiuti ai danni degli operatori, soprattutto nei pronto soccorso, per i quali è necessario un intervento delle forze dell’ordine e quello relativo ad atti compiuti, ad esempio nei reparti di psichiatria, da pazienti afflitti da gravi patologie per cui serve soprattutto una maggiore formazione del personale.
«La legge – conclude Astuti - prevede l’istituzione di un tavolo tecnico che dovrà mettere a punto le soluzioni necessarie a contrastare la violenza  ai danni degli operatori sanitari, ad esempio prevedendo installazione di telecamere, formazione del personale e interventi nei varchi d’accesso e la promozione di protocolli d’intesa con le forze dell’ordine per garantire la presenza di presidi nei pronto soccorso e nei reparti più a rischio. Da parte nostra monitoreremo l’applicazione della legge. Fra un anno in consiglio ne chiederemo la verifica». 

Lago Ceresio, un altro battello spazzino

Firmato a Lugano accordo per la pulizia del bacino
firma del protocollo d'intes. A sx Fabio Schnellmann, a dx Massimo Mastromarino

Si amplia la flotta dei battelli spazzino che si occuperà della pulizia del lago Ceresio/lago di Lugano in acque sia italiane sia svizzere. Dal 30 giugno 2020 l'Autorità di Bacino lacuale del Ceresio, Ghirla e Piano metterà il proprio natante per la raccolta dei rifiuti a disposizione del Consorzio pulizia delle rive e dello specchio d'acqua del Lago Ceresio.
A Lugano il presidente dell'ente italiano Massimo Mastromarino e il segretario del Consorzio ticinese Fabio Schnellmann (nella foto) hanno firmato il protocollo d'intesa per garantire la raccolta e lo smaltimento del materiale galleggiante con scopi ambientali, ittico-venatori, turistici e di sicurezza per la navigazione professionale e privata. Il battello sarà ormeggiato nel laghetto di Lavena (Ponte Tresa) e funzionerà con l'equipaggio del Consorzio, che assicurerà la pulizia e il monitoraggio dello specchio d'acqua. L'accordo prevede una stretta collaborazione con gli enti competenti anche in caso di inquinamento.
«Una collaborazione necessaria e fondamentale per un rilancio complessivo del Ceresio» ha commentato Mastro Marino. «Il Bacino lacuale del Ceresio, Piano e Ghirla mette a disposizione il battello, il Consorzio con la professionalità acquisita si occuperà della pulizia».
Obiettivo dell'accordo, la valorizzare delle rive e delle acque del lago Ceresio/lago di Lugano con particolare riferimento al tratto sud del Ponte diga, soggetto a possibili accatastamenti di materiale inerte di provenienza sia naturale sia urbana. I disastri ambientali causati dagli ultimi nubifragi hanno ammassato, in pochi giorni, 400 tonnellate di detriti nella parte a sud del bacino. «Per questo motivo – è stato il commento di Schnellmann - l'introduzione di un nuovo natante ci permetterà di monitorare al meglio il lago e intervenire ogni qualvolta si presenti la necessità. Oltre a ciò, andremo a garantire la quotidianità e la manutenzione ordinaria. A oggi abbiamo già in funzione tre battelli, uno ad Agno, un altro a Lugano e un terzo a Riva San Vitale».

Da Besozzo alla Biblioteca di Causeni, la letteratura italiana in Repubblica Moldova

foto libri causeni

Testi classici, fiabe, libri illustrati per bambini. Hanno riempito alcuni scatoloni e sono partiti per la Repubblica Moldova. Sono destinati alla Biblioteca municipale di Causeni, intenzionata ad offrire ai propri lettori anche opere di lingua e letteratura italiana.
L’iniziativa nasce dall'interesse di questa biblioteca verso l'Italia confluito lo scorso anno in un accordo di collaborazione tra l’ente e l’Associazione Italia-Moldova di Besozzo. Collaborazione in un itinerario di valorizzazione e amicizia, come mostra la donazione dei volumi da parte della biblioteca di Bogno.
Molti i progetti in preparazione. Si va da un corso di lingua italiana online a giornate tematiche sulla letteratura italiana, da concorsi per studenti a mostre su arte e natura.
L’Italia – ricorda Gian Luca del Marco, presidente dell'Associazione Italia-Moldova odv - resta nell’immaginario collettivo della popolazione moldava un Paese particolarmente “amico e fraterno”, frutto dalla medesima radice linguistica latina e di percorsi storici comuni. La crescente presenza di cittadini/lavoratori moldavi sul nostro territorio ha ulteriormente accresciuto l’interesse verso l’Italia, soprattutto delle giovani generazioni, attratte per motivi di studio e di turismo».

Voldomino, riapre l'ufficio postale

Accolto l'appello del sindaco
Tribunale Luino

A Voldomino riapre l'ufficio postale. Ne ha dato conferma il 23 giugno 2020 il responsabile delle relazioni istituzionali di Poste Italiane al sindaco Andrea Pellicini che, sentito il consiglio comunale, gli aveva rivolto un appello.
«Non posso che ringraziare Poste Italiane per la sensibilità dimostrata» ha commentato Pellicini. «La riapertura dell'ufficio di Voldomino è importante per i residenti della frazione e, al contempo, servirà a decongestionare l'ufficio di Luino Centro. A Voldomino, accanto all'ufficio del giudice di pace, alla comunità montana, e, in futuro, anche alla caserma dei vigili del fuoco, non poteva mancare l'ufficio postale». 

Cinema Teatro Sociale di Luino, ritorna il grande schermo

A Luino, dal 25 giugno 2020, ha riaperto i battenti anche il Cinema Teatro Sociale con un cartellone per famiglie e grande pubblico e sempre nel rispetto delle normative previste dall'emergenza sanitaria. «Il Teatro Cinema Sociale – ha dichiarato il sindaco Andrea Pellicini - ha una grande storia che tutti noi dobbiamo continuare a mantenere viva. Aiutiamo, quindi, il nostro cinema a ripartire e a svolgere l'importante ruolo socio-culturale che ha sempre avuto».

Sentiero del Viandante, via ai lavori da Lecco ad Abbadia Lariana

Entro il 2020 il cammino internazionale sarà percorribile in continuità dal San Bernardino (Svizzera) fino a Milano

È partita la sistemazione del Sentiero del Viandante da Lecco ad Abbadia Lariana, che, entro la fine del 2020, renderà percorribile in continuità il cammino internazionale 'Le Vie del Viandante' dal San Bernardino, in Svizzera, fino a Milano. Da nord a sud o da sud a nord i 'viandanti' contemporanei potranno viaggiare a passo d'uomo e in sicurezza, attraverso il filo conduttore delle vie d'altri tempi.
Spesa complessiva, 485.000 euro, di cui 360.000 finanziati dal programma di cooperazione 'Interreg Italia-Svizzera 2014-2020' tra le quattro regioni italiane Valle d'Aosta, Provincia autonoma di Bolzano, Lombardia (province di Como, Lecco, Sondrio e Varese) e Piemonte (province di Novara, Vercelli, Biella e Verbano-Cusio-Ossola) e i tre Cantoni svizzeri Ticino, Grigioni e Vallese.

LAVORI
I lavori sono suddivisi in due lotti. Il primo verrà realizzato con i fondi Interreg, integrati con risorse economiche dei comune di Lecco e Abbadia Lariana, e prevede difesa del suolo e carpenteria metallica. Il secondo lotto verrà realizzato con il contributo di Ersaf (Ente regionale servizi all'agricoltura e alle foreste) e include manutenzione, riqualificazione ambientale e paesaggistica, sistemazione idraulico-forestale.
IL PERCORSO INTERNAZIONALE
Il cammino, lungo circa 220 km e composto da Via San Bernardino, Via Francisca, Via Spluga, Via dei Monti Lariani, Sentiero del Viandante, strada Regia, Sentiero di Leonardo, è un reticolo di sentieri storici che collegano il San Bernardino a Milano attraverso la Valle Mesolcina, la Valchiavenna, il lago di Como e il fiume Adda. Nei secoli viandanti, commercianti, contrabbandieri ed eserciti hanno potuto circolare fra il Nord e il Sud Europa nonostante i confini geografici e politici.
«Il completamento di questo affascinante itinerario – ha dichiarato l'assessore regionale Massimo Sertori - rappresenterà non solo un'opportunità per l'innovazione nel settore turistico e della ricettività locale, ma anche l'occasione di riscoprire il nostro territorio che, tra cultura e paesaggi suggestivi, riserva sempre sorprese». 

Troppo lavoro, rischio infarto oltre le 55 ore settimanali

Anche l'Università Insubria di Varese in una indagine patrocinata dall’Oms
Marco Mario Ferrario

Il rischio di morte per malattie ischemiche di cuore aumenta del 17 per cento per chi lavora più di 55 ore settimanali rispetto a chi ne lavora fino a 40. La notizia è stata evidenziata in una recente pubblicazione su Environmental International.
L’indagine, una sintesi analitica di un pool di studi, è stata patrocinata e condotta da Organizzazione mondiale della sanità e International labor office di Ginevra. Alla ricerca hanno partecipato esperti a livello mondiale e contribuito Inail Roma attraverso il professor Sergio Iavicoli. Nel team anche Marco Mario Ferrario, professore del Centro di ricerche in Epidemiologia e medicina preventiva (Epimed) dell’Università dell’Insubria, affiancato da Marco Roncaioli, specializzando di Medicina del lavoro.
CONDIZIONI DEFATIGANTI
Che lavorare troppo faccia male non è una novità. La pandemia Covid-19 ci ha posti di fronte a ricorrenti immagini di personale sanitario stremato da turni defatiganti e ha fatto diventare lo straordinario una condizione molto diffusa anche tra quanti lavorano da casa, e non sempre “stimbrano” dopo le canoniche sette o otto ore giornaliere.
«Lo studio - spiega il professor Ferrario - è durato oltre un anno, per la raccolta della bibliografia, la valutazione della qualità dei dati raccolti e l’analisi statistica. Ora si deve calcolare quanti decessi per attacchi ischemici di cuore sono attribuibili al troppo lavoro in ognuno dei 194 Paesi coinvolti nell’indagine». C'è da aggiungere che, in base anche a studi precedenti del gruppo di ricerca di Ferrario, si è rilevato che le condizioni di esposizione stressor lavorative sono lesive se mantenute nel tempo. «Abbiamo rilevato – aggiunge il professore – che modificazione nocive della Heart Rate Variability che possono provocare danno cardiaco sono evidenziabili solo in condizioni di stress cronico, ovvero perdurante nel tempo».
Nella foto: il professor Marco Mario Ferrario 

Foreste danneggiate, altri 4,7 milioni alle comunità montane lombarde

Eliminazione piante secche o malate, lotta agli insetti nocivi, lavori a strade pastorali
Foreste danneggiate, altri 4,7 milioni alle comunità montane lombarde

Alle comunità montane lombarde arrivano altri 4,7 milioni di euro per interventi veloci di taglio e asportazione delle piante malate o morte, di lotta diretta agli insetti nocivi, di asportazione di piante secche per prevenire incendi, ma anche di miglioramento delle strade di montagna. «Sono fondi straordinari che si aggiungono agli 1,5 milioni già stanziati a novembre 2019» ha spiegato l'assessore regionale all'agricoltura Fabio Rolfi in occasione della presentazione del riparto dei finanziamenti regionali in materia.
Tra filiera agricola di montagna e filiera bosco-legno la Lombardia ha investito oltre 20 milioni di euro in due anni. Le nuove risorse saranno messe a disposizione delle comunità montane per garantire la gestione sostenibile delle risorse forestali. «Inoltre – ha aggiunto Rolfi - saranno finanziate prevenzione e ripristino delle foreste danneggiate, sistemazioni idraulico-forestali, miglioramenti forestali, tagli di esotiche a carattere infestante e costruzione o manutenzione straordinaria di strade agro-silvo-pastorali».
SUDDIVISIONE FONDI
I fondi saranno così suddivisi nelle province di montagna:
*BRESCIA: Parco Alto Garda Bresciano € 183.732,88, Sebino Bresciano € 89.413,45, Valcamonica € 603.299,39, Valle Sabbia € 292.879,71, Valle Trompia € 240.628,88.
*BERGAMO: Di Scalve € 82.901,08, Laghi Bergamaschi 166.368,85, Valle Brembana 281.280,25, Valle Imagna€ 85.534,28, Valle Seriana € 252.168,01.
*COMO: Lario Intelvese 124.359,85, Triangolo Lariano €159.553,81, Valli del Lario e del Ceresio 183.969,89.
*LECCO: Lario Orientale-Valle San Martino 108.455,02, Valsassina Valvarrone Val d'Esino e Riviera € 176.183,15.
*PAVIA: Oltrepò Pavese €241.797,69.
*SONDRIO: Alta Valtellina € 252.726,50, Valchiavenna €169.120,72, Valtellina di Morbegno 216.977,36, Valtellina di Sondrio 301.613,28, Valtellina di Tirano 241.997,49.
*VARESE: Piambello € 90.478,41, Valli del Verbano 154.560,06. 

Varese, Trauma Center senza sosta anche in pandemia

All'ospedale di Circolo nei tre mesi dell'emergenza ricoverati in terapia intensiva 158 politraumatizzati provenienti da un terzo della Lombardia
Trauma Center, foto Asst Sette Laghi

Un anestesista rianimatore, un medico del pronto soccorso, un chirurgo, due infermieri e un operatore sociosanitario. Ecco il Trauma Team dell'Ospedale di Circolo di Varese, che anche nel corso dell'emergenza covid ha garantito risposta immediata al paziente colpito da traumi maggiori.
Coordinato dal dottor Giuliano Zocchi e fin dal 2012 identificato da Regione Lombardia come Trauma Center di primo livello, è stato in piena pandemia chiamato a fronteggiare l'affluenza di pazienti politraumatizzati provenienti da un terzo della Lombardia. Nei tre mesi di emergenza infatti i Trauma Center lombardi sono stati ridotti da sei a tre, compreso quello varesino, dove, esclusi i malati cardiologici e i covid, si sono contati 158 ricoverati in terapia intensiva - di cui 31 a seguito di traumi maggiori (contro i 30 del 2019) - mentre è leggermente diminuito il numero globale di ricoverati per traumi (da 335 a 273).
All'Ospedale di Circolo l'emergenza traumatologica è, in questo periodo, scattata per 147 volte, sempre secondo la sequenza dai Soccorritori del 118 alla Centrale Soreu Area dei Laghi di Como (Sala operativa regionale dell'emergenza urgenza) fino al Trauma Center di Varese. I soccorritori del 118 raccolgono i dati sul luogo dell'incidente e li trasmettono alla Centrale Soreu che li trasferisce al Trauma Center di Varese. Qui, in attesa dell'arrivo del paziente spesso per via aerea, si mette in moto in una manciata di minuti la squadra sanitaria. «Si è trattato di uno sforzo enorme – ha sottolineato il dottor Zocchi - che ha comportato il richiamo di personale dalle sedi periferiche, la rimodulazione dei reparti, la ricerca del perfetto coordinamento con il 118. Infatti ad ogni allerta occorre capire in pochi secondi il tipo di problematica e coordinare la presenza degli specialisti necessari, un lavoro di squadra che non può lasciare margini di errore».
CHE COSA SONO LE SOREU
Le Soreu – come riportato nel sito dell' Azienda Regionale Emergenza Urgenza - sono le nuove Sale operative regionali dell'emergenza urgenza a valenza interprovinciale e operano tramite le dotazioni tecnologiche assegnate da Areu. Gestiscono le chiamate di soccorso sanitario con l'invio dei mezzi più appropriati fino al completamento del soccorso e/o all'eventuale affidamento del paziente alle strutture ospedaliere più idonee.
In Lombardia sono quattro: 1) Soreu Area Metropolitana a Milano con AAT (Articolazioni aziendali territoriali) di Milano e Monza Brianza; 2) Soreu Area dei Laghi a Como con AAT di Como, Lecco e Varese; 3) Soreu Area Alpina a Bergamo con AAT di Bergamo, Brescia e Sondrio; 4) Soreu Area della Pianura a Pavia con AAT di Cremona, Lodi, Mantova e Pavia.
Nella foto: il Trauma Team di Varese  

"Terra e Laghi" riparte da Cadegliano

Da luglio a novembre il Festival teatrale di Insubria e Macroregione alpina
Terra e laghi

È slittato di un mese rispetto agli intenti, ma “Terra e Laghi, Festival internazionale di teatro nell'Insubria e nella Macroregione alpina” sta per tornare al proprio pubblico dopo i mesi di lockdown. «Si parte lievi, si parte lenti, si parte con coraggio per creare una narrazione diversa dalla paura, per creare nuovi legami che ci trovino di nuovo uniti e vogliamo farlo da qui, dal luogo in cui viviamo, dalla piccola e meravigliosa Cadegliano, che ci ha protetto in questo lungo tempo», scrive Silvia Priori, direttrice artistica della manifestazione e di Teatro Blu.
La prima rappresentazione è per l'1 luglio - ore 21, piazza del Municipio di Cadegliano (Va) - con “Giulietta e Romeo”. Protagonisti dello storico spettacolo di Teatro Blu con all'attivo oltre trecentocinquanta repliche in tutta Europa, Silvia Priori e Roberto Gerbolès.
Nel fitto cartellone di questa quattordicesima edizione artisti da Italia, Svizzera, Argentina, Ungheria, Giappone, gruppi come il Teatro Stabile di Trieste, Stivalaccio Teatro, il Gruppo di Tamburi Giapponese Kotoji, i clown dell' Accademia Dimitri, spettacoli con la regia di Daniele Finzi Pasca e Kuniaki Ida. Da luglio a novembre, in scena saranno le molte declinazioni del teatro (d'attore, di narrazione, di ricerca, di danza, arti circensi, mimo, opera...) che raggiungeranno località insubriche e città europee. Tutti gli appuntamenti a ingresso gratuito e su prenotazione (aperte una settimana prima dalla data di ogni spettacolo: mail a info@teatroblu.it o whatsapp a 345 5828597). Il programma è scaricabile dal sito www.terraelaghifestival.com  

Lavoro da casa per coronavirus, per i frontalieri non cambia il regime fiscale

Accordo tra i ministri dell'economia di Italia e Svizzera

Il frontaliere che abbia lavorato o stia ancora lavorando da casa in smartworking, a causa dell'emergenza coronavirus, non perde - e non perderà - lo status di frontaliere e il relativo regime fiscale. Un'intesa siglata tra i ministri dell'economia di Italia e Svizzera fa chiarezza su un tema delicato. A dare «la buona notizia» è il deputato piemontese Enrico Borghi (Pd).
L'accordo riconosce la straordinarietà di questo periodo, ha valore dal 24 febbraio fino al 30 giugno 2020 e potrà essere prorogato nel caso dovesse essere necessario prolungare le misure di contenimento del contagio da covid-19.
Secondo la convenzione del 1974, attualmente in vigore, i frontalieri che a seguito emergenza sanitaria hanno lavorato da casa, sia a tempo pieno sia a tempo parziale, e anche quelli che hanno soggiornato per alcuni periodi oltre confine, avrebbero rischiato di perdere lo status di frontaliere con il relativo regime fiscale e avrebbero quindi rischiato di subire un aggravio nella tassazione. «Per questo – ha spiegato Borghi - fin da marzo come parlamentari Pd delle zone di confine ci siamo assunti l'impegno di seguire il tema e grazie all'impegno dei tecnici del Ministero dell'economia siamo riusciti a evitare ricadute sui nostri lavoratori. Oggi possiamo dire con soddisfazione che anche questo impegno è stato mantenuto».