Edizione n.6 di mercoledì 20 febbraio 2019

Unione Europea, meno barriere anche tra burocrazie

Dal 16 febbraio 2019 in vigore nuovo regolamento sull'autenticità dei documenti pubblici

Nell'Unione Europea si riducono maglie e costi burocratici per i cittadini che vivono o lavorano in un altro Stato membro. Dal 16 febbraio 2019 è in vigore un nuovo regolamento in materia di documenti pubblici. Chi si sposta o vive in un altro Paese dell'UE, non è più tenuto a dimostrare l'autenticità dei certificati di nascita, di matrimonio o di morte, del casellario giudiziale e altri.
Quando si presenteranno documenti pubblici rilasciati in uno Stato membro dell'UE alle autorità di un altro Stato membro, non sarà più necessario alcun timbro di autenticazione e, di conseguenza, verranno meno anche le relative procedure burocratiche. Cade, inoltre, l'obbligo di fornire in molti casi una traduzione giurata/ufficiale del documento pubblico.
Il regolamento riguarda soltanto l'autenticità dei documenti pubblici e prevede al tempo stesso solide garanzie per prevenire le frodi. Per il riconoscimento del contenuto e degli effetti dei documenti pubblici rilasciati in un altro Paese dell'Unione gli Stati membri continueranno infatti ad applicare le norme nazionali.
Le nuove norme sono state proposte dalla Commissione europea nell'aprile del 2013 a seguito dei riscontri ricevuti da cittadini che consideravano le procedure da seguire lunghe e onerose e sono state adottate nel giugno del 2016. I paesi dell'UE hanno avuto due anni e mezzo di tempo per adeguarsi alle nuove semplificazioni. 

CERTIFICATI PUBBLICI
Il regolamento riguarda i documenti pubblici che certificano: la nascita; l'esistenza in vita; il decesso; il nome; il matrimonio, compresi la capacità di contrarre matrimonio e lo stato civile; il divorzio, la separazione legale e l'annullamento del matrimonio; le unioni registrate, compresi la capacità di contrarre un'unione registrata e lo stato di unione registrata; lo scioglimento di un'unione registrata, la separazione legale o l'annullamento di un'unione registrata; la filiazione; l'adozione; il domicilio e/o la residenza; la nazionalità; l'assenza di precedenti penali; il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni amministrative e alle elezioni del Parlamento europeo.
Il regolamento introduce moduli standard multilingue quali ausili alla traduzione dei certificati di: nascita; esistenza in vita; decesso; matrimonio, compresi la capacità di contrarre matrimonio e stato civile; unioni registrate, compresi la capacità di contrarre un'unione registrata e lo stato di unione registrata; domicilio e/o residenza; assenza di precedenti penali.
Non tutti i moduli standard sono rilasciati in tutti gli Stati membri. I cittadini possono verificare sul portale europeo della giustizia elettronica (e-Justice Portal) quali moduli vengono rilasciati nel loro Stato membro. Le autorità pubbliche possono scaricare e utilizzare i moduli figuranti nel suddetto portale. In caso di dubbi fondati sull'autenticità di un documento pubblico, l'autorità ricevente potrà verificarla con l'autorità di emissione dell'altro Paese dell'UE attraverso una piattaforma informatica già operativa: il sistema di informazione del mercato interno (IMI). 

Milano, arrivata “La Vergine leggente”

Donata al Poldi Pezzoli l’opera già attribuita ad Antonello da Messina
Pezzol/Vergine leggente

A Milano, dal 13 febbraio 2019, tra i capolavori del Poldi Pezzoli è esposta “La Vergine leggente”, già attribuita ad Antonello da Messina e donata da Luciana Forti in memoria del padre Mino. Il dipinto si aggiunge alle trecento opere tra dipinti, orologi, arredi e porcellane in donazione solo negli ultimi due anni.
L’iconografia dell’opera deriva da modelli fiamminghi. La Madonna è raffigurata di tre quarti a mezzo busto, con un libro aperto tra le mani. Maria, abbigliata con una veste blu su cui spicca un spilla realizzata con perle e un grande rubino al centro, ha distolto lo sguardo dalla lettura ed è girata verso lo spettatore, ma lo sguardo sembra perso nel vuoto, come se la Vergine sia attraversata da un pensiero improvviso. In alto due minuscoli angeli volanti tengono, sospesa sopra la sua testa, una corona d’oro tempestata di perle e pietre preziose, da cui fioriscono gigli bianchi, simbolo di castità e purezza.
Il quadro è stato attribuito alla fase giovanile di Antonello da Messina da Roberto Longhi in una lettera al proprietario datata 27 marzo 1944. «L’attribuzione – precisa subito la direttrice del Museo Annalisa Zanni - è stata messa in discussione da alcuni studiosi, che propendono nel ritenere l’opera una copia di un originale di Antonello, o spostano l’attribuzione in direzione di un pittore valenzano. L’alta qualità esecutiva, così come la presenza di un ritocco molto evidente, visibile anche ad occhio nudo, nella mano destra della Madonna (inizialmente raffigurata davanti al libro che sorregge, in posizione simmetrica rispetto alla mano sinistra), tenderebbero però ad escludere che possa trattarsi della copia di un altro dipinto. Il supporto in legno di pioppo, a sua volta, sembrerebbe indicare un artista attivo in Italia, dato che nelle Fiandre e in Catalogna nel Quattrocento i pittori utilizzavano solitamente altri tipi di essenze lignee».
L’opera è stata sottoposta a un piccolo intervento conservativo da parte dei laboratori di restauro di Open Care–Servizi per l’arte, che già avevano eseguito un importante restauro in occasione del prestito dell’opera per l’esposizione monografica dedicata ad Antonello da Messina, tenutasi nel 2006 alle Scuderie del Quirinale. In quella occasione furono realizzate importanti indagini diagnostiche, utili ai fini degli studi per l’attribuzione del dipinto.
A cura di Ambarabart, organizzate visite guidate di approfondimento dedicate all’opera (Indispensabile la prenotazione a info@ambarabart.com ). Per informazioni: museopoldipezzoli.it 

Vittime del dovere, storica sentenza della Corte di Cassazione

L’esposizione a una malattia professionale può dare luogo al riconoscimento dei benefici previsti per i dipendenti pubblici, civili e militari

Ribaltata dalla Corte di Cassazione una tesi finora sostenuta riguardo alla tutela dei dipendenti pubblici. Non è più “normale” il pericolo corso quotidianamente nel lavoro. Accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Andrea Bava, che aveva impugnato un precedente negativo, la Sezione Lavoro della Suprema Corte è giunta, il 13 febbraio 2019, all’affermazione di un diverso principio.
Ne dà notizia l'Associazione di volontariato Vittime del Dovere Onlus di Monza. «Il nostro socio onorario avvocato Andrea Bava, grazie alla sua professionalità, capacità e competenza, è riuscito ancora una volta, attraverso un approccio innovativo, ad aprire un nuovo orizzonte di tutela» ha dichiarato la presidente Emanuela Piantadosi.
La sentenza apre la via alla tutela di quei dipendenti pubblici, civili e militari, che quotidianamente siano stati esposti a fattori nocivi ambientali in ambito lavorativo sviluppando poi patologie e tumori, a causa della sottovalutazione del rischio che esisteva in passato in arsenali, basi militari e simili (esempio tipico l’amianto). Non è più “normale”, come fino ad oggi affermato da una giurisprudenza maggioritaria, il pericolo corso quotidianamente, ancorché mortale, escludendo dunque dalla tutela come Soggetti equiparati a Vittime del dovere, ad esempio per i vigili del fuoco che avessero contratto mesotelioma, asbestosi e simili, dopo esposizione prolungata a fattori nocivi nello svolgimento delle loro normali mansioni.
VIGILI DEL FUOCO E MILITARI
«L’esposizione a una malattia professionale – spiega l'avvocata Sabrina Mariotti dell'Ufficio legale dell'associazione - può dare luogo al riconoscimento dei benefici per le Vittime del dovere, dovendosi parametrare la valutazione dell’eccezionalità delle condizioni ambientali e operative alla luce delle attuali cognizioni della sicurezza sul lavoro, che non possono ammettere l’esposizione a fattori nocivi o mortali senza protezione, sebbene tale condizione fosse considerata la “normalità” dell’epoca. In tale sede la Suprema Corte ha anche ribadito che il normale servizio, fonte di esposizione, rientra nel concetto di missioni di qualunque natura di cui all’art. 1 comma 564 Legge n. 266/05».
La sentenza consentirà oggi al personale che abbia contratto patologia tumorali per la esposizione quotidiana a fattori nocivi (o ai familiari, in caso di intervenuto decesso) di avere la tutela prevista per le Vittime del dovere. «In Italia – aggiunge l'avvocata Mariotti - sono migliaia i casi di vigili e del fuoco e militari che, non usufruendo della copertura da parte dell’Inail, pur venendo colpiti da chiara malattia professionale, non avevano alcuna forma di tutela: da oggi gli stessi e le loro famiglie, potranno beneficiare delle forme di assistenza previste per le vittime, anche per eventi passati». 

Varese, avanza la ”caratterizzazione” delle terapie

All'Ospedale di Circolo in corso promettente studio clinico dell'Ematologia diretta dal prof. Francesco Passamonti
prof. Francesco Passamonti

“Caratterizzarla”, capire cioè come la malattia agisce sui geni che appaiono “malati” e così combatterla. È l'obiettivo di uno studio clinico sulla leucemia mieloide acuta, condotto dall'Ematologia dell'Ospedale di Circolo di Varese diretta dal professor Francesco Passamonti.
La struttura, nata nel 2010, ha alle spalle un'attività di ricerca puntata sulla massima personalizzazione delle terapie. Grazie alla sinergia Ospedale-Università, ha finora prodotto 64 studi clinici con programmi terapeutici avanzati, di cui ha potuto beneficiare l'attività di assistenza.
Attualmente la sua attenzione è indirizzata sui pazienti affetti da leucemia mieloide acuta in ricaduta con la mutazione del gene IDH2. «La leucemia mieloide acuta è un tumore maligno ematologico della cellula staminale, la cellula da cui provengono globuli bianchi, rossi e piastrine» spiega il prof. Passamonti. «Il paziente si presenta con anemia, piastrinopenia e leucopenia, esponendosi così al rischio di eventi infettivi ed emorragici. Per combattere questa malattia, è importante 'caratterizzarla', individuarne cioè le caratteristiche a livello genetico. In altre parole, cerchiamo di capire come questa malattia agisce sui geni, che appaiono 'malati'. Questi geni possono diventare target di terapie specifiche, come nel caso del gene IDH2, su cui si sta concentrando lo studio in corso».
La funzione normale del gene IDH è quella di "aiutare le cellule a produrre energia". «L’IDH – aggiunge Passamonti - è un enzima necessario per il ciclo dell'acido citrico. Se mutato, tuttavia, l’enzima provoca l'accumulo di una sostanza che potrebbe causare variazioni epigenetiche nelle cellule, tali da creare un blocco e impedire la differenziazione dei globuli bianchi immaturi in globuli bianchi adulti».
Quali le sue prime valutazioni? «Testare la mutazione – conclude - è utile per valutare la fattibilità e il potenziale arruolamento nello studio. I dati preliminari di efficacia e sicurezza provenienti dal primo studio di Fase 1 sono promettenti: circa metà dei pazienti rispondono».
Nella foto, il prof. Francesco Passamonti 

Varese, un anno all'insegna del Risorgimento

Incontri, convegni e concerti dell'Associazione Mazziniana Italiana

Tracciato dalla Sezione “Giovanni Bertolé Viale” dell'Associazione Mazziniana Italiana di Varese il percorso 2019 di incontri, convegni e concerti dedicati a figure ed episodi del Risorgimento italiano. Il programma, iniziato l'8 e 9 febbraio con una conferenza su “Giuseppe Mazzini e la figura dell'intellettuale nella ricezione popolare” e la commemorazione di Francesco Daverio e la Repubblica Romana, si svilupperà in appuntamenti scanditi dalla primavera a tutto l'autunno. Questo il calendario:
*Mercoledì 5 marzo (ore 17,45), presentazione del libro “Due donne una bandiera” di Annalina Molteni e Gianna Parri. In collaborazione con Biblioteca Bruna Brambilla e Universauser Varese. All’Istituto Anna Frank, via Carnia 155, Varese.
*Giovedì 7 marzo (ore 17,30), conferenza di Antonio Orecchia su “Centralismo italiano e federalismo europeo: i progetti per la nuova Europa dopo la Seconda guerra mondiale". In collaborazione con Universauser Varese e MFE Varese. Allo Spazio Coop di Casbeno, via F. Daverio 44, Varese .
*Martedì 9 aprile (ore 17,30), conferenza di Fabio Minazzi su “Carlo Cattaneo e il Politecnico”. In collaborazione con Universauser Varese e MFE Varese. Allo Spazio Coop di Casbeno, via F. Daverio 44, Varese.
*Mercoledì 22 maggio (ore 17,30), presentazione di Francesca Ricardi su “La Repubblica Romana del 1849 nelle immagini”. Alla Galleria Ghiggini, via Albuzzi 17, Varese .
*Lunedì 3 giugno (ore 9,30). concerto di una band formata dagli alunni dell’Isis Newton con proiezione del film "Emilio Morosini, uno di noi" sulla figura del giovanissimo patriota caduto a Roma nella difesa della Repubblica romana del 1849, girato dagli alunni con l'ausilio dei docenti. Salone di Villa Recalcati, piazza Libertà 1, Varese.
*Venerdì 20 settembre (ore 15), concerto per flauto e pianoforte degli allievi del Liceo Musicale Statale A. Manzoni di Varese diretti da Fiorenzo Filippini. Nell’aula Magna del Liceo Musicale Statale Alessandro Manzoni di Varese, via Morselli 10, Varese.
*Venerdì 11 ottobre (ore 17,30), conferenza di Margherita Giromini su “Felicita Morandi, una educatrice varesina negli anni del Risorgimento”. Allo Spazio Coop di Casbeno, via F. Daverio 44, Varese.
*Venerdì 25 ottobre (ore 17,30), conferenza di Leonardo Tomassoni su “Gli di studenti e docenti dell’Istituto Daverio-Casula e una classe dell’Istituto tecnico Newton. Scacchi nel Risorgimento”. Alla Galleria Ghiggini, via Albuzzi 17, Varese.
*Sabato 16 novembre (dalle 9 alle 12,30 nel Salone Estense di via Sacco 5 a Varese), convegno sulle Società Operaia di Mutuo Soccorso in provincia di Varese. Interverranno: Robertino Ghiringhelli, storico; Dario Sanarico, presidente Soms di Viggiù; Piermaria Morresi. presidente Soms di Varese; Maurizio Ampollini, presidente Fondazione del Varesotto. Coordina: Michele Mancino.
Info: AMI Varese (via Rainoldi 19; email: mazziniana.varese@libero.it ).                      

Dighe e grandi derivazioni idroelettriche, proprietà dallo Stato alle Regioni

Ricadute della nuova norma nazionale su Province e Comuni

Per dighe e grandi derivazioni idroelettriche cambia, anche in Lombardia, l'appartenenza. Passano dallo Stato alle Regioni e il rinnovo delle concessioni consentirà un grande ciclo di investimenti privati e occupazione.
Il 7 febbraio 2019 il Parlamento ha varato il Decreto Semplificazione 2018 e una norma stabilisce che, alla scadenza delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche e, nei casi di decadenza o rinuncia, tutte le opere di raccolta, di regolazione e di derivazione, principali e accessorie, i canali adduttori dell'acqua, le condotte forzate e i canali di scarico passeranno, senza compenso, in proprietà delle Regioni, in stato di regolare funzionamento. Il provvedimento, atteso da chi lo sostiene da oltre vent'anni potrà, per l'assessore regionale lombardo Davide Caparini (Bilancio), «generare un ciclo di investimenti privati fino a 5 miliardi nei prossimi dieci anni e, secondo uno studio dell'Ance del 2014, fino a 45.000 posti di lavoro e un terzo di punto di Pil».

LOMBARDIA PRIMO PRODUTTORE NAZIONALE DI ENERGIA IDROELETTRICA
La Lombardia è il primo produttore nazionale di energia idroelettrica con settanta grandi derivazioni per circa 1200 MW di potenza nominale concessa e 600 piccole derivazioni per circa 250 MW di potenza concessa e, da sola, concorre ad oltre il 25% della produzione nazionale. Alcune di queste (17 su 70) sono scadute da anni e mai riassegnate. Nel frattempo Regione Lombardia potrà chiedere canoni aggiuntivi per gli impianti con una potenza superiore a 3000 kwatt nel periodo che decorre tra la concessione scaduta e la riassegnazione della stessa, destinandone almeno il 60% alle Province sedi di impianti.
La maggior parte delle settanta grandi derivazioni idroelettriche insiste su territori montani, come quello di Sondrio, Brescia, Bergamo, Como, Lecco e in parte Varese, ma ci sono alcune centrali anche nell'area metropolitana di Milano e in provincia di Monza e Brianza. La provincia di Sondrio, in particolare, con il maggior numero degli impianti allocati sul territorio (26) e oltre la metà della potenza concessa (650 MW su 1200), realizza da sola circa il 50% della produzione regionale.
PROVENTI DA CANONI AGGIUNTIVI E ENERGIA GRATUITA
«Entro il 2023, tempo necessario per la stesura della legge regionale e la riassegnazione delle concessioni, saranno maturati canoni aggiuntivi sulle concessioni scadute per un totale di 86 milioni di euro, dei quali 14 a Regione Lombardia e 72 alle Province lombarde» ha dichiarato l'assessore regionale Massimo Sertori (Enti locali).
La legge prevede anche la possibilità di chiedere ai concessionari una parte di energia gratuita che, per almeno il 50% dovrà essere distribuita alle province dove insistono gli impianti. «Si tratta – ha aggiunto Sertori - di 260 milioni di kWh, ossia circa 30 milioni di euro l'anno di energia gratuita da destinare ai servizi pubblici. Così come già succede per Trento e Bolzano, anche tutti gli altri territori di montagna potranno utilizzare una parte importante dei proventi generati dall'idroelettrico».
UNCEM: «E I PICCOLI COMUNI?»
Oggi, oltre ai canoni che i concessionari versano annualmente alle Regioni, sono previsti i "sovracanoni" destinati ai Comuni, secondo quanto scritto nella legge 959 del 1953.
«Il nuovo articolo 11-quater del DL – osserva l'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani - obbliga le Regioni a destinare il 60% dei canoni incassati alle Province, non citando però il ruolo dei Comuni ove hanno sede impianti ovvero attraversati da condotte e toccati da altre opere. Saranno le Regioni, secondo il nuovo dispositivo, a fissare il canone, che Uncem si augura possa essere compatibile con lo "storico" sovracanone destinato agli Enti locali e non sostitutivo. Per i piccoli Comuni, i sovracanoni oggi sono un'entrata fondamentale, una posta decisiva nel bilancio, ben superiore a quanto trasferito in forma ordinaria dallo Stato». 

Varese, al Del Ponte Isola neonatale donata dagli Alpini

La postazione è frutto di una iniziativa natalizia
Isola neonatale, Gruppo Alpini

Un lettino con sponde dotato di tutte le tecnologie e gli strumenti per monitorare e riscaldare il bambino. È l’Isola neonatale donata ufficialmente l'8 febbraio 2019 dal Gruppo Alpini all'ospedale Filippo Del Ponte di Varese.
Le Penne Nere hanno accolto una richiesta avanzata dalla presidente della Fondazione Il Ponte del Sorriso, Emanuela Crivellaro, e devoluto una parte del ricavato di una loro classica iniziativa natalizia, il Panettone degli Alpini. «Gli Alpini di Varese, anima buona e solidale della città, non hanno esitato un attimo a condividere il nostro progetto» ha commentato Crivellaro.
L'isola neonatale sarà utilizzata in Terapia intensiva neonatale, come spiega il direttore della Pediatria di Varese e del dipartimento Donna e bambino dell’Asst Massimo Agosti. «Dotata di base sollevabile, luce di ispezione orientabile, pannello sonde con termosensore, bilancia elettronica integrata, cassetto portalastre» - spiega il professor Agosti - «è indicata per la cura dei neonati ricoverati in Neonatologia e in T.I.N..  Le configurazioni di cui è dotata, infatti, sono particolarmente indicate per i neonati più fragili, che possono quindi essere curati direttamente in culla, senza che il personale sanitario interferisca con i loro movimenti». 

Varese, nuove assunzioni in Confartigianato

Quattro esperti in amministrazione del personale, un consulente del lavoro, un medico del lavoro, un ingegnere della sicurezza. Sono le sette figure professionali cercate da Confartigianato Varese Artser per la sua AreaLavoro,
Per presentare la candidatura, è necessario accedere al sito www.asarva.org e inserire il c.v. alla voce corrispondente al proprio profilo professionale nella sezione “Entra nel nostro team”. Le nuove assunzioni andranno ad aggiungersi ad altre 29 professionalità (età media 39 anni) entrate nel solo 2018 in associazione, nella società di servizi Artser e nelle altre società del sistema. 

Ipotermia, «uno stato subdolo e spesso sottovalutato»

A Varese attivo da quattro anni un Centro regionale di riferimento per il trattamento del paziente ipotermico accidentale
master internazionale in Mountain Medicine

Sopravviene con temperatura corporea sotto i 35 gradi e possono favorirla vari fattori, dalle condizioni ambientali a un inadeguato abbigliamento, dal vento alla denutrizione e alla malattia, dall'umidità all’assunzione di alcool o droghe. È la ipotermia, un abbassamento generalizzato della temperatura corporea, diversa dal congelamento, che si localizza invece su ben definite parti del corpo umano, mani, piedi, viso.
«L’ipotermia - spiega il dottor Luigi Festi dell'Ospedale di Circolo di Varese - è spesso sottovalutata: basti pensare che può presentarsi in alcune condizioni, di notte o, in presenza di eventi meteorologici estremi, anche nel periodo estivo. Per valutare l’entità dell’ipotermia, si ricorre alla tabella stilata venti anni fa dallo svizzero Bruno Durrer, che individua quattro stadi di ipotermia».
L’Ospedale di Circolo di Varese è, da quattro anni, uno dei Centri regionali di riferimento per il trattamento del paziente ipotermico accidentale e direttore del Centro è Luigi Festi in collaborazione con il direttore della Cardio-chirurgia Cesare Beghi. Festi è un chirurgo che negli anni si è specializzato in Medicina di montagna e può contare sulla collaborazione con i maggiori esperti al mondo in questo campo. In virtù proprio di queste competenze, è anche ideatore e direttore didattico del master internazionale in Mountain Medicine dell’Università dell’Insubria e presidente della Commissione medica centrale del Club Alpino Italiano.

Come prevenire l’ipotermia
Primo presidio per evitare la comparsa di ipotermia, che al grado 3 e 4 della classificazione può essere mortale, è quello di affrontare l’ambiente freddo in buone condizioni di salute e adeguatamente equipaggiati.
«Ormai i moderni materiali che caratterizzano l’abbigliamento dedicato alla montagna - precisa Festi - consentono una vestizione cosiddetta a cipolla, quindi composta da più strati: sono necessari pochi strati traspiranti durante l’attività fisica, così che il sudore non ristagni sulla pelle, aumentando il pericolo di ipotermia quando ci si ferma. Servono invece più strati quando ci si ferma e durante il riposo, dal momento che la presenza di aria tra strato e strato agisce come isolante, aiutando a mantenere la fisiologica temperatura corporea».
Ma non è tutto. «E’ importante poi – aggiunge Festi - evitare per quanto possibile l’esposizione al vento e all’acqua e l’assunzione di alcol e droghe che provocano vasodilatazione periferica, aumentano la dispersione del calore. È invece utile muoversi per produrre calore, massaggiare le parti a rischio, mani e piedi, se possibile nutrirsi con alimenti ipercalorici, assumere liquidi caldi».
Soprattutto, però, bisogna evitare di farsi sorprendere senza un equipaggiamento adeguato dal repentino cambiamento delle condizioni ambientali. «Per evitare l’ipotermia – prosegue Festi - è fondamentale pensarci. Sì, perché l’ipotermia è uno stato subdolo, che si insinua lentamente e di cui spesso non si ha la consapevolezza. I sintomi sono infatti piuttosto comuni, dai brividi ad uno stato di incoscienza sempre più accentuato. Anzi, con il peggiorare della situazione l’ipotermia comporta uno stato di euforia e semi-incoscienza».
Varie le procedure che possono essere intraprese negli stadi più precoci e sono alla portata di tutti. Quando, però, la temperatura interna scende sotto i 32 gradi, è necessaria la presenza di personale sanitario. «Il ruolo del cardio-chirurgo e del perfusionista – conclude Festi - diventa quindi essenziale, e il trattamento terapeutico viene concordato insieme tra responsabile del Centro e cardio-chirurgo, escludendo a priori i pazienti gravemente traumatizzati o in asfissia, situazioni che controindicano la rianimazione e il riscaldamento».
Nella foto: soccorso in montagna (foto scattata all'Alpe D'Huez, in Francia, in occasione dell'edizione 2018 del master internazionale in Mountain Medicine dell’Università dell’Insubria in collaborazione con il corso di Mountain Emergency Medicine dell'Università di Grenoble). 

INTERVENTO - M5S Lombardia: «Al via ALERTiamoci»

È un canale di comunicazione diretto con gli inquilini delle case popolari

INTERVENTO Un numero whatsapp, il 3921337126, una mail, alertiamoci@lombardia5stelle.it, e un modulo per le segnalazioni online al link https://goo.gl/hwJ427 per gli inquilini delle case di edilizia residenziale pubblica. Grazie all’iniziativa ALERtiamoci, iniziata il 12 febbraio 2019, il M5S si mette a disposizione di chi vive nelle case popolari perché emergano problemi, disagio o eventuali difficoltà.
La casa è un diritto che va difeso ogni giorno fuori e dentro le istituzioni e per farlo ci mettiamo a completa disposizione dei cittadini. Con la campagna “ALERtiamoci” vogliamo creare un canale di comunicazione diretto con gli inquilini degli alloggi popolari che troppo spesso non sono rappresentati nelle istituzioni.
Faremo da tramite fra il cittadino e l’ente pubblico per aiutare a risolvere i gravi disservizi che spesso subisce chi vive negli alloggi popolari. Grazie a questa iniziativa faremo sentire la voce dei residenti di Aler in regione. Gli inquilini meritano servizi decenti.
Nicola Di Marco
consigliere regionale M5S Lombardia 

Celiachia e dintorni, tra «fake news, mode e superficialità»

A Varese sabato 16 febbraio incontro aperto a medici, farmacisti, pazienti e loro familiari

Altro è la malattia celiaca, altro la sensibilità al glutine non celiaca o, ancora, l'allergia al grano. Una cosa è la diagnosi di celiachia nell'adulto, un'altra nel bambino. Su cause, modalità diagnostiche e terapie circolano molte notizie, alcune su basi scientifiche e altre completamente infondate. Escludendo l'allergia al grano, che è una vera e propria forma allergica, la disinformazione riguarda soprattutto celiachia e sensibilità al glutine.
A questi e altri aspetti è dedicato, nella mattina di sabato 16 febbraio 2019, un incontro a Varese nell’Aula Michelangelo dell’Asst dei Settelaghi, organizzato da Asst e Università dell'Insubria e aperto a medici, farmacisti, pazienti e loro familiari. Sarà introdotto dal direttore generale dell’Asst dei Settelaghi Gianni Bonelli.
RELATORI
Interverranno il direttore della Gastroenterologia dell'Ospedale di Circolo di Varese e del dipartimento di Medicina specialistica dell'Asst, Sergio Segato, le professoresse dell’Università dell’Insubria Silvia Salvatore (Pediatria) ed Eugenia Dozio (dietista) e i referenti provinciali dell’Associazione Italiana Celiachia, Ettore Cannas e Carmelo Ortuso.
«C'è molta confusione, alimentata da fake news, mode e superficialità» spiega Sergio Segato. «Negli ultimi anni si sta osservando un numero crescente di persone che si autodiagnostica la malattia e si sottopone a restrizioni dietetiche ingiustificate e, talvolta, pericolose. Di contro, molte persone che hanno veramente la celiachia non vengono tuttora identificate E' quindi molto importante fare chiarezza, precisando innanzitutto che celiachia e sensibilità al glutine sono due condizioni molto diverse tra di loro».
Attualmente in Italia sono circa 200mila le persone con diagnosi di celiachia, ma si ritiene che siano almeno altrettanti gli italiani che soffrono della patologia senza saperlo. La malattia risulta soprattutto concentrata nella fascia di età 19-40 anni (35 per cento circa) e nella fascia 41-65 anni (31 per cento circa). In forte aumento la prevalenza in età pediatrica, che, secondo studi recenti, si aggirerebbe in Italia intorno a 1,3 -1,5 %. 

Piste ciclabili, sul lago di Garda la più spettacolare d'Europa

Primato lombardo con 1477 davanti a Toscana, Veneto e Piemonte
Piste ciclabili

Tra il 2011 e il 2016 in Italia le piste ciclabili sono cresciute del 21,7%, raggiungendo, nei comuni capoluogo di provincia, una lunghezza di 4.370,1 chilometri. In tutte le regioni italiane vi è stata anche una crescita della lunghezza delle piste ciclabili, ad eccezione di Calabria e Molise, dove è stata registrata una diminuzione.
L'Emilia-Romagna batte tutti per i chilometri da percorrere (1.285,8 km) davanti a Lombardia (707,6 km) e Veneto (538,9 km). Ma è la Lombardia la regione con il maggior numero di piste ciclabili d'Italia (1477), seguita dalla Toscana (880), dal Veneto (718), dal Piemonte (655) e dall'Emilia-Romagna (636). Sua inoltre la pista ciclabile di 12 chilometri sul lago di Garda, considerata più bella d'Europa.
Questi dati emergono dall'approfondimento settimanale di #LombardiaSpeciale, pubblicato sul sito www.lombardiaspeciale.regione.lombardia.it
A MILANO LE PIÙ LUNGHE
Tra i comuni capoluogo di provincia lombardi, Milano è quello con le piste ciclabili più lunghe (215 km nel 2016, con un aumento del 64,1% rispetto al 2011). Seguono Brescia (135,3 km nel 2016, con un aumento del 12,8% rispetto al 2011), Mantova (104,1 km nel 2016, +10,5% sul 2011), Cremona (65,4 km nel 2016, +23,4% sul 2011), Bergamo (47,4 km nel 2016, +40,2% sul 2011), Lodi (37,2 km nel 2016, +14,1% sul 2011).  E poi ancora Pavia (37 km nel 2016, +25,4% sul 2011), Monza (23 km nel 2016, dato invariato rispetto al 2011), Sondrio (17 km nel 2016, +13,3% sul 2011). Chiudono la graduatoria Varese (10,9 km nel 2016, +14,7% sul 2011), Como (8,3 km nel 2016, +3,8% sul 2011) e Lecco (7 km nel 2016, +16,7% sul 2011). 

Gazzada, I Salmi di Davide per agire nella realtà

A Villa Cagnola, venerdì 22 febbraio 2019, confronto tra la psicologa e psicanalista Stella Bolaffi Benuzzi e il biblista don Massimiliano Scandroglio
dalla locandina

I Salmi di Davide visti e vissuti attraverso la lente ebraica e quella cristiana saranno il filo conduttore di un dialogo tra la psicologa e psicanalista Stella Bolaffi Benuzzi e il biblista don Massimiliano Scandroglio, venerdì 22 febbraio 2019 (ore 20.45), a Villa Cagnola di Gazzada. Ingresso libero fino a esaurimento posti.
L'incontro prenderà lo spunto dal libro di Stella Bolaffi Benuzzi “Ridammi Vita-Dai Salmi di Davide a una visione etica contemporanea”. Lo studio è ispirato dal pensiero del rabbino Giuseppe Laras e del cardinale Carlo Maria Martini, che diventa diario personale di un viaggio senza fine per la costruzione di un'etica individuale e collettiva.
L'autrice vanta esperienze nel sociale (ospedale psichiatrico di Varese, tribunale per i minorenni di Milano, servizi socioassistenziali del Comune di Varese, Asilo Mariuccia di Milano), è stata relatrice a convegni e conferenze, ha pubblicato numerosi articoli su riviste e quotidiani. A sua firma sono usciti i libri Giulio Bolaffi, Un partigiano ribelle (Daniela Piazza Editore, 1996), l'autobiografico La balma delle streghe. L'eredità della mia infanzia tra leggi razziali e lotta partigiana (Giuntina, 2013) e il romanzo di costume a sfondo sociale La Grotta della Foca Monaca (Salomone Belforte & C, 2016).