Edizione n. 1 di mercoledì 15 gennaio 2020

Polo Sud, sede dell'Università dell'Insubria per ricerca e didattica

L’ateneo di Varese-Como sarà indirizzato alla formazione di studenti e dottorandi e alla ricerca sul cambiamento climatico globale
Foto Antartide, Università dell'Insubria

In Antartide nei prossimi tre anni sarà realizzata la prima sede universitaria al mondo per la ricerca e la didattica. Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ha nel dicembre 2019 selezionato il progetto Antar dell’ateneo di Varese e Como per la costruzione di due unità prefabbricate. Investimento, 480mila euro, di cui 90mila erogati dal Miur e il resto dall’ateneo con alcuni partner.
La località scelta è l’estremità nord-est della western Antarctic Peninsula, dove è attiva dal 1948 la base cilena di O’Higgins (Lat. 63°19’S, Long. 57°54’W). Il polo dell’Insubria si insedierà in questo contesto in collaborazione con il Programma Antartico Cileno (Inach) in un’ottica di sostenibilità e ottimizzazione dei costi e sarà indirizzato alla formazione di studenti e dottorandi, oltre che alla ricerca scientifica sul cambiamento climatico globale.
Delle due unità prefabbricate, l'una sarà attrezzata a laboratorio per lo studio dei cambiamenti climatici ed ambientali, l’altra ad uso abitativo. La connessione satellitare garantirà la possibilità di svolgere seminari e lezioni in teleconferenza, ma anche di sperimentare metodi di intelligenza artificiale per la trasmissione di dati di monitoraggio ambientale.

BASE OPERATIVA E ATTIVITÀ
La base di O’Higgins, dove si alternano ricercatori di diversi atenei del Cile coordinati da Angelica Casanova-Katny dell’Università di Temuco, è operativa tutto l’anno e può ospitare fino a sessanta persone: in genere sono in quarantacinque d’estate e diciotto in inverno. L’Insubria accederà ai servizi della stazione esistente sia per il supporto aereo e navale, sia per la fornitura di energia elettrica, acqua, connessione telefonica e satellitare.
Le attività di ricerca scientifica in Antartide dell’Università dell’Insubria sono condotte da diversi docenti, impegnati da vent’anni sulle tematiche del cambiamento climatico nelle regioni fredde di alta latitudine (Polo Sud, Polo Nord) e di alta quota, in particolare da Mauro Guglielmin e Giuseppe Crosa del dipartimento di Scienze teoriche e applicate, Nicoletta Cannone di Scienze e alta tecnologia, Flavia Marinelli di Biotecnologie e scienze della vita.
Questo importante risultato segna un grande passo avanti dell’Università dell’Insubria nel campo dell’internazionalizzazione, settore guidato da Giorgio Zamperetti, che punta alla creazione di un International Branch Campus (Ibc) con l’istituzione di sedi all’estero. Una strada già intrapresa da importanti atenei come Bologna (a Buenos Aires), Bocconi (in India), Milano Bicocca (alle Maldive) e Politecnico di Torino (in Uzbekistan).
Spiega Giorgio Zamperetti, delegato del rettore Angelo Tagliabue: «L’Insubria vanta una consolidata tradizione negli studi sull’Antartide, con la presenza di colleghi di fama internazionale, la partecipazione a importanti progetti di ricerca e la produzione di cinquantacinque pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali impact factor; la ricerca scientifica in Antartide si caratterizza del resto per l’elevato livello di eccellenza e di internazionalizzazione, al quale questo progetto porterà un valore aggiunto dato dall’aspetto didattico».
STUDENTI E RICERCATORI
L’Insubria sta lavorando anche all’istituzione di un proprio Centro per lo studio dei cambiamenti climatici e sta revisionando il corso di laurea magistrale in Scienze ambientali, per preparare all’esperienza in Antartide attraverso quattro indirizzi, di cui due in lingua inglese: Climate and global change, Natural risks, Rischio chimico, Gestione e conservazione della biodiversità.
Nella sede antartica gli studenti, dell’Insubria o di altri atenei, potranno anche svolgere tesi di laurea o di dottorato e realizzare ulteriori attività di ricerca con un team internazionale. Una annualità di borsa del dottorato in Scienze polari sarà inoltre cofinanziata con Cà Foscari di Venezia.
NELLA FOTO: la base cilena di O’Higgins in Antartide, dove sorgerà anche la sede dell’Insubria; sopra, la stella rossa sulla mappa indica la posizione precisa della base al Polo Sud.

Varese, diagnosi oncologica, apparecchiature di avanguardia

Avviate all'Ospedale di Circolo nuove tecnologie ad alta risoluzione
Ospedale Circolo Varese, prof. Sessa e collaboratori

A Varese, all'Ospedale di Circolo, la maggior parte dei pazienti a cui venga diagnosticato un tumore solido potrà sottoporsi a test che permettono di ottenere un ritratto molecolare molto preciso di quello specifico tumore e quindi ricevere terapie biologiche personalizzate e, di conseguenza, di massima efficacia. Dall'inizio del nuovo anno, nel Centro di diagnostica oncologica molecolare è entrata a pieno regime l'attività di apparecchiature all'avanguardia, che consentono analisi genetiche complete lavorando contemporaneamente su più marcatori.
Non si tratta di una novità assoluta. Da diversi anni, infatti, nel Laboratorio di anatomia patologica dell'ospedale funziona una sezione dedicata alla genetica oncologica. Nel corso del 2019, grazie ad investimento annuo di oltre 400mila euro, la sezione è stata integrata con nuove tecnologie ad alta risoluzione, il cui risultato è un ritratto puntuale del tumore nel suo profilo sia mutazionale sia di espressione genica. 

LE NUOVE TECNOLOGIE
«Con queste nuove macchine – spiega Fausto Sessa, direttore dell'Anatomia Patologica dell'Asst dei Sette Laghi e docente all'Università dell'Insubria - è ora possibile l’analisi dettagliata di un gran numero di tumori solidi di varie sedi come il melanoma, il carcinoma al colon, al polmone, alla mammella, alla tiroide, all'ovaio e dell'endometrio». Nel Laboratorio vengono attualmente eseguiti ogni anno oltre 3.500 test molecolari di genetica oncologica. «Ora abbiamo a disposizione un sistema aperto, che consentirà una più approfondita conoscenza dei tumori e un'accelerazione importante della sperimentazione clinica e dell'utilizzo di nuovi farmaci».
Le nuove apparecchiature sfruttano le tecnologie Nanostring, di Next Generation Sequencing e Easy Pgx. La prima tecnologia consente di caratterizzare in modo simultaneo l’accensione e spegnimento di geni multipli in un tumore, la seconda permette il sequenziamento in parallelo del DNA e la terza consente di analizzare specifiche alterazioni genetiche a elevata sensibilità diagnostica.
«Per fare alcuni esempi - chiarisce la professoressa Daniela Furlan, dell'équipe del professor. Sessa – la tecnologia Nanostring verrà impiegata per caratterizzare la biologia dei carcinomi mammari e predire l'andamento della malattia e personalizzare la terapia. Una seconda applicazione sarà nell’ambito di tumori eleggibili a trattamenti immunoterapici per i quali la definizione del profilo infiammatorio sarà cruciale per prevedere la potenziale efficacia di queste terapie».
Nella foto: il professor Fausto Sessa con i suoi collaboratori. 

“Design contro la guerra”, un concorso per i 25 anni di Emergency

A Daverio festeggiamenti e mostra con il Gruppo di Varese

Una mostra fotografica a Daverio per il 25° compleanno di Emergency. È l'iniziativa dei volontari del Gruppo di Varese che festeggeranno la ricorrenza il 25 gennaio (Sala polivalente sopra Biblioteca di via Piave 6), dalle ore 17. Durante la giornata approfondimenti sull’attività che l'associazione svolge nel mondo e in Italia.
L'organizzazione umanitaria nasce a Milano il 15 maggio 1994. Suo scopo fornire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime della guerra, delle mine antiuomo e della povertà. Durante questo arco di anni è stata fornita assistenza in diciotto Paesi e soccorse gratuitamente più di dieci milioni di persone.

Scrive Emergency a proposito dei propri interventi: «Ci occupiamo di feriti di guerra: in Afghanistan, dove la violenza ancora non accenna a diminuire, nei nostri Centri chirurgici per vittime di guerra di Kabul e di Lashkar-Gah, nel centro chirurgico e pediatrico di Anabah, nei posti di primo soccorso e centri sanitari sparsi per tutto il Paese; in Iraq, con il Centro di riabilitazione e reintegrazione sociale di Sulaimaniya, che registra cinquanta nuovi ingressi ogni mese, o il Centro sanitario che abbiamo aperto nel campo profughi di Ashti, dove un paziente ogni tre è un bambino sotto i tre anni.
«Ma non trascuriamo quelle emergenze che non fanno notizia: la mortalità infantile in Repubblica Centrafricana, in Sierra Leone, in Sudan con i nostri Centri pediatrici a Bangui, Goderich, Mayo, Port Sudan; la mortalità materna in Afghanistan, dove con il nostro Centro di maternità di Anabah effettuiamo settemila parti l’anno; la carenza di personale sanitario locale, attraverso percorsi riconosciuti di formazione e specializzazione in tutti i nostri progetti.
Facciamo medicina di eccellenza, in Italia come in Africa, dove nel 2010 a Khartoum, in Sudan, abbiamo aperto il Salam, il primo Centro di cardiochirurgia completamente gratuito del continente, e dove presto inaugureremo un Centro di eccellenza in chirurgia pediatrica a Entebbe, in Uganda, realizzato grazie al progetto di Renzo Piano.
«Non lasciamo indietro nessuno: le vittime del sisma dell’Italia centrale, alle quali forniamo assistenza psicologica grazie a un ambulatorio mobile; gli abitanti delle nostre periferie, che aiutiamo a orientarsi all’interno del Sistema Sanitario Nazionale; chi sbarca sulle nostre coste e ha bisogno di primissima assistenza; chi si ritrova vittima del caporalato agricolo nelle campagne».
In occasione del 25°, Emergency e SosDesign, in collaborazione con Desall, hanno avviato inoltre  il concorso “Design contro la guerra”. Con esso si cerca di individuare soluzioni per ambienti, prodotti, servizi che risolvano, contengano, facilitino, supportino, sensibilizzino aspetti pratici, psicologici, relazionali, culturali in contesti deformati da un conflitto. (bando, http://bit.ly/DesignAgainstWar )
Altre info su https://eventi.emergency.it/ o volontari.varese@emergency.it  

Miele, nel 2019 produzione in picchiata

In Lombardia accordo per aree demaniali regionali a disposizione di produttori

Produzioni in picchiata mediamente del 75% e alcune addirittura azzerate. «Il 2019 è stato l’anno peggiore del decennio» ha dichiarato l’assessore lombardo all’agricoltura Fabio Rolfi, promotore di un accordo con Apilombardia e associazioni apicoltori lombardi attraverso l’Ente regionale per i servizi ad agricoltura e foreste (Ersaf).
La Regione e le rappresentanze delle aziende apistiche si impegnano a dare continuità ai progetti esistenti di sviluppo e innovazione nel settore apistico lombardo, a predisporre uno studio per individuare aree di demanio per la moltiplicazione delle Api regina e la loro messa a disposizione agli apicoltori. Questi i cardini del primo documento concordato dal tavolo ufficiale. «L'Ersaf ha a disposizione ampie aree agricole e forestali del demanio regionale che possono essere valorizzate anche per favorire il nomadismo e la selezione mirata delle api» ha precisato Rolfi. «Un modo concreto per agevolare una attività fondamentale per il settore agricolo e la biodiversità, di cui la nostra regione è leader in Italia».
PRODUZIONI
Questa la situazione produttiva Lombardia 2019 su dati dell'Osservatorio Nazionale Miele:
*ACACIA - Produzioni estremamente scarse o nulle: Pavia 2-7 kg/alveare in pianura e 0 in collina, Cremona e Lodi 5-7 kg/alveare con rare punte massime di 10 kg/alveare, Bergamo 5 kg/alveare in pianura, produzione azzerata in collina. Brescia 5-7 kg/alveare con rare punte massime di 10 kg/alveare in pianura, produzione azzerata in collina. Como e Varese 0-3 kg/alveare, Monza Brianza 0-5 kg/alveare, Milano 3-7 kg/alveare con rare punte massime di 10 kg/ alveare, Mantova 3-5 kg/alveare in pianura, 2-4 kg/alveare in collina. Nessuna produzione in provincia di Lecco e Sondrio.
*TIGLIO – Tiglio di pianura 3-12 kg/ alveare, tiglio di montagna 12-20 kg/alveare.
*CASTAGNO – Raccolti attestati in media sui 10-15 kg/alveare.
*ERBA MEDICA – Raccolti di erba medica attestati su valori compresi in un’ampia forbice tra i 3 e i 10 kg/alveare.
*MELATA – Rese praticamente nulle salvo qualche sporadico raccolto stimabile in circa 3 kg/ alveare.
*MILLEFIORI D’ALTA MONTAGNA DELLE ALPI – Rese attestate sui 6-7 kg/alveare.
*RODODENDRO – Raccolti stimati in 15 kg/alveare.
*TARASSACO - Nella provincia di Bergamo segnalata una resa media di 4-5 kg.
*MILLEFIORI PRIMAVERILE – Nelle zone di pianura si parla di produzioni a macchia di leopardo di millefiori primaverile a prevalenza di tarassaco comunque inferiori ai 5 kg/alveare spesso lasciato alle api per non dover ricorrere alla nutrizione che è stata invece necessaria dove l’importazione di nettari primaverili non è stata sufficiente.
*MILLEFIORI ESTIVO - egistrati raccolti di millefiori estivo piuttosto disomogenei e compresi nell’ampia forbice di 3-15 kg/alveare.

Fecondazione eterologa, prime procedure in Lombardia

Da gennaio 2020 avviate prestazioni al Niguarda di Milano

Da gennaio 2020 prime fecondazioni eterologhe assistite in Lombardia. A Milano il 19 dicembre 2019 sono arrivati nella Banca di crioconservazione dell’Ospedale Niguarda i gameti che saranno utilizzati per i primi interventi. Il Centro di Diagnosi e Terapia della sterilità, diretto da Maurizio Bini, ha nei mesi precedenti reclutato per la procedura duecentotré coppie.
«La Regione ha investito 2 milioni di euro per il personale e l’avvio della banca dei gameti – ha dichiarato l’assessore al Welfare Giulio Gallera – con sede presso il Niguarda e che funzionerà da hub per tutti i centri che, in Lombardia, si occupano di fecondazione assistita in convenzione con il servizio sanitario regionale».
La procreazione medicalmente assistita eterologa entra così in funzione a tutti gli effetti per i cittadini lombardi tra le prestazioni offerte dal servizio sanitario nazionale. «Oltre ad accogliere e selezionare le coppie di aspiranti genitori – aggiunge il direttore generale di Niguarda Marco Bosio - incontriamo anche coloro che sono disponibili a diventare donatori, che vogliono cioè aiutare a realizzare il desiderio di genitorialità di altre persone. La Banca di Niguarda si occupa, per conto degli altri centri lombardi che ne fanno richiesta, sia pubblici sia privati convenzionati, di acquisire i gameti da banche internazionali selezionate sulla base di bandi predisposti ad hoc».

2019, il quarto anno più caldo dal 1800

Un anno tra inversioni termiche e bombe d’acqua improvvise
anomalie del clima

Temperatura media nei primi undici mesi superiore di 0,88 gradi alla media storica nazionale. Ecco perché il 2019 è considerato il quarto anno più caldo dal 1800. È quanto emerge dalle elaborazioni Coldiretti sulla base degli ultimi dati di Isac Cnr dei primi dieci undici mesi dell'anno, che rileva le temperature da oltre duecento anni.
A Varese il 2019 verrà ricordato come un annus horribilis per l’agricoltura e il territorio. Iniziato male, malissimo, con gli incendi che dodici mesi fa hanno devastato centinaia di ettari di bosco, è proseguito altrettanto negativamente con alternanze climatiche (siccità, inversioni termiche, bombe d’acqua improvvise), che, nel corso della stagione, hanno compromesso numerose colture e annientato la raccolta del miele d’acacia.
Gli effetti del caldo – sottolinea Coldiretti Varese - si fanno sentire sulla natura dove sono stati sconvolti i normali cicli stagionali, mentre gli agricoltori sono in difficoltà con la programmazione di semine e raccolte. «L’ultimo autunno 2019 si è chiuso con in media quasi quattro nubifragi al giorno fra tempeste di pioggia, neve, vento, trombe d’aria e grandine, con un aumento del 21% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e centinaia di milioni di danni nelle campagne sulla base dei dati ESWD ma ha fatto registrare temperature bollenti, superiori di 1, 39 gradi la media stagionale. Non si tratta però di un caso isolato, la classifica degli anni interi più caldi lungo la Penisola negli ultimi due secoli si concentra infatti nell’ultimo periodo e comprende nell’ordine il 2018, il 2015, il 2014 e il 2003».
L’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai diventata la norma anche in Italia. «Siamo di fronte – conclude la Coldiretti prealpina – ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione, che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali e territoriali, precipitazioni brevi e intense e il rapido passaggio dal sole al maltempo».