Edizione n. 19 di mercoledì 12 giugno 2019

Supercalcolo, a Bologna uno degli otto centri europei

Entro il 2020 supercomputer di prim'ordine aiuteranno mondo accademico, industria e settore pubblico nello sviluppo di applicazioni per progettazione di farmaci e materiali, bioingegneria, cambiamenti climatici

Anche in Italia i ricercatori avranno presto accesso a supercomputer di prim'ordine, una risorsa strategica per il futuro dell'industria europea. A Bologna sorgerà uno degli otto centri di supercalcolo dell'Unione Europea selezionati dall'Impresa comune europea per il calcolo ad alte prestazioni (EuroHPC). Sosterranno lo sviluppo di applicazioni importanti in ambiti quali la medicina personalizzata, la progettazione di farmaci e materiali, la bioingegneria, le previsioni meteorologiche e i cambiamenti climatici.
Gli altri siti saranno ubicati a Sofia (Bulgaria), Ostrava (Cechia), Kajaani (Finlandia), Bissen (Lussemburgo), Minho (Portogallo), Maribor (Slovenia) e Barcellona (Spagna) e ospiteranno le nuove macchine per l'elaborazione automatica dell'informazione ad alte prestazioni. In totale, diciannove dei ventotto Paesi partecipanti all'impresa comune faranno parte dei consorzi che gestiranno i centri e il bilancio complessivo, con i fondi dell'UE, sarà pari a 840 milioni di euro.

RETE PANEUROPEA AD ALTA VELOCITÀ
L'impresa comune EuroHPC è stata istituita dal Consiglio dell'UE nel novembre 2018 allo scopo di dotare l'UE di un'infrastruttura di supercalcolo di prim'ordine entro la fine del 2020. Insieme ai siti ospitanti selezionati, prevede di acquisire otto supercomputer: tre precursori di macchine a esascala (in grado di eseguire oltre 150 petaflop, ovvero 150 milioni di miliardi di calcoli al secondo), che saranno tra i cinque migliori al mondo, e cinque macchine a petascala (in grado di eseguire almeno 4 petaflop, ovvero 4 milioni di miliardi di operazioni al secondo).
I nuovi supercomputer saranno collegati alla rete paneuropea ad alta velocità Geant, come i supercomputer esistenti che fanno parte di Prace, e dovrebbero diventare operativi nella seconda metà del 2020 per gli utenti europei provenienti dal mondo accademico, dall'industria e dal settore pubblico.
Il supercalcolo è una priorità fondamentale del programma Europa digitale dell'UE proposto dalla Commissione nel maggio 2018 e può contare per il periodo 2021-2027 su un finanziamento di 2,7 miliardi di euro. Il bilancio consentirà all'impresa comune di sostenere l'acquisizione di supercomputer a esascala (in grado di eseguire 1018 calcoli al secondo, ovvero mille petaflop) entro il 2023 e di sviluppare applicazioni di punta destinate a questi supercomputer e le competenze necessarie per il loro uso. 

Varese, un “tigre” nel motore della sanità

Compie 15 anni l'associazione Varese per l’Oncologia Onlus
Gianni Spartà

Il volontariato è come gli ottani per l'auto: mette - diceva uno spot d'antan - un “tigre” nel motore. In ogni campo, primo forse fra tutti quello della sanità. In terra varesina i suoi interventi sono ormai cronaca, mai tuttavia scontata, sempre confortante e inimmaginabile.
Nella galleria delle tante iniziative un posto tutto a sé si è ritagliata Varese per l’Oncologia Onlus, un'associazione fondata e instancabilmente timonata da Gianni Spartà. Ecco nelle sue parole il cammino di tre lustri di sfide, fatiche, traguardi ricordato nella festa di compleanno di domenica 9 giugno 2019 a Villa San Martino di Barasso.

LA LUNGA MARCIA DA VARESE A CITTIGLIO, LUINO...

Lotta ai tumori, a che punto è la notte? Se questa domanda me la fossi posta nel maggio del 2005 tra le righe della prima relazione da presidente di Varese per l’Oncologia Onlus avrei avuto difficoltà a non scuotere la testa. C’erano ferite fresche, personali e condivise con altri, l’idea di avvistare una luce nel buio, un’alba dopo le tenebre, era assai improbabile. C’erano i report della ricerca scientifica che contemplavano ancora numeri poco incoraggianti in fatto di guarigioni o di sopravvivenze. E c’era nei nostri luoghi di cura una situazione strutturale non all’altezza di un presidio con ottime professionalità ma con insufficienti risposte alle esigenze dei malati. Di quei malati.
Letti di degenza dedicati, zero o quasi. Un day hospital che faceva scrupolosamente il day hospital e che alle cinque del pomeriggio chiudeva i battenti affidando a un numero verde eventuali richieste urgenti. Necessità per i medici, nei casi gravi, di indirizzare i pazienti in altri ospedali, a Milano, a Pavia. Tutto questo sa chi ci è passato o chi è stato testimone di uno scenario che cozzava con il profilo distinto di un’azienda ospedaliera e universitaria nella quale lavoravano clinici di sicuro spessore.
Solo un gruppo di pazzi visionari poteva illudersi di cambiare qualcosa dando vita a un’associazione no profit. Ma che cosa potevamo fare se l’ospedale maggiore aveva i malati di cancro sparpagliati nei vari reparti, se l’Oncologia dava l’impressione di essere considerata una specialità sulla quale le alte sfere avevano investito poco o nulla fino a quel momento? Potevamo rattoppare non incidere. Per incidere bisognava che il Rione Sanità facesse qualche passo importante. Lo fece proprio mentre i visionari si organizzavano spinti da non frequente entusiasmo e da non scontato spirito di appartenenza. Forse lo fece proprio perché i visionari si organizzavano spinti da non frequente entusiasmo e non scontato spirito di appartenenza. E la scossa ci trovò preparati.

Arrivarono letti: un reparto di degenza a Varese, un day hospital a Cittiglio, un ambulatorio a Luino. Arrivarono le Simultaneous Home Care, dapprima finanziate dalla nostra Onlus, poi recepite da un protocollo regionale. Arrivarono i trasporti gratuiti casa-ospedale-casa per pazienti fragili, un attrezzato laboratorio di trucco e parrucco, consulenze di psicoterapia e fisioterapia a chi ne aveva bisogno. Sanità pubblica che cura, privati che l’affiancano prendendosene cura: binomio vincente.
Sotto il traguardo dei quindici anni di attività - tanti ne sono passati e ci apprestiamo a celebrarli il 9 giugno - prevale su tutto un sentimento di sincera gratitudine rivolto alle centinaia di persone alle quali abbiamo toccato il cuore con le nostre iniziative. Poi penso ai tanti pazienti che in questi quindici anni sono stati curati meglio nei nostri ospedali, più vicino alle loro case, addirittura nelle loro case. Penso alle borse di studio procurate a giovani camici bianchi che hanno imparato a fare gli oncologi a Varese. Penso ai visionari che si sono rivelati profeti. E penso, infine, al sistema sanitario nazionale che al netto di brutte pagine è qualcosa di cui il nostro Paese deve andare fiero.

Sere fa in tv c’era un ex ministro, Carlo Calenda. Ha raccontato i guai di sua moglie curata per una leucemia recidivante, sottoposta a trapianto di midollo. «Sapete quanto mi è costato questo calvario sul piano economico?», ha detto Calenda. «Non mi è costato un centesimo. In America per una terapia tanto complessa, quanto routinaria, mi avrebbero presentato un conto da un milione di dollari. Da garantire in anticipo consegnando la carta di credito all’atto del ricovero». Ecco, allora, il messaggio: uno vede i telegiornali, sente i nostri leader, non prova più rabbia, ma sgomento. E tuttavia l’Italia che i nostri padri si sono immaginati uscendo vivi dalle due guerre mondiali è un’Italia che non lascia indietro nessuno, almeno sul fronte delle cure e della salute. Oggi e così, ieri è stato così, domani? Molto dipende anche dalla responsabilità sociale che Varese per l’Oncologia, nel suo piccolo, si è assunta donando un aiuto a chi aiuta una vita. Il giudizio ragionato lo daranno quanti volessero raccontare questa storia. Noi ci accontentiamo del segno indelebile che questa avventura solidale ci lascia dentro. Quindici anni dopo.
Gianni Spartà
presidente

Il pensiero segreto dei poeti

L'arte e la persona nel carteggio tra Vittorio Sereni e Carlo Betocchi
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Ci fosse qualcuno che ancora non ha avuto occasione di accostarsi a Vittorio Sereni, a Carlo Betocchi e alla loro opera, può recuperare il lungo arco di studi che ruota attorno a loro grazie a una recente pubblicazione. È “Vittorio Sereni-Carlo Betocchi Un uomo fratello Carteggio (1937-1982)”, a cura di Bianca Bianchi e con introduzione di Clelia Martignoni (Mimesis Edizioni).
Il testo, letterariamente punto di arrivo e di ripartenza, è seducente. Di quelli che si leggono di slancio, pagina dietro pagina, facendosi prendere dalla narratività, oppure con il piacere di appuntare, lasciar in lentezza depositare nella mente voci che attendono di essere assimilate. “Un uomo fratello” ha la bellezza della maturità, condensata mattone dietro mattone, e l'affondo determinato e preciso nel rinnovarsi dello scoprire, mettere in luce. Coniuga felicemente, senza artificiosità, l'abito critico, la efficace pertinenza, con la limpidezza della notazione.
Un epistolario è quanto di più materico sia concesso a un lettore conoscere di chi, passo passo, lo ha cucito, introducendo al suo pensiero segreto. Supera, laddove un uomo fratello intreccia sé stesso con l'altro uomo fratello - scavalca persino - il limite dell'apparenza al mondo in una rivelazione totale, moltiplicatrice di rimandi, circostanze e circoscrizioni a volte ineffabili eppure lì, così prossimi nel volano tanto silenzioso quanto eloquente che è la parola scritta.
C'è quel di più nei carteggi, e in questo in particolare, che mette chi legge al cospetto della pienezza, del tuttotondo. Non solo della persona-arte, conosciuta nella sua forma creativa, ma della persona generante, di quell'arte madre.
Il commento con cui Bianca Bianchi affianca il lettore è illuminante, calibrato nella vastità/specificità dell'apparato su cui lavora. Nitido, inconfondibile l'apporto introduttivo di Clelia Martignoni. Come sempre per questa studiosa, docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università di Pavia sulla cattedra che fu di Dante Isella, sia che illustri durante un convegno sia che accompagni tramite un libro.
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Bianca Bianchi è stata redattrice di "Almanacco Luinese La Rotonda" (1979-1984), diretto da Vittorio Sereni e da Piero Chiara. Ha pubblicato alcuni saggi sul carteggio con Carlo Betocchi (2010, 2012) e ha curato il volume Poeti francesi letti da Vittorio Sereni (2002).

Varese, le nuove frontiere della chirurgia toracica

Dal 2014 anche all'Ospedale di Circolo interventi con tecnica mininvasiva videoguidata
i prof. Rotolo (sx) e Imperatori
VATS lobectomy

Strumenti particolari, telecamera con monitor ad alta definizione, incisioni minime. Ecco l'identikit di una tecnica di chirurgia toracica mininvasiva videoguidata, applicata in cinquanta centri in Italia e dal 2014 eseguita anche a Varese in quasi duecento interventi e, nell’ultimo anno, per oltre il 70% dei pazienti. È la Vats Lobectomy (video assisted thoracic surgery), che, per numero di casi trattatati, vede l'Ospedale di Circolo attestato al sedicesimo posto nella classifica nazionale e terzo a livello lombardo.
L'intervento chirurgico è sempre meno invasivo con effetti benefici sulla ripresa precoce del paziente, minori complicanze, minor dolore e degenze più brevi.

TECNICA SEMPRE PIÙ AFFINATA
Per l'eradicazione di un tumore al polmone, la chirurgia tradizionale comportava un'incisione della parete toracica di 15-20 centimetri. Ora bastano tre accessi, di cui uno di quattro centimetri e due di un solo centimetro, o addirittura anche meno.
«In collaborazione con il professor Nicola Rotolo – spiega il professor Andrea Imperatori, responsabile della Chirurgia generale ad indirizzo toracico - abbiamo già eseguito un intervento di asportazione di tumore al polmone con un solo accesso di quattro centimetri. Ma non ci fermiamo qui: lavoriamo per affinare ulteriormente la tecnica grazie a importanti collaborazioni sia nazionali sia internazionali, queste ultime con gli ospedali di Leeds, nel Regno Unito, di Seattle, negli Usa, e di Osaka in Giappone».
La ripresa, in termini di degenza media, scende da dieci-dodici giorni a soli sei giorni, mantenendo il medesimo risultato dal punto di vista oncologico.
SPECIALISTI E AMBULATORIO
La chirurgia ad indirizzo toracico di Varese conta sette specialisti, di cui tre sono specificamente formati ad eseguire la Vats Lobectomy. Il numero degli interventi sta negli ultimi mesi conoscendo un'impennata, complice il buon funzionamento del Punto Polmone, un ambulatorio guidato dalla dottoressa Maria Luisa Ortelli, in collaborazione con pneumologi e chirurghi.
L’ambulatorio, che afferisce al reparto di Pneumologia, è dedicato ai pazienti con sospetto tumore al polmone e rappresenta la porta di ingresso di un percorso diagnostico e terapeutico. Costituisce un riferimento per i medici sul territorio e contribuisce a mantenere viva l’attenzione sulla prevenzione.
Il tumore al polmone rappresenta la prima causa di morte nell'uomo per tumore, ma è in significativo aumento anche tra le donne. Il fumo di sigaretta è il fattore di rischio più importante per circa l’85% dei tumori polmonari.
La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è aumentata di poco, passando dal 12 al 18%, ma è ancora troppo bassa. «Una soluzione sta nella diagnosi precoce» spiega Imperatori. «Se individuato in tempo, il tumore può essere asportato chirurgicamente e, in questo modo, si offrono ottime chance di guarigione al paziente. Infatti, la probabilità di sopravvivenza a cinque anni può superare il 70%».
Nelle foto: un intervento di Vats Lobectomy; il prof. Imperatori (a destra) e il prof. Rotolo. 

Milano, nasce Medtec

È la laurea congiunta in ingegneria biomedica e medicina di Politecnico e Humanitas University
Politecnico Milano, foto ibis

Presentata il 5 giugno a Milano la laurea congiunta in Ingegneria biomedica e Medicina del Politecnico di Milano e di Humanitas University. Il nuovo corso accademico 'Medtec' si svilupperà sugli stessi temi scelti dalla Lombardia per la presidenza 2019 dei '4 Motori d'Europa'.
Sono, come ha osservato il sottosegretario con delega alle Relazioni internazionali di Regione Lombardia, «la Medicina personalizzata, le politiche e gli strumenti predittivi per l'efficienza dell'azione di governo, le filiere produttive eco-innovative e la manifattura 4.0 e le professioni del futuro dove l'innovazione sta nella formazione. Senza dimenticare ovviamente le enormi possibilità che offrono i big data». 

Treni, dal Ticino a Malpensa ogni ora e senza cambi

La linea TiLo Bellinzona-Lugano-Varese prolungata fino all'aeroporto

Dal 9 giugno 2019 i servizi della linea S50 Bellinzona-Lugano-Varese sono prolungati fino a Malpensa Aeroporto. I treni Tilo circoleranno da Bellinzona via Lugano, Mendrisio verso Varese e Malpensa Aeroporto, con collegamenti orari e fermata in tutte le stazioni del traffico regionale. Ora molti ticinesi potranno tutti i giorni partire - dalle 5 alle 23 circa - dalla stazione più vicina a casa e arrivare direttamente al terminal di destinazione.
Con il prolungamento della linea S50 fino a Malpensa Aeroporto la linea S40 Como-Mendrisio-Varese circolerà solamente fino a Varese, dal lunedì al sabato dalle 5.30 alle 20 circa. Per permettere questi importanti cambiamenti alla circolazione tra Mendrisio e Varese gli orari di partenza dei collegamenti S40 e S50 subiranno delle modifiche.
I cambiamenti toccheranno anche il nodo di Mendrisio, che sarà mantenuto e permetterà ancora di viaggiare tra Como, Varese e Lugano ogni 30 minuti.

CANTIERE SUL LAGO DI ZUGO
In Svizzera, sempre il 9 giugno, è stato avviato il cantiere sul lago di Zugo, che prevede la chiusura totale della tratta ferroviaria tra Zugo Oberwil e Arth-Goldau fino al 12 dicembre 2020. I lavori provocheranno sensibili cambiamenti sia agli orari sia ai tempi di percorrenza tra la Svizzera tedesca (Zurigo) e il Ticino.
Strettamente connessi gli adattamenti degli orari Tilo. Nei collegamenti RE10, che uniscono il Ticino e Milano Centrale, ed Euro City sarà in vigore un orario di transizione. I collegamenti RE10 non avranno più una cadenza uniforme durante il giorno e di regola avranno un tempo di percorrenza leggermente maggiore. I cambiamenti influenzeranno anche la circolazione di alcuni collegamenti S10 Bellinzona-Como. In tutto circoleranno tredici collegamenti da Milano verso il Ticino e dodici collegamenti dal Ticino verso Milano. 

Varese, alla scoperta della mitica Terra di Punt

A Villa Toeplitz il punto sulla campagna di scavi sull'antico porto del Mar Rosso
Adulis campagna di scavo 2019. Lo scheletro scoperto nella chiesa degli inglesi. Foto Università Insubria

Per ora, sono certe le sue eccezionali testimonianze paleocristiane, rappresentate da tre basiliche risalenti al V-VI secolo, le più antiche del Corno d’Africa. In futuro, l'eventuale ritrovamento di reperti di origine egizia potrebbe confermare che la zona di Adulis, l’importante sito archeologico dell’Eritrea, corrisponda effettivamente alla mitica Terra di Punt dei tempi dei faraoni.
A Varese, venerdì 7 giugno 2019 (alle 17), saranno presentati a Villa Toeplitz i risultati emersi dalla campagna di scavi conclusasi a marzo e che da anni vede impegnati il Ministero della Cultura e dello Sport dell’Eritrea, il Museo Nazionale di Asmara e quello regionale di Massawa, l’Università Cattolica e il Politecnico di Milano, l’Università Orientale di Napoli, il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana del Vaticano.
All’équipe si è quest’anno unita anche l’Università dell’Insubria e il suo dottorando Omar Larentis illustrerà nella conferenza, organizzata in collaborazione con il Centro ricerche sul deserto orientale (Cerdo) e con il Museo Castiglioni, i risultati delle analisi antropologiche e delle ricerche archeologiche che lo hanno coinvolto. Altri relatori sono l’archeologo Angelo Castiglioni e la docente dell’Università Cattolica di Milano Serena Massa. Chiuderà la conferenza una visita guidata alla mostra «Magie d’Africa. Religioni, misteri, simboli» che si è da poco inaugurata.

Adulis, nota per le fonti antiche come Plinio il Vecchio, era probabilmente già stata raggiunta dalle spedizioni faraoniche nel II millennio a.C., che identificavano questa zona della costa meridionale del Mar Rosso con il nome di Terra Punt, nella quale ricercavano merci rare ed animali esotici. In quell’antico porto sul Mar Rosso i varesini Alfredo e Angelo Castiglioni hanno avviato nel 2011 un importante progetto di cooperazione internazionale, che ancora una volta sta rivelando risultati scientifici e storici.
Gli scavi stanno ogni anno rivelando sempre maggiori informazioni su questa straordinaria città del Corno d'Africa, sepolta da una violenta alluvione forse accompagnata anche da un terremoto. Questa ipotesi è suggerita dagli oggetti rinvenuti interi negli strati del terreno e dai tesoretti di monete occultati in vasi di terracotta, abbandonati in fretta dagli abitanti per sfuggire alla catastrofe, come avvenne per Pompei di fronte all’avanzata dei lapilli e delle ceneri dell’eruzione vesuviana. Gli scavi stratigrafici, attualmente circoscritti alle fasi più recenti del sito, hanno portato alla scoperta di eccezionali testimonianze paleocristiane. 

Grandi traumi, a Varese un Centro di alta specializzazione

Dal 2012 l'Ospedale di Circolo è riferimento per tutto il territorio dell'Insubria
slide Asst Sette Laghi

Sembra scontato e non ci si bada, eppure c'è. E meno male. A Varese, ogni anno, all'Ospedale di Circolo, il trauma team si attiva mediamente più di 600 volte e, mediamente, sono 230 i pazienti con trauma ricoverati nelle terapie intensive.
Dietro i numeri ci sono servizi dei quali forse poco si sa e altrettanto poco forse ci si rende conto. Dal 2012, l'Ospedale di Circolo è riconosciuto come Centro trauma ad alta specializzazione (Cts). In soldoni, rappresenta per tutto il territorio dell'Insubria, dal Varesotto al Comasco fino alla provincia di Lecco, il riferimento principale per i traumi maggiori, le lesioni cioè, singole o multiple, che per la vita del paziente possono costituire un pericolo. 

SCHIERA DI SPECIALISTI
Si fa presto a dirlo, ma la gestione dei traumi più complessi richiede numeri particolari, illustrati lo scorso 9 marzo 2019 dall'Azienda ospedaliera durante una conferenza stampa. Strutture e professionalità, già elevate per una sanità qualificata, devono in quel campo garantire una serie di requisiti particolarmente esigenti. Un Centro trauma ad alta specializzazione è una giostra ininterrotta di attività, persone, strumentazioni tutte ben incastrate e sincronizzate. Non è difficile immaginarlo, se si considera che ci sono in ballo Sala angiografica, Sala di emodinamica e Laboratorio per le urgenze attivo h24, Terapia intensiva generale, Neurorianimazione e TC multistrato, oltre a Sale operatorie per le urgenze, Risonanza magnetica e una elisuperficie utilizzabile anche di notte.
Particolarmente folta poi la schiera di specialisti che dovessero rendersi necessari: dai medici d'urgenza, chirurghi e anestesisti, ai cardiochirurghi, neurochirurghi e chirurghi della mano, dagli ortopedici, ginecologi e cardiologi agli interventisti, radiologi, neuroradiologi, senza dire dei chirurghi plastici e chirurghi toracici, urologi, endoscopisti e... Forse può bastare.
SISTEMA INTEGRATO
Contestualmente al riconoscimento degli ospedali sede di Centro trauma ad alta specializzazione (Cts), la Regione ha individuato anche i Centri traumi di zona e i Pronto soccorso per traumi, strutture meno specializzate ma in grado di offrire un'assistenza completa ai traumi meno gravi. E' questa l'articolazione complessiva del Sistema integrato per l’assistenza al trauma maggiore (Siat), che ottimizza tempi e strategie di intervento per garantire al paziente traumatizzato il trattamento più idoneo.
Con il Siat il paziente traumatizzato viene preso in carico dalla struttura più adeguata nei tempi più rapidi. «Il Siat – è stato precisato - si basa su una chiara definizione delle aree di competenza dei singoli Centri trauma: in questo modo, quando iI Servizio di emergenza-urgenza interviene a soccorrere un paziente traumatizzato, può procedere tempestivamente al trasporto verso il centro trauma più idoneo in base alle sue condizioni, optando per il centro più vicino piuttosto che quello ad alta specializzazione». 

Laghi lombardi, incremento di sicurezza e vigilanza

Stanziamento regionale di 178.000 euro per i laghi di Garda, Maggiore, d'Iseo, del Lario e Ceresio
Lago Iseo durante Floating piers, giugno 2016, foto Daniele Cazzaniga

C'è anche un 'progetto pilota' dell'Autorità di bacino del Lario e dei laghi minori tra le finalità di uno stanziamento regionale di 178.000 euro per incrementare il servizio di sicurezza e vigilanza sui laghi della Lombardia. Sarà finanziato con 20.000 euro un suo studio di interventi per l'automazione di pontili o navi per l'imbarco e sbarco passeggeri, in accordo con l'ente gestore del servizio di navigazione pubblica di linea.
Le risorse previste da una delibera della giunta regionale del 4 giugno 2019 puntano a sostenere la manutenzione dei mezzi nautici e l'adeguamento delle strutture utilizzate nell'espletamento del servizio, con riferimento anche alla sistemazione logistica del personale di equipaggio e della centrale operativa.
 Questa la ripartizione dei fondi:
1) Autorità di bacino laghi Garda e Idro: 47.000 euro per servizio di vigilanza, intervento e soccorso sul lago di Garda;
2) Autorità di bacino lacuale dei laghi Maggiore, Comabbio, Monate e Varese: 34.000 euro per il servizio di vigilanza, intervento e soccorso sul lago Maggiore;
3) Autorità di bacino lacuale dei laghi d'Iseo, Endine e Moro: 25.000 euro per il servizio di vigilanza, intervento e soccorso sul lago d'Iseo;
4) Autorità di bacino Lario e dei laghi minori: 40.000 euro per il servizio di vigilanza, intervento e soccorso sul bacino lacuale del Lario e dei laghi minori, più 20.000 euro per il progetto pilota;
5) Autorità di bacino lacuale Ceresio, Piano e Ghirla: 12.000 euro per il servizio di vigilanza, intervento e soccorso sul lago di Lugano.

Materiali riciclati, due milioni di euro per progetti di riuso

Al bando, sostenuto paritariamente da Regione e Unioncamere della Lombardia, possono partecipare micro, piccole e medie imprese

Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia mettono globalmente a disposizione 2 milioni di euro per riuso e utilizzo di materiali riciclati e di prodotti derivanti dai cicli produttivi. Al bando possono partecipare le micro, piccole e medie imprese in forma singola o in aggregazione composta da almeno tre imprese rappresentanti la filiera; all'aggregazione può prendere parte anche una grande impresa, che non può essere beneficiaria del contributo.
L'iniziativa vuole promuovere e riqualificare le filiere lombarde, la loro innovazione e il rispetto dei mercati in ottica di economia circolare attraverso il sostegno a progetti che promuovano il riuso e l'utilizzo di materiali riciclati e di prodotti derivanti dai cicli produttivi in alternativa alle materie prime vergini e all'Eco-design ovvero a progetti che tengano conto dell'intero ciclo di vita del prodotto.

FASI DEL PROGETTO
Tre saranno le fasi progettuali. La fase uno, da svolgersi nel 2019, prevede la presentazione delle candidature delle idee progettuali, che dovranno essere presentate dalle ore 10 del 18 giugno alle ore 12 del 2 agosto 2019.
La fase due, sempre per il 2019, consiste nell'indirizzo e nel supporto alla presentazione dei progetti definiti; ci saranno a disposizione 400.000 euro.
La fase tre, prevista per il 2020, vedrà l'attuazione degli interventi e sarà aperta anche a soggetti che non abbiano partecipato al bando 2019 entro il 6 dicembre; ci saranno a disposizione 1.600.000 euro.
Le idee imprenditoriali si potranno presentare digitalmente dal 18 giugno 2019 esclusivamente in modalità telematica attraverso il sito: http://webtelemaco.infocamere.it. 

Dubino (Sondrio), dal 2021 coincidenze tra tutti i treni di Valtellina e Valchiavenna

La sede di incrocio costerà 8,5 milioni e sarà realizzata da Regione Lombardia e Rfi
Livigno (SO) Località Mottolino - Tramonto, foto D. Cazzaniga

Entro il 2021 a Dubino (Sondrio) la stazione ferroviaria diventerà sede di incrocio con movimenti contemporanei. La sua realizzazione renderà possibili le coincidenze tra tutti i treni della linea della Valtellina (Lecco-Colico-Tirano) e i treni della linea della Valchiavenna (Colico-Chiavenna).
Gli interventi sono, come commenta l'assessorato regionale ai trasporti, «magari poco visibili ma fondamentali per incrementare la qualità del trasporto ferroviario». L'opera costerà 8,5 milioni di euro e sarà cofinanziata al 50% da Regione Lombardia e Rfi, che il 3 giugno 2019 hanno firmato la convenzione. L'incrocio è stato previsto nella deliberazione della giunta regionale del 20 dicembre 2015 "Sviluppo delle infrastrutture connesse e del SFR sulle direttrici Milano-Lecco-Sondrio-Tirano e Colico-Chiavenna" nel quadro di tutti gli interventi necessari per lo sviluppo del servizio delle linee della Valtellina e della Valchiavenna.