Edizione n. 45 di mercoledì 19 dicembre 2018

Lombardia-Canton Ticino, accordo su trasporti, frontalieri, mercato del lavoro e protezione civile

Su treni e trasporto pubblico locale impegni concreti e tempi da rispettare

Intesa su trasporti (non solo ferroviari), frontalieri, mercato del lavoro e protezione civile tra Lombardia e Canton Ticino. È stata firmata il 17 dicembre 2018 a Milano dall'assessore regionale agli enti locali, montagna e rapporti con la Svizzera Massimo Sertori con il presidente del Canton Ticino, Claudio Zali. Presenti l'assessore alle infrastrutture, trasporti e mobilità sostenibile, Claudia Maria Terzi, e il vicepresidente del Cantone, Christian Vitta.
La road map scandisce i temi di comune interesse della Regione Lombardia e del Cantone Ticino, dall'accordo fiscale sull'imposizione dei lavoratori frontalieri al partenariato tra le rispettive protezioni civili, dai servizi transfrontalieri del servizio pubblico ai progetti di creazione di posteggi car pooling e Park&Ride e alle diverse progettualità previste dal Programma Interreg Italia-Svizzera. «Ci siamo dati - ha detto Sertori - un metodo di lavoro che potrà facilitare la risoluzione delle problematiche. Stabilire le priorità, metterle in fila e sviluppare rapporti interpersonali di stima e fiducia reciproca aiuta a questo percorso comune. Il tutto rispettando sempre i tempi che ci siamo dati».

TRENI E TRASPORTO PUBBLICO LOCALE
Una parte importante della dichiarazione è dedicata a treni e trasporto pubblico locale.«Abbiamo concordato - ha spiegato Claudia Maria terzi - le tempistiche sugli impegni che ci siamo presi. Stiamo già lavorando insieme al bando Interreg 'Smisto' per quanto riguarda il trasporto su gomma. Per quanto riguarda invece i treni, vogliamo assicurare servizi di trasporto internazionale sempre più efficienti, sviluppando la rete ferroviaria nel triangolo Bellinzona-Lugano/Varese-Malpensa /Como-Milano e garantire il servizio RE tra Milano e Lugano con puntualità e affidabilità». 

Il cammino del pensiero dalla magia alla filosofia

La “Magica filosofia” in un recente libro di Roberto Radice
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Oggi astrologi e maghi sono, per i più, sinonimo di contafavole e imbroglioni, ma nei passato erano centro di rispetto e venerazione. Dai primordi dell'umanità fino al Rinascimento, nella cultura occidentale astrologia e magia significavano gran sapienza e virtù sconosciute e difficile riesce ancora all'uomo contemporaneo afferrare il fascino e l'ammirazione per figure emblematiche e misteriose come i Maghi della Natività.
A quel mondo lontano e alla sua complessa dimensione risale il recente libro di Roberto Radice “
Magica filosofia-Sapere occulto e sapere illuminato nel pensiero antico e arcaico” apparso nella collana “Filosofia” di Morcelliana. L'autore, già professore ordinario di Storia della filosofia antica all'Università Cattolica, ripercorre il cammino dei maghi dal sapere occulto e “abissale” ai documenti di pratica magica, passando, attraverso il pensiero occidentale antico, dallo sciamanesimo all'Orfismo, dalle maghe Circe e Medea al rituale di Mithra e alle divine rivelazioni con ricco corredo di immagini.
Ed ecco la cerniera tra livelli e dimensioni diversi di quel mondo che al professor Radice abbiamo chiesto di riassumere.

In onore dei “mezzi matti”

Ci sono due sorprese che aspettano il ricercatore amante dell’antico più ancora del futuro, perché almeno dell’antico sappiamo che è esistito, mentre dell’avvenire non conosciamo né come sarà né se ci sarà.
La prima sorpresa è che alcuni grandi filosofi delle origini si guadagnarono la fama più come maghi che come pensatori. Nessuno lo direbbe, ma Pitagora, l’inventore della Matematica, era ed era stimato come mago; Empedocle, l’inventore della fisica elementare, era mago di professione e a tempo perso filosofo della Natura. Tanto per fare due esempi.
La seconda sorpresa è che alcuni affreschi delle caverne del paleolitico di impressionante bellezza, risalenti a 32.000 anni fa, si potrebbero ben spiegare come sfondo di riti sciamanici, dove gli sciamani erano quelli che oggi noi chiameremmo psicolabili: insomma “mezzi-matti”. Colti da crisi improvvise perdevano i sensi e, quando li riacquistavano, non erano più loro, ma avevano un’altra personalità e si agitavano e dicevano cose sconnesse e spesso parlavano con la voce di altri. Forse di esseri dell’inframondo, ossia del mondo che sta sotto alla natura visibile.
La porta dell’inframondo
Allora la gente, che non poteva curarli, li onorava e li pensava in contatto coi demoni della vita che uscivano dalle rocce sotto forma di poderosi animali e possedevano alcuni uomini.
Siccome l’instabilità mentale è il sintomo di un male e le malattie non si ammalano mai ma, impassibili, si diffondono dovunque, possiamo pensare che proprio esse per 324 secoli hanno tenuto aperto la porta dell’inframondo dalla quale è passato il preistorico pittore e il sapiente pensatore antico. Tutt’e due sono espressioni della ragione (estetica e fisica) e quindi si può concludere che nessuna espressione umana sia priva di ragione. Anzi, siamo convinti che non si tratti solo di una ragione strumentale ed istintiva (necessaria per sopravvivere), ma di una ragione astratta capace di dar senso a tutte le cose e a tutti gli eventi in un modo unitario: quella stessa ragione che i filosofi da sempre cercano.
Dalla magia arcaica alla magia greca
L’inizio della magia (ma solo l’inizio, perché per saperne di più bisogna leggere il libro) è il principio di similitudine che i maghi arcaici esponevano in immagini e i maghi greci in concetti. Ambedue credono che cose simili interagiscono fra loro indipendentemente dallo spazio tanto in natura, ad esempio nei casi di consonanza acustica, quanto nelle armonie musicali, fenomeni che gli antichi ben conoscevano. E anche i preistorici mostravano di conoscerli, quando nel chiuso della grotta lo stregone evocava demoni propiziatori a favore dei suoi simili impegnati chissà dove nella caccia.
Nell’antichità varie teorie si susseguirono alcune giustificando le pratiche magiche, altre ostacolandole e qualcuna squalificandole completamente. Se ne troverà traccia nel libro, ma più che altro si coglierà una via di sviluppo spero convincente.
Post Scriptum: La parte finale del libro contiene la traduzione di formule e riti magici trascritti nel II secolo d.C. su precedenti molto molto più antichi, certamente di ispirazione Egizia.
L’autore del libro declina ogni responsabilità sulla loro efficacia e su eventuali danni per chi voglia metterli in atto.

Roberto Radice 

Asst Sette Laghi, «Chirurgia di squadra da Luino a Tradate»

Verso un unico approccio al paziente nei sei ospedali e nelle sette diverse strutture

Da Luino a Tradate verso un unico approccio al paziente nel Dipartimento di chirurgia dell'Azienda socio sanitaria territoriale dei Sette laghi. Le chirurgie dei sei ospedali e delle sette diverse strutture integrano le rispettive competenze ed esperienze completandosi a vicenda al fine di garantire ad ogni paziente stesso tipo di trattamento e stesso livello qualitativo di cure, indipendentemente dalla sede di erogazione.
Il trattamento – ed è questa un'altra novità - riguarderà anche la chirurgia bariatrica e metabolica e la chirurgia proctologica - di recente attivazione - presentate a Varese il 13 dicembre 2018 dal direttore generale dell'Asst, Callisto Bravi, con i direttori del Dipartimento chirurgico aziendale Eugenio Cocozza, della Chirurgia generale di Tradate Andrea Rizzi e della Chirurgia generale di Luino Stefano Carini.
«Il nostro impegno – ha spiegato il dottor Cocozza - è quello di lavorare all’unisono, secondo procedure e tecniche comuni, così da garantire ad ogni singolo paziente che si rivolga a noi per problemi di tipo chirurgico non solo lo stesso tipo di trattamento, ma anche lo stesso livello qualitativo».
In pratica, all’interno del Dipartimento di Chirurgia le diverse strutture sono state coinvolte nella definizione di percorsi specifici per patologia, in cui le competenze e le esperienze peculiari di ogni struttura si integrino con le altre completandosi a vicenda. «Stiamo lavorando – ha dichiarato Callisto Bravi - tenendo sempre in mente l'Azienda, anzi il territorio, nella sua interezza. Da Luino a Tradate rispondiamo ai bisogni di salute dei pazienti al massimo delle capacità, che sono quelle, eccellenti, dei nostri professionisti, valorizzate dal lavoro di squadra».
(in Cronache l'approfondimento: “I due nuovi percorsi di cura in ambito chirurgico”) 

Manutenzione del territorio, 330.000 euro ad altri 9 piccoli comuni del Varesotto

Il contributo regionale assegnato anche a Bedero Valcuvia, Porto Ceresio, Arsago, Brissago Valtravaglia, Castello Cabiaglio, Grantola, Cassano Valcuvia, Rancio Valcuvia, Lonate Ceppino

È passato da 7 a 9 milioni di euro lo stanziamento per manutenzione urgente del territorio nelle Unioni dei comuni e nei comuni della Lombardia con popolazione fino ai 5 mila abitanti.
In provincia di Varese il provvedimento, varato il 18 dicembre 2018 dalla giunta regionale su proposta dell'assessore Massimo Sertori, concederà ad altri nove enti locali 330.000 euro per difesa del suolo, sostenibilità energetica, sicurezza dei cittadini, mantenimento di strutture e infrastrutture pubbliche e riqualificazione dei beni artistici, culturali e paesaggistici. I nove piccoli comuni ammessi al nuovo finanziamento sono Bedero Valcuvia, Porto Ceresio, Arsago, Brissago Valtravaglia, Castello Cabiaglio, Grantola, Cassano Valcuvia, Rancio Valcuvia, Lonate Ceppino.
Il bando, avviato il 19 settembre 2018, ha visto la presentazione di 621 domande. La graduatoria degli interventi ammissibili, ma non finanziati per carenza di risorse, resterà comunque valida per i prossimi 12 mesi, quindi l'intera annualità 2019. 

Varese, nuove apparecchiature al Polo materno-infantile

Donati dalla Fondazione Il Ponte del Sorriso un Arco a C, un ecografo con sonda e sette letti pediatrici – Valore, quasi 280mila euro
donazioni Il Ponte del sorriso

Emette una quantità minima di radiazioni, cosa non da poco specie in ambito pediatrico. È uno strumento di ultima generazione. È particolarmente utile per l'attività chirurgica e anestesiologica. È l'Arco a C, un’apparecchiatura portatile che permette di fare le radiografie prima e durante gli interventi.
La Fondazione Il Ponte del Sorriso l'ha donato al Polo materno-infantile di Varese insieme con un ecografo e sette letti pediatrici. Valore complessivo, quasi 280mila euro. Ecografo e Arco a C sono destinati alle sale operatorie, dove saranno di utilità soprattutto per l’attività di ortopedia e chirurgia pediatrica in generale e per gli anestesisti.
L'ecografo, va notato, ha una sonda dedicata alla visualizzazione di strutture molto piccole, che permetterà di migliorare e avere maggiore affidabilità negli accessi vascolari e nei blocchi loco regionali pediatrici. Quanto ai sette letti pediatrici, invece, del valore complessivo di 22mila euro, tre andranno alla Neuropsichiatria Infantile e 4 all’Osservazione Breve Intensiva (OBI) del nuovo Pronto Soccorso pediatrico.
«Le attrezzature - ha dichiarato la presidente della Fondazione Il Ponte del Sorriso Emanuela Crivellaro - sono utili a più reparti, a più specialisti e anche in casi complessi. Essere riusciti a donare delle apparecchiature così importanti per la salute dei bambini è un ulteriore passo avanti per la crescita del Polo materno-infantile e una grande soddisfazione per noi, perché la notevole cifra raggiunta è il risultato di un impegno collettivo di volontari e di tantissima gente che partecipa alle nostre iniziative e risponde generosamente alla nostra raccolta fondi».
«Entrambi gli strumenti radiologici avranno sostanziali ricadute sull'attività operatoria della Chirurgia pediatrica – ha spiegato il direttore della Chirurgia pediatrica Valerio Gentilino - che quotidianamente deve confrontarsi con patologie rare e complesse. In particolare, l’ecografo permetterà di migliorare la gestione di casi complessi di pertinenza toracica, quali ad esempio le gravi infezioni polmonari o lo pneumotorace che necessitano di drenaggio intrapleurico. L’Arco a C, oltre a consentire la massima integrazione tra anestesisti e chirurghi nella gestione dei cateteri venosi centrali, renderà possibili tutte quelle procedure chirurgiche che necessitano di radiografie intraoperatorie “in tempo reale” quali ad esempio la valutazione della distanza tra i monconi esofagei in caso di neonati affetti da atresia dell’esofago. Infine, i quattro letti di OBI svolgeranno un ruolo primario per la Chirurgia Pediatrica, in quanto consentiranno a molti pazienti affetti da patologie chirurgiche in fase diagnostica, di spendere il loro ricovero in un ambiente confortevole oltre che tecnologicamente avanzato».