Edizione n. 17 - mercoledì 16 maggio 2012
AlpTransit si avvicina e i terminal aumentano
(gi) L'AlpTransit bussa alle porte e, dopo il 2017, un'ondata di traffico merci si profila per le ferrovie italiane. Il nuovo tunnel scaricherà un vortice di convogli sempre più lunghi e pesanti su una rete non sempre in grado di sostenerne l'impatto. Problemi spinosi sono l'adeguamento delle gallerie e il dimensionamento delle rotaie a serpentoni di 750 metri e 2000 tonnellate.
Se le Fs ancora non hanno definito come e dove faranno confluire la valanga, le aziende trasporti invece sanno bene quel che vogliono e si attrezzano ai tempi. Prova è il Forum di Trasporti "AlpTransit, opportunità per l'economia" organizzato da Hupac l'11 maggio a Lugano in occasione della propria 45ª assemblea generale.
Mobilità intermodale
La multinazionale elvetica spinge per la linea Bellinzona-Luino-Novara, impareggiabile valvola di sfogo del traffico del Gottardo, e la Lombardia è impegnata nello sviluppo della mobilità intermodale e nella movimentazione sostenibile delle merci.
I terminal intermodali rappresentano il futuro del traffico merci. Come ha osservato l'assessore regionale Raffaele Cattaneo, attualmente in Lombardia transitano su rotaia solo 24 dei 400 milioni di tonnellate movimentate. Troppo poco per un territorio che nel comparto della logistica vanta una ricchezza di oltre 10 miliardi di euro prodotta da 18.000 imprese e oltre 90.000 addetti. Un passo avanti notevole è pertanto l'intesa siglata tra Hupac, Cemat (azienda intermodale del Gruppo Fs) e Fs (era presente l'ad Mauro Moretti) per creare nuovi terminali.
Valanga merci
Con l'apertura della nuova galleria AlptTansit si prospetta l'aumento di traffico merci su ferrovia da Sud. Per Cattaneo, «nel 2019 dovremo essere in grado di assorbire circa 1.200.000 spedizioni annue di traffico combinato in aggiunta alle 900.000 dell'anno precrisi 2008».
La Lombardia manca di interporti, ma è la regione italiana dalla fitta rete di terminal. A Busto/Gallarate (Va) l'impianto Hupac è passato da circa 3 milioni di tonnellate annue a 6. A Segrate (Mi) il terminal intermodale ha superato i 2 milioni di tonnellate/anno. La realizzazione dei due nuovi impianti di Mortara (Pv) e Sacconago di Busto Arsizio (Va) ha permesso di sopportare una capacità operativa di altri 3 milioni di tonnellate.
In Lombardia un gruppo regionale dovrà individuare interventi utili alla mobilità delle merci a partire dallo sviluppo di una rete infrastrutturale dedicata. Uno di questi dovrà consentire il trasporto su ferro delle merci cosiddette "ad altezza 4 metri" sulla Milano-Mortara-Novara, oggi bloccate da alcuni impedimenti lungo il percorso. Interventi che daranno nuova linfa al polo di Mortara.
La Bellinzona-Luino-Novara continuerà a veder crescere il traffico merci. I contraccolpi - in primo luogo l'inquinamento acustico - per il territorio non saranno lievi. Sul versante ticinese le popolazioni hanno già ottenuto barriere antirumore e sono in stato di allerta contro l'intensificazione dei convogli. E da noi? Per ora, tutto tace.
Ristorno frontalieri, Roma interviene e Berna sblocca
Sbloccata la quota 2010 dei ristorni frontalieri congelati dal governo di Bellinzona nel luglio 2011. Quindici giorni fa, il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha preso posizione con Berna e il 9 maggio il Governo rossocrociato ha staccato l'assegno dei 28 milioni di franchi (circa 25 milioni di euro). In più, il 24 maggio la presidente della Confederazione Widmer-Schlumpf verrà a Roma per continuare la trattativa sul contenzioso italo-svizzero in merito anche alla definizione di accordi fiscali sui 100-200 miliardi di euro italiani giacenti nelle banche elvetiche e alla cancellazione della Svizzera dalla black list.
La decisione di Berna ha suscitato in Lombardia una corsa alla rivendicazione del merito. Partiti (di ogni colore) e amministrazioni (di ogni livello) hanno sbandierato il successo di una lunga battaglia, riconoscendolo però tutti - e questo è il fatto positivo - come «frutto del lavoro di squadra». Solo uno, il deputato leghista Marco Reguzzoni, è uscito dal coro. «Colgo con soddisfazione i segnali di distensione che arrivano nei rapporti fra il nostro Paese e la Confederazione elvetica. Si tratta di un lavoro importante svolto dalla Lega Nord in tanti anni di impegno e che ci ha visto tutti determinati per rasserenare un clima che tanti danni rischiava di provocare ai nostri frontalieri e concittadini».
A stretto giro di posta gli ha replicato il presidente della Comunità montana Valli del Verbano Marco Magrini. «Fa sorridere tanta autocelebrazione», ha attaccato nella sua nota. «Nonostante l’invito, l’onorevole Reguzzoni non ha partecipato all’incontro del luglio 2011 al Maglio di Ghirla: il primo e sollecito ritrovo tra amministratori e politici, convocato all’indomani dell’annuncio del Canton Ticino di trattenere le quote spettanti, per legge, ai Comuni dei frontalieri. Una decisione presa sulla scia dei ripetuti attacchi ai lavoratori italiani lanciati da Giuliano Bignasca, leader della Lega dei Ticinesi».
"La risoluzione della questione - ha continuato Magrini - è il risultato della sinergia tra i sindaci dei Comuni di confine e tutte le forze politiche del territorio, dal Pdl al PD. Questo è stato ribadito anche dal presidente della Comunità montana del Piambello Maria Sole De Medio durante l’incontro di ieri (mercoledì 9 maggio) con Roberto Formigoni. Certamente l’impegno di Roberto Maroni, Dario Galli e Attilio Fontana, per citare alcuni esponenti della Lega Nord, ha contribuito a sbloccare le trattative con il Canton Ticino. Al pari vanno ringraziati altri rappresentanti come Raffaele Cattaneo, Lara Comi, Daniele Marantelli, i presidenti delle due Comunità montane e Pietro Roncoroni sindaco di Lavena Ponte Tresa».
«Lascia inoltre perplessi - ha concluso Magrini - il tono trionfalistico del comunicato stampa di Marco Reguzzoni in quanto non può certo ignorare – considerato il ruolo - che la questione delle aliquote è ancora aperta. E’ stato certamente raggiunto un importante accordo tra Italia e Canton Ticino ma la situazione non è certamente del tutto risolta e necessita di essere costantemente monitorata».
Pediatria di Varese e Cittiglio, «modello di cura globale»
«Un bambino in ospedale è prima di tutto un bambino». Sembra l'uovo di Colombo ed è la filosofia del Ponte del Sorriso Onlus che anima la pediatria sia a Varese (nuovo Punto di primo intervento dell'Ospedale Ponte del Sorriso) sia a Cittiglio (Ospedale Causa Pia Luvini). Questo polo d’eccellenza sanitaria si fa carico non solo delle patologie, ma anche del benessere e dello sviluppo del bambino.
A Roma il 9 maggio il suo progetto “L’arte che cura”, che utilizza l’arte e la narrazione quali strumenti per un percorso di cura che rispetti il bambino e favorisca la sua crescita nonostante la malattia, ha ottenuto un prestigioso riconoscimento. Una giuria di emeriti professori universitari e direttori di reparti pediatrici di tutta Italia lo ha preferito su ventidue proposte presentate al concorso “Un aiuto al bambino malato per vivere meglio” lanciato da Biomedia, partner organizzativo di società scientifiche in ambito pediatrico e neonatologico. La premiazione ha avuto per cornice il 68° Congresso Nazionale di Pediatria, organizzato dalla Società Italiana di Pediatria presieduta dal prof. Alberto Ugazio.
Emanuela Crivellaro, accompagnata dal prof. Luigi Nespoli, direttore della Clinica Pediatrica del Ponte del Sorriso, ha ritirato il premio (10mila euro) da Giuseppe Agosta, presidente di Biomedia, e Gian Polo Salvioli, professore emerito di Pediatria Università degli Studi di Bologna. «Tutta la Pediatria Italiana - ha commentato Crivellaro - guarda con molta attenzione al Ponte del Sorriso, quale modello di un cambiamento culturale in atto verso la cura globale del bambino malato e della sua famiglia. Soddisfazione espressa anche dai due padri ultranovantenni della pediatria prof. Giorgio Maggiori e prof. Roberto Burgio, che hanno colto nel Ponte del Sorriso gli insegnamenti della loro lunghissima carriera».
Nella foto da sinistra: Giovanni Corsello, dip. Materno infantile Università di Palermo, Luigi Nespoli, direttore Clinica Pedaitrica Ponte del Sorriso, Giuseppe Agosta, presidente di Biomedica, Emanuela Crivellaro tra i padri della Pediatria Italiana prof. Giorgio Maggiori e prof. Roberto Burgio, Gian Paolo Salvioli, professore emerito di Pediatria Università di Bologna, Riccardo Cappello, responsabile raccolta fondi del Ponte del Sorriso.
Nell'articolo che segue l'intervento di Massimo Agosti, direttore del Dipartimento Materno Infantile di Varese
Massimo Agosti: «La fantasia, grande arma terapeutica in pronto soccorso e reparto di pediatria»
Nella vita di un bimbo e della sua famiglia l’ospedalizzazione rappresenta un evento complesso e difficile. Il passaggio dall’ambiente familiare quotidiano a quello minaccioso e inconsueto della vita in ospedale è per forza di cose traumatico, con conseguenze psicologiche potenziali anche gravi. Anche la famiglia si trova a vivere uno stato di preoccupazione, ansia e incertezza che va a ulteriormente indebolire lo stato d’animo del piccolo paziente.
E’ da tempo ben codificato quanto sia importante curare non solo con i farmaci e con la tecnologia, ma anche con tutta l’altra “parte della cura”, parte non meno importante e anzi determinante nell’esito finale della battaglia contro la malattia. Curare quindi con la relazione, con il contatto, con il gioco, con il sorriso e il riso ma anche con la progettazione di spazi che rispondano alle esigenze emotive dei piccoli ricoverati e delle loro famiglie.
In tal senso perciò l’utilizzo dell’arte e della pittura in un pronto soccorso pediatrico e in un reparto di pediatria permette di utilizzare una grande arma terapeutica: la fantasia. La fantasia permette di sognare, di superare i confini spaziali attuali un po’ angosciosi e di concedersi spazi virtuali mentali in cui le paure possono essere affrontate in modo simbolico, quindi non angosciante. Così il bambino può rivivere e metabolizzare l’esperienza della propria ospedalizzazione superando l’ansia da separazione della propria realtà fuori dall’ospedale.
Il nostro Dipartimento Materno Infantile, sia a Varese sia a Cittiglio, ha da tempo intrapreso un percorso particolarmente attento alla cura “globale” dei propri pazienti, siano essi donne, neonati, bambini e adolescenti, nella consapevolezza di voler offrire un’assistenza completa e il più possibile empatica. In questo cammino gli operatori sanitari hanno trovato nelle associazioni di volontariato un grande e insostituibile alleato.
Accolgo quindi con grande gioia l’importante riconoscimento [NdR: vedi articolo precedente] che la Società Italiana di Pediatria ha voluto rivolgere al progetto “L’arte che cura” della Fondazione “Il Ponte del Sorriso”: sarà per noi medici e infermieri di grande sprone a sempre meglio operare non solo con la mente ma anche con il cuore.
Massimo Agosti
Direttore del Dipartimento Materno Infantile di Varese
Valli del Verbano, via a lavori per 2,6 milioni
C'è anche un investimento della Comunità montana Valli del Verbano per 2 milioni e 600 mila euro nel pacchetto di 300 progetti (valore di oltre 90 milioni) finanziati dalla Regione Lombardia. A Milano l'8 maggio il governatore Roberto Formigoni e l'assessore al Bilancio Romano Colozzi hanno firmato gli accordi attuativi dei Piani integrati di sviluppo locale (Pisl) con i presidenti dei 23 enti montani della Lombardia.
Il progetto delle Valli del Verbano prevede la realizzazione in tre anni di piste ciclabili, risistemazioni di torrenti e versanti, servizi telematici per comuni e cittadini. Il contributo regionale sarà di 1.938.500 euro.
In cima alle opere c'è l’ampliamento della rete ciclabile (1.500.000 euro). Nel 2012-14 saranno realizzati 4 chilometri tra Rancio Valcuvia, Cuveglio e Cuvio, prolungando la pista di fondovalle recentemente inaugurata, e altri 3,5 chilometri da Gavirate a Cocquio. L’obiettivo a lungo termine è congiungere il tracciato che parte da Luino, quello in costruzione Laveno-Cittiglio e l’anello attorno al lago di Varese.
Un altro impegno riguarda il consolidamento dei versanti, spesso fragili e franosi, e la sistemazione di sponde e tracciati dei torrenti montani. Per tutelare il paesaggio prealpino saranno eseguite opere di ingegneria naturalistica con materiali in sintonia con l’ambiente. Spesa, 580.000 euro in tre anni.
Infine sarà potenziato il Centro Servizi Territoriali di Comunità montana Valli del Verbano. Le reti informatiche forniscono ai piccoli comuni soluzioni per la gestione dei servizi al cittadino e strumenti per una condivisione sicura dei dati. Il CST inoltre offre un modello di cooperazione sovracomunale e risponde alla recente normativa nazionale di svolgere le funzioni comunali in forma associata.
Varese, Teresa Grassi intellettuale e pittrice
Si inaugura giovedì 17 maggio, alle 18, in Sala Veratti di via Veratti 20 a Varese la mostra “L'atelier di Teresa Grassi, poetessa del paesaggio”. In mostra opere della Donazione di Franco e Giorgio Prevosti.
Pittrice vissuta tra Otto e Novecento, Grassi fu specialista del ritratto e paesaggista. Intellettuale attenta alla socialità, fu tra le principali faustrici dell'associazionismo artistico femminile a Milano e poi Varese, dove visse e fu sepolta. La donazione è composta da circa 100 opere .
Fino al 2 settembre. Ingresso gratuito. Info: Castello di Masnago 0332/820409, Iat Varese 0332/281913.
Telefono Amico, a Varese da 40 anni
Sono passati quarant'anni da quando nel 1972 Telefono Amico cominciò a operare anche a Varese. Ora il capoluogo ricorda l'avvenimento e rilancia il proprio impegno con un convegno che il 19 maggio, dalle 9, si terrà a Villa Recalcati.
«L’appuntamento non avrà solo significato celebrativo - ricorda Christian Campiotti, assessore alle Politiche sociali della Provincia - ma punta a riannodare la storia di questa realtà, capace di raccogliere le istanze di aiuto e bisogno e a tracciare le linee future. Convegno con relatori e interventi di altissimo profilo e di stretta attualità, utile a comprendere il quadro complesso del bisogno, ma anche a riflettere su motivi e azioni da intraprendere per rispondere alle richieste di chi si rivolge a questo servizio».
Telefono Amico di Varese risponde al numero 0332/289000 e ora anche al numero nazionale 02/99777. Chi chiama trova 24 ore su 24 volontari che lo ascoltano senza che ci siano distinzioni di sesso, età, condizione sociale, condizionamenti ideologici e nel pieno anonimato; ha la possibilità di esprimersi liberamente e manifestare problemi e necessità.
«Chi voglia invece offrire il proprio contributo e diventare volontario occorre segua un corso di tre mesi - spiega Marco Petino, presidente Telefono amico Varese - al quale segue un periodo di affiancamento con i volontari già operativi da tempo». Primo passo mandare una mail a info@telefonoamico.va.it o chiamare il numero 0332/247414.









