Edizione n.32 di mercoledì 16 agosto 2017

Cultura

Varese e Como, in ateneo un’amministrazione dall’Umanesimo Manageriale

L’Università degli studi dell’Insubria sperimenta un nuovo modello per la pubblica amministrazione
Umanesimo manageriale

«Uno stile di gestione del management e dell’organizzazione del lavoro volto a porre al centro la persona, il suo valore unico e irripetibile prima ancora che le sue competenze, il ruolo istituzionale rivestito, il suo essere risorsa professionale». Così Grazia Mannozzi, professore di Diritto penale, definisce l’Umanesimo Manageriale introdotto nell’amministrazione dell’Università degli Studi dell’Insubria a Como e Varese.
Il progetto si propone di cambiare il volto dell’amministrazione dell’ateneo dal suo interno ed è suscettibile di essere esportato in realtà gestionali pubbliche e private. «Riconoscere anzitutto gli altri come persone – continua Grazia Mannozzi – vuol dire che, a partire da questo riconoscimento, si può lavorare meglio sulla individuazione degli obiettivi lavorativi comuni e dei metodi ottimali per raggiungerli, ci si può sentire un vero team con un ritorno positivo non solo in termini della qualità di vita ma soprattutto di efficienza e produttività complessive».

MODELLO PER SCUOLA, LAVORO, RELIGIONI
Il progetto di Umanesimo Manageriale è coordinato da Grazia Mannozzi e dal direttore generale dell’Uninsubria, Gianni Penzo Doria. Alla sua ideazione e realizzazione hanno collaborato il Centro studi sulla giustizia riparativa e Mediazione penale dell’ateneo (CeSGReM) insieme con il docente Giovanni Angelo Lodigiani, il professore di Organizzazione aziendale Alfredo Biffi e il direttore della Scuola di Medicina, lo psichiatra Simone Vender.
«L’Umanesimo manageriale - spiega il professor Lodigiani - si fonda sulla cultura della giustizia riparativa, un modello di fare giustizia che si avvale di modalità dialogico-riparative di gestione e prevenzione dei conflitti e che, dopo aver dato ottima prova di sé nell’ambito dei conflitti aventi rilevanza penale, comincia ad essere impiegato in contesti diversi: dalle scuole (per gestire e prevenire il bullismo) ai contesti lavorativi (anche per affrontare e prevenire il mobbing), ai conflitti inter-etnici e inter-religiosi».
METODI E INCONTRI
Per tutto il 2015 l’Uninsubria applicherà metodi e tecniche dell’Umanesimo manageriale e della Giustizia riparativa attraverso incontri in cui sarà possibile apprendere le tecniche del dialogo riparativo, leggere poesie, ascoltare canto lirico, parlare di gastronomia o di lavorazione orafe, a partire dalla valorizzazione del talento di ciascuno, indipendentemente dai ruoli burocratici.
La programmazione è stata aperta il 2 marzo a Como da un concerto su arie di Bach e Mozart nella basilica di Sant’Abbondio, curato da Mariateresa Balsemin, manager didattico per la qualità del Dipartimento di Scienze Teoriche e Applicate.
Altre iniziative previste sono: in aprile, un seminario su “I segreti della cucina: dessert su misura per le occasioni importanti” con Catia Imperatori (Ufficio sistemi informativi direzionali) e Roberta Meroni (Segreteria del rettore e del pro rettore vicario); a maggio, mostra della collezione di lame giapponesi di Luca Gallo (capufficio Relazioni internazionali); a giugno, conferenza su “La donna nel Medioevo” di Isabella Bechini (capufficio segreterie studenti); infine, a luglio, mostra di Giovanni Barbieri (capufficio contabilità) dedicata alle sue “Foto d’autore: viaggi e sport, assieme ad altre suggestioni di viaggio curate da Simona Centore (capo Ufficio Formazione e sviluppo)”.
«Con l’Umanesimo manageriale - osserva il professor Biffi - si realizza il pensiero laterale, la consapevolezza della diversità di interessi, conoscenze, logiche di azioni; in una parola, si creano le possibilità di integrare e integrarsi nel lavoro attraverso le diversità dell’extra lavoro». Aggiunge il professor Vender: «L’Umanesimo manageriale interviene anche in situazioni di disagio del personale, quando è bene focalizzare l’attenzione non tanto sull’individuo quanto piuttosto sul clima dell’ambiente lavorativo e sulla qualità dell’organizzazione. Spesso il sintomo personale può fare da cartina di tornasole del “cattivo morale della truppa”».
Per informazioni: www.uninsubria.it/umanesimo. Per approfondimenti sul tema: http://saperi.forumpa.it/story/104382/umanesimo-manageriale-una-visione-...

Lago Maggiore, quando la geografia diventa un’opinione

Il ballo di numero e posizione delle isole verbanesi
veduta del golfo Borromeo di Dikenmann

Gli indigeni ignorano spesso connotati (e vicende…) dei posti in cui vivono, scrittori e artisti rimediano con la fantasia alla scarsa conoscenza di un luogo lontano. Capita, è sempre capitato. Anche – of course - per la gente del lago Maggiore.
Una conferma, se ce ne fosse bisogno, viene dalla chicca natalizia offerta da Carlo Alessandro Pisoni nella Newsletter Dicembre 2014 del Magazzeno Storico Verbanese. Viene fuori un quiz sorprendente e un’amena curiosità sulla geografia verbanese.

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LE ISOLE DEL SECOLO PRIMA...

Chiedete - anche a qualche verbanese - quante siano le isole del lago Maggiore: il numero risultante sarà un divertimento. Infatti, non è sicuro che tutti sappiano che le isole del Verbano sono ben undici!
Il conto, top-down, è presto fatto: le due "dei Conigli o di St. Legér", a Brissago; le tre dell'arcipelago Malpaga (l'isola grande, lo scoglio delle Prigioni, e il dolceruvido Melgonaro, poco fuori la torre verso Maccagno) ai Castelli di Cannero; la solitaria e fascinosa Isola di San Giovanni, terra di antiche memorie e di illustri passaggi non solo toscaniniani, presso Pallanza; e siamo arrivati al golfo Borromeo, che incastona in un diadema ben quattro perle: Isola Madre, Isola Bella, Isola dei Pescatori, e scoglio della Malghera (tanto caro a Ludovico Antonio Muratori...).
Direte voi: "Bene, e l'undecima dove sarebbe?" Ma nel seno più romantico di Angera, è ovvio: là, nascosta dalle canne e dalle brume, sta Partegora, vera "particula" di terra romana che ha visto fluire secoli di storia e di civiltà di lago.
Ma un'altra particolarità delle nostre isole sta nel fatto che esse siano un poco "ballerine" e "flottanti": non vi è mai un artista che le rappresenti senza rinunciare a dare una propria interpretazione, un tocco personale, spostandole dove più gli aggrada e collocandole convenientemente per ottenere i migliori effetti prospettici per stupire e deliziare il potenziale turista.
Qui, a corredo di questo breve divertissement, una veduta del golfo Borromeo di Dikenmann circa del 1840: si noti - oltre al battello a ruota Verbano (entrato in servizio nel 1826) come non vi sia un'isola del golfo collocata al posto giusto. Ma che importa? Vi sarebbe da vendere la camicia, per vedere un simile lago! 

Ristrutturazione Palazzo Verbania, analisi della pavimentazione

Il sondaggio sull’eventuale presenza di amianto indispensabile per il progetto esecutivo
Palazzo Verbania

Sarà la ditta Vedani Lab Srl di Besozzo (VA) a effettuare il prelievo e l’analisi di alcuni campioni del materiale del pavimento di Palazzo Verbania. Importo complessivo 463,60 euro.
Il lavoro rientra nell’ambito della ristrutturazione e riqualificazione dell’edificio secondo il progetto definitivo “Palazzo Verbania–Gli archivi di Piero Chiara e Vittorio Sereni”, redatto dall’architetto Patrizia Buzzi di Varese.
Tra i lavori previsti c’è anche la sostituzione delle attuali pavimentazioni in linoleum o in materiali similari. Indispensabile pertanto verificare l’eventuale presenza di amianto, che comporterebbe l’esecuzione di bonifica e smaltimento da prevedere nella redazione del progetto esecutivo. Inutile dire che le analisi chimico/fisiche della pavimentazione e dell’adesivo impiegato per la posa possono essere eseguite solo da laboratori specializzati.
Il progetto definitivo di Palazzo Verbania, approvato il 13 novembre 2013 da Palazzo Serbelloni, ha calcolato in 1.800.000 euro l’importo complessivo dell’operazione. Alla sua attuazione contribuirà la Fondazione Cariplo, che il 1° aprile 2014 ha messo a disposizione 1 milione di euro.

Verbania, architettura, paesaggio e rifugi di montagna

A Palazzo Flaim una mostra e due incontri con architetti
Refuge du Gouter et les Alpes Bernoises
architettura e rifugi.

Architettura e rifugi di montagna sono il filo rosso di tre appuntamenti a Palazzo Flaim (Piazzale Flaim) di Verbania – una mostra e due conferenze – in programma al festival LetterAltura 2014, in collaborazione con l’Ordine degli architetti di Novara e Vco.
Il 23 giugno gli architetti Roberto Dini e Luca Gibello hanno inaugurato la mostra itinerante “Rifugi alpini ieri e oggi. Un percorso storico tra architettura, cultura e ambiente”, curata dall’Associazione Cantieri d’Alta Quota di Biella e visitabile fino al 6 luglio. Una sequenza di 32 teli con immagini d’epoca e disegni di grande formato, affiancati da recenti foto a colori d’autore, ripercorre tappe fondamentali della storia della costruzione dei rifugi e bivacchi sull'intero arco alpino.
Il territorio alpino si configura come luogo ideale per la teorizzazione del rapporto tra natura e artificio, tra paesaggio e architettura e per la “sperimentazione” di opportunità insediative alternative a quelle delle grandi città e delle pianure urbanizzate. Da queste suggestioni nasce il percorso realizzato dall’Ordine degli architetti di Novara e Vco e accompagnato da due incontri.
Venerdì 27 giugno (alle 17.45) Hervé Dessimoz parlerà di “Architettura alpina. Il Rifugio Goûter al Monte Bianco” e, sabato 28 giugno (alle 17.4), Nicola Baserga, Antonio Ingegneri e Erica Ribetti dialogheranno su “Architettura alpina. Il Rifugio Gonella e tre rifugi nelle Alpi Svizzere a confronto (Capanna Cristallina, Capanna Moiry, Capanna Michela)”. Informazioni www.architettinovaravco.it;  www.letteraltura.it. 

Dumenza, Centro culturale nell'ex Collegio delle Orsoline

Inaugurazione sabato 12 aprile insieme con la presentazione del restauro degli affreschi
Collegio Orsoline, com'era
Dumenza, nuovo Centro culturale

(gi) Doppio evento culturale sabato 12 aprile a Dumenza, nell'alto Varesotto. Nell'ex Collegio dell'Immacolata, sito in via S.Angela Merici e un tempo gestito dalle suore Orsoline, sarà inaugurato, alle ore 10,30, il Centro culturale e sarà presentato il restauro degli affreschi effettuato dall’Accademia di Belle Arti di Brera.
L'edificio è stato sottoposto a una impegnativa operazione di ristrutturazione e adeguamento su progetto dell'architetto Giacomo Bignotti di Valganna. I lavori sono stati eseguiti tra gennaio 2013 e febbraio 2014 dall'impresa Spover di San Giorgio sul Legnano. Spesa, circa 300mila euro con finanziamento del Gal (Gruppo di Azione Locale) Valli del Luinese della comunità montana Valli del Verbano.
Più articolato, lungo e delicato - ma costato solo il materiale usato - il restauro degli affreschi applicati sui muri delle abitazioni. Si tratta di 68 opere eseguite con tecnica diversa da vari artisti tra il 1978 e il 1981 per iniziativa del Comitato Runo per l'Affresco coordinato dal restauratore varesino Carlo Alberto Lotti.
Il tempo ha lasciato inevitabili segni sui lavori - tutti "mobili" come quadri tranne uno - e, per riparare al degrado, si è fatto ricorso alle cure dell'Accademia delle Belle Arti di Brera. «Nel 2008/09, spiega l'assessore alla Cultura Graziella Nuvoli, gli affreschi sono stati staccati e portati a Brera, dove sono stati affidati al corso di restauro. La maggior parte è stata già restaurata e una campionatura sarà esposta in un locale del nuovo Centro culturale; per un'altra quindicina di opere l'operazione continua. C'è da aggiungere che durante gli stage gli studenti di Brera hanno restaurato anche l'edicola funeraria del pittore Davide Pozzetti e un'edicola della Via Crucis del Santuario di Trezzo». 

Montegrino, rivive un antico uso per la festa del Rosario

Risale alla battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) la celebrazione della “Regina sacratissimi Rosarii”

Nelle litanie lauretane che un tempo si mormoravano al termine del rosario serale, nelle case di villaggio come in quelle di città, assieme ad alcune belle e affascinanti immagini (Stella Matutina, Rosa Mystica, Domus Aurea, Turris Eburnea, Ianua Coeli...) vi era quella che attribuiva alla Madonna il titolo di “Regina sacratissimi Rosarii”. Quelle litanie erano state promulgate nel 1587, dal “papa tosto”, Sisto V, anche se già dal 1572 il giorno anniversario della battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571), che aveva visto la Cristianità trionfare sulla flotta ottomana (arrestando così il temibile pericolo di invasione del Sud Europa), era stato decretato come festa liturgica di Commemoratio B. Mariae Virginis de Victoria.
La devozione popolare si abituò presto ad aggiungere alle litanie lauretane (ovvero che si cantavano nella Santa Casa di Loreto sin dalla prima metà del Cinquecento) anche una che circolava sulla bocca dei fedeli: “Auxilium Christianorum”; nel frattempo la festa di Maria Vittoriosa, che salutava il 7 di ottobre l’anniversario della battaglia di Lepanto, divenne, già dopo solo due anni dall’evento, nel 1573 e regnante papa Gregorio XIII, la festa del Rosario, da celebrarsi la prima domenica di ottobre nei luoghi in cui fosse stata eretta una Confraternita del Ss. Rosario.
Curiosamente, la festa del Rosario divenne universale e non ristretta ai luoghi sopra detti, una volta ancora a causa di grandi vittorie sui turchi: come progressivo e crescente ringraziamento per l’assedio di Vienna (1683), battaglia di Pietrovaradino (1716), levata dell’assedio di Cipro (1716).
Si dovette infine attendere Leone XIII e il 1883 per veder inserire nelle litanie anche quella che ricordava la “Regina del santissimo Rosario”, ma nel frattempo la festa era entrata nell’uso comune e nella devozione popolare.
Solennità sul Verbano
Vari luoghi del Verbano festeggiano, spesso “da tempo immemore”, la solennità della B.V. del Rosario; ricordiamo, tra i posti dove la tradizione persiste dal pieno Seicento (la confraternita viene fondata nel 1641, la statua della beata Vergine pare risalga al 1674), Germignaga, dove alla festa si sommano alcune tipiche cerimonie quali l’incanto dei doni e la processione; ma piace ricordare con speciale attenzione le feste che hanno luogo, da qualche anno con vivace ripresa dei modi antichi, a Montegrino Valtravaglia.
Dopo qualche anno di abbandono, infatti, viene ripresa l’usanza di preparare, il sabato sera sul lato del sagrato della chiesa di Sant’Ambrogio, un gran falò, che pure accompagnava altre feste, quali quella di S. Antonio di Bonera, o di San Rocco, o infine ancora quello di Bosco, dopo Pasqua.
Usanza dei falò
L’usanza del falò verrà ripresa anche il prossimo 6 ottobre, quando la colonna di fuoco rischiarerà la notte accompagnando una serie di riti sacri e di occasioni festose profane: dopo la messa prefestiva, alle ore 20.30, verrà acceso il falò sul campo sotto la chiesa di S. Ambrogio; in contemporanea, saranno distribuiti dolci e vin brulé, intanto che l’atmosfera notturna verrà resa ancor più fascinosa dai fuochi artificiali offerti dalla “Casa Albergo Villa Pina”, dalle lanterne volanti di “Maiuguali”, e soprattutto dai festeggiamenti per gli ottant’anni del parroco di Montegrino, don Giovanni.
Le feste proseguiranno all’indomani, domenica 7 ottobre, precisa ricorrenza della Madonna del Rosario, con la messa alle 10, i Vespri alle 14.30, la processione con l’incanto delle offerte. Seguirà poi qualcosa che non capita tutti gli anni: nel 2012 verrà convenientemente solennizzato il primo centenario della posa del monumento al “Piccio”, opera di Egidio Giovanola; grazie agli sforzi e alla dedizione dell’associazione Amici del Piccio, e degli appassionati giovani montegrinesi che con un occhio al passato, e uno all’innovazione, procurano di non dimenticare le proprie belle e sane tradizioni di paese.
P.A.

Milano, riaperta la Cripta S.Sepolcro

A Milano, dopo cinquant'anni di chiusura, è stata riaperta, venerdì 11 marzo, la Cripta della Chiesa del Santo Sepolcro. Alla cerimonia sono intervenuti il cardinale Angelo Scola e l'assessora regionale alle culture, identità e autonomie Cristina Cappellini.
La Cripta si trova sotto le sale della Veneranda Biblioteca Ambrosiana (piazza Pio XI, 2) e conserva nella pavimentazione le lastre del foro romano di Milano. L'area archeologica è stata in passato oggetto di diversi interventi regionali, che hanno permesso di riaprire negli anni scorsi una porzione del Foro antico di Milano.
Diversi sono stati i soggetti pubblici e privati che hanno permesso di realizzare la riapertura dopo cinquant'anni. L'investimento totale regionale è stato di 134.000 euro e, in particolare, il contributo per il recupero della Cripta è stato di 70.000 euro.  

Casciago, 200 alunni adottano la "Ghiacciaia" della scuola

Alla storia delle "nevere" saranno dedicati studi e ricerche durante tutto l'anno scolastico

A Casciago (Varese), il 20 novembre, i 200 alunni delle scuole S. Agostino e Villa Valerio hanno adottato la “Ghiacciaia” che si trova nel loro edificio e scoperto una targa a memoria dell’impegno assunto. A rimuovere il drappo, per conto di tutti i giovani studenti, sono stati l’alunna più piccola della scuola elementare, Laura, e l’alunno più grande delle medie, Alexander. Erano presenti anche il sindaco di Casciago Beniamino Maroni e il dirigente scolastico Antonio Antonellis.
La cerimonia ha concluso due giorni - il 19 e il 20 - dedicati dall’intera scuola alle lezioni didattiche tenute da Lucina Caramella, presidente del comitato promotore Club Unesco di Biandronno nel Seprio, sul tema: “Non solo ghiaccio... natura, ambiente e architettura: le ghiacciaie”. La speciale adozione è stata promossa nell'ambito della Settimana Unesco di Educazione allo sviluppo sostenibile (18-24 novembre 2013), sostenuta dalla Commissione nazionale italiana per l’Unesco e dedicata, quest’anno, al tema “I paesaggi della bellezza: dalla valorizzazione alla creatività”.
Le “ghiacciaie” o “nevere” sono particolari manufatti assegnabili alle forme dell’architettura spontanea e destinate, prima dell’avvento dei moderni frigoriferi, alla conservazione annuale di ghiaccio e neve sia per conservare gli alimenti sia per scopi terapeutici. Nel territorio varesino se ne contano ancora in buon numero e il loro patrimonio di “cosa” e “come” si faceva una volta merita di essere salvaguardato e riutilizzato nel rispetto delle loro peculiarità.
Il tema delle ghiacciaie è stato proposto e curato dal Club Unesco di Biandronno nel Seprio e sarà sviluppato nel corso dell’anno scolastico sotto la guida dei 20 docenti. Alla sua realizzazione parteciperanno l’Archivio di Stato di Varese, il Club Foto Click di Carbonate e le associazioni dei genitori delle due scuole con il sostegno della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus e del Centro di studi preistorici e archeologici di Varese.

Varese, Accademia del gusto e delle arti a Villa Mylius

Accordo tra Regione Lombardia, Palazzo Estense e Fondazione Marchesi – Per la riqualificazione previsti lavori per 6.450.600 euro
firma

A Varese Villa Mylius sarà riqualificata e destinata all’Accademia del gusto e delle arti, che sarà gestita dalla Fondazione Gualtiero Marchesi. Il progetto esecutivo sarà pronto entro marzo 2016 e poi da luglio, se non prima, partiranno i lavori.
Il costo complessivo, calcolato in 6.450.600 euro, sarà coperto da Regione Lombardia (3.225.000 euro), Comune di Varese (1.725.600), Fondazione Cariplo (1.000.000) e Fondazione Gualtiero Marchesi (500.000). Il 22 dicembre il presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, il sindaco Attilio Fontana e il presidente della Fondazione Marchesi, Gualtiero Marchesi hanno firmato a Palazzo Estense l’accordo di programma.
Villa Mylius è uno storico edificio del settecento, donato dalla famiglia Babini Cattaneo all’Amministrazione comunale. Una volta concluso l’adeguamento edilizio, diventerà sede di un progetto culturale, artistico e formativo, gestito dalla Fondazione Gualtiero Marchesi. L’accademia organizzerà corsi internazionali di alta cucina e percorsi formativi per introdurre i bambini al mondo della cucina.
Nelle foto (da sx): Attilio Fontana, Gualtiero Marchesi e Roberto Maroni 

Turate (Como), visita alla Casa Militare Umberto I

Sarà organizzata il 27 settembre dall’associazione “Varese Per L’italia 26 maggio 1859” di Varese
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Turate, Casa Militare Umberto I, (Foto Casa Militare Umberto I)

L’associazione storico-culturale “Varese Per L’italia 26 maggio 1859” organizza, per il 27 settembre 2014, una visita gratuita alla Casa Militare Umberto I di Turate (Como). Partenza da Varese con auto dal piazzale davanti all'Ippodromo (ore 9,15). Pranzo previsto per le ore 13.
La Casa Militare Umberto I di Turate è una fondazione privata sotto la giurisdizione del Ministero della Difesa e la sua sede è l’ex villa settecentesca Ala Ponzone, trasformata negli anni in struttura di accoglienza per i reduci di tutte le battaglie e le guerre combattute in nome dell’Italia ed eretta in ente morale il 23 giugno 1898. Il museo raccoglie testimonianze dalle guerre d’Indipendenza alla seconda guerra mondiale, oggetti e ricordi di centinaia di veterani che negli anni qui hanno trovato ospitalità ma anche cimeli di personaggi storici, come Garibaldi e Umberto I.
Annotano gli organizzatori della visita: «Camminare nelle sale, che ancora portano le tracce di decorazioni leggiadre risalenti al periodo in cui la villa era dimora nobiliare, in cui si alternano armi bianche, fucili, cimeli abissini, elmetti, divise, tamburi, trombe, mortai, mostrine, biciclette in dotazione ai bersaglieri, reliquie garibaldine, fa capire come questa raccolta si sia formata nel tempo attraverso le donazioni di chi vedeva in questo museo il luogo giusto per ricordare e conservare tracce di una storia militare. E come non citare il bizzarro lampadario realizzato con armi di ogni tipo ed epoca: sciabole della Cavalleria, sciabole-baionetta, pistole a tamburo, fuciletti ad avancarica, speroni, salva punte delle lance».
Negli oltre cent'anni di vita l’istituto ha ospitato circa 3500 veterani da tutta Italia. I primi vi entrarono il 6 marzo 1899 e furono ritratti da Achille Beltrame sulla Domenica del Corriere. Va aggiunto che, oltre a luogo di custodia e memoria di personaggi e cimeli della storia patria, il complesso Parco, Sale e Cortile d’onore rappresenta anche un ambiente raffinato per pranzi-cene aziendali, corsi di formazione e servizi fotografici, come per celebrazioni o banchetti.
Info: Casa Militare Umberto I (piazza A. Volta 27, Turate, CO; tel. 02/9688083; fax 02/9688774; e-mail: segreteria@casamilitareumbertoprimo.org). (Foto Casa Militare Umberto I).

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