Edizione n. 3 di mercoledì 17 gennaio 2018

Cultura

Castelseprio, all'occhiello il blasone Unesco

Foto FAI Monastero Torba

Il sito di Castelseprio-Torba (Varese) si è messo all'occhiello il blasone Unesco. Martedì 5 giugno l'assessore regionale Luciana Ruffinelli ha consegnato la targa attestante l'avvenuta iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco.
L'area archeologica di Castelseprio-Torba comprende il Castrum, la Chiesa di Santa Maria foris portas e la Torre di Torba e dal 25 giugno 2011 è iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco all'interno del sito "I Longobardi in Italia. I Luoghi del potere (568-774 d.C)". 

Milano, nel 2016 capitale mondiale musei

Dopo Shanghai (2010) e Rio de Janeiro (2013), sarà Milano la prossima capitale mondiale dei Musei. A Parigi il 4 giugno l'Unesco ha preferito la metropoli lombarda a Mosca e Abu Dhabi come sede dell'assemblea mondiale del Consiglio Internazionale dei Musei (Icom).
La conferenza generale è l'appuntamento più prestigioso che, con cadenza triennale, caratterizza l'attività dell'International Council of Museums. L'Icom, fondato nel 1946, raduna 28.000 professionisti museali e 2.000 musei di 130 Paesi del mondo.

Fuga di talenti, il Piemonte tenta il rimpatrio

Solo nel 2011 hanno lasciato l'Italia 27.600 giovani, dei quali 4800 lombardi e 2200 piemontesi - Un miliardo di euro il danno per il Pil nazionale

Il Piemonte ha stanziato circa un milione di euro a sostegno di 100-150 giovani in esperienze formative e di lavoro presso imprese o università estere. Unica condizione, il ritorno in patria. Inoltre aprirà uno sportello per agevolare il rimpatrio e il reinserimento di tutti gli altri giovani emigrati. Misure e servizi fanno parte del pacchetto “Iolavoro per i talenti” presentato il 29 giugno dall'assessore regionale al Lavoro e alla Formazione professionale, Claudia Porchietto.
Indagine web
Alla sperimentazione s'accompagna un'indagine web in collaborazione con la Cattolica di Milano. «A ottobre, ha annunciato il presidente Roberto Cota, saremo in grado di  raggiungere l’intera platea dei giovani emigrati all’estero che desiderino tornare a casa ed essere reinseriti nel nostro mercato del lavoro». Se la domanda supererà le attese, sono già pronte ulteriori risorse.
In Italia, dal 2001 al 2010, l’incidenza dei cittadini laureati sul totale degli espatri è raddoppiata dall’8,3 al 15,9 per cento. Nel 2011 sono stati 27.616 i giovani tra 20 e 40 anni, che hanno lasciato il nostro Paese, 2.200 solo in Piemonte. L'emigrazione ha fatto perdere al Pil nazionale circa 1 miliardo di euro in un anno.
Emorragia impressionante
Nel 2011 se ne sono andati 4.768 lombardi, 2.568 veneti, 2.418 siciliani, 2.197 piemontesi. Secondo il "Rapporto Italiani nel mondo 2012” della Fondazione Migrantes, quasi il 60 per cento degli italiani tra 18 e 24 anni si dichiara disposto a intraprendere un progetto di vita fuori dalla penisola. A essere più sfiduciati sono i 25-34enni. Più le donne che gli uomini, più nel Nord e nel Centro che nel Sud e nelle isole.
La sfiducia aumenta quando il titolo di studio posseduto è più elevato. I principali serbatoi dei giovani talenti in fuga sono le regioni del Nord.
I 20-40enni in uscita dal Paese, la fascia di età più produttiva, rappresentano il 45,54 per cento sul totale degli espatriati. Si ipotizza un 70 per cento di laureati, con un incremento dei "dottori" pari al 40 per cento in sette anni. Al I trimestre 2012 sono 265mila i laureati e post-laureati disoccupati in Italia, di cui poco meno di 40mila quelli in discipline di ambito tecnico e scientifico. 

Laveno Mombello, L’immaginario antisemita attraverso i secoli

Dal 9 gennaio al 3 febbraio mostra della Biblioteca comunale in occasione del Giorno della Memoria 2018
Laveno centro

A Laveno Mombello (Varese) Media-Archive.org, progetto culturale dell’agenzia di comunicazione svizzera Aimaproject SA, presenta nell'atrio di Villa Frua, dal 9 gennaio al 3 febbraio 2018, l'esposizione didattico-documentaria “Blutsauger-L’immaginario antisemita attraverso i secoli” a cura di Aimaproject SA e Media-Archive in collaborazione con Biblioteca comunale “Antonia Pozzi” e Anpi. In mostra la raccolta di documenti storici e storico-filatelici relativi alla storia delle comunità ebraiche europee e all’antisemitismo europeo “Contra Judaeos parte II – Destruere” di Diego Cinquegrana con un testo a cura del professor Gustavo Ottolenghi.
La raccolta è accompagnata da oggetti, libri e fotografie d’epoca provenienti dalla collezione di Media-Archive e dalla Collezione storica privata F. Fea di Torino. La mostra sarà visitabile gratuitamente dal lunedì al venerdì (dalle 8 alle ore 18) e il sabato (dalle 8 alle 13). Cineforum condotto da Luisa Papa su “Il cinema di propaganda antisemita (Der Ewige Jude, L’ebreo errante, Fritz Hippler 1940)” e visita guidata sabato 27 gennaio (dalle ore 10.30). E’ possibile prenotare (con anticipo di almeno due giorni al +39/3285755087) una visita guidata della durata di un’ora al costo di 25 euro.

BLUTSAUGER - L’IMMAGINARIO ANTISEMITA ATTRAVERSO I SECOLI
Mostra didattica documentaria a cura di Aimaproject SA e Media-Archive 

*Martedì 23 gennaio (ore 10, sala riunioni della biblioteca), “Storia di Mary Buonanno Schellembrid: La Biblioteca Braidense negli anni di guerra. Dal salvataggio alla Ricostruzione” di Luigi Zanzi (Hoepli editore). Presentazione a cura di Laura Lozito. Incontro di aggiornamento per i bibliotecari del Sistema bibliotecario dei laghi.
*Venerdì 26 gennaio (ore 11.30, sala consiliare), “Stelle Di Panno” di Ilaria Mattioni (Lapis edizioni). Presentazione interattiva per le classi II della scuola media, a cura dell’autrice; in collaborazione con Libri e… di Fabiola Argenta.
*Sabato 27 gennaio (ore 10.30, sala consiliare), “Der Ewige Jude/L’Ebreo Errante” (Fritz Hippler, 1940), cineforum per le classi III e IV del liceo scientifico, con visita guidata alla mostra a cura di Luisa Papa.
*Martedì 30 gennaio (dalle 10 alle 12), I ragazzi delle classi III della scuola media leggeranno nelle vie del paese “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman.
*Dal 5 al 9 febbraio, “Auschwitz-Birkenau”, mostra presso la scuola media, in collaborazione con Anpi.
Per informazioni, prenotazioni e contatti:+39|0332.667403; +39.3285755087; +39 .3472380768. www.media-archive.org; info@media-archive.org. 

Milano, riaperta la cripta delle Cinque Giornate

Concluso il restauro di 300.000 euro

A Milano è stata riaperta al pubblico la cripta della chiesa dell'Annunciata, dove sono custoditi 141 caduti nei combattimenti del 1848. Sarà visitabile tutti i giorni, dal lunedì al giovedì, dalle ore 9 alle 17 dopo Pasqua.
A 165 anni esatti dalla fine delle Cinque Giornate di Milano e nell'attuale sede dell'Università statale, il 22 marzo il presidente della Lombardia Roberto Maroni, al fianco del presidente della Fondazione Irccs Ca' Granda Giancarlo Cesana e dell'assessore regionale alle Culture, Identità e Autonomie Cristina Cappellini, ha presentato la conclusione del restauro conservativo della cripta e delle sue camere sepolcrali. Alla cerimonia ha partecipato anche la banda dei Martinitt, l'istituzione di assistenza milanese che partecipò attivamente alle Cinque Giornate di Milano, operando come staffetta degli insorti tra le barricate.
I lavori facevano parte delle iniziative sostenute dalla Regione per celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Ai 300.000 euro di costo complessivo hanno contribuito, oltre la Regione (148mila euro), la Cariplo e due donatori privati, rispettivamente Pietro Fara Puggioni e il presidente Cesana.
Alle pareti della cripta, con volte a crociera affrescate d'azzurro, sono riportati i nomi dei 141 caduti durante le Cinque Giornate. Sono solo una piccola parte dei 500.000 pazienti accolti nel sepolcreto della Ca' Granda tra il 1473 e il 1695, che fu riaperto appunto nel 1848, perché lo stato di assedio in corso XXII Marzo impedì di raggiungere il cimitero urbano. «Cittadini inermi invidiavano il conforto del morir combattendo» recita un'iscrizione. 

Uninsubria, preistoria e protostoria nel nuovo volume del progetto editoriale “La Storia di Varese”

Fibule e ervizio toilette e anelli da Cunardo, Varese Museo Villa Mirabello
Corredo da Biandronno, Como, Museo Archeologico (1)

Il progetto editoriale “La Storia di Varese”, realizzato dal Centro Internazionale di Ricerca per le Storie Locali e le Diversità Culturali (International Research Center for Local Histories and Cultural Diversities) dell’Università degli Studi dell’Insubria, si è arricchito di un volume. È Il territorio di Varese in età preistorica e protostorica, curato da Maurizio Harari, ordinario di discipline archeologiche presso la sezione di Antichità dell’Università degli Studi di Pavia. Il nuovo testo, insieme a Il territorio di Varese in età romana (2014), completa la parte dedicata all’età antica.
La ricchezza del patrimonio di archeologia preistorica della provincia di Varese è nota (basti pensare agli insediamenti palafitticoli dei laghi e alla Cultura di Golasecca) e il lungo lavoro di redazione, come spiega il curatore nella sua nota, «ha permesso agli autori di trarre pieno e meditato profitto da una riflessione storico-archeologica che, in questo principio di secolo, si è più volte alimentata d’iniziative congressuali ed espositive dedicate al popolamento antico dell’Italia del nord-ovest. Argomenti dunque attualissimi e, nell’orizzonte pre- e protostorico che li incornicia, ben radicati nel quadro territoriale proprio di una Storia di Varese».
I contributi si devono ad alcuni tra i più autorevoli archeologi e studiosi delle università di Pavia, Milano, Torino, Padova, Venezia e Nottingham, del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, del Centro di Studi Preistorici e Archeologici di Varese e di altri prestigiosi laboratori, musei e istituzioni culturali nazionali. Quella che emerge è una panoramica approfondita e aggiornata sull’ambiente, i popoli, le scritture, sugli scavi archeologici e sulle ricerche, che riguardano il lunghissimo periodo che va dal Paleolitico al periodo preromano. Completano il volume un ricco apparato fotografico e iconografico, tabelle che aiutano a orientarsi tra periodizzazioni e abbreviazioni e una vasta bibliografia per gli approfondimenti.

Il libro è già presente nelle librerie di Varese e provincia, e a breve sarà disponibile a livello nazionale e presso le librerie on line.
Per i prossimi mesi, il Centro Storie Locali ha in programma presentazioni e conferenze sui temi trattati nel testo in varie località del territorio.
Il progetto editoriale “La Storia di Varese” nasce su iniziativa del Centro Internazionale di Ricerca per le Storie Locali e le Diversità Culturali dell’Università degli Studi dell’Insubria, presieduto dal professor Renzo Dionigi e diretto dal professor Gianmarco Gaspar. L’opera in nove volumi (volume 1, “Profili”; 2, “Storia dell’Arte a Varese e nel suo territorio”; 3, “Antichità”; 4, “Medioevo”; 5, “L’età moderna – Varese nell’Impero”; 6, “L’Ottocento”; 7, “Il Novecento”; 8, “Lingua e Scritture”; 9, “Dizionario Biografico”) si propone di raccontare la storia della Città Giardino dalla protostoria all’epoca contemporanea. Finora sono stati pubblicati: Il Monastero di Santa Maria del Monte sopra Varese; Varese una provincia con la cultura dello sport; Varese nelle antiche stampe - XVII-XIX secolo; Storia dell’Arte a Varese e nel suo territorio; Varese e dintorni nelle terre dell’alta-Insubria: problematiche di metodo in prospettiva eco-storica; Il territorio di Varese in età romana.
Questi volumi sono attualmente distribuiti dai seguenti rivenditori: Libreria Cortina, via O. Rossi, 9, Varese (Padiglione Antonini – Università degli Studi Insubria); La Giuridica, via F. Benzi, 11, Como; Libreria dell’Università,via Castelnuovo, 7, Como. Il nuovo volume è disponibile in tutte le librerie.

Il territorio di Varese in età preistorica e protostorica, a cura di Maurizio Harari;
uscita, 22 dicembre 2017;
pp., XIII, 436; 
Collana, La Storia di Varese;
Numero di collana, III; Edizioni, Nomos;
ISBN: 978-88-98249-91-6. Prezzo di copertina 49 euro. 

Varese, gli amori di Dante Isella

A Villa e Collezione Panza, da sabato 2 dicembre 2017, il FAI presenta la mostra "Amori di Dante Isella. 1922-2007. Arte Letteratura Milano Varese"
Dante Isella con i quaderni delle Note azzurre nell'Archivio del Dosso Pisani (1987) © Giovanna Borgese
Tramonto sul lago di Varese da Velate, Renato Guttuso (1958), Foto Alberto Bortoluzzi 2017 © Archivio FAI

A Varese il Fondo Ambiente Italiano rende omaggio a una delle figure più importanti della filologia ita­liana. Villa e Collezione Panza ospiteranno, da sabato 2 dicembre 2017 a mercoledì 31 gennaio 2018, la mostra "Amori di Dante Isella. 1922-2007. Arte Letteratura Milano Varese", organizzata in collaborazione con il Comune di Varese e dedicata al grande studioso e intellettuale nel decimo anniversario della scomparsa.
Filologo testuale, storico della lingua, commentatore raffinato di classici e storico della letteratura, oltre che appassionato studioso della cultura lombarda, della letteratura in italiano e in dialetto, Isella (Varese, 11 novembre 1922 - 3 dicembre 2007) ebbe interessi culturali di grande profondità e vasto orizzonte.
"Milanese d'adozione", dedicò i suoi studi, tra i tanti autori, a Man­zoni e Parini, ma anche a Carlo Dossi, Carlo Emilio Gadda, Carlo Porta e Vittorio Sereni, oltre a Eugenio Montale, ma la sua acuta sensibilità intellettuale lo guidò anche verso altre sfaccettature artistiche e culturali. La sua collezione di dipinti, disegni, incisioni e sculture documenta le sue passioni, i suoi interessi, il suo approccio filologico così come l'amore per il Sacro Monte di Varese.
Grazie a libri e fotografie la mostra racconta l'humus culturale della città prealpina, in quegli anni al centro di una società viva di idee, di passioni e amicizie. E illustra le relazioni con i suoi compagni di viaggio, tra cui Eugenio Montale, Giovanni Testori, Vittorio Sereni, Renato Gut­tuso, Ennio Morlotti, Giovanni Pirelli, Giuseppe Bortoluzzi e Luigi Ambrosoli. Personalità che hanno contribuito con lui ad animare la Città-giardino con stimoli e occasioni culturali ed espositive di gran­de qualità e visione. 

Somma Lombardo, a Volandia anche i gioielli a quattro ruote Bertone

La collezione annovera Lamborghini, Alfa, Porsche, Ferrari, Aston Martin

Provengono da Caprie in Val Susa e da sabato 21 ottobre 2017 si possono ammirare negli storici edifici delle ex officine Caproni a Somma Lombardo (Varese). Sono le settantasei auto, una moto e una bicicletta della Collezione Asi Bertone.
Il 3 marzo 2018 il Parco e Museo del Volo inaugurerà ufficialmente il nuovo padiglione Asi-Bertone. La collezione conta esemplari entrati nella leggenda del made in Italy a quattro ruote, grazie al genio del designer torinese, Nuccio Bertone, tanto da essere sottoposta  al vincolo della Sovrintendenza.
A spiccare fra i modelli esposti a Volandia una Lamborghini Miura S del 1967, definita una delle auto più belle di sempre, un capolavoro senza tempo che fu presentato al Salone di Ginevra del 1966, facendo di colpo “invecchiare” tutte le sportive presenti sul mercato di allora. Altro pezzo da novanta l’Alfa Romeo Giulia SS del 1963 dalla linea decisamente attraente, frutto della rielaborazione degli stilemi tradizionali Alfa Romeo. Non da meno la Lancia Stratos HF, protagonista di una straordinaria serie di successi sportivi e diventata ben presto una delle stradali più ambite.
Di notevole interesse anche i prototipi come la Bmw Birusa, la Porsche Karisma, la Ferrari 308 GT4 Rainbow, l’Aston Martin Rapid Jet, le due Jaguar PU99 e la Bertone Birusa, l’ultima vettura nominata birusa (audace, ardimentosa, in dialetto piemontese). Fu proposta nel 2003 in omaggio, molto probabilmente, alla figura di Eva Marzone, centaura torinese degli anni Trenta, nota negli ambienti sportivi con il nomignolo di Birusa

Castelseprio, giovani archeologi della Cattolica scavano alla Casa Longobarda

Al progetto parteciperà successivamente il Politecnico di Milano – Il finanziamento di 356mila euro viene da Provincia di Varese e Regione Lombardia
scavi Castelseprio

A Castelseprio (Varese), dal 4 luglio, trenta giovani archeologi della Cattolica di Milano lavorano allo scavo della Casa Longobarda all’interno del sito Unesco. Sono studenti della facoltà di Scienze dei beni culturali e della Scuola di specializzazione dei beni archeologici.
L’obiettivo è studiare la stratificazione e iniziare a indagare anche le parti esterne all’abitazione, oggi ancora coperte dal mistero e dalla terra.
L’intervento rientra nel più ampio progetto denominato “Tecnologie innovative per la gestione integrate e interventi di valorizzazione”, che prevede anche una serie di azione già portate a termine. Tra queste vi sono la realizzazione di una foto leader dell’area archeologica, che ha permesso di ottenere una più approfondita mappatura dell’intero complesso e il recupero e la riqualificazione delle aree boschive di pertinenza della Provincia.
Dopo il lavoro agli scavi, entrerà in azione il Politecnico di Milano, altro partner del progetto, che creerà un sistema informativo territoriale, la rielaborazione della foto leader già eseguita e la mappatura digitalizzata dell’intera area.
Quello che sta interessando la Casa longobarda non è il primo scavo e l’ultimo risale ormai agli anni Ottanta. Ora gli studenti, sotto la direzione scientifica dei docenti Silvia Lusuardi Siena, Marco Sannazzaro e Caterina Giostra, lavoreranno sul restauro delle mura e delle pertinenze già riportate alla luce, indagheranno le aree non scavate attorno alla casa ed elaboreranno un nuovo studio stratigrafico.
Il progetto è stato avviato qualche anno fa e prevede un investimento di 252 mila euro. È stato finanziato, oltre che da Provincia di Varese con bando per siti Unesco, anche da Regione Lombardia per un importo di 104 mila euro. 

Varese, a punto il pedegree delle piante planetarie

Uno studio internazionale ha definito un potente strumento di classificazione funzionale di un quarto della vegetazione terrestre – All’indagine ha partecipato anche il botanico dell'Università degli studi dell'Insubria Bruno Cerabolini
Cerabolini, Mozambico

Le piante sono state trasformate in numeri e così è stato possibile indagare le caratteristiche di quasi un quarto delle piante esistenti sulla Terra.
A fine dicembre 2015, la rivista americana Nature ha pubblicato online il più completo studio sui caratteri morfologici e funzionali delle piante, condotto con il coinvolgimento di 14 Paesi e la guida della scienziata argentina Sandra Diaz (Universidad Nacional de Córdoba). Alla ricerca ha, per l’Italia, partecipato il professor Bruno Cerabolini (nella foto), docente di Botanica Applicata all’Università degli Studi dell’Insubria.

DAL MINUSCOLO ORGANISMO ALLA SEQUOIA
“Lo Spettro globale di forme e funzioni delle piante (The global Spectrum of plant form and function)” ha trasformato le piante in numeri, indagando le caratteristiche (traits) di quasi un quarto delle piante esistenti sulla Terra.
Dalla minuscola Arabidopsis, utilizzata come organismo modello negli studi di genetica vegetale, alla maestosa sequoia, dal rovo al noce del Brasile, dalla canapa all’Araucaria, dalla ninfea alle acacie delle savane, sono stati presi in considerazione i seguenti parametri: altezza delle piante, superficie delle foglie, peso dei semi, azoto contenuto nelle foglie, biomassa e densità di foglie e fusti.
Quello che è emerso è che gli aspetti fondamentali della forma e della funzione della piante, come ad esempio le dimensioni delle piante intere, delle foglie e dei semi, ma anche le proprietà fisiche e chimiche dei loro tessuti, tendono a combinarsi tra di loro secondo poche modalità comuni, selezionate dall’ambiente nel corso dell’evoluzione.
«In pratica non esiste un numero di combinazioni infinito nel mondo vegetale» spiega Cerabolini. «Ad esempio, banalmente, una pianta di piccole dimensioni con dei semi enormi in natura non esiste, ci sono dei limiti biofisici che lo impediscono. Lo Spettro globale dei caratteri delle piante ci permette di vedere come ciascuna specie si colloca funzionalmente rispetto al resto del mondo vegetale, e di poter prevedere il suo comportamento all’interno degli ecosistemi».

VENT’ANNI DI DATI
Il ruolo dell’Università degli Studi dell’Insubria è stato quello di fornire dati accumulati nel corso di venti anni, in particolare quelli relativi al contenuto di azoto delle foglie, e soprattutto quello di procurare informazioni sulle piante acquatiche di laghi e fiumi. «Uno studio non semplice, quest’ultimo, proprio per le difficoltà legate alle misurazioni delle loro caratteristiche, sia in campo sia in laboratorio» ha commentato Cerabolini.
«Ora che possediamo un potente strumento di classificazione funzionale delle piante, bisogna subito rimettersi al lavoro, trasferendosi al livello degli ecosistemi. Solo così potremo avere una realistica valutazione dei servizi gratuitamente offerti dalle comunità vegetali come la capacità di produrre biomassa anche per altri organismi, uomo compreso, di depurare l’acqua e l’aria, di regolare il clima, e di offrire un ambiente esteticamente e culturalmente valido per il benessere umano».

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