Edizione n. 19 di mercoledì 12 giugno 2019

Cultura

Castelseprio, all'occhiello il blasone Unesco

Foto FAI Monastero Torba

Il sito di Castelseprio-Torba (Varese) si è messo all'occhiello il blasone Unesco. Martedì 5 giugno l'assessore regionale Luciana Ruffinelli ha consegnato la targa attestante l'avvenuta iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco.
L'area archeologica di Castelseprio-Torba comprende il Castrum, la Chiesa di Santa Maria foris portas e la Torre di Torba e dal 25 giugno 2011 è iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco all'interno del sito "I Longobardi in Italia. I Luoghi del potere (568-774 d.C)". 

Milano, nel 2016 capitale mondiale musei

Dopo Shanghai (2010) e Rio de Janeiro (2013), sarà Milano la prossima capitale mondiale dei Musei. A Parigi il 4 giugno l'Unesco ha preferito la metropoli lombarda a Mosca e Abu Dhabi come sede dell'assemblea mondiale del Consiglio Internazionale dei Musei (Icom).
La conferenza generale è l'appuntamento più prestigioso che, con cadenza triennale, caratterizza l'attività dell'International Council of Museums. L'Icom, fondato nel 1946, raduna 28.000 professionisti museali e 2.000 musei di 130 Paesi del mondo.

Varese, alla scoperta della mitica Terra di Punt

A Villa Toeplitz il punto sulla campagna di scavi sull'antico porto del Mar Rosso
Adulis campagna di scavo 2019. Lo scheletro scoperto nella chiesa degli inglesi. Foto Università Insubria

Per ora, sono certe le sue eccezionali testimonianze paleocristiane, rappresentate da tre basiliche risalenti al V-VI secolo, le più antiche del Corno d’Africa. In futuro, l'eventuale ritrovamento di reperti di origine egizia potrebbe confermare che la zona di Adulis, l’importante sito archeologico dell’Eritrea, corrisponda effettivamente alla mitica Terra di Punt dei tempi dei faraoni.
A Varese, venerdì 7 giugno 2019 (alle 17), saranno presentati a Villa Toeplitz i risultati emersi dalla campagna di scavi conclusasi a marzo e che da anni vede impegnati il Ministero della Cultura e dello Sport dell’Eritrea, il Museo Nazionale di Asmara e quello regionale di Massawa, l’Università Cattolica e il Politecnico di Milano, l’Università Orientale di Napoli, il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana del Vaticano.
All’équipe si è quest’anno unita anche l’Università dell’Insubria e il suo dottorando Omar Larentis illustrerà nella conferenza, organizzata in collaborazione con il Centro ricerche sul deserto orientale (Cerdo) e con il Museo Castiglioni, i risultati delle analisi antropologiche e delle ricerche archeologiche che lo hanno coinvolto. Altri relatori sono l’archeologo Angelo Castiglioni e la docente dell’Università Cattolica di Milano Serena Massa. Chiuderà la conferenza una visita guidata alla mostra «Magie d’Africa. Religioni, misteri, simboli» che si è da poco inaugurata.

Adulis, nota per le fonti antiche come Plinio il Vecchio, era probabilmente già stata raggiunta dalle spedizioni faraoniche nel II millennio a.C., che identificavano questa zona della costa meridionale del Mar Rosso con il nome di Terra Punt, nella quale ricercavano merci rare ed animali esotici. In quell’antico porto sul Mar Rosso i varesini Alfredo e Angelo Castiglioni hanno avviato nel 2011 un importante progetto di cooperazione internazionale, che ancora una volta sta rivelando risultati scientifici e storici.
Gli scavi stanno ogni anno rivelando sempre maggiori informazioni su questa straordinaria città del Corno d'Africa, sepolta da una violenta alluvione forse accompagnata anche da un terremoto. Questa ipotesi è suggerita dagli oggetti rinvenuti interi negli strati del terreno e dai tesoretti di monete occultati in vasi di terracotta, abbandonati in fretta dagli abitanti per sfuggire alla catastrofe, come avvenne per Pompei di fronte all’avanzata dei lapilli e delle ceneri dell’eruzione vesuviana. Gli scavi stratigrafici, attualmente circoscritti alle fasi più recenti del sito, hanno portato alla scoperta di eccezionali testimonianze paleocristiane. 

Fuga di talenti, il Piemonte tenta il rimpatrio

Solo nel 2011 hanno lasciato l'Italia 27.600 giovani, dei quali 4800 lombardi e 2200 piemontesi - Un miliardo di euro il danno per il Pil nazionale

Il Piemonte ha stanziato circa un milione di euro a sostegno di 100-150 giovani in esperienze formative e di lavoro presso imprese o università estere. Unica condizione, il ritorno in patria. Inoltre aprirà uno sportello per agevolare il rimpatrio e il reinserimento di tutti gli altri giovani emigrati. Misure e servizi fanno parte del pacchetto “Iolavoro per i talenti” presentato il 29 giugno dall'assessore regionale al Lavoro e alla Formazione professionale, Claudia Porchietto.
Indagine web
Alla sperimentazione s'accompagna un'indagine web in collaborazione con la Cattolica di Milano. «A ottobre, ha annunciato il presidente Roberto Cota, saremo in grado di  raggiungere l’intera platea dei giovani emigrati all’estero che desiderino tornare a casa ed essere reinseriti nel nostro mercato del lavoro». Se la domanda supererà le attese, sono già pronte ulteriori risorse.
In Italia, dal 2001 al 2010, l’incidenza dei cittadini laureati sul totale degli espatri è raddoppiata dall’8,3 al 15,9 per cento. Nel 2011 sono stati 27.616 i giovani tra 20 e 40 anni, che hanno lasciato il nostro Paese, 2.200 solo in Piemonte. L'emigrazione ha fatto perdere al Pil nazionale circa 1 miliardo di euro in un anno.
Emorragia impressionante
Nel 2011 se ne sono andati 4.768 lombardi, 2.568 veneti, 2.418 siciliani, 2.197 piemontesi. Secondo il "Rapporto Italiani nel mondo 2012” della Fondazione Migrantes, quasi il 60 per cento degli italiani tra 18 e 24 anni si dichiara disposto a intraprendere un progetto di vita fuori dalla penisola. A essere più sfiduciati sono i 25-34enni. Più le donne che gli uomini, più nel Nord e nel Centro che nel Sud e nelle isole.
La sfiducia aumenta quando il titolo di studio posseduto è più elevato. I principali serbatoi dei giovani talenti in fuga sono le regioni del Nord.
I 20-40enni in uscita dal Paese, la fascia di età più produttiva, rappresentano il 45,54 per cento sul totale degli espatriati. Si ipotizza un 70 per cento di laureati, con un incremento dei "dottori" pari al 40 per cento in sette anni. Al I trimestre 2012 sono 265mila i laureati e post-laureati disoccupati in Italia, di cui poco meno di 40mila quelli in discipline di ambito tecnico e scientifico. 

Milano, riaperta la cripta delle Cinque Giornate

Concluso il restauro di 300.000 euro

A Milano è stata riaperta al pubblico la cripta della chiesa dell'Annunciata, dove sono custoditi 141 caduti nei combattimenti del 1848. Sarà visitabile tutti i giorni, dal lunedì al giovedì, dalle ore 9 alle 17 dopo Pasqua.
A 165 anni esatti dalla fine delle Cinque Giornate di Milano e nell'attuale sede dell'Università statale, il 22 marzo il presidente della Lombardia Roberto Maroni, al fianco del presidente della Fondazione Irccs Ca' Granda Giancarlo Cesana e dell'assessore regionale alle Culture, Identità e Autonomie Cristina Cappellini, ha presentato la conclusione del restauro conservativo della cripta e delle sue camere sepolcrali. Alla cerimonia ha partecipato anche la banda dei Martinitt, l'istituzione di assistenza milanese che partecipò attivamente alle Cinque Giornate di Milano, operando come staffetta degli insorti tra le barricate.
I lavori facevano parte delle iniziative sostenute dalla Regione per celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Ai 300.000 euro di costo complessivo hanno contribuito, oltre la Regione (148mila euro), la Cariplo e due donatori privati, rispettivamente Pietro Fara Puggioni e il presidente Cesana.
Alle pareti della cripta, con volte a crociera affrescate d'azzurro, sono riportati i nomi dei 141 caduti durante le Cinque Giornate. Sono solo una piccola parte dei 500.000 pazienti accolti nel sepolcreto della Ca' Granda tra il 1473 e il 1695, che fu riaperto appunto nel 1848, perché lo stato di assedio in corso XXII Marzo impedì di raggiungere il cimitero urbano. «Cittadini inermi invidiavano il conforto del morir combattendo» recita un'iscrizione. 

Castelseprio, giovani archeologi della Cattolica scavano alla Casa Longobarda

Al progetto parteciperà successivamente il Politecnico di Milano – Il finanziamento di 356mila euro viene da Provincia di Varese e Regione Lombardia
scavi Castelseprio

A Castelseprio (Varese), dal 4 luglio, trenta giovani archeologi della Cattolica di Milano lavorano allo scavo della Casa Longobarda all’interno del sito Unesco. Sono studenti della facoltà di Scienze dei beni culturali e della Scuola di specializzazione dei beni archeologici.
L’obiettivo è studiare la stratificazione e iniziare a indagare anche le parti esterne all’abitazione, oggi ancora coperte dal mistero e dalla terra.
L’intervento rientra nel più ampio progetto denominato “Tecnologie innovative per la gestione integrate e interventi di valorizzazione”, che prevede anche una serie di azione già portate a termine. Tra queste vi sono la realizzazione di una foto leader dell’area archeologica, che ha permesso di ottenere una più approfondita mappatura dell’intero complesso e il recupero e la riqualificazione delle aree boschive di pertinenza della Provincia.
Dopo il lavoro agli scavi, entrerà in azione il Politecnico di Milano, altro partner del progetto, che creerà un sistema informativo territoriale, la rielaborazione della foto leader già eseguita e la mappatura digitalizzata dell’intera area.
Quello che sta interessando la Casa longobarda non è il primo scavo e l’ultimo risale ormai agli anni Ottanta. Ora gli studenti, sotto la direzione scientifica dei docenti Silvia Lusuardi Siena, Marco Sannazzaro e Caterina Giostra, lavoreranno sul restauro delle mura e delle pertinenze già riportate alla luce, indagheranno le aree non scavate attorno alla casa ed elaboreranno un nuovo studio stratigrafico.
Il progetto è stato avviato qualche anno fa e prevede un investimento di 252 mila euro. È stato finanziato, oltre che da Provincia di Varese con bando per siti Unesco, anche da Regione Lombardia per un importo di 104 mila euro. 

Milano, nei 500 anni dalla morte, "Leonardo. La macchina dell’immaginazione"

Fino al 14 luglio 2019 in Palazzo Reale
dalla locandina

Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani celebrano i cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci con un’esposizione multimediale dai linguaggi e competenze diversi (video, animazione grafica, sistemi interattivi).
Sette videoinstallazioni, di cui cinque interattive, coinvolgono lo spettatore in un racconto di immagini e suoni che, a partire dal multiforme lascito di Leonardo, parlano tanto del suo, quanto del nostro tempo.


La mostra si intitola “Leonardo. La macchina dell’immaginazione”. A cura di Treccani, Studio Azzurro, con il supporto di Arthemisia e la consulenza scientifica di Edoardo Villata, è stata inaugurata il 19 aprile e proseguirà in Palazzo Reale fino al 14 luglio 2019.

Quando Delio Tessa portò a Lugano Benedetto Croce

Gli intellettuali italiani alla Radio svizzera tra 1930 e1980 nel libro "Dietro al microfono" - Tra loro anche Sereni, Bontempelli, Bocca, Eco, Montanelli
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La storica presenza di intellettuali italiani ai microfoni di Radio Monteceneri e della Radiotelevisione Svizzera è al centro del volume Dietro al microfono (Edizioni Casagrande), di cui è autrice Nelly Valsangiacomo. Il libro verrà presentato mercoledì 11 maggio, alle 18.30, allo Studio 2 RSI di Lugano-Besso.
La serata, in collaborazione con la Società Cooperativa per la Radiotelevisione Svizzera di Lingua italiana, è pubblica. Interverranno, oltre l’autrice, docente di Storia all'Università di Losanna, Franco Contorbia, docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università di Genova, e Aldo Grasso, critico televisivo e docente di Storia della radio e della televisione all'Università Cattolica di Milano. Al termine prenderanno la parola anche il direttore RSI Maurizio Canetta e il presidente della Corsi Luigi Pedrazzini. Modera Maria Grazia Rabiolo.
I posti in sala sono limitati dunque occorre prenotazione a eventi@rsi.ch oppure tel. 091 803 95 84.

La Radio è uno strumento affascinante. Arriva ovunque, con discrezione, ma anche con puntualità. Trasmette informazioni, offre approfondimenti, dà spazio alla musica e alla prosa, intrattiene. Alle spalle della RSI di oggi c'è un passato ricco, intenso, meditato, di cui sono stati protagonisti a tutti gli effetti numerosi intellettuali italiani. Attorno a loro ruota “Dietro al microfono. Intellettuali italiani alla Radio svizzera (1930-1980)”. Frutto di una lunga frequentazione degli archivi radiofonici e cartacei, il volume di Valsangiacomo fa comprendere la specificità di Radio Monteceneri e della Radio svizzera di lingua italiana che fin dall'orogine hanno mantenuto saldo il legame con l'Italia. Tanti i nomi che affiorano: Delio Tessa (nel 1936 aveva portato a Lugano Benedetto Croce), Massimo Bontempelli, Giansiro Ferrata, Aldo Borlenghi nell'immediato dopoguerra; Vito Pandolfi, Vittorio Sereni, Indro Montanelli negli anni Cinquanta e Sessanta; Guido Piovene, Giorgio Bocca, Umberto Eco, nei cosiddetti anni di piombo. Se i primi sono stati chiamati a tenere conferenze, gli ultimi sono stati interpellati come opinionisti e testimoni, segno dell'evoluzione del mezzo radiofonico e quindi del loro ruolo. 

Milano, i tappeti persiani del Museo Poldi Pezzoli

Opera centrale della mostra, aperta fino al 18 settembre 2017, il tappeto “delle Tigri” del XVI secolo
Tappeto 'Delle Tigri'

Dal 24 giugno a Milano il Museo Poldi Pezzoli espone fino al 18 settembre 2017, con il patrocinio del Consolato Generale della Repubblica Islamica dell'Iran, la propria collezione di tappeti persiani. Opera centrale è lo straordinario tappeto Safavide del XVI secolo detto “delle Tigri”, solitamente conservato nei depositi del museo, presentato in dialogo con il famoso tappeto “di Caccia” della prima metà del XVI secolo.
Il manufatto, acquistato dallo stesso Gian Giacomo Poldi Pezzoli in un’asta privata nel 1855, fu prodotto circa 450 anni fa nell'Iran centrale, ed è uno dei rari esemplari, oggi in Italia, di tappeti creati per la corte reale di Shah Tahmasp, sovrano della dinastia persiana Safavide fra il 1525 e il 1576. Il tappeto è presentato in dialogo con il famoso tappeto “di Caccia” della prima metà del XVI secolo, sempre persiano, in deposito al Poldi Pezzoli dal 1923. A completamento dell’esposizione, un tappeto Herat e un tappeto Isfahan.
Per motivi conservativi i tappeti sono esposti a rotazione e per periodi limitati di tempo. La mostra è un’occasione per ammirare opere “nascoste” e approfondire la conoscenza dell’arte della tessitura dei tappeti.
Apertura museo: da mercoledì a lunedì, dalle 10 alle 18; chiuso il martedì. Ingresso: 10 euro; 7 euro ridotto.
Nella foto: tappeto detto “delle Tigri” - particolare Persia centrale, XVI secolo, © Milano, Museo Poldi Pezzoli. 

Cittiglio, laboratorio archeologico nella chiesa di San Biagio

Presentati dall’Università dell’Insubria i risultati dell’ultima campagna di scavi
Cittiglio, scavi

Altre dodici tombe in aggiunta alle quaranta già portate alla luce a partire dal 2006 e, per la prima volta, un vero e proprio Laboratorio di Antropologia fisica per studiare sul posto i ritrovamenti. Sono due novità degli ultimi scavi nella necropoli della chiesetta romanica di San Biagio a Cittiglio (Varese), condotti tra maggio e luglio 2017 da studenti e dottorandi dell’Università dell’Insubria e finanziati dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto.
Studenti di medicina, in particolare tesisti in storia della medicina, tirocinanti di biologia e di scienze motorie - in particolare del corso di Antropologia fisica - e dottorandi in medicina clinica e sperimentale, alternandosi in piccoli gruppi, hanno esaminato e catalogato i reperti ossei sia di questa sia delle precedenti campagne di scavo. È tra l’altro emerso che alcune delle ultime sepolture appaiono riutilizzate nel tempo per successive inumazioni e pertanto resta ora da capire quanti individui vi siano stati sepolti.
TEAM DI STUDIOSI
Laboratorio e risultati degli scavi sono stati presentati martedì 11 luglio 2017 durante un sopralluogo al quale hanno preso parte il rettore Alberto Coen Porisini; il professor Giuseppe Armocida, docente di Storia della Medicina, il tecnico del Dipartimento di biotecnologie e scienze della vita Marta Licata, il funzionario della Soprintendenza per i Beni archeologici della Lombardia Sara Matilde Masseroli; l’ingegner Antonio Cellina per il Gruppo amici di San Biagio, gli archeologi Roberto Mella Pariani e Monica Motto di Archeo Studi di Bergamo.
INUMAZIONE A COPPO
Il sito di Cittiglio è ricco di reperti e gli scavi hanno portato alla luce, oltre agli scheletri, alcune monete e pochi altri oggetti di corredo. «Si tratta – ha dichiarato Marta Licata – di uno studio particolarmente interessante dal punto di vista antropologico proprio per il ritrovamento di numerosi infanti. Tra l’altro troviamo dei feti o neonati deposti secondo una modalità molto particolare: avvolti dentro un sudario e messi dentro un coppo, una tegola comune. Era, questa, una usanza tardo-romanica, utilizzata nelle aree cimiteriali lombarde e poi abbandonata in epoca tardo medievale, ma che viene riutilizzata in Canton Ticino e qui a Cittiglio nel 1500. Stiamo cercando di capire il perché di questa particolare modalità di inumazione, e se si possa parlare di un rituale locale».
ARCHEO-MISTERO
Perché tra l’VIII e il XVI secolo tanti bambini sono stati sepolti all’esterno e all’interno della chiesa romanica di San Biagio a Cittiglio? A questo “archeo-mistero” vuole dare una risposta il team di antropologi e archeologi.
La chiesetta di San Biagio domina le alture di Cittiglio ed è stata fondata intorno alla seconda metà dell’VIII secolo. Presumibilmente già da allora e fino al 1700 è stata luogo di sepolture, sia al suo interno sia all’esterno. Gli studiosi vogliono scoprire che cosa si celi nel suo suolo, indagando nell’area cimiteriale esterna all’abside medievale. Finora gli scavi hanno, in pochi anni, portato a galla numerosissimi reperti scheletrici di varie epoche storiche.

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