Edizione n.40 di mercoledì 18 ottobre 2017

Cultura

Castelseprio, all'occhiello il blasone Unesco

Foto FAI Monastero Torba

Il sito di Castelseprio-Torba (Varese) si è messo all'occhiello il blasone Unesco. Martedì 5 giugno l'assessore regionale Luciana Ruffinelli ha consegnato la targa attestante l'avvenuta iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco.
L'area archeologica di Castelseprio-Torba comprende il Castrum, la Chiesa di Santa Maria foris portas e la Torre di Torba e dal 25 giugno 2011 è iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco all'interno del sito "I Longobardi in Italia. I Luoghi del potere (568-774 d.C)". 

Casciago, 200 alunni adottano la "Ghiacciaia" della scuola

Alla storia delle "nevere" saranno dedicati studi e ricerche durante tutto l'anno scolastico

A Casciago (Varese), il 20 novembre, i 200 alunni delle scuole S. Agostino e Villa Valerio hanno adottato la “Ghiacciaia” che si trova nel loro edificio e scoperto una targa a memoria dell’impegno assunto. A rimuovere il drappo, per conto di tutti i giovani studenti, sono stati l’alunna più piccola della scuola elementare, Laura, e l’alunno più grande delle medie, Alexander. Erano presenti anche il sindaco di Casciago Beniamino Maroni e il dirigente scolastico Antonio Antonellis.
La cerimonia ha concluso due giorni - il 19 e il 20 - dedicati dall’intera scuola alle lezioni didattiche tenute da Lucina Caramella, presidente del comitato promotore Club Unesco di Biandronno nel Seprio, sul tema: “Non solo ghiaccio... natura, ambiente e architettura: le ghiacciaie”. La speciale adozione è stata promossa nell'ambito della Settimana Unesco di Educazione allo sviluppo sostenibile (18-24 novembre 2013), sostenuta dalla Commissione nazionale italiana per l’Unesco e dedicata, quest’anno, al tema “I paesaggi della bellezza: dalla valorizzazione alla creatività”.
Le “ghiacciaie” o “nevere” sono particolari manufatti assegnabili alle forme dell’architettura spontanea e destinate, prima dell’avvento dei moderni frigoriferi, alla conservazione annuale di ghiaccio e neve sia per conservare gli alimenti sia per scopi terapeutici. Nel territorio varesino se ne contano ancora in buon numero e il loro patrimonio di “cosa” e “come” si faceva una volta merita di essere salvaguardato e riutilizzato nel rispetto delle loro peculiarità.
Il tema delle ghiacciaie è stato proposto e curato dal Club Unesco di Biandronno nel Seprio e sarà sviluppato nel corso dell’anno scolastico sotto la guida dei 20 docenti. Alla sua realizzazione parteciperanno l’Archivio di Stato di Varese, il Club Foto Click di Carbonate e le associazioni dei genitori delle due scuole con il sostegno della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus e del Centro di studi preistorici e archeologici di Varese.

Lombardia, oltre 1.300.000 euro a 83 progetti culturali

In territorio varesino assegnati quasi 70 mila euro A Brinzio, Cislago, Gallarate, Golasecca e Venegono Superiore

Allo stanziamento iniziale sono stati aggiunti altri 700.000 euro e così alla giunta della Lombardia è stato possibile finanziare tutti i progetti presentati dai comuni sul bando “Interventi urgenti di valorizzazione dei beni culturali della Lombardia 2017”.
In totale, a disposizione degli enti locali sono stati messi oltre 1.300.000 euro e sono stati finanziati 83 progetti spalmati su quasi tutto il territorio regionale.
In provincia di Varese con 69.180 euro sono stati finanziati i seguenti interventi a:
-BRINZIO: 6.250 euro per intervento di risanamento delle travi di copertura al fine di evitare danni strutturali e la diffusione del danno ai reperti storici museali in esposizione a causa della presenza di tarli nel Museo della cultura rurale prealpina;
-CISLAGO: 20.000 euro per adeguamento alle norme vigenti dell'impianto elettrico dell'auditorium comunale.
-GALLARATE: 20.000 euro per acquisto arredi necessari all'allestimento di sale lettura attrezzate e spazi per eventi culturali della biblioteca comunale Luigi Majno;
-GOLASECCA: 15.000 euro per completamento sala con interventi edilizi e impiantistici ai fini dell'ampliamento della attività multimediale Gam (Golasecca archeologia multimediale);
-VENEGONO SUPERIORE: 7.930 euro per rifacimento copertura, ampliamento mediante costruzione di un soppalco e acquisto arredi della biblioteca comunale Varese. 

Milano, nel 2016 capitale mondiale musei

Dopo Shanghai (2010) e Rio de Janeiro (2013), sarà Milano la prossima capitale mondiale dei Musei. A Parigi il 4 giugno l'Unesco ha preferito la metropoli lombarda a Mosca e Abu Dhabi come sede dell'assemblea mondiale del Consiglio Internazionale dei Musei (Icom).
La conferenza generale è l'appuntamento più prestigioso che, con cadenza triennale, caratterizza l'attività dell'International Council of Museums. L'Icom, fondato nel 1946, raduna 28.000 professionisti museali e 2.000 musei di 130 Paesi del mondo.

Fuga di talenti, il Piemonte tenta il rimpatrio

Solo nel 2011 hanno lasciato l'Italia 27.600 giovani, dei quali 4800 lombardi e 2200 piemontesi - Un miliardo di euro il danno per il Pil nazionale

Il Piemonte ha stanziato circa un milione di euro a sostegno di 100-150 giovani in esperienze formative e di lavoro presso imprese o università estere. Unica condizione, il ritorno in patria. Inoltre aprirà uno sportello per agevolare il rimpatrio e il reinserimento di tutti gli altri giovani emigrati. Misure e servizi fanno parte del pacchetto “Iolavoro per i talenti” presentato il 29 giugno dall'assessore regionale al Lavoro e alla Formazione professionale, Claudia Porchietto.
Indagine web
Alla sperimentazione s'accompagna un'indagine web in collaborazione con la Cattolica di Milano. «A ottobre, ha annunciato il presidente Roberto Cota, saremo in grado di  raggiungere l’intera platea dei giovani emigrati all’estero che desiderino tornare a casa ed essere reinseriti nel nostro mercato del lavoro». Se la domanda supererà le attese, sono già pronte ulteriori risorse.
In Italia, dal 2001 al 2010, l’incidenza dei cittadini laureati sul totale degli espatri è raddoppiata dall’8,3 al 15,9 per cento. Nel 2011 sono stati 27.616 i giovani tra 20 e 40 anni, che hanno lasciato il nostro Paese, 2.200 solo in Piemonte. L'emigrazione ha fatto perdere al Pil nazionale circa 1 miliardo di euro in un anno.
Emorragia impressionante
Nel 2011 se ne sono andati 4.768 lombardi, 2.568 veneti, 2.418 siciliani, 2.197 piemontesi. Secondo il "Rapporto Italiani nel mondo 2012” della Fondazione Migrantes, quasi il 60 per cento degli italiani tra 18 e 24 anni si dichiara disposto a intraprendere un progetto di vita fuori dalla penisola. A essere più sfiduciati sono i 25-34enni. Più le donne che gli uomini, più nel Nord e nel Centro che nel Sud e nelle isole.
La sfiducia aumenta quando il titolo di studio posseduto è più elevato. I principali serbatoi dei giovani talenti in fuga sono le regioni del Nord.
I 20-40enni in uscita dal Paese, la fascia di età più produttiva, rappresentano il 45,54 per cento sul totale degli espatriati. Si ipotizza un 70 per cento di laureati, con un incremento dei "dottori" pari al 40 per cento in sette anni. Al I trimestre 2012 sono 265mila i laureati e post-laureati disoccupati in Italia, di cui poco meno di 40mila quelli in discipline di ambito tecnico e scientifico. 

Olmi a Luino, il candore della coscienza libera

Ermanno Olmi intervistato da mons. Viganò

Il Premio Chiara Festival del Racconto ha tanti meriti. Per esempio, capace di cernita e unificazione, è riuscito in venticinque anni di lavoro a sgrossare tanti piccoli particolarismi - un po' la costante di questi nostri posti - che magari ad occhio estraneo possono apparire quel folclore che conferisce caratteristica, ma che al contempo pecca di troppa territorialità e di provincialismo. Il Premio Chiara – anche se questo non era il suo compito – andando per la sua strada, con competenza e una precisa idea dei mondi letterari & loro variabili, si è trasformato in una lezione di approccio e dimensione e ha determinato alla fine qualche cambiamento sostanziale del fare cultura in provincia di Varese. Insomma, una bella crescita generale.
Domenica 24, invitando a Luino Ermanno Olmi, cui è stato conferito il Premio Chiara alla carriera, ha avuto un colpo d'ala. Certo il premio è stato nel passato attribuito ad autori solidi e importanti (l'anno scorso, Villaggio; prima Claudio Magris, Raffaele La Capria, Mario Rigoni Stern, Alberto Arbasino, Andrea Camilleri, Franca Valeri...), ma Olmi ha portato con sé, in questi tempi strani e difficili, in cui rischiano di stridere anche le cose belle, anzi, ha tratto da sé, per donarlo alla gente del Teatro Sociale, il tocco della coscienza libera, il consapevole candore di chi davvero è «puro di cuore». Forse mai la sala del Sociale è stata tanto silenziosa, attenta. Rare sincere vere, senza alcuna sbavatura, senza alcun eccesso le sue parole, forti a entrare nell'altro e a commuovere. Della commozione che tiene conto della ragione e che dunque conduce alle categorie dello spirito.
Bravi e capaci di dare il giusto spazio al maestro i conduttori - i giornalisti Claudia Donadoni e Mauro Gervasini, che né si sono sovrapposti né hanno mostrato quegli atteggiamenti di protagonismo che spesso si incontrano nel giornalismo - e monsignor Dario E. Viganò, che ha intervistato Olmi sapendosi mettere in secondo piano. Anche i politici che si sono – meno male alla fine e non all'inizio – succeduti sul palco per omaggiare il premiato sono riusciti ad essere succinti. E quindi, per una volta, si è potuti tornare a casa con animo lieve.
Elena Ciuti

Unione Europea, 8 insegnanti su 10 si ritengono sottovalutati

All'indagine dell’Ocse sono stati interessati anche 15 paesi extracomunitari

Sono abbastanza pochi, soprattutto quelli per alunni con esigenze educative particolari. In gran parte si dichiarano soddisfatti del lavoro (90%), ma ritengono che la loro professione non sia debitamente valorizzata nella società (81%). Si considerano adeguatamente qualificati, ma non sempre possono contare su un sostegno a inizio carriera.
Questo il profilo di oltre un terzo di insegnanti nell’Unione Europea tracciato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).
La seconda indagine internazionale sull'insegnamento e l'apprendimento (Talis) si basa su un questionario inviato a insegnanti e dirigenti scolastici del ciclo secondario inferiore. Hanno risposto oltre 55000 insegnanti di 3.300 scuole di 19 paesi e regioni dell’Unione Europea (BE, BG, ES, CZ, CY, DK, EE, FI, FR, HR, IT, LV, NL, PL, PT, RO, SE, SK, UK) e circa altrettanti di altre 15 nazioni (Stati Uniti, Australia, Brasile, Cile, Serbia, Singapore, Islanda, Israele, Giappone, Malaysia, Corea del Sud, Messico, Norvegia, Abu Dhabi e Alberta in Canada). Il dato complessivo di circa 110.000 risposte rappresenta, secondo le stime, una popolazione di quasi 4 milioni di insegnanti.
Più di un terzo degli insegnanti dell'Unione europea lavora in strutture scolastiche carenti di personale qualificato e quasi la metà dei dirigenti scolastici segnala la mancanza di personale docente per alunni con esigenze educative particolari. Quasi il 90% degli insegnanti dell'UE si dichiara soddisfatto del lavoro che svolge, ma l'81% ritiene che la loro professione non sia debitamente valorizzata nella società. Anche se si considerano adeguatamente qualificati per esercitare la loro professione, non sempre possono contare su un sostegno a inizio carriera.
Gli insegnanti tendono a sentirsi più preparati a svolgere il loro lavoro quando la loro istruzione formale comprende una combinazione di contenuti, di pedagogia e di didattica, con tirocini in classe per le materie che essi insegnano. Circa il 40% dei dirigenti scolastici rileva che nei loro istituti mancano programmi formali di avviamento o di sostegno a inizio carriera. Il 15% degli insegnanti dichiara di non aver partecipato ad attività di sviluppo professionale nell'anno trascorso. Circa il 50% degli insegnanti non assiste a lezioni impartite da altri e circa il 20% non prende mai parte a corsi di apprendimento collaborativo.
Il nuovo programma dell'UE per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport (Erasmus +, 2014-2020) offre borse per scambi di insegnanti, destinate a migliorare lo sviluppo professionale, e sostiene partenariati tra scuole, università e istituti di formazione degli insegnanti al fine di sviluppare approcci innovativi all'insegnamento. Grazie alla rete di scuole eTwinning, gli insegnanti possono scambiare idee con i loro omologhi di tutta Europa. 

Milano, riaperta la cripta delle Cinque Giornate

Concluso il restauro di 300.000 euro

A Milano è stata riaperta al pubblico la cripta della chiesa dell'Annunciata, dove sono custoditi 141 caduti nei combattimenti del 1848. Sarà visitabile tutti i giorni, dal lunedì al giovedì, dalle ore 9 alle 17 dopo Pasqua.
A 165 anni esatti dalla fine delle Cinque Giornate di Milano e nell'attuale sede dell'Università statale, il 22 marzo il presidente della Lombardia Roberto Maroni, al fianco del presidente della Fondazione Irccs Ca' Granda Giancarlo Cesana e dell'assessore regionale alle Culture, Identità e Autonomie Cristina Cappellini, ha presentato la conclusione del restauro conservativo della cripta e delle sue camere sepolcrali. Alla cerimonia ha partecipato anche la banda dei Martinitt, l'istituzione di assistenza milanese che partecipò attivamente alle Cinque Giornate di Milano, operando come staffetta degli insorti tra le barricate.
I lavori facevano parte delle iniziative sostenute dalla Regione per celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Ai 300.000 euro di costo complessivo hanno contribuito, oltre la Regione (148mila euro), la Cariplo e due donatori privati, rispettivamente Pietro Fara Puggioni e il presidente Cesana.
Alle pareti della cripta, con volte a crociera affrescate d'azzurro, sono riportati i nomi dei 141 caduti durante le Cinque Giornate. Sono solo una piccola parte dei 500.000 pazienti accolti nel sepolcreto della Ca' Granda tra il 1473 e il 1695, che fu riaperto appunto nel 1848, perché lo stato di assedio in corso XXII Marzo impedì di raggiungere il cimitero urbano. «Cittadini inermi invidiavano il conforto del morir combattendo» recita un'iscrizione. 

Castelseprio, giovani archeologi della Cattolica scavano alla Casa Longobarda

Al progetto parteciperà successivamente il Politecnico di Milano – Il finanziamento di 356mila euro viene da Provincia di Varese e Regione Lombardia
scavi Castelseprio

A Castelseprio (Varese), dal 4 luglio, trenta giovani archeologi della Cattolica di Milano lavorano allo scavo della Casa Longobarda all’interno del sito Unesco. Sono studenti della facoltà di Scienze dei beni culturali e della Scuola di specializzazione dei beni archeologici.
L’obiettivo è studiare la stratificazione e iniziare a indagare anche le parti esterne all’abitazione, oggi ancora coperte dal mistero e dalla terra.
L’intervento rientra nel più ampio progetto denominato “Tecnologie innovative per la gestione integrate e interventi di valorizzazione”, che prevede anche una serie di azione già portate a termine. Tra queste vi sono la realizzazione di una foto leader dell’area archeologica, che ha permesso di ottenere una più approfondita mappatura dell’intero complesso e il recupero e la riqualificazione delle aree boschive di pertinenza della Provincia.
Dopo il lavoro agli scavi, entrerà in azione il Politecnico di Milano, altro partner del progetto, che creerà un sistema informativo territoriale, la rielaborazione della foto leader già eseguita e la mappatura digitalizzata dell’intera area.
Quello che sta interessando la Casa longobarda non è il primo scavo e l’ultimo risale ormai agli anni Ottanta. Ora gli studenti, sotto la direzione scientifica dei docenti Silvia Lusuardi Siena, Marco Sannazzaro e Caterina Giostra, lavoreranno sul restauro delle mura e delle pertinenze già riportate alla luce, indagheranno le aree non scavate attorno alla casa ed elaboreranno un nuovo studio stratigrafico.
Il progetto è stato avviato qualche anno fa e prevede un investimento di 252 mila euro. È stato finanziato, oltre che da Provincia di Varese con bando per siti Unesco, anche da Regione Lombardia per un importo di 104 mila euro. 

Varese, a punto il pedegree delle piante planetarie

Uno studio internazionale ha definito un potente strumento di classificazione funzionale di un quarto della vegetazione terrestre – All’indagine ha partecipato anche il botanico dell'Università degli studi dell'Insubria Bruno Cerabolini
Cerabolini, Mozambico

Le piante sono state trasformate in numeri e così è stato possibile indagare le caratteristiche di quasi un quarto delle piante esistenti sulla Terra.
A fine dicembre 2015, la rivista americana Nature ha pubblicato online il più completo studio sui caratteri morfologici e funzionali delle piante, condotto con il coinvolgimento di 14 Paesi e la guida della scienziata argentina Sandra Diaz (Universidad Nacional de Córdoba). Alla ricerca ha, per l’Italia, partecipato il professor Bruno Cerabolini (nella foto), docente di Botanica Applicata all’Università degli Studi dell’Insubria.

DAL MINUSCOLO ORGANISMO ALLA SEQUOIA
“Lo Spettro globale di forme e funzioni delle piante (The global Spectrum of plant form and function)” ha trasformato le piante in numeri, indagando le caratteristiche (traits) di quasi un quarto delle piante esistenti sulla Terra.
Dalla minuscola Arabidopsis, utilizzata come organismo modello negli studi di genetica vegetale, alla maestosa sequoia, dal rovo al noce del Brasile, dalla canapa all’Araucaria, dalla ninfea alle acacie delle savane, sono stati presi in considerazione i seguenti parametri: altezza delle piante, superficie delle foglie, peso dei semi, azoto contenuto nelle foglie, biomassa e densità di foglie e fusti.
Quello che è emerso è che gli aspetti fondamentali della forma e della funzione della piante, come ad esempio le dimensioni delle piante intere, delle foglie e dei semi, ma anche le proprietà fisiche e chimiche dei loro tessuti, tendono a combinarsi tra di loro secondo poche modalità comuni, selezionate dall’ambiente nel corso dell’evoluzione.
«In pratica non esiste un numero di combinazioni infinito nel mondo vegetale» spiega Cerabolini. «Ad esempio, banalmente, una pianta di piccole dimensioni con dei semi enormi in natura non esiste, ci sono dei limiti biofisici che lo impediscono. Lo Spettro globale dei caratteri delle piante ci permette di vedere come ciascuna specie si colloca funzionalmente rispetto al resto del mondo vegetale, e di poter prevedere il suo comportamento all’interno degli ecosistemi».

VENT’ANNI DI DATI
Il ruolo dell’Università degli Studi dell’Insubria è stato quello di fornire dati accumulati nel corso di venti anni, in particolare quelli relativi al contenuto di azoto delle foglie, e soprattutto quello di procurare informazioni sulle piante acquatiche di laghi e fiumi. «Uno studio non semplice, quest’ultimo, proprio per le difficoltà legate alle misurazioni delle loro caratteristiche, sia in campo sia in laboratorio» ha commentato Cerabolini.
«Ora che possediamo un potente strumento di classificazione funzionale delle piante, bisogna subito rimettersi al lavoro, trasferendosi al livello degli ecosistemi. Solo così potremo avere una realistica valutazione dei servizi gratuitamente offerti dalle comunità vegetali come la capacità di produrre biomassa anche per altri organismi, uomo compreso, di depurare l’acqua e l’aria, di regolare il clima, e di offrire un ambiente esteticamente e culturalmente valido per il benessere umano».

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