Edizione n. 28 di mercoledì 5 agosto 2020

Cultura

Viaggio di 2500 anni sui “sentieri del sapere”

È la nuova collana “Filosofica” del Corriere della Sera curata da Roberto Radice
Collana "Filosofica", volume Aristotele

Da martedì 21 febbraio sarà in edicola la nuova collana settimanale del Corriere della Sera sui grandi pensatori della storia. Il primo volume, dedicato ad Aristotele e curato da Roberto Radice, professore ordinario di Storia della filosofia antica all’Università Cattolica di Milano, sarà in vendita al prezzo speciale di un euro oltre il costo del giornale. Le uscite seguenti costeranno 6,90 euro più il prezzo del quotidiano.
La serie abbraccia 2500 anni di filosofia, comprende trenta testi inediti di oltre 200 pagine ciascuno e nasce in collaborazione con i principali atenei. Ogni opera contiene una selezione delle pagine più rappresentative del filosofo, un commento introduttivo e una panoramica in cui sono evidenziate le tematiche fondamentali. L'intera collana è curata da Roberto Radice.
Una grande opportunità per ogni fascia di lettore, la collana. Al di là del fascino che nomi come Voltaire, Montaigne, Erasmo, Nietzsche... hanno esercitato sulle loro epoche, delle dinamiche che la loro speculazione ha sviluppato tra socialità, politica. etica, è il riverbero nel presente e verso pluralità di "possibili" che ne fa dei caposaldi da cui non dovremmo mai prescindere, soprattutto in questi tempi sbadati, scomposti, superficiali. Perché, come scrive Pierluigi Panza nel suo articolo sul Corriere della Sera "La filosofia, il più esotico dei viaggi sui sentieri avventurosi del sapere", «Socrate ci ha insegnato a non venire meno alle nostre idee; Seneca ad essere stoici di fronte ai fatti della vita (dovrebbero conoscerlo almeno i “celoduristi”); sant’Agostino che le nostre vite possono in qualsiasi momento cambiare anche quando siamo diventati per noi stessi un problema. Dobbiamo immaginarci Gottfried Leibniz con un lungo parruccone in una biblioteca della Sassonia alle prese con numeri e infiniti, quelli che lo portarono a realizzare il primo calcolatore e da questo, via via, il computer: quindi grazie, Leibniz più che grazie Steve Jobs».
Questa una nota sull’opera del professor Radice per i nostri lettori.

Filo diretto con i filosofi

Tre anni fa, l’11 febbraio del 2014, il Corriere della Sera dava inizio alla collana Grandangolo-Filosofia che all’origine prevedeva 35 numeri, “collaterali” al giornale, ogni martedì, sotto la direzione di Armando Torno. Poi, non si sa se per amore di cultura o perché la collana risultava remunerativa, o per tutt’e due le motivazioni, la collana si protrasse fino al n. 70. Si trattava di una presentazione - semplificata ma non divulgativa - del pensiero degli autori in una veste editoriale molto innovativa e accattivante. Il Corriere, dopo una seconda serie Grandangolo-storia e Grandangolo scienza, dà inizio ad una nuova serie dal titolo “Filosofica” di livello superiore e più esigente, perché consiste in un rapporto diretto (di tipo antologico) con i testi degli autori. E’ un passo ardito, però è debitamente preparato. In ciascun libro (veri e propri libri che superano le 200 pagine) si troverà una introduzione (dal titolo “Il filosofo”) che serve a stimolare l’appetito (si intende di filosofia), una sezione dei Temi (secondo gli argomenti che compongono il pensiero del filosofo) e infine la sezione “Testi” che corrisponde al piatto forte.
Non ci sono digestivi perché la filosofia va subito in circolo.
Post scriptum:
Non sforzatevi di capire; leggete e sottolineate solo quello che vi è chiaro e vi ha colpito. Se alla fine del libro le sottolineature superano i 30 cm. siete portati alla filosofia. Se superano i due metri, telefonatemi perché siete dei geni.
Roberto Radice 

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Le uscite fino a luglio 2017

Aristotele  21/2

Nietzsche 28/2

Platone  7/3

Kant 14/3

Sant'Agostino 21/3

Pascal 28/3

Socrate 4/4

Erasmo 11/4

Montaigne 18/4

Hegel 25/4

Kierkegaard  2/5

Voltaire 9/5

Spinoza 16/5

Epicuro 23/5

Sant'Anselmo30/5

Seneca 6/6

Wittgenstein 13/6

Leibniz 20/6

Plotino 27/6

Hume 4/7

Varese, l’ultima dimora di Tutankhamon

Al Museo Castiglioni di Villa Toeplitz ricostruita in scala reale la tomba del “Faraone bambino” – La mostra aperta fino al 12 febbraio 2017
locandina

A Varese, dopo la mostra “Pashed, l’artista del faraone”, il Museo Castiglioni di Villa Toeplitz (viale Vico 46) ospita, fino al 12 febbraio 2017, la ricostruzione in scala reale della camera funeraria di Tutankhamon e la riproduzione della vita del popolo egizio di quell’epoca. L’esposizione “L’Egitto di Tutankhamon” è curata dall’etnologo, antropologo, archeologo e cineasta Angelo Castiglioni, che ha donato al Comune di Varese i reperti e gli oggetti recuperati nel corso di sessant'anni di ricerche nel continente africano.
Due gli aspetti in rilievo dell’antica civiltà: manufatti, arte plastica, strumenti di uso quotidiano e oggetti di popolazioni africane che hanno mantenuto, fino a pochi decenni fa, abitudini di vita, usanze e utensili rimasti inalterati nel corso dei millenni. La camera funeraria del giovane sovrano è stata ricostruita fin nei più piccoli dettagli con la collaborazione di egittologi, artigiani, architetti, fotografi, tecnici informatici e del colore.
Oltre all’omaggio a Tutankhamon, sono stati evidenziati gli usi, i costumi, i metodi di lavoro, gli attrezzi, gli strumenti che, sopravvissuti alla storia, sono stati raccolti dai fratelli Castiglioni nell’Africa nera degli anni ‘60, ‘70 e ‘80 e documentati in un filmato che mette a confronto il passato con il presente.
Completano il percorso il racconto del complesso rito funebre dell’Egitto faraonico, lo studio di Howard Carter, l’archeologo scopritore della tomba del “Faraone bambino”, e le fotografie d’epoca della storica scoperta nel 1922.
L’esposizione, organizzata dall’associazione culturale Conoscere Varese di Monvalle con il patrocinio della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus, ha richiesto tre anni di studi e progetti e uno per la costruzione. Alla realizzazione hanno contribuito i professori Alessandro Roccati (Università di Torino e della Sapienza di Roma), Emanuele Ciampini (Università Ca’ Foscari di Venezia), Paola Zanovello (Università degli Studi di Padova). 

Addio a Dario Fo, “cittadino onorario” di Luino

Anche a Luino profonda tristezza e vasta partecipazione ha suscitato la scomparsa di Dario Fo, morto a Milano giovedì 13 ottobre. Interprete dei sentimenti cittadini il sindaco Andrea Pellicini.
«Luino – ha dichiarato Pellicini non appena appresa la notizia - perde il più illustre dei suoi concittadini, insignito dal Comune della cittadinanza onoraria nell'ottobre del 1996, ancora prima di ricevere il Premio Nobel. Tutto il mondo conosce i suoi più grandi capolavori, ma noi amiamo ricordarlo per le sue straordinarie performance sulle carrozze dell'accelerato Luino-Gallarate, suo “palcoscenico, con platea sempre esaurita e festante!'”, come lo stesso Fo narra nel “Paese dei Mezaràt”, pubblicazione del 2002 a cura di Franca Rame.
Fantastica anche “Ma la Tresa ci divide” del 1948, commedia grottesca sulla storica rivalità tra Luino e Germignaga, che, proprio in quell'anno, riottenne l'agognata indipendenza territoriale dopo l'unificazione operata dal Duce nel 1928 e mai accettata dai germignaghesi. Oggi la Tresa ci unisce nel suo ricordo».
A Dario Fo fu conferita la cittadinanza onoraria all'inaugurazione del Teatro Sociale il 1° novembre 1996 (nella foto con il sindaco Tosi). La decisione era stata presa il 16 ottobre dal consiglio comunale al termine di un dibattito introdotto da una relazione dell’allora sindaco Piero Tosi. A favore avevano votato la maggioranza e la Lega; i consiglieri dei gruppi Polo e Viva Luino Viva si erano astenuti. 

Canton Ticino, a Rancate sculture lignee dal XII al XVIII secolo

Alla Pinacoteca Zust, dal 16 ottobre 2016 al 22 gennaio 2017, mostra di madonne, crocifissi, compianti, busti e polittici di musei, chiese e monasteri ticinesi allestita da Mario Botta
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Una carrellata di sculture di legno dal XII al XVIII secolo allestita da Mario Botta a Rancate (Mendrisio). È la mostra di madonne, crocifissi, compianti, busti, polittici e anche un presepe provenienti da musei, chiese e monasteri del territorio ticinese ed esposti dal 16 ottobre 2016 al 22 gennaio 2017 alla Pinacoteca Züst.
Le opere testimoniano una tradizione artistica che raggiunse spesso vertici europei. Furono realizzate dagli stessi artisti attivi a Milano e nelle altre città dell’attuale Lombardia, ma anche nelle regioni oggi conosciute come Piemonte, Liguria, Romagna. In mostra giungono dopo una revisione e talvolta restauri eseguiti in collaborazione con l’Ufficio dei beni culturali cantonale.
La rassegna è stata curata da Edoardo Villata, affiancato dagli studiosi (svizzeri e italiani) Lara Calderari, Laura Damiani Cabrini, Matteo Facchi, Claudia Gaggetta, Anastasia Gilardi, don Claudio Premoli, Federica Siddi.
Informazioni: Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, Rancate (Mendrisio), tel. +41(0)91.816.4791; decs-pinacoteca.zuest@ti.ch; www.ti.ch/zuest.
Orari: da martedì a venerdì: 9-12 / 14-18; sabato, domenica e festivi: 10-12 / 14-18. Chiuso: il lunedì; 24, 25 e 31/12; aperto: 1/11; 8, 26/12; 1, 6/01. Biglietti: intero 10 chf (si accettano euro); ridotto (pensionati, studenti, gruppi) 8. Visite guidate anche fuori orario su prenotazione.  

Milano, mostra su Antonia Pozzi fotografa

Allo Spazio Oberdan esposti fino al 6 gennaio 450 fotografie e sei filmini custoditi dal Centro Internazionale Insubrico di Varese
Dalla mostra “Sopra il Nudo Cuore"

Materiali fotografici inediti di Antonia Pozzi (Milano, 1912-1938), una delle più alte voci della poesia novecentesca, saranno esposti, a cura di Giovanna Calvenzi e Ludovica Pellegatta, a Milano nello Spazio Oberdan della Fondazione Cineteca Italiana. Fino al 6 gennaio 2016 si potranno vedere circa 450 immagini realizzate da Antonia nell’amata Pasturo, sulle Dolomiti, e durante i suoi viaggi, a Milano, in città e nei circoli culturali, ma anche nelle zone povere e periferiche, tra i bambini, i mercati e le botteghe degli antichi mestieri.
La mostra “Sopra il Nudo Cuore. Fotografie e film di Antonia Pozzi” è stata realizzata dal Centro Internazionale Insubrico “C. Cattaneo” e “G. Preti” dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese, in collaborazione con la Fondazione Cineteca Italiana di Milano, Regione Lombardia, Comune di Milano, Città metropolitana di Milano.

PIANURA PADANA E “SCUOLA DI MILANO”
Molte delle fotografie, custodite dall’Università degli Studi dell’Insubria a Varese, sono state realizzate dalla Pozzi negli ultimi anni della sua breve vita, quando intendeva documentare i lavori agricoli per scrivere una storia della Pianura Padana, prestando particolare attenzione anche alla presenza femminile e a quella dei bambini.
I visitatori potranno immergersi nel suo mondo, nei suoi ambienti connessi alla “Scuola di Milano” legata al magistero di Antonio Banfi e i suoi migliori allievi (Enzo Paci, Remo Cantoni, Dino Formaggio, Giulio Preti, Daria Menicanti, Vittorio Sereni), che rivivranno anche grazie a postazioni interattive. Inoltre, la mostra presenterà una selezione dei sei film inediti in formato super8 girati da Antonia e da suo padre.

QUINDICI ARCHIVI
Il Centro Internazionale Insubrico ha voluto organizzare a Milano questa prima grande mostra delle foto inedite di Antonia Pozzi allo scopo di far conoscere al grande pubblico la presenza a Varese dello straordinario archivio della poeta milanese. «L’archivio Pozzi - ha spiegato il direttore scientifico Fabio Minazzi - si intreccia con gli altri quindici archivi conservati e studiati presso il Centro Internazionale Insubrico di Varese.
Allo stato attuale, questo Centro varesino si configura, effettivamente, come uno spazio di ricerca di riferimento nazionale giacché conserva una significativa quantità di rari e preziosi documenti attinenti alla storia della “Scuola di Milano” e di tutte le sue varie vicende, poetiche, filosofiche, storiche e umane».

RASSEGNA CINEMATOGRAFICA
Accompagnerà la mostra una rassegna cinematografica di sessanta tra documentari, corti e lungometraggi legati alla figura umana e artistica di Antonia Pozzi, con riferimento in particolare alla fotografia, alla poesia e agli anni Trenta.
Tra gli eventi speciali figurano in programma: il recital “L’infinita speranza di un ritorno. Vita e poesie di Antonia Pozzi”, con Elisabetta Vergani e Filippo Fanò; il concerto “Le parole e le musiche dell’educazione sentimentale italiana nel Ventennio”, Con Fulvia Maldini, Giorgio Penotti e Rudi Bargioni; il concerto “Per Antonia”, con le improvvisazioni jazz al pianoforte di Antonio Zambrini sui filmati in 8mm di Antonia Pozzi.
Ulteriori info sul sito web: www.cinetecamilano.it 

Somma Lombardo, un secolo sulle ali della Siai Marchetti

A Volandia ripercorsa la storia dell’azienda sestese

A Volandia c’è anche l’idrovolante SM 80 bis tra le circa 100 macchine esposte o in fase di restauro. Di proprietà della Provincia Autonoma di Trento, resterà per lungo tempo nei padiglioni di Vizzola Ticino, a fianco di altri gioielli della Siai Marchetti, fondata a Sesto Calende (Varese) nell'agosto del 1915.
All’azienda aeronautica il Museo del Volo di Somma Lombardo (Varese) ha dedicato, sabato 26 settembre, un incontro pubblico diretto a celebrare il “Centenario Siai Marchetti. Testimonianza e conferma della simbiosi tra industria aeronautica e territorio”. Accolti dal presidente Marco Reguzzoni, sono, tra gli altri, intervenuti il capo di stato maggiore dell'Aeronautica, generale Pasquale Preziosa, il presidente di Confindustria Univa Riccardo Comerio, il sindaco di Sesto Calende Marco Colombo e il presidente del Comitato per il Centenario, Giuseppe Orsi.

Migliaia erano, una volta, i lavoratori Siai e a tutt'oggi non esiste famiglia sestese che non abbia avuto un genitore o un parente nell’azienda, alla quale rimangono legate indimenticabili imprese aeronautiche. Celebri sono la Crociera Atlantica di Italo Balbo, i coraggiosi Raid intorno al mondo o le competizioni aviatorie come la Parigi Istres Damasco, realizzate dagli ultimi prodotti usciti dagli stabilimenti di Vergiate e Sesto Calende.
Il marchio Siai Marchetti ha accompagnato – e accompagna ancora oggi - macchine sempre tecnologicamente avanzate, dai bombardieri SM72 al Siai Marchetti SF 260, che nelle sue diverse e numerose varianti è l'apparecchio italiano più costruito dal dopoguerra ed è tuttora, dopo circa cinquant'anni, in produzione presso Alenia. A conferma della qualità del prodotto Siai, va - sempre nel settore addestramento avanzato - anche ricordato il Siai 211. Primo e ultimo velivolo a reazione progettato, oltre ad avere avuto un notevole successo commerciale all'estero, sarà il futuro aereo che sostituirà i Macchi MB339 della Pattuglia acrobatica italiana.
La Fondazione Museo dell’Aeronautica è impegnata a diffondere la cultura aeronautica nel territorio e, tra le molteplici iniziative, Volandia punta anche a un traguardo speciale per la Siai Marchetti. È una replica del più importante aereo mai realizzato in Italia, il Siai 55, quale testimone della storica fabbrica. Il comitato scientifico, guidato da Claudio Tovaglieri, sta raccogliendo un diffuso desiderio di costituire un gruppo di lavoro che esamini la fattibilità del progetto. 

Milano, uno sconosciuto Leonardo tra cibo e vigna

Due diversi progetti hanno portato a riscoprire una sua vigna vicina al Cenacolo e gli scritti su cibo e natura
Casa Atellani
Vigna  di Leonardo

Di Leonardo pittore, architetto, ingegnere, scenografo, scrittore e via elencando si sa un po’ tutti, ma di Leonardo vignaiolo e cultore del cibo sicuramente in molto meno. A gettare luce su questi altri aspetti del genio vinciano è la mole di iniziative sollecitate da Expo non solo da Palazzo Reale al Castello, dai Navigli alla Galleria, ma anche da Palazzo Bagatti a Palazzo degli Atellani.
Al rapporto tra Leonardo da Vinci e Milano la Regione Lombardia ha dedicato una articolata serie di iniziative culturali. Il panorama abbraccia l'opera di ingegneria sulle vie d'acqua in collaborazione con la società Navigli Lombardi. A cura dell' “ambasciatore delle Belle Arti” Vittorio Sgarbi sono stati allestiti alcuni padiglioni sul Cenacolo di Santa Maria delle Grazie e la preziosa esposizione della Bella Principessa.
A questi eventi si aggiunge la particolare iniziativa “E Leonardo Parlò-Cibo e natura negli scritti del genio di Vinci”, una serie di letture/recitazioni di opere vinciane sul cibo e la natura, realizzate in collaborazione con il Museo della Scienza e della Tecnica, Randastad spa, Il Sole 24ore, Centro sperimentale di Cinematografia-Lombardia e Museo Bagatti Valsecchi.

IL GENIO E IL CIBO - Si tratta di una serie di letture/recitazioni di opere vinciane che hanno come tema il Cibo e la natura tratti da 'Il Bestiario' e 'Le Novelle'. Buona parte di questi testi raccontano di tematiche legate al cibo e alla natura. Pur essendo brevi, sono assolutamente gustosi anche dal punto di vista dell'ironia e della acutezza intellettuale.
La preferenza è ricaduta su 'Scritti Scelti' riportati in un agile volumetto pubblicato nell'edizione 'Gli indispensabili' e curato dal gruppo editoriale 'Il Sole 24ore'. Di questo volume sono stati selezionati i seguenti componimenti: dal 'BESTIARIO': Amore di virtù, Gratitudine, Ingratitudine, Crudeltà, Liberalità, Giustizia, Fedeltà ovver lialtà, Falsità, Busia, Fortezza, Magnanimità, Vana gloria, Umiltà, Superbia, Gola, Lussuria, Ostriga: pel tradimento Coccodrillo: ipocresia, Lione, Taranta, Correzione, Astinenza, Castità.
Dalle 'NOVELLE' sono tratti i brani: La penitenza dell'acqua, L'inchiostro e la carta, L'alloro, il mirto, il pero, La farfalla e la fiamma della candela, La fiamma e la candela, Il ragno e il grappolo d'uva, Il cedro ambizioso, Il fuoco superbo e il paiolo, L'ostrica, il topo e la gatta, La vite e l'albero vecchio, La penna e il temperino, La vendetta del vino, Il merlo e il rovistico, La scimma e l'uccellino, La rete e i pesci, La noce e il campanile, La pulce sul cane.
Le letture/recitazioni, affidate agli attori Giulia Faggioni, Daniele Monachella e Francesco Wolf, sono state videoregistrate nel Museo Bagatti Valsecchi. Il materiale è realizzato nel formato adatto per la trasmissione sul web e sarà messo a disposizione di scuole, enti musei e di tutti coloro che vorranno usufruirne.

LA VIGNA DI LEONARDO
Ma la sorpresa maggiore sulla figura del grande genio toscano è sicuramente “La vigna di Leonardo”, ritornata a piena vita e bellezza nella Casa degli Atellani, vicina a S. Maria delle Grazie. Un progetto realizzato in collaborazione con Confagricoltura e RaiCom ha riscoperto e ripristinato un fazzoletto di terra donato dal duca di Milano Ludovico il Moro a Leonardo a riconoscimento dei suoi capolavori e delle sue varie opere per Milano.
Lo splendido palazzo sorge in corso Magenta 65 e custodisce pitture antiche di scuola del Luini mescolate con restauri di Piero Portaluppi. Il passaparola sulla apertura è stato rapido. Nel giro di pochi giorni si sono create file di visitatori, incantati dalla bellezza e dalla suggestione del sito. 

Sacro Monte di Varese, riapre la Casa Museo Pogliaghi, lo scultore del Portale del Duomo

La Casa Museo di Lodovico Pogliaghi, al Sacro Monte di Varese, dal 10 maggio torna alla collettività. Il pubblico potrà dopo 23 anni inoltrarsi nella splendida dimora, luogo d'arte e di pensiero, che Pogliaghi, affascinato dalla bellezza dei luoghi, predispose come propria abitazione. La colmò di sé stesso, di eclettica genialità artistica e di quella storia che prediligeva. Testimonianza di ciò sono, oltre la progettazione delle strutture, le collezioni che popolano la casa, dall'archeologia al Liberty, dal sacro al profano, dall'Oriente all'Occidente.
Il visitatore ammirerà reperti egizi, etruschi e di epoca greco-romana, opere del Rinascimento e di epoca barocca (anche statue lignee del XV e XVI secolo, una scultura del Giambologna e tele di Procaccini, Magnasco e Morazzone), una ricca collezione di tessuti antichi europei e asiatici, arredi... Una messe complessa ed evocativa.
Nato a Milano nel gennaio 1857 dall’ingegnere ferroviario Giuseppe Pogliaghi e da Luigia Merli, entrambi appartenenti a colte famiglie borghesi milanesi, Pogliaghi frequentò il Liceo Parini di Milano per poi iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove fu suo professore Giuseppe Bertini. Fantasia, facilità di esecuzione, ordine e dedizione caratterizzarono la sua opera. Ai dipinti giovanili a carattere religioso e storico – nonché al restauro e alla decorazione di nobili dimore – affiancò presto la produzione scultorea (suo capolavoro il Portale del Duomo di Milano), ambito che più gli riuscì congeniale. Si applicò con finezza ed eleganza anche alla grafica, alla glittica, all’oreficeria e all’arte vetraria. Fu insegnante d’ornato a Brera dal 1891 e fece parte dei più validi consessi artistici. Proprio i gessi della Porta del Duomo di Milano, a grandezza naturale, accolgono nella sala principale della Casa Museo al Sacro Monte. Con essi altri lavori realizzati fino al 1950, anno di morte.


La riapertura avviene per volontà della proprietà, la  Veneranda Biblioteca Ambrosiana. Fondata nel 1607 dal cardinale Federico Borromeo l'istituzione comprende una Accademia di studi a livello mondiale diretta dal prefetto (mons. Franco Buzzi) e coordinata da un Collegio dei Dottori, una pinacoteca tra le più importanti al mondo (si pensi solo al Codice Atlantico di Leonardo), una straordinaria biblioteca. Il finanziamento per il restauro e la messa in sicurezza degli ambienti (100.000 euro ) si deve alla Regione Lombardia nell'ambito di una più ampia valorizzazione del Patrimonio Unesco dei Sacri Monti di Lombardia e Piemonte.


«Questo luogo incantevole – ha sottolineato lunedì 5 l'assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Regione durante l'inaugurazione - ha diversi importanti significati. Tra essi quello di valorizzazione dei luoghi spirituali presenti sul territorio lombardo. Stiamo portando avanti infatti anche una progettualità, in vista di Expo e del dopo Expo, in cui sono presenti, oltre i Sacri Monti, le Vie della Fede di Lecco, la Via Francigena, il Cammino di Sant'Agostino».
«La riapertura delle collezioni della Casa Museo Pogliaghi sostenuta dal costante e appassionato lavoro della Fondazione Pogliaghi - spiega la la Veneranda Biblioteca Ambrosiana nel presentare l'evento- contribuisce a valorizzare la storia e l’attrattività turistica del Sacro Monte di Varese, creando una più stretta connessione con la città di Milano in vista della prossima apertura di Expo 2015. La Casa Museo Lodovico Pogliaghi si aggiunge ad altri luoghi di grande rilevanza culturale nell’ambito della Provincia di Varese. Per questi si auspica la costituzione di una rete di percorribilità e fruibilità turistica, che già si disegna tra gli enti riferiti alla Diocesi di Milano».
La conclusione dell'iter che ha condotto alla riapertura segna così il punto di incontro con la intenzioni stesse di Pogliaghi. La Fondazione infatti fu da lui creata al momento della donazione alla Santa Sede della villa, in modo da coadiuvare la Biblioteca Ambrosiana nella conservazione della casa e delle raccolte.

APERTURA AL PUBBLICO - La Casa Museo Pogliaghi (Via Beata Giuliana 5, Santa Maria del Monte in Varese ) resterà aperta e visitabile dalle 9 alle 18 il sabato e la domenica e su appuntamento durante la settimana. Per l'accesso alle collezioni è previsto un biglietto d'ingresso di 4 euro (biglietto ridotto a 3 euro per studenti in visita di scolastica e gruppi, biglietto famiglia per due adulti e due bambini a 10 euro). È stato inoltre stipulato un accordo con il vicino Museo Baroffo, per permettere ai visitatori del Sacro Monte di accedere ad entrambi i musei usufruendo di un biglietto cumulativo di 5 euro.
INFO A partire dal 10 maggio 2014. info@casamuseopogliaghi.it 328.8377206 Twitter @CasaPogliaghi  

Piazza Scala, al maestro Abbado l'ultimo saluto della Milano democratica nel Giorno della memoria

Piazza Scala per Abbado 27 gennaio 2014

Lunedì 27 gennaio, in un tardo pomeriggio molto milanese - freddo ma non freddissimo, umido ma sopportabilmente -, molto milanese non solo per le temperature ma anche perché la popolazione - dai luoghi comuni spesso dipinta tiepida se non freddina, frettolosa, quasi distratta nel suo essere gran produttrice di lavoro - ha fatto quello che sempre ha fatto nei tempi storici della sua anima, s'è raccolta. Chi poteva, fisicamente; col sentimento, un'altra infinità. Migliaia di persone – si dice più di ottomila – sono accorse nella piazza icona di Milano, davanti al Teatro alla Scala, le strade del centro chiuse al traffico.
Milano, e con lei l'Italia, qui davano il loro saluto al maestro Claudio Abbado, scomparso il 20 gennaio. A teatro vuoto e porte aperte, come vuole la tradizione scaligera nei confronti dei suoi direttori musicali. In modo che la musica che non conosce confini ed è di tutti su tutti fluisca, senza discriminazioni.

La piazza ha indossato il suo colore d'imbrunire invernale e qualcosa di più, una rete di fili simbolici intrecciati stretti stretti in sentimento di unità e appartenenza. Perché il 27 gennaio è anche il Giorno della Memoria, in cui si ricordano le vittime della Shoah e la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. Abbado, uomo di libertà e democrazia, si è spento a Bologna, città profondamente antifascista. A dirigere la Filarmonica nella Marcia funebre dalla terza Sinfonia "Eroica" di Beethoven era quel prodigioso Daniel Barenboim, di origini ebraiche, capace di creare una orchestra-mito, la West-Eastern Divan Orchestra, interamente composta da musicisti arabi e israeliani. Al di là di confini, muri, fili spinati.
«Abbado, per sempre», ha scritto sul suo sito il Teatro alla Scala, e poi: «Claudio Abbado ci ha lasciati. Ma alla Scala resterà per sempre. Questo è il suo Teatro: il luogo in cui rimane, concreto e tangibile, il segno del direttore senza confini, del musicista senza preconcetti, dell’uomo di teatro pronto a rischiare, dell’uomo di pensiero aperto al mondo». Tangibile segno.
Nella stessa giornata, e nei giorni precedenti, ex deportati, i coraggiosi Testimoni della Memoria - si chiamano Sami Modiano, Piero Terracina, Stella Levi, Lello Di Segni, Rosa Hannan, Nedo Fiano... - hanno percorso vie, rivisitato testimonianze, incontrato scolaresche, accompagnato persone di ogni ceto ed età perché vedessero di quanto orrore si sono nutriti nazismo e fascismo. Anche loro, i Testimoni della Memoria, sono "tangibile segno". Ogni volta che ricominciano a spiegare rivivono quei lutti, la privazione, la morte, indossano il colore d'imbrunire invernale sul quale però ora non c'è più quello della solitudine.
Elena Ciuti

Le esequie di Franca Rame: un’inutile polemica

Avendo partecipato al funerale di Franca, moglie di mio cugino Dario Fo, ho trovato fuori luogo le polemiche apparse su taluna stampa e nella rappresentazione parziale che ne hanno fornito alcuni media, come se si fossero trattate, più che di esequie, di una sorta di rigurgito di una manifestazione anni ’70. Ma occorre comprendere la rabbia di chi non riesce a tirare avanti e trovò un tempo in Dario e Franca, e oggi forse in Grillo, qualcosa di diverso dalla burocrazia di una certa sinistra istituzionale o della solita variegata e camaleontica casta dominante, nei suoi mutevoli travestimenti, che promette e poi non mantiene, o perlomeno "mantiene se stessa" a spese del Paese.
Volontà di Franca
Certo noi stessi parenti stretti, percorrendo a piedi il corteo, ci sentivamo forse anche un po’ a disagio, per i cori intonati (mentre alcuni milanesi del centro chiudevano le persiane), gli striscioni e gli slogan di chi a proprio modo ha voluto rendere omaggio a quella che considerava una sorta di simbolo, una ‘Madre Coraggio’ sempre schierata sinceramente per la lotta contro l’arroganza dei poteri (e che ha pagato cara e di persona, con lo stupro da parte dei fascisti nel ’73, le continue minacce, il telefono sotto controllo, i contrasti con il PCI, l’interdizione dalla RAI, etc), ma Dario e Jacopo hanno voluto rispettare le indicazioni che Franca aveva annotato in una lettera a Dario, scritta nel 2012 in un momento di sconforto, in cui, pensando a come avrebbe potuto svolgersi il suo funerale, andava immaginando tante donne, con una sciarpa o una veste rossa. Un motivo di nostalgia, più che una dichiarazione di intenti, forse per la delusione e lo sconforto che prova a malincuore chi si è sempre scontrato contro un muro di gomma, ancora saldamente al proprio posto, nonostante decenni di sforzi, di lettere, battaglie, per ottenere giustizia per chi ha subito e subisce ancora soprusi.
Noi parenti e amici stretti forse avremmo preferito una cerimonia più raccolta, privata, ma Franca era un personaggio pubblico, soprattutto nella Milano dei lavoratori «dove la vusa la sirena», e aveva rappresentato, soprattutto negli anni ’70, un riferimento forte per le classi sociali più disagiate.
Solco imploso
Dario e Franca avevano realizzato centinaia di spettacoli gratis per sostenere i lavoratori in difficoltà, ma la forte connotazione di sinistra che li caratterizzava in quei tempi non era certo esauriente e prevalente rispetto all’aspetto artistico e creativo, rappresentando soprattutto un segno dell’epoca, il solco tracciato da un movimento che poi è imploso, perché, come ha fatto giustamente presente Massimo Cacciari in risposta a una mia domanda alla Summer School del 2012 presso la IMF a Luino, si è passati, dal ’68 in poi, dal progetto legittimo, storicamente e potenzialmente innovativo, di un parricidio simbolico (per sostituire una classe dirigente inadeguata e corrotta) a un fratricidio e a una frammentazione disastrosa delle forze di sinistra, che non ha permesso lo sviluppo di una reale socialdemocrazia, bensì la costruzione di due realtà in continuo dissidio, che non comunicavano e non comunicano tra loro (prima tra DC e PC ora tra PD e PDL), sviluppando una diatriba e uno scontro interno che ha impedito di realizzare le riforme e di investire nella crescita, seguendo costantemente una tattica clientelare per assicurarsi le sacche di voti delle varie corporazioni privilegiate, dall’una e dall’altra parte.
A Maccagno l'omaggio a Franca
Per questo il 16 giugno prossimo, domenica sera, alle 20.30 presso l’Auditorium di Maccagno (vedere in sezione Valli Monti Laghi), ho accettato volentieri, coinvolgendo le attrici e collaboratrici di Franca, Marina De Juli e Valeria Ferrario, di partecipare a un omaggio a Franca, che vuole rendere il suo ricordo più realistico e veritiero, vivo e umano. Quello di una donna tenace, amorevole, spesso anche fragile, in grado di sostenere per anni tantissime esperienze teatrali, scelte civili, battaglie parlamentari, senza mai perdersi d’animo, ma anche moglie e nonna esemplare.
Quelle stesse battaglie parlamentari e civili che solo oggi sono all’ordine del giorno nelle agende politiche, dopo venti, trent’anni di appelli inascoltati, sulla violenza alle donne, il trattamento carcerario, le trattative tra Stato e mafia, i diritti degli ultimi ad avere una vita dignitosa, come i diversamente abili, con una campagna per l’acquisto di centinaia di pullmini speciali per il loro trasporto, che dura dal ricevimento del premio Nobel a Dario, fino a oggi, in cui come sempre i cittadini si sono dovuti sostituire a uno Stato inadempiente.
Dopo gli interventi di Marina De Juli e Valeria Ferrario, che leggeranno e interpreteranno alcuni brani significativi del repertorio di Franca, inediti e no, vi sarà la proiezione de ‘Lo Svitato’ strano e simpatico film di Lizzani del ’56, con Dario e Franca agli inizi della loro folgorante carriera. L’ingresso ovviamente è libero e nessuno recepisce alcun compenso, anzi ci mette del suo, a cominciare dagli amministratori.
Davide Rota

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