Edizione n.32 di mercoledì 16 agosto 2017

Ipazia e le sue amiche

Somma Lombardo, Paola Del Din al Castello Visconti di San Vito

La Medaglia d'oro al Valor militare è stata ospite di un Intermeeting Lions–Rotary
Somma L.,Intermeeting

«Non avere paura nella vita». È il monito di una “ragazza” di 92 anni, laurea in Lettere all'Università di Padova, ex insegnante di scuole medie, prima donna paracadutista della Resistenza, Medaglia d'oro al valor militare.
Si chiama Paola Del Din, è nata a Pieve di Cadore il 22 agosto 1923 e giovedì 28 aprile è stata ospite di un Intermeeting Lions–Rotary al Castello Visconti di San Vito di Somma Lombardo. Nel presentarla ai 200 ospiti il colonnello Giancarlo Martini ha annunciato che sarà insignita della carica di presidente del Comitato Medaglie d'Oro.
La storia di Paola Del Din è ricca di colpi di scena e di gesti eroici. Si è appena laureata quando, sopravvenuto l'armistizio, entra nelle file della Resistenza veneta con il fratello Renato, che sarebbe caduto pochi mesi dopo a Tolmezzo, durante una temeraria azione contro una caserma della milizia fascista.
LA STAFFETTA “RENATA”
Dopo la morte del fratello, Paola Del Din s'impegna ancor più nella lotta antifascista. Con il nome di "Renata" svolge rischiosi incarichi, come staffetta e informatrice, sino a che non riesce a raggiungere fortunosamente gli Alleati a Firenze, custodendo importanti documenti. Diventata paracadutista, "Renata" prende parte a undici voli di guerra. Chiede e ottiene che gli inglesi liberino e facciano tornare in Italia il padre Prospero, ufficiale degli alpini prigioniero in India.
Alla vigilia della Liberazione si fa portare in aereo su una zona del Friuli, dove deve prendere contatto con una missione alleata. Tocca terra in malo modo, «ho preso una bella insaccata» - racconta - e la caduta le costa la frattura a una caviglia, ma riesce faticosamente a raggiungere i partigiani e a consegnare a chi di dovere i documenti. Negli ultimi giorni della guerra di liberazione, ancora claudicante, attraversa a più riprese le linee di combattimento, per portare messaggi ai reparti alleati in avanzata.
Dopo la Liberazione, vinta una borsa di studio, se ne va negli Stati Uniti. In Italia, si dedica all'insegnamento nelle scuole medie. Nel 1957 viene insignita della massima ricompensa militare italiana con questa motivazione: "Bellissima figura di partigiana, seppe in ogni circostanza assolvere con rara capacità e virile ardimento i compiti affidatile, dimostrando sempre elevato spirito di sacrificio e sconfinata dedizione alla causa della libertà".
STRADA PER VIENNA
A Somma Lombardo Paola Del Din ricorda alcuni momenti della sua vita.
«Nel luglio ‘44 sono stata contattata per portare delle carte al Sud, avevo soli 21 anni e stavo studiando per laurearmi in Glottologia. Devo andare in missione per oltrepassare le linee nemiche. Prima meta era Firenze, dove ho approfittato di automezzi tedeschi: un camion, un traghetto sul Po, persino un’ambulanza. Così ho regalato ai tedeschi qualche pacchetto di sigarette Eva, della frutta fresca. Avevo le trecce e un viso fresco di una ragazzina, non mi hanno mai torto un capello o mancato di rispetto. Senza paura e raccontando sempre le stesse storie, perché non bisogna mai cambiare per non cadere in contraddizione, sono riuscita a raggiungere il comando avanzato alleato e consegnare i documenti top secret».
Piú tardi si seppe che riguardavano un eventuale sbarco sulla costa, nel golfo di Trieste, per aprire la strada agli Alleati verso Vienna. 

Palazzo Strozzi Foundation USA, Nkosazana Dlamini-Zuma "Donna rinascimentale" dell'anno

 Palazzo Strozzi Foundation USA,  Nkosazana Dlamini-Zuma "Donna rinascimentale" dell'anno

Alla presidente della Commissione dell’Unione Africana, Nkosazana Dlamini-Zuma, in Italia su invito della Palazzo Strozzi Foundation USA, è stato assegnato il premio "Renaissance Woman of the year 2012”. Nkosazana Dlamini-Zuma, tra gli ospiti d'onore alla prima dell’opera Lohengrin di Richard Wagner, che al Teatro alla Scala di Milano venerdì 7 dicembre ha inaugurato la stagione operistica 2012/2013, è poi stata accompagnata a Firenze. Qui domenica 9 le è stato conferito il premio dal sindaco Matteo Renzi nel corso di una cena di gala organizzata a Palazzo Vecchio, Salone dei’500, presenti il ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri e gli ambasciatori africani a Roma.
Il premio, alla seconda edizione, è stato istituito dal consiglio di amministrazione della Palazzo Strozzi Foundation USA, organizzazione non-profit 501- c-3 con sede a New York. Ogni anno seleziona una persona che abbia dato corpo a valori di umanesimo, tolleranza, libertà, dialogo globale, lasciando impatto profondo in campi diversi.
Nkosazana Dlamini-Zuma è in ogni sua manifestazione vera Donna del Rinascimento. Ha avuto una partecipazione attiva nel movimento anti-apartheid lavorando a stretto contatto con Nelson Mandela, ha effettuato studi in botanica e zoologia e ha conseguito una laurea in medicina che l’ha portata ad effettuare ricerche specializzate contro le malattie tropicali infantili dei paesi tropicali. Ha lavorato nel settore del no-profit e per il Governo sudafricano come ministro degli affari esteri, responsabile del “Renaissance Push” del governo di Thabo Mbeki, più recentemente è stata ministro dell’Interno fino alla sua recente elezione a “Chairperson” (presidente) della Commissione dell'Unione degli Stati Africani.  

Alessandra Gatti, premio per la Fisica “Emmy Noether”

Milanese, è ricercatrice dell’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del Cnr e svolge le sue ricerche all’Università dell’Insubria a Como
Alessandra Gatti

È andato ad Alessandra Gatti, milanese, classe ’64, il premio per la Fisica “Distinction for Woman in Physics Emmy Noether”, intitolato alla più grande matematica di tutti i tempi e attribuito semestralmente dalla Società Europea di Fisica (Eps).
Il riconoscimento tiene conto dei suoi studi teorici nell’ambito dell’ottica quantistica per avere introdotto i concetti di “Quantum images” e di “Entanglement spaziale”. La cerimonia di premiazione si svolgerà il 14 maggio a Monaco (Germania).
Ricercatrice all’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del Cnr e allieva e collaboratrice del professor Luigi Lugiato, Gatti attualmente coordina il gruppo di Ottica Quantistica Teorica dell’Università dell’Insubria, al Dipartimento di Scienza e Alta tecnologia di Como. Ha scritto oltre 100 pubblicazioni e di recente ha coordinato il progetto internazionale “Hideas” finanziato dalla Commissione Europea.  

Gavirate, in porto la nave delle “Strie insubri”

Concluso il progetto della Cooperativa Sociale Arnia dedicato alle persecuzioni alle streghe in terra insubre
Stria Santuccio

Si parla – e si studia – continuamente delle benemerenze degli apparati ecclesiastici nel corso dei secoli, molto meno – non senza difficoltà – delle loro violenze perpetrate con inaudita ferocia contro le donne. E non solo nei “secoli bui” del Medioevo ma anche – e forse più - in pieno splendore rinascimentale.
Eppure, anche alle nostre latitudini e non solo in quella della Liguria, la storia quotidiana ricorda episodi mostruosi di oscurantismo ai danni delle “streghe”. Noto è il processo del 1587/89 alle streghe di Triora, in quel di Imperia, molto di meno – e sempre ad opera di pochi addetti ai lavori – quelli di analoghi casi consumatisi in zona prealpina.
A sollevare il velo dell'oblio su vicende delle terre prealpine è stata recentemente la Cooperativa Sociale Arnia di Gavirate con il progetto “Stria - Persecuzioni in terra insubre”, sostenuto dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus e da poco giunto al termine.
La compagnia dapprima ha condotto una ricerca storica sul territorio insubre, con particolare riferimento alla zona di Varese fino al confine con il Cantone Ticino e al confine con la Provincia di Milano dall’altra. Un territorio, questo, che fu protagonista di numerosi processi della Santa Inquisizione e di episodi di caccia alle streghe, sin dai primi del ‘500. Poi, di lì, ha allestito uno spettacolo, che ha utilizzato la tecnica della narrazione e ha avuto la peculiarità di inserire «la scrittura drammaturgica in una drammaturgia musicale dove la musica non è solo un contorno ma assume una funzione narrativa».
Le rappresentazioni hanno avuto luogo il 21 giugno 2015 a Gavirate, il 29 luglio a Varese al Salone Estense, l'11 settembre a Jerago con Orago presso la Chiesa di Piazza S. Giorgio e il 27 novembre al Teatro Santuccio a Varese. «I risultati – hanno commentato alla fine i promotori - sono stati molteplici. In particolare, si è raggiunto l’obiettivo di coniugare storia, arte e identità locale, proiettando i fruitori del progetto in una dimensione propria geograficamente ma lontana nel tempo, facendo rivivere in loro le emozioni di questa terra». 

8 Marzo: per non dimenticare

Sembra opportuno ricordare o far conoscere Elisabeth Cady Stanton (1815-1902), considerata la leader del primo movimento femminista statunitense, autrice della Dichiarazione dei Sentimenti, pronunciata ed approvata alla Convenzione sui Diritti delle Donne, passata alla storia come Convenzione di Seneca Falls (1848).
Sono sue queste parole, «Chi, vi chiedo, può prendere, osare prendere su di sé i diritti, i doveri, le responsabilità di un'altra anima umana?»
Parole che la storica Anna Rossi Doria, l'intellettuale più stimata ed influente nell'universo politico femminile negli anni '70-'90, recentemente scomparsa, volle stampate sulla copertina di uno dei suoi libri più noti “Le donne nella modernità”.
Come commento, a guisa di controcanto, riportiamo il contenuto di una poesia satirica sulle donne di Seneca Falls.

Si son fatte le idee di voler parlare di sé
e brandiscono la Bibbia e la penna.
Son salite sul rostro, quelle elfi-megere
e -orrendo- parlano agli uomini!
Senza sbiancare vengono davanti a noi
ad arringarci, dicono, a favore degli sciocchi.
La cultura delle nostre nonne consisteva un tempo
nello stender la tovaglia sulle loro tavole generose,
nel far girare la conocchia o lavare il pavimento
e nell'obbedire il volere dei loro Signori.
Adesso le signore possono ragionare, pensare e dibattere
tanto che l'obbedienza è fuori moda.

I nostri saggi hanno cercato invano di esorcizzare
i loro spiriti turbolenti:
è come avere a che fare con il mare che non ha catene
o come voler conquistare l'etere con la spada.
Come i diavoli di Milton si rialzano dopo ogni colpo
e con spirito invitto insultano il nemico...

Per ridere un po' ma anche per meditare...

Jolanda Leccese
della Società Italiana delle Letterate  

Le donne nella vita pubblica luinese

Ripercorsa giovedì 10 marzo a Palazzo Serbelloni la partecipazione femminile alle attività politiche e sociali in settant’anni

A Palazzo Serbelloni, giovedì 10 marzo, i settant'anni di voto alle donne sono stati il motivo conduttore di un evento organizzato dall’amministrazione comunale e salutato dalla presidente nazionale dell'associazione internazionale UN WOMEN, Simone Ovart, con un messaggio di partecipazione e auspicio di collaborazione. Oltre alle amministratrici attuali, erano presenti anche le ex consigliere Marta Alfarano, Carla Dho (prima assessora ai servizi sociali), Annamaria Cerutti Maserati, Paola Maserati, Eugenia Natuzzi e Rosaria Torri, alle quali è stato consegnato un piccolo ricordo per il loro impegno confezionato con i colori comunali azzurro e giallo.
In apertura il sindaco Andrea Pellicini ha presentato le amministratrici comunali e ha dato la parola all'assessora Caterina Franzetti, che ha approfondito la dimensione locale della presenza femminile nelle istituzioni, ricordando alcune figure importanti per la società luinese. Sono poi intervenute le consigliere Simona Ronchi sulla dimensione giuridica del diritto al voto, Enrica Nogara sulle donne coraggiose nelle istituzioni italiane, Giovanna Ballinari sulle donne di spicco nel panorama internazionale, Laura Frulli su significato simbolico della mimosa e l’assessora Alessandra Miglio sulla storia dei diritti politici femminili in Europa e in Italia.
Riportiamo l’intervento di Caterina Franzetti sulla partecipazione femminile alla vita pubblica luinese.

10 MARZO 1946, LA PRIMA VOLTA
DELLE DONNE AL VOTO IN ITALIA
Esattamente 70 anni fa le donne si recavano alle urne

Il 10 marzo ricorre un anniversario particolare per il diritto di voto alle donne.
Nello stesso giorno del 1946 infatti si svolsero le prime elezioni amministrative e per la prima volta in Italia le donne andarono alle urne in 436 Comuni (le prime elezioni politiche, il referendum istituzionale monarchia-repubblica, si tennero il 2 Giugno 1946).
Un risultato quello del voto alle donne, che era stato raggiunto il 31/1/1945 quando fu emesso il decreto legislativo che sancì il suffragio universale, pubblicato il 1° febbraio. Nel decreto non era però prevista l’eleggibilità delle donne che verrà sancita solo con decreto del 10 marzo 1946. Per la prima volta nel nostro Paese le donne poterono esercitare il loro diritto che le italiane conquistano molto tempo dopo rispetto ad altre nazioni, si pensi, in nuova Zelanda, le donne votano dal 1893.
PRIMO VOTO ALLE DONNE A LUINO
Se il 10 marzo 1946 fu la data in cui le donne si recavano alle urne, quale fu la data per le donne di Luino? Le elezioni si svolsero il 31 marzo 1946 e il risultato portò all’elezione del sindaco Socrate Mari e in giunta Francesco Pozzi, Renzo Travasoni, Giuseppe Castagneri, Giovanni Dozzio effettivi, Emilio Pilone, Domenico Rossi supplenti.
Ricercando negli archivi, passerà molto tempo prima che si affacci un nome femminile. La ricerca mi ha portata a constatare quanto fossero di breve durata le giunte. Infatti il sindaco Socrate Mari a meno di un anno si dimetterà e subentrerà Giuseppe Castagneri. Questi nomi diranno poco ai giovani: il sindaco Castagneri rimane come colui che ha pavimentato con il porfido piazza Risorgimento.
Ho peraltro fatto una ricerca fra le donne che nel lontano 1946 qui a Luino hanno votato per la prima volta. Una lucidissima signora nata nel 1919 così mi ha raccontato: «Eravamo in tante, tutte fuori dal portone delle Scuole medie già al mattino alle 6 ad aspettare per capire cos’era il voto. Non sapevamo nulla, ma convinte che stava cambiando il vento sapevamo di venir fuori da una condizione di inferiorità, potevamo esprimerci fuori dalle pareti domestiche, per la prima volta eravamo tutte sullo stesso piano ricche e povere, analfabete e scolarizzate».
Noi dell’attuale consiglio comunale abbiamo scelto di ricordare questa giornata dei 70 anni affinché rimanga una traccia significativa, bypassando feste commerciali di celebrazioni che durano un giorno mentre siamo attive per tutto l’anno fra gli impegni amministrativi, quelli dei figli, dei nipoti, del lavoro. Dietro il manifesto ”Tutte dentro la storia”, c’è il nostro impegno, con i nostri limiti, quello di essere cittadine consapevoli del ruolo nella società.
Perché lo facciamo? Perché mai come oggi, quando l’astensionismo supera i limiti, bisogna ricordare ai giovani, a quanti non hanno più fiducia nella politica, che guadagnare il voto femminile e conquistare il diritto di voto e alla partecipazione è stata una conquista arrivata dopo anni di battaglie.
LE CONSIGLIERE COMUNALI LUINESI
I passi sono lenti. 25 anni dopo – siamo nel 1970 - la prima donna che appare nel nostro consiglio comunale è Gianna Stella, una insegnante elementare. Erano gli anni dove la connotazione politica era nota: nel ‘75-‘82-‘89 Maria Pia Versari Castelli, nel ‘75-‘76 Martino Patrizia (futura preside delle Medie fino a qualche anno fa). C’è poi la direttrice didattica Angela Vanoli Napoli ‘77-‘82. Nell’88 appare la prima lista zoofila-ambientalista e Concetta Saccani entrerà in consiglio comunale, dedicherà tutta la vita ai suoi animali morendo in povertà.
Con l’Amministrazione Minelli c’è anche Annamaria Cerutti Maserati.
Nel 1988/89, con sindaco Volonté, Carla Dho è il primo assessore donna e avrà delega ai servizi sociali.
Dal 1993 in poi arriva una folta partecipazione femminile: Claudia Mandanici, consigliera dal 1993-2000-200; 1995 Marisa Cerutti Testa; 1996/2000 Marta Alfarano si dedicherà alla costituzione delle commissioni con Eugenia Natuzzi; 1996/2000/2005/2015 Caterina Franzetti; 2005 Paola Maserati; 2000 Luciana Capraro; 2010/2015 Alessandra Miglio; 2005 Loredana Amadio; 2010-2015 Simona Ronchi; 2010 Rosaria Torri; 2010-2015 Enrica Nogara; 2015 Giovanna Ballinari e Laura Frulli.
La parità di genere introdotta nelle votazioni recenti porta all’affermazione di noi donne attualmente presenti, dato mai verificato in precedenza. Vorrei citare anche quelle donne che non hanno avuto la possibilità di entrare in consiglio comunale, sottolineare comunque il loro impegno civile nel loro ruolo in quanto il voto di preferenza femminile si è attestato su circa 3000 preferenze “rosa” in tutta la precedente tornata elettorale.
DONNE NEL SOCIALE
Restano ancora lontane alcune conquiste, a partire dagli stipendi come sottolineato dall’Europa, ed è solo dal 1950 il congedo di maternità e dal 1960 le donne vengono ammesse a tutte le professioni.
Parlando di maternità, hanno avuto un ruolo significativo alcune donne di Luino che in collegamento con l’amministrazione hanno avuto un impegno non indifferente.
La puericultrice Enza Soma nel nostro Asilo Nido negli anni ‘50 e ‘60 con la sua bicicletta si recava con qualsiasi condizione climatica nelle nostre valli fino addirittura in Val Veddasca nei consultori a visitare i bambini delle mamme impegnate nelle filature o tessiture. La signora Anna Maria Ratti, presidente dell’asilo Nido Comunale quando era ONMI con il proprio contributo arredò l’attuale Nido.
Non dimentico Anna Maria Cerutti Maserati battagliera sempre presente a sostegno di ciò che riguardava le strutture sociali per bambini, così come Eugenia Natuzzi e Marisa Cerutti Testa.
L’indimenticabile Luigina Tatti nell’amministrazione Zona, un armadio di donna impegnata nell’immediato dopoguerra con la ”minestra del povero”. A quell’epoca l’amministrazione dava rifugio a quanti erano in difficoltà, ospitandoli anche in un dormitorio, dove Luigina lavava e stirava.
Vogliamo anche ricordare Mirella Morzenti Ronchi, presidente della CRI.
IERI E OGGI
Se oggi ricopriamo un ruolo di consigliere, non ci consideriamo donne che ce l’hanno fatta. Siamo consapevoli che ora i momenti della nostra vita si intrecciano con problemi molto gravi, la mancanza di lavoro, di una casa e sinceramente, quelle che ce la fanno, sono le donne che quotidianamente hanno difficoltà a mettere insieme il pranzo e la cena, purtroppo ce ne sono molte.
Ho percorso una breve e veloce storia, magari ho dimenticato qualcuna e me ne scuso, con momenti di nostalgia dovuti forse all’età. Queste persone citate e che personalmente ho conosciuto tutte mi hanno permesso di capire, ricercando fra i documenti, di avere vissuto momenti in cui ci siamo sentite parte di un tutto, ossia la meravigliosa scoperta di appartenere a Luino, dove donne e uomini insieme hanno costituito asili, nidi, centri per disabili, scuole, centri per anziani… e nessuno è mai stato lasciato indietro.
Caterina Franzetti
Assessore ai Servizi sociali  

Varese, all’Ateneo dell’Insubria la memoria storica di Antonia Pozzi

Biblioteca personale e archivio con quaderni, libri fotografie, lettere raccolti nel Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti”
Fabio Minazzi, Graziella Bernabò, suor Onorina Dino, Guido Agostoni
Pagine dall'Archivio

È sorto a Varese nella primavera del 2010 e ha già raccolto migliaia di volumi e una nutrita serie di archivi. Con l’arrivo del Fondo Pozzi, inaugurato il 29 gennaio, il Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” dell’ateneo dell'Insubria vanta ora un patrimonio archivistico e bibliotecario, che, secondo il suo direttore scientifico Fabio Minazzi, «assume un profilo di assoluta eccellenza ed unicità in ambito nazionale».
Manoscritti autografi, lettere, quaderni, fotografie e libri di Antonia Pozzi (Milano 1912-1938) sono stati donati dalla Congregazione Suore del Preziosissimo Sangue di Monza e sistemati nella neonata sede del Centro, inaugurata a fine 2014 nel Collegio Cattaneo, posto dentro il cuore del nuovo Campus di Bizzozero.
Alla presentazione sono intervenuti il rettore dell’Insubria, Alberto Coen Porisini, il professore Fabio Minazzi, suor Onorina Dino della Congregazione Suore del Preziosissimo Sangue e archivista storica della Pozzi, la studiosa della Pozzi Graziella Bernabò e il sindaco di Pasturo Guido Agostoni. Durante la cerimonia è stato illustrato il progetto culturale e civile “Adotta un Archivio”, che prevede anche donazioni libere.

POZZI E LA “SCUOLA DI MILANO”
Antonia Pozzi, come ha scritto Fulvio Papi, professore emerito dell’università di Pavia oltre che rinomato studioso della Pozzi, «dopo il ’34-’35, apparteneva, per studi e frequentazioni, a quel gruppo di giovani intelligenze filosofiche, poetiche e letterarie che oggi comunemente chiamiamo appunto Scuola di Milano». La sua origine risale agli anni Trenta del Novecento, quando intellettuali di varia attività si riunirono attorno al magistero del filosofo Antonio Banfi (1886–1957).
L’archivio di Antonia Pozzi comprende tutti i manoscritti autografi, le lettere, i quaderni, la produzione fotografica, unitamente alla sua biblioteca personale. «La Pozzi, ha dichiarato Minazzi, non fu solo una grande poetessa, ma anche una grande fotografa che ha intrecciato queste due sue passioni con il suo amore per la montagna, la natura e gli uomini colti nella quotidianità della loro vita».
La donazione del fondo al Centro Internazionale Insubrico ha una precisa ragione spiegata da Minazzi. «Il Centro, giunto al suo quinto anno di attività, dispone attualmente di circa diecimila volumi e di una quindicina di archivi, la maggior parte dei quali documentano proprio la storia della “scuola di Milano” nella quale si sono formati studiosi, filosofi e poeti come Giulio Preti, Daria Menicanti, Vittorio Sereni, Antonia Pozzi, Maria Corti, etc.».

ORIGINE DEL CENTRO INSUBRICO
Il Centro Internazionale Insubrico è nato grazie all’acquisizione di due straordinari fondi archivistici: il fondo delle carte autografe di Carlo Cattaneo dall’esilio luganese alla morte, donate dall’avvocato Guido Bersellini di Milano, e il fondo del filosofo pavese Giulio Preti, messo a disposizione da Fabio Minazzi.
Attorno a quest’asse si è aggiunta una serie di archivi concernenti la “Scuola di Milano”. Le acquisizioni spaziano dalle carte dell’Archivio segreto di Antonio Banfi (dal soggiorno berlinese d’inizio secolo fino alla morte) a tutto il Fondo archivistico di un filosofo di levatura europea come il pavese Giulio Preti (1911-1972). L’elenco comprende poi alcune carte inedite di altri eminenti allievi banfiani, come i poeti Vittorio Sereni (1913-1983) e Daria Menicanti (1914-1995), i filosofi Guido Morpurgo-Tagliabue (1907-1997) e Giovanni Vailati (1863-1909), e l’archivio del filosofo vivente Evandro Agazzi.

ARCHIVI E BIBLIOTECHE DEL CENTRO
Questi i principali fondi archivistici e bibliotecari finora pervenuti al Centro varesino:
*Archivio del filosofo e politico Carlo Cattaneo (1801-1869);
*Archivio del filosofo pavese Giulio Preti (1911-1972);
*Archivio segreto del filosofo Antonio Banfi (1886–1957);
*Archivio e Biblioteca della poetessa Antonia Pozzi (1912-1938);
*Biblioteca e Archivio della filosofa Aurelia Monti;
*Biblioteca e Archivio del filosofo Evandro Agazzi;
*Carte inedite del filosofo Giovanni Vailati (1863-1909);
*Carte inedite del poeta luinese Vittorio Sereni (1913-1983);
*Carte inedite del filosofo Guido Morpurgo-Tagliabue;
*Biblioteca ed Archivio del filosofo Bruno Widmar;
*Biblioteca ed Archivio della studiosa di estetica Clementina (Titti) Pozzi;
*Biblioteca del fisico Domenico Tullio Spinella;
*Archivio di cartolettere di vari esponenti della “scuola di Milano” banfiana;
*Biblioteca del filosofo Gabriele Scaramuzza;
*Archivio del filosofo Fulvio Papi;
*Archivio Storico del Territorio del Laghi Varesini.
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Nella foto (da sinistra): Fabio Minazzi, Graziella Bernabò, suor Onorina Dino, Guido Agostoni. 

Rose rosse per Franca Rame

Mercoledì 29 maggio si è spenta a Milano Franca Rame, attrice, scrittrice, nel 2006 anche senatrice per l'Idv, moglie del Premio Nobel Dario Fo e, soprattutto, donna in prima fila per le battaglie sociali e i gravi e difficili temi delle povertà, dell'emarginazione, della violenza, della sopraffazione.
«Chissà quante donne ci saranno ai miei funerali», aveva detto qualche tempo fa in un'intervista alla tv. L'aveva detto con la modestia che la contraddistingueva, ma pur consapevole dopo tanti anni spesi per gli altri della rete di associazionismo e individualità che aveva saputo attrarre, e spesso motivare nella solidarietà o nella reazione. Così è stato. Venerdì 31 maggio, dopo che la camera ardente allestita al Piccolo Teatro era rimasta aperta anche di notte per permettere a tutti l'omaggio, un'onda di donne è accorsa al commiato davanti al Teatro Strehler di Milano. Tutti quelle e quelli che hanno riconosciuto nella costanza di Franca Rame, e nel suo non risparmiarsi, non cedere, e anche non perdere fiducia, la speranza di un'etica possibile.
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Prima il sindaco di Milano Pisapia e il suo partecipe saluto, dopo Jacopo, che racconta una madre-donna così coraggiosa e prodiga da saper trasformare lo stupro subito da parte di un manipolo di neofascisti in parola e teatro; non tanto per elaborare il dolore proprio, quanto per raggiungere con quel suo mai sopito dolore altre donne, per smuovere coscienze e torpore. Dario Fo parla per ultimo. E la sua orazione è battito d'ali di un gabbiano che, volando attorno alla sua compagna fermata dal tempo ad altra Dimensione, smuova l'aria e propaghi vibrazioni nel vento e sul lago.
La sua narrazione dice il miracolo della creazione d'arte insieme, di una vita trascorsa per sessant'anni fianco a fianco, a tessere una tela quotidiana in cui l'una dall'altro non si sarebbero potuti distinguere, né scindere, eppure in cui ciascuno dei due è stato unico, diverso e inconfondibile.
Il testo, il teatro, gli ideali e le idee sono stati vita e sintesi del loro essere, per Rame e Fo, e come sintesi di teatro-vita si sono liberati nel commiato di Dario per Franca. Il quale ha offerto a una piazza colorata di fiori bianchi e rose e sciarpe e vesti rossi e piccoli, intimi riferimenti di comuni sentire – perchè così a lei sarebbe piaciuto – la recita/non recita di un'opera che la moglie stava componendo. In cui lei scrive – traendo spunto da rinvenuti documenti apocrifi – di un'Eva non nata dalla costola di Adamo bensì modellata dal Creatore per prima, che preferisce la scelta della morte avendo conosciuto la gioia e la festa e la ricchezza dell'amore invece che l'eternità senza sapere l'amore.
Recita ma non/recita, ancora una volta vita in scena, simbolo e sublimazione, sotto il sipario del cielo, dove due voci si fanno una.
Elena Ciuti

Nelle foto in basso:

1) L'ingresso del Piccolo Teatro di Milano dove è stata allestita la camera ardente e dove sono confluite anche il mattino dei funerali moltissime persone per unirsi al corteo e accompagnare verso Teatro Strehler, luogo del commiato di Dario Fo per la moglie.

2) La targa dell'Anpi all'ingresso del Piccolo di Milano. «Qui tra l'8 Settembre 1943 e il 25 Aprile 1945 hanno subito torture e trovato la morte centinaia di combattenti della libertà prigionieri dei fascisti. Il Piccolo Teatro ha fatto di questo edificio un centro ed un simbolo della rinascita culturale e della vita democratica di Milano. Anpi - Milano 10 aprile 1995».

3) e 4) Dario Fo esce a salutare e ringraziare la folla

5) Cartello di un gruppo di donne: «La miglior donna che ci ha rappresentate»

6) Si avvia il corteo. Con la sciarpa rossa, Jacopo Fo.

7) Teatro Strehler di primo mattino. Qui si svolgerà dopo le 11 il funerale laico di Franca Rame

8) Durante il commiato di Dario Fo

(Pubblichiamo in questa stessa pagina un articolo di Davide Rota dedicato a Franca Rame e Dario Fo apparso sul Corriere del Verbano del marzo 2002). 

La corsa in rosa

Una giornata speciale nella quotidianità metropolitana

Quando la mia amica Roberta mi annunciò al telefono di essersi iscritta alla “Corsa in Rosa” di Milano, su istigazione di Silvana (bella forza, ha partecipato anche alla maratona di New York!), e sollecitò anche la mia partecipazione, fui presa in contropiede e accettai subito.
Cinque chilometri nel centro di Milano per testimoniare contro i tumori femminili, domenica 9 maggio… si poteva fare…
Poi, man mano che passavano i giorni, ero sempre meno convinta. Camminare in città? Non amo l’asfalto e i palazzi grigi. Cinque chilometri in un’ora e mezza? Ero in grado di arrivarci? E poi un raduno di post-femministe-in–tuta-che–vogliono–fare le giovincelle sopra le righe– non mi sconfinferava per nulla…
Quando mi fu recapitato lo zainetto – rosa - con la maglietta – rosa – con il pettorale – rosa – la voglia di scappare a gambe levate si era fatta ancor più concreta. Mi sentivo la classica tardona che fa quello che avrebbe voluto fare trent’anni fa, senza averne avuto il coraggio; o una suffragetta dell’ultima ora, o ancora la provincialotta che va a correre in città per dimostrare di avere ancora qualche freccia nel suo arco…
Certo che non bisogna fasciarsi la testa prima di rompersela, e infatti non avevo azzeccato niente di tutto questo.
La Corsa in Rosa è altro… è di meglio…
E’ un raduno bellissimo di donne di ogni età e di ogni condizione. Splendide ventenni dalle lunghe gambe affusolate fasciate in tutine alla moda; trenta-quarantenni di tutto rispetto, piene di vita e di sorrisi; cinquantenni e oltre, con la grinta di chi ha ancora tutta una vita da vivere, e l’ottimismo e la gioia di ritagliarsi una giornata davvero speciale nella quotidianità incombente…. E poi giovani, medi, anziani accompagnatori che fanno da contorno e fotografano quel nugolo rosa in allegro chiacchierio; turisti capitati per caso nel percorso, che guardano incuriositi e ammirati quello sciamare di farfalle (!) nelle strade di solito austere e intasate dal traffico.
E’ uno sguardo alla città da altri punti di vista…il cortile del Castello, che dopo secoli acquista la gentilezza di migliaia di dame, anche se non in crinolina… il Duomo, la Scala, San Babila… le vie dei negozi… così belle, così colorate, così accoglienti senza l’incubo delle auto…
E palazzi che nascondono giardini segreti, cancelli di ferro battuto, melodie di fontane zampillanti, mai immaginate e mai scoperte nei tempi usuali…
E i vigili agli incroci: placidi, distesi, bonari…
Un mondo nuovo, in una città che non conoscevo e non immaginavo, così trasparente, così rosa, nell’aria libera di una bella domenica di maggio…
Milano 9 maggio 2010
Tiziana Zucchi 

“La donna il lavoro il sogno”, il mondo femminile e la sua forza di trasformazione tra ottocento e novecento

“La donna il lavoro il sogno” è il titolo di un agile e colto volume contenente dodici saggi di autori vari che analizzano l’universo femminile da prospettive differenti e che insieme vanno a costituire l’immagine completa della donna nell’arco di tempo di circa un secolo, tra ottocento e novecento.
Il libro, curato da Enrico Grandesso e Carlo Toniato, presenta cinque capitoli che individuano gli ambiti d’azione, le interferenze, gli apporti, le innovazioni in cui la presenza della donna evidenzia la sua sapientia quale segno che si caratterizza per incisività e non raramente potenza propulsiva alla trasformazione.
Sulla scena del testo si presenta una serie di donne che costituisce l’universo femminile in quanto gli autori dei saggi esprimono tutti gli ambiti in cui la donna viene a trovarsi sia per condizione, sia per scelta di vita.
Il volume si apre con il saggio relativo di Emanuela Favero all’identità – "Dell’identità" – in cui l’autrice individua nel «parlar con l’anima» la caratteristica che connota l’essenza femminile, attribuendo a questo elemento anche la valenza della forza, che si materializza come espressione spogliata da componenti distruttive nella danza: linguaggio di sentimento, testimonianza della modalità femminile di comprendere e generare il mondo.
Due lunghi saggi sono dedicati a “Le coordinate giuridiche” analizzando l’evoluzione durante il secolo scorso della legislazione in rapporto alla tutela di parità, concetto che, qui si sottolinea, prescinde dalle differenze di genere e quindi «potrà in futuro valere anche a tutela del genere maschile, per cui della lotta per la parità fatta dalle donne beneficeranno anche gli uomini.»
Il corpo centrale di “La donna il lavoro il sogno” è occupato da una serie di saggi che presentano la figura femminile nell’ambito della letteratura, sia come ispiratrice di scrittori e poeti, sia come personalità che rivendica attraverso la scrittura un posto proprio e come donna, e come autrice, non dimenticando un aspetto cruciale che riguarda il ruolo dell’emotività nel campo professionale. A tale proposito il saggio di Marcello Bernacchia “Il fuoco che solo consuma: alcune riflessioni su genere e burnout” illustra l’investimento emotivo come fattore determinante nella qualità del lavoro.
Quattro saggi sono dedicati al sogno, alla facoltà onirica di progettare il mondo secondo il canone del sentimento o di quello più bruciante, divorante, della passione, entrambi dichiarazione della responsabilità di entrare nelle cose, così che affiori visibile la dignità del femminile.
Infine, accanto al saggio sull’ironia di cui le donne si dotano per sopravvivere in condizioni infelici, si pone quello sulla donna nell’arte dal Romanticismo fino ai giorni nostri: l’autrice, Barbara Codogno, dopo aver esaminato il femminile come ispiratore in pittura e scultura e come artista, esprime che «Sono i nuovi linguaggi del contemporaneo che permettono alla donna di lasciare liberi i suoi sogni e di manifestarli anche nell’accezione di denuncia verso quel linguaggio “artistico-politico” maschile che ha lungamente esercitato un potere castrante, coercitivo e violento sul genere femminile».
Tutti i saggi hanno il pregio di focalizzare incisivamente il senso e le conseguenze del rapporto che intercorre tra la donna e l’ambito in cui si trova ad agire da protagonista, e in cui porta la sua “sapientia” arcaica, mondo pressoché sconosciuto al maschile, tranne a quello che ha deciso di porre ascolto e attenzione alla complessità trasformativa dell’universo femminile.
Adriana Gloria Marigo

-----“La donna il lavoro il sogno” a cura di Enrico Grandesso e Carlo Toniato, Egon edizioni, pagg. 150, euro 15. 

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