Edizione n.6 di mercoledì 19 febbraio 2020

"Le mani azzurre", il cielo dentro il tunnel

Le mani azzurre

E’ uscito, nello scorso gennaio, per i tipi dell’Editrice Tufani, il romanzo-racconto “Le mani azzurre”. L’autrice, che si cela sotto lo pseudonimo di Leti Loft, narra una storia di donne - in particolare di due di loro, Liana ed Ernesta - e la ambienta in un paese di lago.
Chiare indicazioni (piazza Risorgimento, alcuni negozi, il monumento di Garibaldi, la strada di Creva) sono espliciti riferimenti alla nostra realtà locale. Un paesaggio animato e umanizzato dalla felicità o dal dolore dei protagonisti: “Azzurra, tra i venti che imbarbariscono i monti e le faggete, tra i temporali estivi che scatenano sferzante freddo, compare, scompare, compare, scompare”. Ed ancora: “La luna fece un passo sul vetro dondolando come un’ostrica che si aggiusti bene nella sabbia, decorò il naso e la fronte della donna con una scia di luce”.
Leti Loft si addentra con straordinaria perspicacia nelle pieghe più recondite dell’animo umano, sondandone gli aspetti chiaroscurali, legati qui all’evolversi di una malattia, l’Alzheimer. La narrazione si dipana lungo una traiettoria che conduce verso l’irreversibile abisso dove i ricordi si aggrovigliano e si disperdono in un crepuscolo senza ritorno.
La forma del racconto appare la più appropriata a cogliere l’impossibilità dell’uomo di sottrarsi al suo destino, una sorta di tarlo racchiuso dentro di noi, una potenza disgregatrice contro la quale è inutile combattere. Solo l’umana pietà può essere l’olio che lenisce il dolore delle ferite. La Musa di riferimento dell’autrice può apparire la malinconia, ma è la malinconia delle cose. Attorno, l’ambiente provinciale di un paese di frontiera dove domina il senso del concreto e dell’efficienza ad ogni costo.
Liana, dopo le delusioni amorose che bruciano ancora sulla sua pelle, deve confrontarsi con un mondo ipocrita. Anche la perdita delle persone care, dei genitori, pesa sulle sue spalle come una morte lenta. Il suo stesso carattere però è un gran medico. Una speciale serenità interiore in parte la isola dalla realtà e in parte la sollecita ad affermarsi nel lavoro e nella generosità: quel tanto che basta per alleggerire il carico delle frustrazioni. Una tematica estremamente esposta al rischio di un pessimismo avvilente, che potrebbe scoraggiare il lettore, incline a percorsi più agevoli.
Improvvisamente, però, nel cuore del racconto, si aprono spiragli di “azzurro” - il colore dello spirito - che ripropongono i ricordi lieti di una fanciullezza, percepita come primigenia sorgente degli stili di vita dell’età matura. Ne è un esempio l’esilarante descrizione di una disavventura vissuta dall’io narrante, Emanuela, rimasta sospesa su un elicottero arancione e giallo, bloccato su un tentacolo di un polpo meccanico nel lunapark nei pressi del Baradello (sul Lario?).
Leti Loft dipinge la scena con dovizia di particolari che tuttavia non mortificano la fantasia, ma le restituiscono spazi sconfinati per un gioco senza regole precostituite. Una successione, una sovrapposizione di brevi vicende che costruiscono un caleidoscopio di umanità. Talvolta nei dialoghi risuona l’eco della schietta parlata lombarda, il gusto gergale, ricco di cadenze idiomatiche, non disgiunte da accenti popolareschi.
Si coglie talora, tra le righe, una sentenziosità che nasce da una profonda esperienza di vita: “La buona considerazione andava a quelle che si sposavano. Ma il settanta per cento di loro aveva l’obbligo implicito di diventare madre, altrimenti sarebbe stato bersaglio di preconcetti scaraventati sulle spalle da parentesse e parenti incapaci di farsi i fatti propri”.
Quello di Leti Loft è un inno alle donne ferite o affaticate, al rarefatto mondo delle acque dolci e alla poesia della vita cosi com’è, compresa l’accettazione consapevole della morte, nell’amenità di una visione ultraterrena che non rinuncia ad una sorridente lepidezza.
Un libro che affascina e che si legge in un batter d’occhio: due buoni motivi perché non manchi nelle nostre biblioteche domestiche.
Emilio Rossi