Edizione n.32 di mercoledì 16 agosto 2017

Libri

Giovanni Reale e il suo Platone postumo

A due anni dalla scomparsa l’illustre studioso sarà ricordato da Roberto Radice e Giorgio Ferri con la presentazione del suo “ultimo grande lavoro” - Incontro sabato 15 ottobre (ore 21) nell’ex Colonia elioterapica di Germignaga

A Germignaga, sabato 15 ottobre (ore 21), Giovanni Reale sarà ricordato nel secondo anniversario della morte (Candia Lomellina 15 aprile 1931-Luino 15 ottobre 2014).
Nell’ex Colonia elioterapica il suo “allievo” e docente alla Cattolica Roberto Radice e il cognato Giorgio Ferri presenteranno “l’ultimo grande lavoro” di Reale, undici Dialoghi di Platone sulle virtù, pubblicati postumi. «Questi libri, spiega Ferri, sono stati pubblicati da Bompiani e sono in vendita dalla fine del 2015, ma non sono mai stati presentati in pubblico per le note vicende della casa editrice».  

Oleggio Castello e i suoi secoli

"Oleggio Castello. Luoghi, storie, persone lungo i secoli" (Compagnia della Rocca Edizioni), uscito dopo un lungo lavoro di ricerca, rappresenta il primo tentativo di tracciare una storia complessiva dalla preistoria al Novecento di questa località in provincia di Novara. L'autore Giacomo Fiori, aronese che si occupa di storia locale dall’inizio degli anni Novanta, ha rintracciato la documentazione negli archivi parrocchiale e comunale, in quello comunale di Paruzzaro, all' archivio diocesano di Novara e agli archivi di Stato di Novara, Torino e Verbania. Dall'indagine esce un quadro dettagliato della storia di una piccola comunità agricola con le sue evoluzioni e trasformazioni dall’epoca medioevale a quella moderna, fino all’industrializzazione otto-novecentesca. I collegamenti con la grande storia sono rappresentati, ad esempio, dalle presenza dei Visconti, famiglia che in quest’area ebbe la sua culla e che attraverso il ramo collaterale dei Visconti d’Aragona esercitò qui la propria signoria fino alla fine del XIX secolo. La pubblicazione è corredata da un copioso apparato iconografico.

Milano - Gertrude Stein, l'Avanguardia e il Novecento

Sabato 18 Anna Maria Verna e Giulietta Rovera presenteranno il loro saggio in Libreria Antigone
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Molto si è scritto di Gertrude Stein (Allegheny, Pennsylvania, 1874 - Neuilly-sur-Seine, Francia, 1946) e del suo carisma. Eppure l'indagine su questa straordinaria scrittrice e poeta, biologa, psicologa e filosofa, collezionista (acquistò tele di autori quali Picasso quando ancora il mondo non li apprezzava), così autonoma da rendere famoso il proprio salotto parigino dove le avanguardie si confrontavano, pare sempre lontana dall'essere completa. Un modo non convenzionale di leggere la vicenda di Stein - in America leggenda, in Italia non abbastanza conosciuta - e la sua opera e uno sguardo che mette in luce tutta la sua innovativa complessità (influenzò il teatro sperimentale americano così come la visual art, per tutti basti citare Andy Warhol), giunge dal saggio "Gertrude Stein. Identità e genere, temi di una scrittura magica" (Luciana Tufani Editrice). Lo si deve ad Anna Maria Verna e Giulietta Rovera.
«A Stein - scrivono le autrici - si è riconosciuta subito la straordinaria personalità non la qualità di grande scrittrice. La sua capacità di affascinare veniva utilizzata contro chi ne riconoscesse il valore attribuendo il giudizio alla magia della sua conversazione. Sono state le studiose femministe e il Teatro d’Avanguardia a dare un apporto fondamentale alla comprensione di Stein. Le prime collocando la sua scrittura nelle problematiche di genere, il secondo liberando tutto il potenziale sovversivo della sua visione della scena teatrale. Tali prospettive hanno consentito di cogliere l’importanza di una scrittura che ha avuto profonda influenza su differenti fenomeni culturali del Novecento grazie a una creatività libera e molteplice fonte di un grande piacere intellettuale e di una sorta di euforia della mente».
Anna Maria Verna, già docente di Storia delle donne presso la facoltà di Scienze politiche dell’università di Torino, è autrice di numerose opere nel campo degli Women’s Studies. Tra l'altro ha pubblicato: Donne e cultura, con un’intervista a Simone de Beauvoir (1977); Autonomie politique du féminism italien in «Les Temps Modernes» (1978); Patriarcato e potere nel pensiero politico di Thomas Hobbes e John Locke (1982), Jean-Jacques Rousseau e la nascita del ‘maternage’ (1988); Alterità. Le metamorfosi del femminile da Platone a Lévinas (1990); Donne del Grand Siècle (1994); Simone Weil. La provocazione dell’intelligenza (1999); Sara Kofman: le seduzioni del doppio (2003); è autrice della voce “Patriarcato” in Glossario. Lessico della differenza (2007). Con le Edizioni Tufani ha pubblicato Utopia e femminismo (2009), Passioni, un saggio su Virginia Woolf, Vita Sackville-West, Marguerite Yourcenar (2011). Stein Paris (2014).
Giulietta Rovera è nata a Torino e vive a Roma. Giornalista, scrittrice, autrice di commedie gialle e di spionaggio per la Rai Tv, ha pubblicato Giornali, pubblica opinione, Medio Oriente; Delitto d'onore (1990); Come io mi voglio (2005), Per Hobby e per passione. Dai fanatici di Barbie ai ladri di manoscritti, dai cultori del sesso ai collezionisti di farfalle (2013).
Alla Libreria Antigone di Milano, via Kramer 20, sabato 18, alle 18. 

Daria Menicanti e i suoi amici,Vittorio Sereni, Antonia Pozzi

Una incessante interrogazione della realtà dalle prime prove ermetiche alla lezione di Banfi

Scrive della poeta Daria Menicanti, la critica Gabriella Musetti nell'articolo che vi apprestate a leggere, e nel tracciarne il passo sfiora altri poeti, Vittorio Sereni, Antonia Pozzi. Tocco che basta a più avvicinare quel terreno letterario generoso.

È con grande interesse per tutti e tutte le appassionate lettrici che un piccolo editore piemontese, Giuliano Ladolfi, attento osservatore del panorama letterario italiano, ha proposto nel 2012 La vita è un dito. Tutte le poesie di Daria Menicanti, per la cura amorevole e competente di Matteo Mario Vecchio, un giovane studioso che ha già frequentato altre poete di prima grandezza, come Antonia Pozzi. È un libro ponderoso e leggero nello stesso tempo, nonostante la mole consistente (690 pagine): mette insieme tutte le raccolte di Daria Menicanti, alcune introvabili, una appendice con le poesie giovanili e i testi degli ultimi anni, alcune lettere a Luciano Anceschi, una appendice critica dello stesso Vecchio, di Fabio Miniazzi, di Marco Marchi. È un libro leggero perché tra le pagine e i testi rispunta la Daria, come viene chiamata affettuosamente dagli amici di Milano, con il suo occhio ironico e sagace, lo sguardo sempre attento a cogliere i minimi dettagli della vita, la sua capacità di vedere dentro e oltre gli oggetti quotidiani, le situazioni, le persone, i molti animali che attraggono la sua attenzione, in un approccio che, come dice Matteo Vecchio «è calda partecipazione» dietro all’ironia che sferza, come nell’Epigramma VIII: «Dopo tanto odio ti ricordo infine/con animo fraterno/e ti perdono/il bene che mi hai fatto».

Di indole discorsiva, ridente e piangente, così Daria Menicanti descrive sé stessa su «La Fiera Letteraria» (11 gennaio 1968), parlando della sua poesia, per segnare la sua distanza dall’ermetismo degli anni Trenta che non le lasciava, come lei dice, “vie d’uscita”. Una indicazione piana e comune nell’ordine discorsivo per presentarsi, un dato caratteristico della sua produzione poetica attenta agli aspetti quotidiani e concreti del vivere, che è tutt’altro che superficialità: «La mia scolara della terza G/ che arriva sempre tardi è perché/ si fa un netturbino ogni mattina./ Con quel diecimila lei si/ compera/ mutandine di pizzi sigarette/ profumi sgarbati, ma nei bar/ chiede una cioccolata, unico cielo/ d’infanzia».

Daria Menicanti ha abitato soprattutto a Milano, vivendo una vita piuttosto comune, insegnante di scuola media, traduttrice, sposata, poi separata dal filosofo Giulio Preti con cui mantiene uno stretto rapporto amichevole e intellettuale, con diversi amici intellettuali, di indole appartata. Ha conosciuto una certa attenzione pubblicando per Mondadori tre libri, Città come (1964), Un nero d’ombra (1969), Poesie per un passante (1978), poi per altri editori Ferragosto (Lunarionuovo 1986), Altri amici (Forum 1986), Ultimo quarto (Scheiwiller 1990). È morta a 81 anni, in una casa di cura a Mozzate (Como) nel 1995. Un’autrice poco nota al grande pubblico e poco frequentata, anche se stimata da un buon numero di critici, poeti e scrittori di notevole rilievo; e forse sarebbe interessante osservare quanto conta, nella diffusione dell’opera di una scrittrice, più che di uno scrittore, l’aver avuto una vita fuori dalle regole, tragica fino al suicidio, ad esempio, o segnata dalla malattia mentale, come se la vita eccezionale di una donna fosse garanzia generosa d’arte.

Aveva studiato a Milano negli anni Trenta con Antonio Banfi, con cui si era laureata in Estetica, e faceva parte di quella cerchia di giovani amici che furono Enzo Paci, Vittorio Sereni, Antonia Pozzi, Luciano Anceschi, Remo Cantoni. Le sue prime prove poetiche, di stile ermetico, risalgono a quel periodo, poi ripudiate proprio seguendo la lezione di Banfi in nome di una scrittura capace di attraversare la vita, per cui aspetterà molti anni prima di dare alle stampe i suoi testi. Attenta conoscitrice della letteratura europea e lei stessa traduttrice, ha una scrittura nuova, «moderna e classica, per niente alla moda, ma libera e anche audace», a parere di Lalla Romano..

La lezione fenomenologica di Banfi, la sua incessante interrogazione della realtà, portano l’autrice a leggere il mondo attraverso molteplici lenti: non cercando una verità assoluta, rassicurante, ma con la consapevolezza che solo il dubbio continuo è uno strumento di analisi adeguato alla molteplicità che ci circonda e di cui noi stessi siamo parte. La vita è colta in un insieme di particolari anche minimi, tratteggiata da uno sguardo che legge nel profondo, che trova nell’ironia una chiave di accesso all’enigma che ci compenetra, capace anche di stupori e meraviglie: «Il regalo più bello io l’ho goduto/ quella sera che un nonno contadino/ alzò per me tremando una gran secchia/ di tremante acqua gelata. Dentro/ si agitava una luna frantumata».

Una lettura della realtà disincantata ma non sterile, anzi, partecipativa e rigorosa nella sua eticità di fondo, e tuttavia capace di dichiarare, senza scivolamenti nichilistici, il dolore di tutta l’insensatezza: «Gabbiani blu gridano ai pesci ingiurie/ parolacce. Gridano in Gabbiano/ ai pesci: ehi, voi! ehi, voi!/ Ci si buttano sopra imprecando./ Ultimamente i cieli/ si erano fatti così muti che/ perfino quest’ira dall’aria/ sembra piacevole cosa se pure/ atroce come la vita». La vita si dispiega nelle sue opere in molteplici tratti coinvolgendo tutta la realtà, animale e vegetale compresa, punto di osservazione di impianto filosofico sulla caducità di tutto, ma senza acrimonia: «Un verme tranquillo e bavoso/ d’un roseo infantile fa il traghetto/ del viale./ Mi domando perché poi/ mi faccia quasi tenerezza... Ah, sì:/ è perché ti assomiglia, mio diletto».

Interessante è il collegamento forte tra arte e vita, proprio dell’insegnamento di Antonio Banfi ma anche della frequentazione con Giulio Preti, e presente in tanta scrittura delle donne. Come bene scrive Matteo Vecchio: «La poesia della Menicanti parte da moventi recensivi della realtà per approdare alla sua scomposizione speculativa, lacerando la scrittura poetica nei suoi nessi sintattici (e infittendosi in dense spezzature che slogano e destabilizzano l’esplicarsi del dettato), ogni residuo di liricità deformante il moto del pensiero, pur restando, nel midollo, poesia “lirica”».

Gabriella Musetti

La vita è un dito. Tutte le poesie, a cura di Matteo Mario Vecchio, Ladolfi, Borgomanero (No) 2012, pagine. 690, € 30.

Per gentile concessione di Leggere Donna -Trimestrale informativo dell'Associazione Leggere Donna, Ferrara

Scenari prealpini tra vita quotidiana e tragedie nazionali

Ricostruite da tre autori vicende di coltivazioni agroalimentari e una tragedia bellica della Marina Militare

Tre storie, tre località, una stessa giornata. Questi gli elementi comuni tra tre diverse pubblicazioni di Macchione Editore, che sabato 27 maggio 2017 saranno presentate contemporaneamente a Varese, Brebbia e Gallarate.
Il primo libro è “Varese terra da vino. Guido Morselli e il Sasso di Gavirate” di Sergio Redaelli. Sarà presentato da Linda Terziroli a Varese sabato 27 (ore 15.30 al caffè Zamberletti di via Manzoni) e a Gavirate domenica 28 maggio (ore 16.30 nel Parco Morselli).
La seconda opera è “I fagioli "fasoeu" di Brebbia. Tradizioni e storia. buona cucina e amicizia” di Domenico Gioia. A presentarla sabato 27 maggio (ore 19 nel salone ex asilo) a Brebbia saranno Marina Martorana, Pietro Macchione, Federica Lucchini, Matteo Fontana, Maria Carla Cebrelli con lo chef Sergio Barzetti. A seguire cena su prenotazione.
Sarà infine presentato a Gallarate, sempre sabato 27 maggio (ore 17; sede Associazioni in via Marco Polo) il libro di Roberto Azzalin “Nel Dodecaneso con la Regia nave Mario Sonzini”.

REDAELLI, STORIE DI PAPI, CAMICIE ROSSE E VINI
A Varese il peso dell'agricoltura è quasi  impercettibile, appena duemila occupati sui 377 mila del sistema  economico provinciale, e quello del vino ancora meno, ma qualcosa sta cambiando. La rinascita  delle antiche tradizioni vitivinicole e il riconoscimento della Igt  Ronchi Varesini, arrivato nel 2005, rilanciano la città prealpina nel  vigneto Italia.
Sergio Redaelli ha scritto le biografie della garibaldina Laura Solera Mantegazza, di papa Pio IV, zio di  Carlo Borromeo, e dei papi di Santa Maria del Monte, dei benefattori  Attilio e Teresa Cassoni, cui è intitolato il Villaggio Barona a Milano,  e della dinastia d'imprenditori tessili Borghi di Gallarate. Ma altra corda – e non meno forte – del suo arco è quella dei vini e delle produzioni agroalimentari da salvare.
Ha scritto Quando a Varese c'era il vino e la prima Guida dei prodotti tipici Varesotto da gustare. Ha redatto il dossier sulla storia della  vitivinicoltura prealpina inviato al Ministero dell'Agricoltura a Roma nel 2005 per ottenere la Igt Ronchi Varesini e con il figlio Stefano ha firmato la Guida del Sacro Monte di Varese e la Guida della Costa  Fiorita del Lago Maggiore. È coautore, con Guido Montaldo, della Storia d'Italia in quaranta Cantine.
GIOIA E LA COLTIVAZIONE DEL FAGIOLO BREBBIESE
Alla singolare e insolita vicenda sviluppatasi intorno al Fagiolo di Brebbia e alla reintroduzione di questa antica coltivazione nel territorio brebbiese è dedicato, nella prima parte, il libro di Domenico Gioia.  Il fagiolo ha rappresentato lo strumento ideale per valorizzare un  paese e un territorio, ma, soprattutto, si è rivelato decisivo per far rinascere il desiderio di socialità, di solidarietà e il senso di  appartenenza che permeava la società contadina di Brebbia.
La scelta  di inserire questo fagiolo quale ingrediente basilare nelle ricette riportate nella seconda parte intende rendere omaggio al lavoro e  alla dedizione delle tante persone che si sono adoperate per il  successo di questa iniziativa e, nel frattempo, promuoverne il consumo  attraverso le tante pietanze tradizionali che da sempre costituiscono  il patrimonio della cucina italiana.
AZZALIN E LA TRAGEDIA DEL DRAGAMINE “MARIO SONZINI”
Tutt’altro tema ma sempre contorni prealpini hanno mosso Roberto Azzalin a ricostruire una delle tante tragedie navali italiane nella Seconda guerra mondiale. Il suo libro “Nel Dodecaneso con la Regia Nave Mario Sonzini” racconta - con il corredo di immagini e documenti d'epoca - quello che fu, in definitiva, l'epilogo di un piccolo mistero finalmente chiarito della Regia Marina.
Il 7 ottobre 1943, alle ore 6.30, veniva affondato nell'Egeo l'ex dragamine italiano Mario Sonzini, in cui dieci anni prima era stato imbarcato l'allora  allievo fochista Luigi Tardonato. L'incredibile vicenda di quel  bastimento, dal 9 settembre 1943 battente non più il tricolore con lo  stemma sabaudo bensì la croce uncinata, si concluse tragicamente quel  giorno sotto i colpi dell'artiglieria della Royal Navy. 

Quando il Varesotto aveva i tram

Sabato 25 in biblioteca presentata l'opera di Maurizio Miozzi "Le tramvie del Varesotto"

Sabato 25 gennaio, alle 17.30, in Biblioteca Civica di piazza Risorgimento, verrà presentato il volume di Maurizio Miozzi (Macchione Editore) "Le tramvie del Varesotto”. Racconta i 70 anni dei tram varesini dall'inaugurazione della prima linea del 1885 (Luino-Cremenaga-Ponte Tresa) alla chiusura dell'ultimo tronco nel 1955.
L'autore da sempre approfondisce gli aspetti naturalistici e di costume che caratterizzano valli e storici ambienti di queste zone, ma anche dell'Ossola, del Comasco, della Svizzera. Negli anni, anche portando alle stampe opere e interventi su riviste, ha contribuito a diffondere una non occasionale attenzione all'ambiente e ai suoi reperti.
"Le tramvie del Varesotto” entrano in scena con la loro passata realtà. Erano tre, quella verso Ponte Tresa, quella verso la Valcuvia e quella verso Varese attraverso la Valganna, e hanno segnato la memoria della gente, oltre che l'economia e il trasporto. Oggi non ci sono più, e sono in molti ad averne nostalgia. Non solo tra le persone più in là con gli anni. Anche il giovane consigliere comunale Alessandro Franzetti ne recupera il senso: «Purtroppo negli anni '50 queste linee sono state smantellate e questa é stata una scelta sbagliata e poco lungimirante, basti pensare alla vicina Svizzera che ha deciso giustamente di trasferire gran parte dei trasporti merci su rotaia e non su gomma. Inoltre, se quelle linee fossero state mantenute, Luino sarebbe stata sicuramente meno difficile da raggiungere».
Ci potrebbe essere un ritorno? Chissà. Per quanto riguarda il tram elettrico all'estero, soprattutto in Francia, si sta assistendo a un ripristino delle vecchie linee e a un crescente interesse per lo sviluppo, in chiave moderna, di questo mezzo di trasporto ritenuto “ecologico”.
La presentazione, patrocinata dalla Città di Luino, è organizzata dall'Associazione Amici del Liceo con l'Associazione Verbano Express in collaborazione con il Liceo Musicale G.Verdi. Ad accompagnarla anche musiche da Rossini che saranno eseguite da Alessandro Pioppo, Andrea Pioppo, Dario Capitanio, Sergio Palmieri. 

Il 2017 in compagnia del Rondò

A Luino ritorna un appuntamento che si rinnova da ventinove anni. È la presentazione de “il Rondò”–Almanacco di Luino e dintorni”, come sempre pubblicato da Francesco Nastro Editore e curato da Pierangelo Frigerio, Sergio Baroli, Bianca Bianchi, Manuela Nastro, Isa Parietti.
Nella sala delle conferenze della UBI Banca Popolare di Bergamo, venerdì 25 novembre, alle ore 18, Marco Fazio, docente di storia dell’arte e sindaco di Germignaga, illustrerà “studi, memorie, immagini di Luino, aneddoti e punti di riflessione” dell’edizione 2017.
 Questo il sommario:
*Addio al giullare premio Nobel;
*Alberto Brambilla, In margine ad una recente riedizione di Quarta generazione;
*Luca Tassoni, Commilitoni di Vittorio Sereni;
*Marco Gnemmi, L’enigma dell’ora di Vittorio Sereni;
*Pierangelo Frigerio - Beppe Galli, L’ombra del male su Agra nel XVII secolo;
*Sergio Baroli, Cenni storici intorno Luvino;
*Federico Crimi, Storia di una disputa e di un monumento: il Garibaldi di Luino;
*Francesca Boldrini, Dal Vergante a Luino;
*Sergio Baroli (a cura), A passeggio nella Luino di ieri;
*Anita Mandelli-Elena Brocchieri (a cura), Nuovi racconti dal Comi;
*Silvio Panzini, La cappella di Agra;
*Paolo Schiani, Mio padre: una vita tra due laghi e otto lager;
*Roberto Parietti, Il coraggio del pane; Imprenditori di casa nostra;
*Fabio Passera (a cura), Di sentiero in sentiero, attraverso il Luinese;
*Gabriele Camboni-Alessandro Franzetti, Amici del Liceo: una storia lunga trent’anni;
*Centro Culturale San Carlo: 2006-2016 dieci anni di storia;
*In ricordo di Mariuccia;
*In fine.

Gemonio, tra storia, cibo, cinema al Museo Bodini

Giovedì 21 aprile, alle 21, Museo civico Floriano Bodini e associazione Attivamente saranno ancora insieme per la presentazione del libro “Cinema à la carte” di Stefano Giani, edito da Gremese, e per la proiezione del corto “Dolcezze mortali” di Nicoletta Romano. Ospiti della serata saranno gli stessi Giani, giornalista del quotidiano “Il Giornale”, e Romano, direttrice di LIVINGisLife oltre che sceneggiatrice.
“Dolcezze mortali” è una novità per la Valcuvia. Con la regia di Alessandro Damiani, è stato recentemente proiettato in anteprima e con grande successo al MIV di Varese in Sala Giove.
Amato, celebrato, processato, il cibo è argomento onnipresente sul grande schermo, attraverso generi ed epoche. Il libro di Giani ripercorre la storia del binomio cinema-cibo partendo dalle origini, indaga decine di film di varia provenienza e si avvale di molte foto. Affronta l'argomento sotto profili diversi e con ricchezza di spunti critici. Per capire come si mangia sul grande schermo, che cosa significhi “cenare” al cinema. Concepito come un lungo pranzo, che parte dai fratelli Lumière per arrivare ai giorni nostri, il libro illustra per tematica pellicole antiche e recenti, più o meno famose
Giani, laureato in Lettere, Scienze storiche e Documentazione storica alla Statale di Milano, dove svolge attività di ricerca e didattica presso la cattedra di Storia sociale dello spettacolo, ha trovato per primo la sceneggiatura originale del Grande dittatore di Chaplin. 
La varesina Nicoletta Romano è laureata in Letteratura cinematografica e televisiva all’ULB, Università di Bruxelles, dove ha vissuto a lungo dividendosi tra la capitale e Parigi, collaborando con autorevoli riviste francofone. Decennali le collaborazioni con testate europee. Autrice di tre sceneggiature cinematografiche, al suo ritorno in Italia ha collaborato per diverse testate.
La serata, in via Marsala 11, è a ingresso libero e ha il patrocinio del Comune..
Info 0332 618 008 – Mob. 349 55 03 906

Milano, “Vela e fumetti” alla Lega Navale

Giovedì 17 marzo, alle 21, a Milano le sale della Lega Navale Italiana ospiteranno Davide Besana, fumettista e velista. L'autore presenterà il suo “Vela e fumetti, ovvero come  si può descrivere una attività assolutamente inutile con un mezzo di comunicazione inadeguato”.
La presentazione sarà accompagnata da qualche gigabyte di vignette vecchie e nuove.
Besana è un appassionato velista con alle spalle regate e crociere su ogni genere di barca da tre a trenta metri. Ha vinto, fra le altre, la Barcolana, la Millevela, La Giraglia, la Rome per Tutti, il Trofeo Panerai, lo Zegna, il Pirelli. È però noto nel mondo della vela soprattutto per i suoi fumetti che, dagli anni Ottanta, hanno riempito le pagine dei principali giornali di vela italiani. Tra le molte opere, La vela fa Schifo, Capitani Disastrosi, Come si vince la Giraglia, Tontopedia Navalis.
La serata è organizzata dalla Lega Navale Italiana-Sezione di Milano.
Ingresso libero fino esaurimento posti. In viale Cassala 34 (MM2 Romolo).

In Biblioteca sabato 24, "Il figlio del mare" e le voci della storia

Dalla Sardegna dove attualmente vive, torna a Luino in occasione della presentazione del suo nuovo romanzo, “Il figlio del mare” (Arkadia editore), Nilo Zanardi. Sabato 24, alle 18, sarà in Sala conferenze della Biblioteca comunale di piazza Risorgimento accanto a Giovanni Petrotta, che presenterà, e a Piero Tosi, relatore. Letture Uta Wagner, patrocinio del Comune di Luino.
Zanardi a Luino è a lungo vissuto insieme alla famiglia. Originario di Salerno, laureato in lettere classiche, oltre che a Luino è stato insegnante in licei italiani ed esteri. A San Paolo del Brasile è stato preside della Scuola Italiana “Eugenio Montale”, a Lima preside del Collegio Italiano “A. Raimondi”.
“Il figlio del mare”, che mette in scena la complessa Sicilia del XVIII secolo e gli avvenimenti che sconvolgeranno l'Europa, attinge e rimanda, come già dal titolo si può intendere, all'intensa e radicale esperienza in mondi altri, agli affetti che la realtà induce a lasciare, all'elaborazione sentimentale durante percorsi che sono, oltre che ricerca e scoperta di nuovi possibili, inevitabile strappo. Come il precedente "L'albergo degli emigranti", del 2008, anche questo lavoro  è corale e individuale al contempo. Parla del senso della casa, della famiglia, della storia, di identità, e mette a confronto vicende e vissuti dentro una trama fitta, attenta ai particolari - profumi, colori, sensazioni «impalpabili»-, indaga e accompagna costruendosi a passo sicuro e senza nulla tralasciare dell'analisi psicologica e sociale. Sono, come dice il risvolto di copertina, « le vicende di un uomo, figlio del popolo, che gli eventi della storia porranno di fronte a scelte difficili, imprese straordinarie e avventure di ogni genere. Un romanzo dal tono picaresco capace di ricostruire un’epoca e la mentalità di coloro che hanno attraversato quel secolo». 

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