Edizione n.6 di mercoledì 19 febbraio 2020

Pio IV, un Papa tra fratello pirata e nipote santo

Bagliori del lago Maggiore sul soglio pontificio

Romanzo d’epoca; saggio storico-sociale; archivio a cielo aperto, fornitissimo, cui attingere per avviarsi -volendo- in altri rivoli. Sergio Redaelli, giornalista dalla lunga militanza (“Avvenire”, La Notte”, “L’Indipendente”, “il Giorno”, Gruppo 24 Ore, “Focus Storia”), continua a studiare e cercare tra vicende umane, politiche, sociali.

Non ama l’ovvio Redaelli, porta anzi nei suoi lavori quella che dovrebbe essere peculiarità di ogni giornalista, andare a cercare, scegliere, uscire dal solito terreno per offrire ai lettori risultati autentici, non scontati. Ne sono esempio, tra le altre, la pubblicazione Laura Mantegazza, la garibaldina senza fucile (con Rosa Teruzzi,1992) e Guida del Sacro Monte di Varese (1999). Ora il giornalista milanese torna in libreria con una corposa opera dal tema ispido dedicata a un uomo di Chiesa, uno che visse poco dopo la scoperta dell’America, dentro il Rinascimento, tra le sue vette ma anche tra le sue ombrei, papa Pio IV.

Il titolo del volume Pio IV, un pirata a San Pietro. Santi e tagliagole nell’Italia del 1500 (Ugo Mursia Editore) apre, già con la sequela di vocaboli, un mondo intero. E se affascinano il Cinquecento e la Città del Vaticano non meno che santi e tagliagole, per loro natura evocazione di epopee, è l’immediatezza, l’esplicità di una attribuzione come «pirata» a prendersi in carico fin da subito la mente del lettore e la sua curiosità. In 278 pagine Redaelli conduce tra grandi famiglie, matrice di evoluzioni e involuzioni nazionali, tra battaglie e internazionalità, tra incrollabili poteri, nella loro costruzione e nei loro perchè.

L’opera diventa da questo punto di vista una rivelazione del meccanismo di comportamenti che nei secoli in diversi modi si sono reiterati, mette sotto il naso quanta pirateria circondi ogni momento storico. Per questo e per l’investigare a pioggia tutti gli aspetti del tempo, Pio IV, un pirata a San Pietro non è solo una monografia. Della monografia supera il perimetro, affacciandosi sulla complessità temporale e antropologica, entra nei dettagli, usa un impianto capillare e dotto che non indulge però nell’accademico o nel complicato.

Il linguaggio spesso utilizza i dialoghi normali e correnti di una quotidianità che appartiene a ogni essere e mette in comunicazione con il vissuto dei protagonisti. Se ne ricava una piacevole visione in diretta, e dunque un approfondimento, cui danno rinforzo anche osservazioni minime, private e famigliari che entrano nel piano psicologico e quindi in tutte le domande che la psicologia ci pone.

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Gian Angelo Medici (Medici di Nosigia) nasce a Milano nel 1499, di sette mesi. Sua mamma viene presa dalle doglie il giorno di Pasqua, durante la messa.A sessant'anni, al termine di un conclave definito «lunghissimo e scandaloso», è eletto papa. E’ la notte di Natale del 1559 e se si vuole dar peso al fato già le due date sembrerebbero tracciare le linee di un destino. In questo destino ci sono poi due anime agli antipodi, il fratello Gian Giacomo, che diviene pirata sul lago di Como, e il nipote Carlo Borromeo (figlio di Margherita - sorella di Gian Angelo- e di Gilberto II Borromeo, conte d’Angera), arcivescovo e santo; ci sono tre figli naturali, avendo Gian Angelo abbracciato la carriera religiosa a quarantasette anni, dopo la laurea in legge e la carriera diplomatica in Vaticano, e la conclusione del Concilio di Trento nel 1563, che contrasta l’offensiva dei luterani contro il cattolicesimo e dà basi alla Chiesa per i secoli successivi. Pio IV, che l’autore definisce «una delle più importanti e sottovalutate figure del Rinascimento», ha un’esistenza «piena di contraddizioni, virtù e difetti, splendori e miserie». Sarà «mite e freddo, vendicativo e passionale, capace di valorizzare le doti del nipote Carlo Borromeo e anche promuovere l'arte e le scienze, cambiare il volto di Roma».

Questo testo, spiega P. Roberto Comolli osb., ha studiato «sine amore et ira l’uomo, il diplomatoco e l’ecclesiastico, evidenziandone le doti personali di una chiara intelligenza e capacità, calate però nella rigorosa logica di ricerca del potere, al quale il suo casato si sforzava d’arrivare in un turbolento ambiente sociale e spirituale all’inizio del XCI secolo».

Sergio Redaelli, Pio IV, un pirata a San Pietro. Santi e tagliagole nell’Italia del 1500, Ugo Mursia Editore, Pg 278. Euro18