Edizione n.32 di mercoledì 16 agosto 2017

Prima pagina

Ue, Prosperano le città europee se cercano cultura e creatività

Copenhagen (DE) Biblioteca Reale-Diamante Nero (Schmidt, Hammer e Lassen, 1999), foto Daniele Cazzaniga

Ha cominciato il suo percorso lo scorso luglio la prima edizione dell'Osservatorio della cultura e della creatività urbana. Il nuovo strumento della Commissione Europea fornisce dati comparabili sui risultati ottenuti delle città europee in nove ambiti (comprese cultura e creatività) e indica come contribuiscano a sviluppo sociale, crescita economica e creazione di posti di lavoro.
L'Osservatorio è stato sviluppato dal servizio scientifico interno della Commissione, il Centro comune di ricerca (JRC), e aiuterà i responsabili politici e i settori culturale e creativo a identificare i punti di forza locali e gli ambiti di miglioramento, come pure a imparare da città “comparabili”. Metterà inoltre in evidenza la correlazione tra la vivacità culturale e le varie dimensioni della vita di una città, a cominciare dalla diversità sociale e dall'attività economica.
«Il mio obiettivo – ha dichiarato Tibor Navracsics, commissario europeo per l'Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport e responsabile di JRC - è porre la cultura e la creatività al centro dell'agenda strategica europea. In un momento di grandi trasformazioni sociali e di concorrenza globale sempre più aspra tra le città, dobbiamo guardare al di là delle fonti tradizionali di crescita e benessere socioeconomico ed esaminare il ruolo della cultura in città dinamiche, innovative e ricche di diversità. L'Osservatorio della cultura e della creatività urbana mette in evidenza le città europee vincenti che hanno trovato modalità proprie per sfruttare il potenziale offerto dalla cultura e dalla creatività per stimolare lo sviluppo, l'innovazione e la creazione di posti di lavoro e migliorare la qualità della vita dei loro abitanti».
Il progetto di ricerca ha interessato centosessantotto città di trenta Paesi europei. E è disponibile online. Gli utenti possono esaminare le città selezionate e ottenere informazioni quantitative e qualitative.
La città europea culturale e creativa "ideale", secondo i parametri, sarebbe un mix delle città che ottengono i migliori risultati per ciascun indicatore. Avrebbe le sedi e le strutture culturali di Cork (Irlanda), l'attrattiva e la partecipazione culturale nonché i posti di lavoro creativi e basati sulla conoscenza di Parigi (Francia), la proprietà intellettuale e l'innovazione di Eindhoven (Paesi Bassi), i nuovi posti di lavoro nei settori creativi di Umeå (Svezia), il capitale umano e l'istruzione di Leuven (Belgio), l'apertura, la tolleranza e la fiducia di Glasgow (Regno Unito), le connessioni locali e internazionali di Utrecht (Paesi Bassi) e la qualità della governance di Copenaghen (Danimarca). Di queste otto città, cinque hanno meno di 500 mila abitanti (Cork, Eindhoven, Umeå, Leuven e Utrecht).
Lo strumento si basa su tre indici principali (vivacità culturale, economia creativa e contesto favorevole) organizzati in nove ambiti e misurati attraverso ventinove indicatori: dal numero di musei e sale concerto all'occupazione nei settori culturale e creativo, dalle domande di brevetto nel settore delle TIC (tecnologie dell'informazione e della comunicazione) al livello di fiducia delle persone nei confronti dei propri concittadini. Raccoglie dati da diverse fonti pubbliche (quali Eurostat e l'Eurobarometro) e dati sperimentali (ad esempio provenienti da TripAdvisor).
L'osservatorio dovrebbe essere aggiornato ogni due anni per rimanere concettualmente e statisticamente attendibile nel tempo.

Unione Europea, 100 milioni per la cooperazione alla frontiera italo-svizzera

La Commissione europea ha adottato il programma Interreg 2014-2020 per l'Italia e la Svizzera del valore di circa 118 milioni di euro - Più di 100 milioni di euro provengono dal Fondo europeo di sviluppo regionale
Bruxelles

Da Bruxelles, il 24 novembre, è partito un Babbo Natale diretto alla frontiera tra Italia e Svizzera. La slitta è diretta, in Italia, verso le province di Vercelli, Biella, Verbano-Cusio-Ossola, Novara, Valle d’Aosta, Varese, Como, Lecco, Sondrio, Provincia autonoma di Bolzano (livello NUTS 3) e, in Svizzera, verso i cantoni Vallese, Grigioni, Ticino.
Nel sacco il Babbo Natale comunitario porta un contributo totale di 100.221.466 euro del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) su un bilancio complessivo di 117.907.611 del programma di cooperazione transfrontaliera tra i due Paesi.
Il programma è imperniato sull'incentivazione dell'economia locale nelle regioni frontaliere, sul miglioramento della connettività attraverso investimenti nel trasporto verde e la promozione dell'inclusione sociale. Inoltre, sosterrà l'attuazione della strategia dell'UE per la Regione alpina (Eusalp), che verrà avviata ufficialmente nel gennaio 2016.
PRIORITÀ
Il programma è articolato nelle seguenti cinque priorità
1. Competitività economica. Il programma mira a migliorare la cooperazione transfrontaliera tra le imprese.
2. Promozione del patrimonio naturale e culturale. Sarà incoraggiato l'uso e lo sviluppo integrati delle risorse naturali e culturali e si cercherà un modo sostenibile per valorizzare la ricchezza dello spazio alpino.
3. Mobilità integrata e sostenibile. Il programma intende identificare soluzioni di trasporto nuove e più efficienti, nonché reti multimodali per migliorare la qualità della connettività transfrontaliera.
4. Inclusione sociale. Miglioramento della qualità dell'assistenza sanitaria, dell'istruzione e dei servizi sociali.
5. Rafforzamento della governance transfrontaliera. 

Varese e Como, in ateneo un’amministrazione dall’Umanesimo Manageriale

L’Università degli studi dell’Insubria sperimenta un nuovo modello per la pubblica amministrazione
Umanesimo manageriale

«Uno stile di gestione del management e dell’organizzazione del lavoro volto a porre al centro la persona, il suo valore unico e irripetibile prima ancora che le sue competenze, il ruolo istituzionale rivestito, il suo essere risorsa professionale». Così Grazia Mannozzi, professore di Diritto penale, definisce l’Umanesimo Manageriale introdotto nell’amministrazione dell’Università degli Studi dell’Insubria a Como e Varese.
Il progetto si propone di cambiare il volto dell’amministrazione dell’ateneo dal suo interno ed è suscettibile di essere esportato in realtà gestionali pubbliche e private. «Riconoscere anzitutto gli altri come persone – continua Grazia Mannozzi – vuol dire che, a partire da questo riconoscimento, si può lavorare meglio sulla individuazione degli obiettivi lavorativi comuni e dei metodi ottimali per raggiungerli, ci si può sentire un vero team con un ritorno positivo non solo in termini della qualità di vita ma soprattutto di efficienza e produttività complessive».

MODELLO PER SCUOLA, LAVORO, RELIGIONI
Il progetto di Umanesimo Manageriale è coordinato da Grazia Mannozzi e dal direttore generale dell’Uninsubria, Gianni Penzo Doria. Alla sua ideazione e realizzazione hanno collaborato il Centro studi sulla giustizia riparativa e Mediazione penale dell’ateneo (CeSGReM) insieme con il docente Giovanni Angelo Lodigiani, il professore di Organizzazione aziendale Alfredo Biffi e il direttore della Scuola di Medicina, lo psichiatra Simone Vender.
«L’Umanesimo manageriale - spiega il professor Lodigiani - si fonda sulla cultura della giustizia riparativa, un modello di fare giustizia che si avvale di modalità dialogico-riparative di gestione e prevenzione dei conflitti e che, dopo aver dato ottima prova di sé nell’ambito dei conflitti aventi rilevanza penale, comincia ad essere impiegato in contesti diversi: dalle scuole (per gestire e prevenire il bullismo) ai contesti lavorativi (anche per affrontare e prevenire il mobbing), ai conflitti inter-etnici e inter-religiosi».
METODI E INCONTRI
Per tutto il 2015 l’Uninsubria applicherà metodi e tecniche dell’Umanesimo manageriale e della Giustizia riparativa attraverso incontri in cui sarà possibile apprendere le tecniche del dialogo riparativo, leggere poesie, ascoltare canto lirico, parlare di gastronomia o di lavorazione orafe, a partire dalla valorizzazione del talento di ciascuno, indipendentemente dai ruoli burocratici.
La programmazione è stata aperta il 2 marzo a Como da un concerto su arie di Bach e Mozart nella basilica di Sant’Abbondio, curato da Mariateresa Balsemin, manager didattico per la qualità del Dipartimento di Scienze Teoriche e Applicate.
Altre iniziative previste sono: in aprile, un seminario su “I segreti della cucina: dessert su misura per le occasioni importanti” con Catia Imperatori (Ufficio sistemi informativi direzionali) e Roberta Meroni (Segreteria del rettore e del pro rettore vicario); a maggio, mostra della collezione di lame giapponesi di Luca Gallo (capufficio Relazioni internazionali); a giugno, conferenza su “La donna nel Medioevo” di Isabella Bechini (capufficio segreterie studenti); infine, a luglio, mostra di Giovanni Barbieri (capufficio contabilità) dedicata alle sue “Foto d’autore: viaggi e sport, assieme ad altre suggestioni di viaggio curate da Simona Centore (capo Ufficio Formazione e sviluppo)”.
«Con l’Umanesimo manageriale - osserva il professor Biffi - si realizza il pensiero laterale, la consapevolezza della diversità di interessi, conoscenze, logiche di azioni; in una parola, si creano le possibilità di integrare e integrarsi nel lavoro attraverso le diversità dell’extra lavoro». Aggiunge il professor Vender: «L’Umanesimo manageriale interviene anche in situazioni di disagio del personale, quando è bene focalizzare l’attenzione non tanto sull’individuo quanto piuttosto sul clima dell’ambiente lavorativo e sulla qualità dell’organizzazione. Spesso il sintomo personale può fare da cartina di tornasole del “cattivo morale della truppa”».
Per informazioni: www.uninsubria.it/umanesimo. Per approfondimenti sul tema: http://saperi.forumpa.it/story/104382/umanesimo-manageriale-una-visione-...

Lago Maggiore, quando la geografia diventa un’opinione

Il ballo di numero e posizione delle isole verbanesi
veduta del golfo Borromeo di Dikenmann

Gli indigeni ignorano spesso connotati (e vicende…) dei posti in cui vivono, scrittori e artisti rimediano con la fantasia alla scarsa conoscenza di un luogo lontano. Capita, è sempre capitato. Anche – of course - per la gente del lago Maggiore.
Una conferma, se ce ne fosse bisogno, viene dalla chicca natalizia offerta da Carlo Alessandro Pisoni nella Newsletter Dicembre 2014 del Magazzeno Storico Verbanese. Viene fuori un quiz sorprendente e un’amena curiosità sulla geografia verbanese.

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LE ISOLE DEL SECOLO PRIMA...

Chiedete - anche a qualche verbanese - quante siano le isole del lago Maggiore: il numero risultante sarà un divertimento. Infatti, non è sicuro che tutti sappiano che le isole del Verbano sono ben undici!
Il conto, top-down, è presto fatto: le due "dei Conigli o di St. Legér", a Brissago; le tre dell'arcipelago Malpaga (l'isola grande, lo scoglio delle Prigioni, e il dolceruvido Melgonaro, poco fuori la torre verso Maccagno) ai Castelli di Cannero; la solitaria e fascinosa Isola di San Giovanni, terra di antiche memorie e di illustri passaggi non solo toscaniniani, presso Pallanza; e siamo arrivati al golfo Borromeo, che incastona in un diadema ben quattro perle: Isola Madre, Isola Bella, Isola dei Pescatori, e scoglio della Malghera (tanto caro a Ludovico Antonio Muratori...).
Direte voi: "Bene, e l'undecima dove sarebbe?" Ma nel seno più romantico di Angera, è ovvio: là, nascosta dalle canne e dalle brume, sta Partegora, vera "particula" di terra romana che ha visto fluire secoli di storia e di civiltà di lago.
Ma un'altra particolarità delle nostre isole sta nel fatto che esse siano un poco "ballerine" e "flottanti": non vi è mai un artista che le rappresenti senza rinunciare a dare una propria interpretazione, un tocco personale, spostandole dove più gli aggrada e collocandole convenientemente per ottenere i migliori effetti prospettici per stupire e deliziare il potenziale turista.
Qui, a corredo di questo breve divertissement, una veduta del golfo Borromeo di Dikenmann circa del 1840: si noti - oltre al battello a ruota Verbano (entrato in servizio nel 1826) come non vi sia un'isola del golfo collocata al posto giusto. Ma che importa? Vi sarebbe da vendere la camicia, per vedere un simile lago! 

Lago Maggiore, passata (per ora) è la tempesta

Lavena Ponte Tresa, piena del 12 novembre, gjr

Per ora, sotto il cielo delle Alpi e Prealpi è calma meteo. L’altalena di piogge e schiarite, allarmi e interventi, esondazioni e blocchi stradali cominciata l’11 novembre sembra – per quel che valgono, dove e quanto - rallentare e cedere campo a più sereni dì.
Da Milano a Cremona, dal lago Maggiore al Po si cominciano a fare i primi bilanci di una settimana quale, in questa stagione, non si vedeva da anni.
VITTIME E DANNI
Il maltempo ha ucciso 4 persone (una a Ispra per annegamento nel lago Maggiore; una a Crema per annegamento in roggia; due a Cerro di Laveno Mombello per frana su abitazione) e costretto 650 a evacuare dalle abitazioni. Su 314 comuni si sono abbattuti danni, secondo le prime stime, per circa 88 milioni di euro. Le situazioni più critiche sono state registrate nel Cremonese e nelle province di Milano (in gran parte nelle comunità di Parco Lambro) e di Mantova (aree golenali).
Da inizio novembre le piogge si sono ripetutamente riversate sull'intero lombardo. I valori più alti si sono registrati nell'area del lago Maggiore con cumuli di 600-700 millimetri.
A NOVEMBRE PIOGGE MAI VISTE IN MEZZO SECOLO
Eloquente il quadro delle precipitazioni fornito il 18 novembre in Consiglio regionale dall’assessora alla Sicurezza e Protezione Civile Simona Bordonali:
*Pianura Occidentale, 200-300 mm;
*Pianura Orientale, 100-200 mm;
*Fascia prealpina, 300-400 mm con picchi oltre 500 mm sulle Prealpi centro-occidentali;
*Valtellina e Valchiavenna, 200-400 mm.
"Nella giornata di sabato 15 novembre, quella più critica dell'intero evento, sulla pianura e sulla fascia prealpina centro-occidentale sono stati registrati valori tra 80-120 mm, con picchi locali superiori ai 150 mm in 24 ore” ha rilevato Bordonali. “Per avere un raffronto - ha continuato - si segnala che la media mensile del mese di novembre, considerato un periodo di circa 50 anni, è pari a 150 mm/mese".
SITUAZIONE DEI LAGHI E DEI FIUMI
Nell'intera settimana 11-16 novembre i laghi e i fiumi hanno registrato un progressivo e deciso incremento dei livelli idrometrici. Da martedì 18 è lentamente iniziata la loro discesa con valori tuttavia sempre elevati. (Altre sull'argomento in questa pagina).

SITUAZIONE VIABILISTICA NEL VARESOTTO
Fin dai primi giorni di maltempo la Provincia di Varese ha avviato una serie di interventi di somma urgenza sulle tre provinciali dove si sono verificate le situazioni più critiche: le Sp 11 dir, 43 e 61.
*SP 11 DIR (del Colmignone): è stata chiusa al traffico e sono stati effettuati un rilievo dell’intera zona e la pulizia dai detriti terrosi franati.
*SP 43 (tratto tra Brezzo di Bedero e Roggiano chiuso al traffico): disposte le prime opere provvisorie e effettuato il rilievo per la posa dei micropali utili al consolidamento della sede stradale;
*SP 61 Valle della Tresa: nel comune di Cremenaga, dopo i primi interventi di rimozione e pulizia dell’intera sede stradale, è stato attivato il monitoraggio del versante che evidenziava alcune criticità.
*SP 69 del Verbano (tratto tra Laveno e Luino): sede stradale allagata dall’esondazione del Lago Maggiore in diversi punti nei comuni di Laveno, Porto Valtravaglia e Germignaga. Situazione analoga, seppur di minor entità, riscontrata sulla SP 4 Rocca d’Angera, sul lungolago di Angera.

SOPRALLUOGO DA MACCAGNO A CREMENAGA FINO A CASSANO VALCUVIA
Nella mattinata di martedì 18 novembre il presidente della Provincia Gunnar Vincenzi e i consiglieri Paolo Bertocchi e Marco Magrini hanno effettuato un sopralluogo nelle zone colpite dal maltempo insieme con il dirigente della Protezione civile Angelo Gorla.
Sono state visitate le zone di Maccagno, Luino (spiaggia delle Serenelle), Germignaga (ex Colonia Elioterapica e parco del Boschetto, Brezzo di Bedero (frana avvenuta prima della galleria e dove insieme a carabinieri e vigili del fuoco è stata presa la decisione di chiudere la Sp 69 in via precauzionale), Cassano Valcuvia (smottamento di parte di un versante montagnoso), Porto Valtravaglia, Cremenaga (due frane) e sulla sp 61, a Lavena Ponte Tresa e Porto Ceresio. 

Fisco, papaveri e paperi del Varesotto

Nel 2012 è stato di 14 miliardi il reddito complessivo dei 613mila contribuenti - In cima alla classifica Luvinate, in fondo dieci comuni del Profondo Nord della provincia

In media 22.161 euro contro 19.750 a livello nazionale. È il reddito dei 613mila contribuenti della provincia di Varese, che nel 2012 hanno dichiarato, complessivamente, 13 miliardi e 587 milioni di euro. La cifra netta, è vero, si riduce a 16.835 euro, equivalenti a 1.403 euro al mese; tuttavia, raffrontata alla media nazionale, rimane sempre sostanziosa.
I dati figurano sul portale statistico www.osserva-varese.it della Camera di Commercio di Varese e sono stati elaborati dall’Ufficio Studi sulla base delle informazioni rese note dal Dipartimento delle Finanze.
PICCHI NAZIONALI E CONTRASTI TERRITORIALI
Dall'analisi dell'ente camerale emergono ancora sorprese. Per reddito medio netto nazionale, Varese si classifica all’ottavo posto su 110 province italiane, preceduta da altre tre lombarde: Milano, che guida la classifica nazionale, Monza Brianza e Lecco.
Ancor più interessante il confronto tra i comuni del territorio varesotto (141 fino al dicembre 2013, quando c'è stata la fusione tra Maccano, Veddasca e Pino Lago Maggiore). Al primo posto in provincia (e al decimo in Italia) troviamo con 23.015 euro Luvinate, seguita a ruota da Galliate Lombardo, Comerio, Bodio Lomnago, Barasso e Casciago. A grande distanza, troviamo al 114° posto Maccagno (reddito medio annuo di 13.659 euro per i suoi 1.245 contribuenti), al 115° Luino (13.515 euro annui; 8.945 contribuenti) e al 116° posto Germignaga (13.442 euro annui; 2.371 contribuenti).
PROFONDO NORD
In fondo alla classifica si piazzano - con circa 10mila euro di reddito medio - dieci comuni, tutti del Profondo Nord provinciale. Si va da Duno (132°posto con 10.951 euro l'anno per ognuno dei 100 contribuenti), a Curiglia con Monteviasco (133° posto con 10.949 euro e 106 contribuenti), Cugliate Fabiasco (134° con 10.789 euro e 1458 contribuenti), Clivio (135° posto con 10.496 euro e 990 contribuenti), Cadegliano Viconago (136° posto con 10.267 euro e 963 contribuenti), Lavena Ponte Tresa (137° posto con 10.069 euro e 2.780 contribuenti), Veddasca (138° posto con 9.215 euro e 208 contribuenti), Tronzano Lago Maggiore (139° posto con 8.912 euro e 113 contribuenti), Pino Lago Maggiore (140° posto con 8.422 euro e 117 contribuenti), Cremenaga (141° posto con 8.040 euro e 358 contribuenti).
Nella valutazione c'è forse da considerare anche un fattore molto incisivo, il frontalierato. I pendolari dell'occupazione sono tassati in Svizzera e sono pertanto esentati dalla dichiarazione del reddito in Italia.
DISLIVELLI SOCIALI
Altro elemento particolare è la distribuzione dei redditi. I contribuenti varesini che guadagnano oltre 55mila euro l’anno sono solo 30mila - 5 su 100 del totale - ma assommano il 21% del reddito complessivo. Al polo opposto, invece, sono 38 su 100 coloro che dichiarano meno di 15mila euro l’anno. In media, 8mila euro.
Interessante, infine, anche il profilo sociale del contribuente prealpino. I lavoratori autonomi sono quelli che dichiarano il reddito medio più elevato con 40.934 euro; i dipendenti ricevono in media 23.172 euro, mentre i pensionati si attestano a 16.604 euro. Precisa la responsabile dell’Ufficio Studi e Statistica Elena Provenzano: «I dati da dichiarazione Irpef ricomprendono redditi diversi: da fabbricati, da lavoro dipendente, da quello autonomo, da pensione, da partecipazione e da spettanze a imprenditori. Non appena il Ministero renderà disponibili i dati relativi a Iva, Irap e Ires, li analizzeremo in relazione a Varese e il suo territorio». 

Milano, il Salone del mobile veicolo per il futuro e la rinascita

Renzi in visita a Milano, «Restituire dignità e valore al lavoro»
Salone mobile, ingresso

Il tempo bello, in alcune giornate addirittura estivo, con sole e brezza insieme, non è mancato sui padiglioni allestiti in Fiera Milano Rho per il Salone internazionale del mobile, andato in scena dall'8 al 14 aprile. Ne ha beneficiato l'impatto generale nell'accedere alla città e il caso ha mostrato a chi magari venendo dall'altra parte del mondo abbia in sé l'idea di una pianura lombarda scialba, sempre in mezzaluce e nebbiosa, inattesi, fruttuosi, aspetti. La città è stata benedetta anche da alcune prestigiose esposizioni in palazzo Reale (“Klimt. Alle origini di un mito”; “Piero Manzoni. 1933-1963”) e soprattutto da quella affascinante dedicata a un gigante dell'arte lombarda rinascimentale dal titolo "Bernardino Luini e i suoi figli” (vedere in 'Articoli in evidenza' in basso a questa pagina). Questa, promossa dal Comune di Milano-Cultura, organizzata insieme alla Soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologicidi Milano, al Dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’Università degli Studi di Milano, è prodotta insieme a 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE, con il sostegno di Cosmit e Ford. Allestimento, progetto dell’architetto Piero Lissoni.
L'edizione 2014 del Salone è apparsa fin dall'avvio corposa, abbondante di quantità, e idiomi ovviamente. Migliaia i visitatori-turisti che si sono affiancati ai visitatori di categoria (artigiani, designer, artisti, professionisti, manager, giornalisti, grafici, tecnici, industriali...), un “Fuorisalone” o “Design Week” che è l'evento più importante al mondo sul tema del design, 984 appuntamenti legati al comparto hanno reso tangibile come non di sola crisi, o rimandi, o attese, debba vivere la nazione ma siano pronti e custoditi energia, estro, coraggio, slancio.
Fiducia anche, come indica la presenza di giovani e formazione. Un esempio. Giovedì 10 aprile, allo stand FederlegnoArredo, sono stati illustrati i percorsi formativi del settore al sottosegretario dell'Istruzione. In particolare è stata presentata la Fondazione ITS per lo sviluppo del Sistema Casa nel Made In Italy "Rosario Messina", Istituto tecnico superiore che erogherà il percorso post-diploma del Polo formativo del Legno Arredo di Lentate sul Seveso (MB). Al termine, chi frequenterà i corsi con successo avrà acquisito il titolo di "tecnico superiore di processo, prodotto, comunicazione e marketing dell'arredamento". Presso lo stand erano i ragazzi che studiano la filiera legno-arredo. Al Salone hanno seguito lezioni teoriche e pratiche, visitato alcune aziende focalizzandosi sulla parte espositiva e commerciale, per poi tornare allo stand della fondazione, fornito di tavoli da falegname e attrezzi, per creare oggettistica e gadget in tempo reale.
Spunti significativi quindi. Che ha colto anche l'applauditissimo presidente del Consiglio Matteo Renzi, giunto l'11 aprile a Milano per visita a Salone e incontri istituzionali su Expo. Le sue non sono sembrate parole di circostanza: «Qui vedo l'Italia viva», ha detto, «L'Italia ce la deve fare», «Dobbiamo restituire dignità e valore al lavoro».
L'impressione che molti hanno ricavato, dentro e fuori l'ambito specifico di questa manifestazione che dal 1961 dà impulso alle esportazioni italiane di mobili e affini e ne ha pubblicizzato ovunque la qualità, è quella della propensione a propulsione e ri-partenza. Basta venir messi in condizione di lavorare, sviluppare creatività, cultura, saperi e quelle talentuosità spesso inimitabili che fanno del Made in Italy un marchio e dell'attrazione verso la Penisola una risorsa.
Le cifre divulgate dal Cosmit circa l'edizione 2013 (i dati 2014 sono a venire, ma già nel primo giorno si è avuto il 20% in più) parlano di oltre 285.000 visitatori di cui 193.000 esteri, 6.578 operatori della comunicazione; di altre 38.000 presenze di pubblico nel weekend. Numeri enormi quindi. E i numeri, la facilità di movimento con mezzi privati e pubblici, le fruibilità per chiunque – cittadino o espositore – favoriscono, sono un incentivo economico, un richiamo, un volano, una commessa a portata di mano. Speriamo che nel futuro, quando nel 2015 Expo chiamerà a sé milioni di persone, Milano sia meglio pronta (pulita, per esempio, senza cartacce - ma certo non può essere lasciata sola a smaltirsi tutto, deve essere affiancata, al di là di cortine politiche, dalle componenti istituzionali regionali e nazionali -), le metropolitane abbiano sufficienti scale mobili in salita e in discesa, le persone con difficoltà di movimento non si sentano allo sbaraglio e schiacciate dentro i propri problemi, che gli affittacamere non vogliano guadagnare con la pigione di una settimana le pigioni mancate di un anno, che le ferrovie predispongano treni rinnovati, sufficienti, in orario, ben indicati. A proposito. Domenica 14, giorno finale del Salone del mobile, sui cartelloni delle stazioni fatale un messaggio: «cancellato», «cancellato», «cancellato». Dalle sera prima, sciopero. Disagi vari, e anche per il Malpensa Express da Milano all'aeroporto di Malpensa.
Ibis

Dumenza, Centro culturale nell'ex Collegio delle Orsoline

Inaugurazione sabato 12 aprile insieme con la presentazione del restauro degli affreschi
Collegio Orsoline, com'era
Dumenza, nuovo Centro culturale

(gi) Doppio evento culturale sabato 12 aprile a Dumenza, nell'alto Varesotto. Nell'ex Collegio dell'Immacolata, sito in via S.Angela Merici e un tempo gestito dalle suore Orsoline, sarà inaugurato, alle ore 10,30, il Centro culturale e sarà presentato il restauro degli affreschi effettuato dall’Accademia di Belle Arti di Brera.
L'edificio è stato sottoposto a una impegnativa operazione di ristrutturazione e adeguamento su progetto dell'architetto Giacomo Bignotti di Valganna. I lavori sono stati eseguiti tra gennaio 2013 e febbraio 2014 dall'impresa Spover di San Giorgio sul Legnano. Spesa, circa 300mila euro con finanziamento del Gal (Gruppo di Azione Locale) Valli del Luinese della comunità montana Valli del Verbano.
Più articolato, lungo e delicato - ma costato solo il materiale usato - il restauro degli affreschi applicati sui muri delle abitazioni. Si tratta di 68 opere eseguite con tecnica diversa da vari artisti tra il 1978 e il 1981 per iniziativa del Comitato Runo per l'Affresco coordinato dal restauratore varesino Carlo Alberto Lotti.
Il tempo ha lasciato inevitabili segni sui lavori - tutti "mobili" come quadri tranne uno - e, per riparare al degrado, si è fatto ricorso alle cure dell'Accademia delle Belle Arti di Brera. «Nel 2008/09, spiega l'assessore alla Cultura Graziella Nuvoli, gli affreschi sono stati staccati e portati a Brera, dove sono stati affidati al corso di restauro. La maggior parte è stata già restaurata e una campionatura sarà esposta in un locale del nuovo Centro culturale; per un'altra quindicina di opere l'operazione continua. C'è da aggiungere che durante gli stage gli studenti di Brera hanno restaurato anche l'edicola funeraria del pittore Davide Pozzetti e un'edicola della Via Crucis del Santuario di Trezzo». 

Ritardi ferroviari, rimborsi obbligatori anche per “cause di forza maggiore”

L'obbligo è indicato dalla Corte di Giustizia Europea - In Lombardia il Consiglio regionale chiede, all'unanimità, a Trenord di garantire i rimborsi
Ritardi ferroviari, rimborsi obbligatori anche per “cause di forza maggiore”

La Corte di Giustizia Europea ha reso obbligatorio il rimborso per il ritardo del treno, anche se dovuto alle cosiddette cause di forza maggiore. Pertanto, ogni impresa ferroviaria non può essere esonerata dall’obbligo di indennizzo del prezzo del biglietto. L’indennizzo deve corrispondere al 25% del prezzo pagato in caso di ritardo compreso tra i 60 e i 119 minuti e sale al 50% qualora il ritardo sia superiore alle due ore.
In Italia le società ferroviarie Trenitalia e NTV-Italo si sono adeguate, ma in Lombardia Trenord non ancora e, allo stato attuale, non rimborsa ritardi dovuti a cause di forza maggiore. Da qui, il 1° aprile, la presa di posizione del Consiglio regionale della Lombardia, che, all'unanimità, ha approvato una mozione presentata da esponenti del Movimento 5 Stelle.
L'assemblea ha chiesto alla giunta di intervenire presso Trenord, per provvedere all’“immediato adeguamento delle condizioni generali di contratto di trasporto secondo quanto previsto dalla Corte di Giustizia Europea in materia di rimborsi e indennità per i disservizi dovuti a cause di forza maggiore. La giunta regionale dovrà anche, come proposto dal Partito Democratico, verificare l’eventuale necessità di apportare modifiche al contratto con Trenord. In più, secondo un'integrazione della Lega Nord, dovrà adoperarsi affinché nel contratto con Trenord sia prevista espressamente la possibilità di usufruire dei rimborsi anche per i titolari della tessera “io viaggio”.

Lombardia, ogni anno 5 miliardi di euro dai turisti internazionali

Per spesa e numero di viaggiatori prime Milano, Como, Varese e Brescia. Crescono Sondrio e Mantova - In Lombardia il 20 per cento dei visitatori stranieri in Italia
Valdidentro (Sondrio) Località Pedenosso - Chiesa dei Santi Martino e Urbano, foto Cazzaniga

Tiene e anzi migliora il turismo internazionale in terra lombarda. Milano è la prima provincia sia per numero di viaggiatori (33,9% regionale) sia per spesa (55,6%), seguita da Como, Varese e Brescia. Sondrio (circa +50%) e Mantova (circa +20%) sono le province dove il turismo straniero è cresciuto di più in un anno. É quanto emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati Banca d’Italia relativi al periodo gennaio-novembre 2013 e su dati annuario statistico regionale Lombardia.
I turisti stranieri arrivati nella regione sono stati 19 milioni (pari al 20% del totale turisti stranieri arrivati in Italia) per una spesa totale che ha superato i 5,1 miliardi di euro (16,5% italiano). Germania, Francia e Regno Unito i primi tre Paesi di provenienza dei viaggiatori stranieri che arrivano in Lombardia. Quarti gli Stati Uniti e settima la Cina.
A Milano la spesa in un anno del turismo internazionale è cresciuta del 5,9%. Nel 2013 sono arrivati 6,4 milioni visitatori (il 6,8% del totale turisti stranieri arrivati in Italia, +0,8% in un anno), facendo del capoluogo la seconda meta turistica italiana dopo Roma, che è prima con oltre 10,5 milioni di visitatori esteri e prima delle province di Venezia e Imperia. Nonostante la crisi, i turisti spendono in media 447 euro a testa (quasi il doppio della spesa media in Lombardia e il 34% in più della spesa in Italia) per una cifra complessiva nel 2013 di circa 3 miliardi di euro, pari al 9,1% di tutta la spesa dei turisti stranieri in Italia ed in crescita del 5,9% in un anno. 

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