Edizione n. 20 di mercoledì 19 giugno 2019

Cronache

Unione velica Maccagno, da nove nazioni per RS Aero International Regatta

regate 2016 UVM
regate 2016 UVM

Per il secondo anno consecutivo sta per tornare sulle acque maccagnesi RS Aero International Regatta. La manifestazione si svolgerà il 29 e 30 giugno e vedrà in regata una deriva monoposto di ultima generazione, prodotta dal famoso cantiere inglese RS che ora guarda con interesse alle Olimpiadi.
A Maccagno, RS porterà da Southampton più barche a noleggio. Alla regata parteciperanno veliste e velisti da nove nazioni. Oltre che dall'Italia, giungeranno da Svizzera, Germania, Francia, Gran Bretagna, Russia, Irlanda, Repubblica Ceca e USA.
Tra i molti prestigiosi nomi anche quello del vice campione del mondo, l'inglese Peter Barton. Organizzazione e atleti lasciano prevedere regate spettacolari, con gli appassionati di vela che potranno conoscere gli atleti e vedere le barche a terra  da vicino, negli spazi del Parco Giona.  

In foto UVM, alcuni scatti di un analogo evento del 2016

Valli del Verbano, vento e grandine danneggiano colture e alberi da frutta

Particolarmente colpita l’area tra Gemonio e Laveno Mombello – Miele penalizzato dal clima

Il maltempo che la scorsa settimana si è scatenato sul settentrione lombardo non ha risparmiato il Varesotto. Due notti di pioggia e grandine hanno investito il nord della Regione proprio a partire dalla provincia prealpina. Le precipitazioni si sono poi indirizzate a est, verso Comasco-Lecchese, Bergamasca e provincia di Sondrio, con Valle Spluga e Valchiavenna penalizzate da frane e smottamenti. La grandine ha colpito a macchia di leopardo il territorio, devastando coltivazioni agricole di frumento, orzo, mais, zucchine, zucche, ortaggi a foglia; negli alpeggi è andato distrutto il foraggio per le mandrie che avrebbero dovuto salire ai pascoli di montagna.
Nel Varesotto, i danni maggiori si sono concentrati nella zona tra Laveno e Gemonio. Qui la grandine ha colpito meli, peri e peschi, oltre ad alcune ortive e piccoli frutti. Nelle zone dove più intensa è stata la bufera di vento e pioggia è andato allettato anche il fieno nei prati non ancora falciati. Innalzato inoltre il livello dei corsi d’acqua e gonfiati i laghi. Il Maggiore ha segnato un livello di riempimento pari a 111%.
«In attesa del grande caldo, gli ultimi temporali aggravano il drammatico conto dei danni nelle campagne prealpine dove una pazza primavera rischia di farsi ricordare con un bilancio pesante, che si evidenza non solo per quanto riguarda le colture in campo, ma anche per la perdita del raccolto del miele di acacia, che ha provocato danni ingentissimi alle imprese», commenta il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori.

Dall’inizio del 2019 – spiega l'associazione – in Italia sono state registrate ben 86 grandinate, più di una ogni due giorni, con un balzo del 48% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno secondo i dati Eswd, la banca dai degli eventi estremi in Europa. Sono gli effetti di una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi estremi, grandine di maggiore dimensione, sfasamenti stagionali e bombe d’acqua i cui effetti si fanno sempre più devastanti, specie in un’area delicata come quello prealpino, dove l’aria calda della pianura incrocia quella fredda delle vicine Alpi, provocando rapide inversioni termiche che aumentano la violenza delle precipitazioni.

Moni Ovadia a "Cadegliano Festival – Piccola Spoleto"

Moni Ovadia, foto Festival Cadegliano Piccola Spoleto

Due nuovi appuntamenti in provincia di Varese con il calendario di Cadegliano Festival – Piccola Spoleto, di Teatro Blu, che quest'anno festeggia anche il suo trentesimo. Sabato 22, a Villa Menotti di via Monico 16, andrà in scena “Un albero di trenta piani”, con Arianna Scommegna, alla fisarmonica Giulia Bertasi, recital tra letture, poesia e canzoni sul tema della natura.
Grande attesa poi per sabato 29 giugno, quando protagonista dello spettacolo sarà Moni Ovadia. In Villa Menotti lo scrittore, attore, musicista, cantante porterà “Riflessioni sul senso”, lectio magistralis e teatro concerto con musiche Yiddish. Interventi teatrali con Silvia Priori e Roberto Gerbolès; Francesca Galante, canto; Ciro Radice, fisarmonica.
Gli spettacoli, sempre alle 21, sono ad  ingresso gratuito; per entrambe le serate, in caso di pioggia, sala consiliare. Info: info@teatroblu.it / 0332 590592 / www.terraelaghifestival.com

Il folk/rock di Saul Bertoletti in Parco a lago

Saul_In Between Things [CD Cover]

Vive in Italia ma è cresciuto in Scozia. È Saul Bertoletti, che sabato 22 giugno, alle 21, sarà in concerto al Parco a lago di Luino. Recente nella carriera di questo artista l’album  In Between Things in cui si narrano storie vissute, aneddoti e sensazioni che vengono espresse con la cadenza insostituibile di in folk/rock dai tratti unici. Nei testi non mancano contaminazioni letterarie da Proust, Orwell, Shakespeare.
Ad accompagnare Bertoletti ci sarà la band dei musicisti che hanno partecipato alla registrazione del disco, Guido Zanzi, anche produttore dell'album, Sara Mainardi. splendida voce. La serata, a carattere gratuito, sarà la prima del programma  estivo predisposto da Pier Marcello Castelli e dal suo assessorato alla Cultura.  

Ambulatori dell'Asst Sette Laghi, arriva la cartella clinica elettronica

cartella sanitaria

L'Asst dei Sette Laghi sta procedendo alla digitalizzazione della documentazione sanitaria.  Obiettivi, spiega l'azienda, «promuovere l'integrazione dell'attività dei singoli professionisti, favorendo una maggiore e più celere condivisione delle informazioni, aumentare, quindi, la tempestività dell'informazione e standardizzare la redazione dei documenti sanitari, riducendo al minimo il margine di errore o incompletezza». In altre parole dovrebbe avvenire un salto di qualità della documentazione clinica e del suo processo di sviluppo.Prima tappa del percorso è la digitalizzazione della cartella clinica ambulatoriale, operazione che è in via di conclusione. Entro fine gugno, dopo l'attivazione negli ambulatori delle specialità afferenti ai dipartimenti di Cardiologia, Chirurgia generale, Donne e Bambino e Medicine interne, la cartella clinica elettronica sarà introdotta anche negli ambulatori delle specialità afferenti ai dipartimenti di Medicina specialistica e di Chirurgia specialistica di tutta l'azienda. 

In ogni struttura, l'introduzione della cartella clinica elettronica ha visto tre fasi di predisposizione tecnica, formazione del personale e avvio.
«I benefici derivanti da questa importante innovazione non sono solo tecnologici, ma anche organizzativi - spiegano la dottoressa Giorgia Saporetti, responsabile aziendale per la Qualità, appropriatezza, accreditamento e rischio clinico, e il dottor Marco Osculati, direttore dei Sistemi informativi aziendali – . L’introduzione della cartella clinica ambulatoriale, e successivamente di reparto, permetterà di uniformare la modalità di gestione dei pazienti nei diversi ambiti di cura consentendo una maggiore e più semplice diffusione dei dati clinici sia all’interno dell’ASST che a livello di fascicolo sanitario elettronico del cittadino».
Da luglio, sarà avviata infatti anche la digitalizzazione della cartella clinica di degenza, mentre tra ottobre e dicembre la cartella clinica elettronica sarà introdotta nella degenza di un reparto pilota, identificato nella Medicina II dell'Ospedale di Circolo, per poi estendersi a tutta l'Asst nei mesi successivi.

"Interpretando suoni e luoghi" , viaggio nella musica da giugno all'autunno

Inizia il 22 giugno 2019 e terminerà il 12 ottobre la nuova rassegna musicale "Interpretando suoni e luoghi”, promossa da Comunità montana del Piambello, Comunità montana Valli del Verbano e l'apporto dell'Associazione Cameristica di Varese. Coinvolte le varie località delle due Comunità montane con i loro musei, luoghi di culto, dimore. Direzione artistica e coordinamento, Chiara Nicora e Silvia Sartorio. Ingresso gratuito.

“Tramontana di versi” sabato in biblioteca a Luino

Giunge alla quinta edizione “Tramontana di versi - Festival interculturale di poesia” cui hanno preso parte quest'anno anche studenti affiancati dai loro insegnanti. La manifestazione si svolgerà in biblioteca di piazza Risorgimento a Luino sabato 15 giugno e sarà costituita da più fasi. Alle 16, Gianmarco Gaspari, docente di Letteratura italiana all’Università dell’Insubria, presenterà “Cielo Libre” e il suo curatore, Josè Tagliaferro. Il libro riunisce testi rinvenuti nelle carceri argentine scritti da detenuti durante la dittatura tra fine anni settanta, inizio ottanta. Alle 17, inaugurazione di un’installazione costituita da poesie a tema libero, quindi opere del concorso “Il lago, Luino e le sue valli”, premiazione del concorso “Enrichetta Boscetti”. 

Diocesi più grande del mondo, visite pastorali ieri e oggi

Nell’immaginario collettivo di molti di noi, nati nel secolo scorso, le parole “vescovo”- “cardinale” evocano una figura imponente, solenne, che incede tra il popolo festante con la mitria in testa, il bastone pastorale, la croce d’oro sulla casula adorna di ricami, il pallio, l’anello. Reminiscenze della nostra cresima, quando a catechismo si studiavano a memoria le domande/risposte che riassumevano tutta la dottrina cristiana, cominciando da: “Chi è Dio?” e proseguendo con “Perché Dio ci ha creati?” per finire con i “4 Novissimi” e i “Peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio”, che a me, bambina, davano un’angoscia, ma un’angoscia…
Le catechiste – a mali estremi, estremi rimedi – per farci studiare tutto il libretto canonico, insinuavano: «Guardate che il vescovo vi farà delle domande, per vedere se siete pronti a fare la cresima!». E noi, con i genitori che ci stavano addosso (obbedienza, dovere, rispetto le parole d’ordinanza!), ci davamo da fare per arrivare presto in fondo al libretto, spinti dal sacro terrore di essere interpellati quel giorno e di fare una brutta figura in chiesa, davanti a tutti! I tempi erano quelli. Un vescovo era del tutto al di fuori del nostro piccolo mondo. In attesa di incontrarlo in quell’unica occasione della nostra fanciullezza, il solo nominarlo ci incuteva timore e rispetto.
A questo proposito c’è un episodio che mi è tornato alla mente dopo “l’incontro” di martedì scorso 25 luglio.
UN’AUTO BLU E UN UOMO IN CANOTTIERA
Un pomeriggio estivo, nel prato vicino a casa, a Piano di Bisuschio, il mio papà Giuseppe falciava l’erba per i conigli e io rincorrevo farfalle. A un certo punto si era materializzata accanto a noi un’enorme automobile blu. L’autista, in livrea, col cappello, aveva abbassato il finestrino per chiedere informazioni su come arrivare a Viggiù. (Non c’era il tomtom ed evidentemente aveva inforcato la strada sbagliata, prendendo quella allora sterrata che scendeva da Brenno, anziché la statale più agevole dal centro di Bisuschio). Contemporaneamente anche il finestrino dietro era sceso piano piano mostrando l’ospite illustre: un vescovo con lo zucchetto viola e la faccia bonaria.
Lo vedo ancora, il papà, con la falce in mano, sudato, in canottiera… Resosi conto del personaggio seduto nell’auto, si era scusato, imbarazzatissimo, per essere così «poco presentabile» e aveva detto «Eccellenza» nell’indicare la strada che gli veniva richiesta…
Il mio papà, del 1914, che aveva frequentato solo fino alla quinta elementare e che faceva l’operaio in ferrovia, sapeva con quale titolo rivolgersi ad un "Vescovo". Aveva saputo far fronte - per quanto imbarazzato e intimidito - ad una situazione così insolita. Ed aveva anche baciato l’anello che gli veniva porto dal finestrino. Una cosa inaudita. Da raccontare a destra e a manca alle compagne di giochi, con l’eroe del momento, che guarda caso, era un mio familiare. E il vescovo? Uno di noi. Dovevate essere lì, signore catechiste! Alla mano, sorridente, che ti mette a tuo agio!
Sono poi passati gli anni e il vescovo si è fatto sempre più vicino alla gente… Del resto, come potrebbe essere altrimenti, con un Papa che si chiama “Francesco” e che si rivolge a noi (io c’ero, quel giorno, in Piazza San Pietro!) con un semplice «Buonasera?».
SOLO AL PARCHEGGIO
E poi ecco l’altro recentissimo incontro… Avvisata dalle pie amiche la sera del 24 luglio, vengo a conoscenza che di prima mattina, il giorno dopo, sarebbe giunto in paese monsignor Delpini, in pellegrinaggio personale nelle terre ambrosiane, prima del suo insediamento ufficiale come arcivescovo di Milano.
Non faccio parte di alcuna delle associazioni che gravitano attorno alla parrocchia - Caritas, casalinghe, Terza età, Gruppo Missionario…- e non ho dimestichezza di incontri ravvicinati di codesto tipo, ma la buona creanza di accogliere al meglio un ospite, di ricambiare almeno con la presenza il dono di una visita, nonché la curiosità di giudicare l’evento con i miei stessi occhi, hanno fatto sì che quel mattino accantonassi ogni altro impegno e mi precipitassi verso la chiesa. Arrivata molto in anticipo (odio arrivare di corsa e all’ultimo momento) al parcheggio dietro l’oratorio, mentre chiudo la mia utilitaria, vedo poco distante una figura maschile – pantaloni e camicia nera – che fa altrettanto con la sua. Si gira e si avvia di buon passo verso la chiesa.
Metto a fuoco un attimo… Riguardo con attenzione… Mi viene un dubbio. Poi allibita devo convenire: è il nostro nuovo arcivescovo. Ma non doveva arrivare con Don Giampietro? Ma ha guidato lui? Ha trovato la strada da solo? E ha parcheggiato zitto zitto, senza dare tempo ad alcuno di andargli incontro e di riverirlo come conviene se non come persona – data la modestia – almeno per la carica che ricopre?
Intanto arriva e posteggia beato – siamo in largo anticipo sull’appuntamento – l’amico Marco. Lui sì, ha incarichi importanti in Parrocchia. Gli indico la figura che si sta allontanando.
«Hai visto che è già arrivato?»
«Chi?»
«L’Arcivescovo!»
«Ma come… quello… è Lui?». E Marco si fionda dietro a monsignore, preoccupato di averlo trovato al parcheggio, solo, senza nessuno che lo attendesse con un minimo di convenevoli. Siamo una parrocchia piccola, ma sappiamo cos’è l’accoglienza e la gratitudine. E un’occasione simile, quando ci ricapita?
Io taglio da dietro, ed entro in chiesa dalla porticina laterale. Un buon numero di donne occupa già le panche girate per l’occasione verso l’altare della Madonna. Vorrei avvisarle dell’arrivo anticipato per un’accoglienza un po’ gioiosa, un applauso, ma Monsignore mi precede e va diritto all’altare.
Si inginocchia e prega. Intanto qualcuno l’ha riconosciuto e passa parola. Non sto a dire la faccia dei presenti. Penso uguale alla mia là al parcheggio: incredula e stupita.
Quando si rivolge a noi, il nostro Arcivescovo mantiene il profilo semplice e alla mano con il quale si era presentato… Saluta tutti i convenuti con amabilità e sorriso schietto. Parla del suo nome, Mario, che a suo dire è semplice e comune. Ma, se spostiamo l’accento, da Màrio a Marìo, abbiamo invece il corrispettivo maschile del nome più amato in ogni luogo della terra: Maria. E scusate se è poco.
STRETTA DI MANO E PIETÀ RONDANINI
Se n’è andato lasciandoci l’immaginetta della Pietà Rondanini e stringendo tutte le mani.
Rifletto su quella scultura incompiuta di Michelangelo: non è perfetta, monumentale, algida, come la Pietà in San Pietro. Non ci lascia a bocca aperta per la maestria dell’autore, la bellezza suprema e la raffinatezza di ogni dettaglio; è un gruppo marmoreo ancora grezzo, esteticamente poco bello, ma suscita emozioni come pochi altri. Quel Cristo che scivola nell’abbraccio della Madre e Maria che un po’ lo abbraccia, un po’ lo sorregge, un po’ si aggrappa a Lui…
E’ un’immagine drammatica, ma nello stesso tempo dolce e profondamente umana. E la dice lunga sul nuovo arcivescovo, che l’ha scelta e ha voluto consegnarcela di persona, prima che gli impegni, a Milano, diventino pressanti e inderogabili. Chissà se tornerà a trovarci presto.
Reduci da un incontro così familiare e alla mano, la prossima volta l’attenderemo in pompa magna. Del resto, “Eccellenza”, quando si è designati alla Diocesi più grande del mondo, quando un Papa come Francesco L’ha ritenuto degno ed adeguato al compito enorme che L’aspetta - nonostante la sua naturale ritrosia, - qualche concessione al protocollo dovrà pur farla!
Tiziana Zucchi 

Ferrovia Luino-Gallarate, estate senza treni Tilo

Fino al 29 settembre 2019 i collegamenti S30 circoleranno solo tra Cadenazzo e Luino
Ferrovia Luino-Gallarate, estate senza treni Tilo

A partire dal 9 giugno e fino al 29 settembre 2019 tra Luino e Gallarate circoleranno bus e treni sostitutivi e i tempi di percorrenza saranno maggiori prevedibilmente fino a 30 minuti. Il provvedimento - da ricondurre ai lavori di manutenzione sulla linea – avrà ripercussioni anche sui collegamenti Tilo S30, che circoleranno solo tra Cadenazzo e Luino.

La linea S30 Cadenazzo–Luino–Gallarate è il collegamento transfrontaliero che dal Ticino raggiunge Gallarate, passando per il Gambarogno e il Luinese. I servizi sostitutivi vengono effettuati da Trenord e si possono consultare sull’orario online di Trenord o, in alternativa, rivolgendosi al Contact Center Trenord (+39.0272.494949, attivo da lunedì a domenica dalle 05.00 alle 01.00). Sui bus e taxi sostitutivi il trasporto di biciclette non è possibile.
Per i viaggiatori con difficoltà che necessitino di assistenza per la salita e discesa dai mezzi di trasporto pubblico, viene consigliato di rivolgersi al numero gratuito 800.210.955 (attivo tutti i giorni dalle 8.15 alle 19.45) oppure di contattare disabili@trenord.it  

Ferrovia Luino-Gallarate, sarà un'estate calda

Bus invece di treni su Laveno-Besozzo-Gallarate e treni da Luino per Gallarate-Milano o Malpensa dirottati via Ispra-Sesto Calende
Giovanni Mele a Mi manda raitre

Lo diceva sempre e, a Luino e dintorni, nessuno degli amministratori gli dava retta: «La bretella ferroviaria di Sesto Calende potrà salvare Luino dall'eventuale isolamento». Poi la sua voce fu portata da politici lungimiranti dal deserto lacuale nella stanza dei bottoni e la bretella di Sesto Calende divenne una realtà. Proprio grazie a quella battaglia combattuta per anni da Giovanni Mele e sostenuta anche dal Corriere del Verbano ora l'estate ferroviaria luinese, che inizierà il prossimo 9 giugno 2019, sarà calda ma non torrida.
Nella stazione di Laveno scalpitano ruspe, macchinari, cumuli di pietrisco, rotaie e tutto quanto sa di ferrovia, pronti a partire per inderogabili lavori programmati da Rfi che si protrarranno fino a settembre accompagnati dal gentile annuncio “Ci scusiamo per il disagio”.
Da una sbirciatina sull’orario Trenord, fino a pochi giorni fa silenzioso circa le novità estive, si scopre che la circolazione della ferrovia luinese sarà completamente sconquassata da soppressioni, bus sostitutivi o treni che sopravviveranno ma con innaturali percorsi “via Ispra” e fermate nella “stazione di Vergiate”, posta sulla linea di Domodossola, che nulla ha da spartire con i treni di Luino.
Perché Ispra e Vergiate? A svelare l’arcano della circolazione in piena estate è il palinsesto di Trenord. Ed ecco le sorprese: 1) da Laveno-Besozzo-Gallarate spariscono treni sostituiti da bus. 2) resteranno in vita alcuni treni provenienti da Luino per Gallarate-Milano o Malpensa dirottati, però, via Ispra-Sesto Calende.
Che cosa vuol dire dirottati? Lo abbiamo chiesto a Giovanni Mele, che della Bretella di Sesto Calende può legittimamente essere considerato il grande paladino, fortunatamente ascoltato da parlamentari di Lombardia e Piemonte. Questa la sua spiegazione (nella foto: Mele durante il suo intervento del 31 maggio 2019 alla trasmissione televisiva Mi Manda RAI 3).

LUINO-SESTO CALENDE-GALLARATE, STORIA
DI UN BYPASS FERROVIARIO

Per capire che cosa rappresenta la Bretella di Sesto Calende, è il caso di fare un passo indietro nella storia, quella più antica di fine Ottocento e quella di qualche decennio fa a noi più vicino.
La ferrovia del Gottardo (1882) fu progettata per collegare l’Europa a Genova, passando da Luino, attraverso la cosiddetta Linea per Novara, impiantata per l’occasione. Ispra fa parte di quel percorso. In pieno fervore dei trafori alpini nel 1905 toccò al Sempione con la nascita della Domodossola-Milano (Vergiate è parte di quella tratta) a doppio binario, di maggior prestigio e più veloce. Fra le due tratte, seppur scollegate fra loro, fu costruita la stazione di Sesto Calende.
A partire dal 1975 a Luino, intravedendo un vantaggio per la circolazione ferroviaria di merci e passeggeri, mi chiesi: «Perché non collegare la linea di Luino (Novara) a quella di Domodossola (Milano) attraverso lo scalo di Sesto Calende? Sarebbe sufficiente costruire una “bretella” da utilizzare in caso di necessità, consentendo ai convogli di passare da una linea all’altra».
Quella realizzazione avrebbe alleggerito di molto il traffico passeggeri da Luino verso Gallarate, appesantito dai numerosi treni merci.
LA SVOLTA DEL 1996
La mia idea fu per anni inascoltata dalle Fs. Quell’opera era ritenuta inutile e costosa e colui che l’aveva proposta fu anche deriso in ambito locale. Senza demordere, però, continuai la battaglia dalle pagine di questo giornale, fino a quando nel 1996 il luinese Piero Pellicini, eletto al Senato, convinto delle istanze del sognatore-visionario, mi scelse come suo consulente per la materia.
Mi resi conto della necessità di aprire una breccia a Roma presso la direzione delle Fs e caldeggiai una task force parlamentare. I senatori Piero Pellicini (An), Luigi Peruzzotti (Lega Nord) e Sergio Vedovato (Pds), accantonando ogni competizione politica, si mobilitarono a sostegno della bretella. Finalmente coloro che avevano sghignazzato cominciarono a capire che la “bretella” non era un “accessorio per sostenere i pantaloni” ma una importante opera pubblica per la circolazione ferroviaria.
CONVEGNO DEL 2001
Nel novembre 2001 a Luino, in una affollata conferenza nella sede Avav, a sindaci del territorio e della comunità montana, alla presenza del presidente del Consiglio regionale dell’epoca Attilio Fontana, vennero illustrati i contenuti dell’opera, quasi un uovo di Colombo, un po’ costoso, certamente, ma utile e indispensabile. Una curva di circa trecento metri (con annessi indispensabili lavori di assestamento dell’area circostante, collocazione di nuovi binari, deviatoi e segnali) a Sesto Calende, che le Fs, finalmente, avevano finanziato con alcuni miliardi di lire e stavano realizzando, grazie alla quale dalla Luino-Novara si passava sulla Domodossola-Milano e viceversa. I partecipanti al convegno si dissero entusiasti della infrastruttura e alcuni quasi si scusarono con le ironie scaricate su chi aveva assunto l’iniziativa.
La Bretella fin dal primo giorno non ha deluso le aspettative, dimostrandosi quasi un doppio binario fra Luino e Gallarate. In questi giorni grazie a lei l’estate ferroviaria 2019 avrà qualche disagio in meno. Utilizzando la Bretella, nonostante la totale chiusura della linea Besozzo-Gallarate, sopravviveranno alcuni treni diretti a Gallarate-Milano-Malpensa “via Ispra- Sesto Calende con fermata a Vergiate”.
Giovanni Mele
ninomele35@gmail.com  

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