Edizione n.35 di mercoledì 28 ottobre 2020

Antonio Banfi

Varese, all’Ateneo dell’Insubria la memoria storica di Antonia Pozzi

Biblioteca personale e archivio con quaderni, libri fotografie, lettere raccolti nel Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti”
Fabio Minazzi, Graziella Bernabò, suor Onorina Dino, Guido Agostoni
Pagine dall'Archivio

È sorto a Varese nella primavera del 2010 e ha già raccolto migliaia di volumi e una nutrita serie di archivi. Con l’arrivo del Fondo Pozzi, inaugurato il 29 gennaio, il Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” dell’ateneo dell'Insubria vanta ora un patrimonio archivistico e bibliotecario, che, secondo il suo direttore scientifico Fabio Minazzi, «assume un profilo di assoluta eccellenza ed unicità in ambito nazionale».
Manoscritti autografi, lettere, quaderni, fotografie e libri di Antonia Pozzi (Milano 1912-1938) sono stati donati dalla Congregazione Suore del Preziosissimo Sangue di Monza e sistemati nella neonata sede del Centro, inaugurata a fine 2014 nel Collegio Cattaneo, posto dentro il cuore del nuovo Campus di Bizzozero.
Alla presentazione sono intervenuti il rettore dell’Insubria, Alberto Coen Porisini, il professore Fabio Minazzi, suor Onorina Dino della Congregazione Suore del Preziosissimo Sangue e archivista storica della Pozzi, la studiosa della Pozzi Graziella Bernabò e il sindaco di Pasturo Guido Agostoni. Durante la cerimonia è stato illustrato il progetto culturale e civile “Adotta un Archivio”, che prevede anche donazioni libere.

POZZI E LA “SCUOLA DI MILANO”
Antonia Pozzi, come ha scritto Fulvio Papi, professore emerito dell’università di Pavia oltre che rinomato studioso della Pozzi, «dopo il ’34-’35, apparteneva, per studi e frequentazioni, a quel gruppo di giovani intelligenze filosofiche, poetiche e letterarie che oggi comunemente chiamiamo appunto Scuola di Milano». La sua origine risale agli anni Trenta del Novecento, quando intellettuali di varia attività si riunirono attorno al magistero del filosofo Antonio Banfi (1886–1957).
L’archivio di Antonia Pozzi comprende tutti i manoscritti autografi, le lettere, i quaderni, la produzione fotografica, unitamente alla sua biblioteca personale. «La Pozzi, ha dichiarato Minazzi, non fu solo una grande poetessa, ma anche una grande fotografa che ha intrecciato queste due sue passioni con il suo amore per la montagna, la natura e gli uomini colti nella quotidianità della loro vita».
La donazione del fondo al Centro Internazionale Insubrico ha una precisa ragione spiegata da Minazzi. «Il Centro, giunto al suo quinto anno di attività, dispone attualmente di circa diecimila volumi e di una quindicina di archivi, la maggior parte dei quali documentano proprio la storia della “scuola di Milano” nella quale si sono formati studiosi, filosofi e poeti come Giulio Preti, Daria Menicanti, Vittorio Sereni, Antonia Pozzi, Maria Corti, etc.».

ORIGINE DEL CENTRO INSUBRICO
Il Centro Internazionale Insubrico è nato grazie all’acquisizione di due straordinari fondi archivistici: il fondo delle carte autografe di Carlo Cattaneo dall’esilio luganese alla morte, donate dall’avvocato Guido Bersellini di Milano, e il fondo del filosofo pavese Giulio Preti, messo a disposizione da Fabio Minazzi.
Attorno a quest’asse si è aggiunta una serie di archivi concernenti la “Scuola di Milano”. Le acquisizioni spaziano dalle carte dell’Archivio segreto di Antonio Banfi (dal soggiorno berlinese d’inizio secolo fino alla morte) a tutto il Fondo archivistico di un filosofo di levatura europea come il pavese Giulio Preti (1911-1972). L’elenco comprende poi alcune carte inedite di altri eminenti allievi banfiani, come i poeti Vittorio Sereni (1913-1983) e Daria Menicanti (1914-1995), i filosofi Guido Morpurgo-Tagliabue (1907-1997) e Giovanni Vailati (1863-1909), e l’archivio del filosofo vivente Evandro Agazzi.

ARCHIVI E BIBLIOTECHE DEL CENTRO
Questi i principali fondi archivistici e bibliotecari finora pervenuti al Centro varesino:
*Archivio del filosofo e politico Carlo Cattaneo (1801-1869);
*Archivio del filosofo pavese Giulio Preti (1911-1972);
*Archivio segreto del filosofo Antonio Banfi (1886–1957);
*Archivio e Biblioteca della poetessa Antonia Pozzi (1912-1938);
*Biblioteca e Archivio della filosofa Aurelia Monti;
*Biblioteca e Archivio del filosofo Evandro Agazzi;
*Carte inedite del filosofo Giovanni Vailati (1863-1909);
*Carte inedite del poeta luinese Vittorio Sereni (1913-1983);
*Carte inedite del filosofo Guido Morpurgo-Tagliabue;
*Biblioteca ed Archivio del filosofo Bruno Widmar;
*Biblioteca ed Archivio della studiosa di estetica Clementina (Titti) Pozzi;
*Biblioteca del fisico Domenico Tullio Spinella;
*Archivio di cartolettere di vari esponenti della “scuola di Milano” banfiana;
*Biblioteca del filosofo Gabriele Scaramuzza;
*Archivio del filosofo Fulvio Papi;
*Archivio Storico del Territorio del Laghi Varesini.
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Nella foto (da sinistra): Fabio Minazzi, Graziella Bernabò, suor Onorina Dino, Guido Agostoni. 

Varese, l’archivio segreto del filosofo Banfi e il convegno sul Razionalismo critico europeo

Durante l'evento organizzato da Uninsubria anche la poesia “Una donna” di Vittorio Sereni, musicata da Luigi Rognoni

Nella settimana in cui veniva dedicato tra Milano e Luino un convegno a Vittorio Sereni nel centenario della nascita, l’Università degli Studi dell’Insubria ha portato il 25 e 26 ottobre nella sua sede varesina di via Ravasi un altro convegno a Sereni molto vicino poichè al centro è stato il filosofo Antonio Banfi, di cui il poeta luinese seguì i corsi durante l'università. Argomento dei due giorni, «Sul razionalismo critico di Antonio Banfi alla luce degli inediti del suo “archivio segreto”. La ragione quale meta-riflessione?».
L’evento è stato un’occasione di approfondimento della storia del Razionalismo critico europeo, con particolare attenzione alla lezione del fondatore della “Scuola di Milano” e, al tempo stesso, ha rappresenta un momento di apertura e confronto Varese e le sue scuole da un lato e l’Università dell’Insubria e il Centro Internazionale Insubrico dall’altro. L’iniziativa infatti si colloca all’interno degli approfondimenti filosofici della quinta edizione del “Progetto Giovani Pensatori" destinato agli studenti varesini, dalle primarie alle superiori.
Il Centro Internazionale Insubrico è depositario del cosiddetto “archivio segreto banfiano”, complesso di circa cinquemila lettere inedite che consentono di ricostruire – e ridefinire – la biografia intellettuale di Banfi.
L’organizzazione del convegno ha preso le mosse non soltanto dalla considerazione che il filosofo milanese sia uno dei maggiori pensatori della filosofia europea del Novecento, ma anche dalla volontà di far conoscere alla città e alle sue scuole il lavoro di ricerca che l’università sta conducendo su questi preziosi materiali inediti. «Proprio lo studio, la catalogazione e la piena valorizzazione di queste nuove carte inedite consentono di aprire nuove piste di ricerca, nuovi scenari per meglio comprendere l’opera e il pensiero di Banfi» spiega il professor Fabio Minazzi, direttore del Centro e presidente del convegno.
Venerdì 25 ottobre, in serata, anche uno speciale momento di intrattenimento con la prima assoluta dell’“Omaggio alla Scuola Banfiana. Luigi Rognoni interprete musicale di Vittorio Sereni”, interpretazione della poesia “Una donna” di Vittorio Sereni, musicata da Luigi Rognoni, con l’attrice Elisabetta Vergani, il soprano Alessandra Molinari e Kingsley Eliot Kaye, compositore e pianista. Minazzi ha anche presentato il volume “Nel sorriso banfiano”, che raccoglie cartolettere e foto di allievi banfiani.
E poi anche un'iniziativa che parla di attesa e futuro. Sabato, dopo la seconda sessione di lavori, nell’area di Bizzozero adiacente al Collegio Cattaneo si è svolta “Seminare alberi e cultura”, mettendo a dimora alcune piante, in collaborazione diretta con il progetto dei Giovani Pensatori, con studenti e docenti dell’Università degli Studi dell’Insubria e delle scuole varesine.
Perché mettere a dimora delle piante in occasione di un convegno di filosofia? «Per diverse ed articolate ragioni – spiega Minazzi, ma soprattutto perché mettere a dimora una pianta costituisce un gesto educativo che concerne la nostra intera società civile. Né possiamo dimenticare come tutti noi viviamo in una città come Varese denominata “Città giardino» . 

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