Edizione n.19 di mercoledì 2 giugno 2020

ricordo

Le esequie di Franca Rame: un’inutile polemica

Avendo partecipato al funerale di Franca, moglie di mio cugino Dario Fo, ho trovato fuori luogo le polemiche apparse su taluna stampa e nella rappresentazione parziale che ne hanno fornito alcuni media, come se si fossero trattate, più che di esequie, di una sorta di rigurgito di una manifestazione anni ’70. Ma occorre comprendere la rabbia di chi non riesce a tirare avanti e trovò un tempo in Dario e Franca, e oggi forse in Grillo, qualcosa di diverso dalla burocrazia di una certa sinistra istituzionale o della solita variegata e camaleontica casta dominante, nei suoi mutevoli travestimenti, che promette e poi non mantiene, o perlomeno "mantiene se stessa" a spese del Paese.
Volontà di Franca
Certo noi stessi parenti stretti, percorrendo a piedi il corteo, ci sentivamo forse anche un po’ a disagio, per i cori intonati (mentre alcuni milanesi del centro chiudevano le persiane), gli striscioni e gli slogan di chi a proprio modo ha voluto rendere omaggio a quella che considerava una sorta di simbolo, una ‘Madre Coraggio’ sempre schierata sinceramente per la lotta contro l’arroganza dei poteri (e che ha pagato cara e di persona, con lo stupro da parte dei fascisti nel ’73, le continue minacce, il telefono sotto controllo, i contrasti con il PCI, l’interdizione dalla RAI, etc), ma Dario e Jacopo hanno voluto rispettare le indicazioni che Franca aveva annotato in una lettera a Dario, scritta nel 2012 in un momento di sconforto, in cui, pensando a come avrebbe potuto svolgersi il suo funerale, andava immaginando tante donne, con una sciarpa o una veste rossa. Un motivo di nostalgia, più che una dichiarazione di intenti, forse per la delusione e lo sconforto che prova a malincuore chi si è sempre scontrato contro un muro di gomma, ancora saldamente al proprio posto, nonostante decenni di sforzi, di lettere, battaglie, per ottenere giustizia per chi ha subito e subisce ancora soprusi.
Noi parenti e amici stretti forse avremmo preferito una cerimonia più raccolta, privata, ma Franca era un personaggio pubblico, soprattutto nella Milano dei lavoratori «dove la vusa la sirena», e aveva rappresentato, soprattutto negli anni ’70, un riferimento forte per le classi sociali più disagiate.
Solco imploso
Dario e Franca avevano realizzato centinaia di spettacoli gratis per sostenere i lavoratori in difficoltà, ma la forte connotazione di sinistra che li caratterizzava in quei tempi non era certo esauriente e prevalente rispetto all’aspetto artistico e creativo, rappresentando soprattutto un segno dell’epoca, il solco tracciato da un movimento che poi è imploso, perché, come ha fatto giustamente presente Massimo Cacciari in risposta a una mia domanda alla Summer School del 2012 presso la IMF a Luino, si è passati, dal ’68 in poi, dal progetto legittimo, storicamente e potenzialmente innovativo, di un parricidio simbolico (per sostituire una classe dirigente inadeguata e corrotta) a un fratricidio e a una frammentazione disastrosa delle forze di sinistra, che non ha permesso lo sviluppo di una reale socialdemocrazia, bensì la costruzione di due realtà in continuo dissidio, che non comunicavano e non comunicano tra loro (prima tra DC e PC ora tra PD e PDL), sviluppando una diatriba e uno scontro interno che ha impedito di realizzare le riforme e di investire nella crescita, seguendo costantemente una tattica clientelare per assicurarsi le sacche di voti delle varie corporazioni privilegiate, dall’una e dall’altra parte.
A Maccagno l'omaggio a Franca
Per questo il 16 giugno prossimo, domenica sera, alle 20.30 presso l’Auditorium di Maccagno (vedere in sezione Valli Monti Laghi), ho accettato volentieri, coinvolgendo le attrici e collaboratrici di Franca, Marina De Juli e Valeria Ferrario, di partecipare a un omaggio a Franca, che vuole rendere il suo ricordo più realistico e veritiero, vivo e umano. Quello di una donna tenace, amorevole, spesso anche fragile, in grado di sostenere per anni tantissime esperienze teatrali, scelte civili, battaglie parlamentari, senza mai perdersi d’animo, ma anche moglie e nonna esemplare.
Quelle stesse battaglie parlamentari e civili che solo oggi sono all’ordine del giorno nelle agende politiche, dopo venti, trent’anni di appelli inascoltati, sulla violenza alle donne, il trattamento carcerario, le trattative tra Stato e mafia, i diritti degli ultimi ad avere una vita dignitosa, come i diversamente abili, con una campagna per l’acquisto di centinaia di pullmini speciali per il loro trasporto, che dura dal ricevimento del premio Nobel a Dario, fino a oggi, in cui come sempre i cittadini si sono dovuti sostituire a uno Stato inadempiente.
Dopo gli interventi di Marina De Juli e Valeria Ferrario, che leggeranno e interpreteranno alcuni brani significativi del repertorio di Franca, inediti e no, vi sarà la proiezione de ‘Lo Svitato’ strano e simpatico film di Lizzani del ’56, con Dario e Franca agli inizi della loro folgorante carriera. L’ingresso ovviamente è libero e nessuno recepisce alcun compenso, anzi ci mette del suo, a cominciare dagli amministratori.
Davide Rota

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