Edizione n.40 di mercoledì 18 ottobre 2017

Salute

Stalking, compagni e condomini i più accaniti

A Varese avviato il servizio di assistenza

Anche nell'apparentemente placida Terra dei Laghi si squarcia sempre di più il velo sullo stalking, la violenza psicologica e non solo che si abbatte su una persona (solitamente una donna) e la sua cerchia di familiari e amici a colpi di comportamenti molesti e insistiti, persecuzioni, appostamenti, pedinamenti, intrusioni, minacce... Per arginare il fenomeno, a Varese la Provincia ha lo scorso marzo avviato il servizio Antistalking, riprendendo azioni già svolte dal 2010 insieme con Comune di Varese e Associazione Psicologia e Legalità onlus.
In piena discrezione e totale anonimato professionisti volontari, psicologi, avvocati e medici offrono gratuita consulenza in locali riservati della Provincia. L’équipe, che è coordinata dalla psicologa specialista Maria Rosaria Infante e aggiornata dalla pedagogista e formatrice Marina Consolaro, ha in cinque mesi assistito 16 donne e 7 uomini tra vittime dirette (18) e secondarie (5). È emerso che nel meccanismo persecutorio sono stati coinvolti anche loro familiari (6 anziani, 2 ragazze sotto ventidue anni e 3 bambini). Le violenze denunciate sono maturate prevalentemente in un ambiente sentimentale/affettivo (un uomo e otto donne) e condominiale (quattro uomini e una donna).
Lo sportello è accessibile solo telefonicamente tramite il numero 334.1433233. La vittima viene dapprima sostenuta e informata sulla possibilità di un piano di sicurezza e quindi invitata a fissare un appuntamento di consulenza integrata legale-psicologica. I tempi sono rapidi: la data cade nella stessa settimana e, perlopiù, entro tre giorni; in casi di grave urgenza, anche il giorno o entro quello successivo alla chiamata. L’aiuto spazia dall’accoglienza alla consulenza psicologica, dall’assistenza legale a quella medica e sociale fino al supporto riabilitativo.
Tutte le vittime di stalking, che – va ricordato – sono sempre l’intera famiglia e non soltanto il singolo componente, subiscono minacce di violenza (100 per cento). In più sono assalite da ulteriori comportamenti persecutori di sei diverse tipologie.
Il persecutore, quasi sempre (90 per cento dei casi accolti allo sportello varesino), ricorre anche a telefonate sgradevoli, coinvolgimento di terzi, pettegolezzi e bugie, appostamenti al lavoro e/a casa, pedinamenti per strada, accuse false. Inoltre non si trattiene da violenze né dal raccogliere informazioni con l’inganno (70 per cento). Molto frequenti sono i danneggiamenti della proprietà (60 per cento), gli imbrattamenti dell’abitazione e l’invio di posta sgradita (50 per cento), lo stalking telematico e le visite sgradite (40 per cento). Una sesta specie di persecuzione è l’ordinare beni per conto delle vittime (finora a Varese nessun caso).
Ibis

Tumore al seno, nuovo sostegno per ausili

Il servizio sanitario lombardo riconoscerà alle donne colpite il sostegno di parrucche e creme idratanti

Ogni anno in Lombardia si registrano 7.400 nuovi casi di tumore al seno, ma per le donne si rinforza l’assistenza sanitaria e si stringe la collaborazione tra servizio pubblico e volontariato sociale.
A Milano, il 29 luglio, il Consiglio regionale ha approvato – all’unanimità - un ordine del giorno che introduce misure di sostegno per chi, a causa della radioterapia e della chemioterapia, debba ricorrere all'ausilio di una parrucca come componente indispensabile negli aspetti relazionali e interpersonali. Il provvedimento ha recepito anche alcune proposte della consigliera Anna Lisa Baroni circa il sostegno nell'acquisto di creme idratanti per lenire gli effetti delle terapie. Altra proposta accolta riguarda il pieno coinvolgimento e la collaborazione delle associazioni di volontariato impegnate su questo fronte.
L’assessore Mario Mantovani ha espresso parere favorevole alle indicazioni e ha garantito pieno supporto alla battaglia delle donne con il cancro. «Sappiamo bene – ha dichiarato - quanto sia importante anche la componente di natura psicologica per avere la meglio sulla malattia».

Defibrillatori, il salvavita entra negli impianti sportivi

In Lombardia ogni anno si registrano 1.400 arresti cardiaci

Ogni anno in Lombardia si registrano 1.400 arresti cardiaci, di cui circa la metà dovuta a patologie traumatiche o avvenute nelle strutture sanitarie. Questo dato del 118 basta da solo ad avvalorare la campagna regionale per la prevenzione degli arresti cardiaci avviata con il progetto “A prova di cuore”.
Gli obiettivi vanno dalla diffusione sempre più capillare dei dispositivi di rianimazione alla formazione di farmacisti e operatori fino alla sensibilizzazione dei giovani mediante spot e video anche su Youtube e Twitter. A regime, saranno circa 300 i defibrillatori semi-automatici sistemati sui mezzi di trasporto sanitario e circa 70 DAE quelli in prossimità di farmacie rurali.
Questi dati sono emersi il 22 maggio in Consiglio regionale dalla risposta dell'assessore Luciano Bresciani a un’interrogazione del consigliere Roberto Alboni (PdL). Attualmente sono complessivamente 461 i defibrillatori presenti in Lombardia, di cui 361 fissi e 50 mobili. Oltre 300 i defibrillatori installati su mezzi di trasporto e 70 presenti nelle farmacie. Inoltre 81 sono collocati in impianti sportivi, così ripartiti per provincia: Bergamo 6; Brescia 4; Como 11; Cremona 2; Lecco 1; Lodi 4; Mantova 0; Milano 29; Monza 11; Pavia 10; Sondrio 0; Varese 3. 

Terapie oncologiche, contributo regionale per acquisto parrucche

In Lombardia il sostegno a persone sottoposte a terapia oncologica

Contributo economico della Regione Lombardia fino a un massimo di 150 euro per l’acquisto di parrucche a favore di persone con alopecia da chemioterapia. Per modalità operative e modulistica rivolgersi all’Asst di competenza.
Il sostegno è previsto da una deliberazione della giunta della Regione Lombardia (n.6614/17) e da un decreto della Direzione Generale Reddito di Autonomia e Inclusione Sociale (n. 9906/17). La misura prevede inoltre la possibilità di avere informazioni e orientamento rispetto ai diversi contesti di aiuto alle persone e alle loro famiglie, che possano ridurre la vulnerabilità e migliorare la resilienza. 

Lombardia, via a telecamere in case di riposo e strutture per disabili

Il provvedimento regionale incentiva l’installazione con uno stanziamento di 1 milione e 400mila euro nel 2017

Disco verde del Consiglio regionale della Lombardia, il 14 febbraio 2017, alle telecamere di videosorveglianza nelle case di riposo e nelle strutture per disabili per prevenire furti e maltrattamenti. Il provvedimento, prima firmataria Elisabetta Fatuzzo (Partito Pensionati), è stato approvato a maggioranza. Si sono astenuti i rappresentanti di M5Stelle, Partito Democratico e Patto Civico (perplessità sul ricorso a una legge specifica), contraria Chiara Cremonesi, SEL (precedenza ad altri aspetti, a partire dal riconoscimento vero delle competenze fino ai rischi professionali).
L’installazione delle telecamere non è obbligatoria. Le strutture che decideranno di farvi ricorso potranno contare, quest’anno, su uno stanziamento complessivo pari a 1milione e 400mila euro. Un emendamento del Partito Democratico, recepito dalla relatrice, prevede una compartecipazione della Regione pari almeno al 50% della spesa complessiva.
FURTI E MALTRATTAMENTI
In Lombardia attualmente sono presenti 678 residenze sanitarie assistenziali per complessivi 57.853 posti letto a contratto (quelli per cui la Regione compartecipa al pagamento della retta). Il costo medio regionale della retta giornaliera è pari a 56,18 euro, con un costo minimo medio di 48,93 euro nelle RSA della provincia di Brescia e un costo massimo di 65,67 euro in quelle della provincia di Monza e Brianza.
L’incidenza maggiore di denunce per furti e maltrattamenti subiti dagli ospiti delle RSA lombarde si riscontra a Milano e nella cintura metropolitana, dove al 31 dicembre 2016 risultavano ricoverate 17.043 persone.
AREE E AUTORIZZAZIONE
Telecamere e circuiti di videosorveglianza potranno essere collocati solo in corridoi, sale d’attesa e altre aree comuni e per l’installazione sarà necessaria l’autorizzazione dei sindacati interni. A tutela della privacy, le immagini raccolte saranno criptate e l’accesso alle registrazioni sarà possibile solo su autorizzazione dell’autorità giudiziaria.
L’elenco delle residenze sanitarie assistenziali che si doteranno di sistemi di videosorveglianza sarà pubblicato sul sito della giunta regionale. Non ci saranno incentivi premianti ai fini dell’accreditamento. 

Varese, si scrive Breast Unit, si legge Eccellenza

All’Unità del seno dell’Asst Sette Laghi donato da associazioni un ecografo di ultima tecnologia
ecografo

Anche nella cura delle donne colpite dal cancro al seno il territorio prealpino può vantare una sensibilità sociale e un’assistenza sanitaria di tutto rilievo. La Breast Unit (Unità del seno) dell’Azienda socio sanitaria territoriale Settelaghi di Varese è un modello di organizzazione e integrazione che, attraverso un approccio multidisciplinare e personalizzato, registra un’alta percentuale di guarigione, unitamente ad una miglior qualità di vita.
Questa malattia è la prima causa di morte per patologia neoplastica nella popolazione femminile e nella provincia di Varese l’Osservatorio Epidemiologico registra 750/800 nuovi casi annui con circa 200 decessi. Il 17 luglio 2017 l’ASST varesina ha dato pieno compimento alla definizione della SSD Breast Unit. Responsabile è la professoressa Francesca Rovera, mentre direttore del Dipartimento Chirurgico è il dottor Eugenio Cocozza.
Ebbene, per completezza del Percorso diagnostico, terapeutico, assistenziale (PDTA) e per numero di casi trattati, la Breast Unit varesina è un Centro di Riferimento Nazionale dopo lstituto Europeo di Oncologia, Istituto Tumori di Milano e Humanitas. Parola della Regione Lombardia (delibera regionale sulle Breast Unit del 29/04/2016). Per la professoressa Rovera e il dottor Cocozza fondamentale è dare risposte in termini non solo di eccellenza tecnico-scientifica delle cure, ma anche di capacità di sviluppare una presa in carico finalizzata ai bisogni complessi e impellenti delle pazienti e dei familiari.
A questa punta di diamante sanitaria si aggiunge uno straordinario valore del volontariato sociale, da Andos Varese e Andos Insubria alla Lega Tumori, da Varese per l’Oncologia all’Associazione Volontari Ospedalieri, da Varese con Te a Sulle Ali e Caos.
La più recente testimonianza è la donazione di un ecografo particolare (modello MyLab Five di Esaote) alla Breast Unit. La macchina, tecnologicamente avanzata, è stata consegnata il 26 settembre 2017 da Associazione Caos, Fondazione per la Comunità di Malnate e Città delle Donne di Malnate. La donazione è stata possibile grazie alla costituzione, presso la Fondazione per la Comunità di Malnate, del Fondo intitolato a Pinuccia Spadotto, mancata il 31 luglio 2003 (era presente la figlia Tania). Donna di eccezionali doti e grande intelligenza, già nel 1994 organizzò un progetto pilota di screening mammografico presso la Città di Malnate e il 2 dicembre del 2002 donò all’Ospedale di Circolo di Varese il mammotest per le microbiopsie. 

Trapianti, il Nord Italia Trasplant compie 40 anni

In Lombardia si pratica circa un quarto degli interventi effettuati in Italia

A Milano, il 12 novembre, oltre 300 operatori hanno celebrato a Palazzo Lombardia i 40 anni del Nord Italia Transplant (NITp), l'organizzazione che coordina tutte le fasi dal prelievo al trapianto e consente di assegnare gli organi ai pazienti più compatibili o a quelli "difficili" (bambini, secondi trapianti, iperimmunizzati).
ORGANIZZAZIONE
Attualmente il NITp serve le regioni Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Veneto e la Provincia autonoma di Trento.
Al programma partecipano 129 Unità che procurano donatori, Unità di trapianto operative in Lombardia (21), Veneto (10), Liguria (2), Friuli Venezia Giulia (3), Marche (2), sei Coordinamenti regionali/provinciali, 1 Centro interregionale di riferimento (Cir), dieci banche regionali dei tessuti. Al 30 settembre 2012 sono stati utilizzati 9.175 donatori e sono stati effettuati 28.487 trapianti. La Regione Lombardia nel 1974 identificò l'Ospedale Policlinico come Centro regionale di riferimento per i prelievi e i trapianti di organi e, negli anni successivi, altre Regioni si unirono all'organizzazione.
TRAPIANTI IN LOMBARDIA
In Lombardia si pratica circa un quarto di tutti i trapianti che si effettuano in Italia. Dal 18 giugno 1972 al 30 settembre 2012 sono stati utilizzati 4.645 donatori.
I pazienti trapiantati nei Centri lombardi sono stati 15.799 (più della metà del totale degli interventi effettuati dalla rete NITp). In particolare, 8.065 sono stati trapiantati di rene, 2.879 di cuore, 3.735 di fegato, 454 di pancreas, 656 di polmone e 10 di intestino. I pazienti in lista nei Centri lombardi sono 1.965 (1.359 di rene, 248 di cuore, 169 di fegato, 89 di pancreas, 98 di polmone e 2 di intestino).
NUOVE TERAPIE
Ottima la sopravvivenza degli organi e dei pazienti trapiantati che, a cinque anni, è pari all'86 per cento per il trapianto di rene, 80 per cento per il cuore, 75 per cento per il fegato e 56 per cento per il polmone. Gli eccellenti risultati clinici, che oggi caratterizzano i trapianti, sono anche dovuti all'attenzione posta dagli operatori nel ricercare nuove strategie terapeutiche e intraprendere nuove strade per consentire il miglior uso degli organi.
Proprio in Lombardia hanno avuto inizio le attività di trapianto "split liver" (donazione di parte del fegato) e doppio rene (a Bergamo), nonché il prelievo di organi da donatore a cuore fermo (a Pavia). 

Piemonte, rafforzate le cure alla fibrosi cistica

Ad oggi sono 422 i malati assistiti in due Aziende ospedaliere universitarie

È considerata una delle malattie genetiche rare più diffuse. Colpisce soprattutto il sistema respiratorio e quello gastrointestinale e può essere particolarmente invalidante per il carico di sintomi e per le terapie da affrontare. È la fibrosi cistica, che in Italia interessa circa 6.000 persone curate dai centri specializzati e genera 200 nuovi casi l’anno.
In Piemonte lo screening neonatale diagnostica dai 12 ai 15 nuovi casi di fibrosi cistica l’anno e ora la Regione punta a migliorare la rete di protezione. I malati sono, ad oggi, 422 e sono assistiti in due Aziende ospedaliere universitarie: l’ospedale Regina Margherita della Città della Salute di Torino, che si occupa dei minori, e il San Luigi Gonzaga di Orbassano, che assiste i pazienti adulti.
Il 29 agosto 2017 la giunta subalpina ha, su proposta dell’assessore Antonio Saitta, rafforzato la rete delle cure, istituendo il coordinamento regionale per la prevenzione e cura della malattia. Il “Coordinamento regionale fibrosi cistica” sarà composto dai responsabili clinici delle due sedi, dal coordinatore del centro unico, da rappresentanti delle Aziende sanitarie e delle associazioni dei pazienti, con lo scopo di predisporre le raccomandazioni regionali sui percorsi di cura, dalla diagnosi fino al trapianto d’organo.
«Proprio dal Piemonte - ricorda l’assessore Saitta - è arrivato nei mesi scorsi un importante contributo alla ricerca per combattere questa malattia attraverso sperimentazioni effettuate anche da un laboratorio della Scuola di Medicina di Novara. Mentre prosegue la ricerca, la Regione Piemonte intende potenziare la rete delle cure, rispondendo in maniera sempre più efficace alle nuove esigenze dei pazienti, che proprio grazie al miglioramento delle terapie ora possono contare su un’aspettativa di vita più lunga rispetto al passato». 

Origine del latte sulle etichette, storico via libera dell'Unione Europea

Indicazione obbligatoria forse già da gennaio 2017 – Tutelata l’attività anche degli allevatori del varesotto

«Provvedimento epocale, che riconosce ai consumatori e agli allevatori il diritto alla trasparenza sull’origine. Si apre una fase nuova». Così Fernando Fiori e Raffaello Betti, presidente e direttore di Coldiretti Varese, hanno commentato il via libera dell’Unione europea alla richiesta italiana di indicazione di origine obbligatoria per il latte e i prodotti lattiero-caseari.
Alle ore 24 del 13 ottobre scadevano i tre mesi dalla notifica previsti dal regolamento 1169/2011 quale termine per rispondere agli Stati membri che ritengono necessario adottare una nuova normativa in materia di informazioni sugli alimenti. Il termine è scaduto senza obiezioni e il provvedimento, sostenuto dalla Coldiretti e annunciato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal ministro delle politiche agricole Maurizio Martina nel maggio 2016 a Milano, è diventato definitivo.
L'entrata in vigore è fissata 60 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e quindi auspicabilmente dal 1° gennaio 2017, come è stato previsto per un testo analogo in Francia.
INDICAZIONI OBBLIGATORIE
Ora in etichetta dovrà essere riportata obbligatoriamente l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari. Queste le tre possibili diciture:
a) “paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte”;
b) “paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato”;
c) “paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato”.
Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato e trasformato nello stesso paese, l’indicazione di origine può essere assolta - precisa la Coldiretti - con la dicitura: “origine del latte: nome del paese”.
Se invece le operazioni indicate avvengono nei territori di più paesi membri dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere usate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi UE” per l’operazione di trasformazione.
Infine, se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell’Unione Europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi non UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi non UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi non UE” per l’operazione di trasformazione.
ALLEVAMENTI E POSTI DI LAVORO
Oltre la qualità dei prodotti made in Italy e le scelte del consumatore, la norma protegge il lavoro anche di 1,7 milioni di mucche da latte presenti in Italia – compresi 14.310 capi bovini della provincia di Varese (dati dell’Anagrafe Zootecnica Nazionale aggiornati al 30 settembre 2016).
La trasparenza, inoltre, salva dall’omologazione l’identità di ben 487 diversi tipi di formaggi tradizionali, 120 mila posti di lavoro e un fatturato di 28 miliardi di euro. 

Milano, inaugurato Centro Tiflotecnico

Persone non vedenti e ipovedenti possono trovare informazioni e testare anche strumenti e programmi informatici specifici

Vi si possono trovare bastoni bianchi e orologi parlanti, tattili e sonori, ma anche strumenti elettromedicali come misuratori di pressione parlanti e materiale per uso scolastico (cartine geografiche in rilievo, figure geometriche, righelli con riferimenti tattili, piani gomma per disegnare) e naturalmente strumenti per la scrittura, giochi, videoingranditori elettronici manuali, display e stampanti Braille.
È il Centro Regionale Tiflotecnico (per non vedenti) nato a Milano dalla cooperazione tra Consiglio Regionale Lombardo e Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti onlus e inaugurato il 10 novembre dal nuovo assessore alla Famiglia Carolina Pellegrini.
É situato presso lo stesso Consiglio Regionale e mette a disposizione strumenti e programmi informatici specifici per non vedenti e ipovedenti. Personale qualificato fornisce informazioni su una vastissima gamma di strumenti di varie tipologie e di diverse marche ed è possibile testare gli strumenti e avere tutte le delucidazioni del caso prima di procedere ad un'eventuale fornitura. 

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