Edizione n.48 di mercoledì 13 dicembre 2017

Salute

Lotta alla ludopatia, due progetti dalle scuole alle sale da gioco

Continua l'azione di Servizi sociali e Ambito distrettuale di Luino per prevenire e arginare il fenomeno
Progetti contro ludopatia

«Luino non deve diventare una piccola Las Vegas! Non è più ammissibile ciò che sta avvenendo: i malati ludopatici in italia sono ben 900.000. Con questi nuovi progetti finanziati da Regione Lombardia ci occuperemo di limitare il fenomeno e di entrare nelle scuole con un percorso didattico».
Così il 5 dicembre 2017 a Palazzo Serbelloni l'assessora ai servizi sociali Caterina Franzetti ha introdotto la presentazione di due progetti contro la ludopatia messi in cantiere dal Comune di Luino, come ente capofila, insieme con Ponte Tresa e Mesenzana. Presenti anche il sindaco di Lavena Ponte Tresa Massimo Mastromarino, il direttore della Psichiatria Verbano Isidoro Cioffi, la dottoressa Anna Viero di Ats Insubria, “Meme” Manuele Battaggi (Lotta contro l’emarginazione) e Francesca Zamboni (Coop Codici di Milano).
I due progetti sono stati presentati dall'Ambito distrettuale di Luino e dal Comune di Luino sul bando regionale per la prevenzione e il contrasto del gioco d'azzardo patologico e sono stati entrambi approvati e finanziati. Due sostanzialmente le linee direttive: azione preventiva mediante interventi nelle scuole e nelle aree di aggregazione giovanile e regolamentazione dell'accesso alle sale puntando anche sulla collaborazione dei gestori.

I DUE PROGETTI
Il progetto distrettuale "Proposte azzardate" è una continuazione di quello realizzato nel 2016, è stato finanziato per 15.000 euro e verrà realizzato insieme alla cooperativa l'Aquilone. Partner del progetto, oltre i comuni del distretto, sono Ats Insubria e Asst 7 Laghi.
Il secondo progetto "Azzardo 2.0" è stato presentato dal comune di Luino ed è innovativo. Tra i suoi obiettivi ci sono “Azioni no slot”, a sostegno degli esercenti No Slot, e la formazione di adulti e anziani "significativi" nel contesto comunitario, come gli allenatori  sportivi. Il progetto, in partnership con Ats Insubria e Asst 7 Laghi, è stato finanziato per 30.000 euro e verrà realizzato insieme alla cooperativa Codici.
«Luino è capofila di molte iniziative di carattere sociale di pregio» ha dichiarato Cioffi. «L'azzardopatia è una patologia che stiamo seguendo con particolare attenzione poiché coinvolge anche i giovanissimi, per i quali il gioco d'azzardo avviene soprattutto via internet. Abbiamo messo in campo tante iniziative negli istituti scolastici, tra cui il flash mob, incursioni di pochi minuti nelle aule per sensibilizzare i ragazzi a questo problema. Ci impegneremo insieme per combattere questa problematica». 

Cittiglio, nuovo Day hospital oncologico e internistico

Avviato nel 2006, è ora sistemato in un ambiente più ampio e accogliente
Day Hospital Cittiglio

A Cittiglio (Varese) un ambiente più ampio e più razionale accoglie il Day Hospital oncologico e internistico, inaugurato il 6 dicembre 2017. Frutto di lavori per circa 600mila euro, si trova al secondo piano del Nucleo moderno dell'Ospedale ed è articolato in un open space con sei poltrone, due camere di degenza e sei ambulatori dedicati all'Oncologia e alle altre discipline internistiche. «Abbiamo deciso di investire sull'Ospedale di Cittiglio e su questo servizio in particolare perché siamo consapevoli di quanto sia decisivo questo Day Hospital per la popolazione della zona - ha dichiarato il direttore generale dell'ASST dei Sette Laghi di Varese, Callisto Bravi - avvicinando ai pazienti il luogo della cura. Evitiamo loro lunghi spostamenti, e non solo: avviciniamo medici e infermieri ai pazienti, rendendo il loro rapporto più stretto e ricco in termini relazionali».
Il servizio, inserito nell'ambito della S.C. Oncologia medica diretta dalla dottoressa Graziella Pinotti, è stato avviato nel 2006 anche grazie al contributo dell'associazione Varese per l'Oncologia, che da allora ha continuato, ogni anno, a finanziare l'attività di uno specialista oncologo. Negli anni l'attività è cresciuta sia in prestazioni sia in pazienti. Negli ultimi cinque anni i trattamenti chemioterapici sono aumentati del 30% con una media di 150 nuovi pazienti l'anno. Nel solo 2016 i medici e gli infermieri, in stretto contatto con gli specialisti dell'Ospedale di Circolo, hanno assicurato oltre 2700 tra visite, diagnostica mininvasiva, consulenze nei reparti e trattamenti chemioterapici.
Un ruolo chiave per la popolazione della zona riveste anche il Day Hospital internistico. Come ha precisato la dottoressa Sabrina Passarella, direttore medico del Presidio del Verbano, la sua gamma di prestazioni va dalle trasfusioni alle procedure invasive soggette a un periodo di osservazione in ambito ospedaliero, a tutte le prestazioni diagnostiche cardiologiche, comprese la diagnostica ecografica e i test da sforzo.
Nella foto: il personale della struttura insieme con il direttore medico del Presidio del Verbano Sabrina Passarella e il direttore generale Callisto Bravi.

Varese, per i piccoli pazienti atmosfera scolastica anche in ospedale

Donati all'ospedale Del Ponte nuovi e arredi e nuove attrezzature
SCUOLA IN OSPEDALE
nuovi arredi

Al piccolo paziente va garantita non solo un'assistenza su misura e un ambiente accogliente ma anche, il più possibile, la continuità della sua vita prima del ricovero. E all'ospedale ginecologico/pediatrico Filippo Del Ponte di Varese questo impegno trova un ulteriore impulso.
Il 5 dicembre 2017 la presidente dell'associazione Il Ponte del sorriso, Emanuela Crivellaro, ha formalmente consegnato nuovi arredi e nuove attrezzature acquistati per la scuola in ospedale e anche le centinaia di libri per bambini da 0 a 13 anni offerti dalla libreria Giunti al Punto delle Corti. Presenti Luigi Macchi dell’Ufficio Scolastico Territoriale con la preside Chiara Ruggeri dell’Istituto comprensivo Anna Frank, i direttori amministrativo, Paola Bianco, e sanitario, Carlo Alberto Tersalvi, dell’Asst Settelaghi e Cinzia Bogazzi del Centro commerciale Le Corti.

PIONIERI DAL 1993
Il Ponte del Sorriso Onlus ha sempre sostenuto l’importanza della scuola in ospedale. Fu una delle prime conquiste, quando ancora il diritto allo studio nei reparti era poco conosciuto. Ufficialmente la scuola in ospedale ebbe il suo primo riconoscimento dal Ministero dell’Istruzione nel dicembre 1986, ma quasi nessun ospedale ne aveva colto l’opportunità e ci sono voluti parecchi anni prima che si diffondesse.
Da veri pionieri, dunque, a Varese nel settembre 1993, partì il primo giorno di scuola per i bambini ricoverati al Del Ponte. L’anno dopo fu la volta di Tradate e qualche anno dopo ancora di Busto, grazie alla sollecitudine del Ponte del Sorriso, ma anche alla sensibilità delle istituzioni scolastiche.
ANCHE SCUOLA DI SECONDO GRADO
Oggi, sul territorio nazionale, sono presenti ben 167 sezioni, che vedono coinvolti 765 docenti e oltre 62200 bambini che ogni giorno ne usufruiscono.
A Varese Margherita Bongiorno è la maestra che da otto anni ha la responsabilità didattica della scuola in Pediatria. Quest’anno si è aggiunto Cristofaro Imperatore, docente di scuola superiore, una vera novità nel panorama nazionale, in quanto solo pochi e grandi ospedali pediatrici possono vantare la presenza della scuola di secondo grado. Al loro lavoro si unisce la collaborazione di volontari che conoscono le lingue o sono stati a loro volta docenti in qualche specifica materia e possono mettere a disposizione della scuola in ospedale le proprie competenze. 

Defibrillatori, il salvavita entra negli impianti sportivi

In Lombardia ogni anno si registrano 1.400 arresti cardiaci

Ogni anno in Lombardia si registrano 1.400 arresti cardiaci, di cui circa la metà dovuta a patologie traumatiche o avvenute nelle strutture sanitarie. Questo dato del 118 basta da solo ad avvalorare la campagna regionale per la prevenzione degli arresti cardiaci avviata con il progetto “A prova di cuore”.
Gli obiettivi vanno dalla diffusione sempre più capillare dei dispositivi di rianimazione alla formazione di farmacisti e operatori fino alla sensibilizzazione dei giovani mediante spot e video anche su Youtube e Twitter. A regime, saranno circa 300 i defibrillatori semi-automatici sistemati sui mezzi di trasporto sanitario e circa 70 DAE quelli in prossimità di farmacie rurali.
Questi dati sono emersi il 22 maggio in Consiglio regionale dalla risposta dell'assessore Luciano Bresciani a un’interrogazione del consigliere Roberto Alboni (PdL). Attualmente sono complessivamente 461 i defibrillatori presenti in Lombardia, di cui 361 fissi e 50 mobili. Oltre 300 i defibrillatori installati su mezzi di trasporto e 70 presenti nelle farmacie. Inoltre 81 sono collocati in impianti sportivi, così ripartiti per provincia: Bergamo 6; Brescia 4; Como 11; Cremona 2; Lecco 1; Lodi 4; Mantova 0; Milano 29; Monza 11; Pavia 10; Sondrio 0; Varese 3. 

Lombardia, via a telecamere in case di riposo e strutture per disabili

Il provvedimento regionale incentiva l’installazione con uno stanziamento di 1 milione e 400mila euro nel 2017

Disco verde del Consiglio regionale della Lombardia, il 14 febbraio 2017, alle telecamere di videosorveglianza nelle case di riposo e nelle strutture per disabili per prevenire furti e maltrattamenti. Il provvedimento, prima firmataria Elisabetta Fatuzzo (Partito Pensionati), è stato approvato a maggioranza. Si sono astenuti i rappresentanti di M5Stelle, Partito Democratico e Patto Civico (perplessità sul ricorso a una legge specifica), contraria Chiara Cremonesi, SEL (precedenza ad altri aspetti, a partire dal riconoscimento vero delle competenze fino ai rischi professionali).
L’installazione delle telecamere non è obbligatoria. Le strutture che decideranno di farvi ricorso potranno contare, quest’anno, su uno stanziamento complessivo pari a 1milione e 400mila euro. Un emendamento del Partito Democratico, recepito dalla relatrice, prevede una compartecipazione della Regione pari almeno al 50% della spesa complessiva.
FURTI E MALTRATTAMENTI
In Lombardia attualmente sono presenti 678 residenze sanitarie assistenziali per complessivi 57.853 posti letto a contratto (quelli per cui la Regione compartecipa al pagamento della retta). Il costo medio regionale della retta giornaliera è pari a 56,18 euro, con un costo minimo medio di 48,93 euro nelle RSA della provincia di Brescia e un costo massimo di 65,67 euro in quelle della provincia di Monza e Brianza.
L’incidenza maggiore di denunce per furti e maltrattamenti subiti dagli ospiti delle RSA lombarde si riscontra a Milano e nella cintura metropolitana, dove al 31 dicembre 2016 risultavano ricoverate 17.043 persone.
AREE E AUTORIZZAZIONE
Telecamere e circuiti di videosorveglianza potranno essere collocati solo in corridoi, sale d’attesa e altre aree comuni e per l’installazione sarà necessaria l’autorizzazione dei sindacati interni. A tutela della privacy, le immagini raccolte saranno criptate e l’accesso alle registrazioni sarà possibile solo su autorizzazione dell’autorità giudiziaria.
L’elenco delle residenze sanitarie assistenziali che si doteranno di sistemi di videosorveglianza sarà pubblicato sul sito della giunta regionale. Non ci saranno incentivi premianti ai fini dell’accreditamento. 

Piemonte, rafforzate le cure alla fibrosi cistica

Ad oggi sono 422 i malati assistiti in due Aziende ospedaliere universitarie

È considerata una delle malattie genetiche rare più diffuse. Colpisce soprattutto il sistema respiratorio e quello gastrointestinale e può essere particolarmente invalidante per il carico di sintomi e per le terapie da affrontare. È la fibrosi cistica, che in Italia interessa circa 6.000 persone curate dai centri specializzati e genera 200 nuovi casi l’anno.
In Piemonte lo screening neonatale diagnostica dai 12 ai 15 nuovi casi di fibrosi cistica l’anno e ora la Regione punta a migliorare la rete di protezione. I malati sono, ad oggi, 422 e sono assistiti in due Aziende ospedaliere universitarie: l’ospedale Regina Margherita della Città della Salute di Torino, che si occupa dei minori, e il San Luigi Gonzaga di Orbassano, che assiste i pazienti adulti.
Il 29 agosto 2017 la giunta subalpina ha, su proposta dell’assessore Antonio Saitta, rafforzato la rete delle cure, istituendo il coordinamento regionale per la prevenzione e cura della malattia. Il “Coordinamento regionale fibrosi cistica” sarà composto dai responsabili clinici delle due sedi, dal coordinatore del centro unico, da rappresentanti delle Aziende sanitarie e delle associazioni dei pazienti, con lo scopo di predisporre le raccomandazioni regionali sui percorsi di cura, dalla diagnosi fino al trapianto d’organo.
«Proprio dal Piemonte - ricorda l’assessore Saitta - è arrivato nei mesi scorsi un importante contributo alla ricerca per combattere questa malattia attraverso sperimentazioni effettuate anche da un laboratorio della Scuola di Medicina di Novara. Mentre prosegue la ricerca, la Regione Piemonte intende potenziare la rete delle cure, rispondendo in maniera sempre più efficace alle nuove esigenze dei pazienti, che proprio grazie al miglioramento delle terapie ora possono contare su un’aspettativa di vita più lunga rispetto al passato». 

Origine del latte sulle etichette, storico via libera dell'Unione Europea

Indicazione obbligatoria forse già da gennaio 2017 – Tutelata l’attività anche degli allevatori del varesotto

«Provvedimento epocale, che riconosce ai consumatori e agli allevatori il diritto alla trasparenza sull’origine. Si apre una fase nuova». Così Fernando Fiori e Raffaello Betti, presidente e direttore di Coldiretti Varese, hanno commentato il via libera dell’Unione europea alla richiesta italiana di indicazione di origine obbligatoria per il latte e i prodotti lattiero-caseari.
Alle ore 24 del 13 ottobre scadevano i tre mesi dalla notifica previsti dal regolamento 1169/2011 quale termine per rispondere agli Stati membri che ritengono necessario adottare una nuova normativa in materia di informazioni sugli alimenti. Il termine è scaduto senza obiezioni e il provvedimento, sostenuto dalla Coldiretti e annunciato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal ministro delle politiche agricole Maurizio Martina nel maggio 2016 a Milano, è diventato definitivo.
L'entrata in vigore è fissata 60 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e quindi auspicabilmente dal 1° gennaio 2017, come è stato previsto per un testo analogo in Francia.
INDICAZIONI OBBLIGATORIE
Ora in etichetta dovrà essere riportata obbligatoriamente l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari. Queste le tre possibili diciture:
a) “paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte”;
b) “paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato”;
c) “paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato”.
Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato e trasformato nello stesso paese, l’indicazione di origine può essere assolta - precisa la Coldiretti - con la dicitura: “origine del latte: nome del paese”.
Se invece le operazioni indicate avvengono nei territori di più paesi membri dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere usate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi UE” per l’operazione di trasformazione.
Infine, se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell’Unione Europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi non UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi non UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi non UE” per l’operazione di trasformazione.
ALLEVAMENTI E POSTI DI LAVORO
Oltre la qualità dei prodotti made in Italy e le scelte del consumatore, la norma protegge il lavoro anche di 1,7 milioni di mucche da latte presenti in Italia – compresi 14.310 capi bovini della provincia di Varese (dati dell’Anagrafe Zootecnica Nazionale aggiornati al 30 settembre 2016).
La trasparenza, inoltre, salva dall’omologazione l’identità di ben 487 diversi tipi di formaggi tradizionali, 120 mila posti di lavoro e un fatturato di 28 miliardi di euro. 

Milano, inaugurato Centro Tiflotecnico

Persone non vedenti e ipovedenti possono trovare informazioni e testare anche strumenti e programmi informatici specifici

Vi si possono trovare bastoni bianchi e orologi parlanti, tattili e sonori, ma anche strumenti elettromedicali come misuratori di pressione parlanti e materiale per uso scolastico (cartine geografiche in rilievo, figure geometriche, righelli con riferimenti tattili, piani gomma per disegnare) e naturalmente strumenti per la scrittura, giochi, videoingranditori elettronici manuali, display e stampanti Braille.
È il Centro Regionale Tiflotecnico (per non vedenti) nato a Milano dalla cooperazione tra Consiglio Regionale Lombardo e Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti onlus e inaugurato il 10 novembre dal nuovo assessore alla Famiglia Carolina Pellegrini.
É situato presso lo stesso Consiglio Regionale e mette a disposizione strumenti e programmi informatici specifici per non vedenti e ipovedenti. Personale qualificato fornisce informazioni su una vastissima gamma di strumenti di varie tipologie e di diverse marche ed è possibile testare gli strumenti e avere tutte le delucidazioni del caso prima di procedere ad un'eventuale fornitura. 

Cinghiali, Coldiretti Lombardia: «Duecento schianti l’anno»

Dopo l'incidente in A7 a Pavia sollecitata «un’operazione straordinaria di contenimento»

Duecento schianti l’anno causati dalla fauna selvatica in Lombardia. È questa la stima della Coldiretti regionale dopo l’ultimo incidente provocato dai cinghiali in provincia di Pavia. Il 16 novembre un branco di cinghiali ha divelto le reti e invaso l’autostrada A7 verso Milano, causando il ferimento di cinque persone e la distruzione di tre auto.
«Questi animali si avvicinano sempre di più alle zone abitate e ormai non si fermano neppure di fronte alle barriere realizzate per evitare il loro ingresso su autostrade e campi» afferma Ettore Prandini, presidente di Coldiretti regionale e vicepresidente di Coldiretti nazionale. Solo sulla Milano-Serravalle dall’inizio dell’anno ci sono stati diciannove incidenti causati da animali selvatici. Secondo un’elaborazione di Coldiretti Lombardia su dati regionali, il conto totale dei danni in Lombardia negli ultimi dodici anni ha ormai superato i 17 milioni di euro, di cui 13 milioni per assalti ai campi e quattro milioni per schianti automobilistici.
DANNI A LIVELLO NAZIONALE...
Per Coldiretti si tratta di numeri prudenziali, perché sempre più spesso gli agricoltori esausti non presentano neppure più le denunce. «È necessario dare il via a un’operazione straordinaria di contenimento su tutto il territorio regionale per ridurre il numero dei cinghiali» spiega Prandini. «La Regione Lombardia sta cercando di dare delle risposte che speriamo si concretizzino nel più breve tempo possibile».
In tutta l’Italia il numero dei cinghiali ha superato il milione di esemplari, mentre i danni provocati dalla fauna selvatica nell’ultimo anno ammontano a circa 100 milioni di euro.
...E PROVINCIALE
A livello provinciale, secondo Coldiretti Lombardia, tra agricoltura e incidenti stradali il totale dei danni dal 2004 a oggi supera il milione e mezzo di euro a Bergamo, sfiora i 3 milioni di euro nel Bresciano, si avvicina a un milione e 200 mila euro a Como, mentre a Cremona raggiunge quasi i 2 milioni di euro, a Lecco è già oltre i 270mila euro, a Lodi è di circa mezzo milione, a Mantova supera i 700mila euro, Milano è poco sotto i 2 milioni, Monza e la Brianza sono a circa 50mila euro, Pavia si avvicina ai 2 milioni e 400mila euro, Sondrio supera i 2milioni e 200 mila euro e Varese si attesta sul milione e mezzo di euro.  

Varese, alla scoperta di virus che possono causare diabete, malattie del cuore e altre patologie

Ricerca dell’Università dell’Insubria mette in luce la presenza di agenti infettivi mutati capaci di produrre infezioni croniche progressive

In casi di diabete, miocardiopatia cronica e sindrome post-poliomielite ci possono essere enterovirus mutati capaci di produrre infezioni croniche progressive. La loro presenza è stata messa in luce dai microbiologi dell’Università dell’Insubria di Varese.
Lo studio, pubblicato il 10 luglio 2017 sulla rivista inglese Scientific Reports, è stato condotto su casi clinici dei reparti di pediatria, cardiologia e neurologia dell’Ospedale di Circolo con la collaborazione di un virologo della Food and Drug Administration americana e di un diabetologo dell’Università di Miami. La ricerca prosegue a Varese con il sostegno del ministero della Salute italiano e con un finanziamento americano.
CHE COSA SONO GLI ENTEROVIRUS
Gli enterovirus sono tra gli agenti infettivi più diffusi in tutto il mondo, comprendono almeno 110 tipi diversi di virus e si trasmettono nella popolazione per via fecale-orale, ma anche per via respiratoria. Se si aggiunge che alla loro vastità s’abbina anche una notevole variabilità genetica, si capisce subito perché la loro identificazione sia particolarmente complessa.
Il virologo Konstantin Chumakov della Food and Drug Administration americana ha confermato i risultati ottenuti a Varese sequenziando i genomi virali con metodi sviluppati ad hoc ed ha anche effettuato un’analisi filogenetica utilizzando un database dei genomi degli enterovirus che lui stesso ha prodotto.
NUOVE PROCEDURE DIAGNOSTICHE
«Per questa ricerca - ha spiegato il professor Antonio Toniolo, ordinario di Microbiologia medica nell’ateneo varesino - sono state messe a punto nuove procedure diagnostiche che si basano sull’integrazione di metodi per isolare i virus in colture di cellule, per sequenziare i genomi virali, per evidenziare le proteine dei virus nei campioni biologici. Questo approccio particolare ha dimostrato che infezioni croniche da enterovirus possono rappresentare un’importante causa di disturbi endocrini, cardiaci e neurologici a lenta evoluzione» 
SOGGETTI COLPITI E PERSISTENZA
I risultati ottenuti a Varese sono stati confermati dal virologo Konstantin Chumakov della Food and Drug Administration americana. Oltre a sequenziare i genomi virali con metodi sviluppati ad hoc, ha anche effettuato un’analisi filogenetica, utilizzando un database dei genomi degli enterovirus che lui stesso ha prodotto.
Nel loro insieme i risultati indicano che i poliovirus (enterovirus della specie C) possono persistere per almeno 80 anni nei soggetti colpiti da poliomielite. Altri tipi di enterovirus (delle specie A e B) sono presenti in soggetti con diabete o con miocardiopatie croniche.
Lo studio segue recenti pubblicazioni dell’équipe del professor Toniolo riguardanti il ruolo eziologico delle infezioni virali nel diabete e in altre patologie croniche. Questi lavori sono apparsi su Pediatric Diabetes, Diabetologia, Scientific Reports e sul volume di Springer “Diabetes and Viruses”.
RISULTATI CLINICI E PROSPETTIVE ANTIVIRALI
I risultati mettono a disposizione dei clinici un nuovo metodo per identificare precocemente gli individui cronicamente infettati con tipi diversi di enterovirus. «Gli individui infetti – ha aggiunto il professor Toniolo - potranno essere tenuti in osservazione per diagnosticare eventuali forme di diabete, di miocardiopatie, di patologie neurologiche e curarle il più precocemente possibile. In secondo luogo, è oggi possibile pensare all’uso di farmaci antivirali per ridurre il danno conseguente alle infezioni virali già in atto. In terzo luogo - nell’ambito di collaborazioni internazionali che l’Università dell’Insubria mantiene da tempo – si potranno identificare tipi di enterovirus con tendenza particolare a produrre danni del pancreas endocrino, del miocardio, oppure dei motoneuroni. Questi studi potranno aprire una via per la formulazione di vaccini antivirali specifici». 

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