Edizione n. 19 di mercoledì 12 giugno 2019

Salute

Varese, un “tigre” nel motore della sanità

Compie 15 anni l'associazione Varese per l’Oncologia Onlus
Gianni Spartà

Il volontariato è come gli ottani per l'auto: mette - diceva uno spot d'antan - un “tigre” nel motore. In ogni campo, primo forse fra tutti quello della sanità. In terra varesina i suoi interventi sono ormai cronaca, mai tuttavia scontata, sempre confortante e inimmaginabile.
Nella galleria delle tante iniziative un posto tutto a sé si è ritagliata Varese per l’Oncologia Onlus, un'associazione fondata e instancabilmente timonata da Gianni Spartà. Ecco nelle sue parole il cammino di tre lustri di sfide, fatiche, traguardi ricordato nella festa di compleanno di domenica 9 giugno 2019 a Villa San Martino di Barasso.

LA LUNGA MARCIA DA VARESE A CITTIGLIO, LUINO...

Lotta ai tumori, a che punto è la notte? Se questa domanda me la fossi posta nel maggio del 2005 tra le righe della prima relazione da presidente di Varese per l’Oncologia Onlus avrei avuto difficoltà a non scuotere la testa. C’erano ferite fresche, personali e condivise con altri, l’idea di avvistare una luce nel buio, un’alba dopo le tenebre, era assai improbabile. C’erano i report della ricerca scientifica che contemplavano ancora numeri poco incoraggianti in fatto di guarigioni o di sopravvivenze. E c’era nei nostri luoghi di cura una situazione strutturale non all’altezza di un presidio con ottime professionalità ma con insufficienti risposte alle esigenze dei malati. Di quei malati.
Letti di degenza dedicati, zero o quasi. Un day hospital che faceva scrupolosamente il day hospital e che alle cinque del pomeriggio chiudeva i battenti affidando a un numero verde eventuali richieste urgenti. Necessità per i medici, nei casi gravi, di indirizzare i pazienti in altri ospedali, a Milano, a Pavia. Tutto questo sa chi ci è passato o chi è stato testimone di uno scenario che cozzava con il profilo distinto di un’azienda ospedaliera e universitaria nella quale lavoravano clinici di sicuro spessore.
Solo un gruppo di pazzi visionari poteva illudersi di cambiare qualcosa dando vita a un’associazione no profit. Ma che cosa potevamo fare se l’ospedale maggiore aveva i malati di cancro sparpagliati nei vari reparti, se l’Oncologia dava l’impressione di essere considerata una specialità sulla quale le alte sfere avevano investito poco o nulla fino a quel momento? Potevamo rattoppare non incidere. Per incidere bisognava che il Rione Sanità facesse qualche passo importante. Lo fece proprio mentre i visionari si organizzavano spinti da non frequente entusiasmo e da non scontato spirito di appartenenza. Forse lo fece proprio perché i visionari si organizzavano spinti da non frequente entusiasmo e non scontato spirito di appartenenza. E la scossa ci trovò preparati.

Arrivarono letti: un reparto di degenza a Varese, un day hospital a Cittiglio, un ambulatorio a Luino. Arrivarono le Simultaneous Home Care, dapprima finanziate dalla nostra Onlus, poi recepite da un protocollo regionale. Arrivarono i trasporti gratuiti casa-ospedale-casa per pazienti fragili, un attrezzato laboratorio di trucco e parrucco, consulenze di psicoterapia e fisioterapia a chi ne aveva bisogno. Sanità pubblica che cura, privati che l’affiancano prendendosene cura: binomio vincente.
Sotto il traguardo dei quindici anni di attività - tanti ne sono passati e ci apprestiamo a celebrarli il 9 giugno - prevale su tutto un sentimento di sincera gratitudine rivolto alle centinaia di persone alle quali abbiamo toccato il cuore con le nostre iniziative. Poi penso ai tanti pazienti che in questi quindici anni sono stati curati meglio nei nostri ospedali, più vicino alle loro case, addirittura nelle loro case. Penso alle borse di studio procurate a giovani camici bianchi che hanno imparato a fare gli oncologi a Varese. Penso ai visionari che si sono rivelati profeti. E penso, infine, al sistema sanitario nazionale che al netto di brutte pagine è qualcosa di cui il nostro Paese deve andare fiero.

Sere fa in tv c’era un ex ministro, Carlo Calenda. Ha raccontato i guai di sua moglie curata per una leucemia recidivante, sottoposta a trapianto di midollo. «Sapete quanto mi è costato questo calvario sul piano economico?», ha detto Calenda. «Non mi è costato un centesimo. In America per una terapia tanto complessa, quanto routinaria, mi avrebbero presentato un conto da un milione di dollari. Da garantire in anticipo consegnando la carta di credito all’atto del ricovero». Ecco, allora, il messaggio: uno vede i telegiornali, sente i nostri leader, non prova più rabbia, ma sgomento. E tuttavia l’Italia che i nostri padri si sono immaginati uscendo vivi dalle due guerre mondiali è un’Italia che non lascia indietro nessuno, almeno sul fronte delle cure e della salute. Oggi e così, ieri è stato così, domani? Molto dipende anche dalla responsabilità sociale che Varese per l’Oncologia, nel suo piccolo, si è assunta donando un aiuto a chi aiuta una vita. Il giudizio ragionato lo daranno quanti volessero raccontare questa storia. Noi ci accontentiamo del segno indelebile che questa avventura solidale ci lascia dentro. Quindici anni dopo.
Gianni Spartà
presidente

Varese, le nuove frontiere della chirurgia toracica

Dal 2014 anche all'Ospedale di Circolo interventi con tecnica mininvasiva videoguidata
i prof. Rotolo (sx) e Imperatori
VATS lobectomy

Strumenti particolari, telecamera con monitor ad alta definizione, incisioni minime. Ecco l'identikit di una tecnica di chirurgia toracica mininvasiva videoguidata, applicata in cinquanta centri in Italia e dal 2014 eseguita anche a Varese in quasi duecento interventi e, nell’ultimo anno, per oltre il 70% dei pazienti. È la Vats Lobectomy (video assisted thoracic surgery), che, per numero di casi trattatati, vede l'Ospedale di Circolo attestato al sedicesimo posto nella classifica nazionale e terzo a livello lombardo.
L'intervento chirurgico è sempre meno invasivo con effetti benefici sulla ripresa precoce del paziente, minori complicanze, minor dolore e degenze più brevi.

TECNICA SEMPRE PIÙ AFFINATA
Per l'eradicazione di un tumore al polmone, la chirurgia tradizionale comportava un'incisione della parete toracica di 15-20 centimetri. Ora bastano tre accessi, di cui uno di quattro centimetri e due di un solo centimetro, o addirittura anche meno.
«In collaborazione con il professor Nicola Rotolo – spiega il professor Andrea Imperatori, responsabile della Chirurgia generale ad indirizzo toracico - abbiamo già eseguito un intervento di asportazione di tumore al polmone con un solo accesso di quattro centimetri. Ma non ci fermiamo qui: lavoriamo per affinare ulteriormente la tecnica grazie a importanti collaborazioni sia nazionali sia internazionali, queste ultime con gli ospedali di Leeds, nel Regno Unito, di Seattle, negli Usa, e di Osaka in Giappone».
La ripresa, in termini di degenza media, scende da dieci-dodici giorni a soli sei giorni, mantenendo il medesimo risultato dal punto di vista oncologico.
SPECIALISTI E AMBULATORIO
La chirurgia ad indirizzo toracico di Varese conta sette specialisti, di cui tre sono specificamente formati ad eseguire la Vats Lobectomy. Il numero degli interventi sta negli ultimi mesi conoscendo un'impennata, complice il buon funzionamento del Punto Polmone, un ambulatorio guidato dalla dottoressa Maria Luisa Ortelli, in collaborazione con pneumologi e chirurghi.
L’ambulatorio, che afferisce al reparto di Pneumologia, è dedicato ai pazienti con sospetto tumore al polmone e rappresenta la porta di ingresso di un percorso diagnostico e terapeutico. Costituisce un riferimento per i medici sul territorio e contribuisce a mantenere viva l’attenzione sulla prevenzione.
Il tumore al polmone rappresenta la prima causa di morte nell'uomo per tumore, ma è in significativo aumento anche tra le donne. Il fumo di sigaretta è il fattore di rischio più importante per circa l’85% dei tumori polmonari.
La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è aumentata di poco, passando dal 12 al 18%, ma è ancora troppo bassa. «Una soluzione sta nella diagnosi precoce» spiega Imperatori. «Se individuato in tempo, il tumore può essere asportato chirurgicamente e, in questo modo, si offrono ottime chance di guarigione al paziente. Infatti, la probabilità di sopravvivenza a cinque anni può superare il 70%».
Nelle foto: un intervento di Vats Lobectomy; il prof. Imperatori (a destra) e il prof. Rotolo. 

Defibrillatori, il salvavita entra negli impianti sportivi

In Lombardia ogni anno si registrano 1.400 arresti cardiaci

Ogni anno in Lombardia si registrano 1.400 arresti cardiaci, di cui circa la metà dovuta a patologie traumatiche o avvenute nelle strutture sanitarie. Questo dato del 118 basta da solo ad avvalorare la campagna regionale per la prevenzione degli arresti cardiaci avviata con il progetto “A prova di cuore”.
Gli obiettivi vanno dalla diffusione sempre più capillare dei dispositivi di rianimazione alla formazione di farmacisti e operatori fino alla sensibilizzazione dei giovani mediante spot e video anche su Youtube e Twitter. A regime, saranno circa 300 i defibrillatori semi-automatici sistemati sui mezzi di trasporto sanitario e circa 70 DAE quelli in prossimità di farmacie rurali.
Questi dati sono emersi il 22 maggio in Consiglio regionale dalla risposta dell'assessore Luciano Bresciani a un’interrogazione del consigliere Roberto Alboni (PdL). Attualmente sono complessivamente 461 i defibrillatori presenti in Lombardia, di cui 361 fissi e 50 mobili. Oltre 300 i defibrillatori installati su mezzi di trasporto e 70 presenti nelle farmacie. Inoltre 81 sono collocati in impianti sportivi, così ripartiti per provincia: Bergamo 6; Brescia 4; Como 11; Cremona 2; Lecco 1; Lodi 4; Mantova 0; Milano 29; Monza 11; Pavia 10; Sondrio 0; Varese 3. 

Milano, nasce Medtec

È la laurea congiunta in ingegneria biomedica e medicina di Politecnico e Humanitas University
Politecnico Milano, foto ibis

Presentata il 5 giugno a Milano la laurea congiunta in Ingegneria biomedica e Medicina del Politecnico di Milano e di Humanitas University. Il nuovo corso accademico 'Medtec' si svilupperà sugli stessi temi scelti dalla Lombardia per la presidenza 2019 dei '4 Motori d'Europa'.
Sono, come ha osservato il sottosegretario con delega alle Relazioni internazionali di Regione Lombardia, «la Medicina personalizzata, le politiche e gli strumenti predittivi per l'efficienza dell'azione di governo, le filiere produttive eco-innovative e la manifattura 4.0 e le professioni del futuro dove l'innovazione sta nella formazione. Senza dimenticare ovviamente le enormi possibilità che offrono i big data». 

Varese, strumentazione d'avanguardia in Urologia

All'Ospedale di Circolo la chirurgia oncologica viene eseguita con tecnologia tridimensionale
urologia varesina

A Varese le operazioni sui reni per patologie oncologiche risultano ora più rapide, il sanguinamento è ridotto al minimo, l'esecuzione chirurgica raggiunge «raffinatezza e precisione». Dall'inizio di maggio 2019, l'Urologia dell'Ospedale di Circolo, diretta dal dottor Giovanni Saredi, ha iniziato ad operare in tre dimensioni grazie alla videolaparoscopia 3D, attestandosi come l'unico centro nell'area insubre ad utilizzare la nuova tecnologia.
In poche settimane sono stati eseguiti quattro interventi di enucleoresezione di neoformazioni renali e altrettante nefrectomie. «Adesso tutta la chirurgia oncologica viene eseguita con tecnica 3D» ha dichiarato Saredi. «Questa tecnologia, insieme alla dotazione di laser per il trattamento della iperplasia della prostata, in particolare i laser Olmio 105 Watt e e Tullio 200 watt, rende la strumentazione urologica a nostra disposizione davvero all'avanguardia».
Ma non è finita. Altra novità è una sorta di telecamera, che permette di intervenire in videolaparoscopia - cioè con tecnica mininvasiva - anche nell'ambito dello scavo pelvico, dove le dimensioni sono molto più contenute. Con la nuova ottica sono già state eseguite in videolaparoscopia tridimensionale anche cinque prostatectomie radicali e altre sono già in programma.
Complessivamente, ogni anno, l'Urologia varesina esegue oltre 1300 interventi chirurgici. I dieci specialisti eseguono in media tre interventi sul rene la settimana e altri tre sulla prostata, senza contare tutta l'attività endoscopica.

Grandi traumi, a Varese un Centro di alta specializzazione

Dal 2012 l'Ospedale di Circolo è riferimento per tutto il territorio dell'Insubria
slide Asst Sette Laghi

Sembra scontato e non ci si bada, eppure c'è. E meno male. A Varese, ogni anno, all'Ospedale di Circolo, il trauma team si attiva mediamente più di 600 volte e, mediamente, sono 230 i pazienti con trauma ricoverati nelle terapie intensive.
Dietro i numeri ci sono servizi dei quali forse poco si sa e altrettanto poco forse ci si rende conto. Dal 2012, l'Ospedale di Circolo è riconosciuto come Centro trauma ad alta specializzazione (Cts). In soldoni, rappresenta per tutto il territorio dell'Insubria, dal Varesotto al Comasco fino alla provincia di Lecco, il riferimento principale per i traumi maggiori, le lesioni cioè, singole o multiple, che per la vita del paziente possono costituire un pericolo. 

SCHIERA DI SPECIALISTI
Si fa presto a dirlo, ma la gestione dei traumi più complessi richiede numeri particolari, illustrati lo scorso 9 marzo 2019 dall'Azienda ospedaliera durante una conferenza stampa. Strutture e professionalità, già elevate per una sanità qualificata, devono in quel campo garantire una serie di requisiti particolarmente esigenti. Un Centro trauma ad alta specializzazione è una giostra ininterrotta di attività, persone, strumentazioni tutte ben incastrate e sincronizzate. Non è difficile immaginarlo, se si considera che ci sono in ballo Sala angiografica, Sala di emodinamica e Laboratorio per le urgenze attivo h24, Terapia intensiva generale, Neurorianimazione e TC multistrato, oltre a Sale operatorie per le urgenze, Risonanza magnetica e una elisuperficie utilizzabile anche di notte.
Particolarmente folta poi la schiera di specialisti che dovessero rendersi necessari: dai medici d'urgenza, chirurghi e anestesisti, ai cardiochirurghi, neurochirurghi e chirurghi della mano, dagli ortopedici, ginecologi e cardiologi agli interventisti, radiologi, neuroradiologi, senza dire dei chirurghi plastici e chirurghi toracici, urologi, endoscopisti e... Forse può bastare.
SISTEMA INTEGRATO
Contestualmente al riconoscimento degli ospedali sede di Centro trauma ad alta specializzazione (Cts), la Regione ha individuato anche i Centri traumi di zona e i Pronto soccorso per traumi, strutture meno specializzate ma in grado di offrire un'assistenza completa ai traumi meno gravi. E' questa l'articolazione complessiva del Sistema integrato per l’assistenza al trauma maggiore (Siat), che ottimizza tempi e strategie di intervento per garantire al paziente traumatizzato il trattamento più idoneo.
Con il Siat il paziente traumatizzato viene preso in carico dalla struttura più adeguata nei tempi più rapidi. «Il Siat – è stato precisato - si basa su una chiara definizione delle aree di competenza dei singoli Centri trauma: in questo modo, quando iI Servizio di emergenza-urgenza interviene a soccorrere un paziente traumatizzato, può procedere tempestivamente al trasporto verso il centro trauma più idoneo in base alle sue condizioni, optando per il centro più vicino piuttosto che quello ad alta specializzazione». 

Lombardia, via a telecamere in case di riposo e strutture per disabili

Il provvedimento regionale incentiva l’installazione con uno stanziamento di 1 milione e 400mila euro nel 2017

Disco verde del Consiglio regionale della Lombardia, il 14 febbraio 2017, alle telecamere di videosorveglianza nelle case di riposo e nelle strutture per disabili per prevenire furti e maltrattamenti. Il provvedimento, prima firmataria Elisabetta Fatuzzo (Partito Pensionati), è stato approvato a maggioranza. Si sono astenuti i rappresentanti di M5Stelle, Partito Democratico e Patto Civico (perplessità sul ricorso a una legge specifica), contraria Chiara Cremonesi, SEL (precedenza ad altri aspetti, a partire dal riconoscimento vero delle competenze fino ai rischi professionali).
L’installazione delle telecamere non è obbligatoria. Le strutture che decideranno di farvi ricorso potranno contare, quest’anno, su uno stanziamento complessivo pari a 1milione e 400mila euro. Un emendamento del Partito Democratico, recepito dalla relatrice, prevede una compartecipazione della Regione pari almeno al 50% della spesa complessiva.
FURTI E MALTRATTAMENTI
In Lombardia attualmente sono presenti 678 residenze sanitarie assistenziali per complessivi 57.853 posti letto a contratto (quelli per cui la Regione compartecipa al pagamento della retta). Il costo medio regionale della retta giornaliera è pari a 56,18 euro, con un costo minimo medio di 48,93 euro nelle RSA della provincia di Brescia e un costo massimo di 65,67 euro in quelle della provincia di Monza e Brianza.
L’incidenza maggiore di denunce per furti e maltrattamenti subiti dagli ospiti delle RSA lombarde si riscontra a Milano e nella cintura metropolitana, dove al 31 dicembre 2016 risultavano ricoverate 17.043 persone.
AREE E AUTORIZZAZIONE
Telecamere e circuiti di videosorveglianza potranno essere collocati solo in corridoi, sale d’attesa e altre aree comuni e per l’installazione sarà necessaria l’autorizzazione dei sindacati interni. A tutela della privacy, le immagini raccolte saranno criptate e l’accesso alle registrazioni sarà possibile solo su autorizzazione dell’autorità giudiziaria.
L’elenco delle residenze sanitarie assistenziali che si doteranno di sistemi di videosorveglianza sarà pubblicato sul sito della giunta regionale. Non ci saranno incentivi premianti ai fini dell’accreditamento. 

Piemonte, rafforzate le cure alla fibrosi cistica

Ad oggi sono 422 i malati assistiti in due Aziende ospedaliere universitarie

È considerata una delle malattie genetiche rare più diffuse. Colpisce soprattutto il sistema respiratorio e quello gastrointestinale e può essere particolarmente invalidante per il carico di sintomi e per le terapie da affrontare. È la fibrosi cistica, che in Italia interessa circa 6.000 persone curate dai centri specializzati e genera 200 nuovi casi l’anno.
In Piemonte lo screening neonatale diagnostica dai 12 ai 15 nuovi casi di fibrosi cistica l’anno e ora la Regione punta a migliorare la rete di protezione. I malati sono, ad oggi, 422 e sono assistiti in due Aziende ospedaliere universitarie: l’ospedale Regina Margherita della Città della Salute di Torino, che si occupa dei minori, e il San Luigi Gonzaga di Orbassano, che assiste i pazienti adulti.
Il 29 agosto 2017 la giunta subalpina ha, su proposta dell’assessore Antonio Saitta, rafforzato la rete delle cure, istituendo il coordinamento regionale per la prevenzione e cura della malattia. Il “Coordinamento regionale fibrosi cistica” sarà composto dai responsabili clinici delle due sedi, dal coordinatore del centro unico, da rappresentanti delle Aziende sanitarie e delle associazioni dei pazienti, con lo scopo di predisporre le raccomandazioni regionali sui percorsi di cura, dalla diagnosi fino al trapianto d’organo.
«Proprio dal Piemonte - ricorda l’assessore Saitta - è arrivato nei mesi scorsi un importante contributo alla ricerca per combattere questa malattia attraverso sperimentazioni effettuate anche da un laboratorio della Scuola di Medicina di Novara. Mentre prosegue la ricerca, la Regione Piemonte intende potenziare la rete delle cure, rispondendo in maniera sempre più efficace alle nuove esigenze dei pazienti, che proprio grazie al miglioramento delle terapie ora possono contare su un’aspettativa di vita più lunga rispetto al passato». 

Origine del latte sulle etichette, storico via libera dell'Unione Europea

Indicazione obbligatoria forse già da gennaio 2017 – Tutelata l’attività anche degli allevatori del varesotto

«Provvedimento epocale, che riconosce ai consumatori e agli allevatori il diritto alla trasparenza sull’origine. Si apre una fase nuova». Così Fernando Fiori e Raffaello Betti, presidente e direttore di Coldiretti Varese, hanno commentato il via libera dell’Unione europea alla richiesta italiana di indicazione di origine obbligatoria per il latte e i prodotti lattiero-caseari.
Alle ore 24 del 13 ottobre scadevano i tre mesi dalla notifica previsti dal regolamento 1169/2011 quale termine per rispondere agli Stati membri che ritengono necessario adottare una nuova normativa in materia di informazioni sugli alimenti. Il termine è scaduto senza obiezioni e il provvedimento, sostenuto dalla Coldiretti e annunciato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal ministro delle politiche agricole Maurizio Martina nel maggio 2016 a Milano, è diventato definitivo.
L'entrata in vigore è fissata 60 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e quindi auspicabilmente dal 1° gennaio 2017, come è stato previsto per un testo analogo in Francia.
INDICAZIONI OBBLIGATORIE
Ora in etichetta dovrà essere riportata obbligatoriamente l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari. Queste le tre possibili diciture:
a) “paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte”;
b) “paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato”;
c) “paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato”.
Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato e trasformato nello stesso paese, l’indicazione di origine può essere assolta - precisa la Coldiretti - con la dicitura: “origine del latte: nome del paese”.
Se invece le operazioni indicate avvengono nei territori di più paesi membri dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere usate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi UE” per l’operazione di trasformazione.
Infine, se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell’Unione Europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi non UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi non UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi non UE” per l’operazione di trasformazione.
ALLEVAMENTI E POSTI DI LAVORO
Oltre la qualità dei prodotti made in Italy e le scelte del consumatore, la norma protegge il lavoro anche di 1,7 milioni di mucche da latte presenti in Italia – compresi 14.310 capi bovini della provincia di Varese (dati dell’Anagrafe Zootecnica Nazionale aggiornati al 30 settembre 2016).
La trasparenza, inoltre, salva dall’omologazione l’identità di ben 487 diversi tipi di formaggi tradizionali, 120 mila posti di lavoro e un fatturato di 28 miliardi di euro. 

Milano, inaugurato Centro Tiflotecnico

Persone non vedenti e ipovedenti possono trovare informazioni e testare anche strumenti e programmi informatici specifici

Vi si possono trovare bastoni bianchi e orologi parlanti, tattili e sonori, ma anche strumenti elettromedicali come misuratori di pressione parlanti e materiale per uso scolastico (cartine geografiche in rilievo, figure geometriche, righelli con riferimenti tattili, piani gomma per disegnare) e naturalmente strumenti per la scrittura, giochi, videoingranditori elettronici manuali, display e stampanti Braille.
È il Centro Regionale Tiflotecnico (per non vedenti) nato a Milano dalla cooperazione tra Consiglio Regionale Lombardo e Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti onlus e inaugurato il 10 novembre dal nuovo assessore alla Famiglia Carolina Pellegrini.
É situato presso lo stesso Consiglio Regionale e mette a disposizione strumenti e programmi informatici specifici per non vedenti e ipovedenti. Personale qualificato fornisce informazioni su una vastissima gamma di strumenti di varie tipologie e di diverse marche ed è possibile testare gli strumenti e avere tutte le delucidazioni del caso prima di procedere ad un'eventuale fornitura. 

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