Edizione n.41 di mercoledì 4 dicembre 2019

Salute

A Milano il primo ospedale in Italia per la salute della donna

Il Macedonio Melloni di Milano sarà un ospedale specificamente dedicato alla salute delle donne diventando referente in Italia per la loro cura e assistenza in ogni fase della vita. Il progetto 'Ospedale della donna' è stato spiegato a Palazzo Lombardia dall'assessore al Welfare. Giulio Gallera. Presenti, tra gli altri, il direttore generale Alessandro Visconti, il direttore sanitario Giuseppe De Filippis, la dirigente medico dell'ospedale Macedonio Melloni, Marisa Errico, e la presidente di Fondazione Onda, Francesca Merzagora.
L'ospedale sarà in grado, ha spiegato Gallera, grazie a Regione Lombardia insieme all'Asst Fatebenefratelli Sacco e alla Fondazione Onda, di prendere in carico gli ambiti fisiologici della salute femminile, le patologie più frequenti e le necessità clinico assistenziali delle donne, riservando attenzione anche alla salute delle lavoratrici.
L’obiettivo dell’Asst Fatebenefratelli Sacco è quello di istituire all’interno del presidio ospedaliero un modello organizzativo, prima esperienza in territorio nazionale, dedicato interamente alla donna, attraverso l’introduzione di percorsi specifici (sviluppo, 11-18 anni; età fertile e riproduzione, 19-50 anni; menopausa, 45/50 – 65 anni; senescenza, oltre i 65 anni).
L'ospedale della donna
«L’Ospedale della donna – ha commentato Francesca Merzagora - è un sogno che diventa realtà. La medicina di genere trova nel Presidio Ospedaliero Macedonio Melloni, il primo ospedale italiano rosa, concreta applicazione, un passo avanti rispetto ai 'bollini rosa', il riconoscimento di Onda agli ospedali attenti alla prevenzione, diagnosi e cura delle malattie femminili. Ci auguriamo che altri ospedali che hanno ottenuto questo riconoscimento possano seguire l’esempio di questa realtà all’avanguardia ispirata al Brigham and Women Hospital di Boston«.

Macedonio Melloni
Il presidio ospedaliero Macedonio Melloni nasce nel 1912, a seguito della laicizzazione dell’assistenza all’infanzia bisognosa o abbandonata e alle mamme, quale nuovo brefotrofio provinciale di viale Piceno, a cui viene dato il nome di Istituto provinciale di protezione ed assistenza all’infanzia, Ippai. Successivamente viene unito l’asilo materno di via Macedonio Melloni, che accoglie madri in attesa in condizioni particolarmente critiche. Il nuovo complesso prende il nome di Istituto ospedaliero provinciale per la maternità e raggiunge un considerevole sviluppo fra il 1950 e il 1960. Nel 1971, con la legge di riforma ospedaliera, viene trasformato in ospedale ad indirizzo ostetrico-ginecologico e in questa occasione viene istituita la Patologia perinatale e Terapia intensiva, prima in Italia. Con la riforma sanitaria del 2016 viene riconosciuto in ente ospedaliero con la denominazione Presidio ospedaliero Macedonio Melloni.
Italia prima in Europa
In campo internazionale vi sono esperienze consolidate di politiche sanitarie volte alla valorizzazione della Medicina di genere, anche se sono ancora poche le realizzazioni pratiche di modelli organizzativi. A livello europeo l'Italia è il Paese che è cresciuto maggiormente in tema di medicina di genere, ed è l'unico della Comunità Europea che ha una legge, promulgata il 15 febbraio 2018, per predisporre un piano per la sua diffusione.

Varese, Banca del latte umano donato

Il servizio aperto all'Ospedale Del Ponte
Varese, Banca del latte

È indirizzato principalmente ai bimbi prematuri, cioè i nati prima del compimento della 37ª settimana di età gestazionale, il nuovo servizio avviato all'Ospedale Filippo Del Ponte di Varese. È la Banca del Latte Umano Donato, dedicata ai neonati ricoverati nella Terapia intensiva neonatale (Tin) varesina ma rivolta anche ai piccoli ricoverati negli altri reparti pediatrici dell'area territoriale dell'Insubria. Si occupa della selezione e del reclutamento delle donatrici, della raccolta, della pastorizzazione, dello stoccaggio e della distribuzione del latte, delle campagne di promozione dell’allattamento e della promozione alla donazione.
Il progetto è nato da un' idea lanciata dal direttore Massimo Agosti ed è stato finanziato con fondi aziendali per la parte infrastrutturale e con una donazione di 127mila euro della Fondazione Monsoleil per l'acquisto di pastorizzatore, congelatori, refrigeratori e altre attrezzature previste dalla normativa. «La Banca del latte umano donato - spiega il professor Agosti - nasce dalla necessità di migliorare gli aspetti nutrizionali del neonato ricoverato in Terapia intensiva neonatale, sostenendone la crescita durante la fase del ricovero e riducendo gli eventi avversi a breve e lungo termine. Inoltre, costituirà un ulteriore elemento per la promozione dell’allattamento al seno, tema che vede la nostra Azienda particolarmente impegnata».
Principali beneficiari, per numerosità, del latte donato saranno i bimbi prematuri. «Si tratta del 7% di tutti i neonati, solo al Del Ponte tra i 250 e i 300 bambini ogni anno, - spiega Agosti - che, proprio in quanto prematuri, sono più esposti ad un ritardo nello sviluppo e nella funzione dei vari organi e apparati (respiratorio, cardiocircolatorio, neurologico, gastrointestinale). L’aumentata sopravvivenza dei neonati ricoverati nelle Unità di Terapia intensiva neonatale ha aperto nuovi problemi fra i quali, particolarmente importante, quello di un’adeguata nutrizione, che costituisce uno dei principali fattori che condizionano non solo lo stato di salute a breve termine ma anche la prognosi di crescita fisica e neurologica a distanza». 

Defibrillatori, il salvavita entra negli impianti sportivi

In Lombardia ogni anno si registrano 1.400 arresti cardiaci

Ogni anno in Lombardia si registrano 1.400 arresti cardiaci, di cui circa la metà dovuta a patologie traumatiche o avvenute nelle strutture sanitarie. Questo dato del 118 basta da solo ad avvalorare la campagna regionale per la prevenzione degli arresti cardiaci avviata con il progetto “A prova di cuore”.
Gli obiettivi vanno dalla diffusione sempre più capillare dei dispositivi di rianimazione alla formazione di farmacisti e operatori fino alla sensibilizzazione dei giovani mediante spot e video anche su Youtube e Twitter. A regime, saranno circa 300 i defibrillatori semi-automatici sistemati sui mezzi di trasporto sanitario e circa 70 DAE quelli in prossimità di farmacie rurali.
Questi dati sono emersi il 22 maggio in Consiglio regionale dalla risposta dell'assessore Luciano Bresciani a un’interrogazione del consigliere Roberto Alboni (PdL). Attualmente sono complessivamente 461 i defibrillatori presenti in Lombardia, di cui 361 fissi e 50 mobili. Oltre 300 i defibrillatori installati su mezzi di trasporto e 70 presenti nelle farmacie. Inoltre 81 sono collocati in impianti sportivi, così ripartiti per provincia: Bergamo 6; Brescia 4; Como 11; Cremona 2; Lecco 1; Lodi 4; Mantova 0; Milano 29; Monza 11; Pavia 10; Sondrio 0; Varese 3. 

Lombardia, via a telecamere in case di riposo e strutture per disabili

Il provvedimento regionale incentiva l’installazione con uno stanziamento di 1 milione e 400mila euro nel 2017

Disco verde del Consiglio regionale della Lombardia, il 14 febbraio 2017, alle telecamere di videosorveglianza nelle case di riposo e nelle strutture per disabili per prevenire furti e maltrattamenti. Il provvedimento, prima firmataria Elisabetta Fatuzzo (Partito Pensionati), è stato approvato a maggioranza. Si sono astenuti i rappresentanti di M5Stelle, Partito Democratico e Patto Civico (perplessità sul ricorso a una legge specifica), contraria Chiara Cremonesi, SEL (precedenza ad altri aspetti, a partire dal riconoscimento vero delle competenze fino ai rischi professionali).
L’installazione delle telecamere non è obbligatoria. Le strutture che decideranno di farvi ricorso potranno contare, quest’anno, su uno stanziamento complessivo pari a 1milione e 400mila euro. Un emendamento del Partito Democratico, recepito dalla relatrice, prevede una compartecipazione della Regione pari almeno al 50% della spesa complessiva.
FURTI E MALTRATTAMENTI
In Lombardia attualmente sono presenti 678 residenze sanitarie assistenziali per complessivi 57.853 posti letto a contratto (quelli per cui la Regione compartecipa al pagamento della retta). Il costo medio regionale della retta giornaliera è pari a 56,18 euro, con un costo minimo medio di 48,93 euro nelle RSA della provincia di Brescia e un costo massimo di 65,67 euro in quelle della provincia di Monza e Brianza.
L’incidenza maggiore di denunce per furti e maltrattamenti subiti dagli ospiti delle RSA lombarde si riscontra a Milano e nella cintura metropolitana, dove al 31 dicembre 2016 risultavano ricoverate 17.043 persone.
AREE E AUTORIZZAZIONE
Telecamere e circuiti di videosorveglianza potranno essere collocati solo in corridoi, sale d’attesa e altre aree comuni e per l’installazione sarà necessaria l’autorizzazione dei sindacati interni. A tutela della privacy, le immagini raccolte saranno criptate e l’accesso alle registrazioni sarà possibile solo su autorizzazione dell’autorità giudiziaria.
L’elenco delle residenze sanitarie assistenziali che si doteranno di sistemi di videosorveglianza sarà pubblicato sul sito della giunta regionale. Non ci saranno incentivi premianti ai fini dell’accreditamento. 

Varese, profumo d'arancio alla Cardiologia pediatrica

Un regalo di nozze rende possibile la donazione di un ecocardiografo portatile
Ecocardiografo Il Ponte del Sorriso

Per i loro fiori d'arancio due sposi chiedono agli invitati un dono alla onlus Il Ponte del Sorriso di Varese per i bambini in ospedale. Il loro regalo di nozze aiuta a realizzare «una bellissima fiaba di solidarietà», un ecocardiografo portatile alla Cardiologia pediatrica dell’Ospedale Del Ponte. «Una donazione di oltre 30mila euro – ha precisato la presidente della fondazione Emanuela Crivellaro - resa possibile grazie alla costante generosità di diversi benefattori, in particolare di Roberta e Paolo Fantinato».
L'apparecchiatura combina portabilità e velocità di approccio per i pazienti critici, sia di area pediatrica sia dell'area ostetrico-ginecologica. «La sua disponibilità viene incontro alla crescita dell'Ospedale della Donna e del Bambino non solo in termini logistici ma anche in termini di complessità specialistica» spiega la dottoressa Alessandra Stifani, responsabile della Cardiologia pediatrica. «L'elevata qualità delle immagini che il nuovo ecografo offre consente un'accuratezza diagnostica anche in situazioni di urgenza/emergenza».
La SSD Cardiologia pediatrica dell'Ospedale Filippo Del Ponte di Varese è un centro di II livello che si prende cura sia dei bambini con problematiche cardiache – che continua a seguire anche dopo il raggiungimento della maggiore età - sia delle donne in gravidanza con cardiopatie, ipertensione arteriosa o aritmie, di quelle in terapia oncologica e delle gravide con feto cardiopatico o aritmico.
Ogni anno la struttura segue circa 7mila pazienti, al 70% bambini o ragazzi, per un totale di circa 11.000 prestazioni ambulatoriali e 9.400 prestazioni per i pazienti ricoverati. In particolare, si effettua tutta la diagnostica cardiologica non invasiva, il monitoraggio della terapia farmacologica e il follow up dal feto all'età adulta per i portatori di cardiopatia congenita, anche in regime di urgenza.

Piemonte, rafforzate le cure alla fibrosi cistica

Ad oggi sono 422 i malati assistiti in due Aziende ospedaliere universitarie

È considerata una delle malattie genetiche rare più diffuse. Colpisce soprattutto il sistema respiratorio e quello gastrointestinale e può essere particolarmente invalidante per il carico di sintomi e per le terapie da affrontare. È la fibrosi cistica, che in Italia interessa circa 6.000 persone curate dai centri specializzati e genera 200 nuovi casi l’anno.
In Piemonte lo screening neonatale diagnostica dai 12 ai 15 nuovi casi di fibrosi cistica l’anno e ora la Regione punta a migliorare la rete di protezione. I malati sono, ad oggi, 422 e sono assistiti in due Aziende ospedaliere universitarie: l’ospedale Regina Margherita della Città della Salute di Torino, che si occupa dei minori, e il San Luigi Gonzaga di Orbassano, che assiste i pazienti adulti.
Il 29 agosto 2017 la giunta subalpina ha, su proposta dell’assessore Antonio Saitta, rafforzato la rete delle cure, istituendo il coordinamento regionale per la prevenzione e cura della malattia. Il “Coordinamento regionale fibrosi cistica” sarà composto dai responsabili clinici delle due sedi, dal coordinatore del centro unico, da rappresentanti delle Aziende sanitarie e delle associazioni dei pazienti, con lo scopo di predisporre le raccomandazioni regionali sui percorsi di cura, dalla diagnosi fino al trapianto d’organo.
«Proprio dal Piemonte - ricorda l’assessore Saitta - è arrivato nei mesi scorsi un importante contributo alla ricerca per combattere questa malattia attraverso sperimentazioni effettuate anche da un laboratorio della Scuola di Medicina di Novara. Mentre prosegue la ricerca, la Regione Piemonte intende potenziare la rete delle cure, rispondendo in maniera sempre più efficace alle nuove esigenze dei pazienti, che proprio grazie al miglioramento delle terapie ora possono contare su un’aspettativa di vita più lunga rispetto al passato». 

Origine del latte sulle etichette, storico via libera dell'Unione Europea

Indicazione obbligatoria forse già da gennaio 2017 – Tutelata l’attività anche degli allevatori del varesotto

«Provvedimento epocale, che riconosce ai consumatori e agli allevatori il diritto alla trasparenza sull’origine. Si apre una fase nuova». Così Fernando Fiori e Raffaello Betti, presidente e direttore di Coldiretti Varese, hanno commentato il via libera dell’Unione europea alla richiesta italiana di indicazione di origine obbligatoria per il latte e i prodotti lattiero-caseari.
Alle ore 24 del 13 ottobre scadevano i tre mesi dalla notifica previsti dal regolamento 1169/2011 quale termine per rispondere agli Stati membri che ritengono necessario adottare una nuova normativa in materia di informazioni sugli alimenti. Il termine è scaduto senza obiezioni e il provvedimento, sostenuto dalla Coldiretti e annunciato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal ministro delle politiche agricole Maurizio Martina nel maggio 2016 a Milano, è diventato definitivo.
L'entrata in vigore è fissata 60 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e quindi auspicabilmente dal 1° gennaio 2017, come è stato previsto per un testo analogo in Francia.
INDICAZIONI OBBLIGATORIE
Ora in etichetta dovrà essere riportata obbligatoriamente l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari. Queste le tre possibili diciture:
a) “paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte”;
b) “paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato”;
c) “paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato”.
Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato e trasformato nello stesso paese, l’indicazione di origine può essere assolta - precisa la Coldiretti - con la dicitura: “origine del latte: nome del paese”.
Se invece le operazioni indicate avvengono nei territori di più paesi membri dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere usate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi UE” per l’operazione di trasformazione.
Infine, se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell’Unione Europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi non UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi non UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi non UE” per l’operazione di trasformazione.
ALLEVAMENTI E POSTI DI LAVORO
Oltre la qualità dei prodotti made in Italy e le scelte del consumatore, la norma protegge il lavoro anche di 1,7 milioni di mucche da latte presenti in Italia – compresi 14.310 capi bovini della provincia di Varese (dati dell’Anagrafe Zootecnica Nazionale aggiornati al 30 settembre 2016).
La trasparenza, inoltre, salva dall’omologazione l’identità di ben 487 diversi tipi di formaggi tradizionali, 120 mila posti di lavoro e un fatturato di 28 miliardi di euro. 

Milano, inaugurato Centro Tiflotecnico

Persone non vedenti e ipovedenti possono trovare informazioni e testare anche strumenti e programmi informatici specifici

Vi si possono trovare bastoni bianchi e orologi parlanti, tattili e sonori, ma anche strumenti elettromedicali come misuratori di pressione parlanti e materiale per uso scolastico (cartine geografiche in rilievo, figure geometriche, righelli con riferimenti tattili, piani gomma per disegnare) e naturalmente strumenti per la scrittura, giochi, videoingranditori elettronici manuali, display e stampanti Braille.
È il Centro Regionale Tiflotecnico (per non vedenti) nato a Milano dalla cooperazione tra Consiglio Regionale Lombardo e Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti onlus e inaugurato il 10 novembre dal nuovo assessore alla Famiglia Carolina Pellegrini.
É situato presso lo stesso Consiglio Regionale e mette a disposizione strumenti e programmi informatici specifici per non vedenti e ipovedenti. Personale qualificato fornisce informazioni su una vastissima gamma di strumenti di varie tipologie e di diverse marche ed è possibile testare gli strumenti e avere tutte le delucidazioni del caso prima di procedere ad un'eventuale fornitura. 

Varese, alla scoperta di virus che possono causare diabete, malattie del cuore e altre patologie

Ricerca dell’Università dell’Insubria mette in luce la presenza di agenti infettivi mutati capaci di produrre infezioni croniche progressive

In casi di diabete, miocardiopatia cronica e sindrome post-poliomielite ci possono essere enterovirus mutati capaci di produrre infezioni croniche progressive. La loro presenza è stata messa in luce dai microbiologi dell’Università dell’Insubria di Varese.
Lo studio, pubblicato il 10 luglio 2017 sulla rivista inglese Scientific Reports, è stato condotto su casi clinici dei reparti di pediatria, cardiologia e neurologia dell’Ospedale di Circolo con la collaborazione di un virologo della Food and Drug Administration americana e di un diabetologo dell’Università di Miami. La ricerca prosegue a Varese con il sostegno del ministero della Salute italiano e con un finanziamento americano.
CHE COSA SONO GLI ENTEROVIRUS
Gli enterovirus sono tra gli agenti infettivi più diffusi in tutto il mondo, comprendono almeno 110 tipi diversi di virus e si trasmettono nella popolazione per via fecale-orale, ma anche per via respiratoria. Se si aggiunge che alla loro vastità s’abbina anche una notevole variabilità genetica, si capisce subito perché la loro identificazione sia particolarmente complessa.
Il virologo Konstantin Chumakov della Food and Drug Administration americana ha confermato i risultati ottenuti a Varese sequenziando i genomi virali con metodi sviluppati ad hoc ed ha anche effettuato un’analisi filogenetica utilizzando un database dei genomi degli enterovirus che lui stesso ha prodotto.
NUOVE PROCEDURE DIAGNOSTICHE
«Per questa ricerca - ha spiegato il professor Antonio Toniolo, ordinario di Microbiologia medica nell’ateneo varesino - sono state messe a punto nuove procedure diagnostiche che si basano sull’integrazione di metodi per isolare i virus in colture di cellule, per sequenziare i genomi virali, per evidenziare le proteine dei virus nei campioni biologici. Questo approccio particolare ha dimostrato che infezioni croniche da enterovirus possono rappresentare un’importante causa di disturbi endocrini, cardiaci e neurologici a lenta evoluzione» 
SOGGETTI COLPITI E PERSISTENZA
I risultati ottenuti a Varese sono stati confermati dal virologo Konstantin Chumakov della Food and Drug Administration americana. Oltre a sequenziare i genomi virali con metodi sviluppati ad hoc, ha anche effettuato un’analisi filogenetica, utilizzando un database dei genomi degli enterovirus che lui stesso ha prodotto.
Nel loro insieme i risultati indicano che i poliovirus (enterovirus della specie C) possono persistere per almeno 80 anni nei soggetti colpiti da poliomielite. Altri tipi di enterovirus (delle specie A e B) sono presenti in soggetti con diabete o con miocardiopatie croniche.
Lo studio segue recenti pubblicazioni dell’équipe del professor Toniolo riguardanti il ruolo eziologico delle infezioni virali nel diabete e in altre patologie croniche. Questi lavori sono apparsi su Pediatric Diabetes, Diabetologia, Scientific Reports e sul volume di Springer “Diabetes and Viruses”.
RISULTATI CLINICI E PROSPETTIVE ANTIVIRALI
I risultati mettono a disposizione dei clinici un nuovo metodo per identificare precocemente gli individui cronicamente infettati con tipi diversi di enterovirus. «Gli individui infetti – ha aggiunto il professor Toniolo - potranno essere tenuti in osservazione per diagnosticare eventuali forme di diabete, di miocardiopatie, di patologie neurologiche e curarle il più precocemente possibile. In secondo luogo, è oggi possibile pensare all’uso di farmaci antivirali per ridurre il danno conseguente alle infezioni virali già in atto. In terzo luogo - nell’ambito di collaborazioni internazionali che l’Università dell’Insubria mantiene da tempo – si potranno identificare tipi di enterovirus con tendenza particolare a produrre danni del pancreas endocrino, del miocardio, oppure dei motoneuroni. Questi studi potranno aprire una via per la formulazione di vaccini antivirali specifici». 

Varese, cabina di regia in pronto soccorso

Pazienti in entrata e in uscita seguiti da una Centrale Operativa multiprofessionale
Bonelli,Gallera,Monti

Accelerare le procedure interne, favorire il ricovero e la dimissione protetta, ridurre i tempi di permanenza dei pazienti in pronto soccorso. Questi gli obiettivi primari del Quick Door Point dell'Ospedale di Circolo di Varese, presentato l'8 novembre 2019 dal direttore generale dell'Asst Sette laghi Gianni Bonelli, alla presenza dell'assessore regionale al welfare Giulio Gallera e del presidente della commissione regionale sanità Emanuele Monti.
Il Quick Door Point è una centrale operativa di natura multiprofessionale, dedicata al governo dei percorsi dei pazienti in entrata e in uscita mediante interventi di medici e infermieri in stretta collaborazione con la direzione medica. Ispirandosi al Chronic Care Model, avvia un contatto con il paziente potenzialmente cronico già in fase di triage, favorendone il percorso più appropriato. Ne fanno parte: i medici dell’ambulatorio Codici minori; i Casemanager (seguono l’utente fino alla dimissione); i Caremanager (seguono l’utente dopo la dimissione); il Nucleo di Bed Management; infermieri professional; assistenti sociali; la Centrale dei trasporti secondari.
PROCEDURE
La cabina di regia opera innanzitutto in pronto soccorso. Tutti i pazienti a cui viene assegnato un codice minore in triage vengono indirizzati all’ambulatorio specifico, dove, accanto al medico, è possibile attivare un infermiere professional in grado di gestire con ampia autonomia problematiche legate, ad esempio, a lesioni difficili, stomie, cateteri ed accessi venosi...
Il QDP interviene anche nella fase di uscita dal pronto soccorso, sia che il paziente debba essere ricoverato nelle degenze dell’Azienda socio sanitaria territoriale, sia che debba essere dimesso dall’ospedale.
Per i pazienti individuati come possibili cronici, avviene un primo contatto con il case manager, finalizzato all’inserimento all’interno del percorso dedicato alla gestione delle cronicità e personalizzato in base alle esigenze specifiche. «In questo modo – precisa l'Asst Sette Laghi - il paziente cronico può decidere di stipulare il patto di cura con la Asst e iniziare un percorso personalizzato, nel quale non dovrà più preoccuparsi di fissare appuntamenti e visite previste per la sua patologia cronica: tutto avverrà sotto la supervisione dei medici e degli infermieri che seguiranno passo passo il percorso, condividendo l’esito degli esami e intervenendo laddove dovessero emergere necessità, riducendo così il numero di ulteriori accessi in pronto soccorso».
OPERATORI
Bed Management: Il Nucleo di Bed Management è una equipe infermieristica che dispone di un cruscotto costantemente aggiornato dei posti letto dell'Asst. Gestisce il ricovero di ogni singolo paziente di pronto soccorso sulla base delle indicazioni del medico, ottimizzando l'utilizzo dei posti letto aziendali.
Case Management: Il case manager è l'infermiere che assiste persone con complessità assistenziale e ha il ruolo di massimizzare il miglioramento e stabilizzarne la salute. L'equipe composta da case manager e assistenti sociali garantisce ai paziente in dimissione da pronto soccorso o da reparto di degenza ordinaria, la soddisfazione di bisogni sociosanitari attraverso la messa in rete dei servizi e l’educazione sanitaria.
Nelle foto: presentazione di Bonelli, Gallera e Monti (da sx a dx); Quick Door Point. 

Condividi contenuti