Edizione n. 16 di mercoledì 25 aprile 2018

Ferrovie

AlpTransit si avvicina e i terminal aumentano

A Lugano accordo tra Hupac, Cemat e Fs

(gi) L'AlpTransit bussa alle porte e, dopo il 2017, un'ondata di traffico merci si profila per le ferrovie italiane. Il nuovo tunnel scaricherà un vortice di convogli sempre più lunghi e pesanti su una rete non sempre in grado di sostenerne l'impatto. Problemi spinosi sono l'adeguamento delle gallerie e il dimensionamento delle rotaie a serpentoni di 750 metri e 2000 tonnellate.
Se le Fs ancora non hanno definito come e dove faranno confluire la valanga, le aziende trasporti invece sanno bene quel che vogliono e si attrezzano ai tempi. Prova è il Forum di Trasporti "AlpTransit, opportunità per l'economia" organizzato da Hupac l'11 maggio a Lugano in occasione della propria 45ª assemblea generale.
Mobilità intermodale
La multinazionale elvetica spinge per la linea Bellinzona-Luino-Novara, impareggiabile valvola di sfogo del traffico del Gottardo, e la Lombardia è impegnata nello sviluppo della mobilità intermodale e nella movimentazione sostenibile delle merci.
I terminal intermodali rappresentano il futuro del traffico merci. Come ha osservato l'assessore regionale Raffaele Cattaneo, attualmente in Lombardia transitano su rotaia solo 24 dei 400 milioni di tonnellate movimentate. Troppo poco per un territorio che nel comparto della logistica vanta una ricchezza di oltre 10 miliardi di euro prodotta da 18.000 imprese e oltre 90.000 addetti. Un passo avanti notevole è pertanto l'intesa siglata tra Hupac, Cemat (azienda intermodale del Gruppo Fs) e Fs (era presente l'ad Mauro Moretti) per creare nuovi terminali.
Valanga merci
Con l'apertura della nuova galleria AlptTansit si prospetta l'aumento di traffico merci su ferrovia da Sud. Per Cattaneo, «nel 2019 dovremo essere in grado di assorbire circa 1.200.000 spedizioni annue di traffico combinato in aggiunta alle 900.000 dell'anno precrisi 2008».
La Lombardia manca di interporti, ma è la regione italiana dalla fitta rete di terminal. A Busto/Gallarate (Va) l'impianto Hupac è passato da circa 3 milioni di tonnellate annue a 6. A Segrate (Mi) il terminal intermodale ha superato i 2 milioni di tonnellate/anno. La realizzazione dei due nuovi impianti di Mortara (Pv) e Sacconago di Busto Arsizio (Va) ha permesso di sopportare una capacità operativa di altri 3 milioni di tonnellate.
In Lombardia un gruppo regionale dovrà individuare interventi utili alla mobilità delle merci a partire dallo sviluppo di una rete infrastrutturale dedicata. Uno di questi dovrà consentire il trasporto su ferro delle merci cosiddette "ad altezza 4 metri" sulla Milano-Mortara-Novara, oggi bloccate da alcuni impedimenti lungo il percorso. Interventi che daranno nuova linfa al polo di Mortara.
La Bellinzona-Luino-Novara continuerà a veder crescere il traffico merci. I contraccolpi - in primo luogo l'inquinamento acustico - per il territorio non saranno lievi. Sul versante ticinese le popolazioni hanno già ottenuto barriere antirumore e sono in stato di allerta contro l'intensificazione dei convogli. E da noi? Per ora, tutto tace. 

Stazioni ferroviarie, da luogo di transito a polo di attrazione urbana

Nuovo corso di RFI per magazzini merci, sale d’attesa, uffici e appartamenti delle stazioni “impresenziate”
salone dogane stazione

Pronunci Trenitalia, Tilo o Trenord e ti vengono in mente treni passeggeri, più o meno comodi, veloci, a volte strapieni o addirittura incidentati, e mugugni di pendolari. Scrivi Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) e il pensiero ti riconduce a stazioni, binari, passaggi a livello, scambi, segnali luminosi, magazzini e tutto quanto sa di infrastrutture. E non puoi dimenticare l’esistenza dei treni merci.
Quelle sigle si riferiscono ad aziende che allestiscono treni e ne consentono la circolazione. Il tutto, però, non sempre a misura di cittadinanza. Vincoli di bilancio la fanno, spesso, da padrone con gli utenti che passano in secondo piano davanti a guasti, interruzioni di linee e materiali rotabili che accusano acciacchi. Ma non mancano le scuse con il gentile annuncio: «Ci scusiamo per il disagio».
Ora, però, Rfi si presenta con un nuovo volto che ci lascia ben sperare. La società concessionaria, oltre agli studi tecnici, progetti di evoluta ingegneria ferroviaria, elaborazioni elettroniche, mostra pulsazioni di un cuore che batte per la salvaguardia del patrimonio di centinaia di stazioni e non trascura cultura, storia, aspetti sociali ed esigenze umane in sinergia con associazioni, territorio ed enti locali.
Una direzione intrapresa non da uno stuolo di appassionati di treni o stazioni ma da quella Rfi che ritenevamo impegnata solo sul versante tecnico. Il suo amministratore delegato ne parla presentando un interessante volume dal titolo Stazioni Ferroviarie: come rigenerare un patrimonio. Finalmente dai vertici ferroviari giungono parole incoraggianti che attendevamo da decenni. Uno squarcio di sole parrebbe illuminare la storia ultracentenaria della ferrovia.
«Le stazioni ferroviarie – sono le parole del capo di Rete Ferroviaria Italiana - oggi (vanno) utilizzate per scopi sociali, turistici o culturali. Spazi di promozione turistica e ambientale, centri culturali e di aggregazione per giovani e anziani. Attraverso questo processo di rigenerazione Rfi offre una nuova vita a magazzini merci, sale d’attesa, uffici e appartamenti…». Più che dell’alta dirigenza ferroviaria parrebbero parole di un sociologo. Questa è musica per le orecchie di chi da tempo ne va parlando, spesso inascoltato, anche sullo scenario locale. 

RUOLO DI COMUNI E VOLONTARIATO
Va precisato, tuttavia, che gli innovativi concetti si riferiscono alle stazioni cosiddette “impresenziate” (Luino è tutt’altra roba e ne parleremo) i cui locali, un tempo vissuti da personale Fs, ora si presentano vuoti e inanimati. Una parte di essi, inaccessibile al pubblico, ha rimosso tavoli, sedie, sportelli per la vendita di biglietti e ora è dominata da strumenti elettronici, relè, monitor e apparecchi per arrivi, partenze, quadri luminosi e annunci ai viaggiatori.
I locali che eccedono sarebbe un vero peccato abbandonarli al degrado o, peggio, allo scempio di vandali. Allora Rfi con saggia decisione si rivolge ad associazioni e amministrazioni comunali per affidarli alla collettività. E poiché sappiamo tutti che le nozze non si fanno con i fichi secchi Rfi, alleandosi con la Banca Etica, lo scorso 26 marzo ha stilato un accordo per gli opportuni sostegni finanziari a enti e associazioni. Uffici vuoti e spazi verdi di un tempo vanno in buone mani «…in comodato d’uso gratuito o in locazione agevolata».
RIUSO SOCIALE DEL PATRIMONIO FERROVIARIO NON UTILIZZATO
«Il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane - ci spiega Rfi - è da anni impegnato in un profondo sforzo di riorganizzazione e rigenerazione delle stazioni ferroviarie che, in seguito al perfezionamento dei sistemi tecnologici di gestione centralizzata della circolazione ferroviaria, non necessitano della presenza di personale operativo. Questa evoluzione ha comportato anche una ridefinizione semantica e concettuale di tali spazi: le stazioni non sono più concepite come meri luoghi di transito, di arrivo e partenza dei viaggiatori (i cosiddetti non-luoghi di Marc Augé), ma stanno acquisendo, sempre di più, una valenza commerciale e culturale, diventando luoghi d’incontro, di scambio e di relazione per tutti i cittadini. La stazione, nella nuova accezione del termine, si apre alla città circostante, al territorio, diventa agorà e si propone come polo di attrazione urbana, centro di servizi e funzioni polivalenti dedicati a tutti gli abitanti e non solo punto cardine della mobilità collettiva».

STAZIONE DI LUINO
Questo è quanto andiamo sollecitando da decenni. A questo punto varrebbe la pena fare un pensierino sulla Stazione internazionale di Luino, costruita e amministrata, un tempo, dalle ferrovie italiane e svizzere. E balzano agli occhi i magazzini dai tetti che crollano, gli spazi e impianti sacrificati da decisioni che lasciano perplessi, sale d’attesa che si preferisce tenere vuote, saloni stile Belle Époque lasciati disadorni e strutture dell’antico mercato di bestiame, frequentato da operatori dell’antica Europa, che ora si vorrebbero abbattere. Gli annali del Corriere del Verbano sono pieni dei ripetuti appelli in proposito.
La stazione di Luino, classe 1882, va fatta rivivere. Ben vengano le innovazioni per far circolare treni merci e passeggeri, ma gli innumerevoli locali e spazi in disuso vanno affidati alla collettività e alla Città di Luino, sempreché alle parole seguano i fatti.
Rfi e amministrazione comunale, sottoposti alle sollecitazioni dei cittadini, devono dimostrare nuovi e fattivi interessi per il recupero di una stazione che è un radicato patrimonio.
Giovanni Mele
ninomele35@gmai.com
(1-continua) 

Bellinzona, oltre 500 lavoratori nella clinica dei treni

Lo stabilimento ferroviario svolge anche formazione di apprendisti e impiegati
Zali e Hauri locomotiva
Zali e Hauri reparto sale

Sono un po’ la clinica del trasporto ferroviario, dove oltre 500 persone e numerosi artigiani, divenuti quasi una rarità nella realtà produttiva del cantone, revisionano diverse tipologie di veicoli destinati per lo più al traffico merci. Sono le Officine delle Ferrovie federali svizzere di Bellinzona, dove il 24 ottobre il direttore Felix Hauri ha accolto la visita del Consigliere di Stato del Ticino Claudio Zali.
Lo stabilimento industriale bellinzonese revisiona i carri merci, lavora le sale montate e fa il tagliando anche alle locomotive. Inoltre accoglie il centro di formazione professionale login, dove vengono formati oltre 60 apprendisti tra polimeccanici e operatori in automazione e anche una decina di impiegati di commercio e in logistica per le Officine.
Nel Canton Ticino le Ffs impiegano oltre 2000 collaboratori. Entro il 2020 investiranno oltre un miliardo e mezzo di franchi per il rinnovo delle stazioni, l’acquisto di nuovo materiale rotabile per il traffico nord-sud e l’ammodernamento dell’infrastruttura ferroviaria.
Nelle foto: visita del Consigliere di stato Claudio Zali. 

Canton Ticino, prove tecniche della ferrovia Mendrisio–Stabio (–Varese)

Stabio, fermata, rendering FFS

Da parte italiana ancora si discute sullo smaltimento di scavi inquinanti e sui tempi di realizzazione, da parte svizzera invece partono pure le prove d’esercizio. Lunedì 23 giugno, da Mendrisio fino al confine italiano, sarà messa in esercizio tecnicamente la nuova linea ferroviaria che dovrebbe proseguire per Varese e Malpensa.
La tratta sarà messa sotto tensione e gestita direttamente dai collaboratori della Centrale d’esercizio Sud di Pollegio. Dall’autunno poi i treni della TILO vi effettueranno i test di collaudo. La messa in esercizio commerciale della linea S40, esclusivamente nelle ore di punta fino alla nuova Fermata di Stabio, è prevista dal prossimo cambio d’orario del 14 dicembre 2014.
Le Ferrovie Federali Svizzere hanno terminato le principali opere di genio civile e tecnica ferroviaria nei tempi e costi preventivati, mettendo così la linea a disposizione della circolazione dei treni. Le opere di tecnica ferroviaria sono state ultimate a inizio giugno mentre la fermata di Stabio sarà dotata dell’arredo definitivo nel corso dell’autunno 2014.
Anche le principali opere di genio civile si sono concluse nei tempi e costi preventivati. Il passaggio a livello di “Stabio-Via Mulino” sarà attivato in concomitanza con la messa in esercizio tecnica il 23 giugno 2014.
Nei prossimi mesi si procederà alla finitura dei diversi manufatti e dei rilevati ferroviari e all’ultimazione della rotonda in corrispondenza della Via Puntasei di Stabio. 

Chiasso e Bellinzona, assunti altri 12 macchinisti TILO

Per il 2016 l'organico sarà ulteriormente potenziato in vista dell'apertura della Mendrisio-Varese-Malpensa

Circolano prevalentemente in territorio svizzero ma da qualche anno anche in quello italiano. Il gradimento del servizio è alto, specie sulla linea Bellinzona-Luino-Malpensa, dove la clientela italiana si trova a confrontare materiale rotabile e pulizia della società ferroviaria mista Ticino-Lombardia (TiLo, appunto) rispetto a certi convogli di Trenord.
La flotta TiLo è in continuo sviluppo e l'aumento dei treni comporta necessariamente nuove assunzioni. Da lunedì 10 marzo, con la consegna della licenza federale, nella rete ferroviaria ticinese sono entrati in servizio dodici nuovi macchinisti. Sono stati selezionati tra 400 candidati e tutti sono abilitati alla guida dei treni del tipo Flirt e Domino, i treni della flotta TiLo.
L'organico sarà ulteriormente incrementato entro il 2016. L’offerta sarà adeguata alla domanda del mercato e soprattutto all’apertura della linea ferroviaria Mendrisio–Varese–Malpensa. Attualmente la società TiLo dispone di una flotta di 31 elettrotreni (27 Flirt e quattro Domino), che effettuano 200 corse nei giorni lavorativi e 178 nei giorni festivi. Nel 2013 i passeggeri sono stati 8,5 milioni con un aumento del 6 per cento rispetto al 2012. 

Mobilità nelle valli alpine e appenniniche, in Piemonte si punta al trasporto "a chiamata"

Per Uncem prioritaria la trasformazione del sistema legato alla "tradizione" mediante riorganizzazione dei servizi, car sharing e car pooling, riattivazione delle ferrovie, "ritorni" sui territori grazie ai rinnovi delle concessioni autostradali

Riattivazione delle ferrovie considerate fino a ieri rami secchi. Servizi di trasporto a chiamata a metà tra car pooling e car sharing. Colonnine per la ricarica di veicoli elettrici. "Ritorni" stabili ai territori a seguito dei rinnovi delle concessioni autostradali.
Sono questi alcuni punti fermi del programma presentato il 12 aprile 2018 dall'Uncem Piemonte all'assessorato e alla direzione regionale Trasporti - oltre che alla Commissione competente del Consiglio regionale del Piemonte - dedicato alla mobilità e alle reti che attraversano le valli alpine e appenniniche, collegando aree interne e aree urbane.
Il presidente Enrico Borghi ha sottoposto il piano all'assessore Francesco Balocco. «L'Uncem – ha dichiarato - punta molto sul trasporto "a chiamata", con modelli di intervento che già stanno nascendo in tante valli piemontesi. E con mezzi a metano o elettrici, grazie a colonnine che devono essere installate anche nei piccoli Comuni». Nel piano non mancano «spunti e opportunità per trasformare il sistema - legato alla "tradizione" e storicamente basato su mezzi per pendolari studenti e lavoratori - aggiornandolo alle necessità di turisti ad esempio, piuttosto che configurando i servizi per gli utenti che hanno bisogno di essere collegati dalle valli con le città in orari diversi da quelli classici, con nuovi mezzi e reti».

RIATTIVAZIONE RAMI SECCHI
I finanziamenti per riattivare reti ferroviarie importantissime per il Piemonte, fino a ieri considerate rami secchi, come la Ceva-Ormea, la Pinerolo-Torre Pellice, la Novara-Varallo, la Saluzzo-Savigliano ci sono. A breve, inoltre, nelle Unioni montane di Comuni verranno discusse le modalità delle gare per la gomma e il ferro, definendo strategie e risorse.
L'organizzazione dei trasporti si intreccia con la riorganizzazione di sanità e scuole. E viceversa. Così è anche per la ridefinizione del sistema di mobilità transfrontaliero, con il potenziamento dei grandi assi a sud e a nord del Piemonte. «L’arco alpino del sud ovest – ha osservato Borghi - non è un angolo residuale di Piemonte: è la cerniera fra la nostra regione, il Ponente ligure e l’area francese della Paca. Questo vale anche per il nord del Piemonte. Occorre una vera e propria operazione culturale, per indirizzare gli investimenti al manutenzione, innovazione e valorizzazione del capitale pubblico nell’ambito stradale e ferroviario».
CONCESSIONI AUTOSTRADALI
Altro tema caldo, la scadenza delle concessioni autostradali. La Uncem piemontese – in vista delle compensazioni stabili da inserire nelle gare - propone da diversi anni l’avvio di un fondo ordinario per la manutenzione delle strade primarie e secondarie e di un'altra parte ad alimentare il fondo nazionale montagna. Per Borghi, è un impegno della politica non più rinviabile. «Il dibattito è aperto e le aree montante faranno la loro parte. Anche per poter disporre di maggiori risorse per puntare su un sistema più smart e più green».
Sensori lungo le strade di montagna, per garantire sicurezza e monitoraggio del traffico, uso dei droni per raggiungere le borgate alpine, auto senza conducente sono alcune delle opportunità che non possono non toccare le valli, le aree interne, restando invece prerogativa delle città e dei conglomerati urbani. «Sperimentarle anche nelle zone montane accorcerà distanze e ridurrà le attuali sperequazioni». 

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