Edizione n. 21 di mercoledì 26 giugno 2019

inaugurazione

Le colpe di Evaristo (e i ritardi del Kursaal)

Il complesso percorso dell'inaugurazione di Palazzo Verbania a Luino il 2 giugno 1906
Palazzo Verbania, giugno 2019

L’ingegner Giuseppe Petrolo ha appena appoggiato la penna d’oro sul piano inclinato del tavolo di lavoro. È stanco, ma soddisfatto. Guarda con compiacimento quanto ha appena tracciato su un foglio di carta fissato con puntine da disegno all’ampio tavolo di legno scuro, nello studio tecnico di casa sua: sono gli ultimi particolari delle ringhiere e qualche altro dettaglio delle finiture da passare al fabbro-ferrajo (segue da tempo il lavoro la bottega dei soci Luigi Carmine ed Edoardo Pozzi) e ai decoratori (il Petrolo ha in mente di accordarsi col “Brovelli Riccardo, pittore imbiancatore inverniciatore in Luino”, che ha una buona mano e buoni prezzi...) per terminar un’opera che gli sta proprio a cuore, in quel cantiere della “sua” città. Luino – pensa – val bene una messa... all’opera: non vuol lesinare sforzi, idee, carta, progetti.
Ma Giuseppe Petrolo, classe 1872, poco più che trentenne ambizioso ingegnere, in quei tardi mesi del 1905, oltre che soddisfatto comincia a esser preoccupato. Sin lì le cose hanno marciato bene, come ogni ingegnere desidererebbe: per seguire i lavori senza polemiche su potenziali interessi privati, il giovane Petrolo ha abbandonato la poltrona di sindaco - ottenuta come “popolare” sull’onda dei terribili fatti del ’98 (Frigerio, Storia di Luino e delle sue valli, Varese 2009, p. 283) – occupata almeno fino al novembre 1904, proprio quando si sono manifestati con evidenza gli interessi sul progetto di quell’opera innovativa che è il Kursaal; nell’anno stesso 1904, “fin dalla primavera” si è costituita una Società, pilotata da industriali e maggiorenti locali (i soliti noti: Hussy, Gelpke, Walty, Bodmer, con immancabile contorno di avvocati e notai), per combinare una cosa innovativa, per Luino e il lago: il pool degli industriali vuole ottenere in concessione precaria dal Comune la spiaggia che “dallo sbocco del torrente Luina si estende all’altezza circa del giardino a lago dell’Hotel Simplon”. Già il 4 aprile del 1904 la giunta aveva espresso parere favorevole (ACL, cart. 157, cat. 5, cl. 8, fasc. 1., Estratto di delibera della giunta municipale, convocazione di giunta 1904 apr 4 per approvazione di convenzione di concessione di spiaggia precaria a lago) per “l’occupazione temporanea di tratto di spiaggia a lago per l’erezione di un fabbricato ad uso Kursaal, salvo stipulazione di apposita convenzione”; il 27 novembre del 1904 il sindaco Petrolo si vede atterrare sul tavolo dell’ufficio di palazzo Crivelli la richiesta di deliberare sulla tale Convenzione colla Società Anonima del Kursaal (ACL, cart. 157, cat. 5, cl. 8, fasc. 1., Atti della giunta municipale, convocazione di giunta 1904 nov 27 per delibera e approvazione di convenzione).

Scopo dichiarato del Kursaal è stupire e divertire, sì, ma – per la Società Anonima – anche guadagnarci su: “su tale area sorgerebbe uno chalet a due piani, costituito il primo da grande terrazza a lago ed antistante salone, per feste, concerti, trattenimenti e servizio di caffè-ristorante, ed il secondo da altre sale, sia addette allo stesso, che da adibirsi per circoli o riunioni private. La costruzione, la prima sul lago Maggiore, non potrebbe a meno di costituire una grande attrattiva per il paese, avviandolo forse a quel miglior avvenire cui la posizione sua e le nuove comunicazioni gli danno diritto” (ACL, cart. 157, cat. 5, cl. 8, fasc. 1, Domanda “Senza Data?” - così da attergazione di segreteria, a matita grassa rossa - ma da riferirsi alla primavera 1904, con ottima probabilità a poco prima del 4 aprile).
La progettazione, ovviamente, è data proprio a lui, all’ing. Petrolo, e tutto sta filando liscio. Certo, ci sono un po’ di battibecchi e scontri (come per il caso dell’assessore Battaglia, che in piena assemblea consigliare nel luglio 1905, all’atto della presa in esame, e ratifica della concessione della spiaggia demaniale per sessant’anni, sibila tagliente che “si astiene da ogni discussione e votazione, perché copre la carica di presidente della Società del Kursaal, dichiarando di esser lieto che la pratica sia finita sotto l’attuale amministrazione [...] perché così viene allontanato ogni dubbio o calunnia che egli essendo prima d’ora assessore anziano, avesse favorita l’erezione del Kursaal”. Dopo qualche borbottamento (il consigliere Micotti fa osservare che alla scadenza dei sessant’anni non il Comune, ma il Demanio tornerà proprietario dell’area...), con le astensioni dei consiglieri Battaglia e Petrolo, il comune ratifica la convenzione.
Ma non sono tutte rose e fiori. È vero, i lavori fervono già dall’anno precedente 1904: approfittando del “materiale di rifiuto derivante dalla costruzione della linea ferroviaria Varese-Luino”, “nell’opportunità e urgenza di costruire il muraglione a lago, e le cantine prima che [cominci] lo scarico del materiale, si [] mano ai lavori, consenziente l’amministrazione comunale” (ACL, cart. 157, cat. 5, cl. 8, fasc. 1., lettera 1905 apr 4 di Giuseppe Battaglia al sindaco di Luino, prot. 771 del giorno 5 successivo).
È però cosa normale che capiti qualche ritardo nel cronoprogramma dei lavori... così alla fine del mese di luglio 1905, il Battaglia si fa ancora sotto col comune: “nel desiderio di dare affrettato termine ai lavori del Kursaal” chiede di poter abbattere un filare di robinie e asportare il parapetto in granito che separa lo spazio intorno al Kursaal dalla strada. Il sindaco concede (ACL, cart. 157, cat. 5, cl. 8, fasc. 1., lettera 1905 lug 27 di Giuseppe Battaglia al sindaco di Luino, prot. 1749 del giorno 28 successivo), qualche cittadino con coscienza pre-ecologista (o solo perché bastian-contrario) brontola per le robinie, ma che vale? Importa che i lavori proseguano!
Ma ancora non ci siamo: il Petrolo, e con lui gli altri della Società anonima, sono preoccupati. Sarà anche vero – pensa l’ing. Petrolo - che il Kursaal aveva subito lavori affrettati... ma oramai siamo nel 1906, che diamine! e il Kursaal non è ancora vivo. Lo vedono chiaramente tutti. Perché ritardi a parte, nessuno se la prende troppo per la riuscita delle decorazioni e delle volute in ferro della scala... Piuttosto il Petrolo, i consiglieri comunali, i componenti del comitato degli Azionisti del Kursaal di Luino, che rappresenta la crème della società luinese, forse persino il Macèla, povero di spirito e zimbello della città, ... tutti, ma proprio tutti si chiedono a una sola voce, una sola cosa. Chi diavolo è Evaristo Zangli?

Sono tutti d’accordo: è soprattutto a questo tal Evaristo Zangli che Luino deve un clamoroso ritardo di quasi un anno nell’apertura del suo Kursaal. Passi che Luino si sia fatta “bagnare il naso” da Cannobio e dal suo Carza Palace. C’è da scommetterci – rimugina il Petrolo, leggendolo sulla “Vedetta”, bisettimanale d’informazione intrese, del 16 luglio - che quelli di Cannobio hanno fatto le cose a pezzi e bocconi, arrivando a inaugurare il loro “kursaal” nel luglio 1904 “sebbene non completamente ultimato in tutti i suoi dettagli”, pur di fare uno sberleffo ai rivali luinesi... (La Vedetta, 16 luglio 1904, p. 3); ma adesso è veramente troppo, ed è imbarazzante, per i vari Battaglia, Bodmer, Hussy, Walty, e tutti gli altri maggiorenti luinesi, Petrolo compreso, leggere sul solito foglio locale ben informato (il Corriere del Verbano...), a cui non ne scappa una e che fa sempre le pulci a tutti, che

Il Kursaal si doveva aprire col giorno dell’Epifania, ma invece il bellissimo locale è restato chiuso. La ragione, eccola: la persona che aveva affittato il Kursaal, mancò ad un impegno del contratto e allora la presidenza con lettera raccomandata lo avvertì che il contratto stesso era decaduto. Non mancheranno certo dei nuovi affittuari e siamo sicuri che presto vedremo aperto al pubblico quello che sarà certo un magnifico ed elegante ritrovo luinese. Intanto non vi fu l’assemblea e il banchettissimo sospirato, e qualcuno mangiò di magro. (Il Corriere del Verbano, numero del 10 gennaio 1906).

Il patatràc è successo. Ha un bel dire, poco prima di Natale 1905, questo tal Evaristo Zangli, che lui farà di qui e di là, di su e di giù... si era presentato di bel nuovo, qualche tempo prima, quando fervevano i lavori edilizi: sembrava che parlasse da svizzero, quindi precisino e puntuale, e aveva incantato tutti raccontando delle proprie esperienze a Milano... aveva lasciato intendere che lui era stato a lavorare per il sciùr Campari, per quell’altro grande imprenditore della ristorazione, il Cesare Vidoni, che gestiva il Gambrinus, e la Birreria Casanova; e poi giù le promesse, puntualmente riprese dal foglio locale, con tanto di date e particolari:

Il sig. Evaristo Zangli, già direttore in varii caffè restaurant di Milano, Campari, Gambrinus, Casanova ecc., che ha preso in affitto il nuovo ed elegante Kursaal di Luino, intende farne l’apertura il 26 dicembre in corso. Ora si sta mobigliandolo elegantemente, e quando sarà addobbato e terminato, sarà uno splendido ritrovo (Il Corriere del Verbano, numero del 6 dicembre 1905).

Qualcuno, però, aveva subito cominciato a sospettare ... e per vero, neppure oggi, per nessuna di quelle rinomate insegne della ristorazione meneghina, l’Archivio Storico Civico, e l’Anagrafe meneghina e i maggiori quotidiani restituiscono il nome di Evaristo Zangli; ci si perdoni le solite noiose divagazioni da dilettanti di storia locale, ma una rapida ricerca mostra come intorno alla piazza del Duomo si concentra una bella fetta della storia della caffetteria italiana: nel 1892, alla sua fondazione, il Gambrinus, o meglio, Gambrinus Halle – sede grosso modo di fronte all’attuale Centenari, in Galleria, lato piazza Scala – non aveva alcuno Zangli come direttore, bensì un Celso Colombo (Corriere della Sera, numero del 12 maggio 1892), alle dipendenze del proprietario, “signor Wasserman” (ovvero Davide Wasserman, che dalle risultanze in Archivio della Camera di Commercio di Milano apriva nel 1892 ed era attivo almeno sino al 1895); in quello stesso 1892 il Gambrinus aveva almeno due camerieri, tali Jori e Chiappa (Corriere..., cit.). Subentrava poi nel 1902 Cesare Vigoni, in società con altri, per intraprendere l’attività di Ristorante, caffè e birreria (Arch. CCIAA, ad vocem). La Birreria Casanova, poi Carminati, sita nel grande palazzo che dividendo via Orefici da piazza Duomo, fronteggia la grande piazza e sta dirimpetto al Duomo, si trasforma, ad opera della Società Bonetti, Negri e C. in “Birreria Restaurant Nazionale del Duomo” costituendosi in società nel 1905; tra i vari passaggi societari e di proprietà troviamo ancora una volta quello in cui compare Cesare Vigoni con una propria società anonima; egli, da almeno una fonte iconografica in https://urbanfilemilano.blogspot.com/2014/09/zona-duomo-restauri-anche-p..., risulta aver gestito come proprietario la Birreria Casanova, poi divenuta “Carminati” dopo la Prima Guerra Mondiale. Il notissimo Caffè Campari nasce, per fortunatissima intuizione di Davide Campari, nel 1867 (praticamente con la Galleria...) come bar, caffè e sala da tè, e si insedia all’imbocco del grande “salotto coperto” della Città, con due esercizi che divengono in breve punti di ritrovo di mezza Milano.
Insomma, nella perplessa Luino dell’autunno 1905, l'Evaristo Zangli e le sue proposte si dissolvono nel nulla, e dopo il dicembre 1905 la Società degli Azionisti del Kursaal si ritrova nelle peste. A gennaio, il Petrolo vede con preoccupazione “saltare” l’assemblea dei soci, e il “banchettissimo” lasciare a bocca asciutta tutti; il gestore del Kursaal non si trova, e viene delusa anche la speranza di lanciare l’elegante edificio per l’Epifania: “si doveva aprire col giorno dell’Epifania, ma invece il bellissimo locale è restato chiuso”. Le occasioni sprecate si accumulano, i “Comitati pei festeggiamenti” (come quello dei Congressisti Automobilisti nel maggio 1906) che puntano a Luino, sicuri di poter organizzare un buon pranzo in un fascinoso ritrovo appena costruito sulla riva del lago, restano delusi o devono ripiegare sul solito Simplon.
Finché, con un colpo di coda, il due giugno 1906, con gli sforzi congiunti di tutti, comune, società anonima, progettista, si riesce finalmente a inaugurare il Kursaal. È un sabato sera, il due giugno, “la splendida sala si [mostra] in tutto il suo sfolgorìo di luce che degnamente [illumina] le ricche mense fiorite”; i commensali sono oltre settanta, “in rappresentanza di tutto quello havvi di elegante, di buono e di bello in Luino e nei paesi vicini; ed il banchetto, servito dalla somma e nota abilità del sig. Percivalli di Runo, [è] un trionfo di affiatamento, di espansione... e dell’arte culinaria”. Prendono la parola “allo champagne” il Battaglia, e tra gli altri l’avv. Terruggia, il Bodmer, l’avv. Pellegrini, il dottor Maggi... e vien “proposto poi un telegramma al Presidente della Confederazione Elvetica a Genova”, telegramma che è “approvato con uno scroscio di infiniti applausi e con un evviva incessante alla Svizzera” (Il Corriere del Verbano, n. del 6 giugno 1906). Il Kursaal luinese è finalmente inaugurato, mancano solo da espletare le inevitabili faccende burocratiche: il 30 luglio 1906 il funzionario Attilio Bonali, ingegnere di Sezione incaricato dal suo Capo, ing. Paribelli, del comasco ufficio del Genio Civile, visita in compagnia del Petrolo, del Battaglia, e dell’assessore anziano Giovanni Tolini “il fabbricato ad uso ristorante e locale pel Club, feste e trattenimenti [che] è già stato costruito fin dallo scorso anno 1905”; e ritrova che il fabbricato stesso “venne fin dallo scorso mese di giugno [= 1906] adibito al suo scopo” (ACL, cart. 157, cat. 5, cl. 8, fasc. 1., Processo verbale della visita tecnica effettuasi il 30 luglio 1906...; va emendata in 2 giugno 1906 la data proposta come “giugno 1905” in F. Crimi-F. Petrolo, Per Giuseppe Petrolo architetto (1872-1952), in “Verbanus” 22-2001, p. 218, n. 11).
Ma adesso, in una solare estate del 1906, Luino tranquilla può gioire del suo più moderno gioiello: dopo che nella tersa sera del due giugno, davanti a un “lago lucente e calmo che pareva vinto e spossato dal vento impetuoso della giornata”, erano a lungo riecheggiate “le battute di un delizioso valzer [sic!]”, ora sì, finalmente, la belle époque luinese ha il suo ritrovo: la Storia nuova di una nuova Città può iniziare.
Giacomo Premoli

San Gottardo, gran festa per la Galleria di base

In corso di adeguamento i collegamenti in Italia sulle linee Chiasso-Milano, Lago Maggiore e Arcisate-Stabio
FFS/Gottardo

Centomila visitatori e 240 treni speciali, compresi i 100 shuttle Gottardo e le trasferte in autobus tra i quattro angoli della festa. Sono alcuni numeri dell’inaugurazione della Galleria di base del San Gottardo tra sabato 4 e domenica 5 giugno.
I visitatori, giunti da ogni angolo della Svizzera e dalle limitrofe zone di confine, hanno affollato le aree di Erstfeld e Rynächt (nord) e di Pollegio e Biasca (sud). Momenti clou della festa le corse con lo shuttle Gottardo. In 35'000 circa hanno attraversato la galleria e hanno apprezzato, in particolare, la buona copertura del segnale di telefonia mobile nel più lungo tunnel ferroviario al mondo.
Ampio il programma d’intrattenimento con informazioni, eventi culturali e gastronomici e iniziative su misura per i bambini. Ai visitatori sono state presentate anche le esclusive prospettive di mobilità per il futuro.
Mancano ancora 189 giorni fino alla messa in servizio della galleria secondo l'orario dell'11 dicembre. Dall'estate i primi treni commerciali circoleranno attraverso la galleria di base nel quadro della fase di prova. L'obiettivo è quello testare e ottimizzare i processi nell'ambito di esercizio, manutenzione e sicurezza.
SCHEDA DELLA GALLERIA
La Galleria di base del San Gottardo collega Ersfeld nel Canton dell'Uri a Bodio in Canton Ticino, permettendo di risparmiare mezz'ora nella tratta Zurigo-Lugano. Con l'inaugurazione della Galleria Ceneri (Canton Ticino) nel 2019, il tempo di percorrenza sarà dimezzato di altri 30 minuti.
Con 57,1 chilometri, il tunnel del San Gottardo è la galleria ferroviaria più lunga del mondo (supera di 3,2 chilometri quella di Seikan in Giappone). La sua realizzazione è costata 12,2 miliardi di franchi svizzeri (11 miliardi di euro) e ha impiegato oltre 17 anni.
Per scavare il tunnel, sono state utilizzate quattro talpe meccaniche con un diametro di 9,5 metri e lunghe 450 metri. In tutto sono stati scavati 152 chilometri per i due binari unici e i cunicoli di areazione. Il materiale di terre e rocce da scavo è stato di 28,2 milioni di tonnellate, al 90 per cento riutilizzato per il calcestruzzo che riveste il tunnel.
Il San Gottardo è anche la galleria ferroviaria più profonda del mondo: raggiunge, nel suo punto massimo, oltre 2.300 metri. Il progetto sarà ancora più funzionale nel 2019 quando si completeranno in Svizzera, a sud del tunnel principale, i lavori di potenziamento del traforo del Ceneri e della linea Lugano-Chiasso.
A quell’appuntamento si sta preparando anche l’Italia. Sono già in corso le opere di potenziamento dei collegamenti sia sulla linea principale da Chiasso a Milano, sia sulla linea del lago Maggiore, oltre alla linea ferroviaria Arcisate-Stabio.  

Lago Maggiore, ponte musicale di giovani talenti internazionali

Dal 15 luglio al 19 agosto il Festival LagoMaggioreMusica presenta in 18 concerti i vincitori dei più importanti concorsi internazionali
Belgirate - Chiesa Vecchia

Ci saranno quest’anno di nuovo l’Eremo di Santa Caterina del Sasso a Leggiuno e Villa Frua a Laveno (Varese) tra le incantevoli sedi del Festival LagoMaggioreMusica, in programma da sabato 15 luglio a sabato 19 agosto 2017.
Scenari sulla sponda piemontese del lago Maggiore: Casa Usellini ad Arona, Chiesa Vecchia a Belgirate, Chiesa parrocchiale di San Martino, Sala consiliare e Santuario della Madonna di Campagna a Lesa; scenari sulla sponda lombarda: Palazzo Perabò e Villa Frua a Laveno Mombello, Eremo di Santa Caterina a Leggiuno e Oratorio di San Vincenzo a Sesto Calende. La rassegna, giunta alla ventitreesima edizione, punta a diffondere la musica tra i giovani e valorizza le giovani eccellenze musicali attraverso il legame da tempo consolidato con la Fédération Mondiale des Concours Internationaux de Musique.
Nei 18 concerti (inizio sempre ore 21) di musica classica, con aperture a jazz e folk, la Fondazione Gioventù Musicale d’Italia, che ha sede a Milano, presenterà musicisti talentuosi, per lo più giovani, provenienti da tutto il mondo e distintisi nei più importanti concorsi internazionali degli ultimi anni. Tra i tanti nomi di spicco, il pianista Yekwon Sunwoo, che sabato 15 luglio aprirà la stagione a Laveno Mombello, e Umberto Jacopo Laureti, che si esibirà l’11 agosto a Belgirate.
Biglietti: intero euro 12; ridotto (over 65, under 25) euro 10; ingresso gratuito per bambini e ragazzi fino a 14 anni.

SPONDA LOMBARDA
*Sabato 15 luglio, LAVENO MOMBELLO, Palazzo Perabò di Cerro, Yekwon Sunwoo (1° premio Concorso internazionale Van Cliburn di Forth Worth 2017), pianoforte.
*Venerdì 21 luglio, LEGGIUNO, Eremo di Santa Caterina del Sasso, Claudio Astronio (organo) e Marina Bartoli (voce).
*Sabato 22 luglio, LAVENO MOMBELLO, Villa Frua, Victor Julien-Laferrière (1° premio Concorso internazionale Regina Elisabetta di Bruxelles 2017), violoncello, e Théo Fouchenneret, pianoforte.
*Venerdì 28 luglio, LEGGIUNO, Eremo di Santa Caterina, Yu Ying Chen (1° premio Israel International Harp Contest di Tel Aviv 2015), Arpa.
*Sabato 29 luglio, LAVENO MOMBELLO, Palazzo Perabò, I Bassifondi: Simone Vallerotonda (tiorba, chitarra) e Leonardo Ramadori (percussioni).
*Sabato 5 agosto, LAVENO MOMBELLO, Palazzo Perabò, Duo Canino-Ballista: Bruno Canino e Antonio Ballista, pianoforte.
*Sabato 12 agosto, SESTO CALENDE, Oratorio di San Vincenzo, Jacopo Taddei, saxofono, e Samuele Telari, fisarmonica.
*Sabato 19 agosto, LAVENO MOMBELLO, Palazzo Perabò, Quartetto Noûs: Tiziano Baviera, violino, Alberto Franchin, violino, Sara Dambruoso, viola e Tommaso Tesini, violoncello.

SPONDA PIEMONTESE
*Domenica 16 luglio, LESA, Sala consiliare (Società Operaia), Cécile Ensemble: Miriam Caldarini, clarinetto, Michaela Bilikova Bozzato, violino, Ruta Tamutyte, violoncello, e Alessandra Gelfini, pianoforte.
*Giovedì 20 luglio, ARONA, Casa Usellini, Quartetto Lyskamm: Cecilia Ziano, violino, Clara Franziska Schötensack, violino, Francesca Piccioni, viola, e Giorgio Casati, violoncello.
*Domenica 23 luglio, LESA, Santuario della Madonna di Campagna, Lazhar Cherouana, chitarra.
*Giovedì 27 luglio, ARONA, Casa Usellini, Alexander Panfilov (1° premio Concorso internazionale Rina Sala Gallo di Monza 2016), pianoforte.
*Martedì 1 agosto, LESA, Chiesa parrocchiale di San Martino, Mariam Batsashvili (1° premio Concorso internazionale Liszt di Utrecht 2014), pianoforte.
*Giovedì 3 agosto, ARONA, Casa Usellini, Quatuor Zahir (1° premio Concorso Internazionale di Osaka 2017): Guillaume Berceau, sax soprano, Sandro Compagnon, sax alto, Florent Louman, sax tenore, e Joakim Ciesla, sax baritono.
*Martedì 8 agosto, LESA, Sala consiliare (Società Operaia), Duo Bottasso: Simone Bottasso, organetto diatonico, e Nicolò Bottasso, violino. Canti e danze dal Piemonte occitano.
*Giovedì 10 agosto, ARONA, Casa Usellini, Zuzanna Sosnowska (1° premio Concorso Internazionale Lutoslawski di Varsavia 2015), violoncello, e Meri Tschabaschwili, pianoforte.
*Venerdì 11 agosto, BELGIRATE, Chiesa Vecchia, Umberto Jacopo Laureti, pianoforte.
*Giovedì 17 agosto, ARONA, Casa Usellini, Jonathan Fournel (1° premio Concorso Internazionale di Glasgow 2014), pianoforte. 

Voldomino, inaugurazione nuova sede della Comunità Montana Valli del Verbano

ingresso

A Voldomino (frazione di Luino), sabato 14 ottobre 2017 (ore 11), viene inaugurata in via Asmara 56 (ex tribunale) la nuova sede operativa della Comunità Montana Valli del Verbano. Alla cerimonia è prevista la partecipazione del presidente comunitario Giorgio Piccolo, del presidente del tribunale di Varese Vito Piglionica e del sindaco di Luino Andrea Pellicini.
L’ente montano è ritornato a Luino dopo sedici anni di lontananza in Valcuvia. Il rientro da Cassano Valcuvia (via Provinciale 1140) è iniziato lunedì 24 luglio e si è completato tra venerdì 28 luglio e venerdì 4 agosto 2017.

Nuova galleria del San Gottardo, a giugno inaugurazione, a dicembre messa in servizio

Settimana di festa per la galleria ferroviaria più lunga del mondo

Con la prima corsa di un treno merci comincerà, venerdì 3 giugno, l’attività della nuova galleria del San Gottardo che, con i suoi 57 chilometri, è la più lunga galleria ferroviaria del mondo. Per festeggiarla, il giorno prima, martedì 31 maggio, i vertici delle Ferrovie Federali Svizzere hanno incontrato le autorità nazionali e i ministri dei trasporti di numerosi Paesi del mondo.

Il treno partirà da Flüelen in presenza di Andreas Meyer, ceo Ffs, Peter Füglistaler, direttore dell’Ufficio federale dei trasporti, e Urban Camenzind, consigliere di Stato del Cantone Uri.
La grande festa popolare per l'inaugurazione sarà celebrata sabato 4 giugno nell’area di Rynächt ed Erstfeld e si concluderà domenica 5 giugno a Pollegio.
Per la messa in servizio, bisognerà aspettare l’11 dicembre 2016, quando entrerà in vigore il cambio orario 2016/17.
7 TRENI OGNI ORA
Da quel momento, grazie alla formazione di 3900 persone e l’equipaggiamento di impianti e stazioni con il sistema di segnalazione in cabina di guida ETCS Level 2, circoleranno fino a cinque treni merci e due treni viaggiatori l’ora per ogni direzione. Per il traffico merci significherà collegamenti sull’asse nord-sud del San Gottardo non solo più numerosi e rapidi, ma anche più affidabili e pianificabili per i clienti, poiché sarà possibile escludere gran parte delle interruzioni della tratta dovute alle condizioni meteorologiche.
Con la nuova galleria del San Gottardo il Ticino e la Svizzera tedesca, come pure il Ticino e la Svizzera romanda, saranno più vicini, il che creerà nuove opportunità di mercato per i clienti Cargo. Saranno possibili diversi recapiti e consegne quotidiani da e verso i principali centri del Ticino e la frutta e la verdura raccolta in Ticino e nell’Italia del Nord potrà arrivare nelle filiali della Svizzera romanda già il mattino successivo.
Per il traffico di transito internazionale, la nuova galleria costituirà un primo importante passo verso la ferrovia di pianura attraverso le Alpi, che dal 2020 consentirà fino al 20 per cento di aumento del volume del traffico sull’importante corridoio europeo da Rotterdam a Genova. La condizione, naturalmente, è che anche nei Paesi confinanti – Germania e Italia – siano completate le necessarie vie d’accesso.

COLLEGAMENTI PIÙ RAPIDI PER IL TICINO E MILANO
Nel traffico viaggiatori i passeggeri potranno usufruire di collegamenti più frequenti, treni moderni e tempi di viaggi nettamente più brevi.
Dal 2020, quando sarà in funzione anche la galleria di base del Ceneri, il viaggio da Zurigo a Lugano durerà meno di due ore e Milano disterà da Zurigo meno di tre ore. La riduzione dei tempi di viaggio sull’asse nord-sud sarà progressiva. Fino alla messa in servizio della galleria di base del Monte Ceneri sarà, infatti, in vigore un orario che tiene conto di diversi cantieri lungo questa linea, che in questa fase portano a minori guadagni in termini di tempi di percorrenza. Tuttavia, già da dicembre 2016, il viaggio da Zurigo e da Zugo verso il Ticino sarà circa 25 minuti più breve rispetto a oggi.
NUOVI TRENI E CAPACITÀ IN PIÙ
Attualmente, circa 9000 viaggiatori attraversano ogni giorno il San Gottardo con le Ffs. Entro il 2020 la domanda dovrebbe aumentare sensibilmente ad almeno 15000 viaggiatori al giorno. Le Ffs investono in nuovo materiale rotabile internazionale per il traffico nord-sud. Da novembre 2014 vengono gradualmente introdotti otto nuovi elettrotreni del tipo ETR 610 e dalla fine del 2019 sull’asse nord-sud circoleranno 29 nuovi elettrotreni di Stadler Rail.
Inoltre l’attuale flotta nazionale sarà adeguata alle più severe norme di sicurezza applicate nella nuova galleria del San Gottardo. Si tratta di 18 ICN, 13 locomotive e 127 carrozze IC standard, che saranno operativi entro la fine del 2016.
25 PROGETTI DI COSTRUZIONE ENTRO IL 2020
Il rinnovato asse nord-sud del San Gottardo raggiungerà la completa operatività nel 2020, con la messa in servizio della galleria di base del Monte Ceneri (2019) e del corridoio di 4 metri (2020).
Fino a quel momento le linee d’accesso saranno interessate da 25 progetti di costruzione, come lo “Zugersee Ost”, il risanamento del binario dell’Axen lato lago, il nodo ferroviario di Bellinzona, oltre a numerosi adattamenti di gallerie in Ticino. La densità di interventi in tempi ristretti costituisce una grande sfida per la stabilità dell’orario. Numerosi provvedimenti nei settori materiale rotabile, costruzione ed esercizio dovrebbero, però, consentire alle Ffs di ridurre al minimo le conseguenze per i clienti fino alla conclusione dei progetti. 

Mostra di Bernardino Luini (Milano, palazzo Reale, dal 10 aprile). Inaugurazione, Questioni di famiglia

9 aprile, ore 19.30. Piacevole, e a tratti insolito, buonumore milanese: sarà l’effervescenza delle idee del Salone del mobile, che riempie la città; sarà la grande attesa per la mostra (dopo così tanti anni da quella luinese); o forse sarà il cielo azzurro, come azzurro sa essere il cielo di Lombardia quando i tempi delle stagioni vengono rispettati. E, in questa sospesa atmosfera ambrosiana, pare proprio rispettato l’annuncio di una tersa primavera; e, con questa, di quel palpitante istante in cui si sciolgono i nodi e le tensioni legate a una lunga riflessione storico-critica e a un’altrettanto lunga ed estenuante costruzione del ‘grande evento’.
Il tempo dell’attesa è finito. Entriamo.
Come da programma, questa visita è per noi solo l’occasione per farci un’idea non troppo impegnativa della rassegna. L’occhio, preavvertito, cerca nel contrasto tra il bianco e il grigio sfumato delle strutture che ospitano, rispettivamente, i lavori di Luini e quelli di tutti gli altri. Pregustiamo i lavori del ‘maestro’, tra riconoscimenti e novità di segno e di contenuto. Cerchiamo i suoi ‘compagni’ d’arte e di vita: Lotto, Bramantino, Solario; Leonardo, soprattutto, la cui ‘Scapigliata’ sarà lì in mostra, da Parma, solo fino al 4 maggio. Rivediamo emozionati le Ragazze al bagno in mostra nel ’75 a Luino (precisando, non solo per vantare una certa giovane età, che non le abbiamo ammirate durante l’evento luinese, ma alla Pinacoteca di Brera). Gustiamo con calma la Sala delle Cariatidi nella quale, tra ricchi apparati decorativi, specchi e finestre, va in scena per sommi capi, la parabola della bottega Luini. Felici del privilegio di essere ormai quasi soli davanti al ‘nostro’, tentiamo di registrare quel dialogo che le opere sembrano aver avviato con lo spazio circostante: un dialogo a tratti di accoglienza e di sincerità reciproca a tratti di raffinatissima e cortese sfida. Non dimenticando, come precisato anche dal direttore di Palazzo Reale, l’esistenza, sul fondo, di un legame ‘affettivo’ tra Luini e la sede che ora nuovamente lo ospita: qui le Ragazze al bagno fecero bella mostra di sé al mondo da quando furono strappate (sono un affresco) dai muri di villa Rabia a Sesto S.G., nei primi dell’800.
Ci dedicheremo, prestissimo, alla visita, quella impegnativa. Ora abbiamo un’idea più precisa di quello che ci aspetta: i Luini, padre e figli, l’Aurelio in particolare, “che si prende sulle spalle il compito di affrontare i demoni del Manierismo” oltre che il peso di una legittima quanto complicata eredità.
Al Luini eravamo già particolarmente affezionati ma ora sta proprio diventando una questione di famiglia.
(a proposito dei 140 caratteri: promessa non mantenuta, lo ammettiamo, senza troppi sensi di colpa. Basterebbero solo per ricordare che la mostra è aperta fino al 13 luglio e che tutte le informazioni sono sul sito www.mostraluini.it)
Federico Crimi e Tiziana Zanetti 

Bosco di Montegrino Valtravaglia, primo Museo d’arte sacra nell'alto Varesotto

Altra tappa del progetto di recupero e valorizzazione grazie al volontariato di alcuni parrocchiani
museo, foto Achille Locatelli

In Bosco di Montegrino Valtravaglia (Varese) un nuovo progetto sta per essere realizzato nella chiesa parrocchiale dell’Annunciazione, grazie alla collaborazione fra l’associazione culturale Amici di G. Carnovali detto il Piccio e il parroco, don Giovanni Giudici: l’apertura del primo nucleo di un Museo d’arte sacra, unico nel nord della provincia di Varese.
Il lungo lavoro, iniziato nel 2010 per recuperare alcune tele della quadreria della chiesa, ha permesso di realizzare il restauro di tre opere seicentesche, di notevole pregio artistico, che saranno esposte in sede stabile, nella rinnovata sala adiacente alla sacrestia. Il locale è stato totalmente ristrutturato negli intonaci, nella pavimentazione, negli impianti elettrici e di protezione, grazie all’impegno di alcuni parrocchiani, che hanno offerto gratuitamente le loro competenze e tante ore di lavoro per allestire un ambiente adeguato alla custodia delle tele.

OPERE DAL '600 AL '900
Sulle pareti del nuovo Museo si possono ora ammirare le tre tele seicentesche “Il sacrificio di Isacco” della scuola del Vermiglio, il “Battesimo di Cristo” di scuola lombarda e una raffinata copia da Perugino “Madonna in trono con Bambino fra i Santi Giovanni Evangelista e Agostino”.
Anche il prezioso Manto della Madonna, piviale settecentesco donato alla chiesa di Bosco da una sposa della famiglia dei Visconti, restaurato nel 2013, ha trovato posto nella sala museale, all’interno di una grande bacheca appositamente realizzata con il contributo di una coppia di coniugi boschesi.
Nel museo sono esposti anche due quadri significativi per la storia della parrocchia, che ritraggono don Ambrogio Parietti, il sacerdote che nel 1708 posò la prima pietra per edificare l’attuale chiesa, e don Augusto Dell’Acqua, parroco dal 1916 al 1965, che resse la parrocchia per cinquant’anni e fece costruire la nuova torre campanaria, la grotta di Lourdes e promosse numerosi altri interventi.
Completano l’esposizione due opere del pittore Massimo Antime Parietti - nato a Bosco cento anni fa - il Ritratto di don Nivo Formentini, sacerdote boschese di nascita, e un “Panorama del paese di Bosco” dominato dalla sua grande chiesa, dipinto donato dall’autore nel 1989 in occasione del quarto centenario della parrocchia.

CONTRIBUTI E PROGETTO
Il Museo d’arte sacra di Bosco ha potuto essere realizzato grazie al prezioso sostegno finanziario di vari privati e istituzioni bancarie o fondazioni. Sono alcuni affezionati parrocchiani, la ditta SIPI, la Banca Popolare di Milano, la Fondazione Comunitaria del Varesotto e la Fondazione Unione Banche Italiane per Varese. La ricerca dei finanziamenti e dei permessi di Curia e Soprintendenza è stata condotta da Carolina De Vittori, mentre Achille Locatelli ha coordinato tutti i lavori di recupero della sala museale.
Il Museo di Bosco va pertanto ad aggiungersi, all’interno degli spazi parrocchiali, ad un’altra esposizione diventata ormai famosa a livello internazionale: il “Presepe di radici di Fermo Formentini” anch’esso allestito in modo permanente nella chiesa di Bosco, luogo da non trascurare per chi ama l’arte nascosta, ma non secondaria, dei piccoli borghi.
L’auspicio è quello di concludere il progetto museale con la ristrutturazione della grande sacrestia e con il restauro delle altre tele che attendono qualche generoso finanziatore.

INAUGURAZIONE CON VICARIO EPISCOPALE
Il Museo d’arte sacra di Bosco sarà inaugurato sabato 3 maggio 2014 a partire dalle ore 20.30 con un concerto d’organo eseguito da Ivan Pedrocca, alla presenza del vicario episcopale di Varese, monsignor Franco Agnesi.
La visita al museo resterà aperta nel pomeriggio di domenica 4 maggio, festa patronale di Bosco, e tutti i giorni festivi, al termine della messa delle ore 9.
Si possono prenotare visite guidate per gruppi contattando gli “Amici del Piccio” (tel. 0332-508203).
Carolina De Vittori 

Condividi contenuti