Edizione n.45 di mercoledì 22 novembre 2017

Unione Europea

Ue, Prosperano le città europee se cercano cultura e creatività

Copenhagen (DE) Biblioteca Reale-Diamante Nero (Schmidt, Hammer e Lassen, 1999), foto Daniele Cazzaniga

Ha cominciato il suo percorso lo scorso luglio la prima edizione dell'Osservatorio della cultura e della creatività urbana. Il nuovo strumento della Commissione Europea fornisce dati comparabili sui risultati ottenuti delle città europee in nove ambiti (comprese cultura e creatività) e indica come contribuiscano a sviluppo sociale, crescita economica e creazione di posti di lavoro.
L'Osservatorio è stato sviluppato dal servizio scientifico interno della Commissione, il Centro comune di ricerca (JRC), e aiuterà i responsabili politici e i settori culturale e creativo a identificare i punti di forza locali e gli ambiti di miglioramento, come pure a imparare da città “comparabili”. Metterà inoltre in evidenza la correlazione tra la vivacità culturale e le varie dimensioni della vita di una città, a cominciare dalla diversità sociale e dall'attività economica.
«Il mio obiettivo – ha dichiarato Tibor Navracsics, commissario europeo per l'Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport e responsabile di JRC - è porre la cultura e la creatività al centro dell'agenda strategica europea. In un momento di grandi trasformazioni sociali e di concorrenza globale sempre più aspra tra le città, dobbiamo guardare al di là delle fonti tradizionali di crescita e benessere socioeconomico ed esaminare il ruolo della cultura in città dinamiche, innovative e ricche di diversità. L'Osservatorio della cultura e della creatività urbana mette in evidenza le città europee vincenti che hanno trovato modalità proprie per sfruttare il potenziale offerto dalla cultura e dalla creatività per stimolare lo sviluppo, l'innovazione e la creazione di posti di lavoro e migliorare la qualità della vita dei loro abitanti».
Il progetto di ricerca ha interessato centosessantotto città di trenta Paesi europei. E è disponibile online. Gli utenti possono esaminare le città selezionate e ottenere informazioni quantitative e qualitative.
La città europea culturale e creativa "ideale", secondo i parametri, sarebbe un mix delle città che ottengono i migliori risultati per ciascun indicatore. Avrebbe le sedi e le strutture culturali di Cork (Irlanda), l'attrattiva e la partecipazione culturale nonché i posti di lavoro creativi e basati sulla conoscenza di Parigi (Francia), la proprietà intellettuale e l'innovazione di Eindhoven (Paesi Bassi), i nuovi posti di lavoro nei settori creativi di Umeå (Svezia), il capitale umano e l'istruzione di Leuven (Belgio), l'apertura, la tolleranza e la fiducia di Glasgow (Regno Unito), le connessioni locali e internazionali di Utrecht (Paesi Bassi) e la qualità della governance di Copenaghen (Danimarca). Di queste otto città, cinque hanno meno di 500 mila abitanti (Cork, Eindhoven, Umeå, Leuven e Utrecht).
Lo strumento si basa su tre indici principali (vivacità culturale, economia creativa e contesto favorevole) organizzati in nove ambiti e misurati attraverso ventinove indicatori: dal numero di musei e sale concerto all'occupazione nei settori culturale e creativo, dalle domande di brevetto nel settore delle TIC (tecnologie dell'informazione e della comunicazione) al livello di fiducia delle persone nei confronti dei propri concittadini. Raccoglie dati da diverse fonti pubbliche (quali Eurostat e l'Eurobarometro) e dati sperimentali (ad esempio provenienti da TripAdvisor).
L'osservatorio dovrebbe essere aggiornato ogni due anni per rimanere concettualmente e statisticamente attendibile nel tempo.

Occupazione nell'Unione Europea, segnali di miglioramento anche per i giovani

L'ultima analisi trimestrale della Commissione Europea sull'occupazione e gli sviluppi sociali in Europa porta buone nuove: i Paesi dell'Unione hanno imboccato un solido percorso.
L'occupazione sta rafforzandosi a ritmo costante in quasi tutti gli Stati membri. Rispetto allo stesso periodo del 2016, nel secondo trimestre del 2017 l'occupazione è aumentata dell'1,5 % nell'UE e dell'1,6 % nella zona euro e  si contano rispettivamente 3,5 e 2,4 milioni di lavoratori in più. Ciò significa che nell'Unione Europea 235,4 milioni di persone hanno attualmente un impiego. È questo il livello più alto mai registrato. In rapporto al terzo trimestre del 2014 il dato corrisponde a 8 milioni di lavoratori in più nell'UE e a 5,6 milioni di lavoratori in più nella zona euro.
La crescita dell'occupazione negli ultimi quattro anni è stata particolarmente positiva per i più giovani. Sebbene il tasso di disoccupazione giovanile sia ancora troppo elevato, esso è diminuito in maniera costante e più rapidamente di quello di disoccupazione complessiva. Attualmente si attesta al 16,9 %, un livello inferiore a quello del 2008.
Marianne Thyssen, commissaria per l'Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ritiene i risultati incoraggianti: «Il numero di lavoratori in Europa non è mai stato così alto e la disoccupazione ha raggiunto il livello più basso degli ultimi nove anni. Rispetto all'anno scorso vi sono inoltre 2,2 milioni di lavoratori in più con contratti a tempo indeterminato. Dobbiamo continuare su questa strada e migliorare le condizioni economiche e sociali per tutti. Grazie al pilastro europeo dei diritti sociali disponiamo della nostra tabella di marcia verso mercati del lavoro equi e funzionanti, adatti al ventunesimo secolo. Auspichiamo che esso venga proclamato congiuntamente dal Parlamento, dal Consiglio e dalla Commissione al vertice sociale di Göteborg il 17 novembre 2017».
L'analisi trimestrale evidenzia come l'economia stessa dell'UE continui l'espansione in tutti gli Stati membri con una crescita, nello scorso anno, del 2,4 % nell'UE e del 2,3 % nella zona euro. Il fenomeno si è tradotto in un miglioramento della situazione finanziaria delle famiglie, che godono di un maggiore reddito da lavoro, mentre l'aumento delle prestazioni sociali si è arrestato. Quasi tutti i Paesi hanno continuato a vedere un aumento del reddito familiare tra il primo trimestre del 2016 e il primo trimestre del 2017.
La migliore salute di cui gode l'economia europea è dimostrata anche da altri dati circa il mercato del lavoro: dalla metà del 2013 il tasso di disoccupazione ha continuato a diminuire in maniera costante in quasi tutti gli stati; il tasso di disoccupazione di lunga durata, per tre anni in diminuzione, è calato ulteriormente di 0,5 punti percentuali nell'anno che precede il primo trimestre del 2017 e sta diminuendo in quasi tutti gli Stati membri; il numero di lavoratori con contratti a tempo indeterminato è aumentato dell'1,4 % nell'anno che precede il primo trimestre del 2017.  

Droni, nel 2016 in Europa oltre 1200 casi rischiosi

La Commissione Europea sollecita a Parlamento e Consiglio l’approvazione di una proposta presentata due anni fa
Bruxelles

A Bruxelles il 29 settembre 2017 la Commissione dell’UE ha sollecitato al Parlamento e al Consiglio l’approvazione della sua proposta di dicembre 2015 per creare un quadro normativo per i droni. In attesa dell’adozione, l’Impresa comune per la ricerca sulla gestione del traffico aereo nel cielo unico europeo (Sesar), istituita dalla Commissione, metterà a disposizione mezzo milione di euro a sostegno della dimostrazione di servizi di “geo-fencing”, un sistema che può impedire automaticamente ai droni di volare in zone soggette a restrizioni, ad esempio vicino agli aeroporti.
Un quadro normativo moderno e flessibile è urgente.
Nel 2016 in Europa sono stati segnalati oltre 1200 eventi rilevanti per la sicurezza, incluse collisioni mancate tra droni e velivoli.

La commissaria per i Trasporti Violeta Bulc ha dichiarato: '«I droni offrono grandi opportunità per nuovi servizi e imprese; ecco perché vogliamo che l’Europa diventi un leader globale. Sono certa che il nostro quadro normativo moderno e flessibile porterà alla nascita di nuovi campioni europei in questo settore. Ma la sicurezza deve sempre essere al primo posto: se non prendiamo provvedimenti in fretta, le collisioni mancate tra droni e velivoli un giorno potrebbero avere conseguenze disastrose. Pertanto chiedo al Parlamento europeo e al Consiglio di trovare rapidamente un accordo sulla nostra proposta di dicembre 2015».

Bruxelles, all’Italia 1,2 miliardi per i terremoti del 2016 e 2017

È il più ingente sostegno UE mai stanziato nell'ambito di questo fondo
terremoto, campionamento sorgente Santa Susanna (Rieti), foto Uninsubria

Dall’Unione Europea sono stati destinati all’Italia 1,2 miliardi di euro a titolo di solidarietà per i terremoti del 2016 e 2017. Il 14 settembre 2017 l’Europarlamento ha accolto la proposta avanzata dalla Commissione.
La proposta deve ora essere adottata formalmente dal Consiglio. L'Italia dovrebbe ricevere il finanziamento in autunno. Come ha dichiarato il presidente della Commissione Juncker, l’importo eccezionale consentirà a Umbria, Lazio, Marche e Abruzzo di sanare le ferite e riprendersi e «aiuterà le persone che vivono in queste regioni a chiudere questo doloroso capitolo della loro storia e a costruire un nuovo futuro». 

Milano Expo, l'Europa e il “mondo più giusto” possibile con Mogherini e Schulz

Schulz e Mogherini con la giornalista Maggioni
pubblico a incontro Schulz e Mogherini

Sabato 9 maggio, nel giorno in cui si celebra la Giornata dell'Europa e la nascita della UE e in cui si ricorda la fine della Seconda guerra mondiale, Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, e Federica Mogherini, alto rappresentante dell'Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione, sono stati i protagonisti a Expo Milano dell'inaugurazione del Padiglione Europa. Suo tema, "Coltivare insieme il futuro dell’Europa per un mondo migliore"; obiettivi principali, la lotta alla fame nel mondo e lo sviluppo di modelli sostenibili per sfamare le popolazioni.
Tra le molte personalità, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, il commissario unico di Expo Giuseppe Sala, il prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca, europarlamentari. Dopo la cerimonia dell'alzabandiera accompagnata dall'inno dell'Unione, l'Auditorium ha accolto uno specifico incontro con mille studenti per conoscerne le opinioni sull'UE e per parlare di futuro, sostenibilità e ruolo europeo nello scenario globale. Conduttrice del dialogo con Schulz e Mogherini la giornalista Monica Maggioni, direttore di RaiNews 24.

Il pane, patrimonio culturale immateriale per l'Unesco, con la sua simbolicità è stato il fil rouge degli incontri "Bread and civilization: dialoghi intorno a 'La civiltà del pane'". Vi hanno partecipato Sandro Gozi, sottosegretario alla Presidenza del consiglio per gli Affari europei, Giancarlo Caratti di Lanzacco, presidente della EU task force per la partecipazione a Expo Milano, Matteo Pederzoli, curatore della visitor experience del Padiglione Ue, Gabriele Archetti, Università Cattolica, presidente Centro studi longobardi, e Iginio Massari, maestro pasticcere.
Nell'occasione è stato presentato il primo concorso europeo “La spiga d’oro”. Si concluderà il 16 ottobre, Giornata mondiale dell'alimentazione, e sceglierà il Pane dell'Europa.
Non solo “cerimonia”, non solo spirito-festa sabato 9.
Mogherini ha messo dall'inizio il dito nella piaga e ripercorso nel suo discorso questo periodo storico, con le sue disuguaglienze, migrazioni, fame, guerre... Ma «l'Unione europea è pronta – ha detto - perché sappiamo che il nostro interesse storico di europei, così come 65 anni fa era costruire la pace e l'Europa unita, oggi è costruire un mondo più giusto, equo e capace di nutrire tutti i suoi cittadini». In sintonia le parole di Schulz: «Cibo e acqua per tutti, sicurezza alimentare e salute sono indispensabili per la pace nel mondo».
Alle parole si stanno affiancando impegni precisi. Il Parlamento europeo ha adottato, il 30 aprile, una risoluzione sui temi di Expo Milano con una serie di azioni che l'UE e gli stati membri devono impegnarsi a intraprendere per combattere la sottonutrizione e salvaguardare il diritto all'alimentazione per tutti. 

Trattato UE-Canada, contraria la Formaggella del Luinese

Anche la Formaggella del Luinese - l'unico formaggio di latte caprino dop d'Italia - si schiera contro l’Accordo economico e commerciale globale UE-Canada.

Per il Consorzio per la tutela della formaggella del Luinese Dop, «l’accordo tra Canada ed Europa rischia di essere un boomerang che, invece di incentivare le aziende italiane a investire sul mercato estero, avrà l'effetto di affossare in un sol colpo decenni di lotte sulla promozione del made in Italy».
Il Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) è un trattato di libero scambio tra Canada e Unione europea, in fase di approvazione nel 2017. In Italia il Parlamento dovrebbe pronunciarsi il 25 luglio.
I produttori della formaggella del Luinese si dicono «preoccupati per il futuro dei prodotti locali che sono la vera distintività del patrimonio enogastronomico del nostro Paese». Le ripercussioni del trattato si farebbero sentire anche sul mondo dei consumatori: «Rischiano di trovarsi in tavola prodotti similari a quelli italiani, ottenuti invece all'estero, con metodi di produzione non consentiti qui da noi». 

Italia-Svizzera, programma di cooperazione bloccato e no ticinese a Expo

La Svizzera non è più interessata al programma Interreg con l’Italia e la Lombardia vede sfumare 60 milioni di euro – Iniziative Pd a livello regionale e comunitario

Spirano sempre più frequentemente venti freddi dalla Svizzera verso l’Italia. Domenica 28 settembre il Canton Ticino ha detto no nel referendum sul finanziamento per Expo. Ed ecco il commento del presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni: «Io naturalmente rispetto sempre il voto del popolo, ma il risultato per noi è influente, perché la Svizzera parteciperà comunque a Expo. Penso sia un segnale negativo per il Canton Ticino perché Expo è una grande opportunità e noi vogliamo fare grandi cose con la Svizzera, i Grigioni e il Ticino stesso. Se il Canton Ticino non è interessato, ci rivolgeremo ad altri».
Senza andare alla campagna antitaliana di qualche anno fa, Svizzera e Canton Ticino hanno appena storto il naso verso l’Italia anche sulla continuazione del programma Interreg. «La Svizzera pare sempre meno propensa alla cooperazione transfrontaliera con l’Italia e i più freddi sarebbero i ticinesi. Il nuovo programma Interreg è bloccato e la Lombardia perde completamente 60 milioni di euro». Parola del consigliere regionale della Lombardia Alessandro Alfieri.
RESISTENZE ELVETICHE
Il motivo del contendere sarebbe l’impegno finanziario. In questo momento, da parte dell’Italia, quindi della Ue, è di circa 100 milioni di euro; da parte Svizzera di circa 7. Spiega Alfieri: «L’Europa ha chiesto ragione dello squilibrio e la Confederazione ha risposto che il suo interesse attuale va ad altre iniziative e che comunque possono aumentare l’impegno nell’Interreg sino alla cifra massima di 10 milioni». Per l’Italia una siffatta proposta è risultata irricevibile e, di conseguenza, non ha presentato la proposta alla Ue entro il termine del 22 settembre.
«Le resistenze elvetiche al rinnovo dell’accordo», ha ricordato Alfieri, «sono state denunciate dal delegato della Camera di commercio italiana per il Canton Ticino e i più freddi sono stati sicuramente i ticinesi». Svizzera contro il resto del mondo? Nient’affatto. «Alla Svizzera non interessa più questo genere di cooperazione con l’Italia, ma con altri stati confinanti» aggiunge Alfieri. «Con la Francia continua a mantenere ottimi rapporti, visto che mette 60 milioni di euro a fronte degli 80 che vengono dall’altro lato del confine».
DANNEGGIATA LA LOMBARDIA
L’atteggiamento svizzero riguarda tutte le regioni italiane, ma, a patirne le conseguenze, è soprattutto la Lombardia. «Il Piemonte, rileva Alfieri, può attivarsi in progetti con la Francia, così come la Provincia di Bolzano con l’Austria. Ma la Lombardia non ha altri partner e perde completamente i 60 milioni di euro di risorse che si presumevano disponibili sul territorio grazie al nuovo Interreg».
Il problema sarà affrontato a livello non solo regionale, ma anche europeo. A Milano Alfieri chiederà una riunione urgente delle commissioni dell’assemblea regionale. A Bruxelles, invece, gli europarlamentari lombardi del Partito democratico Alessia Mosca e Luigi Morgano hanno già presentato un'interrogazione urgente alla Commissione europea per chiedere come intenda muoversi in questo contesto e fare pressione sulla Svizzera per salvare il programma e tutelare la Regione Lombardia. 

Unione Europea, 8 insegnanti su 10 si ritengono sottovalutati

All'indagine dell’Ocse sono stati interessati anche 15 paesi extracomunitari

Sono abbastanza pochi, soprattutto quelli per alunni con esigenze educative particolari. In gran parte si dichiarano soddisfatti del lavoro (90%), ma ritengono che la loro professione non sia debitamente valorizzata nella società (81%). Si considerano adeguatamente qualificati, ma non sempre possono contare su un sostegno a inizio carriera.
Questo il profilo di oltre un terzo di insegnanti nell’Unione Europea tracciato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).
La seconda indagine internazionale sull'insegnamento e l'apprendimento (Talis) si basa su un questionario inviato a insegnanti e dirigenti scolastici del ciclo secondario inferiore. Hanno risposto oltre 55000 insegnanti di 3.300 scuole di 19 paesi e regioni dell’Unione Europea (BE, BG, ES, CZ, CY, DK, EE, FI, FR, HR, IT, LV, NL, PL, PT, RO, SE, SK, UK) e circa altrettanti di altre 15 nazioni (Stati Uniti, Australia, Brasile, Cile, Serbia, Singapore, Islanda, Israele, Giappone, Malaysia, Corea del Sud, Messico, Norvegia, Abu Dhabi e Alberta in Canada). Il dato complessivo di circa 110.000 risposte rappresenta, secondo le stime, una popolazione di quasi 4 milioni di insegnanti.
Più di un terzo degli insegnanti dell'Unione europea lavora in strutture scolastiche carenti di personale qualificato e quasi la metà dei dirigenti scolastici segnala la mancanza di personale docente per alunni con esigenze educative particolari. Quasi il 90% degli insegnanti dell'UE si dichiara soddisfatto del lavoro che svolge, ma l'81% ritiene che la loro professione non sia debitamente valorizzata nella società. Anche se si considerano adeguatamente qualificati per esercitare la loro professione, non sempre possono contare su un sostegno a inizio carriera.
Gli insegnanti tendono a sentirsi più preparati a svolgere il loro lavoro quando la loro istruzione formale comprende una combinazione di contenuti, di pedagogia e di didattica, con tirocini in classe per le materie che essi insegnano. Circa il 40% dei dirigenti scolastici rileva che nei loro istituti mancano programmi formali di avviamento o di sostegno a inizio carriera. Il 15% degli insegnanti dichiara di non aver partecipato ad attività di sviluppo professionale nell'anno trascorso. Circa il 50% degli insegnanti non assiste a lezioni impartite da altri e circa il 20% non prende mai parte a corsi di apprendimento collaborativo.
Il nuovo programma dell'UE per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport (Erasmus +, 2014-2020) offre borse per scambi di insegnanti, destinate a migliorare lo sviluppo professionale, e sostiene partenariati tra scuole, università e istituti di formazione degli insegnanti al fine di sviluppare approcci innovativi all'insegnamento. Grazie alla rete di scuole eTwinning, gli insegnanti possono scambiare idee con i loro omologhi di tutta Europa. 

Giurisprudenza, nuovo motore di ricerca europeo

Con ECLI reperibili informazioni sulla giurisprudenza pubblicata dai tribunali nazionali e internazionali

Nel Vecchio Continente diventa più accessibile l’accesso alla giustizia. La Commissione Europea ha lanciato sul suo portale un nuovo motore di ricerca della giurisprudenza, che facilita il riferimento corretto e inequivocabile a sentenze in materia di diritto dell'Unione emesse da organi giurisdizionali europei e nazionali.
Dal 2010 il portale guida cittadini, imprese e professionisti del diritto attraverso le procedure giudiziarie a livello sia nazionale sia dell'UE, aiutandoli ad esempio a trovare un avvocato o a capire come adire i tribunali dei diversi Stati membri.
Il motore di ricerca ECLI (identificatore europeo della giurisprudenza) consente di reperire più facilmente informazioni sulla giurisprudenza pubblicata dai tribunali nazionali e internazionali. Grazie ad un facile accesso ai casi precedenti, diventa possibile vedere come sono state trattate situazioni simili in passato e usare queste informazioni nei casi attuali.
RINTRACCIABILI 4 MILIONI DI DECISIONI
Prima dell’introduzione dell’ECLI, trovare giurisprudenza pertinente era difficile e dispendioso in termini di tempo. Da oggi basta una sola ricerca attraverso un'unica interfaccia che utilizza un identificatore unico, per trovare tutte le occorrenze della pronuncia in tutte le banche dati nazionali e transnazionali che vi partecipano.
L'ECLI dà accesso a circa 4 milioni di decisioni giurisprudenziali della Corte di giustizia dell'Unione europea, dell'Ufficio europeo dei brevetti e di 7 Stati membri: Francia, Spagna, Paesi Bassi, Slovenia, Germania, Repubblica ceca e Finlandia. È disponibile in tutte le lingue ufficiali dell'UE tranne l'irlandese e gli utilizzatori potranno effettuare ricerche, tra l'altro, per parole chiave, per Paese, per tribunale e per data della decisione.
Spetta a ciascuno Stato membro decidere se e in che misura utilizzare il sistema dell’ECLI, ad esempio se con o senza applicazione retroattiva ad archivi storici, o il numero delle istanze partecipanti (ad esempio solo a livello di organi di ultima istanza o tutti gli organi giurisdizionali, eccetera). 

Condividi contenuti