Edizione n.24 di mercoledì 17 luglio 2019

Prima pagina

Mediterraneo, nei porti Ue migliora la qualità dell’aria

Funzionano le politiche comunitarie – Le misure sono state effettuate a Civitavecchia, Savona, Palma di Maiorca e Tunisi dagli scienziati del Joint Research Centre a bordo della nave da crociera Costa Pacifica

Le emissioni di diossido di zolfo (SO2) si sono notevolmente ridotte nei porti dell’UE grazie a regolamenti più severi sul contenuto di zolfo nei carburanti utilizzati dalle navi durante l’ormeggio e l’ancoraggio nei porti. Gli scienziati del JRC (Joint Research Centre-Centro Comune di Ricerca), il servizio scientifico interno della Commissione Europea, hanno misurato i parametri chiave della qualità dell’aria nei porti del Mediterraneo prima e dopo l’entrata in vigore, nel gennaio 2010, dei requisiti di basso contenuto di zolfo.
Crollo del diossido di zolfo nell’Ue…
Nei porti europei si è riscontrata una diminuzione media del 66% della concentrazione di diossido di zolfo, sostanza chimica nociva alla salute e all’ambiente. Misurazioni effettuate nei porti al di fuori dell’UE hanno mostrato che la concentrazione di SO2 è rimasta invariata. Le misure dei parametri della qualità dell’aria sono state effettuate utilizzando una stazione automatica di monitoraggio posta sulla nave da crociera Costa Pacifica, che ha seguito una rotta settimanale prestabilita nel Mar Mediterraneo Occidentale durante gli anni 2009 e 2010.
La concentrazione di diossido di zolfo è diminuita notevolmente in tre dei quattro porti europei dove sono state effettuate le misurazioni: Civitavecchia, Savona e Palma di Maiorca. La concentrazione giornaliera media di tutti i porti è scesa mediamente del 66%. Le misurazioni effettuate dal JRC nel porto di Barcellona sono risultate inconcludenti a causa delle significative variazioni giornaliere. Tuttavia, misurazioni indipendenti effettuate da stazioni di monitoraggio nel porto di Barcellona e nelle vicinanze del porto di Palma di Maiorca hanno confermato una forte diminuzione dei livelli di diossido di zolfo nel 2010 rispetto al 2009.
…ma non negli altri porti
Al contrario, nel porto di Tunisi non si è riscontrata una riduzione del diossido di zolfo né di alcuno degli altri agenti inquinanti misurati nei quattro porti (Civitavecchia, Savona, Palma di Maiorca e Tunisi). Ciò dimostra che la diminuzione della concentrazione di diossido di zolfo è la conseguenza diretta dell’applicazione delle normative europee. Inoltre, lo studio conferma che vi è una correlazione tra diossido di zolfo ed elementi chimici tipicamente emessi dalle ciminiere delle navi, dimostrando che le navi rappresentano la fonte principale di diossido di zolfo nei porti.
La logistica per il misuramento automatico a bordo della nave è stata offerta dalla Costa Crociere, mentre le misurazioni sono state effettuate in collaborazione con gli scienziati delle Università di Genova e di Firenze, il laboratorio INFN-LABEC a Firenze e l’Institute of Environmental Assessment and Water Research di Barcellona.
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Carburante navi e direttive europee
Il diossido di zolfo è una delle principali sostanze chimiche responsabili della formazione di piogge acide e dell’inquinamento atmosferico da polveri sottili: queste ultime sono il principale fattore di rischio delle malattie cardiovascolari e respiratorie. La modifica della direttiva 1999/32/EC del 2005 ha stabilito che dal gennaio 2010 tutte le navi ormeggiate o ancorate nei porti europei debbano usare carburanti con un contenuto di zolfo inferiore allo 0,1% in peso. Precedentemente, al di fuori dalle aree dichiarate zone di controllo delle emissioni di zolfo, era consentito un contenuto di zolfo fino al 4,5%.
Le navi normalmente utilizzano olio combustibile pesante che dal 2012 deve avere un contenuto di zolfo non superiore al 3,5% per le navi da trasporto merci (prima del 2012 il limite era di 4,5%). Mediamente, il contenuto di zolfo negli oli combustibili pesanti è di 2,4%. Per fare un confronto, il contenuto di zolfo nei combustibili usati dai mezzi di trasporto terrestri non deve superare lo 0,001%.
In linea con gli obiettivi di protezione ambientale dell’UE e per consolidare gli accordi raggiunti dall’Organizzazione Marittima Internazionale, il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’UE hanno concordato di sottoporre al voto, dopo l’estate, la modifica della direttiva 1999/32/EC, per un’ulteriore riduzione dei contenuti di zolfo nei carburanti usati al di fuori dei porti. Il contenuto massimo di zolfo nei carburanti per le navi scenderà dal 3,5% allo 0,5% entro il 2020, mentre nelle aree dichiarate zone di controllo delle emissioni di zolfo (il Mar Baltico, il Mare del Nord e il Canale della Manica), dove il limite attuale è dell’1,5%, scenderà allo 0,1% entro il 2015.
I risultati dello studio intitolato ‘L’impatto della direttiva Europea sulle emissioni navali sulla qualità dell’aria nei porti del Mediterraneo’ sono stati pubblicati nella rivista scientifica Atmospheric Environment, C. Schembari, F. Cavalli, E. Cuccia, J. Hjorth, G. Calzolai., N. Pérez, J. Pey, P. Prati, F. Raes: Impact of a European directive on ship emissions on air quality in Mediterranean harbours, Atmospheric Environment (2012), doi: 10.1016/j.atmosenv.2012.06.047 

Intervento -112, Numero unico di emergenza europeo, in Lombardia la sperimentazione

Impiegati lavoratori in mobilità e Cigs per cessazione attività - Accordo tra Regione e Cgil Cisl Uil

Nei giorni scorsi la nostra organizzazione, insieme a Cisl e Uil, ha firmato un Accordo sindacale con la Regione Lombardia - assessorato al lavoro - per l’utilizzo di lavoratori e lavoratrici in mobilità o in cassa integrazione straordinaria (Cigs) per cessazione di attività ai sensi della Legge n.22371991 che, su base volontaria, si dichiareranno disponibili a lavorare in qualità di operatori telefonici all’interno dei Call Center Laici (Ccl) che verranno istituiti a Varese, Milano e Brescia per la sperimentazione del Numero unico di Emergenza Europeo 112 (NUE 112).
Il NUE 112 è un servizio a favore del cittadino che il nostro Paese deve istituire sulla base delle disposizioni europee. Attraverso questo servizio i cittadini avranno a disposizione un solo numero per le emergenze di ogni tipo: sanitarie, ordine pubblico, incendio ecc e sarà cura del servizio pubblico smistare le telefonate all’autorità preposta all’intervento: Pronto soccorso, Ospedali, Polizia, Carabinieri, Vigili del fuoco. E ' stato deciso, a livello nazionale, che la Lombardia sarà la prima regione a sperimentare il NUE112, che poi verrà esteso, a fine sperimentazione, a tutto il territorio nazionale. La sperimentazione inizierà, nei tre territori sopraindicati, entro il 31 dicembre 2012 e si concluderà il 31dicembre 2013.
I lavoratori e le lavoratrici in mobilità e in Cigs verranno selezionati nelle prossime settimane da parte dei Centri per l'Impiego, basandosi sugli elenchi Inps delle province di Varese, Milano e Brescia; una volta superata la selezione le persone dovranno seguire un percorso formativo della durata di un mese e verrà loro corrisposta, oltre all'indennità percepita da Inps, un importo integrativo stante l'impegno settimanale previsto in eccedenza a 20 ore e l'indennità per il lavoro su turni in riferimento al Ccnl Pubblici dipendenti - comparto Sanità.
I lavoratori e le lavoratrici selezionati che supereranno l'esame di idoneità alla fine del percorso formativo potranno prestare attività lavorativa per 6 mesi, rinnovabili per altri 6, e saranno denominati Lavoratori Socialmente Utili (Lsu). La Regione e le Organizzazioni sindacali monitoreranno trimestralmente l'attuazione della sperimentazione e al 30 novembre 2013 è prevista una fase di verifica rispetto all'andamento complessivo del progetto, alla sua estensione su tutto il territorio lombardo e alle prospettive occupazionali per i lavoratori interessati. Nel primo periodo saranno selezionati circa 60 lavoratori/lavoratrici, ma il fabbisogno per la fase sperimentale è stimato in 230 unità.
Riteniamo che l'accordo apra prospettive positive per coloro che sono disoccupati o che perderanno a breve il lavoro, nel rispetto dei contratti nazionali e dei diritti individuali. L'accordo risulta tanto più positivo visto il periodo di grave crisi economica e occupazionale che stiamo vivendo, che ci deve spingere a ricercare ogni possibile soluzione per la ricollocazione delle persone.
Fulvia Colombini
della Segreteria Cgil Lombardia

Stalking, compagni e condomini i più accaniti

A Varese avviato il servizio di assistenza

Anche nell'apparentemente placida Terra dei Laghi si squarcia sempre di più il velo sullo stalking, la violenza psicologica e non solo che si abbatte su una persona (solitamente una donna) e la sua cerchia di familiari e amici a colpi di comportamenti molesti e insistiti, persecuzioni, appostamenti, pedinamenti, intrusioni, minacce... Per arginare il fenomeno, a Varese la Provincia ha lo scorso marzo avviato il servizio Antistalking, riprendendo azioni già svolte dal 2010 insieme con Comune di Varese e Associazione Psicologia e Legalità onlus.
In piena discrezione e totale anonimato professionisti volontari, psicologi, avvocati e medici offrono gratuita consulenza in locali riservati della Provincia. L’équipe, che è coordinata dalla psicologa specialista Maria Rosaria Infante e aggiornata dalla pedagogista e formatrice Marina Consolaro, ha in cinque mesi assistito 16 donne e 7 uomini tra vittime dirette (18) e secondarie (5). È emerso che nel meccanismo persecutorio sono stati coinvolti anche loro familiari (6 anziani, 2 ragazze sotto ventidue anni e 3 bambini). Le violenze denunciate sono maturate prevalentemente in un ambiente sentimentale/affettivo (un uomo e otto donne) e condominiale (quattro uomini e una donna).
Lo sportello è accessibile solo telefonicamente tramite il numero 334.1433233. La vittima viene dapprima sostenuta e informata sulla possibilità di un piano di sicurezza e quindi invitata a fissare un appuntamento di consulenza integrata legale-psicologica. I tempi sono rapidi: la data cade nella stessa settimana e, perlopiù, entro tre giorni; in casi di grave urgenza, anche il giorno o entro quello successivo alla chiamata. L’aiuto spazia dall’accoglienza alla consulenza psicologica, dall’assistenza legale a quella medica e sociale fino al supporto riabilitativo.
Tutte le vittime di stalking, che – va ricordato – sono sempre l’intera famiglia e non soltanto il singolo componente, subiscono minacce di violenza (100 per cento). In più sono assalite da ulteriori comportamenti persecutori di sei diverse tipologie.
Il persecutore, quasi sempre (90 per cento dei casi accolti allo sportello varesino), ricorre anche a telefonate sgradevoli, coinvolgimento di terzi, pettegolezzi e bugie, appostamenti al lavoro e/a casa, pedinamenti per strada, accuse false. Inoltre non si trattiene da violenze né dal raccogliere informazioni con l’inganno (70 per cento). Molto frequenti sono i danneggiamenti della proprietà (60 per cento), gli imbrattamenti dell’abitazione e l’invio di posta sgradita (50 per cento), lo stalking telematico e le visite sgradite (40 per cento). Una sesta specie di persecuzione è l’ordinare beni per conto delle vittime (finora a Varese nessun caso).
Ibis

Trasporto ferroviario e le ricette della crisi

Diffuse rivolte contro i tagli e il caso Lombardia – La linea Luino e la presa di posizione della Provincia di Varese

C'è chi in Italia, terrorizzato dalla crisi economica, vuol dare una mano alla "revisione della spesa pubblica" sforbiciando su linee ferroviarie ritenute improduttive e tagliando treni ai pendolari.
Tagli…
Il traffico delle merci? Meglio affidarlo al trasporto su gomma che utilizza le strade con costi che gravano sulla fiscalità generale. Non importa se i tir, gravati dal continuo aumento del prezzo del carburante, incidono sull'aumento dei costi e inquinano mille volte più dei treni. Meno treni passeggeri? Utilizziamo i bus. E' quanto sta avvenendo da nord a sud con regioni o amministratori locali che si apprestano a subire soppressioni e smantellamento di linee ferroviarie. Mancano le risorse? E allora salviamo bilanci e Paese facendo viaggiare uomini e merci su strada.
…e rivolte
Un consigliere provinciale di Viterbo ha profetizzato: «Senza ferrovia non c'è futuro». Per il 26 luglio il ministero dei trasporti ha convocato mezza Italia per ascoltare le ragioni di Trenitalia e di Valle d'Aosta, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Sardegna, Veneto, Province autonome di Trento e Bolzano. Le Fs sono preoccupate per la mancanza di risorse, le province e le regioni non vogliono saperne di appiedare i pendolari. Le associazioni del Piemonte, penalizzato dal taglio di centinaia di chilometri di rotaia e trasporti regionali, hanno addirittura chiesto soccorso ai treni di Trenord della vicina Lombardia, dove il trasporto pubblico locale marca meglio. In provincia di Napoli un sindaco ha deciso di tagliare dalle pagine della storia e dal territorio della sua città un tratto della prima linea ferroviaria italiana (1839) con annessa stazione.
Eccezione Lombardia
In Lombardia, per fortuna, si marcia in controtendenza, affrontando l'emergenza finanziaria con lucidità e si guarda con interesse perfino ad aumentare del 10% la mobilità ciclistica con un "Piano regionale". La Regione si muove varando leggi sulla "Disciplina del settore dei trasporti" (L.R. n.6 del 4/4/2012) e si adopera per non abbandonare il trasporto pubblico, rivitalizzare le infrastrutture ferroviarie, privilegiando i treni e dare vita ad alleanze a tutto campo per non trovarsi impreparati al dopocrisi.
Nei primi di luglio in un "Tavolo regionale per la mobilità delle merci" ha preso il via un "Protocollo d’intesa" con Rfi, Fnm, imprese ferroviarie e gestori degli impianti di logistica per: sviluppo ed integrazione della rete ferroviaria; aumento della capacità d’interscambio modale strada-ferrovia; miglioramento del trasporto merci ferroviario lombardo. Tutti insieme mirando con realismo al quadro di programmazione "possibile" ed al rimedio delle "criticità segnalate". Appuntamento ad ottobre per sottoscrivere un accordo al fine di eliminare i «colli di bottiglia - così definiti dall'assessore Raffaele Cattaneo, patron del tavolo di lavoro - che riducono notevolmente il traffico merci su ferro».
Tassello Luino
Lasciare che dei 401 milioni di tonnellate di merci il 93% in Lombardia viaggi su gomma e solo il 7% su ferro non è incoraggiante. Mano, quindi, ad uno sviluppo strategico della rete che gioverà anche al servizio passeggeri. Allungamenti di binari, soppressioni di passaggi a livello, aumento del profilo delle gallerie e nuovi terminal.
Luino costituisce un tassello di quanto bolle nella pentola regionale delle infrastrutture. Nella giusta direzione si muove anche la Provincia di Varese. Il consiglio provinciale del 19 luglio ha approvato all'unanimità una mozione presentata dal luinese Paolo Enrico, sostenuto dal collega Pierangelo Rossi, a sostegno del rilancio della nostra linea ferroviaria. Temi trattati: sicurezza dei trasporti, impatto ambientale, disturbo acustico, passaggio a livello cittadino, compatibilità del traffico merci e passeggeri. Un programma nel quale dovrà essere coinvolto il comune di Luino che dal 2010 è impegnato per affidare le sue istanze a Fs, Canton Ticino, aziende ferroviarie e regione.
L'esito positivo dei treni Tilo da Bellinzona a Malpensa (Il Corriere del Verbano del 18 luglio) incoraggia a non tirare i remi in barca.
Giovanni Mele ninomele35@gmail.com 

Treni Tilo, da Bellinzona a Malpensa e nel cuore di Milano

La società ferroviaria ticinese, fondata nel dicembre 2004, conquista viaggiatori anche sulla tratta di Luino

Non solo si conferma ma cresce a vista d'occhio il successo dei treni della S-Bahn Tilo, la società ferroviaria ticinese sorta nel dicembre 2004. Tra l'anno di avvio (2005) e il 2011 l’incremento dei viaggiatori ha superato quota 68 percento.
L'anno scorso i comodi, e puntuali, convogli hanno trasportato 7,7 milioni di clienti ticinesi, quattrocentomila in più del 2010 (5,5 per cento). E da fine 2011 il treno ha sfondato la frontiera meridionale con il primo collegamento diretto dal Ticino all’aeroporto internazionale di Milano Malpensa.
Utenza in crescita
Secondo fonti della società, in media nel 2011 ogni giorno, dal lunedì al venerdì, oltre 24 mila viaggiatori hanno utilizzato un treno Tilo per i loro spostamenti, mentre nei fine settimana sono stati oltre 13 mila quelli che hanno scelto di muoversi con il servizio regionale.
L’occupazione dei treni non è tuttavia costante nell’arco della giornata. Come nel resto della Svizzera, anche in Ticino l’occupazione è concentrata nelle ore di punta, soprattutto al mattino. Per permettere alla clientela di scegliere meglio con quale treno preferiscono viaggiare, da alcune settimane nell’orario delle Ferrovie Federali Svizzere online è stato introdotto anche per il traffico regionale Tilo il servizio di informazione sul grado di occupazione del treno. Grazie al collaudato sistema degli “omini”, riportati a fianco del treno suggerito per il proprio viaggio, è possibile capire se il treno scelto sarà vuoto o affollato: un omino indica una bassa occupazione, due omini un’occupazione media e tre omini un’alta occupazione.
Collegamenti con Malpensa e Milano Centrale
Da fine 2011 l’offerta Tilo è stata ulteriormente ampliata e dal Ticino è possibile raggiungere l’aeroporto di Malpensa in treno, via Luino. Giornalmente sono 14 i collegamenti della S30 tra Bellinzona e l’aeroporto lombardo.
Tilo collega inoltre direttamente il Ticino al capoluogo lombardo dal 2010 con la linea S10; dal lunedì al sabato tre treni Flirt al mattino partono dal Ticino e raggiungono la stazione di Milano Centrale e rientrano in Ticino nel tardo pomeriggio/sera. Da Bellinzona, in meno di due ore di viaggio, è possibile raggiungere il centro di Milano in tutta comodità, senza problemi di traffico e parcheggio.
I treni Tilo, oltre ad essere comodi e confortevoli, sono anche puntuali. Nel 2011, il 95 percento dei treni del traffico regionale in Ticino sono arrivati in puntuali (con un ritardo massimo inferiore ai tre minuti), garantendo le coincidenze secondo l’orario ufficiale. 

Autismo, sperimentazione regionale terminata

Boscagli: «La palla ora tocca ai Piani di zona»

La sperimentazione del progetto ORMA per il trattamento della sindrome autistica, avviata nel 2008 nella provincia di Cremona, non verrà prorogata, nè estesa territorialmente. Così il 22 maggio l’assessore Giulio Boscagli ha risposto in Consiglio regionale al consigliere Mario Barboni (PD) che chiedeva il rifinanziamento e la stabilizzazione del servizio.
La sperimentazione ha avuto successo - Boscagli non ha esitato ad ammetterlo - ma la sostenibilità del progetto e i fondi relativi sono adesso materia di competenza dei Distretti e dei piani di zona.
Del tutto insoddisfatto, Barboni ha espresso perplessità circa le sperimentazioni avviate dalla Giunta che rischiano di venire poi interrotte a causa della scarsità di fondi a disposizione degli Ambiti territoriali. «Spetta alla Giunta decidere gli interventi e trovare le risorse - ha dichiarato l’esponente PD - altrimenti si rischia di lasciare sempre sole le famiglie dei disabili, illudendole con interventi magari efficaci ma temporanei». 

Vetrata artistica di Alessandro Grassi e Gian Calloni in dono al papa

Anche un po' di Maccagno per la visita del pontefice nel Milanese

Ci sarà anche un poco di Maccagno tra i regali che papa Benedetto XVI riceverà a Milano il 2 e 3 giugno, in occasione dell'Incontro mondiale delle famiglie. Al pontefice verrà donata una vetrata artistica firmata dal maestro vetraio Alessandro Grassi e dal pittore Gian Calloni. L'opera raffigura S. Ambrogio e la sua Basilica. Il titolo, “Omnia nobis est Christus” (Cristo è tutto per noi), deriva da una frase di Sant’Ambrogio.
Nato a Maccagno nel 1937, Alessandro è nipote d’arte. Proprio dal nonno, oltre che il nome di battesimo, derivò la passione per l’arte del vetro, poi continuata da suo padre Florindo, detto Lindo. Accompagnando il padre, noto per aver dipinto quasi tutte le chiese del paese, Alessandro capì fin da giovanissimo che quel talento di famiglia sarebbe continuato con lui.
Oggi, le vetrate artistiche di Alessandro Grassi sono note ovunque. Le sue opere spaziano nei quattro continenti. Fra le maggiori realizzazioni spiccano le vetrate del Duomo di Milano, del Duomo di Como, di otto cattedrali a Singapore, del Seminario arcivescovile a Cuba, di dodici chiese in Giappone, della Cattedrale di Abidjan in Costa d’Avorio. Grassi è stato anche insignito dell’attestato di benemerenza civica del Comune di Milano. Maccagno continua a essere luogo di riposo e vacanze, dove dimenticare di essere artista di fama mondiale per trasformarsi in uno dei tanti figli di questa terra che ha trovato fortuna lontano da qui.
Gian Calloni, pittore e incisore, opera da tempo nell’arte sacra. E’ autore del ciclo completo di vetrate nella Chiesa di San Leonardo da Porto Maurizio in Milano e di Santo Stefano in Novate di Merate, di bronzi e gruppi scultorei a Buscate, Castano Primo. Della sua creatività hanno beneficiato l'Eremo San Carlo sopra Arona e l'Oratorio San Martino di Bovisio Masciago, pale d’altare in Italia, Messico, Eritrea e anche illustrazioni a corredo di agiografie, copertine di riviste e libri di testo. Di lui Gabriel Mandel ha scritto : «Essenzialità e fermezza: le due parole che affiorano per prime dalla miriade di sensazioni che provocano le opere di questo pittore e incisore. Teso di continuo alla ricerca di una espressività non formale, Calloni ha fatto proprie le angosce del divenire, individuandovi i valori formativi per una coscienza dilatata oltre i confini usuali».

Ispra, sistema preallarme per tsunami nel Mediterraneo

Alla sua realizzazione lavoreranno per quattro anni il Centro Comune di Ricerca e il Dipartimento Protezione Civile

Incrementare la sicurezza e la sensibilizzazione delle popolazioni rispetto al fenomeno dello tsunami e alle sue conseguenze. Questo l'obiettivo di un sistema di pre-allertamento in caso di tsunami nel Mediterraneo che Italia e Commissione Europea realizzeranno a Ispra.
Il 16 maggio il capo del Dipartimento della Protezione Civile (DPC), Franco Gabrielli, e il direttore dell’Istituto per la Protezione e Sicurezza dei Cittadini del Joint Research Centre, Stephan Lechner, hanno firmato un accordo di collaborazione della durata di quattro anni. Le parti si scambieranno non solo dati e conoscenze già disponibili ma anche quelli che deriveranno dai progressi di studio.
Condivisione dati
Il JRC metterà a disposizione i propri strumenti informatici per l’allerta e il monitoraggio in tempo reale degli tsunami. Vi sono inclusi il database globale, che nella zona del Mediterraneo contiene circa 8.000 scenari risultanti da calcoli in aree storicamente soggette a tale fenomeno, e il software di analisi degli tsunami per il calcolo del tempo di propagazione e dell’altezza dell’onda. Tali sistemi sperimentali possono fornire supporto agli operatori nel momento in cui si debbano prendere decisioni su un’eventuale evacuazione di alcune aree del Paese. Inoltre il JRC fornirà un dispositivo di allerta tsunami (Tsunami Alerting Device) che sarà collocato in prova dal Dipartimento della Protezione civile in una zona costiera potenzialmente esposta a tale fenomeno, in modo da verificarne il funzionamento e le sue potenzialità.
Dal canto suo, il DPC contribuirà alla definizione di ulteriori scenari potenziali e alla messa a disposizione di dati sismici e di livello del mare in tempo reale.
Scambio esperti e tecnologie
Per un migliore risultato sarà necessario rafforzare il coordinamento e la collaborazione tra il Dipartimento della Protezione civile e la Commissione Europea, promuovendo anche lo scambio reciproco di esperti, informazioni, tecnologie e assicurando la formazione degli analisti e degli operatori che saranno chiamati a lavorare su uno scenario condiviso. Il DPC si raccorderà con la comunità scientifica italiana, in particolare con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), oltre che con le altre componenti e strutture operative del Servizio Nazionale di Protezione civile. 

Moriva 64 anni fa Don Piero Folli, prete di frontiera nell’ultimo conflitto mondiale

Favorì l’esodo di ebrei e perseguitati politici in Svizzera e fu imprigionato a San Vittore
Don Folli

«Ho il dolore di comunicare a V. E. Rev.ma che ieri sera è stato colpito da congestione cerebrale il m. rev. sig. Parroco di Voldomino, D. Piero Folli. E’ rimasto paralizzato alla parte sinistra, parla a stento confusamente, mantiene discreta la conoscenza. Gli furono praticati due salassi, ma con poco esito. E’ difficile che possa riprendersi». Con questa lettera, datata 28 febbraio 1948, il prevosto di Luino, don Enrico Longoni, preannunciava al card. Schuster la fine imminente del sacerdote che, infatti, spirava pochi giorni dopo, l’8 marzo.
Negli anni intercorsi tra la sua liberazione dal carcere dove era stato imprigionato per aver favorito l’esodo degli Ebrei e dei perseguitati politici in Svizzera, don Folli fu sollecitato a fornire utili informazioni su quel tormentato periodo della nostra storia recente. In un documento, stilato di sua mano, custodito presso l’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (Fondo Giuseppe Bacciagaluppi), don Piero redasse un elenco dei nominativi di coloro che avevano operato per il C.L.N., premettendo comunque di non essere in grado di stendere una relazione esaustiva a causa della sua assenza da Voldomino dopo il 1943.
La collaborazione di uomini coraggiosi e intrepidi a Voldomino…
Vengono comunque citati i nomi di Zeffirino Mongodi, residente a Mesenzana, e di Alberto Badi fu Francesco, abitante a Voldomino. Uomini coraggiosi ed intrepidi che erano stati al suo fianco «per il passaggio di 200 inglesi» e forse «anche qualcuno in più». Avevano ricevuto, per suo tramite, per conto del C.L.N., £ 100 per ogni inglese accompagnato. Don Folli sottolineava però l’aiuto disinteressato di Mario Baggiolini, allora residente in Isvizzera, che aveva alloggiato e mantenuto i prigionieri sempre gratuitamente, salvo qualche sovvenzione saltuaria per i viveri. Tullio Berzi e il fratello Domenico inoltre lo avevano coadiuvato «nel passaggio di 13 prigionieri a £ 100 e di altri 9 gratuitamente».
Anche dopo il suo arresto e il trasferimento nel carcere di S. Vittore, Zeffirino Mongodi e Alberto Badi avevano continuato la loro attività. Quest’ultimo, per conto suo, ne aveva fatti passare gratis altri 53. Fortunatamente, dopo la razzia nella casa Baggiolini–Garibaldi, non erano stati trovati i biglietti attestanti l’avvenuto espatrio. «Credo di non errare – conclude don Folli – che fra Mongodi e Badi ne abbiano fatti passare in totale più di trecento».
…e a Novara
Facendo riferimento ad una sua registrazione personale, don Piero afferma di aver speso per espatri £ 22.000, delle quali £ 20.000 gli erano state versate dal dottor Calini direttore della Banca di Luino. Si dichiarava in ogni caso consapevole di non essere stato l’unico a spendersi per questa nobile causa: «So che altri hanno prestato la loro opera attraverso gli amici di Novara che portavano a Voldomino i prigionieri, ma non posso dare di ciò sicura relazione. Gli amici di Novara sapranno essi dare notizia». Un’organizzazione capillare dunque che aveva però come fulcro propulsore Voldomino ed il suo coraggioso parroco.
Don Folli, prete di frontiera in ogni senso, non si sottrasse mai all’imperativo evangelico di aiutare coloro che si trovassero nel bisogno e di salvare preziose vite umane, indipendentemente dal loro credo politico o religioso.
Emilio Rossi  

Garibaldini delle valli luinesi

E l’Eroe dei Due Mondi venne a Luino per salutare un vecchio compagno d’arme - Nella galleria delle Camicie Rosse figurano Giuseppe Pugni e Attilio Eusebio di Luino, Daniele Giovanelli e il cavalier Pecchio di Porto Valtravaglia, Guglielmo Clerici di Maccagno Superiore

Prima che si concludano le celebrazioni per il 150° dell’unità d’Italia, penso sia doveroso rendere omaggio alla memoria di quanti furono artefici di questa controversa avventura, per la quale comunque combatterono valorosamente, credendo negli ideali di patria che avevano destato in loro slanci di inopinata generosità. Anche questa nostra terra di frontiera, come la definiva Vittorio Sereni, seppe partecipare, e non da gregaria, alle imprese di quell’epica stagione.
Nel maggio 1884 era deceduto Daniele Giovanelli di Porto Valtravaglia, classe 1835 che, come scriveva Il Corriere del Verbano «alla sua patria, all’Italia, consacrò il cuore ed il braccio nel 1859 seguendo le schiere che, duce Garibaldi, si prefissero ed eroicamente conseguirono l’indipendenza della patria, cacciandone gli usurpatori stranieri ed i tiranni». Nel dicembre 1888, a soli 46 anni, era scomparso Attilio Eusebio di Luino. Nel 1859, a soli 19 anni, si era arruolato nelle file garibaldine e dal 1861 aveva prestato servizio per ben cinque anni nell’esercito regio. Unica nota dissonante in tanta mestizia, il rifiuto del parroco di far entrare in chiesa la bandiera italiana. «Se la va di questo passo», commentava polemicamente il cronista, «un giorno proibiranno a tutti gli italiani di entrare in chiesa».
Non possiamo peraltro dimenticare un singolare personaggio, morto a Cadero nel 1901. Si chiamava Giuseppe Pugni, ma era soprannominato Brascin, per aver perso un braccio dopo esser stato colpito da una palla di cannone. Aveva, infatti, combattuto nell’America del Sud nella leggendaria e prode legione italiana capitanata da Garibaldi. Per questo motivo, come testimonia il fondatore e direttore del Corriere del Verbano, Francesco Branca, che fu presente all’incontro, quando l’eroe nel 1862, venne a Luino, volle vedere il Pugni per significargli ancora una volta la sua amicizia e la sua incondizionata ammirazione.
Un altro garibaldino, il cavalier Pecchio di Porto Valtravaglia, si era spento nel febbraio del 1906. Era cugino del deputato locale, on. Lucchini.
Nel 1907, all’età di 63 anni, era morto inoltre Guglielmo Clerici di Maccagno Superiore. Provetto orefice, era entrato nel rinomato stabilimento Calderoni di Milano e successivamente aveva aperto un suo studio, assicurandosi una rispettabile posizione. Nel 1866, «abbandonato il bullino», si era arruolato tra le file garibaldine, nel 4° Battaglione Volontari, combattendo valorosamente a Bezzecca.
Eroi di secondo piano, ma non per questo meno importanti. La storia non è fatta solo di teste coronate, ma da donne e uomini senza nome spesso spazzati via da una folata di fosca caligine e avvolti in una coltre di un impenetrabile silenzio.
Ognuno di loro tuttavia, a diverso titolo, ha dato il proprio prezioso contributo. Figure evanescenti quelle ricordate che sarebbero state inghiottite per sempre dall’oblio se qualcuno non avesse deciso di farne memoria.
Emilio Rossi

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