Edizione n. 44 di mercoledì 12 dicembre 2018

Trans Insubria Bionet (Tib)

Palude Brabbia, un gioiello naturale alle porte di Varese

Tra i monti e i laghi del Varesotto spicca una delle zone più preziose, a livello europeo, per biodiversità. É l’oasi della Palude Brabbia, situata nella porzione meridionale del lago di Varese tra Casale Litta, Cazzago Brabbia, Inarzo, Ternate e Varano Borghi. Dal 1983 è riconosciuta "riserva naturale" dalla Regione Lombardia e affidata alla Provincia di Varese, che, da vent'anni, la gestisce in convenzione con la Lipu.
Ogni anno sono oltre 10.000 le persone che, tra visite libere e iniziative organizzate, fanno un tuffo in un ambiente straordinario custodito da una ventina di volontari sotto la direzione della responsabile Barbara Ravasio.
Il successo quasi da record di vent'anni di impegno è stato celebrato il 19 febbraio a Villa Recalcati in occasione della presentazione del progetto Trans Insubria Bionet (Tib). Oltre Barbara Ravasio e l'assessore provinciale Luca Marsico, sono intervenuti i responsabili nazionali di Oasi Lipu, Ugo Faralli, e di volontari Lipu e progetto Tib, Massimo Soldarini.

VOLONTARIATO E SPECIE CENSITE
Nel 2012 l'oasi Brabbia ha visto 3415 tra scolari e visitatori partecipare a percorsi guidati, laboratori didattici per famiglie, corsi e giornate di educazione e sensibilizzazione ambientale. A suscitare l'interesse è certamente un ambiente unico ma anche la manutenzione sistematica di strutture e sentieri.
Annualmente il personale ridipinge i capanni di osservazione, sostituisce le assi delle passerelle, rimette a nuovo le schermature, taglia l'erba d'estate e rimuove piante morte o spezzate dal vento in inverno. In suo aiuto arrivano per oltre 1500 ore l'anno i volontari, che collaborano anche alla gestione - altrimenti impossibile - degli eventi e, soprattutto, al censimento ornitologico.
Il lavoro dei volontari ha - sempre nel 2012 - consentito di censire su transetto e in punti di ascolto 144 specie di uccelli meno comuni. Il campionario spazia dai rapaci (albanella minore, nibbio reale, smeriglio) agli anatidi (moretta, fistione turco, moriglione) e dai limicoli (cavaliere d’italia e pantana) ai passeriformi (luì verde e luì bianco, forapaglie comune e forapaglie macchiettato, bigiarella e sterpazzola). Alla vista degli osservatori non sono sfuggiti alcuni gruccioni, upupe e un gruppo di otto cicogne. La loro maggiore sorpresa rimane forse l'avvistamento, soprattutto in inverno, di continuamente numerosi picchi neri, una specie assente fino a pochi anni fa.

SOSTA IDEALE PER LE MIGRAZIONI
La palude rappresenta ancora un punto ideale di sosta durante la migrazione primaverile. Tra marzo e aprile si stagliano nell'aria le sagome di germano reale, alzavole, canapiglie, mestoloni, moretta tabaccata e pure di rapaci caratteristici della zona, come nibbio bruno, falco pescatore, falco di palude, albanella reale.
Nutrita anche la popolazione dei cormorani, quasi un migliaio secondo un censimento condotto in collaborazione con l’Università dell’Insubria. Animata pure la garzaia - il luogo di nidificazione di aironi e uccelli della loro famiglia - con le sue 100 coppie tra aironi cenerini e nitticore.

DECRESCONO LE RONDINI
Nella rassegna delle meraviglie alate non mancano, purtroppo in misura decrescente, l'airone rosso e il tarabusino. Le loro nidificazioni, nel migliore dei casi, si sono, per l'airone, spostate sul lago di Varese e, per il tarabusino, presente con 15/20 coppie fino agli anni ’90, sono quest’anno addirittura scomparse.
Un altro dato che fa riflettere viene dalla stazione ornitologica, introdotta per la prima volta nel 2012. Dal 21 agosto al 20 ottobre, su 1767 catture di 54 specie diverse, è emersa la scarsissima presenza di rondini. Questi meravigliosi messaggeri della primavera erano un tempo una specie molto comune con grossi dormitori nei canneti della palude in fase postriproduttiva e oggi invece sono quasi assenti. Per fortuna molti altri passeriformi sono stati catturati con contingenti simili a quelli degli scorsi anni e questo elemento conferma l’importanza della palude come sito di sosta durante le migrazioni. 

Sotto al titolo, Garzaia, foto di Armando Bottelli; in basso, Hottonia e Palude, foto di Armando Bottelli; Ninfee e Visione aerea, foto Archivio LIPU.

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