Edizione n.32 di mercoledì 16 agosto 2017

Valli, monti e laghi

Cittiglio, accesso sicuro alla prima cascata

Prossimi altri interventi sul sentiero verso la seconda e la terza
Il ponte sul fiume

Recentemente è stata ultimata dalla comunità montana Valli del Verbano la sistemazione del tratto che parte dall’area feste. I lavori sono stati molteplici (messa in sicurezza del percorso, recupero dei ponticelli, allargamento del sentiero, sostituzione delle staccionate in legno, posa di cavi metallici a bordo tracciato nei punti critici e pulizia dell’area), ma si tratta sempre di un sentiero di montagna con un fondo irregolare e sterrato. Prudenza pertanto e… scarpe sportive e legate al piede aiutano a godere la passeggiata all’aria aperta.
A questo primo intervento seguirà l’opera di difesa del suolo per prevenire eventuali smottamenti e migliorare l’accessibilità del sentiero che porta alla seconda e poi alla terza cascata. I lavori rientrano in un corposo progetto che dedica 126 mila euro agli interventi sul versante franoso del Monte Nudo, in territorio di Cittiglio, e ad altre due opere, a Duno e Castello Cabiaglio, finalizzate a ridurre il rischio di smottamenti del suolo, caduta di massi e alberi e frane. «Le frane, purtroppo protagoniste di episodi di cronaca, sono la dimostrazione che la montagna necessità di costante attenzione e manutenzione per prevenire i pericoli di dissesti del suolo in coincidenza di piogge» ha commentato il presidente dell’ente montano Marco Magrini. (Altra immagine della località in Prima pagina).

Curiglia con Monteviasco, Maroni: «Rilancio attraverso accordo di valle»

È l’ipotesi avanzata dal governatore della Lombardia durante la visita al piccolo comune dell’alto Varesotto
Maroni a Curiglia2
Maroni a Curiglia1

Completare i lavori della struttura ricettiva accanto alla funivia, interrotti per mancanza di fondi. Ristrutturare un immobile comunale e destinarlo a trattoria e luogo di ritrovo e socializzazione. Sistemare la piazzetta nella parte più alta del borgo e realizzarvi un'area attrezzata.
Questi i problemi di Curiglia con Monteviasco (Varese), illustrati venerdì 14 ottobre dal sindaco Ambrogio Rossi e dal vicesindaco Giuliano Pitturito al presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, accompagnato dalla consigliera regionale Paola Macchi. Presenti alla visita anche il vicesindaco di Luino Alessandro Casali e il presidente della Comunità montana Valli del Verbano Giorgio Piccolo.
PAESE A RISCHIO ISOLAMENTO - Curiglia con Monteviasco è un piccolo comune dell’alto Varesotto di 189 abitanti, al confine con il Canton Ticino. Nel 1989 è stata inaugurata la funivia che collega quelli che erano un tempo due comuni, Curiglia e Monteviasco. Accanto alla funivia, solo una lunga scalinata di 1.400 gradini consente di raggiungere la cima di Monteviasco, dove oggi vivono stabilmente 12 persone e, nei periodi festivi e d'estate, affluiscono famiglie nelle case di proprietà.
Abbandonata dai suoi pochi abitanti per la scarsità dei servizi e isolata per l'assenza di collegamenti pubblici, Curiglia con Monteviasco rischia di rimanere un paese fantasma. Di qui il progetto di riqualificazione e rilancio, per il quale l'amministrazione comunale chiede di poter accedere a finanziamenti regionali.
UN ACCORDO PER LA VALLE
Secondo Maroni, «lo strumento utile per risolvere i problemi del comune di Curiglia potrebbe essere quello dell'Accordo di programma. Verificheremo se vi siano altri comuni qui intorno con le stesse necessità. In quel caso si potrebbe pensare a un progetto più ampio, coinvolgendo altre Istituzioni, in un intervento che riguardi nel complesso la valle, con capofila il Comune di Luino».
Al termine della visita, Maroni ha aggiunto che «l'Accordo di programma per Curiglia e i comuni della Val Dumentina potrebbe essere esteso anche alla Val Veddasca. E potrebbe diventare un modello anche pr le altre valli più ‘piccole' della Lombardia, uno strumento per il recupero e il rilancio dei tanti luoghi splendidi ma meno conosciuti, che necessitano di interventi per attirare turismo e promuovere le loro bellezze». 

Ferrera di Varese, nuovo tratto di pista ciclabile

A Ferrera di Varese sabato 22 settembre è stato inaugurato il tratto di pista ciclabile che arriva fino a Cassano-Rancio, in Valcuvia, dove fa capo la pista proveniente da Luino-Germignaga. L’opera è stata realizzata in due lotti dalla comunità montana Valli del Verbano con finanziamento interamente regionale (poco più di 800 mila euro).
Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco Gabriele Morello, l’assessore regionale Raffaele Cattaneo, il presidente della Provincia di Varese Dario Galli, i presidenti delle Valli del Verbano, Marco Magrini, e del Piambello, Maria Sole De Medio.
In prossimità della vecchia filanda, un tempo proprietà di Calcaterra, il tracciato di fondovalle si divide. Una diramazione sale con ampi tornanti da dove ammirare scorci panoramici sulla Valcuvia, Valtravaglia e sui monti che vi si affacciano: Pian Nave e San Martino. La pista incrocia e ripercorre per un tratto il sedime della tramvia, che un tempo congiungeva Luino a Varese passando da Grantola. Il tracciato passa quasi sopra le famose cascate di Ferrera, attraversa con un ponticello il torrente e incontra alcune aree verdi tra le insenature del corso d’acqua.
Al momento la pista arriva nel centro storico di Ferrera, vicino alla piazzetta dell’asilo e il sagrato della chiesa. A breve sarà terminato il tratto per congiungere la nuova pista con quella che attraversa la Valganna e la Valmarchirolo fino a Ponte Tresa, permettendo di arrivare in Canton Ticino su un percorso sicuro, protetto e nel verde.

Gambero rosso gigante, buono da…morire

Il crostaceo americano è una minaccia per la salute umana e per i bacini idrici soprattutto del Varesotto

Sarebbe un portatore sano della "peste del gambero" (afanomicosi) e una minaccia per la sopravvivenza del gambero di fiume nostrano (Austropotamobius pallipes). Spopola in Lombardia e soprattutto nei bacini idrici del Varesotto. Si è infiltrato in rogge, torrenti e stagni dove distrugge uova di pesci, anfibi (rane e salamandre su tutti), insetti e piante acquatiche (alghe e piante). Può ingerire enormi quantità di metalli pesanti, trasformandosi in veleno per chi se ne cibi. È il Procambarus Clarckii, meglio noto come "gambero rosso della Louisiana" e originario delle aree palustri e fluviali Usa centro meridionali e del Messico nordorientale.
A lanciare l'allarme contro questo pericolo per l'ambiente e la salute umana è stato il consigliere regionale Gabriele Sola (Italia dei Valori) con un'interrogazione del 27 giugno al presidente e agli assessori competenti della giunta di Palazzo Lombardia.
Prelibatezza di carni, velocità e dimensioni di accrescimento, prolificità hanno favorito l'importazione del crostaceo a scopo di allevamento nelle acquicolture di molti Paesi. Onnivoro e capace di acclimatarsi in ogni continente, tranne Australia e Antartide, il gambero rosso ha avuto facile gioco a colonizzare e proliferare rapidamente in habitat anche inquinati. Una delle conseguenze è la possibilità di questi crostacei di contaminare animali predatori (uomo incluso) con pericolose tossine.
La lotta contro il gambero gigante non è impossibile. «La Regione Emilia Romagna, ha ricordato Gabriele Sola, ha utilizzato dal 2007 al 2010 varie tecniche (rimossione dei gamberi; Sterile Male Release Technique; biocidi a bassa concentrazione; predatori indigeni) e l'obiettivo sembra sia stato centrato». Ora si aspetta di sapere qual è la situazione in Lombardia.
Ibis

Valli del Verbano, impianti anticollisione tra fauna selvatica e auto

Innovativi sistemi sonori saranno installati sulle strade del territorio montano
roadkill

Tra il 1995 e il 2005 ha provocato in Italia 150 vittime. Alla sola Regione Lombardia costa circa 300.000 euro l’anno. Ogni anno registra circa 15.000 animali per provincia coinvolti in incidenti. È l’impatto stradale tra animali e veicoli, fonte di infortunio o decesso dei conducenti e di morte o agonia degli animali investiti.
Le vittime principali sono gli animali in fase di spostamento verso i luoghi di riproduzione o in ambienti più favorevoli. A essere investiti sono, secondo le statistiche, nell’81% dei casi, mammiferi (cervi, cinghiali, tassi, volpi, ecc.), nel 15% uccelli e, a seguire, rettili e anfibi. Ma a pagarne le conseguenze sono la biodiversità e l’ecosistema locale nel loro complesso.
Per tutelare l’ambiente e la sicurezza dei guidatori, la comunità montana Valli del Verbano ha messo a punto il progetto “Roadkill-Interventi per la riduzione dell’impatto stradale”, realizzato in collaborazione con Istituto Oikos Onlus e finanziato da Fondazione Cariplo.
Nel corso del 2016 nel territorio dell’ente saranno installati sistemi anticollisione basati su un’innovativa tecnologia. Il meccanismo scatterà quando un animale stia per attraversare la strada e contemporaneamente una macchina non rallenti. La coincidenza di questi due fattori innescherà un segnale sonoro (urla o ululati) che spaventerà l’animale. L’attraversamento rimarrà momentaneamente bloccato e il rischio di impatto si ridurrà. I sistemi saranno piazzati da Idrogea Servizi Srl d’intesa con Istituto Oikos, che misurerà anche l’effetto dell’iniziativa sulla biodiversità del territorio montano.
Il progetto punta anche a rendere più visibili i tratti a rischio e a investire nella comunicazione. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza dei guidatori sulla necessità di diminuire la velocità nelle aree segnalate. 

Vespe e calabroni nel Varesotto, in sei mesi quasi duemila interventi

Bilancio dell’attività di vigili del fuoco e protezione civile

Dal 1° giugno a tutto novembre 2012 sono stati quasi duemila gli interventi di disinfestazione di vespe e calabroni nel Varesotto. Alla bonifica hanno operato vigili del fuoco e Provincia di Varese.
In dettaglio, i vigili del fuoco sono stati impegnati in 1.185 casi tra giugno (110), luglio (280), agosto (453), settembre (227), ottobre (108) e novembre (7). A questi interventi vanno aggiunti i 751 presi in carico dalla Protezione civile della Provincia di Varese. 

Lago Maggiore, al via la sperimentazione dell’innalzamento

Presto 50 milioni di metri cubi in più nel periodo estivo
ANGERA oasi e barche

«Probabilmente già entro la fine di questo mese sul lago Maggiore si potrà procedere con l'innalzamento del livello da 1 metro a più 1,25 e potremo invasare circa 50 milioni di metri cubi in più nel periodo estivo». Così l'assessora regionale della Lombardia Claudia Maria Terzi ha commentato l'accordo raggiunto circa la richiesta presentata dal Consorzio del Ticino di innalzare il livello di regolazione nel periodo dal 1° marzo al 15 settembre.
L'istruttoria tecnica si è conclusa il 15 aprile a Palazzo Lombardia e ora si aspetta solo che il comitato istituzionale dell'Autorità di Bacino del Fiume Po convocato dal Ministro dia l'avallo alla sperimentazione. A quel punto l'innalzamento del livello del lago da 1 metro a più 1,25 potrebbe avvenire già entro aprile.
RISORSA AMBIENTALE
A che cosa serve l’innalzamento del livello del lago? «L’aumento - spiega Terzi - servirà principalmente per soddisfare le esigenze ambientali del Ticino, e più in generale dell'agricoltura lombarda, e per dare certezza di acqua per l'evento di Expo (canale)».
Il lago Maggiore – aggiunge l'assessora - è uno dei più grandi laghi dell'arco alpino e secondo bacino italiano per superficie e volume. Il suo bacino imbrifero ricade entro i confini dell'Italia e della Svizzera e costituisce una risorsa ambientale, economica e turistica di grandissimo valore.
PROSSIME TAPPE
Il prossimo 29 aprile è prevista la presentazione della proposta di sperimentazione agli enti rivieraschi del lago. L'obiettivo: acquisire il parere dei parchi e delle amministrazioni competenti in materia di gestione del demanio lacuale che non hanno partecipato ai lavori del tavolo tecnico. 

Treni merci a misura di gallerie

Primi vagoni a ruote più piccole attraverso il Gottardo

(GM) Un ostacolo alla circolazione di treni merci che trasportino semirimorchi alti quattro metri, secondo gli standard moderni, è costituito dal profilo delle gallerie. Quelle costruite nell'800 sono inadeguate. Ed allora c'è chi indossa i panni di Archimede Pitagorico per risolvere il problema.
I tunnel ferroviari sono bassi? Facciamo circolare vagoni ferroviari con ruote più piccole. Il primo assaggio lo si è avuto nei giorni scorsi sulla linea fra Arth-Goldau e Airolo attraversando il San Gottardo. Due vagoni ribassati con semirimorchi alti quattro metri ad opera della società Viia delle ferrovie francesi hanno dimostrato l'alternativa alla modifica delle gallerie. Si tratta di un sistema denominato Modalohr delle industrie alsaziane Lohr capace di sopperire alle deficienze strutturali del Gottardo e delle gallerie verso l'Italia. 

Monte Generoso, aperta la Grotta dell'orso

Visita alla caverna dove ventimila anni fa viveva l'Ursus spelaeus - In corso lavori di ricerca

Lungo il versante orientale del Monte Generoso, sulle Prealpi Luganesi, proprio al confine tra Svizzera e Italia, un luogo di grande fascino scientifico, storico e ambientale consente oggi visite anche dei non addetti ai lavori. E' la Grotta dell'orso, custode per millenni di un importante giacimento di reperti dell'Ursus spelaeus, l'orso delle caverne.
La grotta, scoperta alcuni anni fa, è stata aperta al pubblico nel 1999. Vi si possono vedere la ricostruzione dello scheletro di un orso delle caverne (specie estinta da circa 20.000 anni) e parecchie ossa come mandibole, crani, tibie, omeri, denti. Sette pannelli con testi in italiano e tedesco, disegni e fotografie completano l'informazione. Gli scavi non sono ancora finiti e dunque si possono osservare pure i ricercatori al lavoro.
Visite solo in gruppo, accompagnati da una guida, più volte al giorno. Partenze dalla struttura ricettiva della vetta. Gruppi e scolaresche devono preannunciarsi. Info info@montegeneroso.ch 

Brezzo di Bedero, cori ambrosiani sulla Canonica e il suo “Codice B”

L’incontro dedicato all’approfondimento dell’antico canto liturgico ambrosiano
Brezzo di Bedero, Canonica

A Brezzo di Bedero (Varese) la storia, l’architettura e l’apparato iconografico della Canonica e il suo antifonario liturgico ambrosiano del XII secolo saranno, sabato 3 ottobre, il leitmotiv di una giornata di approfondimento dell’antico canto liturgico ambrosiano.
L’incontro, organizzato dall’Associazione Cantori Ambrosiani, si terrà nell’antica chiesa e inizierà alle ore 9.45. Seguirà, dopo la pausa pranzo, una sessione di studio del canto ambrosiano per i coristi di vari gruppi vocali. Al centro, i brani della messa che concluderà la giornata e che sarà celebrata alle ore 17 nella chiesa di San Sebastiano a Bregazzana (Varese).

IL SECOLARE FASCINO DEL CANTO GREGORIANO

L’antico canto liturgico della chiesa cattolica – il canto gregoriano e, per l’arcidiocesi di Milano, quello ambrosiano – stanno riscuotendo negli ultimi tempi un rinnovato interesse, come dimostra ad esempio la produzione di cd musicali, con la registrazione di parti del vasto repertorio prodottosi nei secoli, ad opera di gruppi vocali che coltivano tale repertorio e, in diversi casi, di comunità monastiche.
Nel territorio dell’arcidiocesi di Milano, vi sono alcuno gruppi vocali che si dedicano alla riscoperta e alla valorizzazione dell’antico canto ambrosiano, ormai in uso abituale solamente nella comunità delle Romite Ambrosiane al Sacro Monte Sopra Varese. Questi cori sono - con il coordinamento dell’avvocato Ferruccio Ferrari, fondatore dell’Associazione Cantori Ambrosiani - soliti tenere un incontro almeno una volta l’anno per scambiarsi esperienze, informazioni e per approfondire il proprio livello di apprendimento e lo stile esecutivo di un repertorio ormai di nicchia, ma di cui si avverte l’esigenza che sia tenuto vivo perché esso rappresenta un vasto e impareggiabile scrigno di storia, di cultura e di arte.
Quest’anno, l’incontro tra i cori ambrosiani avrà luogo nella giornata del prossimo 3 ottobre presso la Canonica di Brezzo di Bedero, in provincia di Varese. Una scelta fatta non per caso, ma determinata dal fatto che a tale Canonica appartiene uno degli antifonari liturgici ambrosiani più antichi tra quelli che sono giunti fino ai nostri giorni.
Si tratta del cosiddetto “Codice B”, risalente al XII secolo e contenente la liturgia cantata per la parte estiva dell’anno liturgico. Un antifonario riprodotto tal quale a stampa, nel 2013, per iniziativa del Decano di Luino Mons. Piergiorgio Solbiati, cui ha fatto seguito la pubblicazione di un volume contenente una serie di approfondimenti e di studi sullo stesso antifonario realizzata dal gruppo vocale Antiqua Laus di Gallarate, uno dei cori che, come detto, sono specializzati nel repertorio ambrosiano oltre che gregoriano.
Mauro Luoni 

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