Edizione n.40 di mercoledì 18 ottobre 2017

Valli, monti e laghi

Cittiglio, accesso sicuro alla prima cascata

Prossimi altri interventi sul sentiero verso la seconda e la terza
Il ponte sul fiume

Recentemente è stata ultimata dalla comunità montana Valli del Verbano la sistemazione del tratto che parte dall’area feste. I lavori sono stati molteplici (messa in sicurezza del percorso, recupero dei ponticelli, allargamento del sentiero, sostituzione delle staccionate in legno, posa di cavi metallici a bordo tracciato nei punti critici e pulizia dell’area), ma si tratta sempre di un sentiero di montagna con un fondo irregolare e sterrato. Prudenza pertanto e… scarpe sportive e legate al piede aiutano a godere la passeggiata all’aria aperta.
A questo primo intervento seguirà l’opera di difesa del suolo per prevenire eventuali smottamenti e migliorare l’accessibilità del sentiero che porta alla seconda e poi alla terza cascata. I lavori rientrano in un corposo progetto che dedica 126 mila euro agli interventi sul versante franoso del Monte Nudo, in territorio di Cittiglio, e ad altre due opere, a Duno e Castello Cabiaglio, finalizzate a ridurre il rischio di smottamenti del suolo, caduta di massi e alberi e frane. «Le frane, purtroppo protagoniste di episodi di cronaca, sono la dimostrazione che la montagna necessità di costante attenzione e manutenzione per prevenire i pericoli di dissesti del suolo in coincidenza di piogge» ha commentato il presidente dell’ente montano Marco Magrini. (Altra immagine della località in Prima pagina).

Da Locarno a Milano via acqua

Ad Arona interscambio tra battelli e motoscafi - Il progetto di recupero dell’Idrovia Locarno-Milano è stato presentato a Verbania

Riprende quota il progetto di recupero dell’Idrovia Locarno-Milano. Ad Arona sarà realizzato l’attracco che favorirà l’interscambio tra i battelli in navigazione sul lago Maggiore e le piccole imbarcazioni e i motoscafi per il trasporto passeggeri adatti alla via fluviale. Sorgerà al centro dell’area portuale, vicino al molo della Navigazione del Lago Maggiore.
Altro sogno nel cassetto? No, è un progetto a sostegno comunitario. È stato presentato a Verbania domenica 20 maggio al Lago Maggiore Boat Festival, prima fiera del Piemonte dedicata interamente alla nautica e baciata da grande successo di pubblico.
il progetto “Il recupero dell'Idrovia Locarno-Milano” traccia un percorso di circa 550 chilometri attraverso 2 nazioni, 4 regioni, 12 province e 171 comuni del Nord Italia. Suo punto di forza è l’ambito della “Priorità 2-Competitività-Misura 2.3” (Interreg Italia-Svizzera 2007/2013), che si propone di incentivare lo sviluppo di sistemi fondati sull’innovazione e sull’integrazione di risorse turistiche, reti e servizi di trasporto nelle aree transfrontaliere.
Tra i vari benefici, tutt'altro che marginale si profila la ricaduta dell'occupazione. La realizzazione dell’asse turistico fluviale connesso con lo scalo di Malpensa in vista dell’Expo 2015 mette in moto nuovi servizi per la nautica e per la valorizzazione paesaggistica e apre ulteriori sbocchi di sviluppo. Il percorso via-acqua attraverserà il parco del Ticino, l’area fluviale protetta più grande d'Europa, di notevole interesse ambientale e faunistico e con un forte richiamo turistico internazionale.
Anche dal punto di vista storico il progetto rappresenta un importante recupero. L’idrovia è stata una delle prime grandi vie di comunicazione d’Europa usata anche per il trasporto merci, ad esempio il marmo delle cave di Candoglia utilizzato per la Fabbrica del Duomo di Milano.
Il ripristino della via d’acqua si propone quale nuova realtà in grado di incentivare lo sviluppo delle aree attraversate, secondo una riscoperta modalità di trasporto efficace, efficiente e sostenibile. Un ulteriore impulso sarà dato anche al mercato turistico delle regioni coinvolte in grado di assicurare offerte di navigazione pari a quelle dei grandi fiumi europei: dal Tamigi, al Reno, al Danubio.
Ibis

Ferrera di Varese, nuovo tratto di pista ciclabile

A Ferrera di Varese sabato 22 settembre è stato inaugurato il tratto di pista ciclabile che arriva fino a Cassano-Rancio, in Valcuvia, dove fa capo la pista proveniente da Luino-Germignaga. L’opera è stata realizzata in due lotti dalla comunità montana Valli del Verbano con finanziamento interamente regionale (poco più di 800 mila euro).
Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco Gabriele Morello, l’assessore regionale Raffaele Cattaneo, il presidente della Provincia di Varese Dario Galli, i presidenti delle Valli del Verbano, Marco Magrini, e del Piambello, Maria Sole De Medio.
In prossimità della vecchia filanda, un tempo proprietà di Calcaterra, il tracciato di fondovalle si divide. Una diramazione sale con ampi tornanti da dove ammirare scorci panoramici sulla Valcuvia, Valtravaglia e sui monti che vi si affacciano: Pian Nave e San Martino. La pista incrocia e ripercorre per un tratto il sedime della tramvia, che un tempo congiungeva Luino a Varese passando da Grantola. Il tracciato passa quasi sopra le famose cascate di Ferrera, attraversa con un ponticello il torrente e incontra alcune aree verdi tra le insenature del corso d’acqua.
Al momento la pista arriva nel centro storico di Ferrera, vicino alla piazzetta dell’asilo e il sagrato della chiesa. A breve sarà terminato il tratto per congiungere la nuova pista con quella che attraversa la Valganna e la Valmarchirolo fino a Ponte Tresa, permettendo di arrivare in Canton Ticino su un percorso sicuro, protetto e nel verde.

Valli del Verbano, impianti anticollisione tra fauna selvatica e auto

Innovativi sistemi sonori saranno installati sulle strade del territorio montano
roadkill

Tra il 1995 e il 2005 ha provocato in Italia 150 vittime. Alla sola Regione Lombardia costa circa 300.000 euro l’anno. Ogni anno registra circa 15.000 animali per provincia coinvolti in incidenti. È l’impatto stradale tra animali e veicoli, fonte di infortunio o decesso dei conducenti e di morte o agonia degli animali investiti.
Le vittime principali sono gli animali in fase di spostamento verso i luoghi di riproduzione o in ambienti più favorevoli. A essere investiti sono, secondo le statistiche, nell’81% dei casi, mammiferi (cervi, cinghiali, tassi, volpi, ecc.), nel 15% uccelli e, a seguire, rettili e anfibi. Ma a pagarne le conseguenze sono la biodiversità e l’ecosistema locale nel loro complesso.
Per tutelare l’ambiente e la sicurezza dei guidatori, la comunità montana Valli del Verbano ha messo a punto il progetto “Roadkill-Interventi per la riduzione dell’impatto stradale”, realizzato in collaborazione con Istituto Oikos Onlus e finanziato da Fondazione Cariplo.
Nel corso del 2016 nel territorio dell’ente saranno installati sistemi anticollisione basati su un’innovativa tecnologia. Il meccanismo scatterà quando un animale stia per attraversare la strada e contemporaneamente una macchina non rallenti. La coincidenza di questi due fattori innescherà un segnale sonoro (urla o ululati) che spaventerà l’animale. L’attraversamento rimarrà momentaneamente bloccato e il rischio di impatto si ridurrà. I sistemi saranno piazzati da Idrogea Servizi Srl d’intesa con Istituto Oikos, che misurerà anche l’effetto dell’iniziativa sulla biodiversità del territorio montano.
Il progetto punta anche a rendere più visibili i tratti a rischio e a investire nella comunicazione. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza dei guidatori sulla necessità di diminuire la velocità nelle aree segnalate. 

Vespe e calabroni nel Varesotto, in sei mesi quasi duemila interventi

Bilancio dell’attività di vigili del fuoco e protezione civile

Dal 1° giugno a tutto novembre 2012 sono stati quasi duemila gli interventi di disinfestazione di vespe e calabroni nel Varesotto. Alla bonifica hanno operato vigili del fuoco e Provincia di Varese.
In dettaglio, i vigili del fuoco sono stati impegnati in 1.185 casi tra giugno (110), luglio (280), agosto (453), settembre (227), ottobre (108) e novembre (7). A questi interventi vanno aggiunti i 751 presi in carico dalla Protezione civile della Provincia di Varese. 

Treni merci a misura di gallerie

Primi vagoni a ruote più piccole attraverso il Gottardo

(GM) Un ostacolo alla circolazione di treni merci che trasportino semirimorchi alti quattro metri, secondo gli standard moderni, è costituito dal profilo delle gallerie. Quelle costruite nell'800 sono inadeguate. Ed allora c'è chi indossa i panni di Archimede Pitagorico per risolvere il problema.
I tunnel ferroviari sono bassi? Facciamo circolare vagoni ferroviari con ruote più piccole. Il primo assaggio lo si è avuto nei giorni scorsi sulla linea fra Arth-Goldau e Airolo attraversando il San Gottardo. Due vagoni ribassati con semirimorchi alti quattro metri ad opera della società Viia delle ferrovie francesi hanno dimostrato l'alternativa alla modifica delle gallerie. Si tratta di un sistema denominato Modalohr delle industrie alsaziane Lohr capace di sopperire alle deficienze strutturali del Gottardo e delle gallerie verso l'Italia. 

Monte Generoso, aperta la Grotta dell'orso

Visita alla caverna dove ventimila anni fa viveva l'Ursus spelaeus - In corso lavori di ricerca

Lungo il versante orientale del Monte Generoso, sulle Prealpi Luganesi, proprio al confine tra Svizzera e Italia, un luogo di grande fascino scientifico, storico e ambientale consente oggi visite anche dei non addetti ai lavori. E' la Grotta dell'orso, custode per millenni di un importante giacimento di reperti dell'Ursus spelaeus, l'orso delle caverne.
La grotta, scoperta alcuni anni fa, è stata aperta al pubblico nel 1999. Vi si possono vedere la ricostruzione dello scheletro di un orso delle caverne (specie estinta da circa 20.000 anni) e parecchie ossa come mandibole, crani, tibie, omeri, denti. Sette pannelli con testi in italiano e tedesco, disegni e fotografie completano l'informazione. Gli scavi non sono ancora finiti e dunque si possono osservare pure i ricercatori al lavoro.
Visite solo in gruppo, accompagnati da una guida, più volte al giorno. Partenze dalla struttura ricettiva della vetta. Gruppi e scolaresche devono preannunciarsi. Info info@montegeneroso.ch 

Brezzo di Bedero, cori ambrosiani sulla Canonica e il suo “Codice B”

L’incontro dedicato all’approfondimento dell’antico canto liturgico ambrosiano
Brezzo di Bedero, Canonica

A Brezzo di Bedero (Varese) la storia, l’architettura e l’apparato iconografico della Canonica e il suo antifonario liturgico ambrosiano del XII secolo saranno, sabato 3 ottobre, il leitmotiv di una giornata di approfondimento dell’antico canto liturgico ambrosiano.
L’incontro, organizzato dall’Associazione Cantori Ambrosiani, si terrà nell’antica chiesa e inizierà alle ore 9.45. Seguirà, dopo la pausa pranzo, una sessione di studio del canto ambrosiano per i coristi di vari gruppi vocali. Al centro, i brani della messa che concluderà la giornata e che sarà celebrata alle ore 17 nella chiesa di San Sebastiano a Bregazzana (Varese).

IL SECOLARE FASCINO DEL CANTO GREGORIANO

L’antico canto liturgico della chiesa cattolica – il canto gregoriano e, per l’arcidiocesi di Milano, quello ambrosiano – stanno riscuotendo negli ultimi tempi un rinnovato interesse, come dimostra ad esempio la produzione di cd musicali, con la registrazione di parti del vasto repertorio prodottosi nei secoli, ad opera di gruppi vocali che coltivano tale repertorio e, in diversi casi, di comunità monastiche.
Nel territorio dell’arcidiocesi di Milano, vi sono alcuno gruppi vocali che si dedicano alla riscoperta e alla valorizzazione dell’antico canto ambrosiano, ormai in uso abituale solamente nella comunità delle Romite Ambrosiane al Sacro Monte Sopra Varese. Questi cori sono - con il coordinamento dell’avvocato Ferruccio Ferrari, fondatore dell’Associazione Cantori Ambrosiani - soliti tenere un incontro almeno una volta l’anno per scambiarsi esperienze, informazioni e per approfondire il proprio livello di apprendimento e lo stile esecutivo di un repertorio ormai di nicchia, ma di cui si avverte l’esigenza che sia tenuto vivo perché esso rappresenta un vasto e impareggiabile scrigno di storia, di cultura e di arte.
Quest’anno, l’incontro tra i cori ambrosiani avrà luogo nella giornata del prossimo 3 ottobre presso la Canonica di Brezzo di Bedero, in provincia di Varese. Una scelta fatta non per caso, ma determinata dal fatto che a tale Canonica appartiene uno degli antifonari liturgici ambrosiani più antichi tra quelli che sono giunti fino ai nostri giorni.
Si tratta del cosiddetto “Codice B”, risalente al XII secolo e contenente la liturgia cantata per la parte estiva dell’anno liturgico. Un antifonario riprodotto tal quale a stampa, nel 2013, per iniziativa del Decano di Luino Mons. Piergiorgio Solbiati, cui ha fatto seguito la pubblicazione di un volume contenente una serie di approfondimenti e di studi sullo stesso antifonario realizzata dal gruppo vocale Antiqua Laus di Gallarate, uno dei cori che, come detto, sono specializzati nel repertorio ambrosiano oltre che gregoriano.
Mauro Luoni 

Montegrino, riaprono Presepe di radici e Natività di Fermo Formentini

Nella chiesa di Bosco visite dal 25 dicembre al 6 gennaio
Natività con Magi

A Montegrino (Varese) riaprono il 24 dicembre, nella chiesa parrocchiale dell’Annunciazione a Bosco Valtravaglia, le due sale che ospitano il Presepe di radici e le Natività di Fermo Formentini, l’artista scomparso lo scorso mese di luglio, che resterà sempre presente nella comunità di Bosco attraverso la bellezza e unicità delle sue opere. Il presepe sarà benedetto dal nuovo parroco don Cristian nel corso della cerimonia che si svolgerà a partire dalle ore 17.15 prima della messa di Natale (ore 18) con la partecipazione dei bambini e del Gruppo Musicale Boschese.
I “Sostenitori del presepe” e le “Piccole guide” delle scuole primarie continueranno, come negli scorsi anni, a garantire l’apertura delle sale durante tutto il periodo natalizio, dal 25 dicembre al 6 gennaio, per illustrare ai visitatori il racconto di Fermo, che ha saputo dare nuova vita alle radici raccolte nei boschi, trasformandole in personaggi che animano la notte della Natività. Scriveva Formentini nel suo diario del presepe: «Le radici di carpino, nodose e tormentate, hanno dato vita a personaggi e animali affaticati; quelle di robinia, di castagno, di faggio, di betulla, di abete, meno contorte, a figure più lineari; quelle di edera lisce e di un bel colore chiaro a ponticelli e staccionate, il sambuco svuotato, si è trasformato in pozzi per l’acqua».

NEL 1987 IL PRIMO PICCOLO PRESEPE
Dal 1987, anno della realizzazione di un primo piccolo presepe in radici, Fermo Formentini ha fatto emozionare, con l’originalità dei pezzi da lui individuati e raccolti, migliaia di visitatori, raccontando, in forme uniche e diverse, la storia più bella del mondo.
Nel 1997 il Presepe di radici trovò stabile collocazione nel locale sottostante la sagrestia della chiesa, dove l’artista realizzò, su una superficie di circa sedici metri quadrati, il nuovo allestimento «una accurata scenografia raffigurante un angolo di Palestina di duemila anni fa, popolata da oltre centocinquanta radici simboleggianti personaggi impegnati nei quotidiani lavori di agricoltura e pastorizia o in cammino verso un maestoso ceppo, la capanna della Natività. Radici-statuine che non denotano staticità, ma hanno forme tali da sembrare in movimento o in dialogo tra loro».

LE NATIVITÀ
Nella sala adiacente al presepe sono in mostra anche le “Natività”, donate da Formentini nel 2014 alla parrocchia di Bosco. Ogni pezzo è una piccola opera d’arte creata dalla natura e valorizzata da Fermo, che racchiude nelle sporgenze di un vecchio ceppo, tutti i personaggi fondamentali del presepe tradizionale.
Un tocco di colore aggiunto dall’artista fa emergere le rugosità, che perdono l’aspetto anonimo del legno raccolto nel bosco per trasformarsi, quasi magicamente, nel bue, nell’asino, nella figura di San Giuseppe, in una Madonna seduta o con le braccia aperte verso il cielo, nel piccolo giaciglio che sorregge Gesù Bambino.
Durante il periodo di apertura, sarà proiettato un filmato che racconta per immagini e con le parole di Fermo Formentini la storia della sua “creatura”, dalla raccolta delle radici nei boschi, alla realizzazione dei primi pezzi fino alle attuali composizioni.
Sarà inoltre possibile visitare, nella bella chiesa settecentesca di Bosco, il “Museo d’arte sacra” recentemente realizzato grazie all’intervento dell’associazione culturale Amici di G. Carnovali detto il Piccio. Le tre sale espositive sono aperte dal 25 dicembre al 6 gennaio, dalle 14.30 alle 17.30 . Per visite di gruppi rivolgersi al tel. 0332 508203 - www.ilpiccio.it
Carolina De Vittori  

(altre immagini in Sezione Valli Monti Laghi)

Gavirate, una scialuppa per le “anime del lago”

Nel Chiostro di Voltorre presentazione del progetto “Lacus loci” a trent’anni dalla mostra “Vitalità e splendori del lago”

Si amplia il consenso e si rafforza la motivazione per i paladini del progetto di ricerca sulla cultura immateriale del lago di Varese “Lacus loci, uomini e paesaggi tra le anime del lago”, proposto dall’associazione Amici del Chiostro di Gavirate (Varese).
Altri enti si sono aggiunti alla Provincia di Varese, ai comuni di Varese, Gavirate, Cazzago Brabbia e Gavirate, all’associazione Distretto Due Laghi, alla Fondazione Comunitaria del Varesotto onlus e alla Cooperativa Pescatori del lago di Varese. Inoltre, come spiega Tiziana Zanetti, ideatrice e coordinatrice della ricerca insieme con Amerigo Giorgetti, «alla passione per il tema si è associata la perdita di elementi non solo immateriali ma anche fisici legati alla cultura del lago».

SEDE PESCATORI DEMOLITA
Nelle scorse settimane è stata demolita la sede storica della Cooperativa Pescatori a Calcinate «Il complesso – aggiunge Zanetti - è stato venduto negli anni passati dalla Cooperativa a privati, per problemi economici, e i nuovi proprietari l'hanno demolito. Davanti agli occhi degli ultimi pescatori, e di qualche passante sulla pista ciclabile del lago, un luogo importante, dal forte valore simbolico, della storia del nostro territorio è caduto a pezzi, letteralmente. Alla base di “Lacus loci” c'è proprio questo spirito: Non aspettiamo più perché poi è davvero troppo tardi».
Il progetto sarà presentato nel Chiostro di Voltorre, venerdì 13 febbraio (ore 21), dalla presidente Silvana Alberio insieme con il direttore artistico Piero Lotti. La Regione Lombardia ha concesso riconoscimento e sostegno, rafforzati dal patrocinio scientifico del Centro internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” dell’Università dell’Insubria, diretto dal professore Fabio Minazzi.
TESTIMONIANZE E CULTURA DI LAGO
«La ricerca - rilevano Amerigo Giorgetti e Tiziana Zanetti - si è concentrata sulla raccolta delle testimonianze orali della gente di lago, rilette e contestualizzate, attraverso un’analisi e un commento storico programmaticamente fuori campo, così da precisarne il significato e la dimensione culturale in chiave principalmente antropologica». A orientare le scelte progettuali degli enti coinvolti è stato fondamentalmente il legame particolare tra il Chiostro di Voltorre e il lago di Varese.
Già trent’anni fa, nel 1985, le sale del Chiostro ospitarono una grande mostra, in occasione della pubblicazione curata da Alba Bernard “Vitalità e splendori del lago di Varese”. Una ricorrenza, questa, che per gli organizzatori «invita, e in un certo senso obbliga, a ripensare e a programmare una nuova iniziativa di conoscenza della storia e della cultura del lago di Varese».
Nelle foto: 1) Lago Varese, mostra anni '80; 2) Pesca con retina/sassolini; 3) Lacus loci, libretto pesca. 

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