Edizione n.24 di mercoledì 17 luglio 2019

Bernardino Luini a Luino nel 1975 e Tiepolo a villa Manin nel 1971, destini di due “grandi eventi” a distanza di quarant’anni

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Dopo due preludi, finalmente la sinfonia di colori di Tiepolo, svelata da Giuseppe Bergamini, Direttore del Museo diocesano e Gallerie del Tiepolo di Udine e co-curatore (Alberto Craievich) della mostra che s’inaugura il 15 dicembre prossimo a Villa Manin di Passariano.
I due preludi sono stati dedicati ad intessere ragionamenti sui legami tra i rispettivi luoghi (Luino-Udine), accomunati non tanto da un evento che negli anni settanta ebbe il coraggio di tentare un radicale mutamento della fisionomia culturale di società in profonda trasformazione (Luino con la mostra su Bernardino Luini nel 1975, Udine con quella del Tiepolo nel 1971, il cui discorso ora, a quarant'anni, viene ripreso e splendidamente ampliato), ma, più precisamente, come accade a tante, tutte le province italiane, dal legame profondo che si instaura tra un territorio e i propri personaggi d’elezione (lo ha ben detto Tiziana Zanetti nell’introdurre questa rubrica).
Quel legame, come esplicita questa monografica carrellata su Tiepolo, era destinato a produrre - ed è qui la forza della provincia italiana – un’eccezionale sintesi tra un serbatoio di tradizioni locali e la capacità di diffondere valori universalmente recepiti. Come Tiepolo, come Luini, come Piero Chiara. La provincia italiana, si direbbe con terminologia attuale, era (ed è ancora, come Udine dimostra non solo limitatamente a questo nuovo, grande evento) già per sua natura ad un tempo local e global, soprattutto laddove da sempre “terra di frontiera”. Come Udine, come Luino.

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Quarant'anni dopo
Mostra del Tiepolo a Villa Manin di Passariano
di Giuseppe Bergamini

Giambattista Tiepolo e villa Manin a Passariano. Si tratta di un binomio che evoca un evento straordinario: la mostra del 1971 realizzata in occasione dei duecento anni dalla morte del pittore e destinata a segnare il punto di svolta nella sua fortuna critica.
A distanza di tempo l’Azienda Speciale Villa Manin e la Regione Friuli Venezia Giulia realizzano in quella stessa sede, dal 15 dicembre 2012 al 7 aprile 2013, un’esposizione monografica in grado di attraversare la complessa parabola artistica del pittore: una mostra di grande impegno che, anche alla luce dei numerosi studi susseguitisi da allora, consente oggi una valutazione più ampia e approfondita dell’opera del Tiepolo.
Nella fastosa dimora dell’ultimo Doge di Venezia, la scenografica Villa Manin di Passariano, mirabile complesso architettonico sei settecentesco che per bellezza e vicende storiche riveste un ruolo di primaria importanza nel novero delle ville venete, dipinti sacri e profani provenienti da luoghi di culto così come da prestigiosi musei europei e americani, illustreranno il percorso artistico di Giovanni Battista Tiepolo (1696-1770) dalle prime esperienze fino alla tarda maturità, confermandolo pittore di prima grandezza. Tele, talvolta di eccezionale dimensione, affiancate dai bozzetti preparatori utili per la valutazione delle doti inventive e della capacità tecnica, dipinti deperiti nel tempo e restaurati per l’occasione, eleganti disegni, in una mostra di entusiasmante bellezza e alta scientificità, spettacolare ma nel contempo largamente didattica.
Tiepolo è senza dubbio il pittore veneziano più celebre del Settecento, l’instancabile realizzatore di imprese monumentali su tela o a fresco, vero e proprio detentore del monopolio nella decorazione tanto dei palazzi lagunari quanto delle ville di terraferma. Principi e sovrani di tutta Europa si contesero i suoi servigi.
La mostra ne documenta l’evoluzione stilistica, con l’individuazione di alcuni momenti chiave del rapporto del pittore con i suoi maggiori committenti e con gli intellettuali - come Scipione Maffei, Francesco Algarotti, i cugini Zanetti - che seguirono l’artista fin dagli esordi, influendo sulla sua formazione culturale. Impegnativi restauri promossi proprio in occasione della mostra permettono inoltre di accostarsi ad opere difficilmente visibili per la loro ubicazione o che hanno rischiato di essere compromesse da recenti, traumatici, avvenimenti.
La mostra ripercorre la lunga e fertile attività del maestro veneziano attraverso una sequenza di opere particolarmente significative, di soggetto sia sacro che profano, che testimoniano al meglio una casistica estremamente ampia di commissioni: soffitti allegorici, pale d’altare, decorazioni in villa.
Vengono esposti anche dipinti di straordinaria dimensione, poiché per esplicita dichiarazione dell’artista «Li pittori devono procurare di riuscire nelle opere grandi [...] quindi la mente del Pittore deve sempre tendere al Sublime, all’Eroico, alla Perfezione».
Anche se non possono ovviamente essere esposti in mostra gli straordinari affreschi che riempiono soffitti e pareti di ville e palazzi (si pensi soltanto ai giganteschi affreschi della Treppenhaus - tromba delle scale - e della Kaisersaal della Residenz di Würzburg, o della Sala del Trono del Palazzo Reale di Madrid), a testimoniare la veridicità della dichiarazione del Tiepolo trova spazio in mostra la pala del duomo di Este raffigurante Santa Tecla che intercede per la liberazione di Este dalla pestilenza, una tela di ben 675x390 centimetri, per l’occasione restaurata e provvista di un nuovo telaio. E’ una delle opere più significative del pittore, posta in opera nella vigilia di Natale del 1759 (anno in cui il pittore, insieme con il figlio Giandomenico, lavora nell’Oratorio della Purità di Udine) e costituisce una specie di enorme ex voto della cittadina euganea, devastata dalla peste nel 1630. La scena è divisa in due parti: in quella superiore un barbuto Padre Eterno che emerge da una fosca nuvolaglia dà ordine agli angeli di cacciare la pestilenza, in quella inferiore santa Tecla inginocchiata in preghiera assiste all’apparizione divina. In primo piano la scena, giustamente famosa, della bambina che si aggrappa disperata al corpo della madre morente. Sullo sfondo una straordinaria veduta della città di Este e delle lontane colline. Veduta che, per bellezza e veridicità, può ricordare quella che abbellisce la tela con la Visione di sant’Anna dipinta per la chiesa del convento di Santa Chiara di Cividale del Friuli (oggi l’opera è esposta nella Gemäldegalerie di Dresda), con la poetica visione del ponte sul Natisone, della chiesa e del convento di Santa Chiara e del Santuario di Castelmonte.
Nell’esposizione di Passariano il bozzetto preparatorio, conservato al Metropolitan Museum di New York, affianca il dipinto di Este, permettendo raffronti, introducendo il visitatore in modo coinvolgente nel magico mondo tiepolesco e svolgendo un’irripetibile funzione didattica.
Particolarmente piacevoli nella produzione tiepolesca sono i dipinti di contenuto storico o mitologico, nei quali il pittore sprigiona tutta la sua irruenta capacità espressiva, non limitandosi a visualizzare famose vicende del passato, ma indagando l’intima natura dei protagonisti facendone emergere passioni e individualità. Egualmente importanti e di grande impatto emotivo sono però anche i dipinti di destinazione chiesastica, che ricordano al visitatore come Tiepolo sia stato l’ultimo, ispirato, pittore di arte sacra della tradizione occidentale.
Sono trascorsi oltre quindici anni dalle manifestazioni per i trecento anni della nascita dell’artista (si pensi alle mostre di Venezia, New York, Parigi e Würzburg, solo per ricordare quelle più spettacolari); la mostra di Villa Manin di Passariano sarà di analogo impegno, e terrà conto dei numerosi studi che da allora hanno interessato l’opera del Tiepolo e che consentono oggi di avere un bagaglio di conoscenze ancora più ampio e complesso. Si fa riferimento soprattutto alla ricostruzione della sua attività giovanile; a inedite informazioni sulla biografia; alle originali interpretazioni iconologiche di alcuni importanti cicli ad affresco e alle novità sulla rete di committenze e amicizie.
Dal momento che si intende ripercorrere tutta la carriera artistica di Tiepolo, la mostra presenterà un taglio tradizionale, articolandosi in un percorso di tipo cronologico che inizia con i giovanili dipinti della chiesa dell’Ospedaletto di Venezia per concludersi con le opere della tarda maturità eseguite a Madrid, dove si recò con i figli negli anni Sessanta convinto di restarvi per un breve periodo e dove invece morì nel 1770.
Saranno esposti dipinti provenienti da prestigiosi musei (per citarne alcuni, il Museum of Fine Arts di Montreal, il Metropolitan Museum di New York, il Louvre, il Petit Palais di Parigi, la National Gallery di Londra, Ca’ Rezzonico di Venezia, l’Ermitage, il Prado, i musei di Budapest, Helsinki, Angers, Vicenza), oltre che da istituzioni pubbliche e da luoghi di culto.
In mostra saranno esposti anche numerosi disegni che coprono tutto l’arco cronologico dell’arte del maestro veneziano, “prime idee”, notazioni estemporanee (riflessioni personali che diventano anche ironiche e caricaturali), disegni finiti destinati alla vendita e progetti operativi, ovvero i bozzetti per la pittura più monumentale che Tiepolo realizzò ad olio e a fresco per i palazzi delle città più importanti d’Europa. Consistente il numero di disegni provenienti dal Civico Museo Sartorio che conserva una delle collezioni più cospicue di disegni di Giambattista Tiepolo, ben 254 pezzi. Altri provengono dal Museo Correr di Venezia e da musei italiani ed esteri.
I visitatori della mostra di Passariano avranno inoltre la possibilità di apprezzare ulteriormente la personalità del Tiepolo mediante la visita al Museo diocesano di Udine, che per l’occasione si è convenzionato con Villa Manin. A Udine, che a buon diritto può essere chiamata “Città del Tiepolo”, il pittore veneziano ha operato a lungo, affrescando la Cappella del Sacramento del duomo, dipingendo alcune pale d’altare (ora nel Museo Civico) per la chiesa di Santa Maria Maddalena dei Filippini (chiesa soppressa, abbattuta intorno al 1920, ubicata nel luogo su cui ora sorge il Palazzo delle Poste), operando nel Salone del Parlamento del Castello di Udine e nella chiesa della Purità, lavorando anche per alcuni nobili udinesi. Costituiscono il suo capolavoro, tuttavia, gli affreschi che condusse nel Palazzo Patriarcale (ora Arcivescovile) su commissione del patriarca di Aquileia Dionisio Delfino: giovane ma già promettente artista, il Tiepolo affrescò nel 1726 il soffitto dello scalone d’onore con La caduta degli angeli ribelli e con monocromi relativi a Storie della Genesi: fu l’inizio di un rapporto di collaborazione voluto dal patriarca e proseguito negli anni seguenti con gli affreschi della Galleria degli ospiti, della Sala Rossa e della Sala del trono.
Nella Galleria, luogo di attesa delle udienze, il Tiepolo, coadiuvato dal quadraturista Gerolamo Mengozzi Colonna, eseguì quello che viene ritenuto il più importante lavoro della sua giovinezza artistica, un ciclo di affreschi in cui compaiono le tre figure bibliche che secondo il patriarca rappresentavano a pieno titolo i primi patriarchi della storia: Abramo, Isacco e Giacobbe. Nell’accattivante, ricco di suggestioni, riquadro centrale con Rachele che nasconde gli idoli, il pittore ritrasse la moglie Cecilia Guardi nelle vesti di Rachele e se stesso come giovane con cappelluccio a righe blu e oro alle spalle del vecchio Labano al centro della composizione.
Il Tiepolo ritrasse se stesso e la moglie anche nel celebre dipinto raffigurante Apelle ritrae Campaspe alla presenza di Alessandro del Museum of Fine Arts di Montreal, dipinto che apre la spettacolare mostra di Passariano (qui in figura).

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1) Giambattista Tiepolo, Apelle ritrae Campaspe alla presenza di Alessandro (Montreal, Museum of fine Arts). Il celebre dipinto - con autoritratto di Tiepolo - apre la mostra di Villa Manin

2) Giambattista Tiepolo, Zefiro e Flora (Venezia, Ca' Rezzonico)

3) Giambattista Tiepolo, San Giacomo maggiore sottomette un moro (Budapest, Museo Nazionale)

** Delle due foto in basso appare un particolare. Cliccando sopra l'immagine diviene intera.