Edizione n. 34 di mercoledì 16 ottobre 2019

università

Atenei lombardi, sempre più internazionali

In crescita le iscrizioni - Spicca la specializzazione nei campi dell'arte e del design
università lombarde

Cresce negli atenei della Lombardia la presenza di studenti stranieri. Nell'anno accademico 2017-2018 erano 14.518 (13.059 ai corsi di laurea e 1.459 ai corsi postlaurea) su 280mila iscritti complessivi, pari al 5,2% del totale e in aumento del 13% rispetto all'anno precedente. Il quadro emerge dall'indagine 2019 di Assolombarda 'L'internazionalizzazione degli atenei di Milano e della Lombardia', riportata da Lombardia Speciale del 1° ottobre 2019.
Per quanto riguarda il Paese di provenienza, quattro studenti internazionali su dieci sono di origine europea (41%) e altrettanti di origine asiatica (39%). In particolare, tra i primi tre Paesi di provenienza emergono la Cina (2.120 iscritti, il 15% sul totale studenti internazionali), la Turchia (1.138 iscritti, l'8%) e l'India (1.075 studenti, il 7%).

TENDENZE DI FONDO
Negli anni si confermano due tendenze di fondo: da un lato, un sostanziale bilanciamento per genere; dall'altro, una maggiore propensione degli studenti internazionali nello scegliere percorsi Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) e Arts rispetto alla media degli universitari lombardi.
La quota di studenti internazionali nei corsi di laurea Stem è pari al 52,4% (rispetto al 40% medio lombardo) mentre in quelli Arts è il 6,2% rispetto alla media regionale dell'1,4%. «Quest'ultimo dato - commenta il vicepresidente di Regione Lombardia Fabrizio Sala - mette in evidenza la specializzazione del tessuto lombardo nei campi dell'arte e del design e conferma la reputazione internazionale del capoluogo milanese, capace di attrarre giovani talenti dall'estero».
MOBILITÀ E ACCORDI
Un secondo elemento internazionale degli atenei lombardi è il numero di studenti coinvolti nei programmi di mobilità, in entrata e in uscita. Si tratta dei giovani che, pur iscritti in un ateneo nel proprio Paese, scelgono di valorizzare il percorso formativo universitario trascorrendo un periodo di tempo in una università all'estero. Nel 2017-2018 in 19.101 hanno partecipato ai programmi di mobilità in entrata e in uscita con una tendenza, anche in questo caso, in crescita: +7,2% rispetto al precedente anno accademico.
Un terzo elemento internazionale è dato dal numero di accordi tra atenei esteri, pari a 4.770 per l'anno 2017-2018. Il dato si mostra in controtendenza rispetto agli altri e la spiegazione sarebbe questa: la riduzione del numero di accordi internazionali risulta essere la conseguenza del processo di semplificazione amministrativa che alcune università hanno avviato già negli anni precedenti.
L'apertura degli atenei lombardi è, infine, anche delineata dal numero di corsi a carattere internazionale: 694 in Italia, di cui 129 negli atenei lombardi (86 in quelli milanesi). La loro incidenza sull'offerta formativa complessiva è superiore alla media nazionale (21% negli atenei lombardi e milanesi rispetto al 15% a livello italiano), soprattutto se si considerano i corsi erogati in lingua inglese: 398 in Italia (9% del totale corsi), 99 a livello lombardo (16%) e 75 a Milano (18%).  

Alle origini dell'amministrazione nel Mediterraneo antico

Viaggio interdisciplinare tra aspetti inediti e misconosciuti di vita quotidiana e burocrazia dall'Età del Bronzo fino al Tardo Antico - La ricerca curata dalla luinese Paola Biavaschi

Una nuova finestra sulla formazione della vita associata e sull'organizzazione pubblica nel Mediterraneo antico è stata aperta da una ricerca a più mani curata dalla luinese Paola Biavaschi, docente di Diritto dell'Informazione e deontologia professionale all'Università dell'Insubria, di Latino giuridico alla Statale di Milano, di Diritto privato comparato presso SSML Varese-Scienza della Mediazione. L'opera s'intitola "Questioni Amministrative del Mediterraneo Antico" ed è pubblicata da Ed. Arcipelago Milano.
Agli albori dell'amministrazione
Sin dagli albori della formazione delle realtà politiche di carattere statuale, una delle esigenze fondamentali riguardò l’organizzazione dell’amministrazione della cosa pubblica, in principio nei suoi aspetti più concreti, in particolare dal punto di vista della contabilità, del computo e della gestione delle risorse, successivamente anche in merito all’organizzazione e al coordinamento dell’apparato burocratico. Quest’ultimo tendeva a crescere e quasi a ingigantirsi con l’aumentare delle dimensioni dello Stato cui faceva capo, e i grandi imperi, come quello romano, ebbero a un certo punto il problema del ridimensionamento e dell’ottimizzazione dell’apparato burocratico-amministrativo, un aspetto in realtà non strettamente peculiare solo dell’Antichità.
Una nuova miniera
Nella penuria di fonti di cui tanto spesso gli antichisti si lamentano, il settore dell’amministrazione, in realtà, offre notizie anche per i periodi più risalenti, poiché la necessità pratica del rendiconto dei beni pubblici o della regolamentazione dei procedimenti amministrativi tramite l’operazione del prendere nota per iscritto, rappresenta un’esigenza fondamentale che neppure una tradizione del sapere di carattere prevalentemente mnemonico può sostituire.
In questo contesto, le sfaccettature e i punti di vista in cui può essere studiato tale fenomeno sono innumerevoli e sottoposti a mutazione anche in relazione al dipanarsi delle vicende storiche e al farsi sempre più complesse delle macchine burocratiche: la riflessione linguistica e quella giuridica affrontano tali problemi in prospettive che si possono coordinare e completare vicendevolmente, essendo entrambe indispensabili per la comprensione dei testi di riferimento.
Approccio e contributi
La presente raccolta di contributi, lungi ovviamente da ogni pretesa di completezza, vuole presentare alcuni argomenti dibattuti o inediti diversi tra loro a livello diacronico (a partire dall’Età del Bronzo, fino alle ultime propaggini dell’Antichità), ma uniti dal fil rouge tematico della centralità del ruolo dell’amministrazione o delle amministrazioni, anche nelle difficoltà che il loro stesso sorgere produsse. Non è, tuttavia, solamente il soggetto a essere comune, quanto, ancor più, il metodo impiegato dagli autori, che è per tutti quello dell’analisi testuale e dell’esegesi delle fonti: il punto di partenza è sempre il testo pervenuto dall’antichità, sia esso più strettamente amministrativo, finanziario o giuridico, oppure privatistico con la partecipazione di soggetti appartenenti alla pubblica amministrazione.
I contributi sono stati suddivisi in tre parti, corrispondenti alle tre macro-epoche dell’Età del Bronzo, dell’Età Classica (storicamente intesa) e del Tardo-Antico: all’interno di questi grandi periodi, alcuni momenti e alcuni temi sono stati considerati particolarmente critici e significativi e, per tale motivo, scelti per venire a creare quel quadro d’insieme che non vogliamo (e non possiamo) in alcun modo pensare come esaustivo, quanto piuttosto come un insieme di temi considerati dagli autori rilevanti, o semplicemente degni di interesse.
Consumi, amministratori, funzionari
L’oggetto dell’attenzione muta da contributo a contributo: si va dal lessico dei beni di consumo al ruolo degli amministratori pubblici nella gestione della cosa pubblica e nei rapporti con i privati, alla rilevanza dei funzionari nella gestione dei momenti di crisi politica e/o militare, alla necessità di una formazione giuridica e culturale dell’amministratore stesso: il fenomeno amministrativo, nella molteplicità dei suoi aspetti, è presentato come chiave di lettura di società ancora poco note (negli scritti di Facchetti, Negri e Notti); con attenzione al rapporto con istituti privatistici come quelli successori (Biavaschi, Signorini) o contrattualistici (Pulitanò); in relazione a eventi storici di grande rilievo come la sconfitta dei Romani ad Adrianopoli del 378 d.C. (Spina), oppure come il di poco successivo ingresso dei Goti in qualità di foederati nell’impero romano (Biavaschi), o, infine, come l’allontanamento dei Bizantini dalla Penisola Iberica a causa della definitiva egemonia visigotica in quelle terre (Biavaschi).
Fonti e ricostruzioni
Spesso gli articoli propongono in primo luogo spunti di lavoro per i punti critici analizzati: i testi in oggetto sono, infatti, come usualmente accade per le lingue frammentarie, ma anche per le fonti classiche, molte volte interlocutori, se non enigmatici, le notizie prosopografiche degli amministratori vaghe e incomplete, le stesse leggi o i frammenti del Digesto ambigui, il pensiero dei letterati talora inseguito tra le righe: gli autori, allora, basandosi su un’analisi severa delle fonti, propongono ipotesi di lavoro e ricostruzioni parziali.
La speranza è quindi che si apra un dibattito, che gli argomenti discussi, il più delle volte del tutto inediti, altre volte misconosciuti dalla linguistica o dal diritto, infine spesso solamente dimenticati o negletti dalle scienze dell’antichità, trovino seguito e attenzione, anche grazie all’approccio interdisciplinare e trasversale qui frequentemente proposto.
Ne risulta un collage articolato e complesso in cui aspetti diversi, eppure spesso convergenti, legati all’amministrazione dello Stato nell’Antichità, si intersecano e a volte tornano alla luce in epoche tra loro anche lontane, trovando soluzioni adatte alla società e alla realtà politica dei vari tempi.
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Questioni Amministrative del Mediterraneo Antico
Ed. Arcipelago, Milano
a cura di P. Biavaschi
(pp. 266, 16 euro) 

Università Insubria, circa 2 milioni di euro a progetto di bio-sicurezza

Il suo centro di studi Icis ha vinto un bando europeo

Nuovo prestigioso successo dell'Università dell'Insubria di Varese-Como. Il suo centro di studi Insubria Center on International Security (Icis) ha vinto un progetto europeo finanziato con 1.920.000 euro dallo United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute (Unicri).
Il progetto, intitolato “Knowledge development and transfer of best practice on bio-safety/bio-security/bio-risk management”, vuole promuovere lo sviluppo sostenibile della conoscenza su temi di bio-sicurezza e gestione del rischio biologico. Saranno coinvolte quattro aree geografiche: il Sud Est Asia, il Sud Est Europa, il Nord Africa e la Costa Atlantica Africana, oltre a un numero notevole di partner provenienti da diverse aree del mondo.
L’Icis è stato istituito nel 2007 ed è specializzato in ricerca, analisi e alta formazione sui temi della cooperazione e sicurezza globale e, in particolare, della non-proliferazione nucleare-biologica-chimica-radiologica. Dal 2009, grazie a un personale qualificato e multidisciplinare, ha vinto bandi finanziati da Commissione Europea, Ministero degli Affari Esteri e Nazioni Unite. In tutto, circa 4,5 milioni di euro. Tra gli altri figurano un programma di riqualificazione di scienziati iracheni per lo smantellamento degli impianti nucleari e il progetto “Libano” sulla gestione sostenibile delle risorse idriche nazionali.

Varese, prima doppia laurea all'Università dell'Insubria

Titolo italiano e tedesco a una studentessa italiana, una albanese e uno studente tedesco

L’albanese Griselda Cuka, residente ad Arcisate, l’italiana Jasmine Bentivegna di Bollate e il tedesco Moritz Zöllner sono i primi studenti dell’Università dell’Insubria con doppia laurea. Hanno partecipato al programma di Double Degree e così hanno ottenuto la laurea magistrale in Global Entrepreneurship, Economics and Management dell’Università dell’Insubria e, contemporaneamente, il titolo Master of Science in Economics rilasciato dall’Università Friedrich-Schiller di Jena.
VIDEOCONFERENZA TRA VARESE E JENA
A Varese, il 3 novembre, al Collegio Carlo Cattaneo e nell’Università tedesca si è svolta una sessione di laurea fuori dall’ordinario. La seduta era collegata in una videoconferenza internazionale tra gli atenei di Varese e di Jena.
La commissione - presieduta dal direttore del Dipartimento, Matteo Rocca - era mista: composta da cinque professori italiani e altrettanti tedeschi. La discussione è avvenuta in lingua inglese. Altra particolarità, la presenza di due relatori per ciascuno dei laureandi: i professori Elena Maggi (Uninsubria) e Cantner Uwe (Jena) per Jasmine Bentivegna, i professori Raffaello Seri (Insubria) e ancora Cantner Uwe per Griselda Cuka, infine i professori Michael Fritsch (Jena) e Francesco Figari (italiano) per Moritz Zöllner.
INGLESE E TIROCINIO ESTERO
Il corso di laurea magistrale in Global Entrepreneurship, Economics and management (GEEM) è articolato in due curricula (International Business and Entrepreneurship e Economics of Innovation), presieduti rispettivamente dai professori Alberto Onetti e Elena Maggi, ed è condotto integralmente in lingua inglese.
Gli studenti hanno la possibilità di svolgere qualificati periodi di studio e di tirocinio all’estero grazie ad accordi stretti con altre università straniere, oltre che con l’Università Friedrich-Schiller-Universität di Jena, anche con l’Indian Institute of Foreign Trade di Dehli (India) e con l’Università di Hohenhein (Stoccarda, Germania).
VANTAGGI
«Le nostre studentesse – spiega la professoressa Maggi - dopo aver trascorso un anno di studio nell’Università tedesca, seguendo i corsi e sostenendo gli esami, e dopo aver discusso la tesi, hanno acquisito il doppio titolo: la laurea magistrale Global Entrepreneurship, Economics and Management fornita dall’Università dell’Insubria e, contemporaneamente, il Master of Science in Economics rilasciato dall’Università di Jena. Stessa procedura per gli studenti stranieri che trascorrono un anno da noi, seguendo lezioni e dando esami in inglese, per ottenere il doppio titolo».
Buona conoscenza di lingua inglese, di tematiche economiche e di management internazionale e il doppio titolo possono ampliare le opportunità occupazionali. «Rendono - rileva Maggi - il profilo appetibile per organizzazioni economiche, private e pubbliche, operanti a livello nazionale ed internazionale».
Nelle foto: la discussione dello studente tedesco, Moritz Zöllner, in videoconferenza a Varese e le due neodottoresse insieme alla commissione di laurea.  

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