Edizione n.15 di mercoledì 15 maggio 2019

Teatro Sociale

Rsi, originale radiofonico per i 170 anni del Teatro Sociale di Bellinzona

Centosettant’anni dall’inaugurazione (26 dicembre 1847) e venti dalla riapertura (17 ottobre 1997). Dietro queste date si sviluppa la storia del Sociale di Bellinzona, unico teatro neoclassico all’italiana in Svizzera, integro nella struttura e ancora splendido. Per festeggiare la doppia ricorrenza Rete Due RSI  ha messo in onda da lunedì 9 a venerdì 13 ottobre (ore 13.30) lo sceneggiato “Piccola storia di un grande amore”, originale radiofonico scritto e diretto da Ferruccio Cainero e Franco Di Leo e prodotto da Francesca Giorzi.
Con lo stile ironico e leggero che li contraddistingue, i due autori sono andati alla ricerca delle più significative vicende del teatro tratteggiandone in cinque momenti la storia e recuperando atmosfere del passato in cui si riconfermano il fascino del monumentale edificio e il suo valore culturale e storico.

Montegrino e i suoi figli nel dramma di Caporetto

Al Teatro Sociale sabato 7 ottobre un nuovo episodio della commemorazione dei caduti della Grande Guerra – Terza puntata di un progetto pluriennale

«Restituire un volto ai giovani di Montegrino e di Bosco che in quel conflitto persero la vita». Questo l’obiettivo di un progetto ideato da Vittorio Larocca, cultore di storia della Grande Guerra sul fronte lombardo, e avviato due anni fa con il sostegno del Gruppo Associazione Nazionale Alpini di Bosco-Montegrino e dell’Associazione culturale Amici di Giovanni Carnovali con il patrocinio dell’amministrazione comunale.
Un nuovo appuntamento è riproposto per sabato 7 ottobre (ore 21) al Teatro Sociale di Montegrino. Spiega Larocca: «Nel 2015, in occasione del centenario dell’entrata in guerra dell’Italia, si è assistito ad un fiorire di eventi e manifestazioni legate a quella ricorrenza. Non sono però molte, crediamo, le manifestazioni strutturate per riproporsi con cadenza annuale fino ad arrivare al centenario della fine di quella sciagurata guerra».
PRECEDENTI RIEVOCAZIONI
Nel primo appuntamento dell’autunno del 2015
sono stati commemorati tre caduti scelti per la emblematicità dei fatti che li videro protagonisti: la morte inutile degli assalti sconsiderati a postazioni imprendibili; la carneficina del Carso; la (in)giustizia militare. Un quarto fu scelto in quanto decorato di medaglia al valore.
Nel 2016 il filo conduttore è stato: “La bella guerra”. Alle tragiche storie dei ragazzi caduti hanno fatto cornice citazioni, poesie e testimonianze di chi allora sostenne convintamente l’entrata in guerra dell’Italia.
CENTENARIO DI UNA DISFATTA
Il prossimo 7 ottobre nel Teatro Comunale
di Montegrino andrà in scena il terzo episodio. «La ricorrenza del centenario della drammatica rotta di Caporetto dell’ottobre 1917 – precisa Larocca - ci ha spinti a proporre, come filo conduttore, il tema dei pazienti, umili ma tenaci soldati, che, pure denigrati e colpevolizzati per non aver saputo resistere alla furia avversaria, seppero invece mostrare, resistendo disperatamente sul Piave, tutto il loro valore».
Ricerche storiche e d’archivio ricorderanno i ragazzi caduti nel 1917 attraverso le loro vicende sia di vita civile, prima dell’avvio al fronte, sia di vita militare e contesto tattico nel quale operarono i rispettivi reparti d’appartenenza, analizzando in particolare le azioni nelle quali hanno trovato la morte. «Come nelle precedenti occasioni – conclude Larocca - si cercherà di creare il giusto pathos ricorrendo a scene teatrali, immagini del passato e filmati, il tutto accompagnato da una interessante mostra di fotografie e documenti dell’epoca, con il rinnovato impegno a proporre un evento storicamente ineccepibile ed emotivamente coinvolgente». 

Luino e Colonia in cori

Luino e Colonia in cori sul palco del Teatro Sociale sabato 14 ottobre 2017. Protagonisti del concerto il Coro Città di Luino e il Polizeichor Köln (Coro della Polizia di Colonia). Ingresso libero.

Olmi a Luino, il candore della coscienza libera

Ermanno Olmi intervistato da mons. Viganò

Il Premio Chiara Festival del Racconto ha tanti meriti. Per esempio, capace di cernita e unificazione, è riuscito in venticinque anni di lavoro a sgrossare tanti piccoli particolarismi - un po' la costante di questi nostri posti - che magari ad occhio estraneo possono apparire quel folclore che conferisce caratteristica, ma che al contempo pecca di troppa territorialità e di provincialismo. Il Premio Chiara – anche se questo non era il suo compito – andando per la sua strada, con competenza e una precisa idea dei mondi letterari & loro variabili, si è trasformato in una lezione di approccio e dimensione e ha determinato alla fine qualche cambiamento sostanziale del fare cultura in provincia di Varese. Insomma, una bella crescita generale.
Domenica 24, invitando a Luino Ermanno Olmi, cui è stato conferito il Premio Chiara alla carriera, ha avuto un colpo d'ala. Certo già il premio è stato nel passato attribuito ad autori solidi e importanti (l'anno scorso, Villaggio; prima Claudio Magris, Raffaele La Capria, Mario Rigoni Stern, Alberto Arbasino, Andrea Camilleri, Franca Valeri...), ma Olmi ha portato con sé, in questi tempi strani e difficili, in cui rischiano di stridere anche le cose belle, anzi, ha tratto da sé, per donarlo alla gente del Teatro Sociale, il tocco della coscienza libera, il consapevole candore di chi davvero è «puro di cuore». Forse mai la sala del Sociale è stata tanto silenziosa, attenta. Rare sincere vere, senza alcuna sbavatura, senza alcun eccesso le parole di Olmi, forti a entrare nell'altro e a commuovere. Della commozione che tiene conto della ragione e che dunque conduce alle categorie dello spirito.
Bravi e capaci di dare il giusto spazio i conduttori - i giornalisti Claudia Donadoni e Mauro Gervasini - e monsignor Dario E. Viganò, che ha intervistato Olmi sapendosi mettere in secondo piano. Anche i politici che si sono – meno male alla fine e non all'inizio – succeduti sul palco per omaggiare il premiato sono riusciti ad essere succinti. E quindi, per una volta, si è potuti tornare a casa con animo lieve.
Elena Ciuti

Giornata della Memoria, Luino ha reso omaggio a due eroi della convivenza umana

Ospiti d'onore il fratello di Salvo D'Acquisto e il figlio del maresciallo Enrico Sibona

Al Teatro Sociale, martedì 18 febbraio, la celebrazione della Giornata della Memoria ha rinnovato un momento di grande riflessione tra generazioni e arricchito la convivenza civile di un ulteriore contributo di umanità.
La manifestazione, organizzata dalla commissione della Biblioteca Civica diretta dal professore Emilio Rossi, è stata supportata dalla locale stazione dei Carabinieri con il capitano Giuseppe D’Aveni e il comandante maresciallo Stefano Castellano, dalla Sezione Alpini di Luino per interessamento di Alberto Boldrini e del presidente Lorenzo Cordiglia, e dall’ANPI Luino, di cui è presidente Remo Passera, con la collaborazione di Francesca Boldrini.
La cerimonia ha avuto due ospiti d’eccezione - il fratello di Salvo D’Acquisto, Alessandro, e il figlio del maresciallo Enrico Sibona, Bruno - ed è stata introdotta da una riflessione di Rossi sulla Memoria.

CHE COS’E’ LA MEMORIA?
«La Memoria - ha detto Rossi - è il filo di Arianna che ci tiriamo dietro lungo la nostra controversa storia, che ci permette di tornare indietro e ritrovare il bivio dove abbiamo sbagliato e che ci condurrà, insieme ed uniti, all’uscita del labirinto verso un’umanità migliore.
«LA MEMORIA è una sfida, anche se talvolta fa male ricordare; anche se preferiremmo dire che i grandi errori della Storia non sono mai esistiti, costruendoci un’altra ipotetica umanità che è sempre stata buona. Una realtà che ha l’unico difetto di non essere mai esistita. Infatti il ricordo di ciò che è stato, seppur pesante e tremendo, ci stimola ad essere migliori, il ricordo degli errori è un ottimo monito a non ripeterli, soprattutto se hanno portato a orrori inimmaginabili come i genocidi.
«Quest’anno in occasione del Giorno della Memoria ricorderemo il bicentenario della nascita dell’Arma dei Carabinieri ed il contributo da essa fornito nella difesa dei cittadini inermi e nel perseguimento della giustizia, ispirandosi a valori quali l’onestà, l’impegno sociale e civile, il senso del dovere, la disciplina e la tenacia».

TESTIMONIANZE DEI FAMILIARI DI DUE EROI
Rossi ha quindi ricordato la figura del giovane vicebrigadiere dei Carabinieri SALVO D’ACQUISTO, che, nel settembre 1943, si sacrificò per salvare 22 ostaggi scelti a caso tra la popolazione di Torrimpietra per rappresaglia di un presunto attentato contro i tedeschi. Ha ricordato anche la figura di ENRICO SIBONA, comandante della stazione dei Carabinieri di Maccagno dal 1939 al 1946. Il sottufficiale, durante la sua permanenza in paese, si adoperò per salvare la vita ad alcuni ebrei dalla persecuzione nazifascista e, tra loro, a Guido Lopez e Bianca Lopez Nunes.

Dopo il saluto del sindaco di Luino Andrea Pellicini, il colonnello Alessandro De Angelis, comandante provinciale dei Carabinieri, ha introdotto alla proiezione dell’epilogo del film "Salvo D’Acquisto", interpretato nel 1975 da Massimo Ranieri con la regia di Romolo Guerrieri. Al termine, è seguita un'intervista di Rossi ad Alessandro D'Acquisto.
Anche per Sibona è stato proiettato un breve documentario del 27 gennaio 2017, tratto dal conferimento della cittadinanza onoraria da parte del Comune di Maccagno, e, al termine, è seguita un'intervista di Fabio Passera al figlio di Sibona, Bruno.
Il prefetto di Varese, Giorgio Zanzi, ha consegnato le medaglie agli ex deportati o alle loro famiglie. Ercole Rastelli ha letto, di volta in volta, le motivazioni desunte dalle informazioni raccolte nel questionario inviato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e, per  i Reduci Alpini, dalle loro testimonianze registrate nel libro Quelli che son tornati..., pubblicato dalla  Sezione Alpini di Luino nel 2010.

ELENCO DEI MILITARI INTERNATI INSIGNITI VIVENTI:
ABBIATI CARLO, Arcisate;
COCLITE Orazio, Masciago Primo;
GALLI Renzo, Cunardo.

ELENCO DEI MILITARI INTERNATI INSIGNITI ALLA MEMORIA E RESIDENZA FAMILIARI:
AGNETTI Giovanni (figlio; Porto Valtravaglia);
CALORI Luigi Piero (coniuge; Duno);
DAMIA Giuseppe (nipote; Rancio Valcuvia);
FAVERI Mario (figlia; Viggiù);
FERRARI Giuseppe (figlia; Mesenzana);
FERRARI Mario (nipote, Mesenzana);
GENTILINI Ignazio (figlia; Porto Valtravaglia);
MERONI Luigi (coniuge; Cunardo);
PAVESI Silverio (figlia; Luino);
RIZZARDINI Bruno (coniuge; Dumenza);
VALLEGIOLI Francesco (moglie; Brezzo di Bedero). 

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