Edizione n.35 di mercoledì 10 ottobre 2018

Comuni

Gioco d'azzardo, ogni anno nel Varesotto in fumo un miliardo

Nel contrasto alle ludopatie «esemplare» il regolamento unico per 24 Comuni adottato dal Piano di Zona di Luino

Nel 2017 solo nei 139 Comuni del Varesotto sono stati spesi un miliardo e 152 milioni di euro, un cifra in linea con quella del 2016. «Per dare un ordine di grandezza è un dato pari al fatturato annuo del gruppo Versace nel mercato mondiale della moda».
Così Paolo Bertocchi, capogruppo dei "Civici e Democratici" a Villa Recalcati, ha commentato le cifre dettagliate sul gioco d'azzardo legale nel nostro territorio ottenute anche quest'anno dall'Agenzia dei Monopoli. «Le voci più rilevanti – ha aggiunto - sono quelle relative alle slot machine e Vlt presenti nei bar e nelle sale gioco seguite dalle scommesse sportive e dai "gratta e vinci". A questi numeri impressionanti bisogna poi aggiungere tutto il gioco online, che è in grande aumento ma difficilmente tracciabile».
I contraccolpi economici, familiari e sociali delle ludopatie sono sempre più estesi e devastanti. Sempre più spesso i sindaci sono costretti a scendere in campo in prima linea per provare a difendere le proprie comunità. «L'Ats Insubria – ha ricordato Bertocchi - ha, martedì 2 ottobre, ricevuto un milione di euro dal fondo nazionale contro le ludopatie istituito dal Governo Gentiloni che saranno messi a bando per progetti di enti locali e Terzo settore per il contrasto e la prevenzione del gioco d'azzardo patologico».
Su un simile scenario ogni giorno più preoccupante spicca l'iniziativa messa in campo dal Piano di Zona di Luino con un apposito regolamento unico per 24 Comuni. Per Bertocchi, quel regolamento «deve essere portato come esempio», perché «per la prima volta un intero territorio, senza differenza di colore politico, ha preso coscienza del problema e della sua gravità».
Per Bertocchi, «la dialettica muscolare con le associazioni di categoria è fisiologica quando si parla di fenomeni di queste dimensione. Sono convinto che dopo un primo periodo di sperimentazione del regolamento e delle ordinanze sindacali anche gli operatori economici del settore verificheranno con i Comuni gli effetti e insieme si costruiranno misure ancora più efficaci. Non è una guerra tra Comuni e gestori, la battaglia che non può che essere comune è per la salute dei cittadini». 

Maccagno, nato il nuovo Comune "Maccagno con Pino e Veddasca”

La sede del municipio

Martedì 21 gennaio è un giorno destinato a segnare la storia di una fascia dell'alto Varesotto. Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato all’unanimità la nascita del comune di “Maccagno con Pino e Veddasca”, sancendo contemporaneamente la scomparsa di Maccagno, Pino Lago Maggiore e Veddasca.
Il processo di fusione, sottoposto a referendum il 1° dicembre 2013, ha così concluso il proprio iter e ora si aspetta solo la pubblicazione della legge sul Bollettino ufficiale della Regione. Il giorno dopo, la legge sarà in vigore a tutti gli effetti e il prefetto di Varese invierà un commissario che traghetterà il nuovo ente fino alle elezioni del 25 maggio prossimo.
Il comune di Maccagno con Pino e Veddasca, con i suoi 40,6 chilometri quadrati di superficie, sarà il secondo per estensione di tutta la provincia di Varese, dietro soltanto al capoluogo. Con due confini di Stato con la Svizzera (a Zenna e Indemini) sarà contermine al comune ticinese del Gambarogno, anch’esso frutto di un analogo processo nel 2010, che ha visto fondersi ben nove centri. 
Il nuovo comune dell’alto Varesotto, solo nel 1927, teneva insieme ben dieci diversi enti locali autonomi. Cinque formavano quello che sarebbe diventata Maccagno (Maccagno inferiore, Maccagno superiore, Garabiolo, Campagnano e Musignano), quattro diventarono comune di Veddasca (Cadero con Graglio, Armio, Lozzo e Biegno), mentre Pino Lago Maggiore fu sempre un’unica entità. Allora a procedere alla semplificazione ci pensò il regime fascista con un’imposizione dall’alto, oggi invece si è trattato di un processo democratico voluto direttamente dai cittadini. (Altre di Maccagno cliccando Sezione Valli Monti Laghi).

Fusioni tra comuni, in Lombardia referendum day

In Lombardia, presumibilmente tra fine novembre e i primi di dicembre, saranno nella stessa giornata celebrate le consultazioni popolari sulle fusioni dei piccoli comuni. L'11 giugno il Consiglio regionale ha approvato, a larghissima maggioranza, una risoluzione proposta dalla Commissione sul riordino delle autonomie. La Regione non ha alcun potere di sollecitare e imporre le procedura di unione ma – questa è l’intenzione del documento- dovrà agevolare le scelte decise e volute dai territori, «sostenendo un processo che parta dal basso e non calato dall’alto».
Al momento, al referendum day potrebbero essere interessati 62 piccoli comuni (quelli sotto 5.000 abitanti e quelli di montagna con meno di 3.000) che hanno avanzato 20 progetti di fusione pari a 130 mila cittadini coinvolti.
Per l’assessore Massimo Garavaglia, «i Comuni che decideranno di fondersi dovranno dimostrare di avere anche un progetto condiviso e non solo difficoltà economiche. Obiettivo resta sempre quello di garantire la migliore offerta di servizi ai cittadini».
«E’ uno strumento di tutela soprattutto per i Comuni sotto i 3000 abitanti e che garantisce il massimo coinvolgimento delle popolazioni interessate» ha sottolineato Carolina Toia (LN). «La risoluzione», ha detto Giuseppe Villani (PD), «favorisce e facilita decisioni che nascono dal basso. Riunire in un unico giorno i referendum serve soprattutto a dare garanzie affinché i Comuni siano pronti entro la prossima tornata elettorale».
Via libera anche a un ordine del giorno del Movimento Cinque stelle che invita la giunta, tra le altre cose, a fissare linee guida per supportare i Comuni «che manifestino l’intenzione di fondersi». 

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