Edizione n.14 di mercoledì 22 aprile 2026

Cronaca di Luino

Davide Rota, i posti dell'anima

Morto a Caldé lo scrittore e attore - Da lunedì 27 riposa al cimitero di Luino
Davide Rota

"Palla avvelenata Qualcosa mi suggerisce che, visto i tempi duri che ci aspettano (inutile negarlo, presto ci ritroveremo in una sorta di mondo rovesciato, dove la tigre asiatica la farà da padrone), dovremo rimettere mano alle nostre private aspirazioni, per ritrovare il sapore della condivisione, dell’aiuto reciproco, rinunciando a quelli che sembravano privilegi assodati e irrinunciabili. Inutile e superfluo accanirsi infatti per salvare un modello di sviluppo insostenibile, che ci ha visto, per secoli, dominanti, ma affetti da una positivistica miopia. Un nuovo paradigma ci aspetta, forse una sorta di fermo immagine sulle nostre aspirazioni postmoderne e tecnologiche, che presto diventeranno archeologia, o un sogno infranto, una meteora, uno specchio che si frantuma di fronte alla crudezza della vita reale, che reclama di grondare di nuovo di semplice e condivisa umanità. Se avvertite uno strano disagio in ciò che fate, se la vostra vita pare perdere senso, le abitudini in qualche modo svuotarsi delle ultime tracce di piacevolezza, vuol dire che ormai ci siamo. La festa è finita, la sbornia è tramontata. Siamo giunti allo sfaldamento di tutti gli idealismi e dei plurimi modelli ormai consunti, quella gran frittata di paradigmi e credenze che abbiamo esportato in tutto il pianeta, colonizzandolo con i nostri princìpi, le nostre armi, le nostre imprese, il nostro credo. E ora tutto ciò ci sta tornando indietro, come uno Tsunami inarrestabile, dal nuovo grande Oriente, come una palla avvelenata (metafora della nostra devastata Terra), una sfera spettrale che riflette e ci ributta addosso tutte le nostre illusioni teoretiche e i nostri antichi mali coloniali. Dovremo rassegnarci alle vacche magre, magari al latte di capra che 80 anni fa sfamava l’intera famiglia di mio nonno. Corsi e ricorsi storici, così diceva molti secoli fa l’illuminato e profetico Vico. Urge quindi un ritorno, una retromarcia, ma non attraverso una visione bucolica, trasognata e superficiale, ma nel senso del rispetto consapevole e d’una saggezza e umiltà riconquistate, tornando al valore e allo spessore dei tempi in cui le persone si leggevano l’un l’altro la sofferenza e la dignità nel pensiero e la gente mangiava con gli occhi una fetta di pane nero dopo averci strofinato sopra una cipolla. Cogliamo questa profonda e inquietante crisi del benessere come un’opportunità, non serve necessariamente essere pasciuti e sazi per provare gioia, l’India, pensate, è il Paese dove le persone sorridono di più, nonostante la fame e la disperazione, e la Svezia, democrazia avanzata, la nazione dove avvengono più suicidi. Molti di noi rassegnati e delusi, si sono chiusi nelle proprie solitudini o in ristrette e consolatorie cornici familiari, ma quel tempo forse è finito, per autoestinzione di un’illusione di autarchia. Un proverbio africano recita: se vuoi andare veloce vai da solo, ma se vuoi andare lontano, vai insieme a qualcun altro. Un buon consiglio per ricominciare a vivere, partendo da un’umile, disincantata e fertile autenticità partecipativa".

Così scriveva nel dicembre 2009 Davide Rota in un articolo per Il Corriere del Verbano intitolato Palla avvelenata. Tra i molti che sono comparsi sulle nostre pagine ben rappresenta l'adesione costante alla contemporaneità di questo autore indipendente, libero, che in prima persona cercava/provava vie di miglioramento e di crescita. Un personaggio anomalo nel mondo dello spettacolo di oggi Davide Rota, proprio perchè autonomo e non riconducibile a schemi e perchè “lo spettacolo” era una parte tra le tante opportunità che la vita gli aveva fornito.
Nato a Luino il 21 febbraio 1959 aveva respirato/introitato aria di teatro, indagine artistica, creatività fin da subito. Non diversamente poteva essere avendo per cugino Dario Fo. Giovanissimo, al teatro di Fo e Franca Rame Davide era approdato come attore dopo aver frequentato la Civica Scuola di Arte Drammatica del Piccolo Teatro di Milano e essersi laureato al DAMS di Bologna in Scienze della comunicazione. Il suo cammino fatto di studio, musica e progetti era proseguito e si era arricchito ampliandosi al cabaret, alla scrittura, al giornalismo. E se a farlo conoscere al grande pubblico è stato un libro umoristico, il divertentissimo Curs de lumbard per terùn (Mondadori), altre opere a sfondo satirico, sociologico, antropologico e di costume sono seguite negli anni per più editori: ancora Mondadori, poi il Saggiatore, Nuovi Mondi, Zona. Dietro la giocosità, il ritmo, la soluzione linguistica brillante e attraente, mai idee banali, ma sguardo acuto, a volte acuminato come si è letto in No money, no cry. Risate contro la nuova casta, Se il pianeta si ribella. Come salvare la Terra dall'apocalisse ecologica, Il mio angelo custode si è suicidato (con Jacopo Fo) , Startresh, USA & Jetta, D'uomo sapiens ...
Libri dunque, e numerose iniziative legate ai luoghi che Davide prediligeva e amava – la terra natale, ma non solo -, esperienze alla Libera Università di Alcatraz con il cugino Jacopo, la realizzazione del giornale di satira L'Eco della Carogna con Angese... L'approdo al giornalismo è venuto naturalmente, con collaborazioni con Il Corriere del Verbano, le pagine culturali di Prealpina e il supplemento eXtra del Corriere del Ticino mentre proseguiva una incessante rete di progetti e idee che non disdegnavano di affiancare chi chiedesse una mano nei mondi d'arte e certezza di competenza professionale.
Una enorme vulcanicità, eppure la salute non era perfetta. Giovedì 23 ottobre, Davide Rota è morto nella sua abitazione di Caldè, paese sul lago che agli amici raccontava ideale per creare, pensare, un posto dell'anima dove vivere a lungo. Ai consueti appuntamenti con i suoi affetti non ha risposto quel giorno e, accorsi, i familiari lo hanno trovato esanime, accanto a vegliarlo il fedele cagnone.
Lunedì 27 i funerali a Luino, nella chiesa di San Pietro in Campagna prima e nell'adiacente cimitero poi, hanno raccolto insieme alla famiglia amici, colleghi e chi ha condiviso con Davide Rota l'idea che la parola e la comunicazione sono il percorso giusto verso la possibilità di soluzioni. 

Palazzo Verbania, finalmente passa dal Demanio al Comune

A Milano il 20 ottobre firmato l’accordo necessario per l’avvio della ristrutturazione
Albergo Verbania
accordo Verbania

È fatta. A Milano, lunedì 20 ottobre, è stato firmato l’accordo per la valorizzazione di Palazzo Verbania. Giunge in porto così il passaggio concreto di proprietà (quello formale rimane statale), avviato nel 2011 e in realtà tentato molto prima ma senza successo, non per inerzia locale bensì per i continui capovolgimenti governativi e normativi romani.
Alla firma del documento hanno partecipato, per Luino, il dirigente del Settore sviluppo sostenibile e promozione del territorio Stefano Introini alla presenza dell’assessore al patrimonio Dario Sgarbi; per l’Agenzia del Demanio, il direttore regionale Luca Michele Terzaghi alla presenza del nuovo direttore generale Roberto Reggi (Sottosegretario di stato e già sindaco di Piacenza dal 2002 al 2012); per il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, il direttore regionale Caterina Bon Valsassina. «Il 20 ottobre 2014 resterà una data importante della storia luinese» è stato il soddisfatto commento del sindaco Andrea Pellicini.

In base all’accordo, Comune e Agenzia del Demanio si impegnano a valorizzare e a razionalizzare l’immobile di proprietà statale con lo scopo di incentivare lo sviluppo sociale e economico del territorio. Il progetto culturale comporta un investimento di circa 1.800.000 euro (finanziato dalla Fondazione Cariplo per un milione) e prevede il mantenimento della funzione espositiva e convegnistica e, soprattutto, l’inserimento degli archivi di Piero Chiara e di Vittorio Sereni, attualmente alloggiati nella Villa Hussy di piazza Risorgimento.
La sistemazione, lo scorso 9 settembre, è stata illustrata dall’architetto Patrizia Buzzi di Varese alla commissione comunale per il territorio. L’appalto sarà suddiviso in tre lotti funzionali: 1) anno 2014, euro 750.000 (rifacimento del manto di copertura e delle relative strutture e restauro conservativo delle facciate); 2) anno 2015, euro 800.000 (vera e propria ristrutturazione degli ambienti e spazi interni all’edificio con la realizzazione di nuovi impianti tecnologici e adeguamento dell’accessibilità per disabili); 3) anno 2016, euro 250.000 (allestimento degli arredi interni).
Nelle due foto: Palazzo Verbania (1943) e firma dell’accordo del 20 ottobre 2014 a Milano.

Lungolago naturalista a Luino

«Un giardino spondale ispirato al grande paesaggista olandese Oudolf»
piante lungolago

A Padova, lo scorso 11 settembre, la riqualificazione del lungolago luinese tra Palazzo Verbania e imbarcadero ha ottenuto il premio de “Il Verde Editoriale" alla quindicesima edizione del premio "La Città per il Verde”. A ritirare il riconoscimento c’era l’assessora al territorio, verde pubblico e arredo urbano Alessandra Miglio, che illustra per i lettori de ilcorrieredelverbano.it  la valenza naturalista del progetto.
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Il giardino spondale si ispira all'opera del grande maestro paesaggista olandese Piet Oudolf, che per definire il suo inconfondibile stile si è rifatto direttamente a madre natura, ai suoi prati e praterie.
Le essenze scelte vogliono appunto proporre una spontaneità di cui abbiamo nostalgia. Le graminacee si mischiano a piante perenni, che produrranno fiori per molti anni. La lonicera deve invece dare struttura.  Nel tempo i cespugli verranno scolpiti dai giardinieri, ottenendo un serpentone di onde. Questa siepe sarà importante in inverno,  quando le piante erbacee scompariranno per tutta la stagione fredda, per poi rinascere a primavera con tessiture e colori diversi ogni settimana e la sua linea verde sarà ancora presente.
Se la stagione lo permetterà, alcune erbe secche saranno lasciate sul posto, tagliandole solo in primavera. Questo tipo di manutenzione valorizza la forma architettonica degli steli e dei semi, che restano ormai privi di colore ma hanno comunque un effetto estetico particolare.
Oltre alle gaure, che sono quei fiorellini rosa su steli alti 80 centimetri, ci sono delle kniphofie, fiori arancioni un po'... giurassici, foglie a nastro sempreverdi. In questo momento sono fioriti gli astri settembrini, e l'Erigeron karviskianus, che è sempre della famiglia delle asteracee, ma molto più basso, stupendo anche quando cresce sui muri della città, margheritine instancabili nelle sfumature del bianco e del rosa.
La bellezza di questa composizione deriva più dall'emozione che induce che da una perfezione estetica, e questo rende difficile la manutenzione, poiché chi mette mano all'aiuola deve essere dotato della sensibilità necessaria, per togliere quello che si sviluppa in eccesso e riempire dove le piante si sviluppano meno.
Per esempio quest'estate la Eragrostis (quell'erba che sembra un'altissima gramigna) si è sviluppata troppo, va sfoltita e ripiantata in parte verso il Verbania, dove il vento dà più filo da torcere alla crescita dei fiori.
A me piace anche l'Echinacea, che produce fiori rosa o bianchi simili a delle robustissime margherite con petali ricadenti, nota anche per le sue qualità farmacologiche, protettiva dai malanni dell'inverno. Simpatica la Stipa tenuissima, un'erba luminosa bellissima anche in inverno, con steli flessuosi e ordinata nel portamento, più bassa delle altre graminacee e meno invadente, la mia preferita, anche se la generosità del Pennisetum alopecuroides con i suoi pennacchi simili a dei pennelli è pari solo alla bellezza dei riflessi che produce al tramonto.
Qualcuno sta chiedendo all'amministrazione di posizionare dei cartellini con la nomenclatura delle essenze. Potrebbe essere un'idea. O forse un cartello con foto e nomi posizionato vicino ad un ingresso della passeggiata sarebbe meno invasivo.
Alessandra Miglio
Assessore al Territorio, verde pubblico e arredo urbano

Eccidio della Gera, la ferocia nazifascista contro 12 paladini della libertà

A Voldomino di Luino, settant’anni fa, la cascina della famiglia Garibaldi fu il centro della Resistenza dopo la battaglia del San Martino

Sono passati 70 anni da quel tragico 7 ottobre 1944, quando vennero catturati e barbaramente uccisi dodici partigiani della Formazione Lazzarini, che avevano stabilito il loro quartier generale in località Gera di Voldomino. E’ anche grazie al loro sacrificio che oggi possiamo godere di una riconquistata libertà.
RETE “BACCIAGALUPPI”
Voldomino, dopo la disfatta del S. Martino, divenne il centro della Resistenza nella nostra zona, soprattutto per merito della rete “Bacciagaluppi”, mediante la quale furono fatti espatriare, come sostiene lo storico Roger Absalon, circa 1843 prigionieri alleati. Franco Giannantoni, nel libro Varese come frontiera di libertà. Il salvataggio dei prigionieri di Mussolini dopo l’8 settembre 1943 e la “rete Bacciagaluppi”, sostiene che, nel periodo ottobre 1943–aprile 1945, circa 1020 prigionieri di guerra, di cui 754 britannici, 151 slavi e altri 115 prigionieri alleati, siano stati aiutati nel trasferimento in Svizzera.
I dati sono ricavati da formulari che venivano fatti compilare ai fuggiaschi e consegnati alle guide all’atto del passaggio della frontiera. Nella “rete Bacciagaluppi” inoltre si inserirono molti ebrei che utilizzarono gli stessi percorsi e le stesse persone.
DON FOLLI E SECONDO SASSI
Fu il parroco don Piero Folli, uomo di temperamento austero ma deciso, ad istituire a Voldomino un centro di assistenza, al servizio dei perseguitati dal regime nazi-fascista. «La sua casa, la sacrestia, l’oratorio, il vecchio asilo di Santa Liberata - scriveva don Giovanni Barbareschi, stretto collaboratore del cardinale Ildefonso Schuster - sono letteralmente invasi da centinaia di persone che vengono accolte, ospitate, rifocillate, aiutate ad espatriare».
Don Folli, che fu la punta di diamante del clero della provincia di Varese, venne però arrestato nel dicembre 1943 e condotto nel carcere di S. Vittore di Milano, insieme con Secondo Sassi, un attivista del PCI, primo sindaco di Germignaga dopo la Liberazione.
IL MARTIRIO DI ELVIO CAPELLI
In questo contesto si colloca la formazione Lazzarini, nella primavera del 1944, ospite della famiglia Garibaldi nell’attigua cascina della Gera.
I sogni di questi giovani partigiani si infransero però rovinosamente contro la ferocia dei loro aguzzini che ne decretarono la morte senza appello. Ad Elvio Coppelli, trucidato alle Bettole di Varese, furono addirittura strappati gli occhi prima dell’esecuzione. Rituali di una brutalità inqualificabile.
A questi eroi le amministrazioni comunali di Luino del dopoguerra intitolarono vie, a futura memoria.
Lassù, alla Gera, vive ancora Rosetta Garibaldi Merini, che, insieme alla mamma Maria, venne incarcerata per più di 40 giorni ai Miogni di Varese per presunta complicità con la formazione Lazzarini, rischiando una non improbabile fucilazione. A lei e ai famigliari la città ha il dovere di ribadire, ad alta voce, attraverso i suoi rappresentanti istituzionali, il suo grazie.
Emilio Rossi 

Ufficio turistico, da Palazzo Serbelloni nell’ex distributore Shell

La nuova sede è stata aperta il 26 luglio e sarà inaugurata giovedì 31
ex distributore Shell

Il trasloco è cosa fatta da sabato 26 luglio e, da giovedì 31 (ore 11,30), la nuova sede dell’Ufficio turistico luinese sarà anche ufficialmente inaugurata. In via Della Vittoria il sindaco Andrea Pellicini taglierà il nastro del restaurato e ristrutturato ex distributore Shell, dove lo sportello IAT (Informazioni accoglienza turistica) svolgerà, d’ora innanzi, il servizio.
Il recupero dell’ex pompa di benzina (classe 1953), segnalato e sostenuto da Francesco Salvi, è stato curato dall'architetto Cristina Lucchina di Varese. La spesa (160mila euro) è stata finanziata dal Gruppo Azione Locale della comunità montana Valli del Verbano (133mila euro) e dal Comune di Luino (27mila euro).
«Il nuovo ufficio turistico» - ha commentato Pellicini – «costituisce un ulteriore esempio di opera pubblica elegante in vetro, nello stile che siamo riusciti a dare a Luino in questi ultimi anni e che viene apprezzato da cittadini e turisti. Sono centinaia, ad esempio, le persone che nell’ultimo mese mi hanno fermato per complimentarsi, non solo per il nuovo tratto di lungolago, ma per la riqualificazione generale di tutta l’area limitrofa al Palazzo Comunale».

Lago Maggiore, Giovani ricercatori crescono

Chi semina passione, raccoglie entusiasmo. Ma l'impresa - nobile sempre - raddoppia persino di caratura, se condotta in quell'orticello delle ricerche storiche poco - ahimè oggi -ammirato sotto l'italico cielo.
Il Magazzeno Storico Verbanese, frutto degli studi e dell'amore alle natie sponde dello studioso Carlo Alessandro Pisoni, partecipa nella Newsletter di febbraio ai suoi "followers" una notizia profumata per materia e per paternità.
Dieci studenti del Liceo Sereni di Luino (vedi ilcorrieredelverbano.It del 5 marzo 2014) si sono cimentati in ricerche d'archivio sotto la guida del "tutor" Pisoni. Il premio non è mancato. Le loro fatiche sono state rinfrancate, oltre al piacere della conoscenza, anche da una simpatica scoperta.

IL PROFUMO DI TABACCO…

Non è un mistero che una nobile casata come quella dei Borromeo vivesse, nel Settecento, in modo raffinato e attento ai dettami della moda. Le spese di rappresentanza, minuziosamente elencate nei libri di cassa, testimoniano di ori e gioielli, tessuti e abiti, quadri e altri oggetti d’arte, libri e carte geografiche, strumenti musicali, derrate alimentari (tra cui il cioccolato) e vini di particolare pregio, e molto altro. Non poteva mancare il tabacco; che veniva donato talvolta insieme a tabacchiere fatte confezionare appositamente presso rinomati gioiellieri milanesi. Ma il tabacco… quello sì che era una concia tutta particolare!
Perché il conte Carlo IV Borromeo Arese, a inizio Settecento, non poteva non lasciarsi tentare dal profumo degli agrumi prodotti all’Isola Madre e Isola Bella: e ordinava quindi al proprio agente isolano, Carlo Lamberti, di inviargli periodicamente a Milano alcuni di quei soavi e pregiati frutti, perché con quelli intendeva far profumare convenientemente le foglie di tabacco custodite nei depositi delle derrate di Palazzo Borromeo; cosa curiosa, il tabacco veniva probabilmente ben impacchettato nella carta prodotta a Intra dalla cartiera fatta costruire dal conte e gestita da un ramo della numerosa famiglia Pirinoli, da sempre impegnata nella produzione della carta tra Omegna e lago Maggiore; insomma, una produzione quasi completamente “self contained” (piacerebbe sospettare che pure il tabacco fosse raccolto nelle “dolci aure” isolane…) con evidenti segni di prodotto “doc” ante litteram: «Si è ricevuto la carta, e agrumi, e di questi mandatene tre, o quattro ogni settimana per mettere nel tabacco», così ordinava il conte al Lamberti.
Ma quel che ci fa doppiamente piacere, in questa segnalazione di curiosità magazzinesca, è constatare che essa giunge sul sito del MSV grazie all’impegno profuso da un gruppo di ragazzi della 3A del Liceo Scientifico “Vittorio Sereni” di Luino (in ordine alfabetico per cognome: Giulia Dellea, Marco De Vita, Federica Fontana, Cristi Gjergji, Primiano Papa, Paolo Siano, Giorgia Sica, Alessandro Sommaruga, Edoardo Stefani, Davide Terraneo) nell’ambito di un’attività progettuale della durata di alcuni giorni, che mira a illustrare agli studenti bellezze e difficoltà del lavoro d’archivio, coinvolgendoli nell’uso dei metodi moderni di ricerca e pubblicazione di dati come quelli sviluppati nel nostro sito sociale.
I primi risultati sono già disponibili nelle pagine virtuali di www.verbanensia.org, ma quel che più importa è la soddisfazione per aver fatto comprendere a qualcuno tra i nostri giovani che gli archivi non sono luoghi polverosi per vecchi studiosi di altre epoche, ma sono un punto di osservazione privilegiato sul futuro di una Nazione.
Foto, Luino: il viale del Carmine, primo semplice lungolago, in una cartolina del 1910 

Alptransit e linea Bellinzona-Luino-Gallarate, a Palazzo Lombardia raccordo tra territorio, Rfi e Governo

Una cabina di regia, presieduta dal commissario della Provincia di Varese Dario Galli, raccoglierà le richieste dei sindaci della sponda varesina da sottoporre poi a Governo e Rete Ferroviaria Italiana
Stazione Luino, interno

Finalmente! Il futuro della ferrovia Bellinzona-Luino-Gallarate non calerà più dall'alto, ma la voce del territorio arriverà fino nei palazzi romani e sul tavolo di Rete Ferroviaria Italiana. A Milano, il 13 febbraio, una delegazione di sindaci della sponda varesina del lago Maggiore ha trovato accoglienza a Palazzo Lombardia.
La Regione Lombardia farà da raccordo tra le loro proposte e segnalazioni, da una parte, e le decisioni di Governo e Rfi, dall'altra. Il governatore Roberto Maroni ha ascoltato le preoccupazioni manifestate sui progetti Alptransit e sul Corridoio europeo Genova-Rotterdam per il trasporto delle merci e ha annunciato la costituzione di una cabina di regia. Un tavolo permanente, coordinato dal commissario della Provincia di Varese Dario Galli, farà da ponte tra i comuni e i centri decisionali di Governo e Rfi sul potenziamento e adeguamento della tratta. La consigliera regionale Francesca Brianza raccoglierà le richieste del territorio e poi la Regione Lombardia tratterà le misure necessarie ai livelli superiori.
L'Alptransit avanza e i tempi si stringono. Mentre la Svizzera marcia con pieno rispetto di programmi e tempi, da parte italiana i ritardi cominciano a pesare, come testimonia il caso della bretella ferroviaria Arcisate-Stabio. Sindaci e cabina di regia hanno perciò deciso di rivedersi a breve. 

A Luino Giorno della Memoria nel ricordo di Salvo D’acquisto e Enrico Sibona

Al Teatro Sociale saranno presenti alla celebrazione anche familiari dei due eroi

Sono passati duecento anni da quando Vittorio Emanuele I di Savoia fondò l’Arma dei Carabinieri, per fornire anche al Regno di Sardegna un corpo di polizia simile a quello francese della Gendarmerie. I Carabinieri hanno vissuto da protagonisti tutti gli eventi storici che hanno caratterizzato la vita del regno sabaudo prima e del Regno d’Italia e della Repubblica Italiana successivamente.
L’Arma, durante i molteplici mutamenti del nostro Paese, si è sempre accreditata come insostituibile presidio della pubblica e privata sicurezza. In momenti particolarmente drammatici, come durante la lotta di liberazione nazionale, ha continuato a seguire percorsi di fedeltà e di servizio alla collettività, ispirati a valori quali l’onestà, l’impegno sociale e civile, il senso del dovere, la disciplina e la tenacia, il senso di giustizia. E sarà proprio in occasione della Giornata della Memoria, in programma a Luino nella mattinata di martedì 18 febbraio nel Teatro Sociale, che verrà ricordata una pagina gloriosa della sua storia: il sacrificio del giovane vice brigadiere Salvo D’Acquisto e la vicenda del maresciallo Enrico Sibona. 

IL SACRIFICIO DI SALVO D'ACQUISTO…
Come è noto, nel settembre 1943, Salvo, pur essendo totalmente estraneo ai fatti, si autoaccusò come responsabile di un presunto attentato per il quale era stata minacciata una rappresaglia da parte dei tedeschi, contro ventidue cittadini inermi, scelti a caso tra la popolazione di Torrimpietra. Gli ostaggi, che erano stati costretti a scavarsi una fossa comune, alcuni con le pale, altri a mani nude, furono immediatamente liberati e Salvo fu barbaramente ucciso.
…e di ENRICO SIBONA
Il maresciallo Enrico Sibona fu comandante della Stazione dei Carabinieri di Maccagno dal 1939 al 1946. Durante la sua permanenza in paese, si adoperò per salvare la vita ad alcuni ebrei dalla persecuzione nazifascista e, tra loro, a Guido Lopez e Bianca Lopez Nunes.
Entrambi, giovani poco più che ventenni, erano sfollati da Milano, sulle rive del Lago Maggiore, per sottrarsi ad una ormai prevedibile cattura a seguito di un inasprimento delle leggi razziali, promulgate dal regime fin dal 1938.  Il maresciallo Sibona, obbedendo alla sua coscienza, anziché a leggi ingiuste e criminali, permise loro di mettersi in salvo. Scoperto dalle milizie fasciste, fu arrestato e deportato nei campi di concentramento in Germania e Cecoslovacchia. Lo Stato di Israele riconobbe la figura eroica di Enrico Sibona che, con provvedimento del 4 ottobre 1992, fu insignito da Yad Vashem del titolo di “Giusto tra le Nazioni”.
CELEBRAZIONE
Durante la mattinata, alla quale parteciperanno gli studenti delle scuole luinesi, saranno presenti Alessandro D’Acquisto, fratello di Salvo, i figli del maresciallo Sibona e il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Alessandro De Angelis. Al termine il prefetto di Varese, Giorgio Zanzi, affiancato dal sindaco Andrea Pellicini, consegnerà le medaglie d’onore agli ex deportati o alle loro famiglie.
La manifestazione è organizzata dal Comune di Luino con la collaborazione della locale stazione dei Carabinieri, dell’ANPI e dell’Associazione Alpini.
Emilio Rossi 

Eccidio della Gera, un testimone raccolto da insegnanti e studenti

Primato della scuola nell'educazione ai valori di libertà, solidarietà, civismo. Testimone della memoria storica affidato e accolto dalle nuove generazioni. Contributo della donna al Secondo Risorgimento italiano e alla creazione di una società egualitaria e democratica. Sono anche questi i germi nati domenica 6 ottobre dalla celebrazione dell'Eccidio della Gera del 7 ottobre 1943.
Nuvole minacciose hanno imposto il taglio del corteo e della posa di corone ai monumenti di Garibaldi e ai Caduti e lo svolgimento della commemorazione in municipio accompagnata dalla Musica Cittadina. Poi il cielo si è stabilizzato e al sacrario di Voldomino ha potuto regolarmente aver luogo la cerimonia religiosa.
In una sala consiliare incoronata da bandiere e stendardi di comuni e associazioni del territorio il vicesindaco Franco Compagnoni ha accolto sindaci, partigiani, pubblico, rappresentanze civili, militari e scolastiche. In prima fila le dirigenti del Liceo "Sereni", Maria Luisa Patrizi, e dell'Isis "Città di Luino", Lorena Cesarin insieme con sette studenti.
Compagnoni ha esaltato l'attualità del sacrificio dei martiri della Gera e il presidente della comunità montana Valli del Verbano, Marco Magrini, ha richiamato il ruolo delle istituzioni nella difesa della convivenza civile. Lorena Cesarin ha messo in luce nella tragedia della Gera il ruolo della donna nelle figure di Maria Garibaldi e della sedicenne figlia Rosetta. Gli studenti hanno intervallato l'orazione ufficiale leggendo pagine tratte dalla pubblicazione di Emilio Rossi "I Martiri della Gera-Una storia da non dimenticare".

"Semi per una nuova cultura"

Domenica 6 ottobre, nella sala del consiglio comunale di Luino si poteva cogliere un filo di empatia, trasparente, gentile, ma resistente e saldo che univa le studentesse accompagnate dalle loro dirigenti Lorena Cesarin e Maria Luisa Patrizi, al sacrario della Gera di Voldomino dove un’altra grande donna, Rosetta Garibaldi Merini, con il suo sorriso confortante, custodiva e custodisce la sua testimonianza.
Abbiamo ascoltato, ancora una volta, il racconto delle ultime ore di vita di quei ragazzi che ora chiamiamo martiri, dalla voce di ragazze e ragazzi così lontani da quei giorni disperati. Ci siamo confrontati con quel coraggio che faticosamente ci sforziamo di trovare dentro di noi.
Abbiamo ascoltato parole penetranti e commoventi, musiche coinvolgenti, visto colori di bandiere familiari. Emozioni forti ma positive e forse fruttuose.
Sono semi per una nuova cultura, sconosciuta o dimenticata, per un albero che dovrà crescere dentro di noi, nutrito principalmente dalla nostra intelligenza emotiva.
Elisabetta Donegani 

Armando Chirola, una giovinezza spezzata dalla guerra

Intitolata al tenente trucidato nel 1943 a Cefalonia la piazza del Parco a lago

(SC) Una mattinata intensa, con momenti di profonda emozione che ha coinvolto tutti i presenti, quella che a Luino si è svolta domenica 22 settembre sulla piazza in legno del Parco a Lago per intitolare questo spazio alla memoria di Armando Chirola. Il giovane tenente luinese fece parte della Divisione Acqui massacrata dai tedeschi  durante l'Eccidio di Cefalonia il 22 settembre 1943. Il suo ricordo ha radici ben profonde a Luino: ne parlò anche l'avvocato Trento Salvi nel 2001 su "Il Corriere del Verbano" in un articolo ripubblicato l'anno scorso.
Il sindaco Andrea Pellicini ha ricordato Chirola con grande affetto, pensando «ad un giovane che nutriva grandi speranze per il futuro e che amava così tanto il suo lago da descriverne la bellezza in versi. Ne è testimone la sua raccolta di poesie. Che Armando Chirola diventi esempio per i giovani: la guerra stermina intere generazioni, ammutolendole, solo la pace permette agli uomini di 'parlare', di esprimersi secondo i propri talenti».
Una celebrazione importante, con i ritmi scanditi da brani proposti dalla Musica Cittadina, dal momento religioso della benedizione dello spazio ad opera di don Marco Longoni, dalla lettura della poesia incisa sulla stele in cor-ten letta da Edoardo Maria Castelli. Alla cerimonia hanno presenziato la giunta comunale, alcuni consiglieri e dirigenti della città, le rappresentanze dei corpi d'arma e dell'associazionismo locale, l'intera famiglia Chirola, l'architetto Enrico Marforio, progettista del Parco a Lago, e Giorgio Gaspari in rappresentanza della Fondazione Cariplo.
Lo storico Carlo Alessandro Pisoni ha così celebrato un uomo dalla grande passione per la vela:
La vicenda umana di Armando Chirola, giovane caduto a Cefalonia con fierezza di uomo adulto e coraggio di militare tutto d’un pezzo, nonostante i suoi soli 23 anni d’età sarebbe forse una delle tante storie tragiche di guerra.
Ma la figura di Armando Chirola, per quanti amino il lago Maggiore e le sue dolci brume settembrine, porta con sé un’ulteriore memoria: non a tutti capita di poter cantare – come occorse al ragazzo nella propria ultima verde giovinezza - le terre in cui si è vissuto e le acque solcate in barca a vela. Ad Armando Chirola successe (vogliamo credere per tenacia ed entusiasmo tutto giovanile) di scrivere e pubblicare un libro di poesie, a proprie spese stampato a Palo Del Colle presso Bari dalla tipografia Andriola, giusto alla vigilia della partenza per il fronte greco.

Con ottimismo e scrittura lineare Chirola cantò, nel proprio “Eco della Selva”, i tramonti di Luino, i castelli di Cannero, e soprattutto le speranze per un futuro che non immaginava gli sarebbe stato brutalmente negato di lì a poco dalla storia e dagli uomini.
Oggi, a distanza di settant’anni, ricordando Cefalonia, si ricorda Armando Chirola non come giovane militare che con coraggio e statura di vero uomo non si sottrasse alla morte in guerra; piuttosto, dedicandogli un luogo di pace e serenità in riva al suo lago, in mezzo alle sue barche, si lega il ricordo di Armando Chirola, in un’Eco gentile, che per sempre risuona alla riva verbanese, nella sua Luino. 

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