Edizione n.17 di mercoledì 20 maggio 2020

Caduti della Gera

Eccidio della Gera, la ferocia nazifascista contro 12 paladini della libertà

A Voldomino di Luino, settant’anni fa, la cascina della famiglia Garibaldi fu il centro della Resistenza dopo la battaglia del San Martino

Sono passati 70 anni da quel tragico 7 ottobre 1944, quando vennero catturati e barbaramente uccisi dodici partigiani della Formazione Lazzarini, che avevano stabilito il loro quartier generale in località Gera di Voldomino. E’ anche grazie al loro sacrificio che oggi possiamo godere di una riconquistata libertà.
RETE “BACCIAGALUPPI”
Voldomino, dopo la disfatta del S. Martino, divenne il centro della Resistenza nella nostra zona, soprattutto per merito della rete “Bacciagaluppi”, mediante la quale furono fatti espatriare, come sostiene lo storico Roger Absalon, circa 1843 prigionieri alleati. Franco Giannantoni, nel libro Varese come frontiera di libertà. Il salvataggio dei prigionieri di Mussolini dopo l’8 settembre 1943 e la “rete Bacciagaluppi”, sostiene che, nel periodo ottobre 1943–aprile 1945, circa 1020 prigionieri di guerra, di cui 754 britannici, 151 slavi e altri 115 prigionieri alleati, siano stati aiutati nel trasferimento in Svizzera.
I dati sono ricavati da formulari che venivano fatti compilare ai fuggiaschi e consegnati alle guide all’atto del passaggio della frontiera. Nella “rete Bacciagaluppi” inoltre si inserirono molti ebrei che utilizzarono gli stessi percorsi e le stesse persone.
DON FOLLI E SECONDO SASSI
Fu il parroco don Piero Folli, uomo di temperamento austero ma deciso, ad istituire a Voldomino un centro di assistenza, al servizio dei perseguitati dal regime nazi-fascista. «La sua casa, la sacrestia, l’oratorio, il vecchio asilo di Santa Liberata - scriveva don Giovanni Barbareschi, stretto collaboratore del cardinale Ildefonso Schuster - sono letteralmente invasi da centinaia di persone che vengono accolte, ospitate, rifocillate, aiutate ad espatriare».
Don Folli, che fu la punta di diamante del clero della provincia di Varese, venne però arrestato nel dicembre 1943 e condotto nel carcere di S. Vittore di Milano, insieme con Secondo Sassi, un attivista del PCI, primo sindaco di Germignaga dopo la Liberazione.
IL MARTIRIO DI ELVIO CAPELLI
In questo contesto si colloca la formazione Lazzarini, nella primavera del 1944, ospite della famiglia Garibaldi nell’attigua cascina della Gera.
I sogni di questi giovani partigiani si infransero però rovinosamente contro la ferocia dei loro aguzzini che ne decretarono la morte senza appello. Ad Elvio Coppelli, trucidato alle Bettole di Varese, furono addirittura strappati gli occhi prima dell’esecuzione. Rituali di una brutalità inqualificabile.
A questi eroi le amministrazioni comunali di Luino del dopoguerra intitolarono vie, a futura memoria.
Lassù, alla Gera, vive ancora Rosetta Garibaldi Merini, che, insieme alla mamma Maria, venne incarcerata per più di 40 giorni ai Miogni di Varese per presunta complicità con la formazione Lazzarini, rischiando una non improbabile fucilazione. A lei e ai famigliari la città ha il dovere di ribadire, ad alta voce, attraverso i suoi rappresentanti istituzionali, il suo grazie.
Emilio Rossi 

Eccidio della Gera, un testimone raccolto da insegnanti e studenti

Primato della scuola nell'educazione ai valori di libertà, solidarietà, civismo. Testimone della memoria storica affidato e accolto dalle nuove generazioni. Contributo della donna al Secondo Risorgimento italiano e alla creazione di una società egualitaria e democratica. Sono anche questi i germi nati domenica 6 ottobre dalla celebrazione dell'Eccidio della Gera del 7 ottobre 1943.
Nuvole minacciose hanno imposto il taglio del corteo e della posa di corone ai monumenti di Garibaldi e ai Caduti e lo svolgimento della commemorazione in municipio accompagnata dalla Musica Cittadina. Poi il cielo si è stabilizzato e al sacrario di Voldomino ha potuto regolarmente aver luogo la cerimonia religiosa.
In una sala consiliare incoronata da bandiere e stendardi di comuni e associazioni del territorio il vicesindaco Franco Compagnoni ha accolto sindaci, partigiani, pubblico, rappresentanze civili, militari e scolastiche. In prima fila le dirigenti del Liceo "Sereni", Maria Luisa Patrizi, e dell'Isis "Città di Luino", Lorena Cesarin insieme con sette studenti.
Compagnoni ha esaltato l'attualità del sacrificio dei martiri della Gera e il presidente della comunità montana Valli del Verbano, Marco Magrini, ha richiamato il ruolo delle istituzioni nella difesa della convivenza civile. Lorena Cesarin ha messo in luce nella tragedia della Gera il ruolo della donna nelle figure di Maria Garibaldi e della sedicenne figlia Rosetta. Gli studenti hanno intervallato l'orazione ufficiale leggendo pagine tratte dalla pubblicazione di Emilio Rossi "I Martiri della Gera-Una storia da non dimenticare".

"Semi per una nuova cultura"

Domenica 6 ottobre, nella sala del consiglio comunale di Luino si poteva cogliere un filo di empatia, trasparente, gentile, ma resistente e saldo che univa le studentesse accompagnate dalle loro dirigenti Lorena Cesarin e Maria Luisa Patrizi, al sacrario della Gera di Voldomino dove un’altra grande donna, Rosetta Garibaldi Merini, con il suo sorriso confortante, custodiva e custodisce la sua testimonianza.
Abbiamo ascoltato, ancora una volta, il racconto delle ultime ore di vita di quei ragazzi che ora chiamiamo martiri, dalla voce di ragazze e ragazzi così lontani da quei giorni disperati. Ci siamo confrontati con quel coraggio che faticosamente ci sforziamo di trovare dentro di noi.
Abbiamo ascoltato parole penetranti e commoventi, musiche coinvolgenti, visto colori di bandiere familiari. Emozioni forti ma positive e forse fruttuose.
Sono semi per una nuova cultura, sconosciuta o dimenticata, per un albero che dovrà crescere dentro di noi, nutrito principalmente dalla nostra intelligenza emotiva.
Elisabetta Donegani 

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