Edizione n.14 di mercoledì 22 aprile 2026
Cronaca di Luino
Parco a lago, dedicata al tenente Chirola la nuova “Piazza belvedere”
Sarà dedicata al tenente dell’Esercito Armando Chirola, ucciso dai nazisti a Cefalonia nel 1943, l’area multifunzionale “Piazza belvedere” in via di ultimazione nel Parco a Lago, nelle vicinanze della sede dell’Associazione Velica Alto Verbano. La giunta Andrea Pellicini ne ha deliberato il 23 ottobre l’intitolazione e ora attende l’autorizzazione da parte del prefetto Giorgio Zanzi. L’area è una piattaforma in legno fissata su una base di calcestruzzo ed è stata costruita sullo spazio originariamente destinato al parcheggio, contestato e rimosso insieme al “Muro”.
La tragedia dell’ufficiale luinese fu così ricordata dall'avvocato e indimenticabile appassionato studioso di vicende luinesi Trento Salvi (TreSa) sul Corriere del Verbano del 14 febbraio 2001 nella rubrica "Campo della memoria":
<Campo della memoria
Armando Chirola e l'eccidio di Cefalonia - Scelsero tra vita e dignità
Anni 1940-1945. Non dirò come Montale «Volarono anni corti come giorni». Furono anni di lunghi sacrifici, angustie e sofferenze fisiche e morali.
Eravamo giovani ventenni trascinati da ideali più o meno validi, spinti da entusiasmo, da giovanili aneliti e anche solidarietà per non sentirci vigliacchi o imboscati, per non vergognarci di rimanere a casa mentre fratelli, padri di famiglia, amici, coscritti erano ai vari fronti a combattere, convinti perché la partenza era considerata un preciso dovere, lontani da certa retorica di moda a quei tempi: noi, vivi, fummo ripagati dalla delusione; loro, i caduti, non sono più tornati “a baita”, i loro corpi sono rimasti in luoghi lontani insepolti, o in cimiteri di guerra con una semplice croce, o in fondo al mare.
Con loro, noi vivi, ci accompagniamo e ricordiamo, tra i tanti, il tenente Armando Chirola, sepolto con una decina di migliaia di soldati barbaramente ammazzati dai tedeschi (nonostante avessero ammainato le bandiere e abbandonato le armi) nell’isola di Cefalonia, Egeo. Come Gino Miravalle, Aldo Mazzucchelli, Pier Luigi Maragni e il sottoscritto, aveva ricevuto nel gennaio ‘41 la cartolina rossa, poco più di un fazzoletto tricolore. Al distretto dicemmo: «Siamo qui». E ci unimmo ai canti dei richiamati, degli anziani; e cantammo fino ad Aosta. Eravamo un centinaio. Armando fu assegnato ai carristi.
A pagina 74 del libro di Alfio Caruso (ed. Longanesi) Italiani dovete morire: Cefalonia settembre 1943, il Massacro della divisione Acqui da parte dei tedeschi: un’epopea di eroi, il tenente Chirola è ricordato: «... I soldati temono che sia la premessa alla cessione totale delle armi. Il tenente Chirola si sbraccia, cerca di persuadere i più esagitati...».
Cadranno fucilati tutti, dal generale comandante Gandin all’ultimo bocia: «Si dimisero dalla vita per non dimettersi dalla dignità».
L’Armando aveva frequentato con me e con il fratello Renato le scuole superiori dell’Istituto Salesiano di Novara. (Il padre, noto avvocato, aveva professato a Luino dal 1930 al 1952. Era grande invalido della prima guerra). Era gioviale, intelligente e molto cortese. Volendo seguire le orme paterne, si era iscritto a Giurisprudenza, 1° anno accademico.
L’ingegner Dino Magnaghi mi assicura che costante è il ricordo dell’Armando nel Circolo Avav. Gli vollero dedicare fin dall’agosto 1949 una regata, che fu assegnata ogni anno per la classe Star.
Tra i “Lunari” che Piera Corsini compila sul “Rondò” veniva riportata l’anno scorso una breve composizione del tenente Chirola:
«La guerra è un inno
vado, lo canto e torno
benigna è la mia stella»
Presto il presidente della Repubblica [NdR: Carlo Azeglio Ciampi] si recherà a Cefalonia. Renderà omaggio e onore ai caduti sui quali per molti anni cadde il silenzio, e porterà un fiore anche ad Armando.
La foto [NdR: tratta dal volume "Avav 1938-1988", Nastro & Nastro-Grafica e Stampa] mi è stata data dall’ingegner Dino Magnaghi, che ringrazio.
TreSa>
"Il ponte dei due mari" da Rotterdam a Genova
Il pianeta terra si fa sempre più piccolo grazie alla moderna tecnologia e l'uomo accorcia anche gli spazi siderali. Cadono le frontiere, le aree commerciali fuoriescono dagli angusti ambiti nazionali e i continenti si avvicinano sempre più all'Europa. Da queste aspirazioni non potevano restare esclusi i collegamenti ferroviari.
Traffico merci
Gli orizzonti dei treni si allargano con nuove strutture, maggiori velocità, aumentate potenzialità di prestazioni e l'Europa crea un reticolo di binari chiamati "corridoi". La linea ferroviaria di Luino fa parte del Corridoio 24, un tracciato che si estende da Rotterdam a Genova. Un corridoio lungo 2500 chilometri, che attraversa Paesi Bassi, Belgio, Germania, Svizzera e Italia, definito anche "Il ponte dei due mari", dall'Atlantico al Mediterraneo, con il porto di Genova struttura strategica per le "autostrade del mare" fino a Palermo e verso i Balcani e per i collegamenti con i paesi emergenti del nord Africa.
Accordo italo-elvetico del 2001
Nel 2000 la Rotterdam-Genova viene inserita nell'elenco di 6 assi ferroviari e nel 2011 si colloca al primo posto fra gli aumentati 9 corridoi europei. La linea di Luino, quindi, con l'apertura di "AlpTransit" nel 2017 entrerà di diritto nel Corridoio 24 e sarà impegnata da oltre 90 treni merci giornalieri. Lasciata così come è oggi risulterà inadeguata a far fronte alla circolazione di convogli moderni più lunghi (700 metri), più pesanti (1600 tonnellate) e dal più alto profilo (4 metri). Si impongono, pertanto, indispensabili ammodernamenti individuati dalle ferrovie svizzere e italiane in un documento sottoscritto l'11 maggio 2001.
Destinazione fondi svizzeri
Ma ora dalle Fs quel progetto viene ripudiato lamentando carenze finanziarie. Non così per la Svizzera, il cui Consiglio Federale si proietta nel futuro stanziando 940 milioni di franchi per opere nel suo territorio da realizzare entro il 2020 e ha lanciato una ciambella di salvataggio verso l'Italia, destinandone 230 di cui ben 170 per Luino, affinché si adeguino binari, gallerie, linee di contatto, deviatoi, passaggi a livello e ponti. Purtroppo da noi Regione e Governo centrale guardano all'immediato e in barba alla lungimiranza elvetica il contributo destinato a Luino lo si vuol dirottare sul versante di Chiasso-Seregno-Bergamo-Milano, un percorso che non ha nulla a che vedere con la Rotterdam-Genova.
Rischio "collo di bottiglia"
Il tracciato del nord Verbano, abbandonato così a sé stesso con le sue carenze strutturali, vanificherebbe gli ammodernamenti dell'AlpTransit. Un "collo di bottiglia" lo ha definito l'ex assessore regionale Raffaele Cattaneo. Una strettoia che danneggerà il traffico merci su rotaia, incrementerà il trasporto su gomma e sarà di intralcio anche all'esercizio passeggeri, sottraendo al territorio luinese possibili vantaggi occupazionali. I nostri governanti così facendo si meriterebbero il giudizio espresso da Alcide De Gasperi: «La differenza fra un politico ed uno statista sta nel fatto che un politico pensa alle prossime elezioni mentre lo statista pensa alle prossime generazioni».
E' desolante riconoscere che da parte svizzera si guarda al futuro mentre da noi, in Lombardia e nei palazzi romani, si dirottano finanziamenti ispirandosi al successo elettorale. Se i politici e governanti nostrani fossero stati in auge nell'800 saremmo forse costretti a viaggiare ancora a bordo delle diligenze per superare le Alpi.
Ruolo locale
Sarà bene, a questo punto, che il territorio del nord Verbano si faccia sentire. Sindaci, comunità montana, provincia e gli eletti nelle istituzioni locali e regionali hanno il dovere di reagire tessendo un file rouge con le autorità svizzere e con le istituzioni genovesi. In quella città si sono da tempo mobilitati per il Corridoio 24.
Lo scorso 23 ottobre si è tenuto un convegno (vedi Il Corriere del Verbano del 24/10) dal titolo: "Genova-Rotterdam: un corridoio sostenibile" al quale il comune di Luino, invitato dall'ambasciata svizzera in Italia organizzatrice dell'evento, ha partecipato con l'assessore Alessandra Miglio. Relatori il sindaco di Genova, le autorità portuali, la camera di commercio, il direttore dell'Ufficio federale dei trasporti di Berna, il direttore dell'Hupac e numerosi operatori impegnati nel traffico merci. Ne parleremo nel prossimo numero. (La foto è tratta dalla pubblicazione "I cento anni della Stazione internazionale di Luino", a cura dell'Amministrazione comunale di Luino, Centrostampa Luino, 1982).
Giovanni Mele
ninomele35@gmail.com
(1. continua)
Federico Morlacchi, medaglia d’oro di Luino
Tre medaglie di bronzo alle Paralimpiadi di Londra e, tra l’onorificenza del 19 settembre a Roma del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il riconoscimento del 25 settembre a Milano della Regione Lombardia, anche una medaglia d’oro del comune di Luino.
Federico Morlacchi, dopo il saluto del consiglio comunale del 26 luglio alla vigilia dei Giochi, è stato accolto domenica 23 settembre dall’amministrazione del sindaco Andrea Pellicini nella cornice della Festa dello Sport. «Ci ho tenuto a festeggiare Federico Morlacchi qui all’ex campo sportivo per riconsegnare alla città una delle sue aree più belle» ha dichiarato Pellicini. «Quando ho appreso la notizia dai giornali, ho provato una sensazione incredibile, sono proprio contento che Federico abbia accettato il nostro invito e sia qui oggi con noi. Abbiamo gioito con questo grande atleta e gli siamo grati perché Luino grazie a lui ha avuto onore e prestigio in tutto il mondo».
Alla premiazione erano presenti anche il presidente del Consiglio Provinciale Luca Macchi e il consigliere Provinciale Piero Rossi. La presidente Sonia Catenazzi di Luino Verbano Nuoto, in cui Morlacchi ha iniziato la sua attività, ha consegnato allo sportivo una targa.
Nell’ex campo sportivo molte associazioni hanno presentato esibizioni sul palco e offerto al pubblico prove di canottaggio, nuoto, vela, calcio, volley e, su un ring, anche boxe. Non sono mancate prove di judo, thai-chi e difesa personale, ma anche di danza e capoeira. Nella mattinata il presidente dell’Avis, Tito Dell’Arciprete, ha premiato Andrea Macchi, ciclista che ha stabilito il record di aver compiuto tre volte il giro del lago per un totale di quasi 500 km in 20 ore circa.
Tre Valli Varesine, traguardo a Luino dopo 60 anni e tripla premiazione
Sabato 18 agosto la Tre Valli Varesine tornerà a concludersi a Luino dopo sessant’anni. Era il 1952 quando a sfrecciare per primo sul traguardo, dopo 232 chilometri di gara, fu Giuseppe Minardi davanti ad Alfredo Martini.
La 92esima classica del ciclismo internazionale, promossa dalla Società Ciclistica Alfredo Binda in collaborazione con il Comitato italo-elvetico luinese, vedrà sedici squadre partire da Campione d’Italia e tagliare il traguardo sul lungolago della città di Piero Chiara. I 126 corridori percorreranno 198 chilometri toccando le tre valli Valceresio, Valganna e Valcuvia.
Nella parte centrale la carovana effettuerà il circuito di Varese con traguardo volante davanti al palazzo comunale e successivamente affronterà la salita dell'Alpe Tedesco, dove è posto il gran premio della montagna al chilometro 103. A Luino, dopo un circuito di quattro giri con alcune difficoltà altimetriche, la gara si concluderà con una tripla premiazione: quella del vincitore della Tre Valli, del primo classificato nel Trittico Regione Lombardia (Coppa Bernocchi a Legnano il 16 agosto; Coppa Agostoni a Lissone il 17 agosto; Tre Valli Varesine a Luino il 18 agosto) e - novità del 2012 - del primo classificato nel Trofeo Regio Insubrica. Quest’ultimo premio sarà assegnato dal presidente della Regio Insubrica Normam Gobbi al corridore che avrà ottenuto il miglior punteggio di merito nel Gran Premio di Lugano del 26 febbraio 2012 e nella Tre Valli Varesine del 18 agosto.
In fase di avvicinamento alla corsa gli organizzatori hanno programmato a Luino una pedalata notturna di giovani e meno giovani nella serata di giovedì 16.
LETTERE&OPINIONI Stazione Internazionale di Luino, «Bella ma abbandonata»
Gentilissimo Direttore,
Gli esponenti del PID sul territorio di Luino e zone limitrofe proseguono con questa lettera nel monitoraggio delle problematiche esistenti nella stazione internazionale di Luino. Riteniamo sia importante parlare di mancanze elementari o di situazioni da anni non risolte. Ci sembra quasi pleonastico indicare la mancanza di monitor sui binari che costringono i passeggeri a cercare informazioni dove possono.
I monitor all’interno dell’atrio biglietteria e del bar della stazione sono non funzionanti da parecchio tempo, inoltre si fa notare come le sale d’attesa esistenti siano chiuse e l’unico spazio disponibile (l’atrio doganale) sia sprovvisto di panchine. Considerato poi che il viaggiatore si debba spostare nel raggiungere i treni camminando su banchine piene di buche e mai riparate (2°,3°, 4° binario) ed il primo binario a tratti transennato.
Vi è anche un problema per i bagagli, infatti manca un deposito funzionante visto che la sala che era adibita è chiusa da una ventina d’anni, specialmente in estate si verifica che molti turisti stranieri e no debbano lasciare i loro bagagli incustoditi all’interno della stazione. Basterebbe riattivare tramite armadietti automatici dando la gestione ad una cooperativa che già si occupa delle pulizie dei treni. Pulizia che sta venendo meno anche all’esterno della stazione visto che alla mancata riparazione del bagno a lato nord (da più di un anno), si è aggiunta la chiusura del bagno nel lato opposto (da più di due settimane), costringendo il viaggiatore ad usare i bagni dei bar esistenti o per i maschi a usare i muri della stazione.
Speriamo che dopo le promesse nelle passate feste d’inaugurazione o di commiato si passi ai fatti.
L’edificio essendo di origine una delle stazioni più belle d’Italia merita ben altro che questo stato d’abbandono, in alcuni punti esistono già crepe e distacchi di cornicioni.
Consapevoli che i problemi sono molteplici crediamo sia importante almeno interessarsi del proprio territorio.
Coordinatori Territoriali di Luino
I Popolari di Italia Domani
Elena Trio ed Oscar Trevisani
Angelo Chiesa, ultimo saluto di Luino al “ragazzo partigiano”
Anche da Luino è arrivato un ultimo saluto ad Angelo Chiesa, il “ragazzo partigiano”, uomo delle istituzioni, memoria della Resistenza e storico presidente di ANPI Varese, venuto a mancare il 19 luglio nella natia Venegono Inferiore, dove riposeranno le sue ceneri. Ai funerali, svoltisi il 20 luglio nella sala commiato del cimitero di Giubiano a Varese, era presente la sezione Anpi di Luino con la propria bandiera segnata a lutto e con una delegazione composta dal presidente Remo Passera, Francesca Boldrini, Domenico Gatta, Giovanni Petrotta ed Emilio Rossi.
Angelo Chiesa era stato arrestato il 5 ottobre 1944 a non ancora 17 anni e liberato due mesi dopo. La sua figura è stata ricordata, il 26 luglio, anche dal Consiglio regionale della Lombardia, dove dal 1975 al 1985 egli fu consigliere del PCI. «Angelo Chiesa – ha dichiarato il presidente dell’assemblea Raffaele Cattaneo - è stato un simbolo della capacità di lottare contro la violenza e di trovare tratti di umanità in chiunque e in qualsiasi situazione. E’ stato una grande figura, per il suo impegno nelle file partigiane prima e poi nelle istituzioni civili, e la sua determinazione contro la violenza, testimoniando che l’impegno è forte se radicato in valori fermi».
Questo un rapido cenno sul suo rapporto con Luino tracciato dal consigliere comunale Giovanni Petrotta:
«Angelo Chiesa veniva sempre a Luino alle nostre manifestazioni Anpi, alla Gera di Voldomino, al San Martino in Valcuvia e ad altre iniziative, dai congressi ai pubblici incontri, alle ricorrenze al Circolo Felice Cavallottiì. Veniva a testimoniare la Resistenza anche nelle scuole luinesi, su invito del preside Emilio Rossi. Ricordo che nella nostra sezione si può consultare il suo libro “Angelo Chiesa, Racconti di vita e di lotta…2003”, in cui vengono raccontati anche fatti inerenti all’eccidio della Gera. La sezione Anpi di Luino dispone anche del video curato dall’Istituto Varesino Luigi Ambrosoli: “Angelo Chiesa, l’impegno di una vita"».
Luino e Iseo, un gemellaggio in nome di Garibaldi
Due sindaci l’un contro l’altro schierato. In campo, a difesa delle rispettive rivendicazioni “usque ad effusionem sanguinis” culturale, due agguerriti paladini. In palio, la primogenitura di un monumento.
Questa, mercoledì 1 giugno, sotto il bel cielo lombardo di Iseo, la tenzone tra il sindaco iseano Riccardo Venchiarutti e il suo omologo luinese Andrea Pellicini, delegata, come si conviene a illustri dinastie, ai loro reciproci campioni “utriusque historiae” Attilio Zani, per il nobile popolo d’Iseo, e Federico Crimi, per la fiera gente verbanese.
Al centro della discordia, i monumenti all'Eroe dei Due Mondi in entrambe le città.
ORIGINE DELLA CONTESA
Quale dei due è il primo a lui dedicato in Italia? La querelle, apertasi nel 2014 con l'interrogazione di Alessandro Franzetti in consiglio comunale, si è conclusa con la vittoria di Luino, sportivamente ammessa anche dallo storico Zani. A suggellare la bella serata, uno spettacolo serale di Enzo Iacchetti.
«Ebbene gli Iseani hanno ammesso, incalzati dalla verità dei fatti, che il monumento a Garibaldi di Luino è il più antico d'Italia» è stato il commento di Crimi. «Non c'erano dubbi, vista la differenza di date; loro però avevano tentato di sostenere che il nostro era una monumento alla battaglia che aveva visto Garibaldi come protagonista a Luino nel 1848, mentre il loro, essendo il primo post mortem, era da considerare il primo commemorativo all'eroe».
NUOVA SFIDA
La questione – aggiunge Crimi - «era sostenuta da un sottile ragionamento sul concetto di monumento commemorativo che a Iseo è stato facile demolire a suon di dati. Tra i quali, il fatto che già nel 1881, Garibaldi ancora vivo, alcuni cittadini di Nizza erano venuti a Luino increduli per constatare veramente che qui già s'innalzava una statua al loro illustre concittadino».
Fine della contesa, dunque? Tutt’altro.
Per Crimi, come accade per campioni freschi di vittoria, è già pronto un altro guanto di sfida. «Ora Luino credo che possa rilanciare addirittura: “E se fosse il primo al mondo?”. Si facciano avanti, quindi, gli stati sudamericani o la Francia per dimostrare di avere una statua all'Eroe dei due Mondi più antica. Ma, repertori alla mano, sembra che, almeno per quanto riguarda la statuaria pubblica, i monumenti all'estero siano tutti successivi ai primi eretti in Italia dopo la morte di Garibaldi, nel 1882».
GEMELLAGGIO CULTURALE
Rituale, invece, la reazione dei due primi cittadini alla conclusione del duello. E, come un matrimonio pose fine alla Guerra delle Due Rose, oggi sarà un gemellaggio culturale a unire le due città lacuali.
«In realtà sapevamo già da tempo del fatto che Luino avesse una... primogenitura cronologica – ha dichiarato il sindaco Venchiarutti - ma questa tenzone è stato un simpatico modo per allacciare rapporti di collaborazione culturale e turistica fra le due realtà. Siamo certi che ne usciranno ottime cose».
Non meno ecumenica la risposta di Pellicini: «È nato un gemellaggio culturale tra due comunità di lago. L'anno prossimo, per i 150 anni della posa del nostro monumento a Garibaldi, organizzeremo un grande evento, coinvolgendo Iseo e tutte le altre città dell'Eroe dei Due Mondi».
Corteo storico San Martino
Si è ripetuto anche quest’anno il corteo storico di San Martino organizzato dalla Pro Loco. Nel pomeriggio di sabato 8 novembre bambini delle scuole elementari, famiglie e associazioni varie sono partiti da Piazza Libertà e hanno raggiunto il sagrato della chiesa del Carmine. Ha quindi preso il via la rappresentazione della storia del santo accompagnata da piccoli laboratori per bambini e alla fine la festa si è conclusa con castagne, vino, trippa del povero e salamelle.
Frontiera, musica all’insegna di Anarchia Crocevia Ticino
Altra Italia. Concerto di Giovanna Marini con Germana Mastropasqua e Xavier Rebut. Si terrà a Luino, presso l'IMF il 21 novembre 2014 alle ore 20.30, a cura del Centro Culturale Frontiera.
È la seconda delle tre manifestazioni che il Museo d'Arte di Mendrisio, ente organizzatore, ha destinato a Luino nell'ambito del progetto Anarchia Crocevia Ticino, ideato dal Dicastero Museo e Cultura del Canton Ticino all'interno dell'iniziativa “Viavai–Contrabbando Culturale Svizzera-Lombardia”.
Di questa iniziativa, di cui Frontiera si è fatta promotrice in Italia, ho già parlato in occasione della presentazione della prima delle tre manifestazioni, che si è tenuta il 14 settembre 2014 sotto il titolo: Si può essere rivoluzionari e amare i fiori? È stato un evento che ha suscitato qualche perplessità in chi non ha saputo coglierne il lato puramente artistico al di là delle proprie convinzioni personali.
Questo secondo evento sarà puramente musicale, non privo però di un forte sostrato ideologico, alla stregua delle concezioni che hanno ispirato l'intero programma.
Tre artisti di vaglia, riconosciuti e apprezzati in ambito internazionale, saranno per noi voci libere che riempiono la scena, lamentano le separazioni che segnano la vita, esaltano la storia dei vinti, narrano dei contadini che si fanno cantori delle proprie vite e ricordano i liberi pensatori quali erano i primi anarchici. Autrice di fama internazionale del canto politico e sociale, intellettuale di grande levatura, Giovanna Marini tesserà, insieme a Germana Mastropasqua e Xavier Rebut, il filo rosso della memoria riportando lo spettatore alla riflessione, alla commozione e al pensiero sul presente. Anche qui importante è saper cogliere la valenza artistica dell'opera, senza lasciarsi fuorviare da personalismi del resto legittimi.
*Giovanna Salvucci Marini: si diploma in chitarra classica perfezionandosi con Andrés Segovia. All'inizio degli anni '60 l'incontro con Pier Paolo Paolo Pasolini, Italo Calvino e il grande antropologo Ernesto De Martino le fa scoprire il canto sociale e la storia orale cantata. Da allora scrive musica per film e per teatro con i maggiori registi italiani. Insegna musica di tradizione orale nella Scuola Popolare di Musica di Testaccio di Roma e all'Università Paris VIII.
*Germana Mastropasqua: ha una formazione di canto classico ed esperienze nei repertori moderni. Come solista pratica il canto di tradizione orale, la musica contemporanea, la musica sacra, e come cantante-attrice la musica per il teatro. Canta in opere di Giovanna Marini, oratori e spettacoli teatrali. Fa parte del “Quartetto Urbano”, gruppo vocale che presenta un repertorio di musiche tradizionali e di composizioni contemporanee.
*Xavier Rebut: da anni canta e lavora con Giovanna Marini, come solista in sue creazioni per il teatro e oratori, e come didatta per le ricerche e i corsi sul canto di tradizione orale italiano alla Scuola Popolare di Musica di Testaccio di Roma. La ricerca sulla voce e la musica di tradizione orale sono alla base del suo progetto musicale e teatrale costruito tra Italia, Francia e Svizzera. Fa parte ed è direttore musicale del “Quartetto Urbano”.
Francesco Ronchi
Scalinata a lago intitolata a Guido Fontebuoni
Sarà dedicata al sommergibilista Guido Fontebuoni la scalinata a lago posta tra il complesso dell’Imbarcadero e il Porto vecchio di Luino. La cerimonia ufficiale avrà luogo domenica 30 novembre alle ore 11.15.
La giunta comunale ha accolto la richiesta dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia di Luino e ha deliberato l’intitolazione al giovane marinaio luinese, che perse la vita a soli 23 anni. Era a bordo del Regio Sommergibile Scirè, che il 10 agosto 1942 fu affondato nelle acque prospicienti Haifa ad opera delle forze navali inglesi. Solo nel 1984 furono recuperate le salme di 42 marinai morti nell'affondamento.
La più celebre azione militare dello Scirè e del suo equipaggio, alla quale il fuochista Fontebuoni partecipò, è senza dubbio l’impresa di Alessandria d’Egitto del 19 dicembre 1941, conclusasi con la messa fuori combattimento di due navi da battaglia inglesi, la Valiant e la Queen Elizabeth, e con il danneggiamento di altre due navi per mano degli incursori Luigi Durand de la Penne, Antonio Marceglia, Vincenzo Martellotta, Emilio Bianchi, Mario Marino e Spartaco Schergat.
«Dopo l’intitolazione della piazzetta in legno del Parco a Lago ad Armando Chirola, martire di Cefalonia, ha spiegato il sindaco Andrea Pellicini, abbiamo voluto ricordare un altro giovane luinese caduto per la patria. Fontebuoni, con l'impresa di Alessandria, contribuì a salvare l'onore italiano in guerra, offeso da tante sconfitte, causate da scelte sbagliate sul piano politico e militare».





