Edizione n. 15 di mercoledì 18 aprile 2018

Giovanni Mele

Stazioni ferroviarie, Luino tra Corridoio Rotterdam-Genova e servizio passeggeri

Vapori d'antan, dall'archivio di Verbano Express

Le stazioni ferroviarie sono classificate «…in quattro categorie sintetiche, predefinite e graduate - platinum, gold, silver, bronze - in grado di esprimerne lo stato attuale e le potenzialità». Rfi le ha definite così in un giudizio decrescente che va da quelle ad altissime frequentazioni (platinum) con vasti interessi anche commerciali fino a quelle (bronze) utilizzate da viaggiatori di numero limitato e addirittura prive di fabbricati.
E Luino? La nostra stazione è del tipo “silver”: un argento un po’ annerito per quanto riguarda le parti non utilizzate per la viva circolazione. Nelle nobili famiglie decadute le argenterie hanno bisogno di essere affidate alla servitù per la indispensabile lucidatura, pena figuracce con gli ospiti.

DOUBLE FACE
La Luino “stazione silver” nella realtà attuale ha bisogno molto più di una efficace lucidatura. In assenza di valide iniziative correrebbe il rischio di rimanere ingessata in una realtà bifronte. Infatti, da un lato, costituisce importante nodo di livello europeo, seppur a binario unico, dell’era di AlpTransit per il Corridoio Rotterdam-Genova con una moderna circolazione al servizio di sua maestà il traffico merci; dall’altro, è relegata a stazione silver frequentata da treni passeggeri la cui importanza è lontana anni luce dalla classifica platinum o gold. Una deludente realtà che vede Luino limitata da vuoti di orario nell’arco della giornata e treni passeggeri che, forse, meriterebbero qualche classificazione più incoraggiante anche per le auspicabili correnti turistiche provenienti dall’estero, dal Piemonte, dalla Lombardia o dall'aeroporto di Malpensa.
POSSIBILI RIUSO LOCALI...
Rimane, poi, la parte del “Riuso sociale del patrimonio ferroviario non utilizzato”, così come si è espressa la dirigenza di Rfi (vedi ilcorrieredelverbano.it dell'11 aprile 2018). E allora, sarebbe un vero peccato rassegnarsi alla poca entusiasmante classifica di silver (argento sbiadito!) della stazione voluta da Rfi.
Dalle parole sul “Riuso sociale del patrimonio ferroviario non utilizzato” emerge il miglior invito a dar vita a un concreto accordo fra amministrazione comunale, Rete Ferroviaria Italiana e associazioni locali, affinché si trasformino le strutture non utilizzate in un volano commerciale, economico, culturale e turistico a beneficio della città, sottratta all’immeritato e statico ruolo di cattedrale nel deserto.
Andando sul concreto: è possibile utilizzare l’ex magazzino doganale, dotato anche di binari al suo interno, in fregio a via XXV Aprile quale museo dei trasporti?
Di materiale, ve n’è abbastanza sia affidato alla Associazione Verbano Express sia presente nel territorio dove sussiste un grosso patrimonio di storici veicoli militari della seconda guerra mondiale, carretti siciliani, bici e moto d’epoca, foto della stazione e mille altri cimeli. Tutta roba che continua a rimanere sconosciuta ai più. Un vero peccato.
...E PROSPETTIVE COMUNALI
Quel salone doganale del fabbricato viaggiatori perché non affidarlo a chi voglia allestire mostre di vario genere? E gli uffici o sale d’aspetto abbandonate perché non riportarli in vita a cura di club ed associazioni culturali?
L’amministrazione comunale, alla luce delle incoraggianti aperture della ferrovia, ora può guardare con concrete prospettive nella giusta direzione: «La stazione – sono le parole di Rfi - nella nuova accezione del termine, si apre alla città circostante, al territorio, diventa agorà e si propone come polo di attrazione urbana, centro di servizi e funzioni polivalenti dedicati a tutti gli abitanti e non solo punto cardine della mobilità collettiva.»
Se così dovesse accadere, la stazione di Luino non sarebbe più una Cenerentola ma nobildonna, promossa da silver a gold, senza essere più un non-luogo, per ricordare la definizione di Marc Augé.
Giovanni Mele
ninomele35@gmail.com
2)- fine  

Stazioni ferroviarie, da luogo di transito a polo di attrazione urbana

Nuovo corso di RFI per magazzini merci, sale d’attesa, uffici e appartamenti delle stazioni “impresenziate”
salone dogane stazione

Pronunci Trenitalia, Tilo o Trenord e ti vengono in mente treni passeggeri, più o meno comodi, veloci, a volte strapieni o addirittura incidentati, e mugugni di pendolari. Scrivi Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) e il pensiero ti riconduce a stazioni, binari, passaggi a livello, scambi, segnali luminosi, magazzini e tutto quanto sa di infrastrutture. E non puoi dimenticare l’esistenza dei treni merci.
Quelle sigle si riferiscono ad aziende che allestiscono treni e ne consentono la circolazione. Il tutto, però, non sempre a misura di cittadinanza. Vincoli di bilancio la fanno, spesso, da padrone con gli utenti che passano in secondo piano davanti a guasti, interruzioni di linee e materiali rotabili che accusano acciacchi. Ma non mancano le scuse con il gentile annuncio: «Ci scusiamo per il disagio».
Ora, però, Rfi si presenta con un nuovo volto che ci lascia ben sperare. La società concessionaria, oltre agli studi tecnici, progetti di evoluta ingegneria ferroviaria, elaborazioni elettroniche, mostra pulsazioni di un cuore che batte per la salvaguardia del patrimonio di centinaia di stazioni e non trascura cultura, storia, aspetti sociali ed esigenze umane in sinergia con associazioni, territorio ed enti locali.
Una direzione intrapresa non da uno stuolo di appassionati di treni o stazioni ma da quella Rfi che ritenevamo impegnata solo sul versante tecnico. Il suo amministratore delegato ne parla presentando un interessante volume dal titolo Stazioni Ferroviarie: come rigenerare un patrimonio. Finalmente dai vertici ferroviari giungono parole incoraggianti che attendevamo da decenni. Uno squarcio di sole parrebbe illuminare la storia ultracentenaria della ferrovia.
«Le stazioni ferroviarie – sono le parole del capo di Rete Ferroviaria Italiana - oggi (vanno) utilizzate per scopi sociali, turistici o culturali. Spazi di promozione turistica e ambientale, centri culturali e di aggregazione per giovani e anziani. Attraverso questo processo di rigenerazione Rfi offre una nuova vita a magazzini merci, sale d’attesa, uffici e appartamenti…». Più che dell’alta dirigenza ferroviaria parrebbero parole di un sociologo. Questa è musica per le orecchie di chi da tempo ne va parlando, spesso inascoltato, anche sullo scenario locale. 

RUOLO DI COMUNI E VOLONTARIATO
Va precisato, tuttavia, che gli innovativi concetti si riferiscono alle stazioni cosiddette “impresenziate” (Luino è tutt’altra roba e ne parleremo) i cui locali, un tempo vissuti da personale Fs, ora si presentano vuoti e inanimati. Una parte di essi, inaccessibile al pubblico, ha rimosso tavoli, sedie, sportelli per la vendita di biglietti e ora è dominata da strumenti elettronici, relè, monitor e apparecchi per arrivi, partenze, quadri luminosi e annunci ai viaggiatori.
I locali che eccedono sarebbe un vero peccato abbandonarli al degrado o, peggio, allo scempio di vandali. Allora Rfi con saggia decisione si rivolge ad associazioni e amministrazioni comunali per affidarli alla collettività. E poiché sappiamo tutti che le nozze non si fanno con i fichi secchi Rfi, alleandosi con la Banca Etica, lo scorso 26 marzo ha stilato un accordo per gli opportuni sostegni finanziari a enti e associazioni. Uffici vuoti e spazi verdi di un tempo vanno in buone mani «…in comodato d’uso gratuito o in locazione agevolata».
RIUSO SOCIALE DEL PATRIMONIO FERROVIARIO NON UTILIZZATO
«Il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane - ci spiega Rfi - è da anni impegnato in un profondo sforzo di riorganizzazione e rigenerazione delle stazioni ferroviarie che, in seguito al perfezionamento dei sistemi tecnologici di gestione centralizzata della circolazione ferroviaria, non necessitano della presenza di personale operativo. Questa evoluzione ha comportato anche una ridefinizione semantica e concettuale di tali spazi: le stazioni non sono più concepite come meri luoghi di transito, di arrivo e partenza dei viaggiatori (i cosiddetti non-luoghi di Marc Augé), ma stanno acquisendo, sempre di più, una valenza commerciale e culturale, diventando luoghi d’incontro, di scambio e di relazione per tutti i cittadini. La stazione, nella nuova accezione del termine, si apre alla città circostante, al territorio, diventa agorà e si propone come polo di attrazione urbana, centro di servizi e funzioni polivalenti dedicati a tutti gli abitanti e non solo punto cardine della mobilità collettiva».

STAZIONE DI LUINO
Questo è quanto andiamo sollecitando da decenni. A questo punto varrebbe la pena fare un pensierino sulla Stazione internazionale di Luino, costruita e amministrata, un tempo, dalle ferrovie italiane e svizzere. E balzano agli occhi i magazzini dai tetti che crollano, gli spazi e impianti sacrificati da decisioni che lasciano perplessi, sale d’attesa che si preferisce tenere vuote, saloni stile Belle Époque lasciati disadorni e strutture dell’antico mercato di bestiame, frequentato da operatori dell’antica Europa, che ora si vorrebbero abbattere. Gli annali del Corriere del Verbano sono pieni dei ripetuti appelli in proposito.
La stazione di Luino, classe 1882, va fatta rivivere. Ben vengano le innovazioni per far circolare treni merci e passeggeri, ma gli innumerevoli locali e spazi in disuso vanno affidati alla collettività e alla Città di Luino, sempreché alle parole seguano i fatti.
Rfi e amministrazione comunale, sottoposti alle sollecitazioni dei cittadini, devono dimostrare nuovi e fattivi interessi per il recupero di una stazione che è un radicato patrimonio.
Giovanni Mele
ninomele35@gmai.com
(1-continua) 

Toh, a Luino sta per arrivare Alptransit!

Stazione Luino

Toh, a Luino sta per arrivare Alptransit. E la scoperta provoca agitazione se non allarme. Ora tutti ne parlano, ad ogni livello amministrativo e politico, e tutti avanzano preoccupazioni, invocano interventi.
Eppure di nuovi tunnel svizzeri, di ricadute sulla linea ferroviaria luinese, di occasioni offerte dalle stesse FS politici e amministratori sapevano. Non solo ne ha continuato a parlare, per sua linea editoriale, questa testata giornalistica, ma a sollecitare, ammonire, proporre - nelle sedi istituzionali e su queste colonne - c’è stato continuamente un pubblico amministratore luinese – e tecnico sempre attento e aggiornato - Giovanni Mele.
A Luino Mele è stato capostazione e, dal 1975 al 2003, anche amministratore comunale, dapprima (1975-1982) come consigliere e successivamente come assessore, dai servizi sociali ai trasporti, al lavoro, al turismo, alla polizia municipale e al commercio. Nel 1982, su incarico della Comunità Montana Valli del Luinese, prese parte ad una commissione regionale sull’orario ferroviario Luino-Gallarate-Milano e nel 2001 collaborò con l’assessorato regionale ai trasporti della Lombardia per il riassetto dei treni viaggiatori dalla Svizzera per Milano via Luino.

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ALPTRANSIT, ULTIMO ATTO

Ipotizzata fin dal 1990, la nuova galleria di base, definita appunto AlpTransit, da costruirsi al disotto dell’antico tracciato ferroviario del Gottardo di metà ‘800, si rese indispensabile per dirottare sulla rotaia il gran numero di trasporti stradali che tanto preoccupavano la Svizzera.
Si imponeva la salvaguardia dell’ambiente, una maggiore potenzialità dei treni merci ad alta capacità (AC) unita all’alta velocità (AV) per il servizio sia merci sia passeggeri. E nacque l’idea di una gigantesca opera pubblica il cui proseguimento chiamava in causa anche il nostro Paese. Ma, nonostante le precise scadenze, l’Italia stava a guardare, quasi con sonnolenza, ravvivata con un prestito di vari milioni della Confederazione Svizzera.
FIBRILLAZIONI IN ZONA CESARINI
Ora, a tre mesi dalla totale chiusura della linea ferroviaria del Nord-Verbano per dare seguito all’attivazione di AlpTransit, emergono le fibrillazioni in zona Cesarini. Si vogliono garanzie su sicurezza, impatto ambientale, quantità dei treni e tipologie delle merci trasportate.
Tutta roba che sussiste da sempre e, da chi scrive, trattata ripetutamente su questo giornale. Quasi una scoperta dell’ultima ora. Adesso si aggiungono anche le preoccupazioni per la novantina di convogli merci che transiteranno da Luino. Decenni di assoluta distrazione mentre nel territorio elvetico si allestivano con precisione da orologiai tutti i tasselli di quel faraonico puzzle chiamato AlpTransit inserito nel “Corridoio merci Rotterdam-Genova”, passando da Luino.
FINANZIAMENTI RIFIUTATI E PRESÌDI TRASCURATI
Ora ci si preoccupa anche dei passaggi a livello in città. A tale proposito va ricordato che nel 2001 dalla giunta comunale di Luino, escluso qualche assessore poco ascoltato, fu rifiutato un cospicuo finanziamento da Fs per la creazione di un sottopasso che ora, per fortuna, viene riproposto da RFI, rimediando con quindici anni di ritardo a carenti lungimiranze. Idem per le barriere antirumore richieste da quasi vent’anni.
Di presìdi a favore di pronti interventi neppure a parlarne, mentre le Ferrovie Svizzere da un decennio hanno approntato treni speciali chiamati “Spegnimento e Soccorso” per intervenire in piena linea in caso di incendio, avarie e inconvenienti vari, dotati di ogni ben di dio in fatto di sicurezza e tutela dei viaggiatori. Da noi ci si affida ai “miracoli” dei vigili del fuoco, ignorando le necessità di una linea a binario unico che, oltretutto, scorre fra lunghe scarpate che pongono serie difficoltà agli interventi dei mezzi di soccorso.
TIMORI FERROVIARI E RISCHI STRADALI
Pubblico e, molto spesso, amministratori locali presentano il traffico merci su rotaia come il fumo negli occhi, muovendosi con stati d’animo alimentati da luoghi comuni ed errate conoscenze della materia ferroviaria.
Si guarda con preoccupazione ai treni che scorrono su tracciati quasi sempre fuori dai centri abitati, ma si tollerano allegramente numerosi tir, autocisterne di carburanti, materiale gassoso e prodotti chimici che circolano nelle strade interne o sulle autostrade, con incidenti di cui giornalmente si occupano le cronache. Si abbaia alla luna non conoscendo che le merci trasportate sui treni sono sottoposte a rigide norme internazionali sotto l’egida delle Nazioni Unite.
IMPATTO AMBIENTALE IN ARIA, SU ROTAIA E SU STRADA
Ci si straccia le vesti per l’impatto ambientale dei treni, dimenticando che la rotaia inquina meno delle auto (-60%) e degli aerei (-70%) e che nel 2010 (studio condotto da Enea e Fs) con 47 milioni di tonnellate di merci trasportate su ferro si sono sottratte all’atmosfera un milione di tonnellate di CO2 rispetto al traffico su gomma. E allora, ben vengano i treni merci sulla linea di Luino, la cui esistenza garantisce la sopravvivenza del servizio passeggeri.
I sei mesi di interruzione costituiscono, certamente, un sacrificio per le comunità, ripagato, tuttavia, dalla certezza di infrastrutture più efficienti (sottopassaggi, deviatoi elettrici non più manovrati a mano, circuiti di binario che garantiscono la libertà del percorso dei rotabili, segnali più dettagliati, doppie linee aere per le emergenze) necessarie ad una circolazione adeguata a convogli più moderni, meno rumorosi (si pensi alla nuova tecnologia degli apparati frenanti), più lunghi e con maggiori altezze, il cui tonnellaggio trasportato riduce anche il numero dei convogli in circolazione.
STESURA DI UN PIANO DI TRASPORTO PASSEGGERI
E se consiglieri regionali, parlamentari e amministratori locali si vogliono davvero impegnare, cerchino di adoperarsi per tempo per la stesura di un piano di trasporto passeggeri da adottarsi con la chiusura della linea ferroviaria da giugno a dicembre 2017. Che sarà di pendolari, studenti e lavoratori? Senza trascurare altri viaggiatori che volessero affacciarsi sulle sponde del lago Maggiore.
Ed è auspicabile che Regione Lombardia, su richiesta di comuni e provincia, raccordi il servizio di linea da Luino a Varese, via Valganna, con treni Trenord da/per Milano (entrambi i servizi sono dotati di orari cadenzati), istituendo la possibilità di un biglietto unico (bus+treno) al fine di sopperire alla chiusura del servizio ferroviario.
Giovanni Mele
ninomele35@gmail.com 

"Il ponte dei due mari" da Rotterdam a Genova

Nel 2017 anche la linea ferroviaria di Luino nel Corridoio 24 con l’apertura di AlpTransit

Il pianeta terra si fa sempre più piccolo grazie alla moderna tecnologia e l'uomo accorcia anche gli spazi siderali. Cadono le frontiere, le aree commerciali fuoriescono dagli angusti ambiti nazionali e i continenti si avvicinano sempre più all'Europa. Da queste aspirazioni non potevano restare esclusi i collegamenti ferroviari.
Traffico merci
Gli orizzonti dei treni si allargano con nuove strutture, maggiori velocità, aumentate potenzialità di prestazioni e l'Europa crea un reticolo di binari chiamati "corridoi". La linea ferroviaria di Luino fa parte del Corridoio 24, un tracciato che si estende da Rotterdam a Genova. Un corridoio lungo 2500 chilometri, che attraversa Paesi Bassi, Belgio, Germania, Svizzera e Italia, definito anche "Il ponte dei due mari", dall'Atlantico al Mediterraneo, con il porto di Genova struttura strategica per le "autostrade del mare" fino a Palermo e verso i Balcani e per i collegamenti con i paesi emergenti del nord Africa.
Accordo italo-elvetico del 2001
Nel 2000 la Rotterdam-Genova viene inserita nell'elenco di 6 assi ferroviari e nel 2011 si colloca al primo posto fra gli aumentati 9 corridoi europei. La linea di Luino, quindi, con l'apertura di "AlpTransit" nel 2017 entrerà di diritto nel Corridoio 24 e sarà impegnata da oltre 90 treni merci giornalieri. Lasciata così come è oggi risulterà inadeguata a far fronte alla circolazione di convogli moderni più lunghi (700 metri), più pesanti (1600 tonnellate) e dal più alto profilo (4 metri). Si impongono, pertanto, indispensabili ammodernamenti individuati dalle ferrovie svizzere e italiane in un documento sottoscritto l'11 maggio 2001.
Destinazione fondi svizzeri
Ma ora dalle Fs quel progetto viene ripudiato lamentando carenze finanziarie. Non così per la Svizzera, il cui Consiglio Federale si proietta nel futuro stanziando 940 milioni di franchi per opere nel suo territorio da realizzare entro il 2020 e ha lanciato una ciambella di salvataggio verso l'Italia, destinandone 230 di cui ben 170 per Luino, affinché si adeguino binari, gallerie, linee di contatto, deviatoi, passaggi a livello e ponti. Purtroppo da noi Regione e Governo centrale guardano all'immediato e in barba alla lungimiranza elvetica il contributo destinato a Luino lo si vuol dirottare sul versante di Chiasso-Seregno-Bergamo-Milano, un percorso che non ha nulla a che vedere con la Rotterdam-Genova.
Rischio "collo di bottiglia"
Il tracciato del nord Verbano, abbandonato così a sé stesso con le sue carenze strutturali, vanificherebbe gli ammodernamenti dell'AlpTransit. Un "collo di bottiglia" lo ha definito l'ex assessore regionale Raffaele Cattaneo. Una strettoia che danneggerà il traffico merci su rotaia, incrementerà il trasporto su gomma e sarà di intralcio anche all'esercizio passeggeri, sottraendo al territorio luinese possibili vantaggi occupazionali. I nostri governanti così facendo si meriterebbero il giudizio espresso da Alcide De Gasperi: «La differenza fra un politico ed uno statista sta nel fatto che un politico pensa alle prossime elezioni mentre lo statista pensa alle prossime generazioni».
E' desolante riconoscere che da parte svizzera si guarda al futuro mentre da noi, in Lombardia e nei palazzi romani, si dirottano finanziamenti ispirandosi al successo elettorale. Se i politici e governanti nostrani fossero stati in auge nell'800 saremmo forse costretti a viaggiare ancora a bordo delle diligenze per superare le Alpi.
Ruolo locale
Sarà bene, a questo punto, che il territorio del nord Verbano si faccia sentire. Sindaci, comunità montana, provincia e gli eletti nelle istituzioni locali e regionali hanno il dovere di reagire tessendo un file rouge con le autorità svizzere e con le istituzioni genovesi. In quella città si sono da tempo mobilitati per il Corridoio 24.
Lo scorso 23 ottobre si è tenuto un convegno (vedi Il Corriere del Verbano del 24/10) dal titolo: "Genova-Rotterdam: un corridoio sostenibile" al quale il comune di Luino, invitato dall'ambasciata svizzera in Italia organizzatrice dell'evento, ha partecipato con l'assessore Alessandra Miglio. Relatori il sindaco di Genova, le autorità portuali, la camera di commercio, il direttore dell'Ufficio federale dei trasporti di Berna, il direttore dell'Hupac e numerosi operatori impegnati nel traffico merci. Ne parleremo nel prossimo numero. (La foto è tratta dalla pubblicazione "I cento anni della Stazione internazionale di Luino", a cura dell'Amministrazione comunale di Luino, Centrostampa Luino, 1982).
Giovanni Mele
ninomele35@gmail.com
(1. continua) 

AlpTransit e linea Bellinzona-Luino-Gallarate/Novara, ora necessaria una task force anche per il traffico viaggiatori

Un ministro dei trasporti nel film Destinazione Piovarolo si rivolse al capostazione Totò affermando: «L’eccellenza della rete ferroviaria è il segno della civiltà di un paese». Eccellenza del trasporto merci, passeggeri o di entrambi?
Dopo aver seguito, negli ultimi mesi e con il dovuto interesse, la necessità del trasporto merci su rotaia, così come deriva dall’apertura dell’Alp Transit, ora altrettanto doveroso interesse ci pare debba essere dedicato al servizio pubblico passeggeri, ferroviario e no.
Lo spunto deriva da quello che Regione Lombardia mise in campo qualche anno fa, se è vero che le leggi discusse e approvate non debbano riempire gli scaffali rimanendo lettera morta.

LEGGE REGIONALE DEL 2012
Nel 2012 la Regione promulgò la legge 4 aprile n.6 “Disciplina del settore dei trasporti” commentata su questo giornale il 25 luglio di quell’anno. Questa la parte conclusiva dell’articolo a mia firma “Trasporto ferroviario e le ricette della crisi, Diffuse rivolte contro i tagli e il caso Lombardia – La linea Luino e la presa di posizione della Provincia di Varese”:
"…Eccezione Lombardia
In Lombardia, per fortuna, si marcia in controtendenza, affrontando l'emergenza finanziaria con lucidità e si guarda con interesse perfino ad aumentare del 10% la mobilità ciclistica con un "Piano regionale". La Regione si muove varando leggi sulla "Disciplina del settore dei trasporti" (L.R. n.6 del 4/4/2012) e si adopera per non abbandonare il trasporto pubblico, rivitalizzare le infrastrutture ferroviarie, privilegiando i treni e dare vita ad alleanze a tutto campo per non trovarsi impreparati al dopocrisi.
Nei primi di luglio in un "Tavolo regionale per la mobilità delle merci" ha preso il via un "Protocollo d’intesa" con Rfi, Fnm, imprese ferroviarie e gestori degli impianti di logistica per: sviluppo ed integrazione della rete ferroviaria; aumento della capacità d’interscambio modale strada-ferrovia; miglioramento del trasporto merci ferroviario lombardo. Tutti insieme mirando con realismo al quadro di programmazione "possibile" ed al rimedio delle "criticità segnalate". Appuntamento ad ottobre per sottoscrivere un accordo al fine di eliminare i “colli di bottiglia - così definiti dall'assessore Raffaele Cattaneo, patron del tavolo di lavoro - che riducono notevolmente il traffico merci su ferro".

Tassello Luino
Lasciare che dei 401 milioni di tonnellate di merci il 93% in Lombardia viaggi su gomma e solo il 7% su ferro non è incoraggiante. Mano, quindi, ad uno sviluppo strategico della rete che gioverà anche al servizio passeggeri. Allungamenti di binari, soppressioni di passaggi a livello, aumento del profilo delle gallerie e nuovi terminal.
Luino costituisce un tassello di quanto bolle nella pentola regionale delle infrastrutture. Nella giusta direzione si muove anche la Provincia di Varese. Il consiglio provinciale del 19 luglio ha approvato all'unanimità una mozione presentata dal luinese Paolo Enrico, sostenuto dal collega Pierangelo Rossi, a sostegno del rilancio della nostra linea ferroviaria. Temi trattati: sicurezza dei trasporti, impatto ambientale, disturbo acustico, passaggio a livello cittadino, compatibilità del traffico merci e passeggeri. Un programma nel quale dovrà essere coinvolto il comune di Luino che dal 2010 è impegnato per affidare le sue istanze a Fs, Canton Ticino, aziende ferroviarie e regione.
L'esito positivo dei treni Tilo da Bellinzona a Malpensa (
Il Corriere del Verbano del 18 luglio) incoraggia a non tirare i remi in barca”.

IMPEGNO POLITICO TERRITORIALE
La Lombardia proponeva un sistema di trasporto integrato “rispondente alle esigenze di mobilità delle persone e della sostenibilità ambientale… con particolare riferimento al trasporto pubblico regionale e locale…” (art. 1).
Così come riteniamo che nessuno, animato da buon senso, possa negare la necessità di dotare la economia nazionale ed europea del valido supporto del trasporto delle merci garantendo sicurezza e compatibilità ambientale, sottraendolo al dominio della strada e dirottandolo sulla rotaia, altrettanto impegno le autorità preposte alle amministrazioni territoriali e locali hanno il dovere per assicurare un servizio indispensabile alla vita di tutti i giorni, siano essi lavoratori, studenti e viaggiatori in genere, quello del trasporto.
Sindaci tutti, consiglieri comunali e regionali (presenti e futuri), istituzioni regionali e nazionali avranno la capacità di costituire una task force a sostegno delle istanze dei cittadini, ripetendo la medesima unione dimostrata per il traffico merci?

In particolare e fuori da ogni metafora è opportuno scendere sul dettaglio.
QUALE IL FUTURO DI TRENORD E TILO?
A partire dal gennaio 2018 (riapertura della linea ferroviaria da Bellinzona a Gallarate o Novara, passando da Luino), il traffico merci sarà il benvenuto e beneficerà di una infrastruttura rinnovata, sicura e più scorrevole, così come vuole il progetto Alp Transit. Ma il palinsesto dei treni passeggeri di Trenord e Tilo non deve diventare figlio di un dio minore e surclassato da sua maestà il Corridoio Rotterdam–(Luino)–Genova.
Il timore, non infondato, deriva dal maggiore appeal-ascolto delle forti economie (Europa, aziende multinazionali e governo) e dal pigolio di chi, costretto all’uso del treno e a un servizio pubblico in genere, si è visto spesso abbandonato. Vogliamo augurarci che quanto riportato dalla citata legge funga da guida alle autorità che hanno il dovere di abbandonare ogni fumosità di stampo elettorale e dare concreta attuazione ad un dispositivo democraticamente approvato.
Ci permettiamo (a rischio di apparire logorroici) di riportare quanto scritto nella legge regionale:
* “…affinchè risponda alle esigenze di mobilità delle persone e di sostenibilità ambientale e favorire, attraverso l'aumento e la razionalizzazione dell'offerta, l'ottimizzazione delle reti e degli orari, lo sviluppo dei centri di interscambio e l'integrazione tra le diverse tipologie di servizio, il trasferimento modale dal mezzo privato al mezzo pubblico”;
*“…migliorare la qualità del servizio in termini di regolarità, affidabilità, comfort, puntualità e accessibilità, anche mediante l'adozione di tecnologie innovative, la definizione di contratti di servizio che incentivino il raggiungimento di tali risultati e la realizzazione di un adeguato sistema di monitoraggio dei fattori di produzione e della qualità del servizio, basato anche sulle valutazioni dell'utenza”.

Come si vede, c’è impegno per tutti: comuni attraversati dalla ferrovia e quelli serviti da bus di linea e dalla navigazione. Tutti uniti da un comune compito nella realizzazione di un servizio di “mobilità pubblica” sotto la efficace egida della Regione Lombardia. Ne saranno capaci?
Giovanni Mele
ninomele35@gmail.com  

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