Edizione n.14 di mercoledì 22 aprile 2026
Cronaca di Luino
Il lato umano della rivoluzione egiziana
L'idea non è stata nostra. È stata dell'Associazione culturale San Carlo Borromeo che ha invitato Frontiera a collaborare alla sua realizzazione. E noi abbiamo accettato di buon grado perché San Carlo Borromeo è un'associazione molto seria, formata da persone qualificate e perché la collaborazione tra associazioni mette in moto quello scambio di idee che è il motore della cultura. Ricordo quel simpatico aforisma scritto non so da chi: «Se io ho una mela e tu hai una mela e ce le scambiamo, io ho una mela e tu hai una mela. Ma se io ho una idea e tua hai una idea e ce le scambiamo, io ho due idee e tu hai due idee».
L'associazione San Carlo Borromeo e Frontiera partono da concezioni ideologiche diverse e in questo sta l'importanza del loro incontro. Auspico una maggior presenza dell'Associazione San Carlo sul territorio e più frequenti occasioni di collaborazione.
Ma veniamo all'idea che ci ha coinvolti, cioè al tema che verrà trattato lunedì 10 novembre 2014 alle ore 21 presso il Cinema Teatro Italia di Germignaga: “Avere la libertà o essere liberi? Il lato umano della rivoluzione egiziana”.
Sarà un incontro con il prof. Wael Farouq dell'Università Americana del Cairo, Visiting professor all'Università Cattolica di Milano (mi vergogno ad usare termini inglesi, io che non conosco l'inglese, ma mi è stato detto che è una locuzione intraducibile). Saranno con lui gli studenti del Gruppo SWAP (Share With All People).
Mi sembra sia estremamente importante cogliere e mettere in evidenza il lato umano di una rivoluzione.
Quando si parla di rivoluzione il pensiero corre agli eventi tragici che essa comporta, al rivolgimento violento dell'ordine politico-sociale che essa determina. E si omette di considerare che le rivoluzioni quasi sempre sono fatte da uomini spinti da un irresistibile imperativo morale, non da futili ragioni di convenienza. Vogliamo dimenticare i tre grandi principi morali che hanno ispirato la rivoluzione francese, figlia e madre dell'illuminismo, da cui ha preso sviluppo la nostra moderna civiltà, che pure ha radici primarie e ben più profonde nelle pagine del Libro?
Una conferenza come questa potrebbe cambiare il nostro modo di leggere la storia.
Francesco Ronchi
“Affari di famiglia: Bernardino Luini riletto nella sua terra natale”
Che si trattasse di un affare di famiglia lo si era già detto ( http://www.ilcorrieredelverbano.it/cms/mostra-di-bernardino-luini-milano... ) a proposito della grande mostra milanese “Bernardino Luini e i suoi figli”, della (complicata) eredità affidata dal Luini padre ai figli, del legame tra il pittore e il nostro territorio. Questa ne è un’ulteriore conferma oltre che una possibile ipotesi ed esperienza di lettura: un gruppo di giovani studenti, coinvolti nell’anno scolastico appena concluso in un progetto didattico interdisciplinare dedicato al patrimonio culturale, si sono avvicinati, nella fase finale, alla vita e all’opera del Luini attraversando, curiosi e attenti (curiosità, attenzione e impegno hanno caratterizzato la partecipazione dei ragazzi durante l’intero percorso progettuale), le sale di Palazzo Reale e, poco più in là, i luoghi della Milano del Cinquecento, alla ricerca delle tracce utili per ricostruire l’ambiente culturale, politico e religioso che incaricò l’artista della realizzazione di opere sacre e profane (che, neanche a dirlo, suona subito come citazione della mostra luinese del 1975).
Sul progetto e sul Luini diamo la parola agli studenti che lo sentono ora più vicino, verrebbe quasi da dire, per restare in tema, più familiare. Non dimenticando che se si allarga il compasso del tempo, includendo il futuro, l’eredità culturale - Luini compreso, anzi per certi aspetti in testa - spetterà a loro gestirla: e per farlo in maniera seria dovranno, innanzitutto, conoscerne la consistenza e la qualità, consapevoli del fatto che servirà «qualcosa di più specifico di una strada o di un monumento» (per valorizzare un artista locale e, più in generale, il patrimonio culturale), scomodando Piero Chiara a proposito delle ragioni dell’evento luinese del 1975.
Tiziana Zanetti
Federico Crimi
DA UN PROGETTO SUI “FURTI D’ARTE”
ALLO STUDIO DI BERNARDINO LUINI
Il progetto “I furti d’arte”, che ci ha visto impegnati nell’ultima parte del secondo quadrimestre, per contenuti e attività si inserisce coerentemente nell’itinerario didattico del nostro corso di studi, il Turismo, e mira all’acquisizione di strumenti utili a comprendere e contestualizzare le opere più significative della tradizione culturale del nostro Paese.
Il progetto, curato dagli esperti esterni Tiziana Zanetti e Federico Crimi, è stato accolto con entusiasmo e curiosità da parte di noi studenti della classe 2 A. Attraverso lezioni frontali abbiamo potuto riflettere sul significato, sul valore e sulla fragilità del nostro “patrimonio culturale”. Ci siamo soffermati sul concetto di “bene culturale” e sulle attività di tutela, valorizzazione e fruizione che caratterizzano il settore e che il Codice dei beni culturali e del paesaggio disciplina (senza dimenticare ovviamente la legge al grado più alto: la Costituzione e l’art. 9 in particolare); abbiamo potuto riflettere sui numerosi rischi che rendono i beni culturali tanto fragili e in particolare sui pericoli legati all’attività dell’uomo: le guerre, l’incuria, gli scavi clandestini, i furti.
Proprio nell’ambito dei furti d’arte ci siamo avvicinati allo studio e alla conoscenza diretta del nostro territorio, con particolare riferimento al furto della Gioconda ad opera di Vincenzo Peruggia, originario di Dumenza. A Dumenza (si sa dal 1993) è nato anche il celebre pittore Bernardino Luini: sulla sua opera e sul legame con i suoi luoghi (non solo quello natale) ci siamo soffermati nella seconda fase del percorso progettuale.
“Da Dumenza a Milano… sulle orme di Bernardino Luini” è il titolo dell’itinerario da noi realizzato e presentato in occasione della conferenza del 6 giugno 2014 dal titolo “Affari di famiglia: Luini riletto nella sua terra natale”, curata da Tiziana e Federico, presso il Punto d’incontro dell’Auditorium di Maccagno. Il lavoro presentato è il risultato di lezioni in aula in cui sono state analizzate le fasi che caratterizzano la costruzione di un (grande) evento culturale espositivo e dell’uscita didattica a Milano del 21 maggio 2014. A Milano abbiamo visitato la mostra “Bernardino Luini e i suoi figli” nelle sale di Palazzo Reale e altri luoghi della città con testimonianze dell’epoca del Luini per avere un quadro più chiaro della Milano cinquecentesca.
L’esperienza vissuta ci rende sicuramente più “istruiti” e ci spinge ad invitare i lettori, che non lo avessero ancora fatto, a visitare la mostra del nostro illustre conterraneo: una mostra di grande importanza sul piano storico-artistico, con 200 opere esposte, allestita in un luogo di grande pregio quale Palazzo Reale, che racconta l’intero percorso del Luini, “dalle ricerche giovanili ai quadri della maturità, con un occhio costante, da un lato, al lavoro dei suoi contemporanei, dall’altro, alla traiettoria dei suoi figli, e in particolare del più piccolo Aurelio”.
La mostra resterà aperta fino al 13 luglio 2014 ed è tutta da scoprire e da vivere in prima persona per poter assaporare emozioni e sentimenti che i dipinti proposti possono suscitare con sfumature ed intensità diverse in ciascuno di noi.
Gli studenti della II A Turistico, ISIS “Città di Luino-Carlo Volontè” con la prof.ssa Filomena Parente, responsabile e coordinatrice del progetto.
Palazzo Serbelloni, la Quadreria... ritrovata
Venerdì 14 marzo, alle 18, in Palazzo Serbelloni verrà inaugurata la Open gallery con la quadreria e sarà intitolata la Sala rossa a Pietro Astini. Andando in Sezione Prima Pagina, l'itinerario che ha portato alla sistemazione della quadreria di Palazzo Serbelloni e le tappe della giornata.
S’iniziò nel 1968, con la fondazione del museo civico, grazie al recupero di due affreschi del ’500 (alla causa concorse Pietro Astini, motivo per l’intitolazione alla sua memoria della ‘sala rossa’ in municipio, il 14 marzo prossimo); si continuò con varie donazioni (alcune illustri: di Piero Chiara, di Amleto Del Grosso, ecc.); intervennero sporadicamente enti e privati con depositi temporanei. Infine, nel 1999, si mise mano alla catalogazione della collezione di opere in pittura e in scultura appartenente al comune di Luino.
DALLA RASTRELLIERA ALLA CATALOGAZIONE
Si pensava a qualche forma di rivitalizzazione. Non se ne fece nulla. Tutto rimase segregato in una rastrelliera all’ultimo piano di palazzo Verbania e confinato in un catalogo informatico, stilato secondo criteri scientifici, oggi finalmente consultabile in rete (lombardiabeniculturali.it) e sicura base orientativa per l’operazione che si è sperimentata in questi giorni: dare visibilità all’intera raccolta. La quale, è evidente a chiunque, non contempla né Tiepolo né Picasso e, se non fosse stato per il lascito di Chiara, neppure avrebbe incluso un solo pezzo di uno tra gli autori locali più noti: Giovanni Carnovali (un bozzetto a matita, ora non visibile perché assicurato ad un armadio blindato).
Del resto è scontato: se non si investe in acquisizioni, non si ha; e se un ente museale non opera sul territorio come credibile contenitore di memorie collettive (come si tentò agli esordi, con i meritori recuperi di affreschi), ancor meno si ottiene. Tuttavia qualcosa se ne può dire; e ciò soprattutto grazie alle note critiche accuratamente radunate da Chiara Gatti in occasione della catalogazione di cui si è detto. Per cui, entro quel materiale così apparentemente sporadico – vario per autori, ambiti, tecniche, soggetti, un po’ meno per cronologia, essendo pressoché tutto dedicato al ’900, anche inoltrato – è possibile stilare più di un itinerario di visita.
PRELUDIO DI VISITA
Quello ‘portante’ è servito per una distribuzione ragionata nel municipio. Esordio: le rampe di scale, dove si svolge un’antologia di interpretazioni sul paesaggio luinese, anticipata dalle variazioni in tema belle époque di Franco Rognoni (due grafiche concepite per le prime ‘giornate dei trasporti d’epoca’) e dalla nota xilografia acquerellata inglese del 1859, con S. Giuseppe e palazzo Crivelli, doverosa suite per dare rappresentatività alla sede dell’istituzione cittadina.
Seguono le macchie di colore di Giacomo Prevosto (opere ad olio degli anni sessanta), cromie accese che sono riprese, all’ultimo piano, in una carrellata inaugurata dalle ‘impressioni’ di Antime Parietti dedicate alle vele dell’AVAV sulla rada. In mezzo (seconda rampa) il tono si fa scuro: avanza la fabbrica e l’industriosità, l’indagine pittorica ‘sposa’ la poesia e, con Chiara e Sereni, indaga sui “poveri strumenti” che vincolano l’uomo “alla catena delle necessità”: i raggrumati impasti ad olio di Giancarlo Ossola (mesenzanese d’adozione al quale i due letterati hanno dedicato intense pagine critiche) danno vita, in un interno deserto che pare un laboratorio, a «presenze misteriose di oggetti e persone di un tempo, di oggi, del futuro, presenze che attendono il momento per manifestarsi» (Sereni); i graffiti, incisi a bulino sulla carta, del lavenese Marco Costantini scavano oltre gli idilli del paesaggio e puntano a quel «povero retroterra» (Chiara) dove si manifesta la precarietà del vivere quotidiano: baracche, depositi, tettoie.
CIMELI E OPERE
È questo il preludio allo sbarco principale del primo piano, dove è già collocato il restaurato cannoncino che si vuole garibaldino; qui, a rafforzare temi sociali e istituzionali, è ora in vista la spada della statua all’‘eroe dei due mondi’, sostituita nel 1968 da una più resistente e rimontata sullo sfondo di una bandiera tricolore, vecchia non sappiamo di quanto.
Dopodiché, poiché la sala consigliare è da tempo consacrata al corpus della donazione Del Grosso, è stato giocoforza pensare di dedicare i vestiboli adiacenti (davanti alla sala Astini e all’ufficio di segreteria del sindaco) ad altri pittori luinesi, per nascita o adozione, tutti o quasi classe 1910 e dintorni: Rognoni (suo, nella sala Astini, anche l’allegro bozzetto per il fregio dedicato agli Sport nella palestra delle scuole elementari), Vicenzo Ferrario e ancora Prevosto e, soprattutto, Gino Moro, con due pregevoli disegni parigini, retaggio dei soggiorni del milanese sul lago e di qualche mostra lui dedicata da noi, in attesa di una doverosa antologica.
Corona degnamente il certo più giovane Vanetti, con un olio di forza dedicato a Venezia. Dietro la porta dell’ufficio di segreteria occhieggia, invece, una Madre contadina di Innocente Salvini, preceduta da tre belle prove xilografiche di Franco Puxeddu. Da qui si accede all’ultima sezione, il vasto corridoio di distribuzione del palazzo settecentesco.
DAGLI HUSSY A PATANE'
Naturale che in questo ambiente fosse radunata un po’ di storia: ricollocati i ritratti del fondatore delle fabbriche Hussy (Rodolfo) e della consorte, lavori di fine ’800; contornato di interessanti incisioni metafisiche, tutte cosparse di strumenti musicali, opere degli anni quaranta di Marco Costantini, fa bella mostra di sé un grande olio monocromo con figura intera di Giuseppe Patanè, insigne direttore d’orchestra che scelse Dumenza come proprio buen retiro, dono della figlia Francesca.
Dalla musica all’arte e alla letteratura, sicché seguono: il medaglione in gesso di Giovanni Robbiati, modellato quanto si voleva ancora erigere un monumento a Bernardino Luini (1910 ca.), e preziose varianti dedicate al volto e al ricordo di Piero Chiara, l’una di Carlo Rapp.
Le si scoprano, sotto l’egida delle aeree vele colorate affrescate su tela da Valentino Vago (artista oggi assai richiesto in tutto il mondo), suggello di un itinerario che conta non pochi varesini (bella statuetta di Angelo Frattini in sala assessori, che invita a riscoprirne le tracce sul territorio: scuole elementari, Germignaga, al cimitero; bozzetto in gesso con ‘Chiara seduto al tavolino’ del malnatese Paolo Borghi, in sala Astini, giusto di fronte al modelletto in creta con il volto dello scrittore, lavoro di Francesco Messina) e una buona rappresentanza di scuola locale.
La necessità che ha fatto scattare l’operazione era di mero ordine pratico: ‘alleggerire’ Palazzo Verbania dei pezzi soggetti a possibile degrado. L’idea non è certo nuova; ma non perde di validità per la possibilità di associare momenti di approfondimento e di contemplazione entro spazi solitamente concepiti come sede di asettici uffici. Il miglior modo per celebrare l’ingente sforzo per il restauro conservativo degli esterni del palazzo, da poco concluso. Buona visita.
Federico Crimi
Giornata della Memoria, Luino ha reso omaggio a due eroi della convivenza umana
Al Teatro Sociale, martedì 18 febbraio, la celebrazione della Giornata della Memoria ha rinnovato un momento di grande riflessione tra generazioni e arricchito la convivenza civile di un ulteriore contributo di umanità.
La manifestazione, organizzata dalla commissione della Biblioteca Civica diretta dal professore Emilio Rossi, è stata supportata dalla locale stazione dei Carabinieri con il capitano Giuseppe D’Aveni e il comandante maresciallo Stefano Castellano, dalla Sezione Alpini di Luino per interessamento di Alberto Boldrini e del presidente Lorenzo Cordiglia, e dall’ANPI Luino, di cui è presidente Remo Passera, con la collaborazione di Francesca Boldrini.
La cerimonia ha avuto due ospiti d’eccezione - il fratello di Salvo D’Acquisto, Alessandro, e il figlio del maresciallo Enrico Sibona, Bruno - ed è stata introdotta da una riflessione di Rossi sulla Memoria.
CHE COS’E’ LA MEMORIA?
«La Memoria - ha detto Rossi - è il filo di Arianna che ci tiriamo dietro lungo la nostra controversa storia, che ci permette di tornare indietro e ritrovare il bivio dove abbiamo sbagliato e che ci condurrà, insieme ed uniti, all’uscita del labirinto verso un’umanità migliore.
«LA MEMORIA è una sfida, anche se talvolta fa male ricordare; anche se preferiremmo dire che i grandi errori della Storia non sono mai esistiti, costruendoci un’altra ipotetica umanità che è sempre stata buona. Una realtà che ha l’unico difetto di non essere mai esistita. Infatti il ricordo di ciò che è stato, seppur pesante e tremendo, ci stimola ad essere migliori, il ricordo degli errori è un ottimo monito a non ripeterli, soprattutto se hanno portato a orrori inimmaginabili come i genocidi.
«Quest’anno in occasione del Giorno della Memoria ricorderemo il bicentenario della nascita dell’Arma dei Carabinieri ed il contributo da essa fornito nella difesa dei cittadini inermi e nel perseguimento della giustizia, ispirandosi a valori quali l’onestà, l’impegno sociale e civile, il senso del dovere, la disciplina e la tenacia».
TESTIMONIANZE DEI FAMILIARI DI DUE EROI
Rossi ha quindi ricordato la figura del giovane vicebrigadiere dei Carabinieri SALVO D’ACQUISTO, che, nel settembre 1943, si sacrificò per salvare 22 ostaggi scelti a caso tra la popolazione di Torrimpietra per rappresaglia di un presunto attentato contro i tedeschi. Ha ricordato anche la figura di ENRICO SIBONA, comandante della stazione dei Carabinieri di Maccagno dal 1939 al 1946. Il sottufficiale, durante la sua permanenza in paese, si adoperò per salvare la vita ad alcuni ebrei dalla persecuzione nazifascista e, tra loro, a Guido Lopez e Bianca Lopez Nunes.
Dopo il saluto del sindaco di Luino Andrea Pellicini, il colonnello Alessandro De Angelis, comandante provinciale dei Carabinieri, ha introdotto alla proiezione dell’epilogo del film "Salvo D’Acquisto", interpretato nel 1975 da Massimo Ranieri con la regia di Romolo Guerrieri. Al termine, è seguita un'intervista di Rossi ad Alessandro D'Acquisto.
Anche per Sibona è stato proiettato un breve documentario del 27 gennaio 2017, tratto dal conferimento della cittadinanza onoraria da parte del Comune di Maccagno, e, al termine, è seguita un'intervista di Fabio Passera al figlio di Sibona, Bruno.
Il prefetto di Varese, Giorgio Zanzi, ha consegnato le medaglie agli ex deportati o alle loro famiglie. Ercole Rastelli ha letto, di volta in volta, le motivazioni desunte dalle informazioni raccolte nel questionario inviato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e, per i Reduci Alpini, dalle loro testimonianze registrate nel libro Quelli che son tornati..., pubblicato dalla Sezione Alpini di Luino nel 2010.
ELENCO DEI MILITARI INTERNATI INSIGNITI VIVENTI:
ABBIATI CARLO, Arcisate;
COCLITE Orazio, Masciago Primo;
GALLI Renzo, Cunardo.
ELENCO DEI MILITARI INTERNATI INSIGNITI ALLA MEMORIA E RESIDENZA FAMILIARI:
AGNETTI Giovanni (figlio; Porto Valtravaglia);
CALORI Luigi Piero (coniuge; Duno);
DAMIA Giuseppe (nipote; Rancio Valcuvia);
FAVERI Mario (figlia; Viggiù);
FERRARI Giuseppe (figlia; Mesenzana);
FERRARI Mario (nipote, Mesenzana);
GENTILINI Ignazio (figlia; Porto Valtravaglia);
MERONI Luigi (coniuge; Cunardo);
PAVESI Silverio (figlia; Luino);
RIZZARDINI Bruno (coniuge; Dumenza);
VALLEGIOLI Francesco (moglie; Brezzo di Bedero).
Il luinese Luigi Manzo "capovoga" dei mondiali di canottaggio Under 23
Sarà il luinese Luigi Manzo a condurre il comitato dei Campionati Internazionali di canottaggio 11-15 (Provincia di Varese, Comune di Varese, Federazione Italiana di Canottaggio e Canottieri Varese) verso i Mondiali Under 23, in programma dal 23 al 27 luglio sul lago di Varese. Dal 17 febbraio ha rilevato il testimone di direttore generale del comitato da Paolo Caprioli, dimessosi per impegni personali dopo i successi organizzativi degli Europei di Canottaggio nel 2012 e i Mondiali Masters nel 2013.
Veterano del canottaggio, Manzo ha coordinato dal 2011 le risorse umane del comitato organizzatore e, in particolare, il progetto dei volontari e ora si avvia nella nuova avventura con una nuova squadra. «Sono i primi Mondiali Under 23 ospitati sulle acque del nostro lago e molti degli atleti che gareggeranno quest’anno li incontreremo alle Olimpiadi di Rio 2016» ha commentato il presidente del comitato organizzatore e commissario della Provincia Dario Galli. «Sarà, quindi, un evento molto importante sia dal punto di vista sportivo sia come una grande vetrina per il nostro territorio».
Del team fanno parte Catriona Cameron, Sonia Premazzi, Valentina Castelli, Gabriele Salvitti, Alessandro Franzetti, Silvio Landonio e Paola Grizzetti. Responsabile delle relazioni internazionali con Fisa sarà da quest’anno Paola Della Chiesa, che continuerà a occuparsi di marketing, sponsorizzazioni e promozione del territorio.
Nella foto: Luigi Manzo con alcuni ragazzi della squadra di volontari. Europei 2012.
Giù due cedri del Libano in zona municipio
(gi) Una tromba d'aria il 26 agosto 2006. Violentissime raffiche di vento la notte di domenica 10 novembre 2013. La mano dell'uomo nel pomeriggio di martedì 12 novembre 2013.
Così a Luino, nell'area antistante al municipio, sono caduti giù come birilli tre cedri del Libano. Il primo era il maestoso patriarca che fronteggiava la facciata di Palazzo Serbelloni, gli altri due erano i custodi del monumento ai carabinieri eretto in via Generale Galvaligi.
Domenica 10 novembre, verso le 21,30, il vento ha sradicato il cedro del Libano posto nell'angolo tra via Galvaligi e via Sereni. Il gigante di 88 anni - tanti i cerchi contati poi nel suo tronco - si è piegato verso via Sereni, infilandosi tra due palazzi e piombando su quattro vetture parcheggiate lungo la strada. I rami hanno sfondato parte dei tetti e alcune finestre degli edifici, rompendo serramenti, caloriferi e poltrone. Per fortuna, in quel frangente non si trovavano a passare persone e pertanto non ci sono state vittime.
Non appena ricevuta la segnalazione, verso le 22,40, è intervenuta la polizia locale con vigili del fuoco e carabinieri. L'indomani, lunedì 11 novembre, l'albero, alto una ventina di metri e pesante sui 50 quintali, è stato sezionato e rimosso.
Il cedro del Libano è una pianta dall'apparato radicale esteso ma poco profondo. Secondo i tecnici, la scomparsa della pianta del municipio nel 2006 ha fatto venire meno quella barriera frangivento che proteggeva le piante sul via Galvaligi. Così, domenica 10 novembre 2013, la forte tramontana non ha trovato ostacolo e si è abbattuta sul cedro piò esposto, facendolo schiantare. Il nuovo vuoto ha aumentato il rischio di una eguale sorte per l'altro cedro del Libano su via Comi e l'abbattimento è stato giudicato l'unico rimedio possibile.
Francesco Branca, spirito "parigino" in riva al Verbano
(s.f.) Un incontro con la storia delle nostre valli molto importante per chi voglia meglio conoscere le nostre radici si terrà giovedì 2 maggio nel salone dell’Ubi Banca a Luino. Il consigliere comunale Alessandro Franzetti alle ore 14.30 presenterà un estratto della sua tesi di laurea Francesco Branca e “Il Corriere del Verbano” tra l’ottocento e il novecento.
«Lo scopo del mio lavoro di tesi è stato quello di valorizzare e di far conoscere un personaggio eclettico e dalla operosità tipicamente lombarda che è stato Francesco Branca» commenta Franzetti. «Egli ha avuto il merito, oltre che di essere un imprenditore generoso, di fondare nel 1879 Il Corriere del Verbano, testata pluricentenaria che permane tuttora».
Imprenditore illuminato, Francesco Branca riuscì con il suo impegno costante e la sua geniale quotidianità a potenziare e concertare l’attività delle vallate luinesi, mettendo azioni forti che favorirono l’economia e l’editoria locale. Branca, grazie anche ad un’esperienza a Le Figaro di Parigi, ritenne necessario fondare un settimanale che promuovesse «gli interessi di questa parte d’Italia Superiore, priva finora dei beneficii di comunicazione ferroviaria, e pressoché fuori del Consorzio del Regno, ed a provvedere alle molte necessità locali» (Corriere del Verbano, 8 gennaio 1879-primo numero). Nacque così Il Corriere del Verbano, dove Branca concesse grande spazio anche alla cultura, in particolare pubblicando novelle a puntate nell’”Appendice del Corriere”, una serie di romanzi molto in voga in quegli anni.
ALBERGHI, STRADE, FERROVIE
Tra le imprese più eclatanti, Francesco Branca aveva attivato una cordata di imprenditori e di professionisti per la costruzione di un albergo alpino al Lago Delio, aperto nei mesi estivi per gli amanti della montagna, sull’esempio di analoghe strutture funzionanti nella vicina Confederazione Elvetica (da cui la famiglia proveniva). Un’ambiziosa iniziativa per valorizzare uno degli angoli più pittoreschi di tutta la valle. E questo anche in vista dell’apertura della ferrovia del Gottardo che avrebbe facilitato le comunicazioni con i principali centri della Lombardia e del Piemonte.
Il vero problema per promuovere un turismo di montagna era ed è costituito dalla inaccessibilità del luogo. Si era pertanto presa in considerazione l’ipotesi della costruzione di una funicolare per accedervi e l’acquisto di terreni incolti per costruirvi uno stabilimento balneare. Era stata individuata anche l’impresa disposta ad accollarsi l’onere della costruzione di «un impianto di una ferrovia funicolare tra la riva del Lago Maggiore ed il Lago Delio». Tale investimento non fu mai realizzato.
Oltre ad aver favorito la nascita della strada che collega Luino a Maccagno, l’imprenditore si impegnò nello sviluppo della rete ferroviaria ed elettrica per collegare Luino ad altre realtà italiane e straniere importanti, confidando nella posizione strategica della cittadina nel cuore dell’Europa.
Isis "Città di Luino", software studentesco in uso all'ospedale di Padova
A Luino, mercoledì 4 luglio, presso il Palazzo Verbania, si è tenuta la presentazione del rapporto annuale del progetto “Impresa in Azione”, sostenuto dall’associazione no profit Junior Achievement, con l’obiettivo di trasferire nella scuola conoscenze e competenze tecnico-scientifiche, di imprenditorialità e internazionalità, facendo proprio il metodo del “learning-by-doing”.
L'azienda studentesca
Un gruppo di ragazzi dell'Istituto Statale d’Istruzione Superiore Luino “Carlo Volontè” ha partecipato con la classe 5ª del corso Elettronica e Telecomunicazione a questo progetto. Ad ognuno di loro è stato affidato un ruolo, in modo da formare a tutti gli effetti una vera e propria azienda: Amministratore Delegato (Giovanni Sorrentino), Manager Area Tecnica (Jonathan Massara), Manager Marketing e Comunicazione & IT (Mirko Civitillo), Manager Vendite (Daniele Manzo), Manager Finanziario (Mattia Fortuna) e Manager Risorse Umane (Mattia Gatta).
Gli studenti, nell'anno scolastico appena concluso, hanno creato e gestito l’azienda AES (Advanced Electronic Solutions) con l’aiuto dei docenti Stefano Del Vitto, Marilina Comeglio, Pasquale Langella, Rocco Mancuso, Patrizia Poltronieri e di esperti esterni e hanno raccolto l’esigenza del Gruppo di Ricerca del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova, proponendosi per la progettazione e la realizzazione di ABRAM (Analyzing BRain Activity Moving objects), un sistema innovativo per la stimolazione visivo/motoria di soggetti sottoposti a risonanza magnetica nucleare.
Premio per l'innovazione
Durante la presentazione i ragazzi hanno mostrato al pubblico le funzionalità del software utilizzato da ABRAM, il sito aziendale, il rapporto finanziario e un breve video che racchiudeva la “storia” e l'“avventura” di AES; non è stato possibile effettuare una dimostrazione con l’intero sistema perché già utilizzato presso l’Ospedale di Padova.
AES ha partecipato alle selezioni della Regione Lombardia vincendo il Premio per l’Innovazione e classificandosi per il concorso nazionale che si è tenuto il 6 e 7 giugno a Pisa, ottenendo anche qui ottimi risultati. Ma la loro soddisfazione più grande, affermano i ragazzi, è stata l’installazione di ABRAM avvenuta con successo il 22 giugno 2012 presso l’Ospedale di Padova; attualmente il sistema viene utilizzato nell’ambito delle prove di neuro-psicologia dal gruppo di ricerca del dottor U.Castiello.
Oltre ad essere stata un’esperienza coinvolgente e istruttiva, gli studenti hanno maturato un fortissimo spirito di squadra, rafforzando i rapporti di amicizia tra i componenti del gruppo.
Il team di AES ringrazia tutti gli esperti e consulenti esterni che hanno collaborato alla realizzazione di ABRAM e di AES: Fabrizio Andrighetto, Alice Brovelli, Giovanni Carnaghi, Alberto Castiglioni, Christian Cocco, Giuseppe Comeglio, Patrizia Ghiringhelli, Gian Mario Masciocchi e Santolo Sorrentino.
Gli studenti inoltre affermano: «Tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’aiuto dei nostri professori».
Mirko Civitillo
INTERVENTO - Alptransit, «la Linea Luino non sarà lo zerbino dei vettori stranieri»
L'accordo siglato l'11 maggio a Lugano tra Hupac, Cemat e Fs per creare nuovi terminali di sfogo al futuro traffico merci di Alptransit (vedi articolo "Alptransit si avvicina e i terminal aumentano" su IlCorrieredelVerbano.it del 16 maggio) non lascia tranquillo Andrea Pellicini. Il 17 maggio il sindaco di Luino ha chiesto «garanzie» a parlamentari e rappresentanti del territorio a livello regionale e provinciale «per la sicurezza, mitigazione degli impatti e opere compensative». Questo il testo del suo "appello".
La linea ferroviaria Bellinzona-Luino-Laveno-Gallarate (Novara) risulta quella di principale interesse per i maggiori vettori internazionali.
Una delle più grandi opere ferroviarie degli ultimi tempi, il cosiddetto “Alptransit” sulla linea del Gottardo, sta per essere completata con almeno un anno di anticipo, determinando un notevole aumento della capacità ferroviaria nel trasporto merci sull’asse Rotterdam–nord Italia-Genova, e sul versante italiano la linea sulla quale rischia di gravare maggiormente tale incremento è proprio quella che corre lungo la sponda del Verbano, una linea diretta verso i principali impianti intermodali del milanese e che presenta una pendenza modesta in grado di contenere i costi di traino.
"Soluzione Luino"
Come tengono a sottolineare i principali vettori internazionali, questa linea rappresenta la soluzione più rapida per risolvere le problematiche infrastrutturali sul versante italiano, in attesa che si provveda ad attuare i programmi per la Chiasso-Como-Seregno, e per migliorare la percorribilità del Sempione. Questa ipotesi, la “soluzione Luino”, comporta interventi di adeguamento infrastrutturale inerenti alle sagome dei manufatti, all’impiantistica e all’armamento che potrà essere esposto a sopportare un aumento delle “tracce” dei treni merci, dalle attuali cinquanta alle quasi novanta giornaliere.
Preoccupazioni
Questo scenario preoccupa molto le comunità del Lago Maggiore sotto diversi aspetti: la sicurezza dei territori attraversati, in molti casi urbanizzati; la vivibilità del territorio che dovrà sopportare un notevole incremento del disturbo acustico, delle vibrazioni e dei disagi legati alla interruzione dei collegamenti stradali che attraversano la linea ferroviaria; l’economia locale, sempre più volta a promuovere il settore del turismo, che verrebbe fortemente penalizzata dall’appesantimento del traffico merci.
In un tal quadro, ritengo che la politica sia chiamata ad un ruolo importante e forse determinante per un equilibrato svolgimento del confronto tra le forze in gioco per lo sviluppo infrastrutturale.
Mi appello pertanto ai rappresentanti del nostro territorio affinché vengano adottate tutte le misure atte a mitigare gli impatti derivanti dal potenziamento della linea, senza le quali rischieremmo di subire un danno irreparabile, anche sotto il profilo del trasporto passeggeri, a vantaggio solo dei vettori stranieri, che utilizzerebbero come “zerbino” la nostra bellissima terra.
Il sindaco
Andrea Pellicini



