Edizione n.40 di mercoledì 18 ottobre 2017

La nostra storia

Dalle “onde” del Verbano alla linea Bellinzona-Malpensa. L'"edicola" universale vola in Europa

(GM) Mi piacerebbe sapere cosa direbbero i Sumeri, popolo della Mesopotamia che nel 3300 a.C. inventò la scrittura, davanti ad un computer che ci permette di comunicare con il mondo intero. Sicuramente ci avrebbero ricordato che grazie a loro l'umanità superò il confine della preistoria. E rimarrebbero strabiliati dal passaggio dalle tavolette di argilla alla tastiera sulla quale navighiamo, clicchiamo, ciattiamo e leggiamo i giornali.
Tempi e spazi di comunicazione
Già, i giornali. Ci eravamo assuefatti all'acquisto in edicola del giornale preferito, tornare a casa e sfogliarlo incuriositi dalle novità (ora le chiamano news), dalla cronaca nera, sportiva o leggere le estrazioni del lotto, le previsioni del tempo o un necrologio. Un altro gesto, quotidiano, settimanale o mensile, era quello della visita alla cassetta postale per il ritiro del nostro abbonamento.
Per i lettori del Corriere del Verbano, nato a Luino «...un paesello di pescatori e contadini» così definito da Piero Chiara, l'appuntamento si ripete ogni mercoledì fin dal 1879. Il giorno, dopo 135 anni, è sempre quello, ma non lo si trova più in edicola o nella cassetta di casa, poiché, al passo coi tempi, da gennaio 2012 è "on line", un termine un po’ ostico per chi non si rassegna alle evoluzioni inarrestabili della vita moderna.
Adesso la società si muove sul web, twitter, a colpi di sms, blob e blog. La gioventù non sa più cosa sia una lettera, una busta e un francobollo vecchio stile. Perfino il papa Benedetto XVI si adegua alla nuova forma di comunicazione e si fa avvicinare su twitter. Anche il commercio gira attraverso internet. E volete che il mondo della stampa non si adeguasse?
Comunità internazionale
Il Corriere del Verbano non ha saputo/potuto resistere alla telematica. Nell'era di internet niente più abbonamenti cellofanati, affidati alla distribuzione postale spesso in ritardo e schiava di un monopolio in contrasto con le asserite liberalizzazioni. Il settimanale di Luino giunge in tempo reale in qualunque parte del pianeta, letto da luinesi emigrati e da cittadini esteri che sul lago Maggiore si godono una casa di vacanze. E' noto, infatti, che il territorio luinese abbonda di immobili di tedeschi, svizzeri, olandesi, francesi e di italiani. Tutti, pur vivendo lontano, sono interessati alle vicende locali ed al servizio di trasporto pubblico.
Il 14 novembre su questo giornale, dal titolo "Bellinzona-Luino-Malpensa, linea a rischio chiusura?" è apparso un articolo che paventa un rischio per quei treni, suscitando il panico fra lettori di mezza Europa che giungono nella nostra città con destinazione Malpensa e treno per Luino e dintorni. E-mail, telefonate, richieste di spiegazioni ad uffici vari, spaventati dalle temute soppressioni di treni comodi, ben assestati nell'arco della giornata e presenti anche nei giorni festivi. Ma, per favore, non sparate sullo scrittore.
Si è trattato di una lettura affrettata. Per ora, lo confermiamo, nessun pericolo. Però quei treni non devono viaggiare vuoti. Resta la dimostrazione dei vantaggi dell'informazione che si irradia su onde elettromagnetiche e su cavi di fibra ottica.
Ora con un clic si aprono le pagine del settimanale classe 1879 generato non più dalle rotative e senza consumo di carta.
Edicola universale
Il giornale di Luino, libero dai penalizzanti vincoli distributivi a cui eravamo abituati, supera le frontiere, vola nell'etere, disponibile in una edicola universale, ad ogni latitudine ed in qualsiasi ora. Chissà, grazie al Corriere del Verbano on line, il nome di Luino giungerà dovunque e allargandosi il numero dei lettori avremo anche più alleati per sostenere i treni da/per Malpensa.  

Francesco Branca, spirito "parigino" in riva al Verbano

Conferenza di Alessadro Franzetti sull'editore e imprenditore luinese
Francesco Branca

(s.f.) Un incontro con la storia delle nostre valli molto importante per chi voglia meglio conoscere le nostre radici si terrà giovedì 2 maggio nel salone dell’Ubi Banca a Luino. Il consigliere comunale Alessandro Franzetti alle ore 14.30 presenterà un estratto della sua tesi di laurea Francesco Branca e “Il Corriere del Verbano” tra l’ottocento e il novecento.
«Lo scopo del mio lavoro di tesi è stato quello di valorizzare e di far conoscere un personaggio eclettico e dalla operosità tipicamente lombarda che è stato Francesco Branca» commenta Franzetti. «Egli ha avuto il merito, oltre che di essere un imprenditore generoso, di fondare nel 1879 Il Corriere del Verbano, testata pluricentenaria che permane tuttora».
Imprenditore illuminato, Francesco Branca riuscì con il suo impegno costante e la sua geniale quotidianità a potenziare e concertare l’attività delle vallate luinesi, mettendo azioni forti che favorirono l’economia e l’editoria locale. Branca, grazie anche ad un’esperienza a Le Figaro di Parigi, ritenne necessario fondare un settimanale che promuovesse «gli interessi di questa parte d’Italia Superiore, priva finora dei beneficii di comunicazione ferroviaria, e pressoché fuori del Consorzio del Regno, ed a provvedere alle molte necessità locali» (Corriere del Verbano, 8 gennaio 1879-primo numero). Nacque così Il Corriere del Verbano, dove Branca concesse grande spazio anche alla cultura, in particolare pubblicando novelle a puntate nell’”Appendice del Corriere”, una serie di romanzi molto in voga in quegli anni.
ALBERGHI, STRADE, FERROVIE
Tra le imprese più eclatanti, Francesco Branca aveva attivato una cordata di imprenditori e di professionisti per la costruzione di un albergo alpino al Lago Delio, aperto nei mesi estivi per gli amanti della montagna, sull’esempio di analoghe strutture funzionanti nella vicina Confederazione Elvetica (da cui la famiglia proveniva). Un’ambiziosa iniziativa per valorizzare uno degli angoli più pittoreschi di tutta la valle. E questo anche in vista dell’apertura della ferrovia del Gottardo che avrebbe facilitato le comunicazioni con i principali centri della Lombardia e del Piemonte.
Il vero problema per promuovere un turismo di montagna era ed è costituito dalla inaccessibilità del luogo. Si era pertanto presa in considerazione l’ipotesi della costruzione di una funicolare per accedervi e l’acquisto di terreni incolti per costruirvi uno stabilimento balneare. Era stata individuata anche l’impresa disposta ad accollarsi l’onere della costruzione di «un impianto di una ferrovia funicolare tra la riva del Lago Maggiore ed il Lago Delio». Tale investimento non fu mai realizzato.
Oltre ad aver favorito la nascita della strada che collega Luino a Maccagno, l’imprenditore si impegnò nello sviluppo della rete ferroviaria ed elettrica per collegare Luino ad altre realtà italiane e straniere importanti, confidando nella posizione strategica della cittadina nel cuore dell’Europa. 

Maccagno, Francesco Branca, un maccagnese a Luino

Francesco Branca

(FP) Venerdì 18 maggio, alle 21, al Punto d’Incontro (via Valsecchi 21, complesso Auditorium) Emilio Rossi terrà una conferenza su “Francesco Branca: un maccagnese trapiantato a Luino”. Continua in questo modo il viaggio attraverso personalità che hanno dato lustro al luogo natale, un solco nel quale si inserisce perfettamente il Branca. Fondatore a Luino de Il Corriere del Verbano, fu imprenditore attivo in paese e famoso per aver introdotto brevetti e innovazione che caratterizzarono l’industria del tempo. A lui si deve, per esempio, l’apertura dell’Albergo Monte Borgna al Lago Delio.
Contemporaneamente alla conferenza di Rossi, sarà inaugurata una mostra suggestiva che vede protagonisti Elena Gallazzi e Renato Scesa, dal titolo “Identità nascoste”. Al centro della scena sono le maschere e le loro metamorfosi. Partecipa anche Anna Maria Folchini Stabile con alcuni haiku, un’antica forma di poesia giapponese. La mostra rimarrà aperta fino al 27 maggio, il sabato e la domenica dalle 17 alle 19 con ingresso libero.

Unione Velica, nuova sede
Domenica 20 maggio alle 11, taglio del nastro alla nuova sede dell’Unione Velica in una proprietà comunale all’interno del nuovo quartiere di Golfo Gabella, sul Lungolago Girardi. Un trasloco di soli pochi metri, ma che significherà una piccola rivoluzione per la società sportiva attiva a Maccagno fin dal 1977. Il presidente Gianfranco Paganini, fresco di riconferma dai circa 200 soci, farà gli onori di casa ai nuovi spazi che conterranno le attività di segreteria, aree comuni, deposito del materiale agonistico. La nuova e onerosa sistemazione, realizzata grazie a un soppalco che ha raddoppiato le zone a disposizione, è frutto della collaborazione tra Uvm e Amministrazione comunale che si sono legati con un contratto siglato nel 2011 della durata di dodici anni.

Dedicati a Camilla Valsecchi i giardini della scuola media
Sabato 19 maggio, alle 15, nel ventennale della morte si terrà la cerimonia di intitolazione dei giardini della scuola media a Camilla Valsecchi che a Maccagno era nata nel 1947.
Sono pochissimi in zona a non conoscere Valsecchi, che dedicò al mondo della scuola gran parte della sua vita. Alcune sue ricerche storiche sono inoltre sfociate in attività pubbliche, dalla rinascita della Scuola Musicale alla rievocazione storica dello Sbarco dell’Imperatore, dalla valorizzazione del museo etnografico di Garabiolo alla pubblicazione di libri su usi e costumi.

Giovani artisti all’Auditorium
Sabato 19 maggio, alle 21, sul palco dell’Auditorium comunale si alterneranno giovani artisti in una serata dedicata alla musica classica. Un vero piacere poterne apprezzare talento  e impegno. Ingresso libero.

Cari lettrici e lettori

Cari lettrici e lettori
cominciamo questo saluto e il nuovo anno di edizioni con le parole di alcuni storici abbonati al Corriere del Verbano, sintesi di innumerevoli telefonate e contatti che in questo periodo sono avvenuti.
Il signor V. ci scrive:«Congratulazioni vivissime per la "botta di vita" del caro antico CORRIERE DEL VERBANO, che trovo su internet e di cui mi pregio essere un lettore di lungo corso, da Luinese della diaspora ormai radicato a Varese da oltre un quarantennio. Spero col tempo di avere l'intero giornale da leggere magari su Ipad, rinunciando alla carta ed ai ritardi postali. Ancora una minuscola richiesta, ho smarrito il bollettino postale per rinnovare l'abbonamento x il 2012. Vi chiedo quindi di indicarmi le modalità… Grazie, Auguri e cordiali saluti».

Il signor G.P. ci invia «Sinceri auguri di Buon Anno, sia per "il Corriere del Verbano.it", sia per tutto. Complimenti per il coraggio. Il giornale (NdR: si intende qui il sito da alcuni mesi visibile) è ben fatto, leggibile e sicuramente vi seguirò "on line». Buona fortuna!"

La prima lettera ci fa capire che non siamo stati abbastanza chiari quando sulle pagine del Corriere del Verbano, tra novembre e dicembre 2011, abbiamo annunciato che saremmo passati online. Noi in primis, il signor V. e con lui molti altri che risiedono fuori zona, o in altre regioni, o all'estero non avranno più da combattere con i disguidi postali. Da oggi trovano la nostra testata in internet e non dovranno rinnovare l'abbonamento perché l'accesso è libero e gratuito.

Gli auguri di G.P. portano la nostra attenzione sul termine «coraggio». Altri lettori hanno usato espressioni come «svolta», «evoluzione», «felice intuizione», «indipendenza»; altri invece protestano perché prediligono, come dicono, "leggere su carta".

E' vero, c'è una robusta modificazione nel vestito che si è dato Il Corriere del Verbano e se chi legge dovrà abituarsi a un impatto grafico nuovo, noi stessi ci aspettiamo fasi di assestamento e perfezionamento. Dunque auguri a tutti, voi e a noi, per una buona navigazione.
Il Corriere del Verbano
 

Di settimana in settimana, di secolo in secolo. Quell'odore di carta che supera il tempo

La carta la adoro. E’ questo il primo numero in cui esco nel 2011, mi sono guardato ben bene in giro, ho riflettuto, e non posso che ribadire proprio questo: la carta la adoro. Da quando sono nato nel... - eh, sì, ragazzi, che ci volete fare, sono vecchietto -, da quando sono nato nel 1879, è così. Da allora la adoro e mi ci butto dentro, settimana dopo settimana, edizione dopo edizione. E a differenza di quando ci si innamora senza saperne bene la ragione, perchè adoro la carta lo so.

Innanzi tutto perchè la conosco, ne ho visto la metamorfosi dalle cartiere storiche che avevano per macchine le braccia degli uomini alle variabili di ora - tecniche, meccaniche, con tipologie e palpabilità un tempo impensabili -; poi perchè oggi come ieri le resta appiccicato quell’unicissimo odore di inchiostro ed essenze che fa ricordare come dietro a tutto ci siano la fatica, l’imbattersi e superare ostacoli, il lavoro delle persone; e questo stesso lavoro se a sua volta si gira indietro vede altro lavoro, di altre persone, in una catena di esperienza e dedizione infinita. Affascinante. Evocativo soprattutto.

Penserete che sono romantico, o passatista, e forse è vero, un poco lo sono. Ma credo ci sia non solo romanticheria nel mio prediligere la carta. In fondo è a lei che devo la mia vita che tocca tre secoli, è con lei che ho fatto il mio lunghissimo cammino. Insomma, alla carta devo riconoscenza. Lei è concreta, tangibile, riconoscibile; in più è impignabile, accantonabile, sottolineabile, maneggiabile, conservabile. Conservabile in particolare, cioè resiste attraverso i secoli e insieme resiste alla pressione degli inchiostri, finendo per riuscire a parlare a chi la prenda in mano in una specie di rinnovo perenne. Dando immensa soddisfazione alla mente. Lo vedo quando porto attenzione alle mie annate ingiallite, un po’ consumate, sfoglio e leggo tra me e me, e tutto torna fuori, come non fosse mai finito.

E’ forse questa una delle maggiori attrattive della carta: che sopporta il sole, l’umido, il freddo, gli sgarbi, e, magari malconcia, torna al lettore, portando intatti i suoi messaggi, riagganciando relazioni, riannodando fili, storie.

C’è tutto un gusto speciale nel libro di carta, nel giornale di carta, nel manifesto di carta. Un gusto che gli armamentari online che si dice soppianteranno la lettura su carta non hanno. Anche se posseggono però altre preziose virtù, quali la velocità di consultazione, l’immediatezza dell’esecuzione e la capacità di elaborare e riassemblare dati. Caratteristiche utilissime all’archiviazione e alla ricerca.

Ho l’impressione che giornali, libri e informatica siano cancelli diversi di una stessa strada e continueranno a convivere. Quindi, auguri a entrambi, mondo della carta e mondo online.

Piero Chiara, Trento Salvi, Federico Roncoroni. E Gente di Luino

È il titolo che Federico Roncoroni ha accostato ad uno degli ultimi, brevi manoscritti di Piero Chiara; ultimo, anche, tra quelli che, finora inediti, hanno visto la luce in questo ventennale dalla morte dello scrittore.

Una fitta parabola di revisione critica dell'opera letteraria o semplice ricordo del personaggio che s'è conclusa sabato 25 novembre quando, in parallelo con la tradizionale presentazione del volume de Il Rondò per il 2007 a Palazzo Verbania, Gente di Luino è stato offerto alla conoscenza di cultori, amanti, appassionati "chiariani"; ai Luinesi, cui, in fondo, come chiarisce Roncoroni stesso con l'intitolazione del pezzo in origine anepigrafo, è dedicato.

L'autografo è accolto nella collana di plaquette di Francesco Nastro Editore, un'iniziativa editoriale che da qualche anno va collezionando memorie del passato, valide sintesi del presente, profili biografici in piacevoli volumetti fuori mercato.

Il testo è breve e prende spunto da un articolo di Trento Salvi apparso sul n. 44 di Il Corriere del Verbano del 28 novembre 1984 ­ "All'Europa- requiem", riedito integrale in appendice ­ dedicato alla storia d'un anonimo "casone" lungo la strada di Creva (via Luini) di fronte al palazzo scolastico; un "casone" che, però, si fregiava del titolo d'albergo. Non era certo tra i primi della belle èpoque luinese, ma l'allora gestore, Giovanni Primi (detto Buchìn per via di "una boccuccia rotonda con sottostante moschetta bianca" anche per distinguerlo, come rievoca Salvi, da altre dinastie locali dei Primi) si dilettò a gareggiare con Hôtels di ben altra categoria nella pomposa denominazione: All'Europa.

La sua demolizione nell'84 fu occasione per una doppia cavalcata sul filo della memoria. Salvi radunò accuratamente alcune note preziose sulla storia, prontamente accolte sulle pagine del Corriere: vi erano annessi la trattoria, la bocciofila e un salone tanto ampio per ingenue rappresentazioni teatrali, subito eletto a "Salone Primi" secondo quell'attitudine all'Excelsior in ogni cosa che fu la moda di quella fin de siècle (per chi volesse, internet permette oggi di svelare ulteriori dati dagli archivi del Corriere consultando nel sito della Biblioteca Nazionale Braidense i segg. nn.: 31, 1888, ago. 1; 15, 1889, apr. 10; 10, 1890, marzo 5; 36, 1891, sett. 9); cessata l'attività alberghiera fu la volta, a ruota, della banda musicale, di formazioni ginniche locali, del partito socialista, fino al decennio del '30, quando, sul ring per la boxe ivi installato, si allenò anche Piero Chiara (in verità per un breve periodo).

Proprio Chiara, a quasi due anni di distanza dal requiem all'Europa ("non come continente o come comunità politica", avvertì prontamente), riprese in mano l'articolo di Salvi, serbato, ma non archiviato, tra i ritagli e i ricordi di una Luino che doveva a tutti costi rivivere, quasi ossessivamente, se si legge tra le righe, soprattutto degli ultimi lavori, un personale nodo da sciogliere nei confronti dei luoghi d'una bella, amata gioventù, letterariamente se, come sempre, s'intende Luino come quell'imprescindibile microcosmo per osservare un'umanità talmente esaminata e assimilata da svelare, più agevolmente che in luoghi d¹osservazione "altri" rispetto alla propria estrazione, tutta la mutevole gamma dell'esistenza sotto gli apparentemente insignificanti gesti e le piccole aspirazioni d'una comune quotidianità.

A lui, certo, non poteva sfuggire la suggestione di questo spezzone minore di storia luinese: un albergo modesto, è vero, ch'ebbe tuttavia la "gloria" d¹assurgere a luogo collettivo di ritrovo (paesano, ma non strapaesano), serbatoio e punto d'incrocio dei destini d'una umanità varia, straordinaria perché consueta, com'era quella di Luino tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, anzi, di quella Luino che, lontano dai riflettori (per la verità oramai attenuati) del turismo, dei fasti della stazione e delle ville in collina si stringeva attorno all'asse verso Creva, l'asse produttivo e popolare, delle fabbriche e del lavoro: "personaggi minimi", precisa Roncoroni, "gente semplice che però è pur sempre raccontabile, e comunque sotto la sua penna lo diventa, come protagonista di quella storia minore e minima che è la storia di ogni paese".

Con Gente di Luino Chiara, quindi, ci svela ancora una volta il volto di quel nostro "paese" prima che venisse livellato al grado minimo di frammento d'una periferia indistinta che non parve (a Chiara stesso) e non pare ancora oggi meritare neppure la grazia d'esser sintetizzata in forma narrativa. Un processo di cui lo stesso scrittore avvertiva lucidamente gli inizi (non ad altro sembra alludere quell "ultimo caffè" che chiude Gente di Luino), gli sviluppi e la disaggregante conclusione.

Federico Crimi

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