Edizione n.7 di mercoledì 26 febbraio 2020

Verbano

Lago Maggiore, i turbini dell’Isola Bella

Abituati come sono a frequentare l’Isola Bella per ammirarvi le sale del palazzo Borromeo e i suoi giardini, i turisti spesso affrettandosi dall’uno all’altro ambiente, pressati dalla voglia di vedere tutto il possibile, non scoprono quello che da trecento e ottant’anni man mano di segreti e di curiosità l’Isola ha accumulato.
Ve ne sarebbe da scrivere pagine e pagine e non tutte le storie che si potrebbero raccontare sono positive o allegre: qualcuna dice gli sforzi di capimastri e artigiani, frustrati nel confronto con una natura quasi sempre solare, da “paradiso in terra”, che però talvolta riuscì a scatenarsi con violenza pari a quella che colpì l’Isola Bella, e con essa altri luoghi a noi cari del Medio Verbano, nello scorso 25 agosto.
Lavori e tempeste
Chi viene a visitare l’isola ignora come l’intenso lavorio di continua sistemazione dei vari ambienti botanici fu spesso ridotto a niente da trombe d’aria e tempeste, che misero in ginocchio quel paradiso terrestre, e fecero disperare chi vi lavorava di non poter forse rimettere le cose nello splendido ordine sognato da Vitaliano VI Borromeo nella seconda metà del Seicento.
Ma il turista deve sapere, per gustare appieno la perfezione con cui oggi vengono tenuti giardini e sale del palazzo museale, che, soprattutto durante la costruzione del palazzo, crolli e distacchi nelle volte e nelle decorazioni a stucco furono cosa frequente, come spesso accadeva nei cantieri edili dei grandi edifici del Seicento.
Oggigiorno ci si impressiona – giustamente – per i gravi danni causati dalla tromba d’aria di sabato 25 agosto, che ha recato violenza non solo alle isole, ma soprattutto a giardini e ville private, oltre che alle notissime Villa Taranto, Villa San Remigio, all’Allea delle Magnolie di Pallanza, all’Archivio di Stato di Verbania e al Museo del Paesaggio (quasi che il tempo atmosferico abbia voluto accanirsi con quanto di più prezioso e bello il nostro lago può regalare ai turisti: la cultura e la propria memoria storica), spingendosi poi a far strage di tetti e di alberi di là del lago, nell’entroterra lavenese.
Catastrofi del ‘600
Anche un tempo succedevano disgrazie paragonabili a quella appena occorsa, e forse – pur considerando che i mezzi tecnici erano meno adeguati, anche se la manodopera più abbondante e a buon mercato – esse risultavano più catastrofiche.
Venti impetuosi sollevarono talvolta onde alte e rabbiose dal lago, che demolirono facilmente i muraglioni di contenimento edificati con tanta fatica negli ultimi anni Settanta del Seicento: lo constatavano sconsolati nell’aprile del 1681 coloro che verificavano i danni e però scrivevano che alla fin della fiera «le disgratie del muraglione» erano «sane, perché insegnano». Il vento, infatti, era stato «portentoso, a sentir gl’effetti da esso cagionati»; il «riparamento» fatto al muraglione non era stato sufficiente a resistere ad altre raffiche, e tutto il lavoro di rinforzo fatto sino ad allora era stato inutile, anche se aveva insegnato che si doveva construire in modo più robusto.
Analoghi guai capitarono, sempre a causa dei venti, ad alcune statue in varie zone dei giardini, e alle guglie della chiesa parrocchiale (1667); in un caso (a inizio anno 1682, esattamente il 2 gennaio), per il terribile vento che tirava in quell’inizio d’anno cadde una statua che reggeva, al culmine del cosiddetto “Teatro d’Ercole”, l’insegna in ferro battuto dell’Humilitas; per tutto il Settecento, e l’Ottocento non si contano gli alberi stroncati alla base o dai “turbini”: la causa prima è però da ricercare nel mutato gusto botanico che man mano introduceva all’Isola essenze arboree ad alto fusto.
Troppa temerarietà nei disegni e mezzi tecnici talvolta ridotti costringevano i capimastri, manovali e stuccatori attivi in palazzo a rimettere mano a muri pericolanti, volte che appena gettate nel consolidarsi si riempivano invece di crepe, ornamenti che cadevano all’improvviso, costruzioni in extremis di pilastri di rinforzo...
In questo modo l’Isola Bella, luogo dove il bello e l’armonia delle costruzioni borromee hanno alle lunghe avuto ragione degli inconvenienti verificatisi negli propri antichi cantieri, si mostra (anche oggi che sono passate poche settimane dalle ferite che le trombe d’aria del 2012 le hanno inflitto) perfetta e desiderabile agli occhi dei turista: un paradiso in terra, una festa per gli occhi e per la memoria artistica del lago. Nell'immagine, le Isole in inverno (foto Ivan Spadoni)
G.C.

Cari lettrici e lettori

Cari lettrici e lettori
cominciamo questo saluto e il nuovo anno di edizioni con le parole di alcuni storici abbonati al Corriere del Verbano, sintesi di innumerevoli telefonate e contatti che in questo periodo sono avvenuti.
Il signor V. ci scrive:«Congratulazioni vivissime per la "botta di vita" del caro antico CORRIERE DEL VERBANO, che trovo su internet e di cui mi pregio essere un lettore di lungo corso, da Luinese della diaspora ormai radicato a Varese da oltre un quarantennio. Spero col tempo di avere l'intero giornale da leggere magari su Ipad, rinunciando alla carta ed ai ritardi postali. Ancora una minuscola richiesta, ho smarrito il bollettino postale per rinnovare l'abbonamento x il 2012. Vi chiedo quindi di indicarmi le modalità… Grazie, Auguri e cordiali saluti».

Il signor G.P. ci invia «Sinceri auguri di Buon Anno, sia per "il Corriere del Verbano.it", sia per tutto. Complimenti per il coraggio. Il giornale (NdR: si intende qui il sito da alcuni mesi visibile) è ben fatto, leggibile e sicuramente vi seguirò "on line». Buona fortuna!"

La prima lettera ci fa capire che non siamo stati abbastanza chiari quando sulle pagine del Corriere del Verbano, tra novembre e dicembre 2011, abbiamo annunciato che saremmo passati online. Noi in primis, il signor V. e con lui molti altri che risiedono fuori zona, o in altre regioni, o all'estero non avranno più da combattere con i disguidi postali. Da oggi trovano la nostra testata in internet e non dovranno rinnovare l'abbonamento perché l'accesso è libero e gratuito.

Gli auguri di G.P. portano la nostra attenzione sul termine «coraggio». Altri lettori hanno usato espressioni come «svolta», «evoluzione», «felice intuizione», «indipendenza»; altri invece protestano perché prediligono, come dicono, "leggere su carta".

E' vero, c'è una robusta modificazione nel vestito che si è dato Il Corriere del Verbano e se chi legge dovrà abituarsi a un impatto grafico nuovo, noi stessi ci aspettiamo fasi di assestamento e perfezionamento. Dunque auguri a tutti, voi e noi, per una buona navigazione.
Il Corriere del Verbano

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