Edizione n.27 di mercoledì 7 agosto 2019

Frontiera

Canton Ticino e Lombardia, quella frontiera non solo geografica

Continua la serie di “incontri” e “verifiche” italiani contro cantieri e programmi politici elvetici

Mercoledì 29 marzo 2017, a Bellinzona, vertice del Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino con la presidenza della Lombardia. Sabato 1 aprile 2017 inizio chiusura notturna sperimentale (dalle 23 alle 5) per sei mesi di tre valichi minori di frontiera (Ponte Cremenaga, Novazzano-Marcetto, Pedrinate), senza preventiva informazione o accordo con la parte italiana. Martedì 7 aprile a Mezzana (Canton Ticino) riunione della Regio Insubrica dedicata alla “chiusura notturna dei valichi secondari tra la Svizzera e l’Italia” e, contemporaneamente, a Milano in Consiglio regionale approvazione mozione Pd contro la chiusura ma voto contrario della Lega…
Tra il Canton Ticino e la Lombardia (entrambi a guida centrodestra) continua la doccia scozzese a suon di belle parole (da parte italiana) e di perentorie decisioni (ticinesi) su libera circolazione e tutela lavoratori frontalieri, nuovo albo per le imprese artigiane, completamento Alptransit, Monte Ceneri, Arcisate-Stabio, strategia macroregionale Eusalp.
“CONFRONTO”
A Bellinzona, il 29 marzo, la delegazione lombarda, guidata dal presidente dell’assemblea Raffaele Cattaneo e composta dalla consigliera segretario Daniela Maroni (Lista Maroni) e dai consiglieri Mauro Piazza (Lombardia Popolare), Luca Gaffuri (PD), Silvia Fossati (Patto Civico) e Paola Macchi (M5Stelle) e Francesca Brianza (Lega), è stata accolta dal presidente del Gran Consiglio ticinese Fabio Badasci. L’incontro seguiva quello che si era tenuto - sempre su temi analoghi - nel luglio del 2013 a Milano, quando la delegazione ticinese era allora guidata dal presidente del Parlamento cantonale Alessandro Del Bufalo.
Quali i risultati? Questo il giudizio di Cattaneo: <Un incontro positivo che ci ha permesso di confrontarci e approfondire molte questioni, consapevoli che condividiamo frontiere comuni e quindi abbiamo interessi comuni a ricercare soluzioni condivise. Su alcuni temi già abbiamo trovato sintonia, su altri abbiamo avviato un dialogo e un confronto costruttivo con l'obiettivo di raggiungere la migliore mediazione possibile che rispetti le esigenze di tutti>.
Il Canton Ticino, insomma, va per la sua strada e la Lombardia <approfondisce>, <si confronta>, <ricerca soluzioni condivise> su temi spinosi come libera circolazione e legge sulle imprese artigianali (LIA), mobilità e infrastrutture, cooperazione transfrontaliera (Eusalp).
FRONTALIERI…
Il 28 marzo – vigilia dell’incontro – in parlamento ticinese ha preso il via un progetto di legge che concretizza il principio della preferenza dei lavoratori svizzeri nelle assunzioni (conseguente allo scrutinio popolare ticinese sull’iniziativa costituzionale “Prima i nostri!”) e propone l'adozione di nuove misure contro il dumping salariale.
Nella sostanza il datore di lavoro ticinese potrà assumere un lavoratore proveniente da Paesi frontalieri solo se avrà dimostrato di non aver potuto assumere, a pari qualifica professionale, un candidato svizzero o straniero in possesso di speciale permesso di tipo C, B o L. Una iniziativa legislativa che il capo del gruppo parlamentare La Destra Gabriele Pinoja ha giustificato come misura motivata dalla crescente richiesta popolare ticinese di intervenire in tale direzione, spiegando che la disoccupazione nel Cantone ha raggiunto livelli record superiori al 6% e aumentano le richieste di ammortizzatori sociali.
…E ARTIGIANI
La legge LIA costringe le imprese artigiane interessate a lavorare in Cantone Ticino a iscriversi al nuovo albo LIA. I costi annuali possono raggiungere anche i 4.300 franchi (oltre 4mila euro) e richiedere un forte dispendio di tempo per l'espletamento delle relative pratiche burocratiche. Che cosa cambia? Per ora, nulla.
INFRASTRUTTURE
Ancora meno favorevole per l’Italia la questione dei trasporti. Il Canton Ticino può contare su progetti e opere sempre coerenti e realizzati. Sulla bretella ferroviaria Arcisate (Varese)-Stabio (Mendrisio) il Canton Ticino ha dalla sua una tratta conclusa entro i termini (2015), mentre la Lombardia attende – sempre facendo scongiuri – di tagliare il traguardo entro il prossimo dicembre 2017 (due anni di ritardo).
Entro poi il 2020 sarà inaugurata anche la Galleria Monte Ceneri, che completerà Alptransit, mentre sul fronte lombardo è ancora in ballo l’adeguamento della rete ferroviaria (gallerie, passaggi a livello, stazioni) al nuovo traffico.
Conclusione: mentre da parte italiana si spera ancora in “altri incontri” e “nuove verifiche” all’insegna probabilmente di una immaginaria sintonia politica, in Svizzera si marcia a colpi di lavori realizzati e tutele giuridiche immediate.

Il lato umano della rivoluzione egiziana

Ne parlerà il 10 novembre a Germignaga Wael Farouq, docente all'Università Americana del Cairo e Visiting professor alla Cattolica di Milano

L'idea non è stata nostra. È stata dell'Associazione culturale San Carlo Borromeo che ha invitato Frontiera a collaborare alla sua realizzazione. E noi abbiamo accettato di buon grado perché San Carlo Borromeo è un'associazione molto seria, formata da persone qualificate e perché la collaborazione tra associazioni mette in moto quello scambio di idee che è il motore della cultura. Ricordo quel simpatico aforisma scritto non so da chi: «Se io ho una mela e tu hai una mela e ce le scambiamo, io ho una mela e tu hai una mela. Ma se io ho una idea e tua hai una idea e ce le scambiamo, io ho due idee e tu hai due idee».
L'associazione San Carlo Borromeo e Frontiera partono da concezioni ideologiche diverse e in questo sta l'importanza del loro incontro. Auspico una maggior presenza dell'Associazione San Carlo sul territorio e più frequenti occasioni di collaborazione.
Ma veniamo all'idea che ci ha coinvolti, cioè al tema che verrà trattato lunedì 10 novembre 2014 alle ore 21 presso il Cinema Teatro Italia di Germignaga: “Avere la libertà o essere liberi? Il lato umano della rivoluzione egiziana”.
Sarà un incontro con il prof. Wael Farouq dell'Università Americana del Cairo, Visiting professor all'Università Cattolica di Milano (mi vergogno ad usare termini inglesi, io che non conosco l'inglese, ma mi è stato detto che è una locuzione intraducibile). Saranno con lui gli studenti del Gruppo SWAP (Share With All People).

Mi sembra sia estremamente importante cogliere e mettere in evidenza il lato umano di una rivoluzione.
Quando si parla di rivoluzione il pensiero corre agli eventi tragici che essa comporta, al rivolgimento violento dell'ordine politico-sociale che essa determina. E si omette di considerare che le rivoluzioni quasi sempre sono fatte da uomini spinti da un irresistibile imperativo morale, non da futili ragioni di convenienza. Vogliamo dimenticare i tre grandi principi morali che hanno ispirato la rivoluzione francese, figlia e madre dell'illuminismo, da cui ha preso sviluppo la nostra moderna civiltà, che pure ha radici primarie e ben più profonde nelle pagine del Libro?
Una conferenza come questa potrebbe cambiare il nostro modo di leggere la storia.
Francesco Ronchi  

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