Edizione n.34 di mercoledì 16 ottobre 2019

catalogazione

Tesori religiosi delle chiese di Luino, in porto la catalogazione

Censite 15 chiese e 5 case parrocchiali oltre vani, soffitti e cantine
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«Il lavoro, oltre alle finalità di conservazione, è stato in grado di rivelare non poche sorprese anche in relazione a un patrimonio, quello delle chiese luinesi, in parte meglio studiato rispetto ad altre realtà di valle. Ovunque, infatti, sono stati recuperati beni di notevole interesse sotto il profilo della storia luinese, con risvolti utili a precisare il proficuo e continuo scambio, fatto di donazioni, lasciti e testimonianze di fede, tra la società civile e la chiesa. In più, e non di rado, sono emersi anche preziosi tasselli in grado di allargare gli orizzonti di un percorso artistico locale ben oltre gli ambiti ristretti dell’area, come, forse, sinora non era stato possibile verificare».
Così Federico Crimi, Francesco Isabella e Maurizio Isabella hanno commentato la conclusione della catalogazione dei tesori d'arte e di fede presenti nelle chiese delle parrocchie di Luino, Colmegna, Creva, Motte e Voldomino.

CENSITE QUINDICI CHIESE E CINQUE CASE PARROCCHIALI
Le operazioni, iniziate a febbraio 2017, hanno interessato 15 chiese, 5 case parrocchiali, oltre tutti i possibili vani annessi, soffitti e cantine compresi. «In tutto – hanno precisato i tre professionisti incaricati - sono state compilate oltre 1000 schede, ciascuna corredata di una o più foto, grazie alle quali, da oggi, il patrimonio delle chiese luinesi esce dall’ombra».
Il censimento nelle chiese di Luino è stato coordinato dall’Università Popolare di Luino e sostenuto da: Comune di Luino; Comunità Montana Valli del Verbano; parrocchie; Fondazione del Varesotto-Onlus; Fondazione Unione Banche Italiane per Varese-Onlus; UBI-Banca Popolare di Bergamo. La sua realizzazione segna un secondo momento di quel progetto di tutela dei tesori religiosi della zona del Luinese, avviato nel 2012 dalla Comunità Montana con la catalogazione del patrimonio di Maccagno e valli.
NOTEVOLE VARIETÀ DI BENI
Il censimento nelle chiese di Luino ha riguardato una notevole varietà di beni: dai dipinti agli ex voto, alle statue fino ai candelieri, reliquiari, stendardi, calici, ostensori, turiboli, paramenti rituali in tessuti preziosi. Le operazioni di catalogazione, basate su un sistema di raccolta dati informatico a carattere scientifico, sono parte del piano generale d’inventariazione dell’immenso patrimonio d’arte e fede promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana e coordinato dal suo ufficio Beni Culturali e dai corrispettivi uffici delle singole diocesi.
«La continuità nel tempo e l’aggregazione di diverse forze amministrative, politiche, sociali e finanziare attorno alle finalità del censimento dei beni culturali ecclesiastici evidenziano - ha dichiarato l’assessora alla cultura della Comunità Montana Simona Ronchi - la consapevolezza condivisa che il patrimonio d’arte e di fede stratificato nei secoli nelle chiese del territorio rappresenta un patrimonio collettivo dal valore inestimabile, origine e motivo per un saldo riconoscimento identitario. La qualità e la quantità di beni presenti nelle nostre chiese, inoltre, ci deve stimolare verso l’avvio di forme di valorizzazione culturale ad ampio raggio come ulteriore richiamo in appoggio alle bellezze del paesaggio e alle tradizionali modalità d’approccio turistico ai nostri luoghi». 

Nelle foto alcune delle opere catalogate

Chiese di Luino, in corso il censimento del patrimonio storico e artistico

Il lavoro di Federico Crimi, Francesco Isabella e Maurizio Isabella si aggiunge a quello del 2013-15 nelle parrocchie di Pino, Maccagno, Garabiolo, Veddasca, Curiglia con Monteviasco e Dumenza – Termine entro la prossima primavera

È tra i pochi lavori sinora avviati nell’intera provincia di Varese. Nel 2013-2015 ha interessato le chiese di Pino, Maccagno, Garabiolo, Veddasca, Curiglia con Monteviasco e Dumenza. Ora affronta le parrocchie di Luino, Colmegna, Creva, Motte e Voldomino, che hanno anche loro aderito al programma nazionale della Conferenza Episcopale Italiana (CEIOA).
È la catalogazione del patrimonio storico e artistico ecclesiastico, coordinata da Università Popolare di Luino e parrocchie di Luino, Colmegna, Creva, Motte e Voldomino. Le operazioni, condotte da Federico Crimi, Francesco Isabella e Maurizio Isabella, si concluderanno entro la fine della primavera 2017.
Il progetto si avvale del supporto scientifico dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Milano ed è sostenuto da Comune di Luino e Comunità Montana Valli del Verbano con il sostegno di Fondazione del Varesotto e Fondazione Unione Banche Italiane per Varese/Ubi Bergamo. 

PIANO DI LAVORO
Ed ecco come il parroco di Luino, don Sergio Zambenetti, e i tre incaricati del censimento hanno descritto il lavoro:
«Il piano prevede una catalogazione su supporto informatico dei beni di ogni singola parrocchia allo scopo di ottenere un complesso di dati che sia immediatamente condiviso dal Ministero per i beni e le attività culturali e dall’Arma dei Carabinieri; in parte, sarà accessibile anche al pubblico tramite un sito internet dedicato. Tale serbatoio di immagini e di informazioni consentirà maggiore sorveglianza e una più stretta tutela, ma anche di far conoscere ad ampia scala i risultati delle scoperte ottenute durante la campagna di rilievo.
La catalogazione in corso riguarda una varia tipologia di oggetti: dipinti, ex voto, statue, arredo liturgico (candelieri e i reliquiari), apparato per cerimonie e processioni (stendardi, ceroferari, mazze processionali), oreficeria (calici, ostensori, pissidi, navicelle, turiboli) e paramenti rituali (pianete, tuniche), altro arredo, sia ligneo (confessionali, pulpiti) sia in muratura rivestita di marmi preziosi». 

Luino, Palazzo Serbelloni, dal restauro all'Open gallery

Venerdì 14 marzo inaugurazione dell'esposizione di parte della quadreria di Palazzo Verbania e intitolazione della "sala rossa" a Piero Astini
Palazzo Serbelloni, sede del municipio di Luino

Dapprima sculture e quadri vari nella sala giunta. Poi una collezione di opere di Amleto Del Grosso nella sala consiliare e, sul pianerottolo, cimeli garibaldini. Ora una parte della quadreria di Palazzo Verbania sistemata alle pareti della scala, nei corridoi ritinteggiati del secondo piano e nel vestibolo del sindaco e un dipinto di Antonio da Tradate collocato nella sala rossa, dedicata all'ex sindaco Piero Astini.
Da occasionale deposito di testimonianze eterogenee Palazzo Serbelloni s'avvia, di lustro in lustro, a diventare galleria a soggetto della comunità luinese. A definire e ufficializzare il nuovo respiro dell'edificio, fresco del restauro delle facciate e prossimo - non appena ristorate le esauste casse comunali - al completamento dell'operazione anche all'interno, sarà, venerdì 14 marzo, alle ore 18, una duplice cerimonia. Sarà inaugurata la "open gallery" curata dallo storico dell’arte del territorio Federico Crimi e sarà intitolata la sala rossa a Pietro Astini con un profilo rievocativo affidato al docente dell'Università dell'Insubria Giuseppe Armocida.
Pietro Astini (Milano, 10 luglio 1927–Varese, 6 luglio 2005) arrivò sulla sponda luinese del Verbano il 30 settembre 1931 e vi rimase sino alla morte. Di professione medico di base, fu sindaco di Luino dal giugno 1993 all'ottobre 1995. Studioso di archeologia, arte, storia locale, fu presidente della Società Storica Varesina e Ispettore Onorario della Soprintendenza Archeologica di Milano. A lui si deve l'idea del Museo Civico di Luino, del quale sarebbe stato il primo Curatore a partire dall’inaugurazione del 1968.
In Sezione Cronaca di Luino, un approfondimento storico su opere e autori della open gallery e un'analisi tematica nell'intervento di Federico Crimi.

Palazzo Serbelloni, la Quadreria... ritrovata

Venerdì 14 marzo, alle 18,  in Palazzo Serbelloni verrà inaugurata la Open gallery con la quadreria e sarà intitolata la Sala rossa a Pietro Astini. Andando in Sezione Prima Pagina, l'itinerario che ha portato alla sistemazione della quadreria di Palazzo Serbelloni e le tappe della giornata.

S’iniziò nel 1968, con la fondazione del museo civico, grazie al recupero di due affreschi del ’500 (alla causa concorse Pietro Astini, motivo per l’intitolazione alla sua memoria della ‘sala rossa’ in municipio, il 14 marzo prossimo); si continuò con varie donazioni (alcune illustri: di Piero Chiara, di Amleto Del Grosso, ecc.); intervennero sporadicamente enti e privati con depositi temporanei. Infine, nel 1999, si mise mano alla catalogazione della collezione di opere in pittura e in scultura appartenente al comune di Luino.

DALLA RASTRELLIERA ALLA CATALOGAZIONE
Si pensava a qualche forma di rivitalizzazione. Non se ne fece nulla. Tutto rimase segregato in una rastrelliera all’ultimo piano di palazzo Verbania e confinato in un catalogo informatico, stilato secondo criteri scientifici, oggi finalmente consultabile in rete (lombardiabeniculturali.it) e sicura base orientativa per l’operazione che si è sperimentata in questi giorni: dare visibilità all’intera raccolta. La quale, è evidente a chiunque, non contempla né Tiepolo né Picasso e, se non fosse stato per il lascito di Chiara, neppure avrebbe incluso un solo pezzo di uno tra gli autori locali più noti: Giovanni Carnovali (un bozzetto a matita, ora non visibile perché assicurato ad un armadio blindato).
Del resto è scontato: se non si investe in acquisizioni, non si ha; e se un ente museale non opera sul territorio come credibile contenitore di memorie collettive (come si tentò agli esordi, con i meritori recuperi di affreschi), ancor meno si ottiene. Tuttavia qualcosa se ne può dire; e ciò soprattutto grazie alle note critiche accuratamente radunate da Chiara Gatti in occasione della catalogazione di cui si è detto. Per cui, entro quel materiale così apparentemente sporadico – vario per autori, ambiti, tecniche, soggetti, un po’ meno per cronologia, essendo pressoché tutto dedicato al ’900, anche inoltrato – è possibile stilare più di un itinerario di visita.
PRELUDIO DI VISITA
Quello ‘portante’ è servito per una distribuzione ragionata nel municipio. Esordio: le rampe di scale, dove si svolge un’antologia di interpretazioni sul paesaggio luinese, anticipata dalle variazioni in tema belle époque di Franco Rognoni (due grafiche concepite per le prime ‘giornate dei trasporti d’epoca’) e dalla nota xilografia acquerellata inglese del 1859, con S. Giuseppe e palazzo Crivelli, doverosa suite per dare rappresentatività alla sede dell’istituzione cittadina.
Seguono le macchie di colore di Giacomo Prevosto (opere ad olio degli anni sessanta), cromie accese che sono riprese, all’ultimo piano, in una carrellata inaugurata dalle ‘impressioni’ di Antime Parietti dedicate alle vele dell’AVAV sulla rada. In mezzo (seconda rampa) il tono si fa scuro: avanza la fabbrica e l’industriosità, l’indagine pittorica ‘sposa’ la poesia e, con Chiara e Sereni, indaga sui “poveri strumenti” che vincolano l’uomo “alla catena delle necessità”: i raggrumati impasti ad olio di Giancarlo Ossola (mesenzanese d’adozione al quale i due letterati hanno dedicato intense pagine critiche) danno vita, in un interno deserto che pare un laboratorio, a «presenze misteriose di oggetti e persone di un tempo, di oggi, del futuro, presenze che attendono il momento per manifestarsi» (Sereni); i graffiti, incisi a bulino sulla carta, del lavenese Marco Costantini scavano oltre gli idilli del paesaggio e puntano a quel «povero retroterra» (Chiara) dove si manifesta la precarietà del vivere quotidiano: baracche, depositi, tettoie.
CIMELI E OPERE
È questo il preludio allo sbarco principale del primo piano, dove è già collocato il restaurato cannoncino che si vuole garibaldino; qui, a rafforzare temi sociali e istituzionali, è ora in vista la spada della statua all’‘eroe dei due mondi’, sostituita nel 1968 da una più resistente e rimontata sullo sfondo di una bandiera tricolore, vecchia non sappiamo di quanto.
Dopodiché, poiché la sala consigliare è da tempo consacrata al corpus della donazione Del Grosso, è stato giocoforza pensare di dedicare i vestiboli adiacenti (davanti alla sala Astini e all’ufficio di segreteria del sindaco) ad altri pittori luinesi, per nascita o adozione, tutti o quasi classe 1910 e dintorni: Rognoni (suo, nella sala Astini, anche l’allegro bozzetto per il fregio dedicato agli Sport nella palestra delle scuole elementari), Vicenzo Ferrario e ancora Prevosto e, soprattutto, Gino Moro, con due pregevoli disegni parigini, retaggio dei soggiorni del milanese sul lago e di qualche mostra lui dedicata da noi, in attesa di una doverosa antologica.
Corona degnamente il certo più giovane Vanetti, con un olio di forza dedicato a Venezia. Dietro la porta dell’ufficio di segreteria occhieggia, invece, una Madre contadina di Innocente Salvini, preceduta da tre belle prove xilografiche di Franco Puxeddu. Da qui si accede all’ultima sezione, il vasto corridoio di distribuzione del palazzo settecentesco.
DAGLI HUSSY A PATANE'
Naturale che in questo ambiente fosse radunata un po’ di storia: ricollocati i ritratti del fondatore delle fabbriche Hussy (Rodolfo) e della consorte, lavori di fine ’800; contornato di interessanti incisioni metafisiche, tutte cosparse di strumenti musicali, opere degli anni quaranta di Marco Costantini, fa bella mostra di sé un grande olio monocromo con figura intera di Giuseppe Patanè, insigne direttore d’orchestra che scelse Dumenza come proprio buen retiro, dono della figlia Francesca.
Dalla musica all’arte e alla letteratura, sicché seguono: il medaglione in gesso di Giovanni Robbiati, modellato quanto si voleva ancora erigere un monumento a Bernardino Luini (1910 ca.), e preziose varianti dedicate al volto e al ricordo di Piero Chiara, l’una di Carlo Rapp.
Le si scoprano, sotto l’egida delle aeree vele colorate affrescate su tela da Valentino Vago (artista oggi assai richiesto in tutto il mondo), suggello di un itinerario che conta non pochi varesini (bella statuetta di Angelo Frattini in sala assessori, che invita a riscoprirne le tracce sul territorio: scuole elementari, Germignaga, al cimitero; bozzetto in gesso con ‘Chiara seduto al tavolino’ del malnatese Paolo Borghi, in sala Astini, giusto di fronte al modelletto in creta con il volto dello scrittore, lavoro di Francesco Messina) e una buona rappresentanza di scuola locale.
La necessità che ha fatto scattare l’operazione era di mero ordine pratico: ‘alleggerire’ Palazzo Verbania dei pezzi soggetti a possibile degrado. L’idea non è certo nuova; ma non perde di validità per la possibilità di associare momenti di approfondimento e di contemplazione entro spazi solitamente concepiti come sede di asettici uffici. Il miglior modo per celebrare l’ingente sforzo per il restauro conservativo degli esterni del palazzo, da poco concluso. Buona visita.
Federico Crimi

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