Edizione n. 45 di mercoledì 19 dicembre 2018

g.i.

Creva, inaugurato il corridoio ittico tra i laghi Ceresio e Verbano

Il passaggio artificiale sul fiume Tresa permette ai pesci di superare lo sbarramento della diga idroelettrica
diga

(gi) A Luino, lunedì 5 maggio, sulla diga di Creva è stato inaugurato il passaggio artificiale per la rotta migratoria dei pesci più in alto d'Europa. Accolti dal sindaco Andrea Pellicini, alla cerimonia sono intervenuti il presidente della Lombardia Roberto Maroni con l'assessore Gianni Fava e il consigliere Fabio Rizzi, il consigliere di Stato del Canton Ticino Tiziano Putelli, il commissario straordinario della Provincia di Varese Dario Galli, il direttore Enel Ambrogio Piatti, la referente della Fondazione Cariplo Sonia Cantoni.
È seguita a Palazzo Verbania una tavola rotonda sul tema "Dal Ceresio all'Oceano senza barriere" moderata da Alberto Lugoboni (Direzione generale agricoltura della Lombardia).
SETTE PARTNER
Il corridoio ittico, alto 23 metri, iniziato il 27 febbraio 2012 e concluso nel dicembre 2013, è operativo dal 13 marzo 2014. Costruito come sistema di risalita a bacini successivi, dovrebbe consentire la risalita e la discesa verso valle e ripristinare la naturale percorribilità del fiume Tresa, assicurando libero movimento, conservazione e riproduzione dei pesci migratori.
É composto da 71 bacini e si sviluppa per 210 metri con un pendenza media del 10 per cento. Il suo costo complessivo ammonta a 1,2 milioni di euro. Il progetto ha visto la collaborazione tecnica e finanziaria di sette operatori pubblici e privati: Fondazione Cariplo (37 per cento), Provincia di Varese (13 per cento), UE Fondo Europeo Pesca (13 per cento), Canton Ticino (12 per cento), Enel Produzione Spa (12 per cento), Stato (10 per cento), Regione Lombardia (3 per cento).
CORRIDOIO FLUVIALE TRA LAGO DI LUGANO E OCEANO ATLANTICO
La realizzazione del passaggio per la fauna ittica, oltre ad aprire un vitale corridoio tra il lago di Lugano e il lago Maggiore attraverso il fiume Tresa, si inserisce nel più ampio progetto Life.Con.Flu.Po, che riaprirà definitivamente il corridoio fluviale Ceresio-Tresa-Verbano-Ticino-Po-mare Adriatico-Oceano Atlantico. É dotato di una cabina di monitoraggio, fondamentale per verificare il successo dell'opera e ottenere dati da mettere in rete con quelli delle altre cabine poste sul corridoio ecologico (rispettivamente sul Tresa, sul Ticino e sul Po).
Il corridoio aveva subito una doppia interruzione negli anni '60 con la costruzione delle dighe di Creva in Italia e Ponte Tresa in Svizzera.
La sua riapertura consente la connessione del lago di Lugano con il lago Maggiore, il Ticino e il Po fino all'Isola Serafini (Piacenza). Qui sarà realizzato un passaggio per pesci adatto anche allo storione italiano in attuazione del progetto Life Con.Flu.Po (www.life-conflupo.eu), che riaprirà il corridoio fluviale Ceresio-Tresa-Verbano-Ticino-Po e mare Adriatico, ripristinando - questo almeno è l'obiettivo - la naturale percorribilità che per milioni di anni ha assicurato la presenza dei pesci nei fiumi e nei laghi.
Nella foto in alto: da sx: Andrea Pellicini, Roberto Maroni, Tiziano Putelli, Sonia Cantoni, Dario Galli, Fabio Rizzi e Ambrogio Piatti 

(Immagini della diga e del corridoio cliccando Sezione Prima pagina

AlpTransit si avvicina e i terminal aumentano

A Lugano accordo tra Hupac, Cemat e Fs

(gi) L'AlpTransit bussa alle porte e, dopo il 2017, un'ondata di traffico merci si profila per le ferrovie italiane. Il nuovo tunnel scaricherà un vortice di convogli sempre più lunghi e pesanti su una rete non sempre in grado di sostenerne l'impatto. Problemi spinosi sono l'adeguamento delle gallerie e il dimensionamento delle rotaie a serpentoni di 750 metri e 2000 tonnellate.
Se le Fs ancora non hanno definito come e dove faranno confluire la valanga, le aziende trasporti invece sanno bene quel che vogliono e si attrezzano ai tempi. Prova è il Forum di Trasporti "AlpTransit, opportunità per l'economia" organizzato da Hupac l'11 maggio a Lugano in occasione della propria 45ª assemblea generale.
Mobilità intermodale
La multinazionale elvetica spinge per la linea Bellinzona-Luino-Novara, impareggiabile valvola di sfogo del traffico del Gottardo, e la Lombardia è impegnata nello sviluppo della mobilità intermodale e nella movimentazione sostenibile delle merci.
I terminal intermodali rappresentano il futuro del traffico merci. Come ha osservato l'assessore regionale Raffaele Cattaneo, attualmente in Lombardia transitano su rotaia solo 24 dei 400 milioni di tonnellate movimentate. Troppo poco per un territorio che nel comparto della logistica vanta una ricchezza di oltre 10 miliardi di euro prodotta da 18.000 imprese e oltre 90.000 addetti. Un passo avanti notevole è pertanto l'intesa siglata tra Hupac, Cemat (azienda intermodale del Gruppo Fs) e Fs (era presente l'ad Mauro Moretti) per creare nuovi terminali.
Valanga merci
Con l'apertura della nuova galleria AlptTansit si prospetta l'aumento di traffico merci su ferrovia da Sud. Per Cattaneo, «nel 2019 dovremo essere in grado di assorbire circa 1.200.000 spedizioni annue di traffico combinato in aggiunta alle 900.000 dell'anno precrisi 2008».
La Lombardia manca di interporti, ma è la regione italiana dalla fitta rete di terminal. A Busto/Gallarate (Va) l'impianto Hupac è passato da circa 3 milioni di tonnellate annue a 6. A Segrate (Mi) il terminal intermodale ha superato i 2 milioni di tonnellate/anno. La realizzazione dei due nuovi impianti di Mortara (Pv) e Sacconago di Busto Arsizio (Va) ha permesso di sopportare una capacità operativa di altri 3 milioni di tonnellate.
In Lombardia un gruppo regionale dovrà individuare interventi utili alla mobilità delle merci a partire dallo sviluppo di una rete infrastrutturale dedicata. Uno di questi dovrà consentire il trasporto su ferro delle merci cosiddette "ad altezza 4 metri" sulla Milano-Mortara-Novara, oggi bloccate da alcuni impedimenti lungo il percorso. Interventi che daranno nuova linfa al polo di Mortara.
La Bellinzona-Luino-Novara continuerà a veder crescere il traffico merci. I contraccolpi - in primo luogo l'inquinamento acustico - per il territorio non saranno lievi. Sul versante ticinese le popolazioni hanno già ottenuto barriere antirumore e sono in stato di allerta contro l'intensificazione dei convogli. E da noi? Per ora, tutto tace. 

Porto Vecchio, l’ex impianto Shell da distributore a infopoint turistico

Porto Vecchio, l’ex impianto Shell da distributore a infopoint turistico

(gi) Da distributore di carburanti a “centro di promozione dei percorsi e dei prodotti delle aree rurali del Luinese”. Sarà questa la nuova destinazione dell’ex impianto Shell davanti al Porto Vecchio a Luino, costruito nel 1953 su progetto redatto direttamente da Cispetroli e con pratica edilizia fatta eseguire dal geometra Lanella.
Nel giro di 15 mesi il fabbricato, di proprietà comunale, riaprirà e cambierà vita grazie a un restyling curato dallo studio di architettura Patrizia Buzzi e Cristina Lucchina di Varese. Previo recupero architettonico, l’edificio sarà trasformato in infopoint, dove il turista potrà essere accolto e indirizzato verso la varia offerta di percorsi naturalistici, alimentari ed enogastronomici di tutta la zona.
Il progetto prevede una spesa di 160mila euro e ha ottenuto il finanziamento di 132.894 euro dal Gal (Gruppo di azione locale) Valli del Luinese. «È una delle prime assegnazioni per la valorizzazione del patrimonio culturale di un territorio che mi sta particolarmente a cuore» ha dichiarato il presidente Alessandro Casali, che è peraltro anche presidente del consiglio comunale di Luino.
A lanciare l’idea del recupero e indicare, però, anche una finalità di alto profilo e la salvaguardia della struttura è stato nel 2011 Francesco Salvi, che verso la sua Luino conserva un amore ereditato dal padre Trento e purtroppo non sempre compreso e bene accolto dalle amministrazioni civiche. «Il primo a parlarmi del valore architettonico di questo manufatto è stato Francesco Salvi - riconosce l’attuale sindaco Andrea Pellicini - che non è soltanto un comico o un bravo attore, ma è anche un architetto particolarmente attento a tutto quello che riguarda il nostro territorio». 

Voldomino, Casa Pasquè rinasce a nuova vita

Dopo due anni di ristrutturazione la sede del Circolo Acli offre un tetto anche ad altre associazioni di volontariato
Casa Pasquè prima

(gi) Due anni di robusti investimenti e radicali lavori ad opera della Fondazione La Sorgente onlus di Varese e a Voldomino di Luino il Circolo Famigliare Acli non solo riprende slancio, ma offre anche un tetto a consorelle associazioni di volontariato sociale senza sede.
La Casa Pasquè è stata ristrutturata e sabato 4 e domenica 5 maggio l'inaugurazione del nuovo stabile sancirà per l'associazione la ripresa dell'attività a pieno regime. Gli spazi e i campi bocce del piano terra rimarranno riservati ai soci del circolo. Al primo e al secondo piano, invece, i quattro locali e il salone, ora accessibili anche ai disabili grazie a un montascale, sono pronti ad accogliere associazioni senza casa, in cambio delle sole spese vive (riscaldamento, luce e simili). Da Laveno si è già fatto avanti il Centro Aiuto alla Vita per aprire una sede anche a Luino e in lista s'infittiscono altre richieste.
DA ESERCIZIO A CASERMA, ABITAZIONE E COOPERATIVA
La storia della Casa Pasqué comincia nel 1950 ed è un po' lo spaccato di oltre sessant'anni di costumi e valori e di problemi sociali e associazionismo sotto il cielo italiano.
Il 29 marzo 1950, a Luino, nasce nello studio del notaio Giuseppe Ferrini in via Manzoni la Società Cooperativa Aurora, che si propone di costruire case di tipo popolare ed economico per i soci. Primo atto è, il successivo 5 maggio, l’acquisto - a rogito dello stesso notaio - della Casa Pasquè dagli eredi di Samuele Kunzli e Ernesta Conforti per 560.000 lire. La spesa è coperta con un prestito dei soci, che sarà interamente rimborsato nel dicembre del '58, come documentato dal verbale delle assemblee del circolo.
LAVORI ESEGUITI DAI SOCI
Lo stabile era stato sede di un pubblico esercizio prima della guerra, poi era stato adibito a caserma della guardia di frontiera (milizia di confine) e successivamente era stato concesso in affitto a una famiglia prima di essere ceduto alla Cooperativa Aurora. La trasformazione e l'adeguamento alla nuova destinazione si annunciavano imponenti e onerosi, considerato che c'era da rialzare un piano e costruire i servizi e il campo di bocce. La sfida tuttavia non spaventò i soci. Tutti si rimboccarono le maniche e parteciparono alla realizzazione dell'opera, all’alba prima di andare al lavoro o al termine della giornata trascorsa in fabbrica o sui cantieri.
INCONTRO TRA COOPERATIVA E ACLI
Sempre nel 1950 un altro filo della storia nazionale si intreccia con la vita della neonata Cooperativa Aurora.
Nel dopoguerra papa Pio XII, per porre un argine al sindacalismo rosso, ha promosso la creazione delle Acli e la direttiva pontificia ha trovato a Voldomino un paladino nel parroco Don Folli. L'associazione Circolo Famigliare Acli Voldomino vede la luce il 24 dicembre 1950 - quando Don Folli, spentosi l'8 marzo del 1948, ormai non c'è più - e la sua sede sociale è la Casa del Pasquè. La Cooperativa Aurora gliela ha ceduta in comodato gratuito in considerazione delle comuni finalità sociali e della reciproca collaborazione a vantaggio della popolazione locale.
DALLA COOPERATIVA AURORA ALLA FONDAZIONE LA SORGENTE
L'ultima svolta nella storia della Casa Pasquè è abbastanza fresca e risale a qualche anno fa.
Il 29 dicembre 2009, nello studio del notaio Enrico Maria Sironi a Gallarate, la Cooperativa Aurora firma la donazione dello stabile alla Fondazione La Sorgente onlus di Varese. In cambio, questa organizzazione si impegna ad effettuare una manutenzione straordinaria e a destinare l'immobile, tutto o in parte, ad attività sociale e/o assistenziale, stipulando anche un contratto di comodato gratuito a favore delle Acli di Voldomino fino a che il circolo sarà in vita.
Così partono i lavori, che interessano soprattutto la parte interna dell'edificio. In due anni i tre piani sono stati interamente rifatti e, soprattutto, messi a norma. Ora un montascale consente anche ai disabili l’accesso ai piani superiori, dove sono state sistemate quattro salette. Al secondo piano un piccolo salone è pronto a ospitare assemblee e incontri. Sul campo di bocce invece sono stati rifatti la copertura e l'impianto di illuminazione.
SOLIDARIETA' E ACCOGLIENZA
L'inaugurazione dell'edificio ristrutturato rappresenta per il Circolo Acli di Voldomino motivo di comprensibile soddisfazione e, nello stesso tempo, un severo richiamo alla propria ragion d'essere. «Oggi - afferma il Consiglio direttivo - non ci sono muri da tirar su, uve da spremere per fare vino, campi bocce da costruire, queste erano le esigenze di allora, il 1950. Oggi le esigenze sono il lavoro che manca, la solitudine e la cura degli anziani, i giovani persi in social network sempre in comunicazione ma che non dialogano, la povertà non più dignitosa, la famiglia dispersa e svuotata di valori. Oggi come allora le Acli sono chiamate a dare risposta a queste nuove esigenze della nostra comunità».
IN PRIMA LINEA
Dal 5 maggio 2013 la disponibilità di una struttura nuova, l'immutato spirito di solidarietà e l'entusiasmo sempreverde spingeranno l'Acli voldominese verso nuove frontiere della partecipazione civile e della prossimità sociale. «Oggi - afferma il Consiglio direttivo - abbiamo una struttura nuova e possiamo riscoprire la solidarietà di un impegno per gli altri, che ci dia modo di stare insieme, con gli “altri”. Superiamo paura e indifferenza e diamoci dentro».
Il cammino sarà lungo e certamente faticoso. In prima linea però, come da vent'anni in qua, c'è sempre il presidente Domenico Gatta e, al suo fianco, il vice Roberto Riboni, il segretario Zeffirino Mongodi e i consiglieri Gianluigi Baggiolini, Germano Caleffi, Filippa Lercara, Vincenzo Lercara, Maria Angela Livio, Mario Longhi, Silvia Premoselli e Raffaella Vanoli.

 

Inaugurazione Casa Pasqué

A Voldomino di Luino il Circolo Acli e La Fondazione La Sorgente inaugureranno lo stabile Casa Pasqué in via Gorizia 2 con due giornate di iniziative.

Sabato 4 maggio (ore 10) il consiglio provinciale Acli dibatterà in seduta aperta al pubblico il tema “Ambiente e stili di vita sostenibili". Seguirà in serata (ore 20.30) “il mangiano(t)te”, apertura stand gastronomico e musica dal vivo con i Trenincorsa.

Domenica 5 maggio si comincerà alle ore 8 con l'apertura del mercatino solidale di economia locale e con la messa (10.30). Seguirà (ore 11.30) l'inaugurazione ufficiale di Casa Pasqué e poi (ore 13) il pranzo sociale con prenotazione obbligatoria entro il 2 maggio (sig. Gatta, tel. 328/6457515).

Germignaga, fratelli Simonetto, due tragedie in Russia, solo una traccia

(gi) Un brandello di metallo e poche parole leggibili: «5 Regg. 9 Comp. Idrici…Simonetto Luigi…». È tutto quello che alla famiglia Simonetto, domenica 4 novembre, Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, è ritornato di Luigi, il primo dei sette fratelli, che dal gennaio 1943 è scomparso nei gorghi dell’ignoto nella campagna dell’Armir.
Era nato il 15 febbraio 1921 ad Annone Veneto ed era stato arruolato nella 9ª Compagnia Idrici del 5° Reggimento Genio di stanza nei pressi di Trieste. Partito nell’aprile 1941 per la Russia, aveva scritto l’ultima volta alla famiglia nel dicembre 1942. Di suo fratello Ferruccio, ancora più giovane e pure lui travolto come fante dalla spedizione in Russia, non rimane neppure questa traccia. Finora almeno.
Il piastrino di Luigi Simonetto è stato ritrovato con circa altri duecento dall’alpino di Abbiategrasso Antonio Respighi nell’estate di tre anni fa a Miciurinsk ed è stato consegnato dal sindaco Enrico Prato alla famiglia con una targa durante una cerimonia in municipio. Molti germignaghesi si sono stretti con sentita partecipazione ai fratelli del geniere disperso Stella, Armando, Nico e Attilio, ai loro figli e ai nipoti, uno dei quali, Maurizio, ha letto la poesia di un alpino mai più “tornato a baita”. «Sono stati venti minuti di intensa emozione per tutti» ha commentato il sindaco Prato. 

Giù due cedri del Libano in zona municipio

Sono le due piante ai lati del monumento ai Carabinieri
danni a due palazzi

(gi) Una tromba d'aria il 26 agosto 2006. Violentissime raffiche di vento la notte di domenica 10 novembre 2013. La mano dell'uomo nel pomeriggio di martedì 12 novembre 2013.
Così a Luino, nell'area antistante al municipio, sono caduti giù come birilli tre cedri del Libano. Il primo era il maestoso patriarca che fronteggiava la facciata di Palazzo Serbelloni, gli altri due erano i custodi del monumento ai carabinieri eretto in via Generale Galvaligi.
Domenica 10 novembre, verso le 21,30, il vento ha sradicato il cedro del Libano posto nell'angolo tra via Galvaligi e via Sereni. Il gigante di 88 anni - tanti i cerchi contati poi nel suo tronco - si è piegato verso via Sereni, infilandosi tra due palazzi e piombando su quattro vetture parcheggiate lungo la strada. I rami hanno sfondato parte dei tetti e alcune finestre degli edifici, rompendo serramenti, caloriferi e poltrone. Per fortuna, in quel frangente non si trovavano a passare persone e pertanto non ci sono state vittime.
Non appena ricevuta la segnalazione, verso le 22,40, è intervenuta la polizia locale con vigili del fuoco e carabinieri. L'indomani, lunedì 11 novembre, l'albero, alto una ventina di metri e pesante sui 50 quintali, è stato sezionato e rimosso.
Il cedro del Libano è una pianta dall'apparato radicale esteso ma poco profondo. Secondo i tecnici, la scomparsa della pianta del municipio nel 2006 ha fatto venire meno quella barriera frangivento che proteggeva le piante sul via Galvaligi. Così, domenica 10 novembre 2013, la forte tramontana non ha trovato ostacolo e si è abbattuta sul cedro piò esposto, facendolo schiantare. Il nuovo vuoto ha aumentato il rischio di una eguale sorte per l'altro cedro del Libano su via Comi e l'abbattimento è stato giudicato l'unico rimedio possibile.  

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