Edizione n.45 di mercoledì 22 novembre 2017

Anniversario

Rsi, originale radiofonico per i 170 anni del Teatro Sociale di Bellinzona

Centosettant’anni dall’inaugurazione (26 dicembre 1847) e venti dalla riapertura (17 ottobre 1997). Dietro queste date si sviluppa la storia del Sociale di Bellinzona, unico teatro neoclassico all’italiana in Svizzera, integro nella struttura e ancora splendido. Per festeggiare la doppia ricorrenza Rete Due RSI  ha messo in onda da lunedì 9 a venerdì 13 ottobre (ore 13.30) lo sceneggiato “Piccola storia di un grande amore”, originale radiofonico scritto e diretto da Ferruccio Cainero e Franco Di Leo e prodotto da Francesca Giorzi.
Con lo stile ironico e leggero che li contraddistingue, i due autori sono andati alla ricerca delle più significative vicende del teatro tratteggiandone in cinque momenti la storia e recuperando atmosfere del passato in cui si riconfermano il fascino del monumentale edificio e il suo valore culturale e storico.

Varese, 90 anni di territorio e solidarietà tra Provincia e Avis

L'anniversario festeggiato il 18 novembre 2017 con un convegno a Villa Recalcati
VILLA RECALCATI VARESE SEDE PROVINCIA

A Varese Avis e Provincia festeggiano insieme 90 anni di attività (1927-2017) con un convegno a tema “Impegno sociale e territorio”, dedicato a storia, medicina e solidarietà nel Varesotto e non solo. Appuntamento sabato 18 novembre 2017 (ore 9,30-12,30) a Villa Recalcati.
Interverranno: Marco Pietropaoli, direttore di Csv Milano, che parlerà dell’evoluzione del volontariato; Vincenzo Saturni, ex presidente di Avis nazionale, che tratterà il tema “90 anni di Avis e della medicina trasfusionale”; Barbara Pezzoni, Università degli Studi dell'Insubria, che parlerà di “Avis in provincia di Varese: i primi 90 anni”; Giuseppe Armocida, Società Storica varesina, che tratterà il tema “”La Provincia prima della provincia"; Carlo Brusa (Università del Piemonte Orientale), il cui intervento si focalizzerà su “Industrializzazione, urbanizzazione, mobilità geografica, crisi economica. La provincia di Varese 1927-2017”.
«È bello oggi festeggiare insieme entrambe le ricorrenze di due realtà - ha dichiarato il presidente della Provincia Gunnar Vincenzi - che non hanno mai perso di vista l’obiettivo di lavorare per la costruzione della nostra comunità locale, una provincia fatta di persone che hanno a cuore il lavoro, ma anche la solidarietà e la capacità di tradurre il buon cuore in donazioni, in questo caso di sangue, e opere concrete. Vorrei chiudere con un auspicio: l’Avis può contare solo sulla forza dei donatori volontari, per questo sarebbe davvero bello che, dopo i festeggiamenti, aumentasse ancor di più il numero delle persone che intendono dare forza a questa realtà».

CUNARDO E LE ORIGINI DELLA DONAZIONE
Perché un convegno su solidarietà e territorio?
Ecco la spiegazione del presidente di Avis provinciale Varese, Gianpiero Badanai: «Anche se Avis a livello territoriale è più giovane, essendo nate le prime Avis comunali negli anni ’40 del secolo scorso, non va dimenticato che il nostro territorio ha da sempre un forte legame con le vicende del sodalizio a livello nazionale».
Il dottor Formentano, medico fiorentino che ebbe l’intuizione di far nascere l’associazione che riunisce i donatori di sangue, trascorse gli ultimi anni della sua vita a Cunardo, dove si trova la sua tomba e un cippo commemorativo. E varesino è anche il presidente uscente di Avis Nazionale, Vincenzo Saturni, che ha vissuto in prima persona le celebrazioni del novantesimo, coinvolgendo due varesini, docenti dell’Università dell’Insubria, Barbara Pezzoni e Giuseppe Armocida nella ricerca dal titolo ricerca “Avis: Novant'anni di impegno nella medicina e nella società 1927–2017”, presentata a marzo in Senato in occasione del lancio ufficiale delle celebrazioni per il novantesimo.  

Montegrino e i suoi figli nel dramma di Caporetto

Al Teatro Sociale sabato 7 ottobre un nuovo episodio della commemorazione dei caduti della Grande Guerra – Terza puntata di un progetto pluriennale

«Restituire un volto ai giovani di Montegrino e di Bosco che in quel conflitto persero la vita». Questo l’obiettivo di un progetto ideato da Vittorio Larocca, cultore di storia della Grande Guerra sul fronte lombardo, e avviato due anni fa con il sostegno del Gruppo Associazione Nazionale Alpini di Bosco-Montegrino e dell’Associazione culturale Amici di Giovanni Carnovali con il patrocinio dell’amministrazione comunale.
Un nuovo appuntamento è riproposto per sabato 7 ottobre (ore 21) al Teatro Sociale di Montegrino. Spiega Larocca: «Nel 2015, in occasione del centenario dell’entrata in guerra dell’Italia, si è assistito ad un fiorire di eventi e manifestazioni legate a quella ricorrenza. Non sono però molte, crediamo, le manifestazioni strutturate per riproporsi con cadenza annuale fino ad arrivare al centenario della fine di quella sciagurata guerra».
PRECEDENTI RIEVOCAZIONI
Nel primo appuntamento dell’autunno del 2015
sono stati commemorati tre caduti scelti per la emblematicità dei fatti che li videro protagonisti: la morte inutile degli assalti sconsiderati a postazioni imprendibili; la carneficina del Carso; la (in)giustizia militare. Un quarto fu scelto in quanto decorato di medaglia al valore.
Nel 2016 il filo conduttore è stato: “La bella guerra”. Alle tragiche storie dei ragazzi caduti hanno fatto cornice citazioni, poesie e testimonianze di chi allora sostenne convintamente l’entrata in guerra dell’Italia.
CENTENARIO DI UNA DISFATTA
Il prossimo 7 ottobre nel Teatro Comunale
di Montegrino andrà in scena il terzo episodio. «La ricorrenza del centenario della drammatica rotta di Caporetto dell’ottobre 1917 – precisa Larocca - ci ha spinti a proporre, come filo conduttore, il tema dei pazienti, umili ma tenaci soldati, che, pure denigrati e colpevolizzati per non aver saputo resistere alla furia avversaria, seppero invece mostrare, resistendo disperatamente sul Piave, tutto il loro valore».
Ricerche storiche e d’archivio ricorderanno i ragazzi caduti nel 1917 attraverso le loro vicende sia di vita civile, prima dell’avvio al fronte, sia di vita militare e contesto tattico nel quale operarono i rispettivi reparti d’appartenenza, analizzando in particolare le azioni nelle quali hanno trovato la morte. «Come nelle precedenti occasioni – conclude Larocca - si cercherà di creare il giusto pathos ricorrendo a scene teatrali, immagini del passato e filmati, il tutto accompagnato da una interessante mostra di fotografie e documenti dell’epoca, con il rinnovato impegno a proporre un evento storicamente ineccepibile ed emotivamente coinvolgente». 

Canottieri Luino, in acqua dal 1888

Ricostruita in un libro la storia del sodalizio remiero

Un manto di venti centimetri di neve ha circondato ma non ostacolato, sabato 21 febbraio, la serata della Canottieri Luino a Lavena Ponte Tresa nella sala polivalente di un supermercato.
All’annuale appuntamento del sodalizio remiero il presidente Luigi Manzo ha accolto, tra i numerosi invitati, i sindaci di Lavena Ponte Tresa, Pietro Roncoroni, e di Luino, Andrea Pellicini, il presidente del Comitato regionale Fic Giorgio Bianchi, una delegazione della Canottieri Varese e personaggi della storia remiera verbanese, come Vittorio Bolis.
Gli argomenti hanno spaziato dal restauro delle sedi remiere a Lavena e Luino ai risultati del 2014 fino ai programmi 2015 e alle premiazioni dei giovani atleti. Indiscusso “ospite d’onore” è stato tuttavia il libro sui 125 anni della Canottieri Luino “125 anni…una storia” curato da Maurizio Miozzi. Tra i documenti riprodotti vi compare un articolo tratto da Il Corriere del Verbano del gennaio 1889 con una dettagliata descrizione della nascita della società.
Atto di nascita dell’associazione è lo “Statuto della Società Canottieri Luino”, un libricino datato 1888 e stampato dalla Tipografia di Antonio Bolognini Pusterla. 

Eccidio della Gera, la ferocia nazifascista contro 12 paladini della libertà

A Voldomino di Luino, settant’anni fa, la cascina della famiglia Garibaldi fu il centro della Resistenza dopo la battaglia del San Martino

Sono passati 70 anni da quel tragico 7 ottobre 1944, quando vennero catturati e barbaramente uccisi dodici partigiani della Formazione Lazzarini, che avevano stabilito il loro quartier generale in località Gera di Voldomino. E’ anche grazie al loro sacrificio che oggi possiamo godere di una riconquistata libertà.
RETE “BACCIAGALUPPI”
Voldomino, dopo la disfatta del S. Martino, divenne il centro della Resistenza nella nostra zona, soprattutto per merito della rete “Bacciagaluppi”, mediante la quale furono fatti espatriare, come sostiene lo storico Roger Absalon, circa 1843 prigionieri alleati. Franco Giannantoni, nel libro Varese come frontiera di libertà. Il salvataggio dei prigionieri di Mussolini dopo l’8 settembre 1943 e la “rete Bacciagaluppi”, sostiene che, nel periodo ottobre 1943–aprile 1945, circa 1020 prigionieri di guerra, di cui 754 britannici, 151 slavi e altri 115 prigionieri alleati, siano stati aiutati nel trasferimento in Svizzera.
I dati sono ricavati da formulari che venivano fatti compilare ai fuggiaschi e consegnati alle guide all’atto del passaggio della frontiera. Nella “rete Bacciagaluppi” inoltre si inserirono molti ebrei che utilizzarono gli stessi percorsi e le stesse persone.
DON FOLLI E SECONDO SASSI
Fu il parroco don Piero Folli, uomo di temperamento austero ma deciso, ad istituire a Voldomino un centro di assistenza, al servizio dei perseguitati dal regime nazi-fascista. «La sua casa, la sacrestia, l’oratorio, il vecchio asilo di Santa Liberata - scriveva don Giovanni Barbareschi, stretto collaboratore del cardinale Ildefonso Schuster - sono letteralmente invasi da centinaia di persone che vengono accolte, ospitate, rifocillate, aiutate ad espatriare».
Don Folli, che fu la punta di diamante del clero della provincia di Varese, venne però arrestato nel dicembre 1943 e condotto nel carcere di S. Vittore di Milano, insieme con Secondo Sassi, un attivista del PCI, primo sindaco di Germignaga dopo la Liberazione.
IL MARTIRIO DI ELVIO CAPELLI
In questo contesto si colloca la formazione Lazzarini, nella primavera del 1944, ospite della famiglia Garibaldi nell’attigua cascina della Gera.
I sogni di questi giovani partigiani si infransero però rovinosamente contro la ferocia dei loro aguzzini che ne decretarono la morte senza appello. Ad Elvio Coppelli, trucidato alle Bettole di Varese, furono addirittura strappati gli occhi prima dell’esecuzione. Rituali di una brutalità inqualificabile.
A questi eroi le amministrazioni comunali di Luino del dopoguerra intitolarono vie, a futura memoria.
Lassù, alla Gera, vive ancora Rosetta Garibaldi Merini, che, insieme alla mamma Maria, venne incarcerata per più di 40 giorni ai Miogni di Varese per presunta complicità con la formazione Lazzarini, rischiando una non improbabile fucilazione. A lei e ai famigliari la città ha il dovere di ribadire, ad alta voce, attraverso i suoi rappresentanti istituzionali, il suo grazie.
Emilio Rossi 

Germignaga, serata per l'ottantesimo del Cai

Venerdì 28 novembre, in occasione del suo ottantesimo, il Cai Germignaga organizza una serata al Cinema Teatro Italia con Matteo Della Bordella, astro nascente dei Ragni di Lecco. Tema dell'incontro, le recenti spedizioni dell'alpinista in Patagonia, Pakistan e Groenlandia. Alle 21, con partecipazione libera fino esaurimento posti.

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