Edizione n. 44 di mercoledì 12 dicembre 2018

Magazzeno Storico Verbanese

Lago Maggiore, Giovani ricercatori crescono

Chi semina passione, raccoglie entusiasmo. Ma l'impresa - nobile sempre - raddoppia persino di caratura, se condotta in quell'orticello delle ricerche storiche poco - ahimè oggi -ammirato sotto l'italico cielo.
Il Magazzeno Storico Verbanese, frutto degli studi e dell'amore alle natie sponde dello studioso Carlo Alessandro Pisoni, partecipa nella Newsletter di febbraio ai suoi "followers" una notizia profumata per materia e per paternità.
Dieci studenti del Liceo Sereni di Luino (vedi ilcorrieredelverbano.It del 5 marzo 2014) si sono cimentati in ricerche d'archivio sotto la guida del "tutor" Pisoni. Il premio non è mancato. Le loro fatiche sono state rinfrancate, oltre al piacere della conoscenza, anche da una simpatica scoperta.

IL PROFUMO DI TABACCO…

Non è un mistero che una nobile casata come quella dei Borromeo vivesse, nel Settecento, in modo raffinato e attento ai dettami della moda. Le spese di rappresentanza, minuziosamente elencate nei libri di cassa, testimoniano di ori e gioielli, tessuti e abiti, quadri e altri oggetti d’arte, libri e carte geografiche, strumenti musicali, derrate alimentari (tra cui il cioccolato) e vini di particolare pregio, e molto altro. Non poteva mancare il tabacco; che veniva donato talvolta insieme a tabacchiere fatte confezionare appositamente presso rinomati gioiellieri milanesi. Ma il tabacco… quello sì che era una concia tutta particolare!
Perché il conte Carlo IV Borromeo Arese, a inizio Settecento, non poteva non lasciarsi tentare dal profumo degli agrumi prodotti all’Isola Madre e Isola Bella: e ordinava quindi al proprio agente isolano, Carlo Lamberti, di inviargli periodicamente a Milano alcuni di quei soavi e pregiati frutti, perché con quelli intendeva far profumare convenientemente le foglie di tabacco custodite nei depositi delle derrate di Palazzo Borromeo; cosa curiosa, il tabacco veniva probabilmente ben impacchettato nella carta prodotta a Intra dalla cartiera fatta costruire dal conte e gestita da un ramo della numerosa famiglia Pirinoli, da sempre impegnata nella produzione della carta tra Omegna e lago Maggiore; insomma, una produzione quasi completamente “self contained” (piacerebbe sospettare che pure il tabacco fosse raccolto nelle “dolci aure” isolane…) con evidenti segni di prodotto “doc” ante litteram: «Si è ricevuto la carta, e agrumi, e di questi mandatene tre, o quattro ogni settimana per mettere nel tabacco», così ordinava il conte al Lamberti.
Ma quel che ci fa doppiamente piacere, in questa segnalazione di curiosità magazzinesca, è constatare che essa giunge sul sito del MSV grazie all’impegno profuso da un gruppo di ragazzi della 3A del Liceo Scientifico “Vittorio Sereni” di Luino (in ordine alfabetico per cognome: Giulia Dellea, Marco De Vita, Federica Fontana, Cristi Gjergji, Primiano Papa, Paolo Siano, Giorgia Sica, Alessandro Sommaruga, Edoardo Stefani, Davide Terraneo) nell’ambito di un’attività progettuale della durata di alcuni giorni, che mira a illustrare agli studenti bellezze e difficoltà del lavoro d’archivio, coinvolgendoli nell’uso dei metodi moderni di ricerca e pubblicazione di dati come quelli sviluppati nel nostro sito sociale.
I primi risultati sono già disponibili nelle pagine virtuali di www.verbanensia.org, ma quel che più importa è la soddisfazione per aver fatto comprendere a qualcuno tra i nostri giovani che gli archivi non sono luoghi polverosi per vecchi studiosi di altre epoche, ma sono un punto di osservazione privilegiato sul futuro di una Nazione.
Foto, Luino: il viale del Carmine, primo semplice lungolago, in una cartolina del 1910 

Cave e miniere nell'Ottocento tra Ossola, Malcantone e alto Varesotto

Carta geologica 1829, © Magazzeno Storico Verbanese

Ancor oggi cercatori s'aggirano per semplice diletto qua e là tra le plaghe dell'Insubria sulle tracce di qualche dispersa pagliuzza gialla; ma nell'Ottocento la corsa all'oro tra il Verbano piemontese, la confinante Svizzera e l'area del Luinese suscitò ben altro interesse e attrasse impegni non di semplice hobby.
A ricordarlo è Carlo Alessandro Pisoni nella newsletter del
Magazzeno Storico Verbanese, da questo aprile ritornata sulle rotte internautiche in veste rinnovata e adeguata al potenziamento tecnologico del sito. Al testo si accompagna una non meno preziosa pubblicazione, una Carta Geologica della fascia tra Vergante e Ceresio del 1829 (nella foto dal sito).

Seduti su una pentola d’oro

È notorio che la zona del Rosa è tra le più ricche d’oro, tanto da poter stare al pari, come potenziale ricchezza dei filoni, con i luoghi di maggior produzione del prezioso metallo al mondo.
Piace però constatare come dopo gli antichi e protratti sfruttamenti delle vene scoperte intorno al Rosa, in Ossola e Valsesia (Pestarena, Macugnaga, Alagna, per dire qualche luogo), dove spesso i primi sondaggi e coltivazioni di cave risalivano al periodo medioevale, nell’Ottocento la corsa all’oro (e all’argento...) non si limitò territorialmente al Verbano piemontese.
Francesco Ruzieska (o Ruziczka) D’Odmark, che a fine Settecento era affittuario a Feriolo di un edificio di proprietà Borromeo e direttore della miniera aurifera che i Borromeo possedevano in Ossola, nei primi anni del secolo XIX dirigeva la miniera di Viconago.
Il ben noto imprenditore inglese – con villa a Pallanza – Eugenio Francfort lavorava allo sfruttamento della miniera Teresina di Brusimpiano già a partire dal 1858; non si esclude che egli fosse tra quegli “industriali inglesi” alla fine che negli anni ’70 dell’Ottocento, dopo aver intrapreso tra Vergante e Ossola, effettuavano ricerche nel canton Grigioni, «in una antica miniera detta Felsberg».
Nel 1883 a Magadino si scopriva un filone di pirite aurifera (forse lo stesso che passa sotto il monte Paglione) e subito si effettuavano le analisi nella speranza che i risultati fossero positivi. Nel 1885 si lavorava all’estrazione di minerale nella miniera proprietà di Virginia Baglioni di Lavena Ponte Tresa, «essendo quelle miniere ricche di piombo argentifero».  … Della stessa famiglia Baglioni è l’intraprendente ma sfortunato ingegnere Vinasco Baglioni, che tra 1855 e 1878 aveva dato molto impulso allo sfruttamento delle vene aurifere che segnavano e arricchivano il territorio del Malcantone (sempre alle pendici del monte Lema e del Paglione, ma al di là del confine svizzero). 

Premeno, i Savoia e le montagne del lago Maggiore

Nuovo convegno del Magazzeno Storico Verbanese sul rapporto tra la dinastia sabauda e il territorio piemontese

A Premeno (Verbania) il Magazzeno Storico Verbanese dedicherà un’altra pagina sul rapporto tra la dinastia sabauda e il lago Maggiore. L’Hotel Vittoria ospiterà, domenica 5 luglio, un convegno di studi su “I Savoia e La Montagna-La Casa Reale, le montagne di Ossola e Verbano tra Otto e Novecento”.
Destinatari sono studiosi di storia sociale, storia dell’arte, appassionati della montagna, associazioni per la tutela della montagna, sportivi, studenti universitari, studenti delle scuole secondarie di secondo grado, guide turistiche, operatori del settore turistico e alberghiero, amministratori locali, nazionali e internazionali, operatori del settore enogastronomico. 

La partecipazione al convegno è libera e gratuita. Il giorno del convegno sarà rilasciato attestato di presenza a chi ne farà richiesta anticipata scrivendo a segreteria@verbanensia.org per confermare la partecipazione e i propri dati.

DOPO STRESA 2013
Nel novembre 2013 a Stresa il Magazzeno Storico Verbanese indagò le figure dei Savoia, con particolare riguardo per quelle della duchessa di Genova e della regina d’Italia Margherita e il loro rapporto con il territorio verbanese e il lago Maggiore. Ora il simposio vuole, invece, affrontare il tema dei Savoia e la montagna, partendo proprio dalle montagne verbanesi e piemontesi, dove fu forte la presenza della regina Margherita come estimatrice e amante della montagna.
«Altri Savoia – spiega lo storico e organizzatore del convegno Carlo Alessandro Pisoni - seguirono la sovrana e amarono la montagna; tra loro spicca Luigi Amedeo di Savoia Aosta duca degli Abruzzi. Egli fu un grande alpinista con importanti scalate al suo attivo sia in Italia sia all’estero: il duca degli Abruzzi, per quanto riguarda le Alpi, affrontò l’ascesa del gruppo del Gran Paradiso, del Monte Rosa (Punta Dufour, Punta Gnifetti), nel Massiccio del Monte Bianco (Dente del Gigante, Aiguille du Moine, Petit Dru), e ancora nell’agosto del 1942 quella del Cervino lungo la Cresta di Zmutt. Non bisogna dimenticare poi che pure l’ultima regina d’Italia Maria Josè, figlia di Alberto I del Belgio (anch’egli grande alpinista), amava la montagna ed era esperta sciatrice».
ARGOMENTI E RELATORI
Sono in programma interventi di Gianni Oliva (“Luigi Amedeo d’Aosta duca degli Abruzzi, un principe esploratore e alpinista”), Teresio Valsesia (“La regina Margherita di Savoia e la montagna”), Dorino Tuniz (“Quintino Sella fondatore del CAI”), Paolo Cirri (“La creazione di truppe di montagna nel Piemonte Sabaudo: Alessandro La Marmora e Cesare Magnani Ricotti”), Michael Jakob (“La montagna nelle arti figurative”), Ornella Selvafolta (“Piero Portaluppi e la montagna: architetture e paesaggi tra elettricità e loisir in Val d’Ossola”), Valerio Cirio (“I grandi alberghi montani fra Otto e Novecento”) e Carlo Alessandro Pisoni (“Mottarone e dintorni: le montagne dei Borromeo).
Seguirà piccolo rinfresco con degustazione di vini tipici del Novarese. 

Foto: cortesia Hotel Vittoria, Premeno

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