Edizione n.14 di mercoledì 22 aprile 2026
Svizzera
Canton Ticino, a Rancate sculture lignee dal XII al XVIII secolo
Una carrellata di sculture di legno dal XII al XVIII secolo allestita da Mario Botta a Rancate (Mendrisio). È la mostra di madonne, crocifissi, compianti, busti, polittici e anche un presepe provenienti da musei, chiese e monasteri del territorio ticinese ed esposti dal 16 ottobre 2016 al 22 gennaio 2017 alla Pinacoteca Züst.
Le opere testimoniano una tradizione artistica che raggiunse spesso vertici europei. Furono realizzate dagli stessi artisti attivi a Milano e nelle altre città dell’attuale Lombardia, ma anche nelle regioni oggi conosciute come Piemonte, Liguria, Romagna. In mostra giungono dopo una revisione e talvolta restauri eseguiti in collaborazione con l’Ufficio dei beni culturali cantonale.
La rassegna è stata curata da Edoardo Villata, affiancato dagli studiosi (svizzeri e italiani) Lara Calderari, Laura Damiani Cabrini, Matteo Facchi, Claudia Gaggetta, Anastasia Gilardi, don Claudio Premoli, Federica Siddi.
Informazioni: Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, Rancate (Mendrisio), tel. +41(0)91.816.4791; decs-pinacoteca.zuest@ti.ch; www.ti.ch/zuest.
Orari: da martedì a venerdì: 9-12 / 14-18; sabato, domenica e festivi: 10-12 / 14-18. Chiuso: il lunedì; 24, 25 e 31/12; aperto: 1/11; 8, 26/12; 1, 6/01. Biglietti: intero 10 chf (si accettano euro); ridotto (pensionati, studenti, gruppi) 8. Visite guidate anche fuori orario su prenotazione.
Quella Villa Clara dei Branca che ospitò la regina Vittoria
Ancora un tuffo nella piccola e grande storia del lago Maggiore e ancora una galleria di personaggi locali di conclamata rinomanza o sfumata notorietà nell’ultimo numero di “Verbanus”. Il nuovo numero della Rivista annuale della Società dei Verbanisti “rassegna per la cultura, l’arte, la storia del lago”, apparsa per la prima volta 36 anni orsono, sarà presentato a Laveno il 26 maggio (ore 18) nella Biblioteca comunale.
Tra gli argomenti delle 350 nuove pagine del volume primeggia, per novità e segnalazioni sconosciute, quello di Federico Crimi, che ha studiato Villa Clara di Baveno, oggi proprietà della famiglia Branca (quelli del famoso Fernet), ricostruendone la storia che per ora era nota soprattutto per aver ospitato nel 1879 la Regina Vittoria d’Inghilterra.
Vari e vasti gli studi e gli approfondimenti sulle sponde piemontese e lombarda e sulla parte svizzera. La carrellata di figure e avvenimenti spazia dall’estinta famiglia dei Crivelli al cardinale Cesare Monti, dagli intraprendenti emigrati gemoniesi in Etiopia all’astuto parroco di Cadero con Graglio che nel 1892 burlò i gendarmi svizzeri e naturalmente ad altri e numerosi scritti relativi all’area piemontese e rossocrociata.
Curiosità e nostalgia affiorano da vari argomenti riguardanti la sponda lombarda. Possono bastare titoli come “I fiammiferi di Porto, 1862-1863”, “Un <delitto d’onore>, tradimento e pistola” a Bosco Valtravaglia nel 1885, “I diritti di pesca Crivelli” a Luino tra il 1779 e il 1824, “La stazione internazionale” nel 1880 circa con una fotografia d’epoca, “L’Inferno al Teatro Sociale” sulla proiezione del film “L’Inferno” a Luino nel 1911 che ebbe tra i suoi registi anche il luinese A. Padovan, “Altre traversie per Vincenzo Peruggia” (vicenda del 1916 del celebre trafugatore della parigina Gioconda).
La Società dei Verbanisti è stata costituita nel 1981 dal libraio-editore Carlo Alberti e dagli studiosi Pierangelo Frigerio, Claudio Mariani, Pier Giacomo Pisoni, Franco Vercelotti. Sede: Il Chiostro, via Fratelli Cervi 14, Verbania (indirizzo mail: info@societaverbanisti.it).
Bellinzona, telaio di locomotiva dalle Officine FFS
A Bellinzona il 17 marzo ha lasciato le Officine delle Ferrovie Federali Svizzere un telaio per locomotiva realizzato su incarico di Stadler Rail. Per lo stabilimento FFS, specializzato tra l’altro in revisioni e riparazioni di locomotive, si è trattato di una première. È infatti la prima volta che le Officine realizzano un telaio di locomotiva ex novo.
Gli ingegneri del sito bellinzonese hanno concluso la sfida al meglio dato che prima di iniziare le incognite erano molteplici. La struttura grezza sarà ora conclusa a Bussnang e in autunno sarà esposta alla fiera Innotrans 2016 di Berlino. In futuro sarà utilizzata come locomotiva di trazione per una ferrovia di montagna germanica.
Questa nuova collaborazione tra le Officine FFS di Bellinzona e Stadler Rail segue un primo lavoro fatto a Bellinzona per l’azienda ferroviaria nella lavorazione dei pianali dei treni di tipo Flirt.
Via Regina, recuperato l'antico percorso tra Italia e Svizzera
La Via Regina Lariana, l’antico tracciato pedonale di circa 110 chilometri tra Italia e Svizzera, è di nuovo percorribile. Da Como a Sorico residenti e turisti potranno riscoprire bellezze paesaggistiche e testimonianze culturali con nuove strumentazioni sia tecnologiche, sia tradizionali.
A Milano, il 15 giugno, sono stati presentati a Palazzo Pirelli i risultati del progetto “I cammini della Regina” (www.viaregina.eu), finanziato nell'ambito del Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera 2007-2013 (Interreg). Alla sua realizzazione hanno partecipato Politecnico di Milano, Polo Territoriale di Como (capofila), Fondazione Politecnico di Milano, Associazione Iubilantes, Supsi (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana), Comune di Cernobbio, Comunità Montana Lario Intelvese, Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio, Consorzio Frazioni Corti Acero (Muvis), Museo della Via Spluga di Campodolcino, Università degli Studi di Pavia.
Tra i relatori, l’assessore regionale Massimo Garavaglia, la prorettrice del Polo di Como Maria Antonia Brovelli, il professore Supsi in Ingegneria geomatica Massimiliano Cannata.
NOVITÀ DEL PROGETTO
L'antica Via Regina, sviluppatasi sulla sponda occidentale del Lario, è una via di comunicazione transalpina antichissima, documentata sin dall'età romana. Insieme alla Via Francisca e alla Via Spluga italo-svizzera costituisce un fondamentale sistema di collegamento transalpino di mobilità dolce, di cui sino a oggi non si erano colte le potenzialità di sviluppo.
Attraverso la collaborazione tra esperti di itinerari culturali, ingegneri geomatici, associazioni e Istituzioni, progettisti del paesaggio, architetti e designer, il cammino è stato rilevato e valorizzato nei suoi punti critici, sino a raggiungere una continuità di percorso. L'uso dei geoportali permette di navigare tramite pc o dispositivi mobili. Grazie a innovativi GIS è stata sviluppata un'applicazione che permette a escursionisti e turisti di trasmettere dati su quanto di interessante appaia loro durante il cammino: edifici storici, monumenti, punti panoramici, ma anche segnalazioni di rischi o interruzioni.
STRUMENTI E CONNESSIONI
Durante i lavori è stato compiuto un minuzioso lavoro di raccolta dati, poi elaborati con una nuova forma di mappatura, detta di geocrowd-sourcing territoriale. Queste applicazioni innovative hanno consentito di rilevare e archiviare informazioni in un'ottica di conservazione dei beni culturali. Agli strumenti tecnologici si sono affiancati quelli tradizionali: guide cartacee, segnaletica, punti di informazione sul cammino.
Si è aperta anche una collaborazione con il progetto Interreg 'Il paesaggio culturale alpino su Wikipedia', che mira alla creazione di informazioni di carattere turistico e culturale.
Sul versante svizzero il progetto è stato allineato con “Ticino Turismo”, che prevede la promozione di itinerari a piedi nel Canton Ticino. Sul territorio italiano si sta creando un'importante sinergia con il progetto della Via Spluga e Via Francisca, considerate come un continuo della Via Regina.
Mendrisiotto (Svizzera), venti candeline per la Regio Insubrica
A Mezzana, nel Mendrisiotto (Svizzera), il Centro professionale del verde ha ospitato, lunedì 19 gennaio, la cerimonia per il ventennale della Comunità di Lavoro Regio Insubrica, nata esattamente 20 anni fa, il 19 gennaio 1995, a Varese, per volere dei rappresentanti della Repubblica del Canton Ticino e delle Province di Como, Varese, Novara (per conto della costituenda Provincia di Verbano Cusio Ossola), ai quali poi si è aggiunta, nel 2007, la Provincia di Lecco.
Erano presenti il presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino, Manuele Bertoli, il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, la responsabile affari esteri del Piemonte, Giulia Marcon, e il presidente della Comunità di lavoro (oltre a presidente della Provincia del Verbano Cusio Ossola), Stefano Costa, insieme con il segretario della Comunità di lavoro, il ticinese Giampiero Gianella.
Fiducia nel cammino della collaborazione hanno espresso i vertici delle tre regioni.
Secondo Costa, la programmazione Interreg 2014/2020 offrirà, a breve termine, importanti occasioni di crescita per i territori della Regio. Dal canto suo, Maroni ha auspicato che la Regio Insubrica possa essere protagonista anche nella futura Macro-regione alpina e ha dichiarato che la Lombardia subentrerà alle Province – colpite nelle loro risorse dalla riforma territoriale di livello nazionale – nell’assicurare il sostegno economico al progetto. Per il ticinese Bertoli, gli obiettivi originali della Comunità di lavoro restano di grande attualità e il rilancio delle relazioni transfrontaliere richiede che la Regio possa disporre di strumenti e risorse adeguati.
La giornata si è conclusa con il lancio di un doppio concorso legato alle celebrazioni dei vent’anni della Comunità di lavoro Regio Insubrica. Ai partecipanti sarà chiesto di immaginare un progetto di stage formativo in ambito economico – sul tema dell’accesso al credito per le imprese della zona insubrica – o di elaborare, in alternativa, una presentazione multimediale per le scuole medie superiori, dedicata al tema della cooperazione transfrontaliera. La premiazione avverrà entro la fine dell’anno.
Canton Ticino, prove tecniche della ferrovia Mendrisio–Stabio (–Varese)
Da parte italiana ancora si discute sullo smaltimento di scavi inquinanti e sui tempi di realizzazione, da parte svizzera invece partono pure le prove d’esercizio. Lunedì 23 giugno, da Mendrisio fino al confine italiano, sarà messa in esercizio tecnicamente la nuova linea ferroviaria che dovrebbe proseguire per Varese e Malpensa.
La tratta sarà messa sotto tensione e gestita direttamente dai collaboratori della Centrale d’esercizio Sud di Pollegio. Dall’autunno poi i treni della TILO vi effettueranno i test di collaudo. La messa in esercizio commerciale della linea S40, esclusivamente nelle ore di punta fino alla nuova Fermata di Stabio, è prevista dal prossimo cambio d’orario del 14 dicembre 2014.
Le Ferrovie Federali Svizzere hanno terminato le principali opere di genio civile e tecnica ferroviaria nei tempi e costi preventivati, mettendo così la linea a disposizione della circolazione dei treni. Le opere di tecnica ferroviaria sono state ultimate a inizio giugno mentre la fermata di Stabio sarà dotata dell’arredo definitivo nel corso dell’autunno 2014.
Anche le principali opere di genio civile si sono concluse nei tempi e costi preventivati. Il passaggio a livello di “Stabio-Via Mulino” sarà attivato in concomitanza con la messa in esercizio tecnica il 23 giugno 2014.
Nei prossimi mesi si procederà alla finitura dei diversi manufatti e dei rilevati ferroviari e all’ultimazione della rotonda in corrispondenza della Via Puntasei di Stabio.
Creva, le immagini del corridoio ittico tra i laghi Ceresio e Verbano
Alcuni scatti fotografici sulla diga di Creva dove lunedì 5 maggio è stato inaugurato il passaggio artificiale per la rotta migratoria dei pesci più in alto d'Europa. La realizzazione del passaggio per la fauna ittica, oltre ad aprire un vitale corridoio tra il lago di Lugano e il lago Maggiore attraverso il fiume Tresa, si inserisce nel progetto Life.Con.Flu.Po, che riaprirà il corridoio fluviale Ceresio-Tresa-Verbano-Ticino-Po-mare Adriatico-Oceano Atlantico. Articolo e dettagli cliccando in Sezione Cronaca di Luino.
Alptransit e linea Bellinzona-Luino-Gallarate, a Palazzo Lombardia raccordo tra territorio, Rfi e Governo
Finalmente! Il futuro della ferrovia Bellinzona-Luino-Gallarate non calerà più dall'alto, ma la voce del territorio arriverà fino nei palazzi romani e sul tavolo di Rete Ferroviaria Italiana. A Milano, il 13 febbraio, una delegazione di sindaci della sponda varesina del lago Maggiore ha trovato accoglienza a Palazzo Lombardia.
La Regione Lombardia farà da raccordo tra le loro proposte e segnalazioni, da una parte, e le decisioni di Governo e Rfi, dall'altra. Il governatore Roberto Maroni ha ascoltato le preoccupazioni manifestate sui progetti Alptransit e sul Corridoio europeo Genova-Rotterdam per il trasporto delle merci e ha annunciato la costituzione di una cabina di regia. Un tavolo permanente, coordinato dal commissario della Provincia di Varese Dario Galli, farà da ponte tra i comuni e i centri decisionali di Governo e Rfi sul potenziamento e adeguamento della tratta. La consigliera regionale Francesca Brianza raccoglierà le richieste del territorio e poi la Regione Lombardia tratterà le misure necessarie ai livelli superiori.
L'Alptransit avanza e i tempi si stringono. Mentre la Svizzera marcia con pieno rispetto di programmi e tempi, da parte italiana i ritardi cominciano a pesare, come testimonia il caso della bretella ferroviaria Arcisate-Stabio. Sindaci e cabina di regia hanno perciò deciso di rivedersi a breve.
Cave e miniere nell'Ottocento tra Ossola, Malcantone e alto Varesotto
Ancor oggi cercatori s'aggirano per semplice diletto qua e là tra le plaghe dell'Insubria sulle tracce di qualche dispersa pagliuzza gialla; ma nell'Ottocento la corsa all'oro tra il Verbano piemontese, la confinante Svizzera e l'area del Luinese suscitò ben altro interesse e attrasse impegni non di semplice hobby.
A ricordarlo è Carlo Alessandro Pisoni nella newsletter del Magazzeno Storico Verbanese, da questo aprile ritornata sulle rotte internautiche in veste rinnovata e adeguata al potenziamento tecnologico del sito. Al testo si accompagna una non meno preziosa pubblicazione, una Carta Geologica della fascia tra Vergante e Ceresio del 1829 (nella foto dal sito).
Seduti su una pentola d’oro
È notorio che la zona del Rosa è tra le più ricche d’oro, tanto da poter stare al pari, come potenziale ricchezza dei filoni, con i luoghi di maggior produzione del prezioso metallo al mondo.
Piace però constatare come dopo gli antichi e protratti sfruttamenti delle vene scoperte intorno al Rosa, in Ossola e Valsesia (Pestarena, Macugnaga, Alagna, per dire qualche luogo), dove spesso i primi sondaggi e coltivazioni di cave risalivano al periodo medioevale, nell’Ottocento la corsa all’oro (e all’argento...) non si limitò territorialmente al Verbano piemontese.
Francesco Ruzieska (o Ruziczka) D’Odmark, che a fine Settecento era affittuario a Feriolo di un edificio di proprietà Borromeo e direttore della miniera aurifera che i Borromeo possedevano in Ossola, nei primi anni del secolo XIX dirigeva la miniera di Viconago.
Il ben noto imprenditore inglese – con villa a Pallanza – Eugenio Francfort lavorava allo sfruttamento della miniera Teresina di Brusimpiano già a partire dal 1858; non si esclude che egli fosse tra quegli “industriali inglesi” alla fine che negli anni ’70 dell’Ottocento, dopo aver intrapreso tra Vergante e Ossola, effettuavano ricerche nel canton Grigioni, «in una antica miniera detta Felsberg».
Nel 1883 a Magadino si scopriva un filone di pirite aurifera (forse lo stesso che passa sotto il monte Paglione) e subito si effettuavano le analisi nella speranza che i risultati fossero positivi. Nel 1885 si lavorava all’estrazione di minerale nella miniera proprietà di Virginia Baglioni di Lavena Ponte Tresa, «essendo quelle miniere ricche di piombo argentifero». … Della stessa famiglia Baglioni è l’intraprendente ma sfortunato ingegnere Vinasco Baglioni, che tra 1855 e 1878 aveva dato molto impulso allo sfruttamento delle vene aurifere che segnavano e arricchivano il territorio del Malcantone (sempre alle pendici del monte Lema e del Paglione, ma al di là del confine svizzero).
Gli "Ospiti estranei" di Verena Stefan
Sempre attenta a quel che succede nel panorama letterario elvetico, questa volta Luciana Tufani ci propone davvero un piccolo gioiello di scrittura: l’ultimo romanzo di Verena Stefan nella limpida ed efficace traduzione di Emanuela Cavallaro.
L’autrice, nata e cresciuta a Berna, si é trasferita prima in Germania e poi in Canada, patria della sua compagna di vita. Da quest’ultima esperienza, a cui si accompagna quella dolorosa di un cancro al seno combattuto e vinto, nasce lo spunto per questo romanzo.
Sin dalle prime pagine il lettore viene coinvolto in un fluire di immagini ed emozioni, una corrente che trascina lontano. Si penetra nel pensiero di una straniera che entra non solo in un territorio nuovo, ma é sopraffatta dalla difficoltà della comunicazione linguistica. C’é nel testo un eccezionale gioco di lingue che percepiamo chiaramente grazie all’ottima traduzione dal tedesco, che viene spesso interrotto da inserti in inglese e francese.
Per Verena infatti il linguaggio é il segno tangibile della patria ed é quindi tutta tesa ad assimilare al più presto i suoni e i contenuti dei due idiomi del nuovo paese in cui vive; fatica immane a cinquant’anni, quando la lingua cui puoi fare riferimento e di cui puoi fidarti, quella con cui per abitudine fai confronti, non sta più al centro e tutto intorno sembra franare.
A questo poi si aggiunge la brutta scoperta di un cancro al seno. Sarà però in qualche modo la malattia a darle la forza di vincere, non solo il carcinoma, ma anche le proprie difficoltà di ambientazione, grazie al sostegno e alle cure ricevute nel nuovo ambiente quebecchese.
Come già suo padre, tedesco trapiantato in Svizzera durante la guerra, Verena inizialmente si sente un’ospite estranea una “fremdschlafer”, termine burocratico con cui gli svizzeri indicano i richiedenti asilo che vengono sorpresi a dormire in un altro alloggio che non sia quello ufficialmente assegnato.
L’immenso paese tutto da scoprire - Montreal e la campagna circostante- la spaventa e la respinge, nonostante la gentilezza dei suoi abitanti e l’affettuosa pazienza con cui la sua compagna Lou cerca di renderla partecipe del proprio amore per il territorio e gli animali selvaggi che ancora lo popolano.
Troppo estremo il clima, anche per una svizzera non certo avvezza ai tepori mediterranei, ma comunque terrorizzata dai meno venti che Lou e la altre amiche invece affrontano con gioiosa semplicità. Troppo vasti gli spazi vuoti di uomini e case, in confronto alla pettinata e affollata campagna elvetica. Troppo selvaggi gli animali, cervi lupi e orsi; orsi veri, in libertà, non rinchiusi da generazioni in una fossa dalle lisce pareti al centro di Berna.
Ecco forse proprio la diversa condizione degli orsi, la aiuta a riflettere sulla diversità in genere della vita in Canada, sul rispetto della dignità che fin dal suo arrivo ha riscontrato: dal riconoscimento paritario del legame con la sua compagna, indipendente dalle sue scelte sessuali, alla tutela e alla cure durante la sua malattia.
Mai si é sentita discriminata come donna o come lesbica, ma il contesto culturale e l’ambiente naturale tanto diverso nei primi tempi del suo soggiorno la turbano più del previsto e le fanno perdere l’orientamento. Anche in questo però l’autrice riconosce la profonda diversità della sua esperienza da quella di suo padre, rimasto per tutta la vita “straniero’ in Svizzera, tollerato e controllato dalle autorità e dai vicini, nonostante tutta la sua buona volontà di far bene.
Il suo per fortuna invece é solo un disorientamento interiore, un personalissimo disagio, non dovuto all’ambiente esterno, che anzi cerca di aiutarla a inserirsi e che infine ci riuscirà. Pian piano Verena emergerà dalla malattia e dalle sue ansie, quando imparerà non solo a tradurre, ma a pensare in inglese: «La lingua, la parola scritta, é in effetti la mia patria più importante, quella che mi é sempre rimasta. Per me quello che importa é solo tradurre tutto in questa lingua.»
La parola scritta rimane però sempre il tedesco, che é per lei casa, famiglia, rifugio della mente nei momenti di stanchezza e di emozione. E poi come rendere in inglese la ricchezza di espressioni e la complessità strutturale della lingua madre?
I moti dell’anima, i ricordi d’infanzia, le bellissime descrizioni dei paesaggi innevati, scorrono infatti con fluidità nel racconto; la forma é scorrevole e snella, ma la struttura dei periodi é ricca e articolata.
Bellissima a mio parere soprattutto la terza e ultima parte del libro; ormai Verena ha ritrovato se stessa e può finalmente rientrare in Europa. Stavolta fa lei da guida alla sua compagna a Berna, la città dove ha lasciato un pezzo di cuore. E di nuovo i contrasti stridenti tra le due culture saltano agli occhi; il vecchio mondo appare forse più arido e stanco, ma l’amore é cieco e basta leggere il pezzo in cui Verena descrive i bernesi che fanno il bagno nell’Aare, per capire da che parte batte ancora il suo cuore.
Che dire? Un libro che ho apprezzato e che voglio rileggere, un libro serio, profondo ma non pedante, un’autrice che Tufani ha fatto benissimo a far conoscere in Italia e di cui spero si possa presto leggere altro.
Silvia Mori
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Verena Stefan, Ospiti estranei, Luciana Tufani editrice, Ferrara 2012, pp. 167, euro12,00.













