Edizione n.11 di mercoledì 25 marzo 2020

Svizzera

Ferrovia di Luino tra le due Gallerie di base svizzere

Primo bilancio del nuovo San Gottardo (dicembre 2016) e prospettive dell’apertura del Monte Ceneri (2020)

La galleria di base del San Gottardo (GbG) ha cambiato profondamente il traffico ferroviario, ridotto i tempi di percorrenza per pendolari e turisti e permesso ai treni merci di attraversare le Alpi in modo rapido ed ecologico. Ciò nonostante, fino alla messa in servizio della galleria di base del Monte Ceneri (GbC) nel 2020, le Ferrovie Federali Svizzere intendono migliorare ulteriormente l’offerta.
A Locarno, alla vigilia del Festival del cinema, le FFS hanno tracciato un bilancio dei primi otto mesi dalla messa in servizio della galleria di base del San Gottardo e si sono già proiettate sull’ulteriore miglioramento del servizio dell’asse nord-sud.
CORRIDOIO ROTTERDAM–GENOVA
Recentemente lungo il corridoio Rotterdam–Genova sono già stati introdotti importanti miglioramenti nel traffico merci transfrontaliero con l’Italia e la Germania. Ebbene, secondo le FFs, dopo l’apertura della Galleria di base del Ceneri a fine 2020 e il completamento del corridoio 4 metri per il trasporto delle merci, l’asse del traffico merci internazionale attraverso il San Gottardo e il Ceneri acquisirà ancora maggiore importanza.
Finora attraverso la GbG sono transitati circa 17 000 treni merci, del peso medio di 1080 tonnellate e lunghi 434 metri. In futuro sulla ferrovia di pianura sarà possibile far circolare treni lunghi 750 metri con carichi fino a 2000 tonnellate anziché 1600 come finora. Inoltre, la capacità quotidiana nel traffico merci passerà da 210 a 260 tracce.
SBARRAMENTO DI LUINO
Per realizzare gli ampliamenti necessari per il corridoio 4 metri per il traffico merci, a giugno 2017 l’asse di Luino (Luino–Novara) è stato sbarrato. In accordo con le imprese di trasporto ferroviario (ITF), in questo periodo circa 160 treni verranno deviati lungo l’asse Lötschberg-Sempione via Domodossola. In quest’ottica il gestore italiano della rete RFI ha già gettato le basi per un aumento delle prestazioni.
Le FFS e RFI hanno messo a punto un sofisticato programma di lavori a fasi per garantire sufficienti capacità su tutto il corridoio anche durante lo sbarramento totale. Ora, a due mesi dallo sbarramento, «è possibile constatare che la domanda di trasporto si è sviluppata maggiormente rispetto a quanto previsto dalle ITF del traffico merci» hanno rilevato le FFS.
«ULTERIORE SFIDA PER IL TRAFFICO MERCI INTERNAZIONALE»
A causa dell’elevato sfruttamento dell’asse del Lötschberg, le FFS ritengono che «ogni perturbazione nello svolgimento dell’esercizio comporta dei ritardi che non è possibile recuperare in modo tempestivo».
Per le ITF del traffico merci vi è così il rischio di perdere dei clienti a vantaggio della strada. Per contrastare questa tendenza, le FFS hanno istituito una task force incaricata di elaborare soluzioni a breve termine e migliorare la situazione: da settembre, insieme a RFI, si rinuncerà ai lavori di costruzione previsti in singole notti per consentire a un numero sufficientemente elevato di treni di circolare liberamente via Chiasso.
SITUAZIONE COMPLESSA
Le FFS adattano i lavori di trasformazione già pianificati a Chiasso alle nuove esigenze, rinviandoli. Nei prossimi giorni si terranno i necessari chiarimenti per tentare di risolvere la complessa situazione da inizio settembre. In base agli sviluppi lungo il corridoio, viene costantemente valutata l’ipotesi di un’ulteriore restrizione dei lavori di costruzione.
In generale FFS Cargo punta molto sull’automazione e sulla digitalizzazione nell’ottica di ridurre i costi e aumentare l’efficienza. Grazie al sistema di segnalamento ETCS (European Train Control System), i treni possono susseguirsi a intervalli di soli tre minuti e anche questo accresce la produttività. 

Canton Ticino, a Rancate sculture lignee dal XII al XVIII secolo

Alla Pinacoteca Zust, dal 16 ottobre 2016 al 22 gennaio 2017, mostra di madonne, crocifissi, compianti, busti e polittici di musei, chiese e monasteri ticinesi allestita da Mario Botta
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Una carrellata di sculture di legno dal XII al XVIII secolo allestita da Mario Botta a Rancate (Mendrisio). È la mostra di madonne, crocifissi, compianti, busti, polittici e anche un presepe provenienti da musei, chiese e monasteri del territorio ticinese ed esposti dal 16 ottobre 2016 al 22 gennaio 2017 alla Pinacoteca Züst.
Le opere testimoniano una tradizione artistica che raggiunse spesso vertici europei. Furono realizzate dagli stessi artisti attivi a Milano e nelle altre città dell’attuale Lombardia, ma anche nelle regioni oggi conosciute come Piemonte, Liguria, Romagna. In mostra giungono dopo una revisione e talvolta restauri eseguiti in collaborazione con l’Ufficio dei beni culturali cantonale.
La rassegna è stata curata da Edoardo Villata, affiancato dagli studiosi (svizzeri e italiani) Lara Calderari, Laura Damiani Cabrini, Matteo Facchi, Claudia Gaggetta, Anastasia Gilardi, don Claudio Premoli, Federica Siddi.
Informazioni: Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, Rancate (Mendrisio), tel. +41(0)91.816.4791; decs-pinacoteca.zuest@ti.ch; www.ti.ch/zuest.
Orari: da martedì a venerdì: 9-12 / 14-18; sabato, domenica e festivi: 10-12 / 14-18. Chiuso: il lunedì; 24, 25 e 31/12; aperto: 1/11; 8, 26/12; 1, 6/01. Biglietti: intero 10 chf (si accettano euro); ridotto (pensionati, studenti, gruppi) 8. Visite guidate anche fuori orario su prenotazione.  

Quella Villa Clara dei Branca che ospitò la regina Vittoria

La ricerca di Federico Crimi nel 36esimo volume della rivista Verbanus, che sarà presentato a Laveno il 26 maggio

Ancora un tuffo nella piccola e grande storia del lago Maggiore e ancora una galleria di personaggi locali di conclamata rinomanza o sfumata notorietà nell’ultimo numero di “Verbanus”. Il nuovo numero della Rivista annuale della Società dei Verbanisti “rassegna per la cultura, l’arte, la storia del lago”, apparsa per la prima volta 36 anni orsono, sarà presentato a Laveno il 26 maggio (ore 18) nella Biblioteca comunale.
Tra gli argomenti delle 350 nuove pagine del volume primeggia, per novità e segnalazioni sconosciute, quello di Federico Crimi, che ha studiato Villa Clara di Baveno, oggi proprietà della famiglia Branca (quelli del famoso Fernet), ricostruendone la storia che per ora era nota soprattutto per aver ospitato nel 1879 la Regina Vittoria d’Inghilterra.

Vari e vasti gli studi e gli approfondimenti sulle sponde piemontese e lombarda e sulla parte svizzera. La carrellata di figure e avvenimenti spazia dall’estinta famiglia dei Crivelli al cardinale Cesare Monti, dagli intraprendenti emigrati gemoniesi in Etiopia all’astuto parroco di Cadero con Graglio che nel 1892 burlò i gendarmi svizzeri e naturalmente ad altri e numerosi scritti relativi all’area piemontese e rossocrociata.
Curiosità e nostalgia affiorano da vari argomenti riguardanti la sponda lombarda. Possono bastare titoli come “I fiammiferi di Porto, 1862-1863”, “Un <delitto d’onore>, tradimento e pistola” a Bosco Valtravaglia nel 1885, “I diritti di pesca Crivelli” a Luino tra il 1779 e il 1824, “La stazione internazionale” nel 1880 circa con una fotografia d’epoca, “L’Inferno al Teatro Sociale” sulla proiezione del film “L’Inferno” a Luino nel 1911 che ebbe tra i suoi registi anche il luinese A. Padovan, “Altre traversie per Vincenzo Peruggia” (vicenda del 1916 del celebre trafugatore della parigina Gioconda).
La Società dei Verbanisti è stata costituita nel 1981 dal libraio-editore Carlo Alberti e dagli studiosi Pierangelo Frigerio, Claudio Mariani, Pier Giacomo Pisoni, Franco Vercelotti. Sede: Il Chiostro, via Fratelli Cervi 14, Verbania (indirizzo mail: info@societaverbanisti.it).

Bellinzona, telaio di locomotiva dalle Officine FFS

Telaio Stadler

A Bellinzona il 17 marzo ha lasciato le Officine delle Ferrovie Federali Svizzere un telaio per locomotiva realizzato su incarico di Stadler Rail. Per lo stabilimento FFS, specializzato tra l’altro in revisioni e riparazioni di locomotive, si è trattato di una première. È infatti la prima volta che le Officine realizzano un telaio di locomotiva ex novo.
Gli ingegneri del sito bellinzonese hanno concluso la sfida al meglio dato che prima di iniziare le incognite erano molteplici. La struttura grezza sarà ora conclusa a Bussnang e in autunno sarà esposta alla fiera Innotrans 2016 di Berlino. In futuro sarà utilizzata come locomotiva di trazione per una ferrovia di montagna germanica.
Questa nuova collaborazione tra le Officine FFS di Bellinzona e Stadler Rail segue un primo lavoro fatto a Bellinzona per l’azienda ferroviaria nella lavorazione dei pianali dei treni di tipo Flirt. 

Via Regina, recuperato l'antico percorso tra Italia e Svizzera

Il tracciato pedonale di 110 chilometri mappato con geoportali
monte Bisbino (Como) panorama dalla vetta, foto Cai Luino

La Via Regina Lariana, l’antico tracciato pedonale di circa 110 chilometri tra Italia e Svizzera, è di nuovo percorribile. Da Como a Sorico residenti e turisti potranno riscoprire bellezze paesaggistiche e testimonianze culturali con nuove strumentazioni sia tecnologiche, sia tradizionali.
A Milano, il 15 giugno, sono stati presentati a Palazzo Pirelli i risultati del progetto “I cammini della Regina” (www.viaregina.eu), finanziato nell'ambito del Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera 2007-2013 (Interreg). Alla sua realizzazione hanno partecipato Politecnico di Milano, Polo Territoriale di Como (capofila), Fondazione Politecnico di Milano, Associazione Iubilantes, Supsi (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana), Comune di Cernobbio, Comunità Montana Lario Intelvese, Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio, Consorzio Frazioni Corti Acero (Muvis), Museo della Via Spluga di Campodolcino, Università degli Studi di Pavia.
Tra i relatori, l’assessore regionale Massimo Garavaglia, la prorettrice del Polo di Como Maria Antonia Brovelli, il professore Supsi in Ingegneria geomatica Massimiliano Cannata.

NOVITÀ DEL PROGETTO
L'antica Via Regina, sviluppatasi sulla sponda occidentale del Lario, è una via di comunicazione transalpina antichissima, documentata sin dall'età romana. Insieme alla Via Francisca e alla Via Spluga italo-svizzera costituisce un fondamentale sistema di collegamento transalpino di mobilità dolce, di cui sino a oggi non si erano colte le potenzialità di sviluppo.
Attraverso la collaborazione tra esperti di itinerari culturali, ingegneri geomatici, associazioni e Istituzioni, progettisti del paesaggio, architetti e designer, il cammino è stato rilevato e valorizzato nei suoi punti critici, sino a raggiungere una continuità di percorso. L'uso dei geoportali permette di navigare tramite pc o dispositivi mobili. Grazie a innovativi GIS è stata sviluppata un'applicazione che permette a escursionisti e turisti di trasmettere dati su quanto di interessante appaia loro durante il cammino: edifici storici, monumenti, punti panoramici, ma anche segnalazioni di rischi o interruzioni.

STRUMENTI E CONNESSIONI
Durante i lavori è stato compiuto un minuzioso lavoro di raccolta dati, poi elaborati con una nuova forma di mappatura, detta di geocrowd-sourcing territoriale. Queste applicazioni innovative hanno consentito di rilevare e archiviare informazioni in un'ottica di conservazione dei beni culturali. Agli strumenti tecnologici si sono affiancati quelli tradizionali: guide cartacee, segnaletica, punti di informazione sul cammino.
Si è aperta anche una collaborazione con il progetto Interreg 'Il paesaggio culturale alpino su Wikipedia', che mira alla creazione di informazioni di carattere turistico e culturale.
Sul versante svizzero il progetto è stato allineato con “Ticino Turismo”, che prevede la promozione di itinerari a piedi nel Canton Ticino. Sul territorio italiano si sta creando un'importante sinergia con il progetto della Via Spluga e Via Francisca, considerate come un continuo della Via Regina. 

Mendrisiotto (Svizzera), venti candeline per la Regio Insubrica

A Mezzana festeggiato l’anniversario dell’organismo transfrontaliero – È stato creato a Varese il 19 gennaio 1995 per consolidare la collaborazione fra il Canton Ticino e le confinanti province italiane di Como, Varese e Verbania
i relatori

A Mezzana, nel Mendrisiotto (Svizzera), il Centro professionale del verde ha ospitato, lunedì 19 gennaio, la cerimonia per il ventennale della Comunità di Lavoro Regio Insubrica, nata esattamente 20 anni fa, il 19 gennaio 1995, a Varese, per volere dei rappresentanti della Repubblica del Canton Ticino e delle Province di Como, Varese, Novara (per conto della costituenda Provincia di Verbano Cusio Ossola), ai quali poi si è aggiunta, nel 2007, la Provincia di Lecco.
Erano presenti il presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino, Manuele Bertoli, il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, la responsabile affari esteri del Piemonte, Giulia Marcon, e il presidente della Comunità di lavoro (oltre a presidente della Provincia del Verbano Cusio Ossola), Stefano Costa, insieme con il segretario della Comunità di lavoro, il ticinese Giampiero Gianella.
Fiducia nel cammino della collaborazione hanno espresso i vertici delle tre regioni.
Secondo Costa, la programmazione Interreg 2014/2020 offrirà, a breve termine, importanti occasioni di crescita per i territori della Regio. Dal canto suo, Maroni ha auspicato che la Regio Insubrica possa essere protagonista anche nella futura Macro-regione alpina e ha dichiarato che la Lombardia subentrerà alle Province – colpite nelle loro risorse dalla riforma territoriale di livello nazionale – nell’assicurare il sostegno economico al progetto. Per il ticinese Bertoli, gli obiettivi originali della Comunità di lavoro restano di grande attualità e il rilancio delle relazioni transfrontaliere richiede che la Regio possa disporre di strumenti e risorse adeguati.
La giornata si è conclusa con il lancio di un doppio concorso legato alle celebrazioni dei vent’anni della Comunità di lavoro Regio Insubrica. Ai partecipanti sarà chiesto di immaginare un progetto di stage formativo in ambito economico – sul tema dell’accesso al credito per le imprese della zona insubrica – o di elaborare, in alternativa, una presentazione multimediale per le scuole medie superiori, dedicata al tema della cooperazione transfrontaliera. La premiazione avverrà entro la fine dell’anno. 

Canton Ticino, prove tecniche della ferrovia Mendrisio–Stabio (–Varese)

Stabio, fermata, rendering FFS

Da parte italiana ancora si discute sullo smaltimento di scavi inquinanti e sui tempi di realizzazione, da parte svizzera invece partono pure le prove d’esercizio. Lunedì 23 giugno, da Mendrisio fino al confine italiano, sarà messa in esercizio tecnicamente la nuova linea ferroviaria che dovrebbe proseguire per Varese e Malpensa.
La tratta sarà messa sotto tensione e gestita direttamente dai collaboratori della Centrale d’esercizio Sud di Pollegio. Dall’autunno poi i treni della TILO vi effettueranno i test di collaudo. La messa in esercizio commerciale della linea S40, esclusivamente nelle ore di punta fino alla nuova Fermata di Stabio, è prevista dal prossimo cambio d’orario del 14 dicembre 2014.
Le Ferrovie Federali Svizzere hanno terminato le principali opere di genio civile e tecnica ferroviaria nei tempi e costi preventivati, mettendo così la linea a disposizione della circolazione dei treni. Le opere di tecnica ferroviaria sono state ultimate a inizio giugno mentre la fermata di Stabio sarà dotata dell’arredo definitivo nel corso dell’autunno 2014.
Anche le principali opere di genio civile si sono concluse nei tempi e costi preventivati. Il passaggio a livello di “Stabio-Via Mulino” sarà attivato in concomitanza con la messa in esercizio tecnica il 23 giugno 2014.
Nei prossimi mesi si procederà alla finitura dei diversi manufatti e dei rilevati ferroviari e all’ultimazione della rotonda in corrispondenza della Via Puntasei di Stabio. 

Creva, le immagini del corridoio ittico tra i laghi Ceresio e Verbano

Alcuni scatti fotografici sulla diga di Creva dove lunedì 5 maggio è stato inaugurato il passaggio artificiale per la rotta migratoria dei pesci più in alto d'Europa.  La realizzazione del passaggio per la fauna ittica, oltre ad aprire un vitale corridoio tra il lago di Lugano e il lago Maggiore attraverso il fiume Tresa, si inserisce nel progetto Life.Con.Flu.Po, che riaprirà il corridoio fluviale Ceresio-Tresa-Verbano-Ticino-Po-mare Adriatico-Oceano Atlantico. Articolo e dettagli cliccando in Sezione Cronaca di Luino.

Alptransit e linea Bellinzona-Luino-Gallarate, a Palazzo Lombardia raccordo tra territorio, Rfi e Governo

Una cabina di regia, presieduta dal commissario della Provincia di Varese Dario Galli, raccoglierà le richieste dei sindaci della sponda varesina da sottoporre poi a Governo e Rete Ferroviaria Italiana
Stazione Luino, interno

Finalmente! Il futuro della ferrovia Bellinzona-Luino-Gallarate non calerà più dall'alto, ma la voce del territorio arriverà fino nei palazzi romani e sul tavolo di Rete Ferroviaria Italiana. A Milano, il 13 febbraio, una delegazione di sindaci della sponda varesina del lago Maggiore ha trovato accoglienza a Palazzo Lombardia.
La Regione Lombardia farà da raccordo tra le loro proposte e segnalazioni, da una parte, e le decisioni di Governo e Rfi, dall'altra. Il governatore Roberto Maroni ha ascoltato le preoccupazioni manifestate sui progetti Alptransit e sul Corridoio europeo Genova-Rotterdam per il trasporto delle merci e ha annunciato la costituzione di una cabina di regia. Un tavolo permanente, coordinato dal commissario della Provincia di Varese Dario Galli, farà da ponte tra i comuni e i centri decisionali di Governo e Rfi sul potenziamento e adeguamento della tratta. La consigliera regionale Francesca Brianza raccoglierà le richieste del territorio e poi la Regione Lombardia tratterà le misure necessarie ai livelli superiori.
L'Alptransit avanza e i tempi si stringono. Mentre la Svizzera marcia con pieno rispetto di programmi e tempi, da parte italiana i ritardi cominciano a pesare, come testimonia il caso della bretella ferroviaria Arcisate-Stabio. Sindaci e cabina di regia hanno perciò deciso di rivedersi a breve. 

Cave e miniere nell'Ottocento tra Ossola, Malcantone e alto Varesotto

Carta geologica 1829, © Magazzeno Storico Verbanese

Ancor oggi cercatori s'aggirano per semplice diletto qua e là tra le plaghe dell'Insubria sulle tracce di qualche dispersa pagliuzza gialla; ma nell'Ottocento la corsa all'oro tra il Verbano piemontese, la confinante Svizzera e l'area del Luinese suscitò ben altro interesse e attrasse impegni non di semplice hobby.
A ricordarlo è Carlo Alessandro Pisoni nella newsletter del
Magazzeno Storico Verbanese, da questo aprile ritornata sulle rotte internautiche in veste rinnovata e adeguata al potenziamento tecnologico del sito. Al testo si accompagna una non meno preziosa pubblicazione, una Carta Geologica della fascia tra Vergante e Ceresio del 1829 (nella foto dal sito).

Seduti su una pentola d’oro

È notorio che la zona del Rosa è tra le più ricche d’oro, tanto da poter stare al pari, come potenziale ricchezza dei filoni, con i luoghi di maggior produzione del prezioso metallo al mondo.
Piace però constatare come dopo gli antichi e protratti sfruttamenti delle vene scoperte intorno al Rosa, in Ossola e Valsesia (Pestarena, Macugnaga, Alagna, per dire qualche luogo), dove spesso i primi sondaggi e coltivazioni di cave risalivano al periodo medioevale, nell’Ottocento la corsa all’oro (e all’argento...) non si limitò territorialmente al Verbano piemontese.
Francesco Ruzieska (o Ruziczka) D’Odmark, che a fine Settecento era affittuario a Feriolo di un edificio di proprietà Borromeo e direttore della miniera aurifera che i Borromeo possedevano in Ossola, nei primi anni del secolo XIX dirigeva la miniera di Viconago.
Il ben noto imprenditore inglese – con villa a Pallanza – Eugenio Francfort lavorava allo sfruttamento della miniera Teresina di Brusimpiano già a partire dal 1858; non si esclude che egli fosse tra quegli “industriali inglesi” alla fine che negli anni ’70 dell’Ottocento, dopo aver intrapreso tra Vergante e Ossola, effettuavano ricerche nel canton Grigioni, «in una antica miniera detta Felsberg».
Nel 1883 a Magadino si scopriva un filone di pirite aurifera (forse lo stesso che passa sotto il monte Paglione) e subito si effettuavano le analisi nella speranza che i risultati fossero positivi. Nel 1885 si lavorava all’estrazione di minerale nella miniera proprietà di Virginia Baglioni di Lavena Ponte Tresa, «essendo quelle miniere ricche di piombo argentifero».  … Della stessa famiglia Baglioni è l’intraprendente ma sfortunato ingegnere Vinasco Baglioni, che tra 1855 e 1878 aveva dato molto impulso allo sfruttamento delle vene aurifere che segnavano e arricchivano il territorio del Malcantone (sempre alle pendici del monte Lema e del Paglione, ma al di là del confine svizzero). 

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