Edizione n.13 di mercoledì 17 aprile 2019

Como

Università dell'Insubria, Primo Levi e la Tavola Periodica

A Como serie di incontri dedicati all'anniversario della pubblicazione di Mendeleev
Laboratorio Uninsubria
Laboratorio Uninsubria

La Tavola periodica degli elementi, uno schema che ordina gli elementi chimici sulla base di numero atomico ed elettroni, compie centocinquant’anni. Fu pubblicata il 6 marzo 1869 dal chimico russo Dmitrij Mendeleev e, rispondendo alla proclamazione Unesco del 2019 come Anno Internazionale della Tavola Periodica, anche l’Università dell’Insubria celebra l'anniversario con una serie di attività e incontri a Como in collaborazione con Unindustria, Federchimica e alcune scuole del territorio.
Perno delle iniziative, Primo Levi, l’autore del celeberrimo «Se questo è un uomo», e la sua raccolta di racconti «Il sistema periodico» in cui gli elementi chimici sono le chiavi di lettura.

Primo incontro, venerdì 5 aprile alle 10 nella Biblioteca Civica di piazza Lucati 1, con Luigi Cerruti dell’Università di Torino sulla raccolta «Il sistema periodico» di Primo Levi. I ventuno racconti sono dedicati non solo alla prigionia nel campo di sterminio di Auschwitz, ma in generale alla sua vita e alla sua professione di chimico. Il titolo di ogni racconto è quello di un elemento della Tavola periodica di Mendeleev, che serve da chiave di lettura.
Ma, sempre il 5 aprile (dalle 16.30 alle 19.30) e sempre a Como, è in programma nella sede di Unindustria di Como l’appuntamento più significativo. In calendario gli interventi divulgativi di Luigi Dei, rettore dell’Università di Firenze, centrato sul racconto delle opere di Primo Levi, e di Stefano Cicchi, dello stesso ateneo, che parla della Penicillina. 
Ultimo appuntamento, il 17 maggio in Biblioteca Civica, una mattinata per le scuole con una relazione sulla «Chimica dell’acqua» di Andrea Pozzi, docente dell’Insubria.
«La scoperta della Tavola periodica degli elementi – ha dichiarato Gianluca Broggini, docente di Chimica del Dipartimento di scienza e alta tecnologia diretto da Umberto Piarulli - risulta un cardine non solo per la chimica, ma anche per la fisica, la biologia e tutte le scienze di base. Questo evento rappresenta un’opportunità per riflettere su molti spunti che la Tavola Periodica offre: la sua storia e le storie ad essa legate, le prospettive della scienza per uno sviluppo sostenibile, l’impatto sociale ed economico della chimica».
Nella foto: il laboratorio di chimica dell’Insubria. 

Varese-Como, passa anche dall’Università dell’Insubria la Nuova Via della Seta

Un progetto della professoressa Barbara Pozzo ha vinto il bando del Ministero dell’Università
Barbara Pozzo

Studiare la sostenibilità dell’iniziativa cinese e il suo impatto su territorio, ambiente e più in generale società italiana ed europea. È l'obiettivo del progetto di rilevante interesse nazionale (Prin) presentato da Barbara Pozzo, direttrice del Dipartimento di diritto economia e culture (Didec) dell’Università dell’Insubria, che, proprio nei giorni della recente visita del presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping a Roma, ha vinto il bando del Ministero dell’Università per «La Nuova Via della Seta».
Capofila del progetto è l’Università di Bologna, mentre le altre sedi partner sono quella di Trieste e di Genova, particolarmente rilevanti per i due porti di accesso all’Europa. «Per un territorio come quello di Como, con forti legami tradizionali con la Cina e con un interesse sempre presente per l’economia della seta, questo progetto ribadisce la centralità del dialogo tra università e città» è stato il commento di Barbara Pozzo (nella foto).
Il progetto analizzerà le modalità con cui le infrastrutture previste dalla Nuova Via della Seta dovranno far fronte ai molteplici obblighi che discendono dalla normativa europea a tutela dei cittadini, dell’ambiente e delle imprese italiane. Inoltre, indagherà anche sulle problematiche derivanti dal diritto doganale rispetto agli scambi commerciali che verranno incentivati, tematica su cui il Didec vanta una sperimentata specializzazione grazie al Centro di ricerca in diritto doganale fondato da Fabrizio Vismara.
Lo studio si avvale delle competenze di Roberta Rita Pezzetti e Patrizia Gazzola, docenti del Dieco che hanno sviluppato rapporti con le università dei Paesi asiatici che si collocano lungo la Nuova Via della Seta, e di Daniele Cologna, docente di lingua e cultura cinese del corso di Mediazione linguistica e culturale, che ha rapporti privilegiati con importanti atenei cinesi. E questo, oltre a contribuire all’internazionalizzazione dell’ateneo, darà anche importanti occasioni di scambio culturale agli studenti. 

Via Regina, recuperato l'antico percorso tra Italia e Svizzera

Il tracciato pedonale di 110 chilometri mappato con geoportali
monte Bisbino (Como) panorama dalla vetta, foto Cai Luino

La Via Regina Lariana, l’antico tracciato pedonale di circa 110 chilometri tra Italia e Svizzera, è di nuovo percorribile. Da Como a Sorico residenti e turisti potranno riscoprire bellezze paesaggistiche e testimonianze culturali con nuove strumentazioni sia tecnologiche, sia tradizionali.
A Milano, il 15 giugno, sono stati presentati a Palazzo Pirelli i risultati del progetto “I cammini della Regina” (www.viaregina.eu), finanziato nell'ambito del Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera 2007-2013 (Interreg). Alla sua realizzazione hanno partecipato Politecnico di Milano, Polo Territoriale di Como (capofila), Fondazione Politecnico di Milano, Associazione Iubilantes, Supsi (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana), Comune di Cernobbio, Comunità Montana Lario Intelvese, Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio, Consorzio Frazioni Corti Acero (Muvis), Museo della Via Spluga di Campodolcino, Università degli Studi di Pavia.
Tra i relatori, l’assessore regionale Massimo Garavaglia, la prorettrice del Polo di Como Maria Antonia Brovelli, il professore Supsi in Ingegneria geomatica Massimiliano Cannata.

NOVITÀ DEL PROGETTO
L'antica Via Regina, sviluppatasi sulla sponda occidentale del Lario, è una via di comunicazione transalpina antichissima, documentata sin dall'età romana. Insieme alla Via Francisca e alla Via Spluga italo-svizzera costituisce un fondamentale sistema di collegamento transalpino di mobilità dolce, di cui sino a oggi non si erano colte le potenzialità di sviluppo.
Attraverso la collaborazione tra esperti di itinerari culturali, ingegneri geomatici, associazioni e Istituzioni, progettisti del paesaggio, architetti e designer, il cammino è stato rilevato e valorizzato nei suoi punti critici, sino a raggiungere una continuità di percorso. L'uso dei geoportali permette di navigare tramite pc o dispositivi mobili. Grazie a innovativi GIS è stata sviluppata un'applicazione che permette a escursionisti e turisti di trasmettere dati su quanto di interessante appaia loro durante il cammino: edifici storici, monumenti, punti panoramici, ma anche segnalazioni di rischi o interruzioni.

STRUMENTI E CONNESSIONI
Durante i lavori è stato compiuto un minuzioso lavoro di raccolta dati, poi elaborati con una nuova forma di mappatura, detta di geocrowd-sourcing territoriale. Queste applicazioni innovative hanno consentito di rilevare e archiviare informazioni in un'ottica di conservazione dei beni culturali. Agli strumenti tecnologici si sono affiancati quelli tradizionali: guide cartacee, segnaletica, punti di informazione sul cammino.
Si è aperta anche una collaborazione con il progetto Interreg 'Il paesaggio culturale alpino su Wikipedia', che mira alla creazione di informazioni di carattere turistico e culturale.
Sul versante svizzero il progetto è stato allineato con “Ticino Turismo”, che prevede la promozione di itinerari a piedi nel Canton Ticino. Sul territorio italiano si sta creando un'importante sinergia con il progetto della Via Spluga e Via Francisca, considerate come un continuo della Via Regina. 

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