Edizione n.19 di mercoledì 2 giugno 2020

Como

Lago di Como, indagine su calo coregoni

Rispetto al 2011 la pesca professionale ha accusato una riduzione del 75%

Continua a calare nel lago di Como il pescato dei coregoni o lavarelli e sulle cause indagherà uno studio scientifico regionale concordato al tavolo con i pescatori. Nei prossimi giorni l'assessore lombardo Fabio Rolfi avvierà una gara per indagare sulla popolazione di questa specie che dal 2015 ha subito un brusco crollo.
La ricerca avrà durata biennale e un costo stimato di circa 40.000 euro. Suoi obiettivi saranno la determinazione e l'analisi dello sforzo di pesca, le disponibilità alimentari dei pesci e le zone di riproduzione del coregone bondella. «La crisi dei lavarelli – ha spiegato Rolfi - sta mettendo in grossa difficoltà i sessanta pescatori professionisti del lago. Alcuni hanno abbandonato o ridotto la loro attività, che si è fatta meno remunerativa proprio a causa del calo quantitativo».
I dati della pesca confermano il trend negativo con un -26% rispetto al 2018 e un -75% rispetto al 2011, parzialmente compensato nel 2019 da un incremento del pescato di altre specie, in particolare dei ciprinidi, nonché dalla diminuzione complessiva delle giornate di pesca del 15% rispetto al 2018. Tre le possibili cause che possono aver agito sulla riduzione: un eccesso del prelievo di pesca, una carenza di fonti alimentari durante la prima fase di accrescimento degli avannotti e uno scadimento qualitativo delle acque nelle zone riproduttive profonde.
Nel frattempo, la pressione di pesca è stata ridotta attraverso l'ampliamento del periodo di protezione della specie e la modifica delle dimensioni delle reti utilizzate per la cattura. E', inoltre, in fase di definizione un progetto di potenziamento delle attività ittiogeniche, svolte nell'incubatoio di Fiumelatte (Lecco), specializzato nella produzione di coregoni da ripopolamento. (Tabella Regione Lombardia).

Via Regina, recuperato l'antico percorso tra Italia e Svizzera

Il tracciato pedonale di 110 chilometri mappato con geoportali
monte Bisbino (Como) panorama dalla vetta, foto Cai Luino

La Via Regina Lariana, l’antico tracciato pedonale di circa 110 chilometri tra Italia e Svizzera, è di nuovo percorribile. Da Como a Sorico residenti e turisti potranno riscoprire bellezze paesaggistiche e testimonianze culturali con nuove strumentazioni sia tecnologiche, sia tradizionali.
A Milano, il 15 giugno, sono stati presentati a Palazzo Pirelli i risultati del progetto “I cammini della Regina” (www.viaregina.eu), finanziato nell'ambito del Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera 2007-2013 (Interreg). Alla sua realizzazione hanno partecipato Politecnico di Milano, Polo Territoriale di Como (capofila), Fondazione Politecnico di Milano, Associazione Iubilantes, Supsi (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana), Comune di Cernobbio, Comunità Montana Lario Intelvese, Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio, Consorzio Frazioni Corti Acero (Muvis), Museo della Via Spluga di Campodolcino, Università degli Studi di Pavia.
Tra i relatori, l’assessore regionale Massimo Garavaglia, la prorettrice del Polo di Como Maria Antonia Brovelli, il professore Supsi in Ingegneria geomatica Massimiliano Cannata.

NOVITÀ DEL PROGETTO
L'antica Via Regina, sviluppatasi sulla sponda occidentale del Lario, è una via di comunicazione transalpina antichissima, documentata sin dall'età romana. Insieme alla Via Francisca e alla Via Spluga italo-svizzera costituisce un fondamentale sistema di collegamento transalpino di mobilità dolce, di cui sino a oggi non si erano colte le potenzialità di sviluppo.
Attraverso la collaborazione tra esperti di itinerari culturali, ingegneri geomatici, associazioni e Istituzioni, progettisti del paesaggio, architetti e designer, il cammino è stato rilevato e valorizzato nei suoi punti critici, sino a raggiungere una continuità di percorso. L'uso dei geoportali permette di navigare tramite pc o dispositivi mobili. Grazie a innovativi GIS è stata sviluppata un'applicazione che permette a escursionisti e turisti di trasmettere dati su quanto di interessante appaia loro durante il cammino: edifici storici, monumenti, punti panoramici, ma anche segnalazioni di rischi o interruzioni.

STRUMENTI E CONNESSIONI
Durante i lavori è stato compiuto un minuzioso lavoro di raccolta dati, poi elaborati con una nuova forma di mappatura, detta di geocrowd-sourcing territoriale. Queste applicazioni innovative hanno consentito di rilevare e archiviare informazioni in un'ottica di conservazione dei beni culturali. Agli strumenti tecnologici si sono affiancati quelli tradizionali: guide cartacee, segnaletica, punti di informazione sul cammino.
Si è aperta anche una collaborazione con il progetto Interreg 'Il paesaggio culturale alpino su Wikipedia', che mira alla creazione di informazioni di carattere turistico e culturale.
Sul versante svizzero il progetto è stato allineato con “Ticino Turismo”, che prevede la promozione di itinerari a piedi nel Canton Ticino. Sul territorio italiano si sta creando un'importante sinergia con il progetto della Via Spluga e Via Francisca, considerate come un continuo della Via Regina. 

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