Edizione n.23 di mercoledì 1 luglio 2020

Prima pagina

Milano, Leonardo, i Leonardeschi e la Corte degli Sforza nelle collezioni del Museo Poldi Pezzoli

Dal 15 maggio al 28 settembre la Casa museo ospita la mostra "Sotto il segno di Leonardo"
mostra Poldi Pezzoli

In occasione dell’Esposizione Universale, e all’interno del cartellone di ExpoinCittà, il Museo Poldi Pezzoli di Milano propone una mostra di grande attrattiva che traverserà primavera ed estate (dal 15 maggio al 28 settembre), “Sotto il segno di Leonardo. La magnificenza della corte sforzesca nelle collezioni del Museo Poldi Pezzoli” . Con essa la casa di via Manzoni ricorda il ruolo fondamentale del capoluogo lombardo negli ultimi decenni del Quattrocento quando, durante il ducato di Ludovico il Moro, diventò la capitale europea più importante nella produzione e nell’innovazione delle arti del “lusso” oltre che della pittura, proprio anche grazie alla presenza di Leonardo da Vinci. In ideale collegamento con le principali iniziative programmate in città per Expo 2015 (in particolare le mostre a Palazzo Reale: Arte lombarda dai Visconti agli Sforza e Leonardo da Vinci 1452-1519. Il disegno del mondo), porta al pubblico le sue collezioni permanenti e uno dei nuclei più significativi, le opere realizzate per la corte degli Sforza.

Negli anni di regno di Ludovico il Moro, Milano diede grande impulso alle arti, anche alla produzione di tessuti di seta preziosa e, nel campo dell’oreficeria, all’uso dello smalto traslucido e dipinto, alla lavorazione delle pietre e dei metalli preziosi. Le creazioni lombarde godettero di una splendida fioritura, testimoniata in mostra da una selezione di capolavori appartenenti al Museo Poldi Pezzoli, alcuni non esposti permanentemente per ragioni conservative. Tra essi, i tessuti rinascimentali in seta, oro tinti con coloranti tra i più pregiati, i rarissimi paliotti in velluto con ricamate le imprese sforzesche e le insegne di Beatrice d’Este, moglie di Ludovico il Moro. (Da oltre sei anni non sono esposti al pubblico per motivi conservativi). Uno di essi è presentato per la prima volta senza il ricamo del volto (esposto in cornice) per mostrare – novità assoluta – un raffinato disegno raffigurante il volto del Christus patiens che un artista, di cui si proporrà di individuare l’identità, ha tracciato sulla seta come guida per i ricamatori.
L’influenza di Leonardo sull’arte milaneseè rappresentata anche attraverso un piccolo bronzo, recentemente indagato dagli studiosi. Le ricerche sono per la prima volta presentate con completezza al pubblico. Si tratta di un Guerriero con scudo che riprende una piccola figura accovacciata sotto gli zoccoli di un cavallo. E' delineata in un’incisione e riproduce i disegni di Leonardo da Vinci preparatori per il monumento equestre di Francesco Sforza, padre di Ludovico il Moro.
È anche come pittore che Leonardo influenza la scuola artistica milanese e lombarda. Per testimoniare il suo influsso, ogni dipinto della scuola leonardesca è affiancato da un pannello didattico. Tra le opere, Madonna col Bambino (Madonna della rosa) di Giovanni Antonio Boltraffio, primo allievo di Leonardo a Milano, Madonna che allatta il Bambino, che riflette la composizione della Madonna Litta di Giovanni Antonio Boltraffio conservata all’Ermitage di San Pietroburgo, nata da un progetto leonardesco e a lungo attribuita allo stesso Leonardo, Madonna con il Bambino di Giampietrino che reca sul retro la raffigurazione di un solido geometrico disegnato dallo stesso Leonardo, l’Icosidodecaedro regolare, Riposo durante la Fuga in Egitto di Andrea Solario. Firmato e datato 1515, questo grande capolavoro fu ritenuto da Gian Giacomo Poldi Pezzoli l’opera più importante e di maggior valore della sua collezione. Il recente restauro, come afferma la direttrice del museo, Annalisa Zanni, «permette ai visitatori della mostra di apprezzare pienamente questo celebre dipinto, eseguito dal pittore forse più originale tra tutti i leonardeschi lombardi, insieme a Giovanni Boltraffio».

Come si diceva, l’iniziativa del Poldi Pezzoli fa parte del cartellone di ExpoinCittà, il progetto di Comune e Camera di Commercio di Milano che riunisce più di 23 mila appuntamenti durante il semestre dell’Esposizione e permette di conoscere in tempo reale cosa avviene in città attraverso la app, il sito web, i social network, e il blog in 6 lingue. Inoltre i visitatori delle mostre in corso a Palazzo Reale, presentando il biglietto alla biglietteria del Museo Poldi Pezzoli, avranno diritto all’ingresso ridotto.

SOTTO IL SEGNO DI LEONARDO. LA MAGNIFICENZA DELLA CORTE SFORZESCA NELLE COLLEZIONI DEL MUSEO POLDI PEZZOLI 15 maggio - 28 settembre 2015
Museo Poldi Pezzoli, via Manzoni 12, Milano, tel. 02 794889 | 02 796334
Apertura: da mercoledì a lunedì, dalle 10 alle 18, chiuso il martedì Ingresso 10 euro | 7 ridotto. Info: www.museopoldipezzoli.it

Maccagno con Pino e Veddasca, riprese le ricerche della torpediniera Locusta

É iniziata, venerdì 23 aprile, la ricerca del relitto della torpediniera della guardia di finanza “Locusta”, il battello incrociatore in acciaio di venti metri naufragato nel lago Maggiore circa 120 anni fa. Con dodici membri di equipaggio prestava servizio anticontrabbando sul confine lacustre tra Italia e Svizzera e l’8 gennaio 1896 fu sorpreso da una tempesta al largo di Punta Cavalla fra Maccagno e Zenna.
Finora senza esito tutti i tentativi di ricerca, l'ultimo dei quali effettuato nel 2006 in occasione del 110° anniversario del naufragio. Non sono mai stati ritrovati né la torpediniera, né i membri d'equipaggio.

Questa volta le speranze del ritrovamento appaiono molto più consistenti, grazie all’intervento dell'ingegner Guido Gay, di Lugano, conosciuto a livello mondiale nel campo dell'esplorazione marina. Le operazioni di scandaglio avvengono dal pelo dell'acqua, senza inabissarsi. Una tecnologia dell'ingegnere permette una più puntuale e precisa scansione del fondale e ha già permesso di individuare, nel 2012, il relitto della corazzata "Roma", affondata lungo le coste della Sardegna nel 1943. Una particolarità: Gay svolge il suo compito gratuitamente, salvo vitto e alloggio.
L’operazione, che riprende ancora mercoledì per due giorni, è stata decisa dal presidente dell’Autorità di Bacino Lacuale dei Laghi Maggiore, Comabbio, Monate e Varese, Federico Caldesio. La guardia di finanza collaborerà con il Roa (reparto operativo aeronavale) di Como.
Nella foto: Un’immagine d’epoca della torpediniera Locusta. 

Varese, all’Ateneo dell’Insubria la memoria storica di Antonia Pozzi

Biblioteca personale e archivio con quaderni, libri fotografie, lettere raccolti nel Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti”
Fabio Minazzi, Graziella Bernabò, suor Onorina Dino, Guido Agostoni
Pagine dall'Archivio

È sorto a Varese nella primavera del 2010 e ha già raccolto migliaia di volumi e una nutrita serie di archivi. Con l’arrivo del Fondo Pozzi, inaugurato il 29 gennaio, il Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” dell’ateneo dell'Insubria vanta ora un patrimonio archivistico e bibliotecario, che, secondo il suo direttore scientifico Fabio Minazzi, «assume un profilo di assoluta eccellenza ed unicità in ambito nazionale».
Manoscritti autografi, lettere, quaderni, fotografie e libri di Antonia Pozzi (Milano 1912-1938) sono stati donati dalla Congregazione Suore del Preziosissimo Sangue di Monza e sistemati nella neonata sede del Centro, inaugurata a fine 2014 nel Collegio Cattaneo, posto dentro il cuore del nuovo Campus di Bizzozero.
Alla presentazione sono intervenuti il rettore dell’Insubria, Alberto Coen Porisini, il professore Fabio Minazzi, suor Onorina Dino della Congregazione Suore del Preziosissimo Sangue e archivista storica della Pozzi, la studiosa della Pozzi Graziella Bernabò e il sindaco di Pasturo Guido Agostoni. Durante la cerimonia è stato illustrato il progetto culturale e civile “Adotta un Archivio”, che prevede anche donazioni libere.

POZZI E LA “SCUOLA DI MILANO”
Antonia Pozzi, come ha scritto Fulvio Papi, professore emerito dell’università di Pavia oltre che rinomato studioso della Pozzi, «dopo il ’34-’35, apparteneva, per studi e frequentazioni, a quel gruppo di giovani intelligenze filosofiche, poetiche e letterarie che oggi comunemente chiamiamo appunto Scuola di Milano». La sua origine risale agli anni Trenta del Novecento, quando intellettuali di varia attività si riunirono attorno al magistero del filosofo Antonio Banfi (1886–1957).
L’archivio di Antonia Pozzi comprende tutti i manoscritti autografi, le lettere, i quaderni, la produzione fotografica, unitamente alla sua biblioteca personale. «La Pozzi, ha dichiarato Minazzi, non fu solo una grande poetessa, ma anche una grande fotografa che ha intrecciato queste due sue passioni con il suo amore per la montagna, la natura e gli uomini colti nella quotidianità della loro vita».
La donazione del fondo al Centro Internazionale Insubrico ha una precisa ragione spiegata da Minazzi. «Il Centro, giunto al suo quinto anno di attività, dispone attualmente di circa diecimila volumi e di una quindicina di archivi, la maggior parte dei quali documentano proprio la storia della “scuola di Milano” nella quale si sono formati studiosi, filosofi e poeti come Giulio Preti, Daria Menicanti, Vittorio Sereni, Antonia Pozzi, Maria Corti, etc.».

ORIGINE DEL CENTRO INSUBRICO
Il Centro Internazionale Insubrico è nato grazie all’acquisizione di due straordinari fondi archivistici: il fondo delle carte autografe di Carlo Cattaneo dall’esilio luganese alla morte, donate dall’avvocato Guido Bersellini di Milano, e il fondo del filosofo pavese Giulio Preti, messo a disposizione da Fabio Minazzi.
Attorno a quest’asse si è aggiunta una serie di archivi concernenti la “Scuola di Milano”. Le acquisizioni spaziano dalle carte dell’Archivio segreto di Antonio Banfi (dal soggiorno berlinese d’inizio secolo fino alla morte) a tutto il Fondo archivistico di un filosofo di levatura europea come il pavese Giulio Preti (1911-1972). L’elenco comprende poi alcune carte inedite di altri eminenti allievi banfiani, come i poeti Vittorio Sereni (1913-1983) e Daria Menicanti (1914-1995), i filosofi Guido Morpurgo-Tagliabue (1907-1997) e Giovanni Vailati (1863-1909), e l’archivio del filosofo vivente Evandro Agazzi.

ARCHIVI E BIBLIOTECHE DEL CENTRO
Questi i principali fondi archivistici e bibliotecari finora pervenuti al Centro varesino:
*Archivio del filosofo e politico Carlo Cattaneo (1801-1869);
*Archivio del filosofo pavese Giulio Preti (1911-1972);
*Archivio segreto del filosofo Antonio Banfi (1886–1957);
*Archivio e Biblioteca della poetessa Antonia Pozzi (1912-1938);
*Biblioteca e Archivio della filosofa Aurelia Monti;
*Biblioteca e Archivio del filosofo Evandro Agazzi;
*Carte inedite del filosofo Giovanni Vailati (1863-1909);
*Carte inedite del poeta luinese Vittorio Sereni (1913-1983);
*Carte inedite del filosofo Guido Morpurgo-Tagliabue;
*Biblioteca ed Archivio del filosofo Bruno Widmar;
*Biblioteca ed Archivio della studiosa di estetica Clementina (Titti) Pozzi;
*Biblioteca del fisico Domenico Tullio Spinella;
*Archivio di cartolettere di vari esponenti della “scuola di Milano” banfiana;
*Biblioteca del filosofo Gabriele Scaramuzza;
*Archivio del filosofo Fulvio Papi;
*Archivio Storico del Territorio del Laghi Varesini.
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Nella foto (da sinistra): Fabio Minazzi, Graziella Bernabò, suor Onorina Dino, Guido Agostoni. 

Clivio, Luigi Cortile una “fiamma gialla” nelle tenebre del nazifascismo

Originario di Nola (Napoli), il sottufficiale della Finanza era giunto nel giugno 1935 in servizio alla frontiera varesina
Maresciallo Luigi Cortile

“Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale si prodigava, con eccezionale coraggio ed encomiabile abnegazione, in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati politici, aiutandoli ad espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Arrestato dai nazifascisti veniva infine trasferito in Austria, perdendo la vita in un campo di concentramento. Mirabile esempio di altissima dignità morale e di generoso spirito di sacrificio ed umana solidarietà”. 1943-1945/Melk (Austria).
Così il 16 giugno 2006 un decreto del Presidente della Repubblica ha motivato la medaglia d’oro al merito civile alla memoria concessa al sottufficiale delle Fiamme Gialle Luigi Cortile, un conterraneo del filosofo nolano Giordano Bruno arrivato, il 1° giugno 1935, in terra varesina come “Reggente” della dogana di confine di Clivio. La sua figura è stata ricordata, il 26 gennaio 2015, dal Comando Provinciale della Guardia di finanza di Varese con una scheda che riportiamo.

«L’EROE DI CLIVIO CHE SALVÒ
CENTINAIA DI EBREI E PERSEGUITATI»

La nobilissima figura del Maresciallo Maggiore Luigi Cortile - Medaglia d’Oro al Merito Civile “alla memoria”, morto nel campo di sterminio di Melk – Mauthausen (Austria) il 9 gennaio 1945 - emerge nell’ambito delle numerose azioni svolte dai finanzieri a favore dei profughi ebrei e dei perseguitati dal nazifascismo, negli ultimi anni del “ventennio” caratterizzato dall’emanazione di leggi razziali, dall’occupazione nazifascista, dalle persecuzioni e dallo sterminio di antifascisti ed ebrei. Accanto alle nefandezze e meschinità di quell’epoca, vi furono anche episodi in cui uomini, come il Maresciallo Cortile, agirono esponendosi in prima persona e mettendo a repentaglio la propria vita.
Luigi Cortile nacque a Nola l’8 aprile 1898, arruolatosi nella Regia Guardia di Finanza il 21 febbraio 1917, in piena guerra mondiale, il 1° ottobre dello stesso anno fu mobilitato con l’XI battaglione operante nei Balcani. Al termine del conflitto, rientrato in Patria, proseguì la sua carriera nelle Fiamme Gialle e il 1° dicembre 1930, frattanto promosso al grado di Maresciallo Capo, il Cortile fu quindi trasferito alla Legione di Milano e, a far data dal 1° giugno 1935, fu nominato “Reggente” della Dogana di confine di Clivio. Il 7 gennaio 1936, fu promosso al grado apicale di Maresciallo Maggiore.
ORGANIZZAZIONE UMANITARIA DON GILBERTO POZZI
In seguito all’occupazione tedesca della Provincia di Varese, il maresciallo Cortile entrò a far parte dell’organizzazione umanitaria, riconducibile a Don Gilberto Pozzi, parroco di Clivio, particolarmente attiva in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati dai nazi-fascisti. Il Maresciallo Cortile fece dunque parte di un’eletta schiera di sottufficiali e finanzieri, la quale, nel rendere grandi servigi al Movimento di Liberazione Nazionale, si prodigò con tutte le proprie forze, offrendo disinteressatamente aiuti umanitari nei riguardi di migliaia di cittadini che desideravano espatriare clandestinamente in Svizzera per sfuggire alla caccia dei nazifascisti.
Il Maresciallo seppe scorgere, nei volti terrorizzati dei tanti fuggitivi ammassati lungo la frontiera svizzera, i tratti che li rendevano essere umani come lui: vittime inermi di atrocità piuttosto che nemici da combattere o “clandestini” da arrestare.
Per essersi reso responsabile di: “far passare dall’Italia alla Svizzera e viceversa della corrispondenza diretta ad internati e da questi alle loro famiglie”, come emerge dal Verbale di Irreperibilità redatto in data 16 luglio 1947, il Maresciallo Luigi Cortile fu tratto in arresto dai tedeschi, nella stessa Clivio, l’11 agosto 1944. Inizialmente tradotto nel carcere di Varese, il giorno seguente fu consegnato ad un soldato tedesco che lo trasferì al carcere di San Vittore, a Milano. Il 17 ottobre dello stesso anno fu, quindi, trasferito al Campo di Concentramento di Bolzano. Da qui fu, infine, trasferito a Mauthausen (Austria) il successivo 20 novembre. Il Maresciallo Luigi Cortile morì nel sotto campo di Melk – Mauthausen (Austria) il 9 gennaio 1945.
Alla memoria dell’eroico Sottufficiale delle Fiamme Gialle è stata concessa, con D.P.R. in data 16 giugno 2006, la Medaglia d’Oro al Merito Civile con la seguente motivazione: “Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale si prodigava, con eccezionale coraggio ed encomiabile abnegazione, in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati politici, aiutandoli ad espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Arrestato dai nazifascisti veniva infine trasferito in Austria, perdendo la vita in un campo di concentramento. Mirabile esempio di altissima dignità morale e di generoso spirito di sacrificio ed umana solidarietà”. 1943-1945/Melk (Austria).  

Varese, lo sterminio di inermi che preparò lo sterminio

La carneficina di migliaia di persone disabili che precedette la Shoah in una mostra dal 25 gennaio in Provincia e tavola rotonda su "La paura del diverso".
locandina

La Giornata della memoria verrà ricordata a Varese, dal 25 gennaio all'8 febbraio, con l'esposizione "Perché non accada mai più. RICORDIAMOLO" (tutti i giorni dalle 10 alle 16.30, ingresso libero), ospitata in Villa Recalcati di piazza Libertà 1.
La mostra sarà inaugurata domenica 25, alle 11, e conduce dentro una spaventosa tenebra del nazismo. Nel 1939 Hitler diede il via, ancor prima dei campi di concentramento, al programma di eutanasia delle persone con disabilità. In nome della purezza della razza e del risparmio di risorse economiche vennero sterminati 100 mila bambini e adulti. L'operazione fu la tragica prova generale di quanto sarebbe stato compiuto poi. Per le persone disabili vennero inventate le camere a gas, su di loro vennero effettuati quei crudeli inumani esperimenti che sarebbero successivamente tornati.
Un'anteprima all'esposizione, sabato 24, dalle 13 alle 16, si svolgerà lungo i Portici di Palazzo Estense in via Sacco 5 con la performance teatrale a cura della Classe di teatro del Liceo artistico di Varese. Inoltre martedì 27 gennaio e martedì 3 febbraio, alle 10 (riservata alle scolaresche; prenotazioni), e venerdì 6 febbraio, alle 20.30 (aperta a tutti), proiezione della versione televisiva del racconto teatrale di Marco Paolini “Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute”. In Sala Montanari di via dei Bersaglieri 1.
Sabato 24 gennaio, dalle  9 alle 13, in Salone Estense del Comune di Varese si svolgerà inoltre la tavola rotonda "La paura del diverso: riflessioni su intolleranza e dintorni".
La manifestazione, a cura dell'Associazione regionale Anffas onlus dell'Emilia Romagna, con Fondazione Renato Piatti onlus, vede la collaborazione del Comune di Varese, il patrocinio di Anffas Lombardia onlus, il contributo della Fondazione comunitaria del Varesotto. Info 0332/326574 o info@anffasvarese.it

Brinzio, l'Arma bicentenaria rende omaggio al generale Galvaligi, Partigiano Combattente

Quest’anno alla cerimonia hanno partecipato i più alti vertici dell’Istituzione
Brinzio, l'Arma bicentenaria rende omaggio al generale Galvaligi, Partigiano Combattente

Era nato a Solbiate Arno l’11 ottobre 1920, fu assassinato a Roma il 31 dicembre del 1980 dalle Brigate Rosse, riposa nel cimitero di Brinzio (Varese). A lui e alla sua famiglia l’Arma dei carabinieri e la comunità del piccolo centro dell’alto varesotto hanno rinnovato la riconoscente gratitudine per il suo sacrificio.
A Brinzio il generale di brigata Enrico Riziero Galvaligi, il 22 dicembre, è stato ricordato con una cerimonia esaltata, quest’anno, dalla ricorrenza del bicentenario della Benemerita. In terra varesina i più alti vertici dell’istituzione, in coincidenza con le celebrazioni dello storico anniversario, hanno voluto rendere omaggio ai decorati di medaglia d’oro al valor militare, valor civile, valore dell’arma dei carabinieri e al merito civile.
Nella chiesa dei santi Pietro e Paolo il comandante interregionale “Pastrengo”, generale di corpo d’armata Vincenzo Coppola, ha commemorato Galvaligi evidenziando non solo le doti di “fedeltà alle Istituzioni” e “spirito di sacrificio”, ma anche le gesta dell’ufficiale distintosi particolarmente anche durante l’occupazione nazista. Al termine della messa di suffragio ha consegnato un attestato simbolico di riconoscenza al figlio di Galvaligi, Paolo, che sulle orme del padre è anch’egli un ufficiale dei carabinieri.
Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il comandante della Legione Carabinieri “Lombardia”, generale di brigata Ciro D’Angelo, il comandante provinciale dei carabinieri di Varese, colonnello Alessandro de Angelis, e il sindaco di Brinzio, Sergio Vanini.
Sono poi seguite le celebrazioni di carattere militare e, a cura della sezione “Generale Galvaligi” dell’Associazione nazionale carabinieri di Brinzio, la deposizione di una corona d’alloro sul monumento realizzato il 1° dicembre 1982 dallo scultore Ernesto Ornati di fianco alla chiesa parrocchiale. Successivamente al cimitero è stato reso omaggio alla tomba di Galvaligi con una composizione floreale e gli onori militari da parte di un picchetto dei militari della Compagnia di Luino.
Il 14 maggio 1982 Galvaligi fu insignito di medaglia d’oro al valore civile alla memoria. 

PARTIGIANO COMBATTENTE NEL VARESOTTO
Chi era questo ufficiale “nemico” delle Brigate Rosse? Ecco alcune note tratte dalla scheda biografica diffusa dall’Arma:
«…Nell’ottobre del 1943, per essersi rifiutato di eseguire un ordine del comando tedesco di Gorizia, fu arrestato dai servizi di sicurezza germanici (SD) e rinchiuso nel carcere Coroneo di Trieste.
Nel febbraio del 1944 fu processato e condannato all’ergastolo, pena da scontare in Germania.
Riuscito a fuggire dalla detenzione, con alcuni commilitoni, raggiunse clandestinamente le montagne del varesotto, sua terra di origine, ove rimase alla macchia fino al 25 Aprile 1945, allorché riprese regolare servizio.
Durante tale periodo, ricercato dalla polizia tedesca, dalle brigate nere e dalla G.N.R., quale latitante, organizzò, assumendone il comando, una banda di partigiani che svolse continua attività di sabotaggio di apprestamenti militari e linee di comunicazione nella zona di Campo dei Fiori-confine svizzero di Ponte Tresa. Per tale attività fu insignito di una Croce al merito di guerra, del distintivo di Volontario della Libertà, della qualifica di Partigiano Combattente e di due campagne di guerra partigiana…».

Lombardia, incontro tra Maroni e Manuele Bertoli (Canton Ticino)

Maroni e Bertoli

Rapporti bilaterali, questione frontalieri, linea Arcisate-Stabio, riunione del 1° e 2 dicembre prossimi di tutti i presidenti delle 48 Regioni che costituiranno la Macroregione delle Alpi. Questi alcuni temi trattati da Regione Lombardia e Canton Ticino nell’incontro del 5 novembre a Palazzo Lombardia.
Il governatore Roberto Maroni era accompagnato dall'assessore alle Infrastrutture e Mobilità Alberto Cavalli e dal sottosegretario Ugo Parolo. Da Bellinzona il presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino, Manuele Bertoli, è arrivato insieme con il delegato di Stato per i Rapporti transfrontalieri e internazionali, Francesco Quattrini.
In foto: il presidente della Regione Roberto Maroni e il presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino Manuele Bertoli a Palazzo Lombardia 

Laveno Mombello, l’Arma ricorda il carabiniere Giorgio Vanoli

A Laveno Mombello, mercoledì 29 ottobre, l’Arma ha ricordato il carabiniere scelto Medaglia d’oro al merito civile Giorgio Vanoli. Morì a Varese il 6 giugno 1993 nel corso di un inseguimento di malviventi ed è stato insignito di medaglia d’oro al merito civile il 18 febbraio 2009.
Cornice della celebrazione, svoltasi nella chiesa Santa Maria in Cà Deserta, erano il bicentenario di fondazione dell’Arma e le Giornate commemorative dei decorati. Erano presenti il comandante della Legione Carabinieri Lombardia, generale di brigata Ciro D’Angelo, il comandante provinciale carabinieri di Varese, colonnello Alessandro De Angelis, il maggiore Gianluigi Bevacqua del comando provinciale, il comandante della compagnia carabinieri di Luino, capitano Francesco Spera, il sindaco di Laveno Mombello Graziella Giacon, la vedova Cristina Ragazzi, la sorella Manuela Vanoli e altri familiari del decorato, oltre a una rappresentanza di colleghi, autorità locali e rappresentanti delle associazioni nazionali carabinieri di Luino, Ponte Tresa, Castelveccana e Cuvio.
Al termine della messa, concelebrata dal cappellano militare Severino Mottironi e dal parroco Don Carlo Manfredi, è stata consegnata alla vedova del carabiniere, detentrice della medaglia, un’attestazione di riconoscenza da parte del generale Ciro D’Angelo. La cerimonia si è poi conclusa con il trasferimento nell’annesso cimitero, ove è stato deposto un mazzo di fiori sulla tomba del decorato e resi gli onori da un picchetto di carabinieri.
Il carabiniere scelto Giorgio Vanoli morì a Varese il 6 giugno 1993 durante un inseguimento. Così l’Arma rese omaggio al suo sacrificio: «Componente di pattuglia automontata, nel corso di un servizio perlustrativo, intercettava due malviventi che, dopo aver perpetrato un furto, si erano dati a precipitosa fuga. Con spiccato senso del dovere e cosciente sprezzo del pericolo, effettuava un prolungato inseguimento, evitando le reiterate e rischiose manovre evasive dei fuggitivi, i quali provocavano un sinistro stradale che causava il decesso del militare. Chiaro esempio di elette virtù civiche ed altissimo senso del dovere portato fino all'estremo sacrificio. 6 giugno 1993 – Varese».  

Italia-Svizzera, programma di cooperazione bloccato e no ticinese a Expo

La Svizzera non è più interessata al programma Interreg con l’Italia e la Lombardia vede sfumare 60 milioni di euro – Iniziative Pd a livello regionale e comunitario

Spirano sempre più frequentemente venti freddi dalla Svizzera verso l’Italia. Domenica 28 settembre il Canton Ticino ha detto no nel referendum sul finanziamento per Expo. Ed ecco il commento del presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni: «Io naturalmente rispetto sempre il voto del popolo, ma il risultato per noi è influente, perché la Svizzera parteciperà comunque a Expo. Penso sia un segnale negativo per il Canton Ticino perché Expo è una grande opportunità e noi vogliamo fare grandi cose con la Svizzera, i Grigioni e il Ticino stesso. Se il Canton Ticino non è interessato, ci rivolgeremo ad altri».
Senza andare alla campagna antitaliana di qualche anno fa, Svizzera e Canton Ticino hanno appena storto il naso verso l’Italia anche sulla continuazione del programma Interreg. «La Svizzera pare sempre meno propensa alla cooperazione transfrontaliera con l’Italia e i più freddi sarebbero i ticinesi. Il nuovo programma Interreg è bloccato e la Lombardia perde completamente 60 milioni di euro». Parola del consigliere regionale della Lombardia Alessandro Alfieri.
RESISTENZE ELVETICHE
Il motivo del contendere sarebbe l’impegno finanziario. In questo momento, da parte dell’Italia, quindi della Ue, è di circa 100 milioni di euro; da parte Svizzera di circa 7. Spiega Alfieri: «L’Europa ha chiesto ragione dello squilibrio e la Confederazione ha risposto che il suo interesse attuale va ad altre iniziative e che comunque possono aumentare l’impegno nell’Interreg sino alla cifra massima di 10 milioni». Per l’Italia una siffatta proposta è risultata irricevibile e, di conseguenza, non ha presentato la proposta alla Ue entro il termine del 22 settembre.
«Le resistenze elvetiche al rinnovo dell’accordo», ha ricordato Alfieri, «sono state denunciate dal delegato della Camera di commercio italiana per il Canton Ticino e i più freddi sono stati sicuramente i ticinesi». Svizzera contro il resto del mondo? Nient’affatto. «Alla Svizzera non interessa più questo genere di cooperazione con l’Italia, ma con altri stati confinanti» aggiunge Alfieri. «Con la Francia continua a mantenere ottimi rapporti, visto che mette 60 milioni di euro a fronte degli 80 che vengono dall’altro lato del confine».
DANNEGGIATA LA LOMBARDIA
L’atteggiamento svizzero riguarda tutte le regioni italiane, ma, a patirne le conseguenze, è soprattutto la Lombardia. «Il Piemonte, rileva Alfieri, può attivarsi in progetti con la Francia, così come la Provincia di Bolzano con l’Austria. Ma la Lombardia non ha altri partner e perde completamente i 60 milioni di euro di risorse che si presumevano disponibili sul territorio grazie al nuovo Interreg».
Il problema sarà affrontato a livello non solo regionale, ma anche europeo. A Milano Alfieri chiederà una riunione urgente delle commissioni dell’assemblea regionale. A Bruxelles, invece, gli europarlamentari lombardi del Partito democratico Alessia Mosca e Luigi Morgano hanno già presentato un'interrogazione urgente alla Commissione europea per chiedere come intenda muoversi in questo contesto e fare pressione sulla Svizzera per salvare il programma e tutelare la Regione Lombardia. 

Unione Europea, 8 insegnanti su 10 si ritengono sottovalutati

All'indagine dell’Ocse sono stati interessati anche 15 paesi extracomunitari

Sono abbastanza pochi, soprattutto quelli per alunni con esigenze educative particolari. In gran parte si dichiarano soddisfatti del lavoro (90%), ma ritengono che la loro professione non sia debitamente valorizzata nella società (81%). Si considerano adeguatamente qualificati, ma non sempre possono contare su un sostegno a inizio carriera.
Questo il profilo di oltre un terzo di insegnanti nell’Unione Europea tracciato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).
La seconda indagine internazionale sull'insegnamento e l'apprendimento (Talis) si basa su un questionario inviato a insegnanti e dirigenti scolastici del ciclo secondario inferiore. Hanno risposto oltre 55000 insegnanti di 3.300 scuole di 19 paesi e regioni dell’Unione Europea (BE, BG, ES, CZ, CY, DK, EE, FI, FR, HR, IT, LV, NL, PL, PT, RO, SE, SK, UK) e circa altrettanti di altre 15 nazioni (Stati Uniti, Australia, Brasile, Cile, Serbia, Singapore, Islanda, Israele, Giappone, Malaysia, Corea del Sud, Messico, Norvegia, Abu Dhabi e Alberta in Canada). Il dato complessivo di circa 110.000 risposte rappresenta, secondo le stime, una popolazione di quasi 4 milioni di insegnanti.
Più di un terzo degli insegnanti dell'Unione europea lavora in strutture scolastiche carenti di personale qualificato e quasi la metà dei dirigenti scolastici segnala la mancanza di personale docente per alunni con esigenze educative particolari. Quasi il 90% degli insegnanti dell'UE si dichiara soddisfatto del lavoro che svolge, ma l'81% ritiene che la loro professione non sia debitamente valorizzata nella società. Anche se si considerano adeguatamente qualificati per esercitare la loro professione, non sempre possono contare su un sostegno a inizio carriera.
Gli insegnanti tendono a sentirsi più preparati a svolgere il loro lavoro quando la loro istruzione formale comprende una combinazione di contenuti, di pedagogia e di didattica, con tirocini in classe per le materie che essi insegnano. Circa il 40% dei dirigenti scolastici rileva che nei loro istituti mancano programmi formali di avviamento o di sostegno a inizio carriera. Il 15% degli insegnanti dichiara di non aver partecipato ad attività di sviluppo professionale nell'anno trascorso. Circa il 50% degli insegnanti non assiste a lezioni impartite da altri e circa il 20% non prende mai parte a corsi di apprendimento collaborativo.
Il nuovo programma dell'UE per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport (Erasmus +, 2014-2020) offre borse per scambi di insegnanti, destinate a migliorare lo sviluppo professionale, e sostiene partenariati tra scuole, università e istituti di formazione degli insegnanti al fine di sviluppare approcci innovativi all'insegnamento. Grazie alla rete di scuole eTwinning, gli insegnanti possono scambiare idee con i loro omologhi di tutta Europa. 

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