Edizione n. 12 di mercoledì 14 aprile 2021

Camera di Commercio

Varese, Camera di commercio rimane autonoma

Sopravviverà all’accorpamento previsto dalla riforma insieme con quelle di Milano con Monza e Lodi; Como e Lecco; Mantova con Cremona e Pavia; Brescia; Bergamo; Sondrio
Camera commercio, piazza Monte Grappa

A Varese la Camera di commercio non solo sopravviverà all’accorpamento ma sarà sempre più autonoma. In Lombardia sarà una delle sette riconosciute. Le altre saranno: Milano con Monza e Lodi; Como e Lecco; Mantova con Cremona e Pavia; Brescia; Bergamo; Sondrio.
A Roma, il 31 maggio, l’assemblea di Unioncamere nazionale ha approvato la proposta di riordino da presentare al Ministero Sviluppo Economico e ha riconfermato l'autonomia della Camera di Commercio di Varese e della sua azienda speciale Promovarese.
Vari i fattori che hanno giocato a favore dell’autonomia. «Determinanti – ha spiegato il presidente Giuseppe Albertini - sono stati il numero delle imprese, la sostenibilità economica finanziaria, la densità di un tessuto economico produttivo articolato su 139 Comuni che necessita di specifici fattori di aggregazione. Di rilievo anche la presenza di un sistema turistico in crescita e ulteriormente da sviluppare e una realtà geografica tra confini nazionali, regionali e metropolitani del tutto peculiari».

Mercato del lavoro, a Varese persi 9mila posti

Penalizzate dall’emergenza sanitaria soprattutto le donne e giovani tra i 15 e i 29 anni
tabella Camera commercio
tabella Camera commercio

A fine 2020, in provincia di Varese gli occupati sono scesi a 375mila dai 384mila dei dodici mesi precedenti. A subire il peso dell’allerta sanitaria sono state soprattutto le donne e i giovani tra 15 e 29 anni. Il polso del mercato del lavoro è stato testato, su base Istat, dall'Ufficio studi e statistica di Camera di Commercio.
Dall'analisi è emersa in particolare la profonda sofferenza del comparto del commercio e, in particolare, del settore alberghiero e della ristorazione, dove si sono persi 6.600 posti di lavoro. E questa è solo la faccia visibile della luna. «Vi sono aspetti dell’emergenza occupazionale – ha osservato il presidente Fabio Lunghi - non ancora catturati appieno dai numeri: gli ammortizzatori sociali, il blocco dei licenziamenti e gli aiuti economici erogati alle imprese hanno di fatto, per il momento, attenuato l’onda di piena più severa sul mercato del lavoro».
SCORAGGIAMENTO
Il tasso di occupazione provinciale è sceso dal 66,7% al 65,5%, in linea con la dinamica negativa registrata a livello lombardo (da 68,4% a 66,9%) e nazionale (da 59% a 58%). La diminuzione dell’occupazione, causa lo scoraggiamento dell’attuale situazione, non si è riversata in un aumento della disoccupazione, delle persone cioè alla ricerca attiva di un lavoro. La maggior parte di loro ha ingrossato il numero degli “inattivi”, coloro che non sono né occupati né alla ricerca di un’occupazione, portandolo da 164mila a 173mila con un incremento del tasso di inattività, passato dal 29,4% al 31%.
«Paradossalmente – rileva la Camera di commercio - il tasso di disoccupazione provinciale è sceso dal 5,4% al 4,9%, evidenziando la stessa dinamica che si registra a livello regionale (dal 5,6% al 5%) e nazionale (dal 10% al 9,2%), ma non è da leggersi come un segnale incoraggiante. Nel 2020, in provincia di Varese, sono oltre 19mila le persone in cerca di occupazione, di cui 9mila uomini e 10mila donne».
DONNE E GIOVANI
La crisi ha colpito, ancora una volta, le donne. Lampanti i motivi: sono prevalentemente occupate nei settori e nelle professioni più esposti alla crisi (turismo, ristorazione, commercio e servizi in genere), più spesso sono impiegate con contratti a termine, sono le più esposte alla difficoltà di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, che si sono acuiti nell’ultimo anno.
Rimane invece stabile l’occupazione maschile a livello provinciale probabilmente per effetto delle misure governative con un tasso del 74% (74,3% il dato lombardo e 67,2% quello nazionale). «In generale – spiega la Camera di commercio - risultano penalizzati anche i giovani dai 15 ai 29 anni, spesso impiegati con contratti a termine o atipici e meno tutelati, che vedono salire il livello di disoccupazione al 17% dal 13,5% del 2019, superando la media lombarda (13%) ma rimanendo ampiamente al di sotto del dato italiano (22%). Parallelamente è diminuita l’occupazione giovanile, che è scesa dal 38% al 35,6% (38,2% a livello lombardo e 29,8% a livello nazionale)».
Altro dato preoccupante riguarda i lavoratori indipendenti. Per loro è stata registrata una variazione negativa più marcata in termini percentuali: -5,1%, con quasi 4mila occupati in meno, mentre i dipendenti registrano un -1,8%, pari a poco meno di 5.500 persone. 

Turismo a Varese, estate 2016 meglio dell’effetto Expo

Rispetto al 2015 particolarmente positivo il turismo internazionale - Quasi 1 milione di arrivi nei soli primi nove mesi

Buone notizie dal fronte turistico tra i Sette Laghi nel 2016. Da gennaio a settembre gli arrivi hanno sfiorato quota un milione (994.955), 1,4% in più sul dato del medesimo periodo 2015, che incorporava l’effetto Expo. Lo rileva la Camera di Commercio di Varese dai dati provvisori sui flussi turistici (Osservatorio Flussi Turistici Provincia di Varese su dati Eupolis Lombardia–Istat).
Va subito aggiunto che, se i turisti esteri in provincia di Varese registrano un incremento del 5,9% (605.317, il 61% del totale), sono invece in diminuzione gli arrivi di italiani (-4,9%). «Quest’attenzione nei confronti della destinazione Varese anche nel dopo Expo – ha commentato il presidente della Camera di Commercio, Giuseppe Albertini – costituisce il miglior viatico verso quell’impegno di valorizzazione turistica che la legge regionale attribuisce proprio alle Camere di Commercio in sinergia con la stessa Regione e in collaborazione con gli altri enti locali».
FLUSSI INTERNI
Sostanzialmente invariate rispetto al 2015 appaiono le giornate di soggiorno nel 2016 (1.696.670 presenze). Le cifre, provvisorie e ancora incomplete, probabilmente saranno migliori a consuntivo chiuso.
Durante il trimestre estivo l’andamento è stato positivo, in particolare quello dei flussi interni alla Lombardia. Da luglio a settembre 2016 hanno visitato Varese oltre 61mila turisti provenienti dalle province lombarde, quasi 10mila in più rispetto al medesimo periodo 2015. La permanenza complessiva ha sfiorato le 130mila giornate, 32mila in più rispetto all’analogo periodo 2015.
REDDITIVITÀ ALBERGHIERA
«Il fatto che i numeri tengano anche a un anno dall’Esposizione Universale ci fa particolarmente piacere – ha affermato il presidente provinciale di Federalberghi Frederick Venturi – così come è positivo per il nostro territorio il costante recupero di Malpensa. Certo, per il mio settore alberghiero rimane il problema di una redditività che resta bassa. L’interesse per il territorio è però un elemento che ci aiuterà nel migliorare questo fattore, che è decisivo per l’efficienza operativa delle nostre strutture».
TARGET STRANIERO
Più gratificante invece il target straniero. Sempre nel trimestre estivo, in aumento si sono rivelati gli arrivi dai principali paesi esteri: Regno Unito (+38%), Germania (+12%), Belgio (8,4%), Paesi Bassi (7,5%). Fa eccezione la Cina con un calo del 40% delle presenze, probabilmente poiché nel 2015 questo dato era fortemente influenzato dagli arrivi per Expo. 

Mercato svizzero, esportazioni varesine in crescita

Nel primo semestre 2012 fatturato cresciuto del 22 per cento

In Italia c’è crisi e in Canton Ticino spesso soffiano venti antitaliani, eppure l’export del Sistema Varese verso la Svizzera aumenta. Il fatturato realizzato tra gennaio e giugno 2012 è cresciuto addirittura del 22 per cento, toccando quota 421 milioni di euro.
Il mercato elvetico esige elevati requisiti di qualità ed è aperto a una forte concorrenza, ma lo sviluppo offre prospettive ampie, specialmente nel mercato del lusso. La crescita è pertanto un segnale incoraggiante e la conferma è venuta dal seminario di formazione della Camera di Commercio di Varese dedicato il 12 ottobre alla Svizzera.
A Ville Ponti oltre 130 tra imprenditori e rappresentanti d’azienda hanno avuto modo di ascoltare valutazioni e analisi dei relatori Fabrizio Macrì, della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, e Pier Paolo Ghetti, consulente in materia doganale, e poi anche di confrontare singole posizioni con vari esperti. Secondo Ghetti, sono prevalenti «la possibilità di usufruire dell’efficacia degli accordi di libero scambio tra Confederazione e Unione Europea, che danno diritto a un trattamento daziario preferenziale alle merci di origine comunitaria, e soprattutto il rilievo di un mercato di grande interesse e qualificato come quello svizzero».

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