Edizione n.39 di mercoledì 20 novembre 2019

Camera di Commercio

Varese, Camera di commercio rimane autonoma

Sopravviverà all’accorpamento previsto dalla riforma insieme con quelle di Milano con Monza e Lodi; Como e Lecco; Mantova con Cremona e Pavia; Brescia; Bergamo; Sondrio
Camera commercio, piazza Monte Grappa

A Varese la Camera di commercio non solo sopravviverà all’accorpamento ma sarà sempre più autonoma. In Lombardia sarà una delle sette riconosciute. Le altre saranno: Milano con Monza e Lodi; Como e Lecco; Mantova con Cremona e Pavia; Brescia; Bergamo; Sondrio.
A Roma, il 31 maggio, l’assemblea di Unioncamere nazionale ha approvato la proposta di riordino da presentare al Ministero Sviluppo Economico e ha riconfermato l'autonomia della Camera di Commercio di Varese e della sua azienda speciale Promovarese.
Vari i fattori che hanno giocato a favore dell’autonomia. «Determinanti – ha spiegato il presidente Giuseppe Albertini - sono stati il numero delle imprese, la sostenibilità economica finanziaria, la densità di un tessuto economico produttivo articolato su 139 Comuni che necessita di specifici fattori di aggregazione. Di rilievo anche la presenza di un sistema turistico in crescita e ulteriormente da sviluppare e una realtà geografica tra confini nazionali, regionali e metropolitani del tutto peculiari».

Aree dismesse, nuovi orizzonti da Luino a Saronno

A Varese incontro e mostra sul futuro dello spazio abitabile
Tavolo primo piano Lunghi

Da Luino a Saronno sono un patrimonio di almeno 360mila metri quadrati le aree industriali dismesse in provincia di Varese. Che fare?
A questo interrogativo hanno offerto una risposta il seminario e la mostra organizzati a Varese, il 23 ottobre 2019, dalla Camera di Commercio con la collaborazione di Ordine degli Architetti e Ance. Tema dell'incontro: “Ripensare le aree dismesse nel panorama varesino”, aperto dai saluti del presidente dell’ente camerale Fabio Lunghi e dagli interventi della presidente dell’Ordine degli Architetti Elena Brusa Pasqué e del Soprintendente architettura, belle arti e paesaggio, Luca Rinaldi.
«Le aree dismesse spesso, così come sono, non risultano appetibili per gli investitori» è stata la premessa di Fabio Lunghi. «Ecco allora la necessità di condurre un percorso di approfondimento e di riqualificazione per fare di queste aree un autentico elemento di competitività territoriale».
Il territorio del Varesotto, come ha osservato Elena Brusa Pasquè, si è modificato e continua a modificarsi seguendo variazioni socio-culturali, determinate da situazioni geo-politiche e geo-economiche.
«PENSARE A NUOVI USI E MODI DIVERSI»
«Non usciremo più – ha spiegato - dall’impasse di ragionamenti già noti, basati sul paradigma metro quadro e metro cubo, se non facciamo dialogare e pensare gli imprenditori e le istituzioni insieme a economisti e architetti. Si devono trovare formule che innalzino il valore anche di ciò che sta intorno alle aree dismesse, rigenerate secondo paradigmi nuovi, che non siano i soliti sviluppi residenziali di qualsivoglia densità. Occorre comunicare i nuovi valori che possano portare a realizzare profitti senza perdere la qualità del progetto. Penso che in questo momento di grande trasformazione sia importante innestare spunti e pensare a nuovi usi e modi diversi per valorizzare le aree dismesse».
All'intervento poi del soprintendente Rinaldi sono seguite le relazioni di Franco Infussi e Arturo Sergio Lanzani, entrambi docenti di Urbanistica al Politecnico di Milano, di Giuseppe Barra, presidente del Parco Regionale del Campo dei Fiori, e di Marco Marcatili, responsabile sviluppo della società di ricerca Nomisma di Bologna. I loro interventi hanno riguardato non solo gli ambiti della rigenerazione urbana e l’economia del cambiamento, ma anche i contributi dei territori e dei luoghi di lavoro alla costruzione dello spazio abitabile, con riferimento particolare alla serendipity pedemontana e il caso varesino.
CAMBIA IL MERCATO DELLE COSTRUZIONI
Molto interessanti ha definito i temi dell’incontro anche il direttore di Anci Varese Juri Franzosi. «Siamo convinti – ha dichiarato - che sia necessario conoscere come stanno cambiando le dinamiche del mercato delle costruzioni e dell’immobiliare sul nostro territorio. E le aree dismesse sono il vero e proprio “laboratorio” di questo cambiamento».
Al termine del workshop è stata inaugurata nella nuova sala InfoPoint della Camera di Commercio una mostra su “Produzione, ambiente e territorio. Il contributo dei luoghi del lavoro alla costruzione dello spazio abitabile nel contesto varesino” a cura dagli allievi del Dipartimento Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano. 

Turismo a Varese, estate 2016 meglio dell’effetto Expo

Rispetto al 2015 particolarmente positivo il turismo internazionale - Quasi 1 milione di arrivi nei soli primi nove mesi

Buone notizie dal fronte turistico tra i Sette Laghi nel 2016. Da gennaio a settembre gli arrivi hanno sfiorato quota un milione (994.955), 1,4% in più sul dato del medesimo periodo 2015, che incorporava l’effetto Expo. Lo rileva la Camera di Commercio di Varese dai dati provvisori sui flussi turistici (Osservatorio Flussi Turistici Provincia di Varese su dati Eupolis Lombardia–Istat).
Va subito aggiunto che, se i turisti esteri in provincia di Varese registrano un incremento del 5,9% (605.317, il 61% del totale), sono invece in diminuzione gli arrivi di italiani (-4,9%). «Quest’attenzione nei confronti della destinazione Varese anche nel dopo Expo – ha commentato il presidente della Camera di Commercio, Giuseppe Albertini – costituisce il miglior viatico verso quell’impegno di valorizzazione turistica che la legge regionale attribuisce proprio alle Camere di Commercio in sinergia con la stessa Regione e in collaborazione con gli altri enti locali».
FLUSSI INTERNI
Sostanzialmente invariate rispetto al 2015 appaiono le giornate di soggiorno nel 2016 (1.696.670 presenze). Le cifre, provvisorie e ancora incomplete, probabilmente saranno migliori a consuntivo chiuso.
Durante il trimestre estivo l’andamento è stato positivo, in particolare quello dei flussi interni alla Lombardia. Da luglio a settembre 2016 hanno visitato Varese oltre 61mila turisti provenienti dalle province lombarde, quasi 10mila in più rispetto al medesimo periodo 2015. La permanenza complessiva ha sfiorato le 130mila giornate, 32mila in più rispetto all’analogo periodo 2015.
REDDITIVITÀ ALBERGHIERA
«Il fatto che i numeri tengano anche a un anno dall’Esposizione Universale ci fa particolarmente piacere – ha affermato il presidente provinciale di Federalberghi Frederick Venturi – così come è positivo per il nostro territorio il costante recupero di Malpensa. Certo, per il mio settore alberghiero rimane il problema di una redditività che resta bassa. L’interesse per il territorio è però un elemento che ci aiuterà nel migliorare questo fattore, che è decisivo per l’efficienza operativa delle nostre strutture».
TARGET STRANIERO
Più gratificante invece il target straniero. Sempre nel trimestre estivo, in aumento si sono rivelati gli arrivi dai principali paesi esteri: Regno Unito (+38%), Germania (+12%), Belgio (8,4%), Paesi Bassi (7,5%). Fa eccezione la Cina con un calo del 40% delle presenze, probabilmente poiché nel 2015 questo dato era fortemente influenzato dagli arrivi per Expo. 

Mercato svizzero, esportazioni varesine in crescita

Nel primo semestre 2012 fatturato cresciuto del 22 per cento

In Italia c’è crisi e in Canton Ticino spesso soffiano venti antitaliani, eppure l’export del Sistema Varese verso la Svizzera aumenta. Il fatturato realizzato tra gennaio e giugno 2012 è cresciuto addirittura del 22 per cento, toccando quota 421 milioni di euro.
Il mercato elvetico esige elevati requisiti di qualità ed è aperto a una forte concorrenza, ma lo sviluppo offre prospettive ampie, specialmente nel mercato del lusso. La crescita è pertanto un segnale incoraggiante e la conferma è venuta dal seminario di formazione della Camera di Commercio di Varese dedicato il 12 ottobre alla Svizzera.
A Ville Ponti oltre 130 tra imprenditori e rappresentanti d’azienda hanno avuto modo di ascoltare valutazioni e analisi dei relatori Fabrizio Macrì, della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, e Pier Paolo Ghetti, consulente in materia doganale, e poi anche di confrontare singole posizioni con vari esperti. Secondo Ghetti, sono prevalenti «la possibilità di usufruire dell’efficacia degli accordi di libero scambio tra Confederazione e Unione Europea, che danno diritto a un trattamento daziario preferenziale alle merci di origine comunitaria, e soprattutto il rilievo di un mercato di grande interesse e qualificato come quello svizzero».

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