Edizione n.1 di mercoledì 14 gennaio 2026
Confartigianato
Luinese e Valcuvia, canale diretto tra imprese e Pirellone
Una proposta di legge per porre un freno alla desertificazione economica in corso nell’area del Luinese e della Valcuvia. La definizione di un progetto - condiviso con imprese, associazione ed eventualmente di Regione Lombardia - per l’avvio di percorsi formativi specifici mirati alle esigenze dei singoli comparti produttivi della provincia di Varese. Una nuova tavola rotonda delle “Imprese per il territorio”.
Questi gli obiettivi del progetto “ImpresAperta” presentato il 14 settembre 2017 da Confartigianato Varese alla Commissione Attività Produttive dell’assemblea regionale della Lombardia, presieduta da Pietro Foroni (Lega Nord).
Il presidente dell’associazione varesina Davide Galli, accompagnato dal direttore generale Mauro Colombo e dai rappresentanti di Tintoria Filati Maino, Bbr Models di Saronno e Ratti Luino Srl, ha presentato le criticità e le proposte emerse in occasione delle visite nelle tre aziende condotte la scorsa primavera alla presenza del presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo per facilitare la reciproca conoscenza tra ente regionale e imprese.
DALLA VISITA AZIENDALE ALLA PROPOSTA DI LEGGE
L’originalità del progetto ImpresAperta consiste nel trasformare una visita in azienda in proposte concrete da sottoporre al livello politico e istituzionale interessato all’iniziativa, con l’obiettivo principale di rafforzare i canali di comunicazione indirizzati alle imprese per informarle tempestivamente dei finanziamenti messi a disposizione da Regione Lombardia e facilitarne l’accesso attraverso un continuo impegno nell’ottica della semplificazione.
Altri temi e problematiche affrontate riguardano una legislazione del lavoro poco flessibile e spesso obsoleta, l’alto costo del lavoro, l’elevata tassazione e burocratizzazione, la lentezza nelle risposte da parte di enti e istituzioni.
Particolare attenzione sarà posta sul rischio di desertificazione economica dell’area del Luinese e della Valcuvia, dovuta soprattutto alle forti difficoltà logistiche, complici strade di non facile percorribilità e talvolta addirittura inaccessibili ai mezzi di trasporto pesanti, con ricadute stimate nell’ordine del 10-15%. Né sarà trascurato il fatto che la concorrenza con il Canton Ticino e con gli stipendi che le attività economiche d’oltre confine riescono a offrire ai giovani e ai professionisti del territorio producono una sorta di dumping salariale che, negli anni, ha reso sempre più complicato il mantenimento di tecnici e operatori all’interno delle imprese locali in particolare nel comparto meccanico.
CONTRO IL DUMPING SALARIALE
Tra le possibili soluzioni e azioni che Confartigianato Varese presenta nel progetto ImpresAperta, viene evidenziata la necessità di agire sul reddito netto, adottando un regime fiscale incentivante per i lavoratori che risiedono in Italia e sono occupati in aziende italiane con sede produttiva entro una certa distanza dal confine. In tal caso solo una parte del reddito del lavoratore contribuirà alla formazione della sua tassazione, generando per differenza un aumento del suo netto, tale da pareggiare quello equiparabile in Svizzera. Il lavoratore potrà usufruire del beneficio fiscale per la durata di 5 anni e il suo reddito di lavoro dipendente concorrerà alla formazione della base imponibile in una misura iniziale massima del 70 per cento, fino al 50 per cento alla fine del quinquennio.
L’incontro ha posto in rilievo la necessità di attivare, in partnership con gli istituti del territorio, vere e proprie scuole ad alta specializzazione tecnologica destinate a rispondere alla domanda delle imprese manifatturiere del Luinese, con particolare riferimento al settore della meccanica, e l’avvio di percorsi di specializzazione per il rilascio di attestati di competenza, realizzati da VersioneBeta, con il sostegno dei Fondi interprofessionali, utilizzando docenze provenienti dalle stesse imprese. Sono intervenuti Raffaele Cattaneo e i consiglieri Paola Macchi (M5Stelle), Carlo Malvezzi (Forza Italia), Enrico Brambilla (PD), Donatella Martinazzoli (Lega Nord), Luca Gaffuri (PD) e Daniela Mainini (Patto Civico), Alessandro Alfieri (PD).
Sondrio, la buona pasta della rinascita
Tutto ha avuto inizio anni fa con la riconversione di una autorimessa su iniziativa del Provveditorato di Milano e della Provincia di Sondrio. Ora il pastificio opera all’interno della Casa Circondariale di Sondrio e da mercoledì 8 marzo si è affacciato al grande pubblico con una degustazione guidata dallo chef Marcello Ferrarini in collaborazione con quattro persone detenute che hanno seguito un corso di formazione.
Il progetto di un pastificio è stato lanciato dalla direttrice della Casa Circondariale Stefania Mussio e subito sostenuto da Bim Adda, Fondazione Pro Valtellina e Confartigianato. La gestione dell’attività è stata affidata alla Cooperativa Ippogrifo, che ha accolto con favore l’invito del carcere e delle istituzioni locali ad impiegare personale detenuto.
I risultati sono stati da subito incoraggianti. «Abbiamo voluto realizzare – ha dichiarato Stefania Mussio - un prodotto di qualità, che fosse fin da subito inteso come un "buon prodotto". Vorremmo pertanto che le persone del territorio, che possono avere un interesse nella distribuzione e nella pubblicità del prodotto, possano conoscerlo, gustarlo, apprezzarlo e così stimolarne la vendita e la diffusione».
Alla responsabile della struttura penitenziaria e agli imprenditori coinvolti ha espresso piena adesione il presidente della Commissione speciale Carceri lombarda Fabio Fanetti. «La formazione dei detenuti e il loro reinserimento nella società – ha detto - sono fattori importanti e qualificanti. Tutto questo lavoro influisce sulla riduzione della recidiva e quindi porta benefici sia ai detenuti sia allo Stato, perché comporta una sensibile riduzione dei reati e quindi anche un importante risparmio sulla spesa pubblica».



