Edizione n.13 di mercoledì 15 aprile 2026
scienze
L’aerospazio e il futuro dei giovani
Oltre duecento studenti e studentesse delle scuole superiori lombarde hanno partecipato al primo appuntamento di un percorso pluriennale di formazione e orientamento su una delle frontiere più avanzate dell’innovazione tecnologica a livello globale.
A Milano, il 27 marzo 2026, il Lombardia Aerospace Cluster (Lac) ha offerto ai giovani la prima occasione di una visione concreta del settore aerospaziale, illustrandone le prospettive occupazionali e i diversi percorsi di studio collegati.
L’incontro, organizzato in collaborazione con Regione Lombardia e dedicato a “Aerospazio e STEM: un’opportunità per i giovani nel futuro”, ha visto un confronto con il mondo del lavoro attraverso le testimonianze dirette di manager ed esperti del settore, tra cui rappresentanti di Leonardo, Thales Alenia Space Italia e Logic. Sono intervenuti il presidente di Lombardia Aerospace Cluster Paolo Cerabolini, l’assessore regionale all’università, ricerca e innovazione Alessandro Fermi e la direttrice generale dell’Ufficio scolastico regionale Luciana Volta.
Nell’aerospazio, accanto agli ingegneri aerospaziali, meccanici, elettronici e informatici, trovano spazio tecnici di produzione, specialisti della qualità, esperti di “supply chain”, project manager, figure HR (Human Resources), professionisti della finanza e dell’innovazione.
L’iniziativa del Lombardia Aerospace Cluster è stata diffusa alle scuole della Lombardia. Da tempo l’Ufficio scolastico regionale promuove, attraverso progetti e iniziative di filiera, le discipline Stem. Questo acronimo sta per Science, Technology, Engineering and Mathematics e indica le discipline Scienze (biologia, fisica, chimica), Tecnologia (informatica, AI), Ingegneria (civile, meccanica) e Matematica.
Nelle foto (@LAC): Lombardia Aerospace Cluster; Sector Profile in Lombardia.
Bruxelles, giovani scienziati crescono
Un braccio robotico stampato in 3D per la cura delle piante in sistemi idroponici e un esperimento sulla capacità dei grilli di sopravvivere in ambienti a basse temperature sono alcune operazioni che hanno guadagnato a studenti della Scuola Europea di Varese prestigiosi riconoscimenti al Simposio della Scienza delle Scuole Europee di Bruxelles.
I giovani scienziati hanno presentato diversi progetti innovativi, ora esposti al pubblico nella Scuola Europea di Varese. L’ampia varietà dei lavori riflette l’attenzione della scuola per la ricerca, l’indagine scientifica e l’apprendimento pratico.
RICICLO IMBALLAGGI
Particolare soddisfazione è arrivata con il risultato di Matěj Hradec, studente della classe S3, che si è aggiudicato il secondo premio nella Sezione Junior del concorso. Il suo progetto, “Riciclo a base di solvente degli imballaggi plastici multistrato usando lo xilene come mezzo di dissoluzione”, propone un metodo di riciclo guidato dalla chimica per affrontare il problema degli imballaggi plastici complessi.
Dissolvendo in modo selettivo strati come polietilene e polipropilene, la tecnica di Matěj mira a recuperare plastiche ad alta purezza, riducendo allo stesso tempo costi e rifiuti. Il successo del progetto riflette la curiosità scientifica dello studente e l’impegno della sua insegnante di Scienze Integrate, Charlotte Dudal, insieme al sostegno del personale scolastico.
Le Scuole Europee organizzano ogni anno un Simposio delle scienze con lo scopo di favorire l’incontro tra allievi delle diverse Scuole in Europa e permettere loro una ricerca e una riflessione sulle tematiche scientifiche attuali. La Scuola Europea di Varese è riconosciuta come Green School e porta avanti da anni iniziative dedicate alla tutela dell’ambiente e alla sostenibilità.
Immagine, Varese Scuola Europea (foto Scuola Europea)
Varese, scoperta sui tumori da virus
L’argomento è molto tecnico, ma di portata, per tutti, immediatamente percepibile. Nel campo della lotta ai tumori la scienza progredisce a passi da gigante e una recente scoperta di studiosi varesini aggiunge un altro mattone alla costruzione di un futuro pieno di risultati. A Varese l’Università dell’Insubria ha effettuato una ricerca che a Tokio, il 10 marzo 2017, ha riscosso il riconoscimento del 18° Congresso mondiale della International Retrovirology Association per il professor Roberto Accolla, ordinario di Patologia generale.
Il gruppo diretto da Accolla - e in particolare il dottorando di Medicina sperimentale e traslazionale Marco Baratella e la ricercatrice del laboratorio di Patologia generale e Immunologia Greta Forlani - ha dimostrato che la proteina virale HBZ è espressa specificamente nel citoplasma delle cellule dei pazienti con Paraparesi Spastica Tropicale, mentre non è espressa o si localizza in altre sedi in tutti gli altri soggetti infettati dal virus, inclusi i pazienti leucemici.
SCOPERTA
<Il riconoscimento - spiega Accolla - è stato attribuito per la nostra recente scoperta, pubblicata nella rivista scientifica PLoS NTD, riguardante l’espressione differenziale e la localizzazione subcellulare della proteina oncogenica HBZ del virus HTLV-1 in pazienti infetti. Il virus HTLV-1, il primo retrovirus oncogeno umano scoperto agli inizi degli anni ’80, ha infettato attualmente più di 20 milioni di persone al mondo ed è l’agente causale, nel 5-7% dei soggetti infettati, di una leucemia delle cellule linfocitarie T umane nell’adulto allo stato ancora intrattabile da un punto di vista clinico e letale in pochi mesi>.
Secondo il professor Accolla, <gli effetti dell’infezione da parte del retrovirus HTLV-1 si fanno sentire anche sul sistema nervoso producendo nel 4-5% dei soggetti infettati una sindrome infiammatoria cronica altamente debilitante, anch’essa dall’esito infausto, che prende il nome di Paraparesi Spastica Tropicale o TSP perché molto diffusa nelle regioni tropicali e nella regione subsahariana>.
RILEVANZA
Quale la portata della ricerca? <La scoperta – ha precisato Accolla - rappresenta la prima dimostrazione dell’esistenza di un marcatore a localizzazione definita nella malattia neurologica e permette quindi di formulare la diagnosi di Paraparesi Spastica Tropicale indotta da virus in maniera precisa e specifica>.
Non è tutto. <Il fatto di avere a disposizione questo criterio diagnostico molecolare e cellulare - continua la spiegazione - ci permetterà di comprendere meglio la patogenesi della malattia e di definire molto più precocemente l’evoluzione dell’infezione verso la sindrome neurologica invalidante, dandoci quindi la possibilità di approntare in un futuro prossimo mezzi terapeutici più appropriati per interrompere o ritardare in maniera significativa la malattia stessa>.




