Edizione n.45 di mercoledì 22 novembre 2017

chiusura

Passo Spluga, valico chiuso fino a tutto aprile 2018

Per il sottosegretario alla presidenza della Regione Lombardia, Ugo Parolo, e il presidente della Provincia di Sondrio, Luca della Bitta, «la decisione è unilaterale ed è da rivedere»

Una volta il blocco temporaneo della frontiera a Ponte Tresa (Varese) in seguito alla rapina a una banca ticinese. Un'altra la chiusura notturna dei valichi minori ai confini con il Varesotto per alcuni mesi. Ora la chiusura della strada al Passo dello Spluga. E sempre senza alcuna intesa e neppure preavviso alla controparte italiana.
«Con stupore abbiamo appreso dal sito internet relativo alla viabilità del vostro Ente della decisione di chiusura invernale della strada del Passo dello Spluga a partire dal 13 novembre e fino al 27 aprile 2018».
«POSSIBILI RICADUTE PER I TERRITORI»
Così il 10 novembre 2017 il sottosegretario alla presidenza di Regione Lombardia, Ugo Parolo, e il presidente della Provincia di Sondrio, Luca della Bitta, hanno manifestato la propria sorpresa nella nota trasmessa al consigliere di Stato elvetico, Mario Cavigelli, rispondendo alla decisione svizzera di non prolungare l'apertura del Passo dello Spluga. «Riteniamo che, a fronte dell'impegno reciproco assunto lo scorso 27 settembre a Coira di attuare ogni massimo sforzo per garantire la prolungata apertura del valico, la decisione presa dal Governo Svizzero sia assolutamente da rivedere» è stato il loro commento.
Per i due esponenti politici lombardi, «la decisione non tiene conto delle esigenze delle nostre comunità dato che, in assenza di cospicue nevicate, è possibile mantenere attivo il transito senza che questo comporti rilevanti impegni da parte di entrambi i versanti». Il provvedimento svizzero potrebbe provocare «importanti ricadute economiche per i nostri territori». Di qui, il loro invito: «Ribadiamo la necessità che, prima di assumere decisioni di questo tipo, debba esser fissato un momento di incontro tra le parti, anche al fine di rafforzare il coordinamento tra i nostri territori e massimizzare l'impegno profuso». 

Valichi minori, terminata la chiusura notturna

I risultati della sperimentazione semestrale al vaglio delle autorità svizzere

Conclusa ai valichi minori della frontiera tra Confederazione Elvetica e Italia la sperimentazione semestrale del blocco notturno, iniziata il 1° aprile 2017. Da domenica 1° ottobre le sbarre a Cremenaga come in altri transiti doganali minori del Varesotto non vengono più abbassate dalle ore 23 alle 5 del mattino.
Se la chiusura sarà ancora – e addirittura stabilmente – sancita, non si sa. La decisione svizzera sarà presa sulla scorta dei dati emersi dal semestre di prova. Sulla riapertura continua riportiamo un intervento del consigliere della Provincia di Varese Gaetano Taldone.

«Contenere i proclami xenofobi»
Ottima notizia la riapertura notturna dei valichi minori tra cui Cremenaga, in linea con le aspettative di una comunità di frontiera che mal digerisce barriere imposte in barba a norme e trattati sulla libera circolazione delle persone. La cosiddetta fase sperimentale, che ha portato ad adottare tale provvedimento, è finalmente terminata e ci auguriamo che le autorità elvetiche d'ora in poi intraprendano migliori vie di collaborazione con i colleghi italiani, per garantire ottimali standard di sicurezza e di lotta alla criminalità sul territorio di confine.
Mi appello alla comunità ticinese perché sappia contenere e controbilanciare con il buon senso i proclami xenofobi ed irragionevoli di alcune loro formazioni estremiste e ciò in un'ottica di amicizia e cooperazione fra popoli. La storia insegna che senza dialogo e rispetto reciproco, difficilmente si costruisce qualcosa di buono. Se oggi il Canton Ticino è quello che è, forse un grazie lo meriterebbero anche le migliaia di frontalieri italiani che ogni giorno varcano il confine, barriere permettendo, per contribuire a costruire e mantenere l'economia del posto.
La chiusura dei valichi minori negli orari notturni da parte degli Svizzeri a qualcuno sarà sembrata cosa da poco: in realtà, siccome ininfluente in termini di sicurezza, è stata nei fatti percepita come una misura punitiva dettata da dinamiche politiche volte a soddisfare l'elettorato autoctono più arrabbiato ed estremista. Oggi, con la riapertura dei valichi, si lancia un segnale positivo che spero non rimarrà isolato.
Giuseppe Taldone
Consigliere Provinciale 

Canton Ticino e Lombardia, quella frontiera non solo geografica

Continua la serie di “incontri” e “verifiche” italiani contro cantieri e programmi politici elvetici

Mercoledì 29 marzo 2017, a Bellinzona, vertice del Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino con la presidenza della Lombardia. Sabato 1 aprile 2017 inizio chiusura notturna sperimentale (dalle 23 alle 5) per sei mesi di tre valichi minori di frontiera (Ponte Cremenaga, Novazzano-Marcetto, Pedrinate), senza preventiva informazione o accordo con la parte italiana. Martedì 7 aprile a Mezzana (Canton Ticino) riunione della Regio Insubrica dedicata alla “chiusura notturna dei valichi secondari tra la Svizzera e l’Italia” e, contemporaneamente, a Milano in Consiglio regionale approvazione mozione Pd contro la chiusura ma voto contrario della Lega…
Tra il Canton Ticino e la Lombardia (entrambi a guida centrodestra) continua la doccia scozzese a suon di belle parole (da parte italiana) e di perentorie decisioni (ticinesi) su libera circolazione e tutela lavoratori frontalieri, nuovo albo per le imprese artigiane, completamento Alptransit, Monte Ceneri, Arcisate-Stabio, strategia macroregionale Eusalp.
“CONFRONTO”
A Bellinzona, il 29 marzo, la delegazione lombarda, guidata dal presidente dell’assemblea Raffaele Cattaneo e composta dalla consigliera segretario Daniela Maroni (Lista Maroni) e dai consiglieri Mauro Piazza (Lombardia Popolare), Luca Gaffuri (PD), Silvia Fossati (Patto Civico) e Paola Macchi (M5Stelle) e Francesca Brianza (Lega), è stata accolta dal presidente del Gran Consiglio ticinese Fabio Badasci. L’incontro seguiva quello che si era tenuto - sempre su temi analoghi - nel luglio del 2013 a Milano, quando la delegazione ticinese era allora guidata dal presidente del Parlamento cantonale Alessandro Del Bufalo.
Quali i risultati? Questo il giudizio di Cattaneo: <Un incontro positivo che ci ha permesso di confrontarci e approfondire molte questioni, consapevoli che condividiamo frontiere comuni e quindi abbiamo interessi comuni a ricercare soluzioni condivise. Su alcuni temi già abbiamo trovato sintonia, su altri abbiamo avviato un dialogo e un confronto costruttivo con l'obiettivo di raggiungere la migliore mediazione possibile che rispetti le esigenze di tutti>.
Il Canton Ticino, insomma, va per la sua strada e la Lombardia <approfondisce>, <si confronta>, <ricerca soluzioni condivise> su temi spinosi come libera circolazione e legge sulle imprese artigianali (LIA), mobilità e infrastrutture, cooperazione transfrontaliera (Eusalp).
FRONTALIERI…
Il 28 marzo – vigilia dell’incontro – in parlamento ticinese ha preso il via un progetto di legge che concretizza il principio della preferenza dei lavoratori svizzeri nelle assunzioni (conseguente allo scrutinio popolare ticinese sull’iniziativa costituzionale “Prima i nostri!”) e propone l'adozione di nuove misure contro il dumping salariale.
Nella sostanza il datore di lavoro ticinese potrà assumere un lavoratore proveniente da Paesi frontalieri solo se avrà dimostrato di non aver potuto assumere, a pari qualifica professionale, un candidato svizzero o straniero in possesso di speciale permesso di tipo C, B o L. Una iniziativa legislativa che il capo del gruppo parlamentare La Destra Gabriele Pinoja ha giustificato come misura motivata dalla crescente richiesta popolare ticinese di intervenire in tale direzione, spiegando che la disoccupazione nel Cantone ha raggiunto livelli record superiori al 6% e aumentano le richieste di ammortizzatori sociali.
…E ARTIGIANI
La legge LIA costringe le imprese artigiane interessate a lavorare in Cantone Ticino a iscriversi al nuovo albo LIA. I costi annuali possono raggiungere anche i 4.300 franchi (oltre 4mila euro) e richiedere un forte dispendio di tempo per l'espletamento delle relative pratiche burocratiche. Che cosa cambia? Per ora, nulla.
INFRASTRUTTURE
Ancora meno favorevole per l’Italia la questione dei trasporti. Il Canton Ticino può contare su progetti e opere sempre coerenti e realizzati. Sulla bretella ferroviaria Arcisate (Varese)-Stabio (Mendrisio) il Canton Ticino ha dalla sua una tratta conclusa entro i termini (2015), mentre la Lombardia attende – sempre facendo scongiuri – di tagliare il traguardo entro il prossimo dicembre 2017 (due anni di ritardo).
Entro poi il 2020 sarà inaugurata anche la Galleria Monte Ceneri, che completerà Alptransit, mentre sul fronte lombardo è ancora in ballo l’adeguamento della rete ferroviaria (gallerie, passaggi a livello, stazioni) al nuovo traffico.
Conclusione: mentre da parte italiana si spera ancora in “altri incontri” e “nuove verifiche” all’insegna probabilmente di una immaginaria sintonia politica, in Svizzera si marcia a colpi di lavori realizzati e tutele giuridiche immediate.

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