Edizione n. 34 di mercoledì 16 ottobre 2019

Valichi

Frontiera tra Lombardia e Canton Ticino, roadmap aggiornata per laghi, valichi, turismo

A Milano incontro tra le delegazioni lombarda e ticinese
Foto Canton Ticino

Altro passo avanti nella collaborazione tra Lombardia e Canton Ticino. A Milano, il 2 ottobre 2019, in un vertice tra la Commissione speciale “Rapporti tra Lombardia, istituzioni europee, Confederazione Svizzera e Province autonome”, presieduta da Roberto Mura, e l'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino, guidato da Claudio Franscella, è stato aggiornato l’accordo siglato a Milano il 17 dicembre 2018 circa una roadmap sulle materie transfrontaliere di reciproco interesse e scaturito da dichiarazioni d’intenti siglate in anni precedenti, in particolare quella di Varese del 16 giugno 2015.
Sul tappeto, un ventaglio di temi che vanno dalla regolazione del livello delle acque del Lago Maggiore alla qualità delle acque zona Porto Ceresio, dalla Regio Insubrica alla protezione civile e sicurezza, dalle infrastrutture, mobilità e trasporti transfrontalieri ai programmi Interreg, dalla cooperazione per la valorizzazione turistica e del patrimonio Unesco alle Olimpiadi 2026 fino agli aggiornamenti, nell’ambito delle rispettive competenze, in merito alla situazione del Comune di Campione d’Italia, al sequestro di mezzi aziendali ticinesi, all’accordo fiscale tra Italia e Svizzera e al “Park&ride” in Lombardia nei pressi della frontiera.
All’incontro hanno preso parte il presidente dell'assemblea regionale della Lombardia Alessandro Fermi con i vicepresidenti Carlo Borghetti e Francesca Brianza e i consiglieri Angelo Orsenigo, Raffaele Erba, Samuele Astuti, Paola Romeo e Marco Alparone e, verso la conclusione dei lavori, anche l’assessore regionale Massimo Sertori.

TRIANGOLO FERROVIARIO E LINEE BUS
In particolare, il vertice ha riconosciuto la necessità di sviluppare sempre più la rete ferroviaria nel triangolo Bellinzona-Lugano, Varese-Malpensa e Como-Milano completando e potenziando soprattutto l’offerta per Malpensa e sull’asse Zurigo-Milano; è già stata elaborata e condivisa una proposta di accordo che verrà sottoscritta nelle prossime settimane e che tra l’altro prevede anche la realizzazione del sistema completo con attestamento ad Albate Camerlata.
Si è convenuto di confermare e potenziare le linee bus transfrontaliere esistenti introducendo entro un anno nuove linee sui valichi di Ponte Tresa, Gandria, Maslianico, Bizzarone, Viggiù, Stabio e Dirinella, contando anche sul progetto Interreg V-A Smisto, che prevede il contributo di un miliardo e 689 milioni di euro per parte italiana e di 995mila franchi svizzeri da oltreconfine. 

PASSERELLA CICLOPEDONALE A PONTE TRESA
Via libera anche alla progettazione e costruzione di una nuova passerella ciclopedonale sul fiume Tresa a Ponte Tresa, per favorire l’utilizzo del treno da parte dei lavoratori frontalieri italiani, con una ripartizione dei costi a carico per il 70% del Cantone per il 30% di Regione Lombardia. 

Nel 2020 sarà inoltre esteso anche alla Provincia di Varese il partenariato in materia di Protezione Civile già attuato tra il Canton Ticino e la Prefettura di Como per attività di cooperazione nella prevenzione dei rischi maggiori e assistenza reciproca in caso di catastrofi naturali. 

LIVELLO LAGO MAGGIORE E DEPURAZIONE CERESIO
Sempre entro il prossimo anno sarà ripristinata la Commissione italo-svizzera di consultazione per la gestione delle acque del Lago Maggiore, mentre entro la fine di quest’anno saranno aggiudicati i lavori finanziati all’interno del progetto Interreg V-A Acqua-Ceresio per migliorare la qualità del fiume Bolletta e ridurre il carico di nutrienti a lago nel Ceresio, mediante interventi a livello di rete delle canalizzazioni e di impianto di depurazione delle acque di Cuasso al Monte. 

A margine è stato affrontato anche il tema della nuova chiusura notturna dei valichi minori, sollecitata dall’Amministrazione federale delle Dogane svizzere per contrastare gli episodi di criminalità nelle località di frontiera: un’ipotesi al momento scongiurata, a fronte della comune intenzione di procedere invece con lo sviluppo e il potenziamento degli impianti tecnologici di videosorveglianza e dei servizi di pattugliamento notturno.
CHIUSURA NOTTURNA VALICHI MINORI
Per la prima volta dopo la decisione sperimentale del 2017 di chiudere di notte dalle 23 alle 5 per sei mesi i valichi minori di Pedrinate-Colverde e Novazzano-Ronago, in provincia di Como, e quello di Ponte Cremenaga, in provincia di Varese, è tornato d’attualità il tema della chiusura notturna dei valichi al confine con la Svizzera, tredici in provincia di Como, undici in provincia di Varese e sei in provincia di Sondrio. A riproporre il tema è stato l’annuncio del presidente dell’Amministrazione federale delle Dogane svizzere Christian Bock, che ha rilanciato l’appello a procedere con nuove chiusure avanzato dai sindaci dei comuni svizzeri del Malcantone.
La decisione adottata nel 2017 era stata autorizzata da Berna ed era stata chiesta dalla Lega dei Ticinesi per «combattere la criminalità frontaliera».
Le recenti rapine ai bancomat a ridosso del confine con l'Italia mediante l'uso di esplosivo, in particolare nel Sud Ticino (Coldrerio, Arzo e Stabio), non hanno lasciato indifferente il Consiglio degli Stati, che dieci giorni fa, contro il parere sia del Governo sia della Commissione della politica di sicurezza, ha deciso con 25 voti a 13 di non archiviare la mozione di Roberta Pantani (Lega) che chiedeva la chiusura del valichi secondari durante la notte. Concretamente la decisione del Consiglio degli Stati di non archiviare la mozione mantiene aperta la possibilità di chiudere i valichi minori durante la notte, sollecitata ora anche dai vertici dell’Amministrazione federale delle Dogane.
Nel dicembre 2018 il Consiglio federale aveva invece scongiurato una nuova chiusura annunciando di voler dotare i posti di confine di barriere che possono essere abbassate in caso di necessità, ad esempio quando la polizia organizza una ricerca. Inoltre i posti di frontiera sono stati recentemente dotati di nuove telecamere di sorveglianza dei conducenti al momento del loro passaggio.
In foto, i presidenti Alessandro Fermi e Claudio Franscella con le delegazioni lombarda e ticinese. 

Valichi minori, terminata la chiusura notturna

I risultati della sperimentazione semestrale al vaglio delle autorità svizzere

Conclusa ai valichi minori della frontiera tra Confederazione Elvetica e Italia la sperimentazione semestrale del blocco notturno, iniziata il 1° aprile 2017. Da domenica 1° ottobre le sbarre a Cremenaga come in altri transiti doganali minori del Varesotto non vengono più abbassate dalle ore 23 alle 5 del mattino.
Se la chiusura sarà ancora – e addirittura stabilmente – sancita, non si sa. La decisione svizzera sarà presa sulla scorta dei dati emersi dal semestre di prova. Sulla riapertura continua riportiamo un intervento del consigliere della Provincia di Varese Gaetano Taldone.

«Contenere i proclami xenofobi»
Ottima notizia la riapertura notturna dei valichi minori tra cui Cremenaga, in linea con le aspettative di una comunità di frontiera che mal digerisce barriere imposte in barba a norme e trattati sulla libera circolazione delle persone. La cosiddetta fase sperimentale, che ha portato ad adottare tale provvedimento, è finalmente terminata e ci auguriamo che le autorità elvetiche d'ora in poi intraprendano migliori vie di collaborazione con i colleghi italiani, per garantire ottimali standard di sicurezza e di lotta alla criminalità sul territorio di confine.
Mi appello alla comunità ticinese perché sappia contenere e controbilanciare con il buon senso i proclami xenofobi ed irragionevoli di alcune loro formazioni estremiste e ciò in un'ottica di amicizia e cooperazione fra popoli. La storia insegna che senza dialogo e rispetto reciproco, difficilmente si costruisce qualcosa di buono. Se oggi il Canton Ticino è quello che è, forse un grazie lo meriterebbero anche le migliaia di frontalieri italiani che ogni giorno varcano il confine, barriere permettendo, per contribuire a costruire e mantenere l'economia del posto.
La chiusura dei valichi minori negli orari notturni da parte degli Svizzeri a qualcuno sarà sembrata cosa da poco: in realtà, siccome ininfluente in termini di sicurezza, è stata nei fatti percepita come una misura punitiva dettata da dinamiche politiche volte a soddisfare l'elettorato autoctono più arrabbiato ed estremista. Oggi, con la riapertura dei valichi, si lancia un segnale positivo che spero non rimarrà isolato.
Giuseppe Taldone
Consigliere Provinciale 

Canton Ticino e Lombardia, quella frontiera non solo geografica

Continua la serie di “incontri” e “verifiche” italiani contro cantieri e programmi politici elvetici

Mercoledì 29 marzo 2017, a Bellinzona, vertice del Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino con la presidenza della Lombardia. Sabato 1 aprile 2017 inizio chiusura notturna sperimentale (dalle 23 alle 5) per sei mesi di tre valichi minori di frontiera (Ponte Cremenaga, Novazzano-Marcetto, Pedrinate), senza preventiva informazione o accordo con la parte italiana. Martedì 7 aprile a Mezzana (Canton Ticino) riunione della Regio Insubrica dedicata alla “chiusura notturna dei valichi secondari tra la Svizzera e l’Italia” e, contemporaneamente, a Milano in Consiglio regionale approvazione mozione Pd contro la chiusura ma voto contrario della Lega…
Tra il Canton Ticino e la Lombardia (entrambi a guida centrodestra) continua la doccia scozzese a suon di belle parole (da parte italiana) e di perentorie decisioni (ticinesi) su libera circolazione e tutela lavoratori frontalieri, nuovo albo per le imprese artigiane, completamento Alptransit, Monte Ceneri, Arcisate-Stabio, strategia macroregionale Eusalp.
“CONFRONTO”
A Bellinzona, il 29 marzo, la delegazione lombarda, guidata dal presidente dell’assemblea Raffaele Cattaneo e composta dalla consigliera segretario Daniela Maroni (Lista Maroni) e dai consiglieri Mauro Piazza (Lombardia Popolare), Luca Gaffuri (PD), Silvia Fossati (Patto Civico) e Paola Macchi (M5Stelle) e Francesca Brianza (Lega), è stata accolta dal presidente del Gran Consiglio ticinese Fabio Badasci. L’incontro seguiva quello che si era tenuto - sempre su temi analoghi - nel luglio del 2013 a Milano, quando la delegazione ticinese era allora guidata dal presidente del Parlamento cantonale Alessandro Del Bufalo.
Quali i risultati? Questo il giudizio di Cattaneo: <Un incontro positivo che ci ha permesso di confrontarci e approfondire molte questioni, consapevoli che condividiamo frontiere comuni e quindi abbiamo interessi comuni a ricercare soluzioni condivise. Su alcuni temi già abbiamo trovato sintonia, su altri abbiamo avviato un dialogo e un confronto costruttivo con l'obiettivo di raggiungere la migliore mediazione possibile che rispetti le esigenze di tutti>.
Il Canton Ticino, insomma, va per la sua strada e la Lombardia <approfondisce>, <si confronta>, <ricerca soluzioni condivise> su temi spinosi come libera circolazione e legge sulle imprese artigianali (LIA), mobilità e infrastrutture, cooperazione transfrontaliera (Eusalp).
FRONTALIERI…
Il 28 marzo – vigilia dell’incontro – in parlamento ticinese ha preso il via un progetto di legge che concretizza il principio della preferenza dei lavoratori svizzeri nelle assunzioni (conseguente allo scrutinio popolare ticinese sull’iniziativa costituzionale “Prima i nostri!”) e propone l'adozione di nuove misure contro il dumping salariale.
Nella sostanza il datore di lavoro ticinese potrà assumere un lavoratore proveniente da Paesi frontalieri solo se avrà dimostrato di non aver potuto assumere, a pari qualifica professionale, un candidato svizzero o straniero in possesso di speciale permesso di tipo C, B o L. Una iniziativa legislativa che il capo del gruppo parlamentare La Destra Gabriele Pinoja ha giustificato come misura motivata dalla crescente richiesta popolare ticinese di intervenire in tale direzione, spiegando che la disoccupazione nel Cantone ha raggiunto livelli record superiori al 6% e aumentano le richieste di ammortizzatori sociali.
…E ARTIGIANI
La legge LIA costringe le imprese artigiane interessate a lavorare in Cantone Ticino a iscriversi al nuovo albo LIA. I costi annuali possono raggiungere anche i 4.300 franchi (oltre 4mila euro) e richiedere un forte dispendio di tempo per l'espletamento delle relative pratiche burocratiche. Che cosa cambia? Per ora, nulla.
INFRASTRUTTURE
Ancora meno favorevole per l’Italia la questione dei trasporti. Il Canton Ticino può contare su progetti e opere sempre coerenti e realizzati. Sulla bretella ferroviaria Arcisate (Varese)-Stabio (Mendrisio) il Canton Ticino ha dalla sua una tratta conclusa entro i termini (2015), mentre la Lombardia attende – sempre facendo scongiuri – di tagliare il traguardo entro il prossimo dicembre 2017 (due anni di ritardo).
Entro poi il 2020 sarà inaugurata anche la Galleria Monte Ceneri, che completerà Alptransit, mentre sul fronte lombardo è ancora in ballo l’adeguamento della rete ferroviaria (gallerie, passaggi a livello, stazioni) al nuovo traffico.
Conclusione: mentre da parte italiana si spera ancora in “altri incontri” e “nuove verifiche” all’insegna probabilmente di una immaginaria sintonia politica, in Svizzera si marcia a colpi di lavori realizzati e tutele giuridiche immediate.

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